La sperimentazione della fase III del primo vaccino anti-melanoma di Moderna ha preso il via. L’Italia gioca un ruolo di primo piano grazie all‘Istituto dei tumori Pascale di Napoli che partecipa all’ultimo passo decisivo, prima che il vaccino possa essere autorizzato dalle autorità regolatorie.
Alfredo De Rienzi, medico di base di 71 anni di Carovilli, Isernia, è il primo paziente a cui è stata somministrata la dose. Si tratta però di una sperimentazione a ‘doppio cieco’. Secondo protocollo, quindi, né il paziente né l’oncologo sanno se si tratta del vaccino o del placebo.
Vaccino anti melanoma alla fase III
Il vaccino di Moderna si basa sulla stessa tecnologia adottata per quelli contro il Covid-19. Utilizza mRNA sintetici per istruire il sistema immunitario a riconoscere specifiche proteine, denominate “neoantigeni”, espressione di mutazioni genetiche nelle cellule malate. Questa è l’ultima fase di test sull’uomo. L’obiettivo non è prevenire la malattia, ma supportare il sistema immunitario dei pazienti nel riconoscere e attaccare il tumore in modo più efficace.
Risultati preliminari del vaccino
Il direttore del dipartimento di Oncologica e Terapie innovative dell’Istituto Pascale, Paolo Ascierto, ha sottolineato che i risultati della fase III richiederanno alcuni anni. Tuttavia, si basano sulla speranza alimentata dai dati dello studio di fase II del vaccino a mRNA, che ha mostrato una riduzione del 44 per cento del rischio di recidiva nei pazienti con melanoma, trattati in combinazione con anticorpi monoclonali.
Il paziente
Il 71enne, medico di base con una storia di scoperta di melanoma due anni fa, ha attraversato varie fasi di trattamento, dal primo riconoscimento a Isernia fino alla sperimentazione del vaccino a Napoli. La sua speranza e fiducia nella scienza guidano la sua partecipazione a questa sperimentazione rivoluzionaria contro il melanoma.
Ricerca corre
Sono ben 70 i farmaci immunoterapici allo studio al momento, sia in fase preclinica (su sperimentazioni non umane) che in fase clinica. Solo nel nostro Paese si contano circa 200 studi clinici in corso, di cui 51 con arruolamento attivo, che rappresentano a tutti gli effetti una nuova opportunità terapeutica per i pazienti e per il futuro della cura.