Tempo di lettura: 4 minutiLe vacanze sono un’occasione per stare insieme, giocare e scoprire nuovi luoghi, ma per le famiglie con bambini richiedono qualche attenzione in più. Cambiamenti di ambiente, temperature elevate, viaggi, alimentazione diversa dal solito e attività all’aperto possono infatti aumentare il rischio di piccoli incidenti o malesseri.
Una buona preparazione permette di ridurre molti di questi rischi e di affrontare con maggiore serenità gli imprevisti. L’obiettivo non è evitare ogni possibile inconveniente, ma creare le condizioni più sicure possibili rispettando i tempi e le esigenze dei bambini.
Prima di partire: preparare il viaggio
La sicurezza inizia prima della partenza. È utile informarsi sulle caratteristiche della destinazione, sul clima previsto e sulla disponibilità di servizi sanitari, soprattutto quando si viaggia lontano da casa.
Prima di partire è inoltre consigliabile verificare di avere con sé:
- eventuali farmaci abitualmente utilizzati dal bambino, nelle quantità necessarie per tutta la durata del viaggio;
- la documentazione sanitaria e le informazioni sulle eventuali allergie o terapie;
- prodotti per la protezione solare adeguati all’età;
- acqua e tutto il necessario per garantire una corretta idratazione;
- un piccolo kit per la gestione di ferite e abrasioni di lieve entità.
I farmaci destinati ai bambini non dovrebbero essere somministrati senza seguire le indicazioni del pediatra o del foglietto illustrativo, soprattutto per quanto riguarda dosaggio ed età.
Viaggiare in sicurezza
Durante gli spostamenti in automobile, i bambini devono essere trasportati utilizzando sistemi di ritenuta adeguati alla loro età, altezza e peso e conformi alla normativa vigente.
È importante evitare di tenere il bambino in braccio durante il viaggio o utilizzare dispositivi non adatti alla sua corporatura.
Nei viaggi più lunghi è utile prevedere soste regolari, soprattutto per permettere ai bambini di cambiare posizione, bere e riposarsi.
Quando fa molto caldo, è fondamentale mantenere l’abitacolo a una temperatura confortevole e non lasciare mai un bambino da solo all’interno di un veicolo, neppure per pochi minuti.
Sole e caldo: proteggere i bambini
La pelle dei bambini è particolarmente delicata e l’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti deve essere evitata.
Durante le giornate soleggiate è consigliabile:
- evitare l’esposizione nelle ore in cui la radiazione solare è più intensa;
- preferire luoghi ombreggiati;
- utilizzare abiti leggeri che coprano la pelle, quando possibile;
- proteggere la testa con un cappello;
- utilizzare occhiali da sole adeguati;
- applicare una protezione solare ad ampio spettro e rinnovarla regolarmente.
La protezione solare non deve essere considerata un lasciapassare per prolungare l’esposizione. Ombra, abbigliamento e riduzione dell’esposizione diretta rappresentano una parte fondamentale della protezione.
Anche l’idratazione è importante, soprattutto durante le giornate calde e in occasione di attività all’aperto.
Attenzione all’acqua
Mare, piscine, laghi e altri ambienti acquatici sono luoghi di divertimento, ma richiedono particolare attenzione.
La sorveglianza di un adulto deve essere costante e adeguata all’età e alle capacità del bambino. Non bisogna affidarsi esclusivamente a braccioli, salvagenti o altri dispositivi galleggianti, che non sostituiscono la supervisione.
È inoltre importante rispettare le regole della struttura o della spiaggia, utilizzare i dispositivi di sicurezza previsti quando necessari e insegnare ai bambini a non entrare in acqua da soli.
Alimentazione e sicurezza alimentare
Durante le vacanze è normale modificare le proprie abitudini alimentari, ma per i bambini è comunque importante prestare attenzione alla qualità e alla conservazione degli alimenti.
Nei periodi molto caldi è particolarmente importante evitare alimenti conservati in condizioni non adeguate e mantenere correttamente refrigerati i prodotti che ne hanno bisogno.
Se il bambino presenta allergie o intolleranze alimentari, è consigliabile informare preventivamente ristoranti e strutture ricettive e verificare con attenzione gli ingredienti dei piatti.
In caso di allergia nota, la famiglia dovrebbe seguire il piano concordato con il medico e avere con sé le eventuali terapie prescritte.
Piccoli incidenti: cosa fare
Durante il gioco e le attività all’aperto possono verificarsi piccoli traumi, abrasioni, tagli superficiali o punture di insetto.
Per le ferite lievi è importante innanzitutto lavare le mani, detergere la zona interessata e proteggerla adeguatamente, seguendo le indicazioni ricevute dal pediatra o dal medico.
Non è invece consigliabile applicare prodotti o farmaci sulla pelle del bambino senza sapere se siano adatti alla sua età e alla situazione specifica.
È necessario rivolgersi a un professionista sanitario quando la ferita è profonda, il sanguinamento non si arresta, il trauma è importante o compaiono sintomi che fanno pensare a una complicazione.
Punture di insetti e contatto con animali
In estate aumentano anche le occasioni di contatto con insetti e animali.
Per ridurre il rischio di punture è possibile utilizzare repellenti adatti all’età del bambino, seguendo attentamente le istruzioni riportate sulla confezione.
È inoltre importante insegnare ai più piccoli a non avvicinarsi o toccare animali sconosciuti, anche quando sembrano docili.
In caso di puntura, la reazione deve essere osservata con attenzione. Gonfiore importante, difficoltà respiratoria, malessere generalizzato o altri sintomi improvvisi richiedono una valutazione medica urgente.
Mal d’auto e mal di viaggio
Nausea e vomito durante gli spostamenti sono disturbi abbastanza frequenti nei bambini.
Per ridurre il disagio può essere utile mantenere l’abitacolo ben ventilato, evitare pasti molto abbondanti immediatamente prima della partenza e prevedere soste durante i viaggi più lunghi.
Se il bambino soffre frequentemente di mal d’auto o mal di mare, è opportuno chiedere consiglio al pediatra prima di utilizzare qualsiasi farmaco.
Durante il viaggio è inoltre preferibile proporre attività che non richiedano una concentrazione visiva prolungata, soprattutto se tendono a peggiorare la nausea.
Mantenere alcuni punti di riferimento
Cambiare ambiente e abitudini può essere piacevole, ma per alcuni bambini può rappresentare una fonte di stress.
Mantenere, per quanto possibile, orari regolari per il sonno e i pasti può aiutare a rendere più semplice l’adattamento.
Portare con sé un oggetto familiare, come il peluche o il libro preferito, può inoltre offrire un punto di riferimento rassicurante, soprattutto durante i primi giorni.
Non è necessario mantenere una routine rigida: l’obiettivo è trovare un equilibrio tra nuove esperienze e momenti di riposo.
Quando chiedere aiuto
Durante una vacanza è importante sapere riconoscere alcuni segnali che non devono essere sottovalutati.
È consigliabile rivolgersi a un medico quando il bambino presenta febbre persistente o associata ad altri sintomi importanti, difficoltà respiratorie, sonnolenza insolita, disidratazione, dolore intenso, vomito ripetuto o un peggioramento delle condizioni generali.
In caso di emergenza è necessario contattare i servizi di soccorso della località in cui ci si trova.
Una vacanza sicura parte dalla prevenzione
Non è possibile prevedere ogni imprevisto, ma molte situazioni possono essere prevenute con semplici accorgimenti.
Proteggere i bambini dal caldo e dal sole, garantire una corretta idratazione, utilizzare sistemi di sicurezza adeguati durante gli spostamenti, sorvegliarli attentamente vicino all’acqua e sapere quando chiedere aiuto sono alcune delle regole più importanti.
La vacanza più sicura non è quella senza imprevisti, ma quella in cui adulti e bambini possono vivere nuove esperienze in un ambiente preparato, attento e rispettoso delle loro esigenze.
Voglia di dolci: eliminarli del tutto aiuta davvero?
Health World“Da domani niente più dolci”. È una promessa che molti si fanno quando vogliono mangiare meglio, perdere peso o semplicemente sentirsi più in forma. Ma eliminare completamente i dolci è davvero il modo migliore per ridurne la voglia?
Non necessariamente.
Per alcune persone, una restrizione molto rigida può rendere ancora più difficile gestire il desiderio di determinati alimenti. Al contrario, imparare a inserire i dolci in un’alimentazione equilibrata, senza demonizzarli e senza consumarli in eccesso, può aiutare a costruire nel tempo un rapporto più sereno con il cibo.
L’obiettivo della prevenzione nutrizionale non è eliminare ogni alimento “piacevole”, ma creare abitudini sostenibili e compatibili con la salute.
Perché più ci vietiamo qualcosa, più possiamo desiderarla?
Quando un alimento viene percepito come completamente proibito, può diventare paradossalmente più desiderabile.
Pensare continuamente a ciò che non possiamo mangiare può aumentare la sensazione di privazione e portare, in alcune persone, a cercare quel cibo con maggiore insistenza. Se alla restrizione si aggiungono fame, stress o stanchezza, può diventare ancora più difficile gestire il desiderio.
Questo non significa che eliminare un alimento provochi necessariamente abbuffate o che tutti reagiscano allo stesso modo. Il rapporto con il cibo è individuale e dipende da molti fattori.
Per questo, soprattutto quando si cerca di modificare la propria alimentazione, un approccio troppo rigido non è sempre la soluzione più efficace o sostenibile.
Zuccheri e salute: il problema è la quantità
Dire che “lo zucchero fa male” è una semplificazione. Il problema, dal punto di vista della salute, riguarda soprattutto l’eccessivo consumo di zuccheri liberi, presenti in dolci, bevande zuccherate, caramelle, biscotti e molti prodotti confezionati.
Un consumo elevato e frequente può contribuire all’eccesso di calorie e aumentare il rischio di sovrappeso e obesità; inoltre, è associato a un maggiore rischio di carie dentale.
Questo non significa che sia necessario eliminare completamente i dolci dalla propria alimentazione.
In una dieta complessivamente equilibrata, un dolce consumato occasionalmente può tranquillamente trovare il suo spazio. La frequenza e le quantità, così come il resto dell’alimentazione, fanno la differenza.
Meglio vietare o imparare a gestire?
Invece di pensare agli alimenti come semplicemente “buoni” o “cattivi”, può essere più utile ragionare in termini di frequenza, quantità e contesto.
Una fetta di torta durante una festa, un gelato in estate o qualche quadratino di cioccolato possono essere parte di un’alimentazione equilibrata.
Il punto è evitare che gli alimenti ricchi di zuccheri diventino una presenza quotidiana e prevalente rispetto a cibi più nutrienti.
Una buona alimentazione dovrebbe infatti lasciare spazio soprattutto a verdura, frutta, legumi, cereali integrali, fonti di proteine e grassi di buona qualità, mantenendo più limitato il consumo di prodotti ricchi di zuccheri e grassi.
Come gestire la voglia di dolce
Quando arriva la voglia di qualcosa di dolce, non è sempre necessario combatterla o ignorarla. Può essere più utile fermarsi un momento e chiedersi che cosa si sta cercando davvero.
Ecco alcune strategie semplici:
Non arrivare troppo affamati
Saltare i pasti o mangiare troppo poco durante la giornata può aumentare la fame e rendere più difficile gestire il desiderio di alimenti molto gratificanti.
Consumare pasti regolari e bilanciati aiuta a mantenere una maggiore sazietà.
Scegliere spuntini nutrienti
Quando si ha fame tra un pasto e l’altro, possono essere utili alimenti come frutta fresca, yogurt naturale, frutta secca o pane integrale, scegliendo in base alle proprie esigenze e preferenze.
Non devono necessariamente “sostituire” il dolce: possono semplicemente contribuire a costruire un’alimentazione più equilibrata.
Concedersi un dolce senza sensi di colpa
Mangiare un dolce non significa aver fallito una dieta.
Un approccio basato sul senso di colpa può rendere più difficile costruire un rapporto equilibrato con l’alimentazione. È più utile considerare il dolce per quello che è: un alimento da consumare con moderazione, all’interno di un’alimentazione complessivamente sana.
Fare attenzione alle bevande zuccherate
Bibite, succhi e altre bevande zuccherate possono apportare quantità significative di zuccheri senza contribuire molto al senso di sazietà.
Bere principalmente acqua è una scelta semplice per ridurre l’assunzione di zuccheri liberi.
Imparare a riconoscere le proprie abitudini
A volte il desiderio di dolce compare per abitudine, noia, stress o stanchezza più che per fame.
Questo non significa che si debba sempre rinunciare al cibo in queste situazioni. Riconoscere il motivo per cui si desidera mangiare può però aiutare a fare una scelta più consapevole.
E i dolci “sani”?
Frutta, yogurt, frutta secca e altri alimenti nutrienti possono essere ottime componenti di una dieta equilibrata, ma non è necessario trasformare ogni dolce in una versione “senza zucchero” o considerare alcuni alimenti automaticamente salutari solo perché sono fatti in casa.
Anche un dolce preparato in casa può contenere quantità significative di zuccheri e grassi.
Più che cercare il dolce perfetto, è utile guardare all’alimentazione nel suo complesso.
Quando la voglia di dolci diventa difficile da gestire
Un forte desiderio di dolci, da solo, non indica necessariamente un problema. Può però essere utile parlarne con un professionista della salute quando il rapporto con il cibo diventa fonte di sofferenza o quando si verificano frequentemente episodi di perdita di controllo, abbuffate o forti sensi di colpa dopo aver mangiato.
Un dietista o un nutrizionista può aiutare a costruire un’alimentazione equilibrata e sostenibile, mentre in presenza di un rapporto problematico con il cibo può essere utile anche il supporto di uno psicologo.
La vera sfida? Trovare l’equilibrio
Eliminare completamente i dolci non è necessario per mangiare in modo sano e, per alcune persone, una restrizione troppo rigida può rendere più difficile mantenere nel tempo nuove abitudini alimentari.
La prevenzione passa soprattutto dalla qualità complessiva dell’alimentazione, dalla varietà degli alimenti e dalla moderazione.
Non serve scegliere tra privazione e abbuffata: è possibile imparare a mangiare anche ciò che ci piace, nelle giuste quantità e senza sensi di colpa.
Una sana alimentazione non significa rinunciare al piacere, ma imparare a trovare un equilibrio che faccia bene alla salute e sia sostenibile nel tempo.
Anemia negli anziani, il rischio di demenza può aumentare del 66%
Anziani, PrevenzioneL’anemia potrebbe rappresentare un importante campanello d’allarme per la salute del cervello durante l’invecchiamento. Secondo uno studio condotto da ricercatori della Sapienza Università di Roma e del Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicato su JAMA Network Open, negli anziani questa condizione si associa infatti a un aumento del 66% del rischio di sviluppare demenza nel corso degli anni. Non solo: nel sangue delle persone con bassi livelli di emoglobina sono state riscontrate anche concentrazioni più elevate di alcune molecole collegate alla malattia di Alzheimer, al danno delle cellule cerebrali e all’infiammazione.
Che cos’è l’anemia e perché è importante negli anziani
L’anemia è una condizione caratterizzata da una quantità insufficiente di emoglobina, la proteina contenuta nei globuli rossi che permette di trasportare l’ossigeno dai polmoni agli organi e ai tessuti dell’organismo.
Quando l’emoglobina è troppo bassa, i tessuti possono ricevere meno ossigeno del necessario. Tra i sintomi più comuni figurano stanchezza, debolezza, mancanza di fiato e pallore. Negli anziani si tratta di un problema tutt’altro che raro: interessa circa una persona su dieci dopo i 65 anni.
Le cause possono essere differenti e proprio per questo la presenza di anemia richiede una valutazione clinica adeguata. Il nuovo studio aggiunge però un ulteriore elemento di interesse, suggerendo un possibile legame tra i livelli di emoglobina e il processo di invecchiamento cerebrale.
Oltre 2.200 persone seguite nel tempo
Il gruppo di ricerca ha esaminato 2.282 adulti di almeno 60 anni residenti a Stoccolma. All’inizio dello studio nessuno dei partecipanti presentava una diagnosi di demenza.
I ricercatori hanno misurato i livelli di emoglobina e analizzato diversi biomarcatori nel sangue associati ai disturbi neurodegenerativi. Le condizioni di salute dei partecipanti sono state quindi monitorate nel lungo periodo, con controlli effettuati ogni tre-sei anni.
Questo tipo di osservazione prolungata ha consentito di verificare se la presenza di anemia nelle fasi iniziali fosse associata a una maggiore probabilità di ricevere successivamente una diagnosi di demenza.
Il rischio di demenza cresce del 66%
Dall’analisi dei dati raccolti in oltre dieci anni è emerso che le persone che presentavano anemia all’inizio dello studio avevano una probabilità superiore del 66% di sviluppare demenza nel tempo rispetto a chi non era anemico.
Durante il periodo di osservazione, 362 dei 2.282 partecipanti hanno sviluppato una forma di demenza.
I risultati non indicano automaticamente che l’anemia sia una causa diretta della malattia. Evidenziano però un’associazione significativa che potrebbe aiutare a comprendere meglio alcuni dei meccanismi biologici coinvolti nel deterioramento cognitivo e nelle patologie neurodegenerative.
Nel sangue anche segnali collegati all’Alzheimer
Un altro dato rilevante riguarda i biomarcatori. Bassi livelli di emoglobina sono risultati associati a concentrazioni più elevate nel sangue di molecole legate alla malattia di Alzheimer, comprese proteine considerate indicatori di danno delle cellule cerebrali e di processi infiammatori.
La relazione osservata è risultata inoltre più marcata negli uomini rispetto alle donne, una differenza che apre ulteriori interrogativi sui possibili meccanismi biologici alla base dell’associazione.
Meno ossigeno potrebbe danneggiare il cervello
Tra le possibili spiegazioni, gli studiosi ipotizzano un ruolo della ridotta ossigenazione cerebrale. Se il sangue trasporta meno emoglobina, anche l’apporto di ossigeno al cervello può diminuire. Quando questa situazione persiste nel tempo, le cellule cerebrali potrebbero essere sottoposte a uno stress prolungato.
La ridotta disponibilità di ossigeno potrebbe inoltre contribuire al danneggiamento dei piccoli vasi sanguigni cerebrali e favorire, progressivamente, la perdita di neuroni.
Questa interpretazione trova sostegno anche negli studi di imaging cerebrale, nei quali le persone con anemia hanno mostrato una riduzione del volume del cervello e segni di danno dei tessuti.
I risultati rafforzano quindi l’interesse verso l’anemia come possibile indicatore da tenere sotto osservazione durante l’invecchiamento. Saranno necessari ulteriori studi per stabilire in che misura la prevenzione o il trattamento delle diverse forme di anemia possano incidere concretamente sul rischio futuro di demenza.
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Acqua trattata in bar e ristoranti: irregolare il 54% dei controlli dei Nas
Alimentazione, NewsPiù di un controllo su due ha fatto emergere irregolarità nelle acque trattate servite da bar e ristoranti italiani. È quanto risulta dall’indagine condotta su tutto il territorio nazionale dai Carabinieri del Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, con verifiche concentrate sulle modalità di trattamento, imbottigliamento e somministrazione dell’acqua destinata ai clienti.
Controlli in tutta Italia: il 54% delle verifiche non è conforme
L’attività ispettiva si è svolta dal primo al 31 luglio e ha riguardato l’acqua di rubinetto che nei pubblici esercizi viene sottoposta a trattamenti come filtrazione, microfiltrazione, addolcimento, refrigerazione o gasatura, per poi essere proposta al consumatore in caraffa oppure in bottiglia.
Nel corso dell’indagine sono state effettuate complessivamente 272 ispezioni e sono stati prelevati 53 campioni, successivamente destinati alle analisi di laboratorio.
I controlli hanno portato all’individuazione di 147 situazioni non conformi, corrispondenti al 54% delle attività ispezionate. Sono state inoltre segnalate alle autorità amministrative e sanitarie 126 persone.
Accertate 256 violazioni e sanzioni per circa 175mila euro
Le violazioni complessivamente accertate dai Carabinieri del Nas sono state 256. Una sola ha riguardato un’infrazione di carattere penale, relativa al commercio di alimenti con segni mendaci.
Le altre 255 violazioni hanno determinato l’applicazione di sanzioni amministrative per un importo complessivo di circa 175mila euro.
Le contestazioni hanno riguardato, tra l’altro, irregolarità nelle indicazioni previste per la vendita e la somministrazione di prodotti non pre-imballati, carenze sotto il profilo igienico e strutturale, problemi nelle procedure adottate e mancanze di natura autorizzativa.
Sequestrati 2mila litri di acqua e sospese dieci aziende
Nel corso delle verifiche sono stati inoltre sequestrati 2mila litri di acqua potabile non filtrata e sette attrezzature risultate non conformi.
Per dieci aziende è stata invece disposta la sospensione dell’attività a causa di carenze igienico-strutturali e/o autorizzative. Il valore commerciale complessivo delle attività interessate dai provvedimenti è stato stimato in circa 4,7 milioni di euro.
I dati mostrano quindi come la sicurezza dell’acqua servita al tavolo non dipenda soltanto dalla qualità dell’acqua proveniente dall’acquedotto, ma anche dalle condizioni in cui viene trattata e conservata all’interno del locale.
L’acqua deve restare potabile anche dopo il trattamento
Le regole previste per il trattamento delle acque stabiliscono infatti che l’acqua destinata al consumo debba rimanere potabile e sicura anche dopo essere stata sottoposta al trattamento.
La potabilità dell’acqua proveniente dalla rete idrica, di conseguenza, non esonera automaticamente bar e ristoranti dalla responsabilità di una corretta gestione degli impianti utilizzati.
Filtrare, microfiltrare, raffreddare o gasare l’acqua non significa necessariamente renderla migliore o più sicura. Al contrario, un impianto non correttamente gestito può trasformarsi in una possibile fonte di contaminazione.
La manutenzione degli impianti è fondamentale
Proprio su questo aspetto il Ministero della Salute ha richiamato l’attenzione, indicando le regole da seguire per una corretta gestione degli impianti destinati al trattamento dell’acqua potabile nei pubblici esercizi.
La manutenzione rappresenta uno degli elementi fondamentali per garantire l’igiene e la sicurezza dell’acqua somministrata. Il principio vale per i dispositivi di filtrazione e microfiltrazione, per i sistemi basati sul carbone attivo, per gli impianti a osmosi inversa e per le apparecchiature utilizzate per refrigerare o gasare l’acqua.
Filtri non sostituiti nei tempi previsti, attrezzature non adeguatamente pulite o procedure di manutenzione insufficienti possono infatti compromettere la qualità dell’acqua che, all’origine, era perfettamente potabile. I controlli dei Nas mettono quindi in evidenza l’importanza di considerare il trattamento dell’acqua come un vero processo alimentare, da gestire con procedure, controlli e manutenzione costanti.
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PMA e possibile scambio di embrioni: il caso di Napoli e i controlli di sicurezza
GenitorialitàIl caso emerso all’ospedale San Paolo di Napoli riporta al centro dell’attenzione un tema particolarmente delicato: la sicurezza nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita. Una coppia, che aveva intrapreso un percorso di fecondazione assistita per avere un secondo figlio utilizzando uno dei propri embrioni crioconservati, ha scoperto dopo la nascita della bambina che la piccola non era geneticamente loro figlia. I dubbi sarebbero sorti in seguito alla verifica del gruppo sanguigno e sarebbero stati successivamente confermati attraverso un test del DNA. La bambina è nata il 3 giugno 2025 e la coppia ha presentato un esposto alla Procura di Napoli nel luglio dello stesso anno.
L’ASL Napoli 1 Centro ha precisato che, sulla base degli accertamenti effettuati, non si sarebbe verificato uno “scambio” reciproco tra due coppie: alla donna sarebbe stato trasferito l’embrione appartenente ad altri pazienti, mentre i cinque embrioni della coppia sarebbero rimasti conservati e non sarebbero stati utilizzati per altre persone. L’azienda sanitaria ha inoltre comunicato di aver sospeso le attività del centro, avviato un audit clinico, attivato verifiche interne e segnalato l’evento agli organismi competenti e alla magistratura. Le indagini dovranno stabilire definitivamente dinamica e responsabilità dell’accaduto.
Che cos’è la Procreazione Medicalmente Assistita
La PMA comprende un insieme di tecniche mediche e di laboratorio utilizzate per favorire una gravidanza quando il concepimento spontaneo incontra difficoltà. In Italia è regolata dalla legge 40 del 2004 e viene effettuata in centri autorizzati e iscritti nel Registro nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità.
Le procedure possono avere diversi livelli di complessità. Tra le tecniche di primo livello rientra, per esempio, l’inseminazione intrauterina. Nella fecondazione in vitro, invece, ovociti e spermatozoi vengono gestiti in laboratorio per ottenere uno o più embrioni che possono successivamente essere trasferiti nell’utero oppure crioconservati per un utilizzo futuro.
La FIVET prevede la fecondazione dell’ovocita in laboratorio, mentre nella ICSI un singolo spermatozoo viene introdotto direttamente nell’ovocita. La PMA può inoltre essere omologa, quando vengono utilizzati i gameti della coppia, oppure eterologa, quando uno o entrambi i gameti provengono da donatori.
Dall’ovocita all’embrione: una lunga catena di identificazione
Un laboratorio di PMA gestisce contemporaneamente materiale biologico estremamente delicato. Per questo la corretta identificazione accompagna ovociti, spermatozoi ed embrioni durante l’intero percorso.
Le raccomandazioni europee di buona pratica stabiliscono che ogni laboratorio debba disporre di un sistema capace di identificare in maniera univoca il paziente e di garantire la tracciabilità delle cellule riproduttive in ogni passaggio. I dispositivi contenenti materiale biologico devono essere identificati chiaramente e collegati a un codice univoco del paziente.
La sicurezza, quindi, non dipende da un solo controllo finale, ma da una vera e propria catena di verifiche.
Il “double witnessing”: due controlli nei momenti più delicati
Uno degli strumenti utilizzati per ridurre il rischio di errore è il cosiddetto witnessing, cioè la verifica da parte di un secondo operatore o attraverso sistemi elettronici.
Le raccomandazioni ESHRE aggiornate nel 2026 considerano il witnessing manuale o elettronico una buona pratica per limitare gli errori nella gestione dei campioni. I controlli devono interessare i passaggi considerati critici, dalla raccolta dei gameti alla fecondazione, dal trasferimento del materiale tra diversi contenitori fino alla crioconservazione e al trasferimento dell’embrione.
Prima dell’embryo transfer, in particolare, l’identità della paziente deve essere verificata e confrontata con la documentazione di laboratorio e con l’identificazione dell’embrione destinato al trasferimento. La letteratura scientifica raccomanda che anche il numero e l’identità degli embrioni preparati vengano sottoposti a doppio controllo.
Barcode e sistemi elettronici per ridurre l’errore umano
Accanto alle verifiche effettuate dagli operatori sono sempre più diffusi sistemi elettronici di tracciabilità. Barcode, codici identificativi e tecnologie di electronic witnessing permettono di associare paziente, provette, piastre e materiale biologico, segnalando eventuali incongruenze prima che la procedura prosegua.
Un ulteriore principio di sicurezza è evitare, quando possibile, la lavorazione contemporanea nello stesso spazio di materiale appartenente a pazienti differenti. L’obiettivo è creare più barriere successive contro l’errore: identificazione del paziente, etichettatura, tracciabilità, verifica indipendente e registrazione delle operazioni.
Il caso di Napoli mostra quanto anche un evento eccezionale possa avere conseguenze personali, familiari, psicologiche e sanitarie enormi. Proprio per questo, nei laboratori di medicina della riproduzione la sicurezza non può dipendere esclusivamente dall’attenzione del singolo professionista: deve essere costruita attraverso procedure organizzative, controlli incrociati e tecnologie capaci di intercettare l’errore prima che raggiunga il paziente.
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Mondo saluteLe vacanze sono un’occasione per stare insieme, giocare e scoprire nuovi luoghi, ma per le famiglie con bambini richiedono qualche attenzione in più. Cambiamenti di ambiente, temperature elevate, viaggi, alimentazione diversa dal solito e attività all’aperto possono infatti aumentare il rischio di piccoli incidenti o malesseri.
Una buona preparazione permette di ridurre molti di questi rischi e di affrontare con maggiore serenità gli imprevisti. L’obiettivo non è evitare ogni possibile inconveniente, ma creare le condizioni più sicure possibili rispettando i tempi e le esigenze dei bambini.
Prima di partire: preparare il viaggio
La sicurezza inizia prima della partenza. È utile informarsi sulle caratteristiche della destinazione, sul clima previsto e sulla disponibilità di servizi sanitari, soprattutto quando si viaggia lontano da casa.
Prima di partire è inoltre consigliabile verificare di avere con sé:
I farmaci destinati ai bambini non dovrebbero essere somministrati senza seguire le indicazioni del pediatra o del foglietto illustrativo, soprattutto per quanto riguarda dosaggio ed età.
Viaggiare in sicurezza
Durante gli spostamenti in automobile, i bambini devono essere trasportati utilizzando sistemi di ritenuta adeguati alla loro età, altezza e peso e conformi alla normativa vigente.
È importante evitare di tenere il bambino in braccio durante il viaggio o utilizzare dispositivi non adatti alla sua corporatura.
Nei viaggi più lunghi è utile prevedere soste regolari, soprattutto per permettere ai bambini di cambiare posizione, bere e riposarsi.
Quando fa molto caldo, è fondamentale mantenere l’abitacolo a una temperatura confortevole e non lasciare mai un bambino da solo all’interno di un veicolo, neppure per pochi minuti.
Sole e caldo: proteggere i bambini
La pelle dei bambini è particolarmente delicata e l’esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti deve essere evitata.
Durante le giornate soleggiate è consigliabile:
La protezione solare non deve essere considerata un lasciapassare per prolungare l’esposizione. Ombra, abbigliamento e riduzione dell’esposizione diretta rappresentano una parte fondamentale della protezione.
Anche l’idratazione è importante, soprattutto durante le giornate calde e in occasione di attività all’aperto.
Attenzione all’acqua
Mare, piscine, laghi e altri ambienti acquatici sono luoghi di divertimento, ma richiedono particolare attenzione.
La sorveglianza di un adulto deve essere costante e adeguata all’età e alle capacità del bambino. Non bisogna affidarsi esclusivamente a braccioli, salvagenti o altri dispositivi galleggianti, che non sostituiscono la supervisione.
È inoltre importante rispettare le regole della struttura o della spiaggia, utilizzare i dispositivi di sicurezza previsti quando necessari e insegnare ai bambini a non entrare in acqua da soli.
Alimentazione e sicurezza alimentare
Durante le vacanze è normale modificare le proprie abitudini alimentari, ma per i bambini è comunque importante prestare attenzione alla qualità e alla conservazione degli alimenti.
Nei periodi molto caldi è particolarmente importante evitare alimenti conservati in condizioni non adeguate e mantenere correttamente refrigerati i prodotti che ne hanno bisogno.
Se il bambino presenta allergie o intolleranze alimentari, è consigliabile informare preventivamente ristoranti e strutture ricettive e verificare con attenzione gli ingredienti dei piatti.
In caso di allergia nota, la famiglia dovrebbe seguire il piano concordato con il medico e avere con sé le eventuali terapie prescritte.
Piccoli incidenti: cosa fare
Durante il gioco e le attività all’aperto possono verificarsi piccoli traumi, abrasioni, tagli superficiali o punture di insetto.
Per le ferite lievi è importante innanzitutto lavare le mani, detergere la zona interessata e proteggerla adeguatamente, seguendo le indicazioni ricevute dal pediatra o dal medico.
Non è invece consigliabile applicare prodotti o farmaci sulla pelle del bambino senza sapere se siano adatti alla sua età e alla situazione specifica.
È necessario rivolgersi a un professionista sanitario quando la ferita è profonda, il sanguinamento non si arresta, il trauma è importante o compaiono sintomi che fanno pensare a una complicazione.
Punture di insetti e contatto con animali
In estate aumentano anche le occasioni di contatto con insetti e animali.
Per ridurre il rischio di punture è possibile utilizzare repellenti adatti all’età del bambino, seguendo attentamente le istruzioni riportate sulla confezione.
È inoltre importante insegnare ai più piccoli a non avvicinarsi o toccare animali sconosciuti, anche quando sembrano docili.
In caso di puntura, la reazione deve essere osservata con attenzione. Gonfiore importante, difficoltà respiratoria, malessere generalizzato o altri sintomi improvvisi richiedono una valutazione medica urgente.
Mal d’auto e mal di viaggio
Nausea e vomito durante gli spostamenti sono disturbi abbastanza frequenti nei bambini.
Per ridurre il disagio può essere utile mantenere l’abitacolo ben ventilato, evitare pasti molto abbondanti immediatamente prima della partenza e prevedere soste durante i viaggi più lunghi.
Se il bambino soffre frequentemente di mal d’auto o mal di mare, è opportuno chiedere consiglio al pediatra prima di utilizzare qualsiasi farmaco.
Durante il viaggio è inoltre preferibile proporre attività che non richiedano una concentrazione visiva prolungata, soprattutto se tendono a peggiorare la nausea.
Mantenere alcuni punti di riferimento
Cambiare ambiente e abitudini può essere piacevole, ma per alcuni bambini può rappresentare una fonte di stress.
Mantenere, per quanto possibile, orari regolari per il sonno e i pasti può aiutare a rendere più semplice l’adattamento.
Portare con sé un oggetto familiare, come il peluche o il libro preferito, può inoltre offrire un punto di riferimento rassicurante, soprattutto durante i primi giorni.
Non è necessario mantenere una routine rigida: l’obiettivo è trovare un equilibrio tra nuove esperienze e momenti di riposo.
Quando chiedere aiuto
Durante una vacanza è importante sapere riconoscere alcuni segnali che non devono essere sottovalutati.
È consigliabile rivolgersi a un medico quando il bambino presenta febbre persistente o associata ad altri sintomi importanti, difficoltà respiratorie, sonnolenza insolita, disidratazione, dolore intenso, vomito ripetuto o un peggioramento delle condizioni generali.
In caso di emergenza è necessario contattare i servizi di soccorso della località in cui ci si trova.
Una vacanza sicura parte dalla prevenzione
Non è possibile prevedere ogni imprevisto, ma molte situazioni possono essere prevenute con semplici accorgimenti.
Proteggere i bambini dal caldo e dal sole, garantire una corretta idratazione, utilizzare sistemi di sicurezza adeguati durante gli spostamenti, sorvegliarli attentamente vicino all’acqua e sapere quando chiedere aiuto sono alcune delle regole più importanti.
La vacanza più sicura non è quella senza imprevisti, ma quella in cui adulti e bambini possono vivere nuove esperienze in un ambiente preparato, attento e rispettoso delle loro esigenze.
PreSa Weekly – 14 agosto 2026
PreSa WeeklyBentornati a PreSa Weekly, il nostro tg di news settimanali condotto interamente da un avatar digitale.
PrEP contro l’HIV, dallo Spallanzani nuovi dati su aderenza e continuità: la long acting mostra i risultati migliori
Adolescenti, PrevenzioneNuove evidenze sull’utilizzo della PrEP, la profilassi pre-esposizione contro l’HIV, arrivano dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma. I risultati sono stati presentati alla 26ª International AIDS Conference di Rio de Janeiro e riguardano due aspetti fondamentali per l’efficacia della strategia preventiva: l’aderenza al trattamento e la sua continuità nel tempo.
A condurre e presentare i due lavori scientifici, dedicati rispettivamente all’aderenza alla PrEP e al rischio di interruzione, è stata la dottoressa Valentina Mazzotta.
Le analisi fanno parte dello studio EPI-PrEP e sono state realizzate sulla coorte multicentrica italiana PrIDE. I dati offrono una fotografia dell’utilizzo della PrEP in Italia in una fase particolarmente importante, caratterizzata dall’ampliamento delle opzioni disponibili. Alla PrEP orale, oggi rimborsabile, si è infatti affiancata la formulazione iniettabile a lunga durata d’azione, conosciuta come PrEP long acting.
Aderenza e continuità decisive per l’efficacia
“La PrEP rappresenta uno degli strumenti disponibili più efficaci per prevenire l’infezione da HIV”, spiega Mazzotta. Perché questa strategia possa esprimere pienamente il proprio potenziale preventivo, tuttavia, diventano determinanti sia la corretta aderenza sia la continuità della profilassi nel tempo.
Lo studio EPI-PrEP è un’analisi epidemiologica retrospettiva che ha coinvolto 1.298 utilizzatori di PrEP, arruolati tra il 2024 e il 2025 all’interno della coorte osservazionale multicentrica italiana PrIDE e sottoposti ad almeno una visita di follow-up dopo l’inizio della profilassi.
La popolazione studiata era composta prevalentemente da uomini cisgender, con un’età mediana di 39 anni. Circa un partecipante su quattro, inoltre, si trovava alla prima esperienza di utilizzo della PrEP.
Interruzioni molto più basse con la PrEP iniettabile
Le analisi presentate ad AIDS 2026 hanno preso in considerazione due aspetti complementari: il rischio di interrompere la PrEP e la probabilità di avere un’aderenza subottimale, cioè di utilizzare la profilassi in modo non pienamente conforme allo schema previsto.
Per quanto riguarda la continuità, il tasso di interruzione è risultato pari al 33,8% tra gli utilizzatori della PrEP orale quotidiana e al 24,5% tra coloro che ricorrevano alla modalità on-demand. Tra chi aveva modificato lo schema di somministrazione durante il periodo di osservazione, la percentuale era del 29,8%.
Il valore nettamente più basso è stato osservato tra gli utilizzatori della PrEP iniettabile long acting: 6,3%. Una minore probabilità di interrompere il percorso preventivo è stata inoltre riscontrata tra le persone seguite nei centri community-based rispetto a quelle assistite in ambito ospedaliero.
A un anno aderenza subottimale nel 34,6% dei partecipanti
Il secondo lavoro presentato da Mazzotta ha analizzato la capacità di seguire correttamente il regime di PrEP prescritto. Nella popolazione complessiva, la probabilità cumulativa stimata di aderenza subottimale a un anno è risultata pari al 34,6%.
Anche in questo caso sono emerse differenze statisticamente significative in base alla modalità di somministrazione. La percentuale raggiungeva il 54,9% per la PrEP orale quotidiana, mentre scendeva al 22,6% per la modalità on-demand e al 22,3% tra chi aveva cambiato schema durante il periodo analizzato.
Il dato più basso è stato nuovamente registrato nel gruppo che utilizzava la PrEP iniettabile long acting, con il 9,4%.
Prevenzione sempre più personalizzata
Secondo Mazzotta, i due lavori mostrano come la modalità di somministrazione possa essere uno dei fattori associati sia alla capacità di seguire correttamente la profilassi sia alla possibilità di proseguirla nel tempo. La PrEP iniettabile long acting è risultata associata, tra gli schemi analizzati, a una minore probabilità tanto di aderenza subottimale quanto di interruzione, mostrando quindi caratteristiche particolarmente favorevoli.
I risultati, tuttavia, non indicano la necessità di adottare un unico modello di prevenzione. Al contrario, sottolinea la ricercatrice, è fondamentale costruire percorsi differenziati e centrati sulla persona, capaci di adattarsi alle esigenze individuali.
Accanto all’ampliamento delle opzioni disponibili, rimangono quindi decisive strategie mirate a favorire l’aderenza e la permanenza nei programmi di PrEP. L’obiettivo è consentire a ciascuna persona di individuare la modalità preventiva più sostenibile e, allo stesso tempo, massimizzare nel lungo periodo l’impatto della PrEP nella prevenzione dell’HIV.
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Caldo e traffico intenso: come viaggiare in sicurezza durante i weekend estivi
Mondo saluteWeekend estivi, temperature elevate e traffico intenso possono rendere gli spostamenti particolarmente impegnativi. Le lunghe code e i tempi di percorrenza più elevati, soprattutto sulle principali arterie stradali e autostradali, possono aumentare stanchezza, stress e rischio di disidratazione.
Quando alle alte temperature si aggiungono viaggi prolungati, esposizione al sole e soste in auto, è importante adottare alcune semplici precauzioni per proteggere la propria salute e viaggiare in sicurezza.
Traffico e caldo: perché possono aumentare i rischi
Trascorrere molte ore in automobile durante una giornata molto calda può essere faticoso per l’organismo. Le temperature elevate favoriscono la perdita di liquidi attraverso la sudorazione e possono contribuire a disidratazione, debolezza, mal di testa e calo della pressione.
Anche l’ambiente all’interno dell’auto può diventare rapidamente molto caldo, soprattutto se il veicolo è fermo in coda o esposto direttamente al sole.
A questo si aggiunge la stanchezza legata alla guida prolungata. Affaticamento e sonnolenza possono ridurre l’attenzione e aumentare il rischio di incidenti.
Per questo, quando le condizioni del traffico e del clima sono particolarmente impegnative, la prevenzione deve iniziare già prima di mettersi in viaggio.
Prima di partire: pianificare aiuta a viaggiare meglio
Prima di affrontare un viaggio in una giornata molto calda è utile controllare le previsioni meteorologiche e le condizioni del traffico, valutando se sia possibile evitare le fasce orarie più congestionate e le ore in cui le temperature sono più elevate.
È inoltre importante partire riposati e prevedere già durante la pianificazione alcune soste lungo il percorso.
Quando possibile, soprattutto per gli spostamenti urbani, utilizzare i mezzi pubblici o condividere l’auto può contribuire a ridurre il tempo trascorso nel traffico.
Idratazione: una delle principali precauzioni
Durante un viaggio con temperature elevate è importante bere regolarmente, anche senza aspettare di avere sete.
È consigliabile avere con sé una quantità sufficiente di acqua, soprattutto quando si prevedono code o rallentamenti prolungati.
Particolare attenzione deve essere prestata a bambini, persone anziane e persone con patologie croniche, che possono essere più vulnerabili agli effetti del caldo.
Chi segue terapie farmacologiche dovrebbe inoltre seguire le indicazioni del proprio medico e non modificare autonomamente le dosi o sospendere i farmaci a causa delle temperature elevate.
Attenzione alla temperatura all’interno dell’auto
Prima di partire è importante assicurarsi che l’impianto di climatizzazione funzioni correttamente. Durante il viaggio è utile mantenere l’abitacolo a una temperatura confortevole, evitando però differenze eccessive rispetto all’ambiente esterno.
Quando l’auto è parcheggiata, non bisogna mai lasciare bambini, anziani, persone non autosufficienti o animali all’interno del veicolo, neppure per pochi minuti e neppure con i finestrini parzialmente aperti.
La temperatura all’interno di un’automobile può infatti aumentare rapidamente, raggiungendo livelli pericolosi.
Non sottovalutare la stanchezza
Le code possono allungare notevolmente i tempi di percorrenza e rendere la guida più faticosa.
Se compaiono sonnolenza, difficoltà a mantenere la concentrazione, sbadigli frequenti o rallentamento dei tempi di reazione, è importante fermarsi in un luogo sicuro e fare una pausa.
Non bisogna cercare di contrastare la sonnolenza affidandosi soltanto a caffè, bevande energetiche o musica ad alto volume. La soluzione più efficace è interrompere la guida e recuperare le energie.
Le soste regolari sono particolarmente importanti nei viaggi lunghi.
Riconoscere i segnali di un malessere da caldo
Durante un viaggio è importante prestare attenzione ai segnali con cui l’organismo può manifestare difficoltà a gestire temperature elevate.
Sete intensa, debolezza, mal di testa, capogiri, nausea, sudorazione abbondante e crampi muscolari possono essere segnali di un problema legato al caldo o alla disidratazione.
In presenza di sintomi importanti, è necessario interrompere il viaggio, raggiungere un luogo fresco e idratarsi, quando possibile.
Confusione, perdita di coscienza, temperatura corporea molto elevata o un peggioramento rapido delle condizioni possono invece indicare un’emergenza. In questi casi è necessario richiedere tempestivamente assistenza sanitaria.
Il “bollino rosso” non indica un rischio sanitario
È importante distinguere le diverse tipologie di allerta.
Il bollino rosso associato al traffico indica condizioni di circolazione particolarmente intense e possibili rallentamenti o code. Non deve essere confuso con i sistemi di allerta utilizzati dalle autorità sanitarie e meteorologiche per segnalare il rischio legato alle ondate di calore.
Per conoscere il livello di rischio per la salute è quindi necessario fare riferimento alle previsioni e agli avvisi ufficiali relativi alle temperature e alle ondate di calore.
In viaggio con bambini e persone fragili
Durante le giornate molto calde è necessario prestare particolare attenzione alle persone più vulnerabili.
Per i bambini piccoli è importante garantire una buona idratazione, evitare l’esposizione diretta al sole e controllare regolarmente le condizioni dell’ambiente in cui viaggiano.
Anche le persone anziane e chi soffre di patologie croniche può essere maggiormente sensibile alle alte temperature. In questi casi è utile pianificare il viaggio con maggiore attenzione e prevedere soste frequenti.
Una pausa in più può fare la differenza
Quando caldo e traffico rendono un viaggio più lungo e impegnativo, la soluzione non è arrivare a destinazione il prima possibile, ma ridurre i rischi lungo il percorso.
Bere regolarmente, mantenere l’abitacolo confortevole, fare pause frequenti e non guidare quando si è stanchi sono semplici comportamenti che possono contribuire a rendere il viaggio più sicuro.
Durante le giornate più calde, la prudenza è parte del viaggio: ascoltare i segnali del proprio corpo e fermarsi quando necessario aiuta a proteggere la salute propria e degli altri.
Tetti verdi e prati al posto dell’asfalto per città più fresche
Mondo saluteLe città sono sempre più esposte agli effetti delle temperature elevate. Asfalto, cemento e altre superfici impermeabili assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente, contribuendo al fenomeno dell’isola di calore urbana: nelle aree densamente costruite le temperature possono essere significativamente più alte rispetto alle zone circostanti.
In questo contesto, aumentare la presenza di alberi, prati, giardini e tetti verdi non è soltanto una scelta ambientale o urbanistica. Il verde urbano può rappresentare anche uno strumento di prevenzione e promozione della salute, contribuendo a rendere gli ambienti in cui viviamo più freschi, confortevoli e favorevoli al benessere fisico e psicologico.
Il verde urbano contro il caldo
Durante le giornate più calde, l’esposizione prolungata a temperature elevate può avere conseguenze sulla salute, aumentando il rischio di disidratazione, esaurimento da calore e colpi di calore. Le persone anziane, i bambini piccoli, le persone con alcune patologie croniche e chi assume determinati farmaci possono essere particolarmente vulnerabili.
La vegetazione può contribuire a mitigare il calore attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione, il processo con cui le piante rilasciano acqua nell’atmosfera. Alberi e aree verdi possono quindi contribuire a creare microambienti più freschi rispetto alle superfici completamente asfaltate o cementificate.
Anche i tetti verdi possono contribuire a limitare il surriscaldamento delle coperture e a migliorare le prestazioni termiche degli edifici, anche se il loro effetto sulla temperatura dell’intera città dipende dalle dimensioni e dalla distribuzione degli interventi.
Tetti verdi: più comfort negli edifici
I tetti verdi sono coperture sulle quali vengono coltivate piante attraverso sistemi progettati per sostenere la vegetazione.
Oltre a contribuire alla gestione delle acque piovane e alla riduzione del surriscaldamento delle superfici, possono migliorare il comfort termico degli edifici, contribuendo a ridurre gli sbalzi di temperatura tra interno ed esterno.
Questo aspetto può diventare particolarmente importante durante le ondate di calore, quando mantenere ambienti interni meno caldi può aiutare a ridurre l’esposizione a temperature eccessive.
I tetti verdi, tuttavia, non sostituiscono sistemi di raffrescamento adeguati quando questi sono necessari e devono essere progettati e realizzati tenendo conto delle caratteristiche strutturali dell’edificio.
Più verde significa più opportunità di movimento
La presenza di parchi, giardini, aree pedonali alberate e spazi verdi facilmente accessibili può favorire uno stile di vita più attivo.
Avere luoghi piacevoli e ombreggiati in cui camminare, andare in bicicletta o svolgere attività all’aperto può rendere più semplice integrare il movimento nella vita quotidiana.
L’attività fisica regolare è importante per la salute cardiovascolare e metabolica e contribuisce alla prevenzione di numerose malattie croniche.
Anche in questo caso, però, è importante considerare le condizioni climatiche: durante le giornate molto calde è preferibile svolgere attività fisica nelle ore meno calde, scegliere percorsi ombreggiati e mantenersi adeguatamente idratati.
Gli spazi verdi e il benessere psicologico
Il rapporto con la natura non riguarda soltanto la salute fisica. La disponibilità di spazi verdi può offrire opportunità di relax, socializzazione e recupero dallo stress quotidiano.
Trascorrere tempo in ambienti naturali o caratterizzati dalla presenza di vegetazione è stato associato a diversi aspetti del benessere psicologico, anche se gli effetti possono variare da persona a persona.
Parchi e giardini possono inoltre diventare luoghi di incontro, favorendo le relazioni sociali e contrastando l’isolamento, soprattutto nelle persone che vivono sole o hanno una rete sociale limitata.
Per questo, progettare città con spazi verdi accessibili e sicuri significa anche creare ambienti più favorevoli alla qualità della vita e al benessere della comunità.
Verde urbano e qualità dell’aria
La vegetazione può contribuire a intercettare alcune particelle presenti nell’aria e svolge un ruolo importante negli ecosistemi urbani. Tuttavia, il rapporto tra verde e qualità dell’aria è complesso.
Non tutti gli interventi di rinverdimento producono gli stessi effetti e una vegetazione collocata in modo inappropriato può, in determinate condizioni, ostacolare la dispersione degli inquinanti.
Per questo è importante che alberi, siepi e altre aree verdi vengano progettati considerando ventilazione, traffico, caratteristiche degli edifici e qualità dell’aria.
Il verde urbano deve quindi essere considerato una componente di una più ampia strategia di prevenzione ambientale, insieme alla riduzione delle emissioni e alla mobilità sostenibile.
Verde urbano e prevenzione degli effetti delle ondate di calore
Le ondate di calore rappresentano una delle principali minacce legate all’aumento delle temperature. La disponibilità di aree ombreggiate e fresche può contribuire a ridurre l’esposizione al calore, soprattutto nelle zone più densamente urbanizzate.
Questo è particolarmente importante per le persone più vulnerabili, tra cui anziani, bambini, persone con malattie croniche e persone che vivono in condizioni di isolamento sociale.
A livello individuale, tuttavia, il verde urbano non elimina il rischio. Durante le giornate molto calde restano fondamentali le raccomandazioni di prevenzione: bere regolarmente, evitare l’esposizione nelle ore più calde, mantenere freschi gli ambienti domestici e prestare particolare attenzione alle persone più fragili.
Come rendere le città più favorevoli alla salute
Aumentare il verde urbano richiede una progettazione coordinata degli spazi pubblici e privati. Alberi, parchi, giardini, tetti verdi, aree pedonali ombreggiate e superfici permeabili possono essere integrati nella pianificazione delle città in base alle caratteristiche del territorio.
Anche piccoli interventi possono contribuire a creare ambienti più piacevoli e vivibili: piantare alberi dove possibile, trasformare aree inutilizzate in spazi verdi, creare percorsi pedonali ombreggiati e rendere i parchi facilmente raggiungibili sono esempi di azioni che possono favorire il benessere della popolazione.
La progettazione deve però tenere conto anche della manutenzione, della sicurezza, della disponibilità di acqua e delle specie vegetali più adatte al contesto.
Una città più verde è anche una città più attenta alla salute
Ripensare gli spazi urbani significa andare oltre l’aspetto estetico. Il verde può contribuire a creare ambienti più freschi durante le ondate di calore, favorire il movimento, offrire occasioni di socializzazione e sostenere il benessere psicologico.
Non esiste una singola soluzione capace di rendere una città più sana e resiliente. Tetti verdi, alberi e spazi naturali sono però parte di una strategia più ampia che comprende mobilità sostenibile, riduzione dell’inquinamento, prevenzione degli effetti del caldo e progettazione di ambienti accessibili a tutti.
Prendersi cura del verde urbano significa, in parte, prendersi cura delle persone che lo vivono. Città più fresche, accessibili e ricche di natura possono contribuire a creare condizioni migliori per la salute e il benessere quotidiano.
Batterio mangiacarne, ecco cosa dice l’ISS
NewsIl rischio di contrarre nelle acque italiane un’infezione da Vibrio vulnificus, il batterio spesso indicato con l’espressione allarmistica di “batterio mangiacarne”, è estremamente basso. A chiarirlo è l’Istituto superiore di Sanità, intervenuto dopo la diffusione online di notizie sulla presunta presenza del microrganismo nelle acque dello Stretto di Messina. Tracce del batterio sono state effettivamente individuate in passato in Italia, ma questo elemento, secondo l’Iss, non deve essere interpretato come l’indicazione di un pericolo attuale per chi frequenta le coste italiane.
Le tracce nello Stretto di Messina risalgono al 2005
L’attenzione sul tema è tornata a crescere dopo che sui media e sui social network sono circolati riferimenti a uno studio dell’Università di Messina che aveva rilevato tracce di Vibrio vulnificus nel mare dello Stretto. L’Iss ha però ricordato un particolare importante: quella rilevazione risale al 2005 e non rappresenta quindi la prova di una nuova emergenza sanitaria nelle acque siciliane.
Il batterio appartiene al genere Vibrio e vive naturalmente negli ambienti marini, soprattutto nelle acque salate o salmastre relativamente calde. La sua proliferazione è favorita da determinate condizioni ambientali: secondo l’Iss cresce in maniera ottimale con temperature superiori ai 18 gradi e con una salinità compresa tra 15 e 25 parti per mille. La salinità media dei mari italiani è invece di circa 36 parti per mille, una caratteristica che rende le condizioni generalmente meno favorevoli alla sua diffusione.
Negli Stati Uniti i casi sono più frequenti
Negli Stati Uniti le infezioni da Vibrio vulnificus vengono osservate con maggiore frequenza. Recentemente è stato segnalato in Florida il primo decesso dell’anno associato al batterio, circostanza che ha contribuito a riaccendere l’attenzione internazionale sul patogeno. L’infezione rimane comunque rara, anche se in alcuni pazienti può avere conseguenze molto gravi.
La trasmissione può avvenire principalmente in due modi. Il primo è attraverso il consumo di alimenti contaminati, in particolare frutti di mare crudi o poco cotti, con un rischio particolarmente noto per i molluschi. In questi casi possono comparire disturbi gastrointestinali come diarrea, dolori e crampi addominali, nausea, vomito e febbre.
Ferite aperte e contatto con l’acqua
La seconda possibile via di infezione riguarda l’esposizione di ferite aperte ad acqua marina o salmastra contenente il batterio. L’infezione della ferita può provocare rossore, dolore, gonfiore e la comparsa di vesciche o bolle emorragiche.
Nei casi più seri può svilupparsi una fascite necrotizzante, una grave infezione dei tessuti molli che spiega il soprannome di “batterio mangiacarne”. La definizione, molto efficace dal punto di vista mediatico, non significa che il microrganismo “mangi” letteralmente i tessuti: descrive piuttosto la capacità delle infezioni più aggressive di provocare rapidamente danni e necrosi. In rari casi, soprattutto quando l’infezione non viene trattata tempestivamente con antibiotici e con gli altri interventi necessari, può rendersi indispensabile anche l’amputazione dell’arto interessato.
Maggiore attenzione per le persone fragili
L’Iss sottolinea inoltre che in una bassa percentuale dei casi, indicata intorno al 5% negli Stati Uniti, l’infezione può evolvere in sepsi. Il rischio di sviluppare forme gravi è maggiore nelle persone immunocompromesse e in chi presenta alcune patologie preesistenti.
Per ridurre ulteriormente un rischio che in Italia viene considerato già estremamente basso, è consigliabile evitare di entrare in mare con ferite aperte, soprattutto in presenza di condizioni che compromettono il sistema immunitario. Sul fronte alimentare restano valide le normali regole di sicurezza: in particolare è prudente evitare il consumo di frutti di mare crudi o insufficientemente cotti.
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