Contro sovrappeso e obesità non bastano più soltanto dieta e movimento. La nuova strategia che arriva dal progetto RESILIENT dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù indica una direzione più ampia e, per certi versi, più ambiziosa: agire in modo mirato su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. L’idea di fondo è chiara: il peso non è semplicemente il risultato di “calorie in entrata e calorie in uscita”, ma il punto di arrivo di una rete complessa in cui entrano in gioco segnali metabolici, comportamenti, emozioni, qualità del sonno e capacità di autocontrollo.
All’interno di questa cornice si inserisce la scelta di intervenire in una finestra precisa dello sviluppo: tra i 6 e gli 11 anni, fase in cui la plasticità cerebrale è massima. In altre parole, è il periodo in cui le vie neurali che contribuiscono a governare appetito, sazietà e spesa energetica possono essere “rimesse in carreggiata” con maggior efficacia. L’obiettivo dichiarato è correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo, puntando non solo a perdere peso, ma a ripristinare un controllo fisiologico più stabile.
I numeri in Italia: quasi un bambino su tre con eccesso di peso
Il contesto in cui nasce RESILIENT è quello di un’emergenza di salute pubblica che in Italia continua a pesare, letteralmente e simbolicamente, sulle nuove generazioni. Secondo i dati del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur mostrando segnali di lieve riduzione negli ultimi anni, restano tra le più elevate in Europa e descrivono un fenomeno che coinvolge famiglie, scuola, contesto sociale e servizi sanitari.
All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù il problema si traduce in un flusso costante di richieste di cura: ogni anno si registrano circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. All’interno dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, opera un servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) che non si limita a consegnare indicazioni nutrizionali, ma punta a gestire clinicamente i pazienti e coinvolgere in modo concreto le famiglie nel percorso.
RESILIENT: un progetto europeo, una squadra ampia e un obiettivo concreto
Il progetto di ricerca RESILIENT, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è stato finanziato dall’Unione Europea con fondi PNRR (PNRR-MAD-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e con l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. La struttura del lavoro riflette la complessità dell’obesità infantile: il team multidisciplinare comprende endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici, con l’obiettivo di misurare e affrontare non un singolo sintomo, ma un insieme di componenti che si alimentano a vicenda.
Lo studio ha coinvolto 120 bambini e si è concentrato su un punto spesso sottovalutato: in età pediatrica sovrappeso e obesità non riguardano solo la bilancia. Possono associarsi a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione. Inoltre, già da piccoli possono emergere cambiamenti della composizione corporea e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica: una condizione in cui l’eccesso di massa grassa convive con una riduzione della massa o della funzionalità muscolare, un binomio che rende più difficile il recupero e più importante la personalizzazione degli interventi.
Perché proprio 6-11 anni: la “finestra” della plasticità cerebrale
Nel progetto, la fascia 6-11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) non è un dettaglio anagrafico: è la chiave della strategia. In questo periodo il cervello è ancora estremamente plastico e, soprattutto, è l’organo che controlla appetito, sazietà, spesa energetica e molti processi centrali del metabolismo intermedio. L’ipotesi di lavoro è che intervenire presto e in modo mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive consenta di reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo con maggiore stabilità la condizione dismetabolica.
La dott.ssa Deny Menghini, responsabile di Psicologia del Bambino Gesù, sottolinea il valore di questo approccio: «L’obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano». Il punto è pratico prima ancora che teorico: se un bambino fatica a gestire impulsi, attenzione, pianificazione e memoria di lavoro, anche le indicazioni più corrette su dieta e attività fisica rischiano di trasformarsi in un elenco di buone intenzioni difficili da sostenere nel tempo.
Su questo insiste anche la dott.ssa Melania Manco, dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva: «Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo».
Il percorso di 5 mesi: nutrizione, movimento, stili di vita e genitori in prima linea
L’approccio terapeutico del progetto RESILIENT ha una durata complessiva di 5 mesi e integra educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori. La prima fase, particolarmente intensa, dura 8 settimane: i bambini partecipano a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo, seguiti poi da una fase di consolidamento meno intensiva. La scelta del remoto non è un ripiego, ma una leva: rende più accessibile il modello, aiuta la continuità e può facilitare la replicabilità su larga scala, soprattutto quando le distanze o gli impegni familiari diventano ostacoli reali.
Accanto a questi pilastri, un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi pensati per potenziare attenzione e memoria. È qui che emerge uno degli elementi più innovativi: non ci si limita a dire “mangiare meglio e muoversi di più”, ma si lavora sulle competenze mentali che permettono di farlo davvero, giorno dopo giorno, anche quando subentrano stanchezza, stress, contesti sociali poco favorevoli o semplicemente la fatica di cambiare routine consolidate. Proprio questo training ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione, due dimensioni che spesso si influenzano reciprocamente e che possono incidere in modo significativo sulla gestione della fame e dei comportamenti alimentari.
I risultati: migliorano peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive
I dati dello studio sono descritti come un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive. È un punto decisivo perché sposta l’attenzione dall’obiettivo unico del dimagrimento a un quadro complessivo di salute: più forza e migliore composizione corporea significano un corpo che “funziona” meglio; sonno più stabile e migliore autoregolazione significano maggiore probabilità di mantenere le nuove abitudini; un profilo metabolico migliore riduce il rischio che l’obesità infantile si trasformi in un problema cronico con conseguenze in età adulta.
In prospettiva clinica, il progetto suggerisce che affrontare l’obesità infantile come una condizione complessa e multidimensionale non è solo una scelta teorica, ma una strada concretamente efficace. Nutrizione, movimento, mente e partecipazione della famiglia diventano parti integrate di un’unica cura, con strumenti anche digitali e sessioni da remoto che rendono il modello più accessibile. E soprattutto, con l’idea che intervenire presto, nel momento in cui il cervello è più “allenabile”, possa cambiare la traiettoria di salute di molti bambini, prima che la disfunzione metabolica si consolidi e diventi più difficile da correggere.
Leggi anche:


it freepik
Ufficio Stampa 


