Il numero di diagnosi di ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività) è in aumento in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, tra i pazienti di 26.000 cliniche e ospedali, le diagnosi sono aumentate del 60% tra il 2020 e il 2022. Nel Regno Unito, il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) ha raddoppiato le prescrizioni di farmaci per l’adhd tra il 2018 e il 2023.
Questa crescita è attribuita a una maggiore consapevolezza dei sintomi, specialmente nelle donne e nelle ragazze, e all’impatto di un mondo sempre più ricco di distrazioni. La fruizione dei contenuti online è spesso frammentata.
Una diagnosi tempestiva consente l’accesso a trattamenti, tra cui farmaci che spesso migliorano significativamente la qualità della vita. Tuttavia, alcuni esperti stanno mettendo in discussione la classificazione dell’ADHD come disturbo. Ne ha parlato in un articolo su The Economist, Slavea Chankova.
ADHD e la neurodiversità
Secondo un numero crescente di ricercatori, l’adhd potrebbe essere una variante della neurodiversità, ossia uno spettro di modi diversi di pensare e comportarsi considerati normali. Interventi non farmacologici, come un ambiente di supporto e strumenti personalizzati per affrontare le difficoltà quotidiane, hanno mostrato benefici per molte persone con sintomi di adhd.
La diagnosi di adhd si basa su criteri soggettivi, che includono domande su disattenzione, iperattività e impulsività, insieme alla gravità dei problemi causati dai sintomi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’adhd colpisce l’1-2% dei bambini e adolescenti britannici, mentre i criteri dell’American Psychiatric Association stimano una prevalenza tra il 3 e il 9%.
Diagnosi complesse
Le diagnosi sono complesse. Nei ragazzi, i sintomi includono spesso iperattività fisica. Nelle ragazze, invece, si manifesta con disattenzione mascherata da strategie compensatorie. La mancanza di ricerche sulle ragazze ha contribuito a una sottostima del fenomeno.
Negli adulti, l’iperattività fisica evolve in irrequietezza interna. Disattenzione e disorganizzazione si manifestano in difficoltà pratiche nella vita quotidiana. Questo può essere facilmente confuso con ansia.
Il ruolo della genetica
La ricerca non ha ancora identificato marcatori biologici definitivi per l’ADHD. Studi di imaging cerebrale e genetica non hanno trovato una causa unica per i sintomi. Tuttavia, l’adhd è ereditario e coinvolge molteplici sistemi cerebrali.
I farmaci psicostimolanti, che agiscono sui recettori della dopamina e della norepinefrina, si sono dimostrati efficaci nel migliorare la concentrazione e il controllo. Studi svedesi hanno collegato l’uso di farmaci a una riduzione della disoccupazione e degli incidenti mortali tra le persone con ADHD. Tuttavia, gli effetti collaterali, come il rischio di psicosi o problemi cardiaci, devono essere attentamente valutati.
Verso nuove soluzioni
Alcuni scienziati propongono un approccio “transdiagnostico”, che si concentra sui problemi specifici di ogni individuo senza etichettarli con una diagnosi. Questa strategia potrebbe essere più efficace nel trattare difficoltà cognitive, comportamentali ed emotive, spesso sovrapposte ad altri disturbi neurocomportamentali, come autismo e dislessia.
L’ambiente gioca un ruolo cruciale. Un contesto strutturato, con supporto e premi per i successi, migliora la vita dei bambini. Negli adulti, sintomi simili all’ADHD possono diminuire quando il lavoro e le relazioni valorizzano le loro capacità.
Un futuro più inclusivo
Gli esperti suggeriscono che scuole e luoghi di lavoro dovrebbero adattarsi per accogliere le persone con sintomi di ADHD. Soluzioni semplici, come ridurre il rumore in aula o organizzare lezioni che includano attività fisiche, possono fare la differenza.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2021/08/smartphone-bambini.jpg8001200Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2025-01-13 08:00:252025-01-23 12:17:56ADHD: diagnosi + 60%, ma il deficit dell’attenzione è davvero un disturbo?
La solitudine e l’isolamento sociale non sono solo condizioni psicologiche, ma hanno un impatto diretto sul corpo. Lo spiega Barbara Jacquelyn Sahakian, professoressa dell’Università di Cambridge, in un intervento su The Conversation. Insieme al suo team di ricerca, ha analizzato il legame tra la solitudine, l’isolamento sociale e alcune proteine presenti nel plasma umano, arrivando a scoperte che gettano luce sui processi biologici alla base di questo fenomeno.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), circa il 25% degli anziani soffre di isolamento sociale, mentre tra il 5% e il 15% degli adolescenti si sente solo. Numeri che sottolineano l’importanza della prevenzione, alla luce dei dati scientifici emersi dalla ricerca.
La scoperta: cinque proteine legate alla solitudine
Lo studio, condotto dalle Università di Cambridge e Fudan e pubblicato su Nature Human Behaviour, ha analizzato 42.062 partecipanti al progetto UK Biobank, concentrandosi su 2.920 proteine plasmatiche.
I ricercatori hanno scoperto che cinque proteine — GFRA1, ADM, FABP4, TNFRSF10A e ASGR1 — sono strettamente collegate alla solitudine e all’isolamento sociale. Queste proteine sono coinvolte in processi fondamentali come l’infiammazione e le risposte immunitarie e antivirali.
I risultati hanno mostrato che le persone che si sentono sole hanno livelli più elevati di queste proteine rispetto a chi non riporta sensazioni di solitudine. La ricerca evidenzia che la solitudine può scatenare cambiamenti biologici, aumentando il rischio di malattie gravi.
Solitudine ed effetti sulla salute
Seguendo i partecipanti per un periodo di 14 anni, il team di Sahakian ha scoperto che oltre la metà delle proteine associate alla solitudine è legata a patologie come malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, ictus e mortalità prematura.
La ricerca suggerisce che mantenere legami sociali forti potrebbe ridurre i livelli di queste proteine e migliorare la salute generale. Tuttavia, le proteine rappresentano solo una parte del quadro: altri fattori, come lo stress sociale, contribuiscono al legame tra isolamento e malattia.
Come combattere gli effetti dell’isolamento sociale
Barbara Jacquelyn Sahakian sottolinea che le interazioni sociali sono essenziali per mitigare gli effetti della solitudine. Partecipare ad attività di gruppo, come lo sport o il volontariato, può favorire la connessione e ridurre il rischio di problemi di salute.
La tecnologia offre nuove modalità per restare in contatto, ma spesso favorisce legami superficiali. Studi precedenti hanno dimostrato che le interazioni faccia a faccia, che includono comunicazione non verbale, creano connessioni più profonde rispetto a quelle mediate da dispositivi digitali.
Il ruolo dei legami sociali nella salute
Oltre a migliorare la salute mentale, le relazioni sociali hanno effetti diretti sul corpo. I legami profondi riducono lo stress, abbassano la pressione sanguigna e rafforzano il sistema immunitario. Favoriscono inoltre la salute cognitiva e la resilienza emotiva, con benefici duraturi per il benessere individuale e collettivo.
Secondo lo studio, investire nel rafforzamento delle connessioni sociali potrebbe non solo migliorare la qualità della vita, ma anche ridurre i costi associati alle malattie croniche.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG_0983.jpeg6671000Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2025-01-10 12:11:392025-01-09 06:32:55Solitudine aumenta il rischio di malattie, scoperto legame con 5 proteine
Anche se si tende a non parlare più del COVID e dei rischi che ancora comporta soprattutto per i pazienti fragili, emergono in questa fase analisi e studi su quanto accaduto e sugli strascichi rimasti fino ad oggi. In particolare, lo studio internazionale EuCARE SCHOOLS ha analizzato migliaia di studenti e insegnanti in Italia, Portogallo e Messico per comprendere meglio le conseguenze di chiusure delle scuole, didattica a distanza e altre misure di contenimento prese durante la pandemia da Covid-19. I risultati sono stati presentati nell’ambito di un recente evento all’Università IULM di Roma. Tra i risultati più significativi, anche l’efficacia del “metodo Lolli”, i test salivari per diagnosticare il virus e identificare precocemente possibili cluster.
Il progetto EuCARE nelle scuole
Il progetto EuCARE è finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon Europe, coinvolge 27 partner in 4 continenti per un totale di quasi 10 milioni di finanziamento ed è guidato dal gruppo di ricerca italiano EuResist Network sotto la guida della responsabile Francesca Incardona. Lo studio scuole, uno dei quattro studi principali del progetto, è coordinato dall’Università di Colonia e vede il coinvolgimento dello IEO di Milano, con la Prof.ssa Sara Gandini, del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università del Salento con il Prof. Pier Luigi Lopalco, dell’Università Nuova di Lisbona e dell’Ospedale JGC in Messico, oltre che dello stesso EuResist Network e dell’associazione studentesca europea OBESSU . Con l’Imperial College di Londra è stata inoltre studiata l’esitazione vaccinale nei ragazzi
2mila studenti da 16 scuole italiane per un impegno etico
L’Italia ha contribuito allo studio con la partecipazione di 16 scuole da Milano, Cremona, Lodi, Bologna, Frosinone, Salerno, Foggia e Lecce. Sono stati oltre duemila i partecipanti, tra studenti e insegnanti. L’iniziativa è nata per analizzare le penalizzazioni a cui sono state sottoposte le scuole durante il COVID, frutto di decisioni prese in assenza di forti evidenze scientifiche. EuCARE, primo grande studio randomizzato sull’epidemia da COVID-19 nelle scuole, oltre a identificare il test salivare come metodo rapido ed efficiente, ha analizzato la diffusione del virus nelle popolazioni scolastiche e l’impatto psicologico delle misure di contenimento. Per l’Italia, grazie alla collaborazione con INVALSI, sono state approfondite anche le correlazioni psicologiche e la perdita di apprendimento degli studenti legate alle chiusure. Questi risultati costituiranno un punto di riferimento per la prevenzione e la programmazione in future emergenze sanitarie.
“Lo studio dimostra che dobbiamo e possiamo tutelare la scuola anche durante un’emergenza sanitaria, garantendo il diritto all’istruzione in sicurezza ed il rispetto del diritto dei minori a che le azioni che li coinvolgono siano sempre nel loro interesse – sottolinea Francesca Incardona, coordinatrice di EuCARE – Di fronte alle difficoltà emerse nella pandemia e alla scarsa attenzione rivolta alle esigenze degli studenti, con un team composto da virologi, medici, epidemiologi e statistici abbiamo sviluppato uno studio che ha conseguito diversi obiettivi: in merito al percorso del contagio nelle scuole, ha rilevato che la chiusura non ha influito molto, in quanto la diffusione del virus era legata all’andamento della pandemia in generale; gli effetti psicosociali e didattici sugli studenti sono stati molto negativi; lo screening salivare con il Metodo Lolli si è rivelato uno strumento diagnostico efficace e poco invasivo”.
Disagio psichico in oltre il 10% degli studenti e perdita di apprendimento
“Per valutare l’impatto psicologico delle misure di prevenzione sono stati utilizzati dei questionari validati per misurare lo stato di salute mentale nei giovani, tenendo conto di aspetti emotivi, condotta a scuola, iperattività, relazioni tra compagni – evidenzia la Prof.ssa Sara Gandini – Questi aspetti sono stati analizzati per verificare la situazione psicologica dei giovani e capire come fossero stati condizionati dalle misure di prevenzione e dalle chiusure scolastiche. Si evince complessivamente un aumento dei sentimenti di tristezza e rabbia legati alla DAD, al distanziamento, alle mascherine. Tra gli studenti delle superiori, è emerso un disagio psichico a livelli di anormalità abbastanza elevati, oltre il 10%. Questo disagio aumenta al crescere dell’età e si modifica a seconda di specifiche realtà: oltre alle differenze tra i diversi Paesi, influiscono elementi come la durata del periodo di didattica a distanza e il livello socioeconomico e culturale delle famiglie. Per l’Italia abbiamo potuto constatare anche una perdita di apprendimento, che è significativa nel 2020 e 2021. Questo fenomeno è più accentuato nei ragazzi appartenenti a un livello socioeconomico meno abbiente, mentre il calo di apprendimento di riduce drasticamente nelle famiglie con un più elevato livello culturale, soprattutto della madre. Queste tendenze sono state accentuate dal fatto che l’Italia è stato il Paese con le scuole chiuse più a lungo”.
Test salivari per diagnosi rapide
Il “Lolli-Methode” è stato ideato dall’Università di Colonia e implementato in circa 3700 scuole in Germania e in 400 scuole in Messico. Non è invasivo e poco costoso. Nella prima fase i tamponi salivari di un’intera classe vengono analizzati tutti insieme con un test PCR. Se il risultato è negativo significa che non ci sono positivi; se invece è positivo, almeno uno degli alunni è positivo, così il giorno dopo si passa alla seconda fase: i tamponi salivari vengono analizzati singolarmente e vengono individuati i soggetti positivi.
“Questo studio ha permesso di trovare una maniera per garantire la frequenza a scuola in presenza di agenti patogeni pericolosi come il SARS-CoV-2 – afferma il Prof. Pierluigi Lopalco – Il metodo Lolli si esegue facilmente e rapidamente, con screening a tappeto che permettono di identificare precocemente eventuali cluster di diffusione virale e contenere i contagi. Durante la pandemia la burocrazia ha ostacolato la frequenza scolastica: anche quando sono diventati disponibili test rapidi per controlli a tappeto, per la riammissione a scuola erano necessari ulteriori passaggi, che a seconda delle diverse fasi potevano corrispondere a tamponi molecolari eseguiti presso centri specializzati e a certificazioni del pediatra, tanto che in alcuni casi le regioni hanno preferito chiudere le scuole piuttosto che intasare il sistema diagnostico. Questo progresso nella tecnologia diagnostica offre un approccio più semplice e apre nuove prospettive in futuro per favorire la frequenza scolastica. Per un’applicazione su vasta scala servirà poi una sinergia tra diverse forze: oltre alla collaborazione tra comunità scientifica e sistema sanitario, le istituzioni dovranno guidare il processo e le imprese produrre kit in quantità sufficienti”.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/09/studenti-con-mascherine_scuola.jpg469780Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-12-14 13:32:172024-12-21 13:49:56Scuole e pandemia: aumentati i disturbi psico-sociali e calato l’apprendimento
Aumenta il disagio giovanile e con esso cresce il consumo dei farmaci per la cura della depressione e per la stabilizzazione dell’umore. Nell’ultimo anno mobile (novembre 2023-ottobre 2024) sono state 49 milioni le confezioni di antidepressivi vendute per un valore di 525 milioni di euro (prezzo al pubblico). Si è registrata una crescita rispetto allo stesso periodo del 2023, in volumi del +3,2% (da 47 a 49 mln di confezioni) e a valori del +3,8% (da 506 a 525 milioni di euro). Sono soprattutto le fasce più giovani quelle dove si registrano aumenti delle vendite, pari a circa il 10% in un anno.
Lombardia, la regione con il più alto consumo di antidepressivi
“Per quanto riguarda le vendite nelle varie Regioni d’Italia – spiega Giorgio Cenciarelli, CEO di PDF – il record va alla Lombardia con 8 milioni di confezioni vendute nell’ultimo anno mobile, seguita da Toscana (poco meno di 5 mln), Emilia Romagna, Piemonte (entrambi 4 milioni) e Veneto (poco meno di 4 mln). Se parliamo invece di classi di età che utilizzano più antidepressivi, la fascia adulta 50-64 consuma oltre 11 milioni di confezioni in un anno, in aumento del 2,8%, seguita da anziani 75-84 anni (8,6 mln, +3,5%). L’aumento più rilevante però si registra nella fascia dei giovani 25-34 anni, con un +10,4% a 1,8 milioni di confezioni vendute. E anche fra i giovanissimi 15-24 anni si nota un aumento del 9,8% a 1 mln di confezioni, con in vetta alla classifica sempre la Lombardia, seguita da Lazio, Veneto e Toscana”.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/09/cropped-Dipendenza-da-smartphgone-unadolescete-al-cellulare-845x321-1.jpg853640Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-12-02 07:00:432024-12-02 04:45:02Antidepressivi: cresce uso fra i giovani: +10% nell’ultimo anno fra i 15 e i 34 anni
Nel mondo 650 milioni di ragazze e donne (1 su 5) oggi in vita hanno subito violenza sessuale da bambine, di cui oltre 370 milioni (1 su 8) hanno subito stupri o aggressioni sessuali. In contesti fragili, le ragazze corrono un rischio ancora maggiore, con una percentuale di stupri e aggressioni sessuali durante l’infanzia di poco superiore a 1 su 4. Quasi 50 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni (1 su 6) sono state vittime di violenza fisica o sessuale da parte del marito o del partner nell’ultimo anno. Circa 550 milioni di bambini (circa 1 su 4) vivono con madri vittime di violenza compiuta dai loro partner.
A Keyan activist wears “Stop Gender-Based Violence” flag during the opening ceremony of The Girl Generation in Eldoret, Kenya.
Oltre 230 milioni di bambine e donne in vita oggi hanno subito mutilazioni genitali femminili (FGM). Le stime globali aggiornate mostrano un incremento del 15% del numero totale di sopravvissute alla pratica – ovvero 30 milioni in più di ragazze e donne – rispetto ai dati rilasciati otto anni fa. I dati più elevati si riscontrano nei paesi africani, con 144 milioni di casi. I numeri sono stati ricordati dall’UNICEF in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
“La violenza contro le bambine, le ragazze e le donne si verifica nelle case, nelle scuole, nelle comunità e online. Coloro che subiscono violenza portano per la vita conseguenze gravi: ferite, infezioni sessualmente trasmissibili, problemi di salute mentale come ansia e depressione e morte. – ha dichiarato Carmela Pace, Presidente dell’UNICEF Italia. “Come UNICEF crediamo che sia necessario investire nella prevenzione, nell’educazione e nei servizi di supporto, perché solo in questo modo possiamo spezzare il ciclo della violenza e costruire un mondo in cui le bambine, le ragazze e le donne siano al sicuro“
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/11/12830_violenza-sulle-donne-e1479829284299.jpg6681000Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-11-25 08:00:472024-11-24 21:22:40Violenza contro le donne: nel mondo una su 5 ha subito violenza sessuale da bambina
I disturbi mentali stanno diventando un allarme sociale e un problema enorme di sanità pubblica. I dati sono impressionanti: depressione, ritiro sociale, rifiuto scolastico, autolesionismo, ansia, disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria, nel mondo circa 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni soffre di disturbi mentali diagnosticati. In Europa i minori che soffrono di un problema di salute mentale sono più di 11 milioni, in Italia sono circa 2 milioni.
La giornata mondiale
In occasione della giornata internazionale dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre, gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù indicano i campanelli di allarme a cui prestare attenzione e i consigli per creare un ambiente familiare che favorisca la salute mentale dei figli. «Negli ultimi 10 anni le consulenze neuropsichiatriche presso il pronto soccorso dell’Ospedale sono aumentate del 500%» racconta il professor Stefano Vicari responsabile della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù.
I numeri dei disturbi mentali
Secondo l’UNICEF nel mondo 166 milioni di adolescenti tra i 10 e i 19 anni (1 su 7) ha un disturbo mentale diagnosticato. Di questi, 89 milioni sono ragazzi e 77 milioni sono ragazze. A livello mondiale, circa la metà dei problemi di salute mentale si manifesta entro i 18 anni, nonostante molti casi rimangano non individuati e non trattati. In Europa i minori che hanno un problema di salute mentale sono 11,2 milioni (13%). Di questi, 5,9 milioni sono maschi e 5,3 femmine. L’8% degli adolescenti (15-19 anni) soffre di ansia, il 4% di depressione. Il suicidio è la seconda causa di morte (circa un decesso su sei) dopo gli incidenti stradali.
Il lavoro del Bambino Gesù di Roma
I dati della Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dicono che in Italia circa 1 minore su 5 soffre di un disturbo mentale. Si tratta di circa 2 milioni di minori. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù le consulenze neuropsichiatriche presso il pronto soccorso sono passate dalle 237 del 2013 alle 1.415 del 2023 con un picco di 1.824 nel 2021. Un aumento del 500%: da 1 consulenza ogni giorno e mezzo di media a circa 4 al giorno. Gli accessi per autolesionismo sono passati dai 25 del 2013 ai 607 del 2023.
«Quelli psichiatrici sono i disturbi più frequenti in età evolutiva. Molto di più delle malattie infettive e dei tumori – spiega il professor Stefano Vicari – Le malattie mentali rappresentano la terza causa di accesso al pronto soccorso del Bambino Gesù dopo la disidratazione e la febbre».
Campanelli d’allarme
I campanelli di allarme a cui i genitori devono prestare particolarmente attenzione sono i cambiamenti. Soprattutto quando sono repentini e prolungati nel tempo Quando un bambino o un adolescente inizia a presentare segni di malessere psicologico, questi si accompagnano infatti a dei cambiamenti emotivi e comportamentali rispetto alle normali abitudini di vita.
I cambiamenti possono riguardare il rendimento scolastico, con un repentino peggioramento, la comparsa di difficoltà nel dormire la notte, il peggioramento delle abitudini alimentari (mangiare troppo, mangiare poco, mangiare male), l’abbandono di un’attività sportiva che si praticava con soddisfazione, il ritiro sociale, irritabilità e scontrosità accentuati o un’eccessiva anedonia, cioè la difficoltà a provare piacere per e cose che prima davano piacere. «Ovviamente tutti gli adolescenti di tanto in tanto presentano queste modalità di comportamento – chiarisce Vicari – Ma quando questi atteggiamenti diventano quotidiani, rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abitudinario e durano settimane o mesi, allora è bene chiedere aiuto»
Quando il fisico ci parla
I campanelli di allarme non sono però solo quelli comportamentali. Possono essere anche fisici. È il caso dell’autolesionismo, un fenomeno in grande crescita, soprattutto tra i giovani adolescenti (13-14 anni). Anche il repentino ed eccessivo aumento o perdita di peso può essere un segnale che nasconde un disturbo del comportamento alimentare. È quindi importante prestare attenzione al corpo dei propri figli, osservarli. «A volte i genitori per pudore o rispetto della privacy dei propri figli evitano di farlo – spiega Vicari – I figli hanno bisogno di essere controllati. È il ruolo dei genitori. La relazione genitore-figlio non è una relazione tra amici, ma tra chi è adulto e chi no, tra chi deve educare e chi deve essere educato».
Cosa fare
Il primo suggerimento è esserci. È importante sia la qualità che la quantità del tempo passato coi propri figli. È importante trovare il tempo anche per stare in silenzio insieme a loro. Non è necessario dirgli costantemente cosa fare e non fare. L’esempio è molto più importante. È importante ascoltarli e vedere cosa fanno. «Per farlo è necessario trovare il tempo – spiega Vicari – È fondamentale garantire una presenza fisica accanto ai propri figli. Altrimenti la comunicazione rischia di diventare prevalentemente funzionale e direttiva: “Lavati, studia, metti in ordine, hai preparato la borsa?”. Il messaggio che deve passare ai figli è semplice: “Se hai bisogno, io sono qui”».
Il ruolo della famiglia
Un altro aspetto centrale per creare un ambiente ottimale per i figli è quello di metterli in condizione di costruire relazioni, anche dentro la famiglia. Uno studio che riguarda i minori che sono riusciti ad affrontare meglio il distanziamento sociale e le restrizioni durante il Covid 19 ha dimostrato l’importanza di vivere in una famiglia numerosa, in cui si parla e si gioca, di leggere e fare attività fisica. «Il benessere mentale si costruisce insieme al benessere fisico e cognitivo, coltivando cioè conoscenza e sapere, giocando – continua Vicari – Il segreto è stare coi propri figli e divertirsi standoci. Non viverla come una condanna, come se stare con loro fosse tempo sottratto ai propri interessi».
Lasciare che il bambino si annoi: la noia non è un elemento negativo. Anzi. Nella vita di tutti i giorni avere del tempo a disposizione per non fare nulla vuol dire favorire la creatività, la fantasia. Immaginare delle cose che nel tempo fittamente organizzato che i figli hanno si fa fatica a trovare. «La creatività nasce da questo, dall’avere un bastoncino in mano e immaginare che sia un’astronave per esplorare i pianeti».
Impedire l’accesso ai farmaci tenuti in casa. Negli adolescenti il suicidio è la seconda causa di morte. L’ingestione incongrua dei farmaci è infatti il metodo più utilizzato. È quindi fondamentale che i farmaci presenti in casa non siano facilmente raggiungibili tenendoli chiusi a chiave.
Limitare l’accesso ai dispositivi elettronici (computer, smartphone, ecc.) e ai social è un altro elemento che aiuta a prevenire l’insorgenza di possibili problemi psichiatrici. Le dipendenze hanno infatti un ruolo determinante sull’aumento delle patologie psichiatriche. Tutti i tipi di dipendenze, sia quelle da stupefacenti – «i bambini oggi iniziano ad usare i cannabinoidi già dalla scuola secondaria di primo grado» racconta Vicari – sia quelle da gioco da azzardo – «circa 1 minore su 3 frequenta le sale scommesse ho gioca al gratta e vinci».
La dipendenza da dispositivi elettronici e da internet ha effetti negativi sul cervello, si attivano le stesse aree che si attivano con una dipendenza da sostanze chimiche. «Nel 2013 crollano i prezzi dei telefonini che diventano più accessibili per tutti – spiega Vicari – I bambini hanno ormai un accesso, spesso senza controllo, a uno strumento fantastico, ma che nasconde grandi insidie. Oggi i minori accedono a molte informazioni, di ogni tipo, tramite internet. A cui di fatto viene delegata, anche inconsapevolmente, una parte della funzione educante che dovrebbe invece essere dei genitori e della scuola».
Quando i genitori riscontrano alcuni dei campanelli di allarme che potrebbero indicare la presenza di un problema neuropsichiatrico è importante chiedere aiuto. «La cosa importante da sottolineare è che se ne esce – conclude Vicari – Per questo invitiamo i genitori a prestare attenzione ai segnali rivelatori. Ancora oggi esiste un grande stigma, culturale e sociale, a parlare apertamente di disturbi psichiatrici. È invece importante parlarne e chiedere aiuto perché rivolgendosi a chi se ne occupa si può guarire».
Si è celebrata nei giorni scorsi la giornata mondiale del diabete. Uno studio pubblicato su Diabetes Care ha indagato l’impatto dello stigma sulle persone con diabete e gli effetti negativi sul benessere psicologico e comportamentale. Riccardo Candido, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD) sfata i falsi miti e i pregiudizi legati alla patologia.
Multi-Ethnic Group Of Diverse People Holding Letters That Form Diabetes
Pregiudizi e gestione del diabete
Candido: “Oggi il problema non è solo la malattia, ma i pregiudizi che la circondano e credere che chi ha il diabete debba limitarsi e condurre una vita diversa rispetto agli altri è un errore dannoso. Le ricerche ci mostrano chiaramente che lo stigma può portare ad un controllo non adeguato dei livelli di glicemia, a disordini alimentari e a un peggioramento della qualità della vita. Sono conseguenze che possiamo e dobbiamo prevenire, diffondendo una corretta informazione. I pregiudizi è il primo passo per migliorare la consapevolezza e la comprensione di una condizione che riguarda milioni di persone in tutto il mondo”.
Gestire al meglio il diabete ed evitare complicanze. I suggerimenti
Candido: “Grazie alle attuali conoscenze e ai progressi nella gestione della malattia, molte di queste credenze non solo sono false, ma rischiano anche di peggiorare il benessere psicologico e la qualità di vita delle persone che convivono con questa condizione. È fondamentale che la popolazione capisca che il diabete non impedisce di condurre una vita piena e sana e di coltivare i propri sogni. Con una dieta equilibrata, il supporto della tecnologia e un’adeguata gestione della terapia, le persone con diabete possono evitare complicanze gravi e godere di una buona qualità di vita. La tecnologia oggi ci offre strumenti avanzati per monitorare e gestire il diabete in modo discreto ed efficace, permettendo alle persone di vivere senza compromessi”.
La campagna sui falsi miti di Theras, ironizza su alcuni pregiudizi. Ecco un elenco, con il commento dello specialista
‘Chi ha il diabete non può mangiare dolci’. Candido: “È falso perché le persone con diabete possono mangiare dolci, gestendo carboidrati e insulina”.
‘Il diabete colpisce solo gli anziani’. Candido: “È falso perché il diabete può insorgere a qualsiasi età, inclusi bambini e giovani”.
’Chi ha il diabete non può fare sport’. Candido: “È falso perché l’attività fisica è altamente raccomandata, con una gestione adeguata.
’Il diabete è causato solo dallo zucchero’. Candido: “È falso perché molti fattori, inclusi genetica e stile di vita, concorrono allo sviluppo del diabete”.
‘Le persone con diabete devono evitare tutti i carboidrati’. Candido: “È falso perché i carboidrati complessi sono parte di una dieta equilibrata per chi ha il diabete”.
’Chi ha il diabete deve seguire una dieta speciale’. Candido: “È falso perché una dieta sana ed equilibrata è sufficiente per la gestione del diabete”.
’Il diabete è solo ereditario’. Candido: “È falso perché la genetica è un fattore, ma il diabete può svilupparsi anche senza una storia familiare”.
’Le persone con diabete devono mangiare solo cibi specifici’. Candido: “È falso perché una alimentazione sana è indicata per chiunque, inclusi i pazienti con diabete”.
’Chi ha il diabete è sempre malato o debole’. Candido: “È falso perché con una buona gestione, le persone con diabete conducono una vita attiva e sana”.
‘Il diabete porta inevitabilmente a complicanze gravi’. Candido: “È falso perché con un controllo adeguato, molte persone convivono con il diabete senza complicanze”.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/11/IMG_6385.jpeg7591290Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-11-18 07:14:592024-11-19 11:46:02Diabete: il presidente dei Medici Diabetologi sfata pregiudizi e falsi miti
Al via la seconda fase di “One Health: i tanti volti della sostenibilità”, il progetto di educazione civica digitale dedicata agli insegnanti e agli studenti dai 13 ai 18 anni, che ha l’obiettivo di educare a una maggiore consapevolezza sulla correlazione tra salute, cambiamenti climatici, stili di vita sostenibili, innovazione e inclusione sociale.
Il progetto promosso e ideato da Medtronic, è in collaborazione con ALTIS Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’associazione LEADS – Donne Leader in Sanità, Cittadinanzattiva e Civicamente, società benefit che ha creato la piattaforma educazionedigitale.it, riconosciuta quale ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per la formazione del personale della scuola, con esperti in sociologia, pedagogia e comunicazione digitale, specializzati in progetti educativi per scuole e società.
Dal mese di ottobre gli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori italiane possono accedere gratuitamente a risorse didattiche per approfondire con le loro classi il percorso formativo iniziato a febbraio dello scorso anno, includendo due nuovi focus: “Salute e Innovazione” e “Diversità e Inclusione” oltre a un format “Prima della lezione” che aiuta i docenti a collegare i contenuti del modulo “Salute e Ambiente” al programma curricolare.
Parità di genere e importanza della diversità
I due nuovi moduli mirano a sensibilizzare gli studenti sulla parità di genere e sull’importanza della diversità, evidenziando come una maggiore inclusione possa stimolare l’innovazione, nuove soluzioni anche nel settore sanitario e lavorativo più in generale. L’obiettivo è portare un contributo concreto alle nuove generazioni, affinché possano prendere in futuro scelte consapevoli che abbiano un impatto positivo sulla loro salute e sulla società.
Nella prima fase, avviata lo scorso febbraio, sono state affrontate tematiche importanti attraverso i moduli “Salute & ambiente”, “Stili di vita sostenibili”. Da quest’anno sono disponibili anche i nuovi contenuti “Salute e Innovazione” e “Diversità e Inclusione”. Ogni modulo didattico riserva agli insegnanti iscritti strumenti multimediali e approfondimenti loro dedicati, ideati per promuovere l’apprendimento attivo e la rielaborazione critica dei contenuti. Inoltre, ad esclusivo uso degli insegnanti, sono fruibili due guide didattiche e una scheda per i collegamenti curriculari al fine di rendere il percorso più integrato possibile con le altre materie di insegnamento.
“Il World Economic Forum nel 2021 ha posto l’Italia al 63° posto a livello mondiale per la parità di genere in ambito salute e istruzione politica. Inoltre, una recente ricerca Deloitte ha sottolineato che la diversità culturale determina un incremento dell’innovazione del 20%. Questi sono concetti cardine per cui all’interno di questo progetto abbiamo voluto porre l’accento sulla diversità e sull’inclusione” spiega Paola Testori Coggi, Vicepresidente LEADS – Donne Leader in Sanità Onlus.
“Siamo convinti che conoscenza e consapevolezza siano essenziali per promuovere il cambiamento sostenibile e che l’innovazione, così come il dialogo e l’alleanza intergenerazionale, siano leve imprescindibili per trovare soluzioni condivise e concrete a problemi complessi assicurandoci, quindi, un futuro più responsabile” – afferma AlessiaCoeli, General Manager di ALTIS.
“Con il progetto ‘One Health’, vogliamo supportare le nuove generazioni alla conoscenza e consapevolezza di quanto la sostenibilità, nelle diverse sfaccettature, è chiave per la salute umana, del pianeta e il futuro di tutti e tutte – afferma Elena Busetto, Corporate Sustainability Program Manager Medtronic.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/09/140950475-883e34cd-5cbc-47b1-89d3-59d556b6d0a4.jpg315560Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-11-08 06:54:382024-11-19 11:51:57A scuola di “One Health”, riparte il progetto di educazione civica digitale per insegnanti e ragazzi
Nel mondo 1 adolescente su 7 soffre di disturbi mentali. Lo ha ricordato l’UNICEF in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale (oggi 10 ottobre). Circa la metà (48%) di tutti i problemi di salute mentale a livello globale si manifesta entro i 18 anni, eppure molti casi rimangono non individuati e non trattati.
I dati
11,2 milioni circa di bambini e giovani entro i 19 anni (5,9 milioni i maschi e 5,3 milioni le femmine) nell’Unione Europea (ovvero il 13%) soffrono di un problema di salute mentale. Tra i 15 e i 19 anni, circa l’8% dei ragazzi soffre di ansia e il 4% di depressione. Sono i numeri del recente rapporto dell’UNICEF “Child and adolescent mental health – The State of Children in the European Union 2024”.
Il suicidio è la seconda causa di morte (dopo gli incidenti stradali) tra i giovani dai 15 ai 19 anni nell’Unione Europea. Nel 2020, circa 931 giovani sono morti per suicidio nell’UE (circa 18 vite perse a settimana). Il 70% circa dei giovani tra i 15 e i 19 anni nell’UE che muoiono per suicidio sono maschi.
In Italia, in giovani nella stessa fascia di età che hanno perso la vita intenzionalmente tra il 2011 e il 2020, il 43% erano ragazzi e circa il 36% ragazze.
Giornata mondiale della Salute Mentale
L’UNICEF Italia dedica quest’anno la giornata al tema dell’eco-ansia o ansia climatica – termini con cui si intende l’ansia o la preoccupazione per le minacce ecologiche che il pianeta subisce. Secondo dati ISTAT in Italia il 70,3% dei giovani tra i 14 e i 19 anni si dice preoccupato per i cambiamenti climatici. Gli under18 sperimentano quotidianamente gli effetti dei cambiamenti climatici sulle loro vite e questo sta avendo un impatto sulla loro salute mentale.
L’UNICEF mette in evidenza come siano necessarie nuove ricerche e studi per produrre dati di qualità su come il clima ha un impatto sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, affinché possano essere articolate misure di prevenzione e protezione solide, eque ed inclusive.
Le iniziative
Per sensibilizzare sul tema l’UNICEF Italia e l’Agenzia Creativa BONFIRE, con il supporto di Greencome, hanno raccolto in un video una serie di testimonianze di giovani che hanno vissuto episodi di eco-ansia. I loro racconti sono letti su un palco da persone adulte, che a partire dalla loro esperienza di genitori riflettono su queste nuove paure della Generazione Z. Maria Beatrice Alonzi, divulgatrice e scrittrice esperta di analisi comportamentale e comunicazione non verbale, aiuta a riflettere sulle considerazioni ed emozioni emerse per capire come poter riconoscere e affrontare l’ansia dei più giovani.
L’UNICEF sarà presente al Sabir, Festival diffuso delle culture mediterranee, in calendario dal 10 al 13 ottobre presso Città dell’Altra Economia a Roma, con diversi appuntamenti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/11/13112_lonely-1466900_1280.jpg8521280Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-10-10 07:10:072024-10-10 01:37:49Salute mentale: un adolescente su 7 ha un disturbo nel mondo, i segnali si manifestano entro i 18 anni
I sintomi possono essere confusi con quelli dell’astigmatismo, ma la diagnosi precoce del cheratocono rimane fondamentale. La patologia si manifesta soprattutto nella prima adolescenza (13-14 anni) e l’unico trattamento in grado di arrestarne la progressione è il cross linking corneale.
Cheratocono, patologia cronica e progressiva
Può essere confuso con l’astigmatismo poiché porta sintomi simili – come visione sfocata o distorta -,eppure il cheratocono è un disturbo degenerativo della cornea classificato come malattia rara oculare che colpisce ogni anno circa cinquanta persone ogni centomila.
Generalmente diffuso nelle aree del bacino del Mediterraneo, in Italia in quelle tirreniche in particolare, il cheratocono “è una patologia cronica ad andamento progressivo, che si manifesta con la perdita di rigidità e resistenza della cornea tanto da deformarsi ed assumere la forma di un cono” – spiega il dott. Domenico Schiano, Responsabile Unità Segmento Anteriore della Fondazione Bietti, unico IRCCS in Italia dedicato all’oftalmologia e sostenuto da Fondazione Roma”.
”Ciò porta i soggetti con cheratocono ad avere un peggioramento della vista con sintomi simili a quelli dell’astigmatismo, come visione sfocata o distorta – prosegue il dottore. Il difetto visivo generato inizialmente si può correggere con occhiali o lenti a contatto ma il problema fondamentale del cheratocono è che, con il progredire della malattia, si assiste a un assottigliamento e a un progressivo incurvamento della cornea. Di conseguenza i difetti refrattivi non sono più correggibili e la situazione può diventare pericolosa.”
Dott. Domenico Schiano
Arrivati, dunque, ad uno stadio avanzato della patologia, laddove non si tolleri più l’utilizzo delle lenti a contatto, l’unica soluzione diventa quella di eseguire un trapianto di cornea lamellare, con tutte le conseguenze e i rischi che ciò può comportare.
Cos’è il cross linking corneale
Un approccio in grado di stabilizzare questo difetto degenerativo della cornea e fermarne la progressione della malattia è il cross linking corneale. “Un trattamento parachirurgico – spiega il dott. Schiano – attraverso il quale la cornea viene “bagnata” da una vitamina, la riboflavina – che la cornea stessa va ad assorbire – e poi trattata con una luce ultravioletta. Tecnicamente, l’obiettivo è quello di aumentare i legami della matrice extracellulare della cornea, causando così un rinforzo del tessuto corneale e quindi una maggior resistenza alla tendenza allo sfiancamento – precisa Schiano.
”In questo modo si ottiene la stabilizzazione della patologia nella maggior parte dei casi. Considerando l’efficacia si questo trattamento la questione fondamentale rimane la diagnosi precoce di cheratocono. Infatti, quanto più la diagnosi ed il trattamento avverranno precocemente quanto più il paziente conserverà una qualità della visione migliore”. La diagnosi avviene attraverso la tomografia corneale che studia curvatura, elevazione e spessore della cornea a più livelli e riesce a individuare la patologia ancor prima della comparsa dei primi sintomi.
“Di fatto non esiste una prevenzione per il cheratocono se non quella di eseguire delle regolari visite oculistiche, soprattutto durante l’età dello sviluppo, quando esiste familiarità per la malattia e quando sussistano sintomi quale visione sfocata. Visite che devono però essere complete della tomografia corneale e altri esami eventuali esami di approfondimento – fa presente Schiano. Una volta eseguita la diagnosi precoce è possibile eseguire un trattamento nelle fasi iniziali”. Da gennaio 2025, il cross linking sarà un intervento che potrà essere eseguito in sede alla Fondazione Bietti (Ospedale Britannico di Roma) anche in regime di convenzione con il SNN.
Infine, “oltre alla normale pratica clinica stiamo portando avanti studi sulle differenti tecniche di esecuzione di cross linking corneale. Infatti, oltre alla tecnica classica ne esistono altre, ad esempio quella trans-epiteliale che non prevede la rimozione dell’epitelio. Inoltre, grazie alla collaborazione con la start-up Regensight, stiamo indagando su tecniche di misurazione intraoperatorie del quantitativo di riboflavina assorbito dalla cornea, in modo da stabilire quando si raggiunge un assorbimento ottimale allo scopo di effettuare un trattamento personalizzato sul paziente” conclude il Responsabile Unità di Ricerca Segmento Anteriore della Fondazione Bietti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/10/021eb080-7b3e-4ec8-8dec-eefe48d7e3f7.jpeg13622048Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2024-10-04 15:15:242024-10-04 15:15:17Cheratocono, i sintomi della malattia che fa assottigliare la cornea e può essere confusa con l’astigmatismo
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