Salute del cuore: rischi cardiovascolari e prevenzione, cosa sapere
Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nel mondo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2022 hanno provocato circa 19,8 milioni di decessi, pari a quasi un terzo di tutte le morti registrate a livello globale. Infarto e ictus rappresentano la quota maggiore di questi eventi. Eppure, una parte importante del rischio cardiovascolare può essere ridotta intervenendo sui fattori modificabili e individuando precocemente quelli che spesso non danno alcun sintomo.
Il rischio cardiovascolare nasce dalla somma di più fattori
Non esiste quasi mai una singola causa alla base di un infarto o di un ictus. Il rischio aumenta progressivamente quando si sommano ipertensione, colesterolo elevato, diabete, sovrappeso, fumo e sedentarietà.
Alcuni elementi, come età e familiarità, non possono essere modificati. Su molti altri, invece, è possibile intervenire. La pressione arteriosa elevata riveste un ruolo particolarmente importante perché può danneggiare progressivamente le arterie senza provocare disturbi evidenti.
Lo stesso vale per il colesterolo LDL: valori elevati favoriscono nel tempo la formazione delle placche aterosclerotiche che restringono le arterie e possono determinare eventi cardiovascolari acuti.
Per questo la prevenzione non dovrebbe iniziare quando compare un sintomo, ma attraverso una valutazione complessiva del rischio individuale, considerando età, pressione, colesterolo, abitudine al fumo e presenza di altre patologie. Le linee guida europee utilizzano anche strumenti come SCORE2 per stimare il rischio di eventi cardiovascolari nei successivi dieci anni.
Fumo, sedentarietà e alimentazione: i rischi modificabili
Il fumo è uno dei principali nemici del sistema cardiovascolare. Favorisce il danneggiamento delle pareti dei vasi, aumenta la probabilità di formazione di coaguli e accelera i processi aterosclerotici. Smettere di fumare rappresenta quindi uno degli interventi più efficaci per ridurre il rischio.
Un ruolo altrettanto importante è svolto dall’attività fisica. Le raccomandazioni europee indicano per gli adulti 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività intensa. Anche quantità inferiori di movimento sono comunque preferibili alla completa sedentarietà.
L’alimentazione rappresenta un altro pilastro della prevenzione. Un modello vicino alla dieta mediterranea, ricco di verdure, frutta, legumi, cereali integrali, pesce e grassi insaturi come l’olio extravergine di oliva, è associato a una migliore protezione cardiovascolare. Andrebbero invece limitati sale, zuccheri aggiunti, grassi saturi e alimenti eccessivamente processati.
Controllare pressione, colesterolo e glicemia
Uno degli errori più comuni è aspettare la comparsa dei sintomi prima di effettuare controlli. I principali fattori di rischio cardiovascolare possono invece restare silenziosi per anni.
Misurare periodicamente la pressione arteriosa, controllare colesterolo e trigliceridi e verificare i livelli di glicemia consente di individuare precocemente condizioni che possono essere corrette attraverso modifiche dello stile di vita e, quando necessario, terapie farmacologiche.
Particolare attenzione deve essere riservata alle persone con diabete, malattia renale cronica o precedenti eventi cardiovascolari, nelle quali il rischio di ulteriori complicanze può essere significativamente più elevato.
Anche sonno, stress e ambiente contano
La salute cardiovascolare non dipende soltanto da alimentazione ed esercizio fisico. Anche le condizioni sociali, lo stress cronico e alcuni fattori ambientali possono contribuire al rischio complessivo.
L’inquinamento atmosferico, in particolare, viene oggi riconosciuto dall’Oms tra i fattori ambientali associati alle malattie cardiovascolari. La prevenzione deve quindi essere considerata non soltanto come responsabilità individuale, ma anche come obiettivo di salute pubblica.
Prevenire prima che il cuore presenti il conto
Proteggere il cuore significa soprattutto conoscere il proprio rischio. Non è necessario aspettare un campanello d’allarme: pressione alta, diabete e colesterolo possono avanzare senza sintomi e manifestarsi per la prima volta attraverso un evento serio.
Ridurre il peso quando necessario, muoversi con regolarità, non fumare, seguire un’alimentazione equilibrata e controllare periodicamente i principali parametri cardiovascolari rappresentano quindi gli strumenti più efficaci per costruire una prevenzione di lungo periodo. La vera sfida è passare da una medicina che interviene sull’infarto o sull’ictus a una strategia capace di ridurre la probabilità che questi eventi si verifichino.
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