Influenza, per il cambiamento climatico serve una nuova campagna vaccinale
La campagna antinfluenzale sta per cominciare, ma la stagione dei virus respiratori potrebbe non seguire i tempi a cui siamo abituati. Con l’avvicinarsi di ottobre, la FIMMG chiede al Ministero della Salute e alle Regioni di tenere conto delle proiezioni climatiche e di garantire ai medici dati aggiornati sulla circolazione dei virus. L’obiettivo è semplice: iniziare a vaccinare senza ritardi e mantenere la capacità di rispondere anche se l’epidemia dovesse svilupparsi più avanti.
«Le proiezioni stagionali, condizionate da El Niño e dal più generale mutamento del clima, indicano un autunno e un inverno potenzialmente molto più caldi della norma», osserva Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della FIMMG. Da qui l’ipotesi di una curva epidemica «più bassa, più lenta o spostata in avanti». È uno scenario da monitorare, non una previsione certa: le temperature influenzano la diffusione dei virus respiratori, ma contano anche l’umidità, il tempo trascorso in ambienti chiusi, i contatti tra le persone e le caratteristiche dei virus in circolazione.
Il rischio di aspettare perché «fa ancora caldo»
Il primo effetto di un autunno mite potrebbe riguardare la percezione del rischio. Se ottobre e novembre sembrano ancora lontani dall’inverno, alcune persone potrebbero rimandare il vaccino. Per Scotti, sarebbe un errore: «Con temperature miti a ottobre e novembre, molti cittadini rischiano di percepire l’influenza come lontana e di rinviare la vaccinazione».
La possibilità che il picco arrivi tardi non è un motivo per aspettarlo prima di vaccinarsi. Il vaccino richiede tempo per offrire protezione, soprattutto alle persone più esposte alle complicanze. La sfida è dunque doppia: convincere i cittadini a non rimandare e assicurare che chi si presenta più avanti nella stagione trovi ancora un’offerta vaccinale accessibile.
Qui il cambiamento climatico pone una domanda concreta alla sanità pubblica. Se il calendario delle stagioni diventa meno prevedibile, anche la comunicazione deve evitare di associare la prevenzione soltanto ai primi freddi. Il messaggio da far arrivare alle famiglie è che un ottobre caldo non rende l’influenza meno importante.
I dati necessari per seguire la stagione
Per adattare la risposta serve sapere che cosa sta accadendo sul territorio. La FIMMG chiede che i dati epidemiologici e virologici di RespiVirNet siano disponibili con tempestività fin dall’avvio della sorveglianza stagionale. Il sistema permette di osservare l’andamento delle infezioni respiratorie acute e di individuare i virus rilevati nei campioni analizzati, dall’influenza al virus respiratorio sinciziale e al SARS-CoV-2.
«Chiediamo che chi vaccina e chi cura sul territorio abbia le stesse informazioni di chi programma», afferma Scotti. I bollettini possono aiutare a riconoscere un aumento della circolazione virale, a orientare gli inviti alla vaccinazione e a preparare i servizi. Non sostituiscono, però, la valutazione clinica o gli eventuali test necessari per capire quale infezione abbia un singolo paziente: sintomi simili possono avere cause diverse.
Vaccini disponibili anche se l’ondata arriva tardi
La FIMMG propone di garantire la continuità della campagna almeno per tutto gennaio 2027 qualora i dati mostrino una circolazione influenzale ritardata o prolungata. Le indicazioni nazionali già prevedono che la vaccinazione possa essere offerta durante l’intera stagione influenzale. Il punto, quindi, è rendere effettiva questa possibilità: dosi disponibili, appuntamenti e informazione ai cittadini anche dopo le settimane in cui si concentra abitualmente la maggior parte delle somministrazioni.
Il sindacato chiede inoltre di coinvolgere i medici di famiglia nella lettura dei dati e nelle decisioni sull’andamento della campagna. Sono loro a incontrare ogni giorno persone anziane, pazienti con malattie croniche e cittadini che esitano a vaccinarsi. Possono contribuire sia a promuovere la prevenzione per tempo, sia a intercettare chi non l’ha ancora fatta quando la stagione è già iniziata.
«Il clima cambia e i virus con lui. Serve una strategia che sappia leggere la stagione in tempo reale e adattarsi, nell’ottica di un approccio One Health», conclude Scotti. Il clima, da solo, non dirà quando arriverà il prossimo picco influenzale. È una ragione in più per affiancare alle previsioni una sorveglianza tempestiva e una campagna pronta a seguire ciò che accade davvero.
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