L’assunzione di acido folico prima del concepimento e nelle prime settimane di gravidanza è da tempo raccomandata per ridurre il rischio di difetti del tubo neurale nel feto. Negli ultimi anni, inoltre, diversi studi hanno osservato una possibile associazione tra l’assunzione materna di folati e un minore rischio di disturbi dello spettro autistico (ASD) nei bambini. Si tratta di un ambito di ricerca ancora aperto, nel quale è importante distinguere ciò che è già consolidato dalle ipotesi che devono essere ulteriormente verificate.
Acido folico: perché è importante in gravidanza
L’acido folico è la forma sintetica della vitamina B9, mentre i folati sono le forme naturalmente presenti negli alimenti. Queste sostanze partecipano a processi fondamentali come la sintesi del DNA e la divisione cellulare e sono particolarmente importanti durante le prime fasi dello sviluppo embrionale.
Per questo motivo, alle donne che programmano una gravidanza viene generalmente raccomandata l’assunzione di 400 microgrammi di acido folico al giorno, iniziando almeno un mese prima del concepimento e proseguendo per il primo trimestre, salvo diverse indicazioni mediche. L’obiettivo consolidato di questa supplementazione è soprattutto la prevenzione dei difetti del tubo neurale.
Cosa c’entra con l’autismo?
Il possibile rapporto tra folati e disturbi dello spettro autistico è stato studiato attraverso diverse ricerche epidemiologiche. Già nel 2013, uno studio condotto nell’ambito della coorte norvegese Mother and Child Cohort Study, su oltre 85 mila bambini, aveva osservato che l’assunzione materna di acido folico nel periodo compreso tra quattro settimane prima del concepimento e otto settimane dopo era associata a una minore probabilità di disturbo autistico.
Lo studio aveva rilevato una riduzione relativa del rischio di circa il 40%. Il dato, tuttavia, proveniva da uno studio osservazionale e quindi non dimostrava che fosse proprio l’acido folico a determinare la riduzione del rischio.
Successive ricerche hanno continuato a esaminare il possibile legame tra esposizione materna ai folati e sviluppo neurologico. Nel complesso, i risultati suggeriscono un’associazione, ma non consentono ancora di stabilire con certezza un rapporto di causa-effetto. Altri fattori legati alla salute e allo stile di vita materno possono infatti essere associati sia all’assunzione di integratori sia agli esiti della gravidanza.
E l’acido folinico?
Più recentemente, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata anche sull’acido folinico, una forma di folato utilizzata dall’organismo attraverso vie metaboliche differenti rispetto all’acido folico.
Nel 2026 è stato pubblicato uno studio pilota che ha esaminato il possibile ruolo dell’acido folinico in donne in gravidanza positive agli autoanticorpi contro il recettore alfa dei folati (FRAA). Questi autoanticorpi potrebbero interferire con il trasporto dei folati e, secondo l’ipotesi studiata dai ricercatori, avere un ruolo nello sviluppo neurologico del feto.
Lo studio ha osservato risultati interessanti nei bambini esposti all’acido folinico, ma il numero di partecipanti era molto ridotto. Per questo motivo gli stessi autori sottolineano la necessità di studi più ampi prima di poter trarre conclusioni definitive.
È quindi importante non confondere le due evidenze: gli studi che hanno osservato una possibile associazione tra supplementazione materna e autismo riguardano principalmente l’acido folico, mentre le ricerche sull’acido folinico rappresentano un filone più recente e ancora preliminare.
Cosa sappiamo oggi
Le evidenze disponibili non permettono di affermare che l’assunzione di acido folico o acido folinico possa prevenire l’autismo. Esistono tuttavia dati che rendono interessante il rapporto tra metabolismo dei folati durante la gravidanza e sviluppo neurologico del bambino, e la ricerca sta cercando di chiarire quali meccanismi possano essere coinvolti.
Per le future mamme, la raccomandazione consolidata rimane quella di assumere acido folico nel periodo precedente al concepimento e nelle prime settimane di gravidanza, secondo le indicazioni del proprio medico. Non è invece indicato assumere autonomamente acido folinico o modificare il dosaggio dell’integrazione con l’obiettivo di prevenire l’autismo.
La ricerca prosegue per comprendere meglio il possibile ruolo dei folati nello sviluppo neurologico. Per ora, però, l’interesse scientifico per questo legame non equivale alla dimostrazione di una strategia preventiva contro i disturbi dello spettro autistico.


