I diritti delle persone con disabilità devono essere garantiti non soltanto sul piano teorico, ma soprattutto nella vita concreta di ogni giorno. È questo il messaggio più forte emerso a margine della presentazione in Parlamento della prima Relazione annuale dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, relativa all’attività svolta nel 2025.
A esprimerlo con parole nette è stato il giovane salernitano Aniello Capuano, Alfiere della Repubblica, che ha richiamato l’attenzione su un punto essenziale: il divario ancora esistente tra il riconoscimento formale dei diritti e la loro effettiva applicazione.
Capuano ha raccontato la propria esperienza personale, anche in ambito scolastico, sottolineando di essersi ritenuto fortunato per aver incontrato docenti e istituzioni scolastiche che hanno davvero creduto nel valore dell’inclusione. Ma, accanto a queste esperienze positive, ha ricordato come esistano ancora oggi molte realtà nelle quali l’inclusione scolastica viene vissuta soltanto come un adempimento formale. Un limite che, insieme alla necessità di alleggerire numerosi passaggi burocratici, rappresenta uno dei terreni sui quali è necessario intervenire con maggiore decisione.
La prima Relazione annuale del Garante
È proprio nella direzione indicata dalla testimonianza di Aniello Capuano che si muove l’attività dell’Autorità Garante, istituita per rafforzare la tutela dei diritti delle persone con disabilità. La Relazione presentata costituisce il primo bilancio pubblico dell’Autorità e mette al centro un concetto preciso, già richiamato dal titolo del documento: il passaggio “dalla garanzia formale alla tutela effettiva dei diritti delle persone con disabilità”.
Non si tratta soltanto di una formula, ma di un’impostazione che punta a cambiare il modo in cui le istituzioni affrontano il tema della disabilità. La questione, infatti, non riguarda solo l’esistenza delle norme, ma la loro capacità di incidere davvero sulla qualità della vita delle persone, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle università, negli ospedali, nei trasporti e in tutti quei contesti nei quali l’accessibilità e l’inclusione non possono restare obiettivi astratti.
Una cerimonia dal forte valore simbolico
La mattinata di presentazione si è aperta con un momento di forte valore istituzionale e simbolico: l’esecuzione dell’inno di Mameli affidata al tenore Francesco Grollo, accompagnato al pianoforte dal Maestro Antonio Camponogara, con il coro in Lingua dei Segni Italiana dell’Istituto Statale di Istruzione Specializzata per Sordi “A. Magarotto” di Roma. Un avvio che ha voluto dare immediatamente un segnale chiaro, mettendo al centro il principio della partecipazione piena e accessibile.
Successivamente sono stati letti il messaggio del Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, e la testimonianza dello stesso Aniello Capuano. Due interventi che hanno contribuito a definire il quadro valoriale e umano dentro il quale si inserisce l’azione dell’Autorità. Non soltanto un organismo tecnico o giuridico, dunque, ma una presenza istituzionale chiamata a dare voce a bisogni reali, spesso troppo a lungo rimasti ai margini del dibattito pubblico.
Oltre 1.300 segnalazioni nel primo anno di attività
A illustrare i contenuti principali della Relazione è stato il Presidente del Collegio dell’Autorità Garante, l’avvocato Maurizio Borgo, che ha tracciato un primo bilancio delle attività svolte nel corso del 2025. In questo primo anno l’Autorità ha preso in carico oltre 1.300 segnalazioni. Un dato significativo, che racconta da solo quanto fosse avvertita la necessità di un organismo capace di raccogliere, leggere e affrontare le criticità vissute dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie.
Gran parte delle segnalazioni ha riguardato soprattutto il mondo della scuola, con particolare riferimento a situazioni di mancata inclusione oppure di interruzione dei percorsi educativi e terapeutici. È da queste situazioni che sono nate le prime raccomandazioni dell’Autorità, orientate a garantire il diritto allo studio e la continuità dei percorsi per gli studenti con disabilità. Un tema, quello della continuità, che resta centrale: senza stabilità, infatti, anche gli interventi più importanti rischiano di perdere efficacia.
Il ruolo del Garante tra istituzioni e vita quotidiana
Nel suo intervento, Maurizio Borgo ha definito il Garante come una figura ponte tra i cittadini e le istituzioni, tra il livello normativo e quello concreto della vita quotidiana. Una funzione che non si limita a rilevare il mancato rispetto delle regole, ma che punta a far emergere le disuguaglianze, a prevenire le forme di discriminazione strutturale e sistemica e ad attivare processi di cambiamento nella società.
Secondo Borgo, il Garante esercita una sorta di “avanguardia costituzionale”, capace di colmare una lacuna dell’ordinamento nel dare attuazione piena al principio sancito dalla Costituzione: rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. In questa visione, la tutela dei diritti delle persone con disabilità non è un capitolo separato delle politiche pubbliche, ma una misura della qualità democratica complessiva del Paese.
Gli accomodamenti ragionevoli e i primi risultati concreti
Un ruolo centrale nell’azione dell’Autorità è stato svolto dall’utilizzo degli accomodamenti ragionevoli, strumenti giuridici previsti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Si tratta di interventi concreti e mirati, capaci di adattare contesti e procedure per consentire alle persone con disabilità di esercitare i propri diritti in condizioni di effettiva uguaglianza.
Tra i casi più significativi segnalati nella Relazione figurano il riconoscimento del diritto agli stalli di sosta personalizzati, una maggiore flessibilità nei percorsi universitari e la promozione del lavoro agile come leva di inclusione. Sono esempi molto diversi tra loro, ma uniti da una stessa logica: rendere possibile ciò che troppo spesso resta solo teoricamente garantito.
Fondamentale, in questo percorso, anche il contributo degli altri due membri del Collegio dell’Autorità, che hanno partecipato alla definizione delle principali direttrici di lavoro e delle prospettive di sviluppo future.
Una visione strategica per un Paese più inclusivo
Il professor Francesco Vaia, membro vicario del Collegio, ha ribadito che i diritti non sono concessioni, ma impegni costituzionali e internazionali da attuare con continuità. Inclusione e progetto di vita, ha ricordato, non possono restare parole astratte: devono essere incarnate nella realtà. Per farlo serve una visione strategica del Paese, capace di mettere davvero la persona al centro.
Vaia ha richiamato inoltre l’importanza di intervenire anche sul fronte della prevenzione delle disabilità evitabili, attraverso maggiori investimenti nella ricerca, nell’invecchiamento attivo e nelle politiche antinfortunistiche, a partire dalla domotica. Un passaggio che amplia il campo della riflessione e mostra come il tema della disabilità non possa essere affrontato soltanto in chiave assistenziale, ma richieda una programmazione ampia, moderna e integrata.
Monitoraggio, riforme e presenza sul territorio
L’attività dell’Autorità nel 2025 si è sviluppata anche attraverso la partecipazione a numerosi tavoli istituzionali e tecnico-operativi. I contributi hanno riguardato ambiti strategici molto rilevanti: dalla riforma degli istituti di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno, all’assistenza sanitaria ospedaliera, fino al miglioramento dell’accessibilità nei trasporti e alla promozione di nuovi modelli abitativi inclusivi.
Di particolare rilievo anche il monitoraggio sul territorio, realizzato attraverso visite presso strutture che ospitano persone con disabilità in collaborazione con i NAS dei Carabinieri. L’obiettivo è stato verificare le condizioni di assistenza e il rispetto dei diritti fondamentali, portando l’azione dell’Autorità fuori dalle sedi istituzionali e dentro i luoghi reali nei quali quei diritti devono essere garantiti.
Diritti da vivere ogni giorno
A chiudere il quadro è stato l’intervento dell’ingegnere Antonio Pelagatti, membro del Collegio, che ha sottolineato come il Garante sia prima di tutto dalla parte delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Una posizione che non rappresenta soltanto un principio, ma una responsabilità istituzionale precisa: ascoltare le difficoltà, riconoscere i diritti e impegnarsi a trasformarli in risposte concrete.
Pelagatti ha indicato come decisivo il percorso di riforma legato all’introduzione del progetto di vita, definendolo un passaggio fondamentale che il Garante è chiamato a rendere effettivo. Il punto, ancora una volta, è fare in modo che i diritti non restino sulla carta, ma diventino esperienza quotidiana, concreta ed esigibile per ogni persona, in ogni territorio.
L’evento si è concluso con l’intervento del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha ricordato come, oltre alle norme e alle risorse, sia indispensabile la spinta della società civile per costruire una cultura della piena partecipazione delle persone con disabilità. Ed è forse proprio qui il senso più profondo di questa prima Relazione annuale: non limitarsi a registrare criticità e obiettivi, ma contribuire a costruire un Paese nel quale l’inclusione non sia una formalità, bensì una realtà tangibile.
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