Meno smog, i polmoni mostrano cambiamenti incredibili
Ridurre l’inquinamento atmosferico non significa soltanto modificare le concentrazioni di alcune sostanze misurate dalle centraline. Può significare anche osservare cambiamenti concreti nella salute dei bambini. È questo il dato più interessante che emerge da un ampio studio prospettico condotto tra Londra e Luton e pubblicato il 18 agosto 2026 su The Lancet Public Health.
La ricerca, intitolata Impact of the Ultra Low Emission Zone on lung function growth in children in London, UK: a prospective parallel cohort study, ha sfruttato una sorta di esperimento naturale: l’introduzione a Londra della Ultra Low Emission Zone, la zona nella quale i veicoli più inquinanti devono rispettare standard più severi o pagare una tariffa per circolare.
I ricercatori hanno così potuto confrontare nel tempo i bambini residenti nella capitale britannica con quelli di Luton, utilizzata come città di confronto.
Più di 3.000 bambini seguiti nel tempo
Nello studio sono stati reclutati complessivamente 3.414 bambini. Per l’analisi principale relativa al FEV1, il volume di aria che una persona riesce a espirare con forza nel primo secondo di un’espirazione, sono stati inclusi 3.209 partecipanti.
All’inizio dell’osservazione esisteva una differenza significativa. Una volta corretti i risultati per i fattori considerati nell’analisi, i bambini di Londra presentavano un FEV1 mediamente inferiore di 38 millilitri rispetto ai coetanei di Luton.
Il dato era coerente con una maggiore esposizione all’inquinamento atmosferico nella capitale. Il punto decisivo, però, è quello che è accaduto negli anni successivi.
A Londra la crescita del FEV1 accelera
Durante il periodo di osservazione, il FEV1 dei bambini londinesi è aumentato mediamente di 233 millilitri all’anno, contro 223 millilitri all’anno nei bambini di Luton.
La differenza nella velocità di crescita è stata quindi di 10 millilitri all’anno, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 5 e 15 millilitri e un valore di p pari a 0,0002.
Parallelamente, è diminuita anche l’esposizione al biossido di azoto, o NO₂, un inquinante fortemente associato al traffico stradale. A Londra la riduzione stimata è stata di 3,77 microgrammi per metro cubo ogni anno, mentre a Luton è stata di 1,77 microgrammi per metro cubo all’anno.
Dopo quattro anni, la differenza iniziale nella funzione polmonare era praticamente scomparsa. Il FEV1 medio raggiungeva 2.283 millilitri nei bambini londinesi e 2.282 millilitri in quelli di Luton.
Diminuiscono anche i bambini con funzione polmonare compromessa
Un altro risultato importante riguarda i bambini con una funzione polmonare considerata clinicamente compromessa. A Londra rappresentavano inizialmente il 14% del gruppo esaminato. Alla fine del periodo considerato la percentuale era scesa al 9%.
Il risultato suggerisce qualcosa di particolarmente rilevante per la pediatria e la prevenzione: almeno una parte del deficit di sviluppo polmonare associato a un ambiente più inquinato potrebbe non essere necessariamente permanente durante l’infanzia.
Non significa che l’inquinamento sia innocuo o che ogni danno possa essere cancellato. Indica però che intervenire mentre i polmoni sono ancora in fase di sviluppo potrebbe consentire di recuperare almeno una parte della crescita precedentemente perduta.
Un risultato importante, ma non una prova assoluta di causa-effetto
Lo studio presenta un punto di forza raro nella ricerca ambientale: segue prospetticamente migliaia di bambini e confronta due popolazioni nel corso di un cambiamento reale delle politiche contro l’inquinamento.
Resta tuttavia uno studio osservazionale e non un trial randomizzato. Londra e Luton non sono state assegnate casualmente a politiche ambientali differenti e l’effetto della ULEZ non può essere separato perfettamente da tutti gli altri cambiamenti avvenuti nello stesso periodo.
Tra questi rientrano le modificazioni del traffico, delle abitudini quotidiane e dell’ambiente urbano, oltre agli importanti cambiamenti verificatisi durante gli anni della pandemia.
Per questo sarebbe eccessivo affermare che la ULEZ abbia “curato” i polmoni dei bambini. Il dato scientificamente più corretto è che l’introduzione della zona a basse emissioni è stata associata a una diminuzione più rapida dell’NO₂ e, contemporaneamente, a una maggiore crescita della funzione polmonare nei bambini londinesi.
È comunque un risultato di grande interesse per la salute pubblica: mostra che politiche capaci di rendere più pulita l’aria delle città possono accompagnarsi, nel giro di pochi anni, a benefici fisiologici misurabili proprio durante una delle fasi più importanti dello sviluppo.
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