Tempo di lettura: 2 minutiAncora poco e al piccolo Charlie Gard, ricoverato al Great Ormond Street Hospital di , verrà staccata la spina del ventilatore che lo tiene in vita. Una tragedia che ancora una volta ci fa riflettere sul diritto di ciascuno, e in questo caso di due genitori, di decidere della propria vita (o di quella di un figlio). Il bimbo, affetto da una rarissima patologia (16 casi nel mondo), è stato considerato da sempre senza alcuna speranza, anche se i genitori hanno fatto di tutto per provare almeno a trasferirlo negli Stati Uniti, dove avrebbe potuto essere sottoposto ad una cura sperimentale.
Le sentenze
A nulla sono serviti i ricorsi intentato dai genitori di Charlie, arrivati sino alla Corte Europea, per tentare di veder riconosciuto il proprio diritto di cercare, almeno questo, di salvare quel figlio al quale ora dovranno dire addio. Tutti i ricorsi sono stati rigettati, per la “giustizia” la decisione dei sanitari è quella giusta: la spina va staccata. Bene, anzi, bene per nulla, ma almeno ai genitori avrebbero potuto concedere il dolore di portare il bimbo a casa, di farlo morire circondato dall’affetto di amici e parenti in quella culla preparata per lui e mai usata. Connie Yates, mamma del piccolo, in un video girato in ospedale e inviato poi al Mail online ha detto: «Abbiamo promesso ogni giorno al nostro bimbo che lo avremmo riportato indietro.
[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=XueR4V2RHAI[/youtube]
Volevamo fargli il bagnetto — ha aggiunto il padre Chris — metterlo nella culla in cui non ha mai potuto dormire, ma ce lo hanno negato. Sappiamo che nostro figlio morirà ma non abbiamo voce in capitolo su come accadrà». I genitori hanno diffuso anche una foto nella quale appaiono sdraiati accanto a Charlie per «passare le ultime ore preziose vicino al nostro bimbo. Non ci hanno permesso di scegliere se far vivere nostro figlio e non ci hanno permesso di scegliere dove o quando morirà», hanno scritto su Facebook.
Lasciati soli
«Siamo stati abbandonati dalle istituzioni», il commento dei genitori, che hanno invece ringraziando tutti i cittadini che hanno dato sostegno, anche economico tramite una colletta, alla loro causa. Quel denaro verrà usato dopo la morte del piccolo per aiutare altri bimbi malati e magari concedere loro quella speranza che Charlie non ha mai avuto.
Lunedì 3 luglio appuntamento con la Salute
News Presa, SpecialiNuovo appuntamento con Salute e Prevenzione, focus realizzato dal Corriere del Mezzogiorno/Corriere della Sera in collaborazione con PreSa. In questo numero, in edicola lunedì 3 luglio, verranno affrontati i temi caldi in vista dell’estate, con un approfondimento ad hoc suo costi della Sclerosi Multipla. Nell’editoriale di Marco Trabucco Aurilio un’analisi sulla salute degli italiani e l’importanza di rinsaldare il rapporto medico paziente. «I recenti dati sullo stato di salute degli italiani parlano chiaro – spiega Trabucco Aurilio – aumenta l’aspettativa di vita ma, parallelamente, aumentano le malattie croniche. Quasi 24milioni di cittadini soffrono di una malattia cronica, ipertensione e diabete su tutti. Nella stessa direzione anche le patologie oncologiche con quasi mille nuove diagnosi al giorno con aumento dell’incidenza principalmente negli over 65».
Oggi al piccolo Charlie verrà staccata la spina
News PresaAncora poco e al piccolo Charlie Gard, ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra, verrà staccata la spina del ventilatore che lo tiene in vita. Una tragedia che ancora una volta ci fa riflettere sul diritto di ciascuno, e in questo caso di due genitori, di decidere della propria vita (o di quella di un figlio). Il bimbo, affetto da una rarissima patologia (16 casi nel mondo), è stato considerato da sempre senza alcuna speranza, anche se i genitori hanno fatto di tutto per provare almeno a trasferirlo negli Stati Uniti, dove avrebbe potuto essere sottoposto ad una cura sperimentale.
Le sentenze
A nulla sono serviti i ricorsi intentato dai genitori di Charlie, arrivati sino alla Corte Europea, per tentare di veder riconosciuto il proprio diritto di cercare, almeno questo, di salvare quel figlio al quale ora dovranno dire addio. Tutti i ricorsi sono stati rigettati, per la “giustizia” la decisione dei sanitari è quella giusta: la spina va staccata. Bene, anzi, bene per nulla, ma almeno ai genitori avrebbero potuto concedere il dolore di portare il bimbo a casa, di farlo morire circondato dall’affetto di amici e parenti in quella culla preparata per lui e mai usata. Connie Yates, mamma del piccolo, in un video girato in ospedale e inviato poi al Mail online ha detto: «Abbiamo promesso ogni giorno al nostro bimbo che lo avremmo riportato indietro.
[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=XueR4V2RHAI[/youtube]
Volevamo fargli il bagnetto — ha aggiunto il padre Chris — metterlo nella culla in cui non ha mai potuto dormire, ma ce lo hanno negato. Sappiamo che nostro figlio morirà ma non abbiamo voce in capitolo su come accadrà». I genitori hanno diffuso anche una foto nella quale appaiono sdraiati accanto a Charlie per «passare le ultime ore preziose vicino al nostro bimbo. Non ci hanno permesso di scegliere se far vivere nostro figlio e non ci hanno permesso di scegliere dove o quando morirà», hanno scritto su Facebook.
Lasciati soli
«Siamo stati abbandonati dalle istituzioni», il commento dei genitori, che hanno invece ringraziando tutti i cittadini che hanno dato sostegno, anche economico tramite una colletta, alla loro causa. Quel denaro verrà usato dopo la morte del piccolo per aiutare altri bimbi malati e magari concedere loro quella speranza che Charlie non ha mai avuto.
Tumori del sangue, un patto per la vita
News PresaI tumori del sangue sono malattie insidiose, per le quali è essenziale trovare un medico del quale potersi fidare ciecamente. Nell’era della medicina di precisione «l’alleanza terapeutica» tra medico e paziente deve poggiare su almeno quattro colonne portanti: lealtà, fiducia, ascolto, engagement. E’ su questo si è focalizzato il dibattito che a Roma ha visto riunirsi i maggiori esperti di tutta Italia. Un patto che è parte di un progetto più ampio «La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere», proposto da Salute Donna Onlus, con le Associazioni dei pazienti e dei medici. Un focus sull’importanza dell’alleanza terapeutica tra medici e pazienti, sull’importanza della fiducia reciproca tra le due figure, messa a dura prova dal flusso di notizie – spesso senza fondamento – che i pazienti riescono a reperire attraverso internet.
Il ruolo dell’informazione
«Il rapporto medico-paziente è centrale per l’efficacia dei processi sanitari – spiega Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus e organizzatrice dell’evento – in questo ambito l’informazione al paziente riveste un ruolo fondamentale per assicurare trasparenza, condivisione e partecipazione attiva di entrambi al percorso terapeutico». La prospettiva i pazienti favoriscono è quella di un’alleanza strategica con i medici per assicurare la scelta delle migliori opzioni nell’ottica di una medicina sempre più efficace e personalizzata. La comunicazione tra medici e pazienti onco-ematologici è parte integrante del progetto, in quanto essere informati è uno dei diritti fondamentali del paziente e attraverso l’informazione i pazienti hanno migliore consapevolezza di tutti i propri diritti.
I quattro pilasti
Dunque, la lealtà (intesa come medico che non deve nascondere nulla al paziente, valutandone però l’impatto emotivo), ascolto (linguaggio comprensibile da parte del medico verso il paziente), fiducia (del medico nella capacità del paziente di comprendere le scelte terapeutiche, quella che deve nutrire il paziente nella diagnosi e nella terapia indicate dal medico. Infine l’engagement, con medico e paziente ugualmente coinvolti nel percorso di cura.
118: quando è opportuno chiamarlo? Lo spiega una campagna
News PresaPer spiegare ai cittadini quando e come chiamare il 118, l’ospedale di San Marino ha lanciato una campagna di comunicazione contenente un vademecum. Infatti, chiamare i numeri di emergenza, è fondamentale in caso di necessità, ma è altrettanto importante, perché funzionino bene, non chiamarli quando non serve. Con l’estate aumentano le emergenze per malori dovuti al caldo, soprattutto nella fascia di popolazione anziana. Richiedere un’ambulanza quando non serve toglie opportunità a chi ne ha veramente bisogno. Per questo motivo, il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Stato di San Marino ha elaborato e diffuso un volantino contenente alcune informazioni utili.
Chiamando il 118 da telefono cellulare è possibile che si venga indirizzati a centrali delle regioni italiane confinanti, ma sarà poi il personale che riceve la chiamata a trasmettere alla sede di San Marinò la richiesta di soccorso. Per ottenere un intervento tempestivo e una risposta sanitaria adeguata alle condizioni dell’infortunato, è necessario che l’utente che chiama il 118 collabori con l’operatore della centrale. Quest’ultimo, formulando alcune semplici domande, è in grado di identificare la gravità della situazione e di stabilire la tipologia di intervento migliore. A seconda della richiesta di soccorso è possibile porre in atto misure correlate alla gravità prevista.
Nel vademecum vengono indicati i casi in cui è opportuno chiamare il 118 e cioè per: grave malore; incidente di rilievo, domestico, sportivo stradale o sul lavoro; ricovero urgente; situazione certa o presunta di pericolo di vita.
Ci sono poi tutti quei casi in cui non è assolutamente indicato chiamare il 118: per avere informazioni, perché non si trova il proprio medico curante e non si tratta di un caso urgente, perché c’è un incidente o un incendio senza feriti, per richiedere un’ambulanza per un intervento che non è urgente, perché si assiste a una rissa o si è di fronte a una persona ubriaca che minaccia l’ordine pubblico (in tali casi si chiamano le forze dell’ordine digitando il 112 o il 113).
Al via gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine 2017
AnzianiPer accendere e puntare i riflettori sulla sempre più pressante problematica dei pazienti con patologie a lungo decorso (che quindi necessitano di assistenza “long-term”) e proporre un ripensamento dei modelli di organizzazione sanitaria, Italia Longeva organizza annualmente a luglio l’evento “Long-Term Care – Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine”.
Obiettivo
Dar vita a una “due giorni” di incontro e confronto tra decisori istituzionali, a livello centrale e territoriale, professionisti sanitari e business community di riferimento: attori che entrano a diversi livelli nella programmazione, organizzazione e gestione del sistema socio-sanitario e assistenziale dedicato alle cure a lungo termine. L’appuntamento, che lo scorso anno ha riunito oltre 700 partecipanti, si propone di offrire un aggiornamento e un momento di discussione allargata sulle modalità efficaci e sostenibili per la presa in carico della fetta più ampia dei pazienti in Italia, e in generale nell’Occidente sviluppato: gli anziani e i fragili.
Target
Assessori e Direttori Generali di Dipartimenti sanità e politiche sociali regionali, ASL, AO, ASST, Distretti, IRCSS, operatori medici e non dell’assistenza a lungo termine, Società scientifiche, Associazioni di pazienti, Associazioni di cittadini, Top Manager della business community di riferimento.
Key topics :
* Piano Cronicità: programmi, misure e linee di attuazione tra Stato e Regioni. Ma soprattutto: che sta succedendo?
* Strumenti di finanziamento e nuovi possibili business model a sostegno della LTC: LEA, sanità integrativa e PPP. Quali le idee nuove? Quali le idee praticabili?
* Tecnologia e LTC. L’arrosto, non il fumo.
* Immunizzazione nei diversi setting assistenziali. Per farla sul serio.
* Formazione degli operatori socio-sanitari. Che cosa è davvero utile imparare?
* Continuità assistenziale: valutazione e misurazione del bisogno. Riusciamo ad andare oltre la bella parola “continuità assistenziale”?
* Proposte di miglioramento in ADI – Palliazione – Riabilitazione – RSA (con focus sulla demenza)
Indagine ADI in Italia
Nel corso dell’evento sarà presentata l’indagine sull’ADI in Italia di Italia Longeva. Un campione di servizi domiciliari reali e rappresentativi di diverse zone geografiche è stato dissezionato in lungo e in largo per avere le dimensioni della popolazione assistita, il numero di personale dedicato, i criteri di ingaggio, l’organizzazione del day by day e molto altro.
L’obiettivo degli Stati generali è quello di capire cosa si sta facendo e come.
Cure tardive o sbagliate, la Campania è maglia nera
News PresaLa Calabria e la Campania (dai dati del Centro per i diritti del Cittadino) sono le due regioni dove si muore di più per cure tardive o sbagliate, con l’81% dei casi di malasanità che si concludono col decesso del paziente. Il dato pare confermato dalle conclusioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sugli errori in campo sanitario che nel quinquennio 2009-2012 ha registrato 570 denunce per malasanità, di cui 117 in Sicilia, 107 in Calabria, 37 in Campania, 36 in Puglia ed Emilia-Romagna. “La Campania in particolare” si legge nel rapporto di Codici “è una delle regioni che è più a rischio di tutte: tagli al personale, posti letto carenti, chiusura di ospedali e l’utilizzo di sedie a rotelle in mancanza delle barelle”. Il Censis, con dati riferiti al 2014, scrive che il 41,7 per cento degli italiani rinuncia a curarsi per le liste d’attesa troppo lunghe. E’ in questo contesto “problematico” che si innesta una giornata (giovedì 29 giugno dalle 8 del mattino) che l’ANAAO, la FADOI e l’AME dedicano alla formazione per offrire a tutti gli operatori sanitari, indipendentemente dal ruolo e dall’ambito professionale, un’opportunità di crescita nell’ambito della gestione del rischio clinico.
Formazione
«Il sistema di gestione del rischio clinico – spiega il segretario regionale ANAAO, Bruno Zuccarelli – è per noi una condizione imprescindibile per un sistema sanitario più sicuro ed efficiente. La sicurezza dei pazienti è uno dei fattori determinanti la qualità delle cure ed è uno degli obiettivi prioritari che il Sistema Sanitario Nazionale deve porsi». La comprensione delle criticità nell’organizzazione sanitaria è il presupposto per lo sviluppo di interventi efficaci nella riduzione del rischio clinico.
Una nuova opportunità
«Oggi – aggiunge il responsabile scientifico Vincenzo Nuzzo – l’apertura dell’Ospedale del Mare, dotato di tecnologie all’avanguardia che consentono un’assistenza sanitaria di alta qualificazione e specializzazione che vede anche nuove assunzioni che la regione Campania si è impegnata ad avviare, si pone, in questo scenario critico, come una risposta significativa al bisogno della salute dei cittadini campani e alla riduzione del rischio per gli operatori della salute. L’Ospedale del Mare, con una efficace programmazione sanitaria, si impegna a diventare un polo di eccellenza e una struttura di riferimento per tutto il panorama della sanità campana che finalmente può farle cambiare rotta e farla uscire da questo contesto problematico».
Pediatri in campo contro il fumo nei giovanissimi
PrevenzioneQuello degli adolescenti che fumano è un problema sottovalutato, che troppo spesso si conclude con un’alzata di spalle da parte dei genitori. Magari anche loro tabagisti. Convincere questi genitori e i ragazzini a gettare via per sempre il pacchetto di sigarette non è cosa semplice, ma non si può mai smettere di provare.
In Italia, infatti, un bambino su cinque cresce in una casa in cui è consentito fumare e questo aumenta il rischio di acquisire uno stato di dipendenza da grandi ma anche di sviluppare precocemente una malattia fumo correlata.
Il ruolo del pediatra
Il pediatra può svolgere un ruolo educativo importante. Per questo motivo la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), la Società di Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) e l’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) danno il via a un progetto educazionale dal titolo «Il pediatria come facilitatore di smoking cessation», con lezioni interattive a Roma, Torino e Firenze. Molto spazio verrà dedicato alla pratica del corretto approccio al colloquio motivazionale. «Vogliamo porre le basi di una rete che metta in relazione gli interventi di primo livello messi in atto dal pediatra con quelli di secondo livello effettuati nei centri antifumo pneumologici», spiega Renato Cutrera, presidente nazionale SIMRI. «Il fumo, sia attivo che passivo, è uno dei principali fattori di rischio per le malattie respiratorie infantili come l’asma. Gli interventi non sono però rivolti solo ai pazienti ma soprattutto ai cittadini non sintomatici ancora giovani per orientarli nell’ottica di una strategia di prevenzione dei danni da fumo di tabacco».
Piccoli fumatori
Un dato che dovrebbe far riflettere è quello per il quale il 12% degli adolescenti italiani fuma regolarmente. Otto tabagisti su dieci hanno iniziato a fumare prima di aver compiuto 20 anni. Un comportamento estremamente pericoloso e che interessa anche i giovani, in questo senso il pediatra può e deve fare di più per educare sia i ragazzi che i genitori. Così, per la prima volta, due Società Scientifiche di Medicina Respiratoria, una dell’età pediatrica e l’altra dell’età adulta, si incontrano su un tema condiviso di prevenzione delle malattie respiratorie, promuovendo concretamente l’acquisizione di abilità professionali. I tempi sono maturi perché si attuino azioni sinergiche per la lotta contro il fumo, condividendo percorsi diagnostico terapeutici comuni adattati alle varie fasi della vita.
Nuove prospettive della chirurgia oncologica
Ricerca innovazioneAumentano in Campania i casi di tumore della prostata, della vescica, delle vie urinarie e i tumori renali. Il dato emerge da una reunion di esperti tenutasi il 26 e 27 giugno all’ospedale Umberto I di Nocera, voluta e organizzata dal professor Roberto Sanseverino, direttore del reparto di Urologia. Obiettivo dell’incontro «fare il punto della situazione sull’incidenza di queste neoplasie – spiega il professore -, ma prima ancora discutere del cambio di passo segnato in questi anni grazie allo sviluppo di una nuova concezione della chirurgia e di avanzati sistemi tecnologici».
Un fenomeno multifattoriale
Quanto alle cause di una riscontrata «super incidenza» di queste neoplasie in Campania, per Sanseverino non esiste una sola e unica causa. «Per comprendere il fenomeno – dice – serve un’analisi multifattoriale. Certamente esiste una diretta correlazione con il fumo di sigaretta, e poi ci sono gli agenti inquinanti che purtroppo nelle grandi metropoli sono maggiormente presenti. Benché il trend in aumento sia nazionale, dobbiamo dire che Napoli e tutta la fascia vesuviana fanno registrare dati fuori scala».
Salvare la funzione degli organi
Il tema portante dell’incontro tenutosi a Nocera è stato lo sviluppo della chirurgia oncologica in urologia e soprattutto la tendenza a coadiuvare la radicalità della chirurgia con la salvaguardia dell’organo, per garantire una buon qualità di vita dei pazienti a seguito dell’intervento. «La chirurgia – aggiunge Sanseverino – è cambiata. Anzi è cambiato il modo di intendere l’approccio chirurgico, prima si cercava a tutti costi una chirurgia radicale, arrivando spesso a mutilare i pazienti. Certo si curava, ma con un impatto devastante sulla qualità di vita. Oggi si guarda alla radicalità oncologica, ma preservare in modo efficace la funzione dell’organo sul quale si interviene».
Nuove tecnologie
Due i fattori principali di questo cambiamento: una diagnosi precoce che consente di scoprire e trattare la malattia tumorale in una fase nella quale la chirurgia conservativa è ancora possibile, e in secondo luogo l’evoluzione tecnologica che mette a disposizione dei chirurghi strumenti prima impensabili. «Oggi abbiamo a disposizione tecnologie che stanno lentamente entrando a far parte anche dell’uso comune, ad esempio schermi 4K e immagini 3D. In questo modo possiamo vedere dettagli anatomici che ad occhio nudo sarebbero difficilmente distinguibili». Questo permette di ridurre i rischi, sia durante la procedura chirurgica che nel post operatorio. Volendoli elencare in maniera schematica i principali vantaggi della tecnica laparoscopica sono diversi. Si parte da un minor dolore al risveglio, incisioni piccole e ridotta apertura della parete addominale. Quindi tempi di recupero rapidi, minor sanguinamento durante l’operazione, minori i rischi di sviluppare infezioni. «La nostra decisione di specializzarci in questo campo conclude il professore – è legata alla convinzione che questo sia il futuro della chirurgia».
Ugo Cesari: «La voce dei castrati? Ve ne svelo i segreti»
News Presa«La voce dei castrati tra mito e realtà», questo il titolo di un appuntamento che promette di svelare curiosità e falsi miti sulle voci più famose del mondo. Ad organizzarlo, il professor Ugo Cesari, foniatra di fama internazionale e direttore del master post-laurea in Fisiopatologia e Riabilitazione della Voce Cantata della Federico II. In una Napoli d’altri tempi la castrazione dei ragazzini era una pratica tanto diffusa da essere addirittura considerata una pratica normale in molte famiglie indigenti. Si castravano i ragazzini con l’idea che in questo modo avrebbero conservato una «voce da usignolo» in un corpo adulto.
Al Conservatorio
Il 28 giugno (ore 18) al Conservatorio di San Pietro a Majella il professor Cesari ha chiamato accanto a sé Elsa Evangelista, il professor Gennaro Rispoli (chirurgo e direttore del Museo delle Arti e Scienze Sanitarie dell’Ospedale Incurabili) e il maestro Domenico Sapio. Dopo un affascinante viaggio nella Napoli esoterica del ‘700, il professore svelerà i risultati delle ricerche condotte all’interno del prezioso Archivio del Conservatorio, e soprattutto mostrerà quanto scoperto grazie alle indagini endoscopiche su alcuni cantanti falsettisti e sopranisti di professione.
Questione di tecnica
«Oggi – anticipa Cesari – abbiamo la possibilità di eguagliare la voce degli evirati cantori grazie alle moderne tecniche di canto. Tecniche che, grazie all’endoscopia flessibile, possiamo letteralmente vedere a video. Si tratta di un lavoro lungo, che richiede anni di applicazione, ma comunque è possibile raggiungere una voce come quella del Farinelli o del Matteuccio senza dover ricorrere ad un intervento chirurgico così traumatizzante come quello della castrazione».
Sport: arriva obbligo defibrillatore anche per gare dilettantistiche
PrevenzioneDal 1° luglio entra in vigore l’obbligo, anche per le società sportive dilettantistiche, del defibrillatore semiautomatico.
I chiarimenti per l’applicazione definitiva della legge 189/2012 (la legge Bladuzzi) li detta il decreto interministeriale Salute-Sport del 21 giugno su “Linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita da parte delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche”.
Il decreto chiarisce alcuni passaggi ancora controversi del decreto 24 aprile 2013 “Disciplina della certificazione dell’attivita’ sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita” e prevede che l’obbligo di dotazione e impiego del defibrillatore semiautomatico sia da parte delle società sportive dilettantistiche. Insomma è obbligatorio l’utilizzo di un impianto sportivo che sia dotato di defibrillatore semiautomatico o a tecnologia più avanzata e sia presente una persona formata al suo utilizzo durante le gare inserite nei calendari delle Federazioni sportive nazionali, durante lo svolgimento di attività sportive competitive e ‘attività agonistiche di prestazione’ organizzate dagli Enti di promozione sportiva e da altre società dilettantistiche.
Dall’obbligo sono esenti le attività a ridotto impegno cardiocircolatorio e quelle svolte al di fuori degli impianti sportivi, in cui non si può garantire la presenza del defibrillatore durante il loro svolgimento.
Tra le attività escluse dall’obbligo di legge, ci sono: tiro a segno con armi sportive da caccia e archi al biliardo, bocce al bridge, dama alle freccette, lippa, morra, birilli e piastrelle al minigolf. Sono esenti anche motonautica e vela, ma quelle radiocomandate, si intende e poi l’aeromodellismo, i tiro a segno, la pesca con la canna, il tiro al volo e attività di questo tipo.