Tempo di lettura: 3 minutiSi chiama Mark Hyman ed è il nuovo guru americano del benessere. Il suo libro “La dieta dell’equilibrio glicemico” (che sta arrivando anche in Italia) è in vetta alle classifiche di vendite negli Usa. Lo ha letto anche Bill Clinton, il quale ha dichiarato: “spero che questo libro vi ispiri quanto ha ispirato me”. D’altronde in America il sovrappeso è un problema serio. Al suo interno un programma che promette in sei settimane di ristabilire l’equilibrio fisico, vale a dire perdere peso, prevenire le malattie e sentirsi in ottima forma.
Tutto ha inizio da una ricerca pubblicata dal Journal of American Medical Association nel 2007 secondo cui le diete che prevedono un carico glicemico ridotto, ovvero che non fanno aumentare molto i livelli di glicemia e di insulina sono le sole che funzionano. Lo studio apparso anche sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che la dieta più semplice da seguire nel tempo (la sola in grado di evitare di riprendere peso una volta interrotta) è una dieta a basso indice glicemico e ricca di proteine. Basta combinare proteine, grassi, carboidrati vegetali sani, ricchi di fibre e poveri di amido e una quantità limitata di cereali integrali e frutta a basso indice glicemico. Inoltre non bisognerebbe mai mangiare i carboidrati da soli, ma andrebbero sempre accompagnati, sia che si tratti di un pasto o di uno spuntino, con proteine e grassi. Quindi se si mangia una mela, dovremmo aggiungere allo spuntino anche qualche noce. E se per pranzo abbiamo un piatto di cereali integrali, dovremmo anche mangiare pesce o carne bianca con verdure ricche di fibre.
“Il segreto – dice Hyman all’Huffington USA – è consumare cibo lentamente e regolarmente durante tutta la giornata per mantenere il più stabile possibile il vostro livello di glicemia e insulina. Tenete attiva la fornace metabolica tutto il giorno, anziché rallentarla con periodi di microcarestia. Fate sempre colazione, mangiate ogni tre-quattro ore e cercate di farlo tutti i giorni allo stesso orario. Il vostro metabolismo lavorerà più rapidamente e in maniera più efficiente, e di conseguenza perderete peso, avrete più energia e vi sentirete meglio”.
La dieta dell’equilibrio glicemico ha 10 punti fondamentali.
– Bilanciare la glicemia, eliminando completamente zucchero e dolcificanti artificiali. Per mantenere la glicemia bilanciata, mangiare ad ogni pasto proteine sane: pesce, uova da allevamento biologico, piccole quantità di pollame magro, noci, soia e legumi; grassi sani e carboidrati sani come legumi, verdure, cereali integrali e frutta.
– Bandire le calorie liquide che fanno aumentare l’appetito e lievitare il girovita più di qualsiasi altro alimento.
– Una colazione a base di proteine, da scegliere tra: uova, frutti con guscio, semi, o frullati con tofu.
– Fare piccoli pasti frequenti, mangiando ogni 3-4 ore e ricordando che ogni pasto e ogni spuntino deve contenere delle proteine, proteine animali magre, noci, semi o legumi
– Evitare di mangiare tardi la sera (nelle tre ore prima di coricarvi). Mangiare prima di andare a letto aumenta il livello di insulina, inducendo l’accumulo di grasso addominale
– Gestire lo stress, seguendo un programma quotidiano di gestione dello stress che includa respirazione profonda, meditazione e altre tecniche di rilassamento.
– Scoprire eventuali allergie latenti che vi aumentano l’appetito. Spesso sentiamo il bisogno di mangiare proprio quegli alimenti a cui siamo allergici. Per questo il consiglio di Hyman è di interrompere l’assunzione di glutine e latticini per le prime sei settimane del programma
– Muoversi, perché l’attività fisica contribuisce a regolare l’appetito.
– Fare sempre 7 – 8 ore di sonno. Non dormire abbastanza induce degli attacchi di fame diretti a zuccheri e carboidrati attraverso la mediazione degli ormoni che regolano l’appetito
– Ottimizzare gli apporti dei nutrienti, assumendo gli omega-3 e ottimizzando il livello di vitamina D.[wl_chord][wl_cloud]
Sangue artificiale: scienziati scoprono come produrlo senza limiti
Ricerca innovazioneSecondo le ultime statistiche, l’Italia con 1,7 milioni di donatori è in grado di soddisfare il fabbisogno nazionale annuo, ma soprattutto in questo periodo dell’anno in cui le donazioni crollano vertiginosamente per problemi pressori legati al caldo, viaggi all’estero, zanzare che talvolta possono portare malattie, l’invecchiameto della popolazione (nel 2016, in Italia, sono stati registrati 40.000 donazioni in meno rispetto al 2015), avere una scorta di sangue sempre disponibile farebbe davvero comodo soprattutto nei paesi poveri e per coloro che hanno un gruppo sanguigno raro che, in caso di necessità, hanno difficoltà a reperire un sangue a loro compatibile.
Gli studi sul sangue artificiale proseguono da decenni anche se non hanno portato a risultati incoraggianti: quelli finora condotti riguardavano la produzione di sangue attraverso un tipo di cellule staminali che producono solitamente i globuli rossi nel corpo umano e fino ad oggi i ricercatori non erano riusciti a produrne un quantitativo utile per una trasfusione; con i metodi tadizionali le cellule staminali erano in grado di produrre solo 50.000 globuli rossi prima di morire, risultato insoddisfacente visto che in un millimetro cubo di sangue ne sono presenti cinque milioni.
Un team di ricerca britannico dell’Università di Bristol ha trovato un nuovo metodo per la produzione di sangue utilizzando cellule staminali “immortali” manipolandole in modo da bloccarle nella fase iniziale di sviluppo, fase in cui possono dividersi per creare un numero illimitato di cellule.
Questo procedimento è attualmente molto costoso e sarebbe impensabile, allo stato dell’arte, poter sostituire le donazioni di sangue: gli stessi ricercatori hanno affermato che questa nuova tecnica sarà utilizzata, probabilmete nel prossimo periodo, come coadiuvante alle trasfusioni sia per chi possiede gruppi sanguigni rari che per chi soffre di talassemia che, in caso di condizioni gravi, richiede regolari trasfusioni.
di Luigi Gazzillo
Insonnia e disturbi psicosomatici tra gli studenti universitari
PsicologiaL’insonnia, soprattutto quella di lunga durata, ha un notevole impatto su numerose sfere della vita quotidiana.
Le persone che ne sono afflitte hanno in genere più difficoltà rispetto alle altre a gestire situazioni di stress sia a livello familiare che lavorativo, maggiori difficoltà a prendere decisioni e a portare a termine compiti anche semplici.
Gli insonni cronici lamentano principalmente una minore efficienza fisica, sentimenti negativi, tristezza, ansia, nervosismo, irritabilità e disturbi della memoria.
I problemi di sonno, sono molto frequenti tra gli studenti universitari, ciò porta a non riucire ad esprimere al massimo le proprie potenzialità durante il giorno, a un maggior rischio di sviluppare una sintomatologia psichiatrica e ad un incremento di problemi psicosomatici.
In uno studio tedesco del 2017 pubblicato su “Journal of Pain Research” su 2443 studenti universitari quasi un terzo (36,9%) ha riportato una scarsa qualità del sonno, in linea con la maggior parte degli studi sugli studenti universitari in tutto il mondo.
Solo per il 13,5% la qualità del sonno è risultata molto buona, il 27,1% ha dichiarato di dormire male mentre un 4,6% in modo pessimo.
In media l’intero campione aveva una latenza di insorgenza del sonno di 34,37 min che può già essere considerata insonnia facendo riferimento ai criteri del DSM-5.
Gli studenti hanno riferito inoltre una continua sonnolenza diurna, uso di farmaci ipnotici e problemi di apprendimento dovuti alla stanchezza, gli studiosi hanno anche osservato che chi aveva una qualità del sonno migliore, misurata con la scala di Pittsburgh, faceva meno uso di alcol.
I disturbi del sonno erano spesso associati a problemi di ansia e depressione con una forte correlazione a dolori somatici.
Facendo quindi riferimento a questo studio è di fondamentale importanza programmare le giornate: una routine quotidiana strutturata promuovendo uno stile di vita quanto più possibile sano e ritagliando un posto importante alle ore di sonno è un primo passo verso una significativa riduzione dell’ansia e di tutti i sintomi sopracitati che spesso sono presenti in una condizione di vita non equilibrata che purtroppo caratterizza la vita della maggior parte dei giovani e degli studenti in particolare.
Luigi Gazzillo
[wl_chord][wl_cloud]
Hyman, il guru americano detta le regole dell’ottima forma
AlimentazioneSi chiama Mark Hyman ed è il nuovo guru americano del benessere. Il suo libro “La dieta dell’equilibrio glicemico” (che sta arrivando anche in Italia) è in vetta alle classifiche di vendite negli Usa. Lo ha letto anche Bill Clinton, il quale ha dichiarato: “spero che questo libro vi ispiri quanto ha ispirato me”. D’altronde in America il sovrappeso è un problema serio. Al suo interno un programma che promette in sei settimane di ristabilire l’equilibrio fisico, vale a dire perdere peso, prevenire le malattie e sentirsi in ottima forma.
Tutto ha inizio da una ricerca pubblicata dal Journal of American Medical Association nel 2007 secondo cui le diete che prevedono un carico glicemico ridotto, ovvero che non fanno aumentare molto i livelli di glicemia e di insulina sono le sole che funzionano. Lo studio apparso anche sul New England Journal of Medicine ha dimostrato che la dieta più semplice da seguire nel tempo (la sola in grado di evitare di riprendere peso una volta interrotta) è una dieta a basso indice glicemico e ricca di proteine. Basta combinare proteine, grassi, carboidrati vegetali sani, ricchi di fibre e poveri di amido e una quantità limitata di cereali integrali e frutta a basso indice glicemico. Inoltre non bisognerebbe mai mangiare i carboidrati da soli, ma andrebbero sempre accompagnati, sia che si tratti di un pasto o di uno spuntino, con proteine e grassi. Quindi se si mangia una mela, dovremmo aggiungere allo spuntino anche qualche noce. E se per pranzo abbiamo un piatto di cereali integrali, dovremmo anche mangiare pesce o carne bianca con verdure ricche di fibre.
“Il segreto – dice Hyman all’Huffington USA – è consumare cibo lentamente e regolarmente durante tutta la giornata per mantenere il più stabile possibile il vostro livello di glicemia e insulina. Tenete attiva la fornace metabolica tutto il giorno, anziché rallentarla con periodi di microcarestia. Fate sempre colazione, mangiate ogni tre-quattro ore e cercate di farlo tutti i giorni allo stesso orario. Il vostro metabolismo lavorerà più rapidamente e in maniera più efficiente, e di conseguenza perderete peso, avrete più energia e vi sentirete meglio”.
La dieta dell’equilibrio glicemico ha 10 punti fondamentali.
– Bilanciare la glicemia, eliminando completamente zucchero e dolcificanti artificiali. Per mantenere la glicemia bilanciata, mangiare ad ogni pasto proteine sane: pesce, uova da allevamento biologico, piccole quantità di pollame magro, noci, soia e legumi; grassi sani e carboidrati sani come legumi, verdure, cereali integrali e frutta.
– Bandire le calorie liquide che fanno aumentare l’appetito e lievitare il girovita più di qualsiasi altro alimento.
– Una colazione a base di proteine, da scegliere tra: uova, frutti con guscio, semi, o frullati con tofu.
– Fare piccoli pasti frequenti, mangiando ogni 3-4 ore e ricordando che ogni pasto e ogni spuntino deve contenere delle proteine, proteine animali magre, noci, semi o legumi
– Evitare di mangiare tardi la sera (nelle tre ore prima di coricarvi). Mangiare prima di andare a letto aumenta il livello di insulina, inducendo l’accumulo di grasso addominale
– Gestire lo stress, seguendo un programma quotidiano di gestione dello stress che includa respirazione profonda, meditazione e altre tecniche di rilassamento.
– Scoprire eventuali allergie latenti che vi aumentano l’appetito. Spesso sentiamo il bisogno di mangiare proprio quegli alimenti a cui siamo allergici. Per questo il consiglio di Hyman è di interrompere l’assunzione di glutine e latticini per le prime sei settimane del programma
– Muoversi, perché l’attività fisica contribuisce a regolare l’appetito.
– Fare sempre 7 – 8 ore di sonno. Non dormire abbastanza induce degli attacchi di fame diretti a zuccheri e carboidrati attraverso la mediazione degli ormoni che regolano l’appetito
– Ottimizzare gli apporti dei nutrienti, assumendo gli omega-3 e ottimizzando il livello di vitamina D.[wl_chord][wl_cloud]
Se la nonna materna fuma in gravidanza, danni ricadranno anche sui nipoti
BambiniChe fumare in gravidanza faccia male è ormai cosa risaputa, ma che addirittura i danni provocati dal fumo della nonna materna in gravidanza si possano ripercuotere sui nipoti non era così scontato, questo è quanto è emerso da uno studio dell’università di Bristol.
Gli scienziati hanno seguito 14500 bambini nati negli anni novanta ed hanno riscontrato, soprattutto nelle bambine la cui nonna materna ha fumato durante la gravidanza, un 67% di possibilità in più di mostrare alcuni tratti legati all’autismo come un’impoverita abilità sociale e comportamenti ripetitivi; i ricercatori hanno anche notato un aumento del 53% di diagnosi di autismo nei nipoti.
Questo studio suggerisce che se una donna è esposta al fumo di sigaretta mentre è ancora nel ventre materno, potrebbe subire una compromissione degli ovuli con conseguenze sullo sviluppo dei propri figli.
Le ragioni di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare.
Secondo gli autori esistono due possibilità perché ciò avvenga:
• Un danno del DNA che viene trasmesso ai nipoti;
• Una risposta adattiva al fumo, che rende il nipote più vulnerabile all’autismo.
Sappiamo però con certezza che il fumo può danneggiare il DNA dei mitocondri, organismi delle cellule eucariote adibiti alla respirazione delle stesse, che viene trasmesso alle generazioni future solo attraverso gli ovuli materni, le cui mutazioni genetiche spesso non hanno effetti evidenti nella madre, ma possono averli quando vengono tramandati ai figli.
Lo studio, che è apparso sulla rivista scientifica “Scientific Reports”, ha messo in evidenza gli effetti intergenerazionali del fumo, quindi sappiamo che non fumare durante la gravidanza oltre a preservare il nascituro da danni come nascita prematura, sottopeso, ritardi nella maturazione della funzione respiratoria e problemi nello sviluppo intellettivo, tutela anche le future generazioni da gravi sindromi come l’autismo.
Luigi Gazzillo
[wl_chord][wl_cloud]
Barca a vela come scuola di vita, “per non smarrire mai la rotta”
News Presa«Questa storia nasce dal ricordo di un giovane amante del mare e della vita e dimostra come a volte la memoria di ciò che è stato possa germogliare nel presente», scrive Alessandra Lupo sulle pagine del Quotidiano di Puglia. Sono passati ormai diversi anni dalla tragica scomparsa di Giuseppe Caggia, a seguito di un incidente. E come spesso accade a chi va via lasciando un segno indelebile nelle vite degli altri, in tanti hanno deciso di ricordarlo con quello che inizialmente era una sorta di memorial. Nacque così tre anni fa il “Captain’s Day”, una regata dedicata ai più piccoli, per dar loro modo di mettersi in gioco in una vera gara in barca a vela fin dai sei anni di età. Perché il mare e la natura hanno tanto da insegnare ai bambini, così come il gioco di squadra e la sana competizione. L’appuntamento è cresciuto anno dopo anno fino a diventare una piccola istituzione. Quest’anno il “Captain’s Day” tornerà il 16 luglio nelle acque di Santa Caterina di Nardò nel Salento e vedrà i piccoli capitani e pirati sfidarsi in una vera regata.
La giornata è organizzata dagli Amici di Giuseppe del Circolo Nautico La Lampara a.s.d., in ricordo del suo giovane socio che sin da piccolo frequentava il circolo e i corsi di vela. Inoltre, all’evento collabora l’associazione “Vela e Salute” che promuove un percorso abbinato di medicina preventiva e sport, per la formazione psicofisica del ragazzo e dell’adolescente, per la prevenzione dell’obesità e dei disturbi del comportamento alimentare e per l’informazione-educazione alimentare in età evolutiva. L’associazione ha accolto in pieno lo spirito di questa giornata condividendone valori ed ideali necessari per la corretta formazione e crescita dei bambini, così come l’associazione LedA che ha sposato anch’essa l’iniziativa, si occupa di progetti educativi in percorsi di crescita dove i bambini, tramite l’esperienza dell’arte e della creatività, imparano la bellezza del mondo attraverso i sensi.
«Come ogni anno questo appuntamento sarà una giornata dedicata ai più piccini, per non “smarrire la rotta” indicata dalla vita di Giuseppe – spiega la sorella Costanza Caggia alle pagine del Quotidiano di Puglia -, dedicata al mare e ai più piccoli ai quali amava insegnare l’arte della navigazione e la gioia della vita. Esperto navigatore, aveva fatto delle regole e dei valori della navigazione uno stile di vita, che affrontava con il suo immancabile sorriso, una battuta e l’attenzione per tutti».
Imparare ad andar per mare, da soli o in equipaggio, rappresenta per i più piccoli (e non), l’occasione di misurarsi con le proprie capacità, con se stessi e con gli altri, con disciplina, collaborazione e rispetto del prossimo, del tempo e della natura, in un ambiente sano.
«Questi principi rappresentano la forza motrice di questa manifestazione che, grazie alla sinergia di tutti i partecipanti e di chi crede in questo progetto, vuole portare avanti il messaggio di speranza lasciato da Giuseppe investendo sull’educazione dei bambini per un futuro migliore così come lui amava fare».
Anche quest’anno la manifestazione è abbinata al disegno: i piccoli capitani, infatti, potranno partecipare al concorso: “Disegna la storia del tuo mare a vignette”, mettendo a frutto la loro fantasia. I racconti sul mare fatti dai piccoli artisti in gara, infatti, rappresentano un sorprendente bacino di narrazione.
Trapianti di staminali, il Pascale verso nuovi traguardi
News PresaIl Pascale di Napoli, uno dei più importanti Istituti del Sud Italia per la ricerca e la cura delle malattie oncologiche, ha ricevuto un importante accreditamento internazionale e ora punta a confermare la propria leadership nel campo delle terapie innovative. Il riconoscimento ottenuto dall’Istituto partenopeo si chiama «Jacie», a livello internazionale è un po’ come se fosse l’Oscar nel campo dei trapianti di cellule staminali, trapianto che viene usato come terapia fondamentale per la cura di molte neoplasie ematologiche e di alcuni tumori solidi come quello del testicolo e dei sarcomi. Il 26 giugno scorso la Commissione Europea Jacie ha conferito questa importante certificazione al Programma Trapianto dell’Istituto dei tumori di Napoli.
Carte in regola
Uno degli aspetti che rende fondamentale l’aver ottenuto questo «premio» è che la certificazione Jacie sarà a brevissimo un requisito dovuto e indispensabile per tutti i Centri che curano pazienti oncoematologici attraverso il trapianto di cellule staminali. In questo senso il Pascale, unico al momento tra i Centri della Regione Campania, è riuscito a superare con successo l’intero processo di accreditamento. Non nasconde la soddisfazione il direttore generale Attilio Bianchi che dice: «E’ un traguardo molto importante per tutti i pazienti del nostro Istituto, pazienti che hanno bisogno di un trapianto di midollo e per i loro familiari. Gli ispettori del Jacie hanno infatti verificato che le modalità di esecuzione e i risultati di questi trapianti presso il Pascale certificando che sono allineati con quelli dei più importanti Centri ematologici internazionali. Questo riconoscimento non può far altro che impegnarci ad ampliare e sviluppare ulteriormente l’attività del nostro Programma di Trapianto allo scopo di offrire tali procedure in tempi adeguati e con le migliori garanzie di qualità a tutti i pazienti, in Regione Campania e in Italia, che dovessero abbisognare di una terapia a così elevata complessità».
Nuove strategie di trapianto
Stessa soddisfazione per Antonello Pinto, direttore del Programma Trapianti e Gianpaolo Marcacci, responsabile dell’Unità Clinica aggiungono: «L’accreditamento Jacie – dicono – rappresenta per noi un primo passo fondamentale per sviluppare ulteriormente le strategie trapiantologiche allo scopo di curare sempre più pazienti e, sopra ogni cosa, garantire ai cittadini della nostra regione la stessa qualità assistenziale erogata a livello internazionale. Per i pazienti con diagnosi di mieloma multiplo, ad esempio, il trapianto autologo, rappresenta ancora oggi la miglior opzione per il trattamento di prima linea. Le indicazioni di questa procedura, inoltre, sono state recentemente estese anche a patologie non neoplastiche tra cui le malattie autoimmuni refrattarie alla terapia convenzionale».
[wl_chord]
Vita umana non ha limiti d’età. Smontata soglia 115 anni
Ricerca innovazioneLa vita umana potrebbe raggiungere limiti da Guinness. Lo affermano due biologi della McGill University di Montreal, Bryan G. Hughes e Siegfried Hekimi, che smontano la soglia dei 115 anni. Secondo gli esperti, infatti, è impossibile fare previsioni esatte, ma verrà raggiunta una nuova soglia della vita umana.
I due scienziati, Hughes e Hekimi, avrebbero analizzato dei dati raccolti dal 1968 a oggi tra Giappone, Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, arrivando a una conclusione: non si può sapere quale sia il limite di età umana. Estendendo le linee che indicano le tendenze, hanno visto che la vita media e quella massima potrebbero continuare ad aumentare nel prossimo futuro.
Sulla base della loro analisi statistica, i due biologi contestano dunque il limite dei 115 anni proposto da un recente studio, pubblicato su Nature a ottobre dal gruppo di Xiao Dongclose dell’Albert Einstein College of Medicine di New York.
I progressi nella medicina, nell’alimentazione e nella cura della persona introdotti dai primi del ‘900 hanno provocato un aumento costante nell’aspettativa di vita media (l’Italia è uno dei Paesi più longevi: un bambino che nasce oggi può aspettarsi di vivere fino a 83 anni). Ma secondo la precedente ricerca, la parabola ascendente della durata massima di vita raggiungibile avrebbe già toccato il suo “tetto” negli anni ’90.
Questa nuova rivelazione degli esperti canadesi sfaterebbe questa teoria ed un’altra precedente che fissava sempre ai 115 anni il tetto massimo.
In un precedente studio pubblicato su Genome Research infatti, la soglia dei 115 anni era accreditata grazie all’analisi del sangue di un’anziana signora danese donatasi alla scienza, Hendrikje van Andel-Schipper, morta lucidissima nel 2005, a 115 anni appunto. Un team di ricercatori olandesi, statunitensi e australiani aveva analizzato le sue cellule confermando la teoria del limite di 115 anni.
Insomma, questa teoria, da oggi, sarebbe brillantemente superata. Il limite della vita umana dev’essere ancora scoperto, ammesso che ci sia.
Pillole per l’impotenza comprate on line, allarme da Napoli
News Presa«Troppi ragazzini comprano pillole sul web, spesso smart drugs o farmaci per l’impotenza, pur di riuscire ad arrivare a prestazioni da porno divi». A lanciare l’allarme è il professor Fabrizio Iacono, specialista in urologia e andrologia. Secondo il medico «i ragazzini acquistano queste pillole senza preoccuparsi dei rischi che possono derivare per la salute. Pericoli enormi perché gli adolescenti acquistano le pillole dell’amore on-line, non certo nelle farmacie, e inoltre ne fanno un uso “ricreativo” e molto pericoloso».
«Smetto quando voglio»
Nel fortunato film «Smetto quando voglio» il tema delle smart drugs è trattato con ironia e intelligenza. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=-kr54FEdMyw[/youtube]La verità è che questa moda degli “acquisti on-line” di farmaci e talvolta anche di smart drugs si è diffusa a livello nazionale in maniera impressionante. Il timore di Iacono è che a Napoli si stia sviluppando un mercato particolarmente florido. Per questo l’urologo napoletano lancia un appello ai ragazzi, ma anche ai genitori: «Non fate sciocchezze – dice – utilizzare questi prodotti è rischioso e insensato». Iacono spiega che molti giovani «fanno scorta di queste pasticche in vista dell’estate, con l’idea di poter avere approcci da veri “latin lovers”. Il grosso problema è che la maggior parte di questi prodotti non solo non servono a garantire prestazioni migliori, ma sono addirittura pericolosi».
I dati della contraffazione di farmaci in Italia
Il mercato dei farmaci contraffatti (spesso acquistati sul web) è enorme e in continua crescita. Lo rivela un’indagine dall’Agenzia Italiana del Farmaco in collaborazione con l’Università “La Sapienza” di Roma. Su un campione di mille internauti, emerge che oltre il 41% valuta positivamente l’acquisto di farmaci online ed il 43,4% ritiene il web una fonte molto sicura cui rivolgersi per comprare medicinali. A conferma di questi dati c’è il numero di sequestri di farmaci contraffatti: nel corso di una recente operazione di controllo (PANGEA IX), cui hanno aderito 103 paesi nel 2016, sono state sequestrate a livello mondiale oltre 12 milioni di unità di farmaco – illegali o contraffatte. Per quanto riguarda l’Italia, nel corso della stessa operazione, sono state sequestrate circa 80mila unità in una settimana di controlli. Inoltre – pur di fronte ad un mercato ‘sommerso’ e difficilmente quantificabile in termini numerici – secondo dati PSI (Pharmaceutical Security Institute) i medicinali contraffatti, in un caso su 3 non contengono alcun principio attivo il 20% ne contiene quantità non corrette, il 21,4% è composto da ingredienti sbagliati, il 15,6% ha corrette quantità di principi attivi ma un packaging falso, l’8,5% contiene alti livelli di impurità e contaminanti.
[wl_chord]
Il cancro in 100 domande, e 100 risposte
News Presa, Prevenzione«Il 63% delle donne e il 54% degli uomini colpiti dal cancro sconfiggono la malattia». Il dato, pazzesco se comparato a quello di un decennio fa, è messo in luce da Carmine Pinto, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Si tratta di numeri che si riferiscono a persone che si sono ammalate nel 2005-2009, e mettono in evidenza un rilevante miglioramento rispetto a coloro che hanno ricevuto una diagnosi di tumore nel quinquennio precedente (nel 2000-2004 le percentuali erano del 60% nelle donne e del 51% negli uomini). Per i cinque tumori più frequenti (seno, colon-retto, polmone, prostata, vescica) questo passo in avanti si è tradotto in oltre 6.200 persone in vita.
Il volume
Il tema fa parte dell’introduzione ad un volume che in 100 risposte esplora in modo semplice e diretto il cancro. Per il presidente Pinto «gli importanti progressi registrati negli ultimi decenni nella lotta al cancro possono essere ricondotti ai continui progressi nella prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori, che include a pieno titolo la chemioterapia, ancora oggi arma fondamentale e con aspetti di innovatività da non trascurare». E’ lui stesso a spiegare in prefazione che «il libro con le 100 domande e risposte sulla chemioterapia e sul “pianeta” cancro vuole essere una guida per tutti i cittadini per comprendere a fondo la “terapia” che in più di 70 anni ha rappresentato il cardine della lotta ai tumori e che è ancora insostituibile nella cura della maggioranza delle neoplasie.
Fake news
Negli anni sono state diffuse false informazioni o mistificazioni prive di fondamento per screditarne l’efficacia e allontanare o demotivare i pazienti. Insieme abbiamo anche assistito alla pericolosa diffusione di teorie pseudoscientifiche sulle cure miracolose del cancro: dal siero Bonifacio che prese il nome dal veterinario di Agropoli che produceva un vaccino ricavato da capre, a quello dello squalo (l’assurda ipotesi di fondo è che la cartilagine di squalo funzionerebbe come una sorta di antidoto). E ancora, il veleno dello scorpione cubano e il cosiddetto metodo Di Bella. Terapie “alternative” o “naturali” proposte o ricercate speculando su speranze e disperazione dei malati e dei loro familiari dopo una diagnosi di cancro o per l’evoluzione della malattia stessa. Sulla chemioterapia inoltre grava lo stigma di una cura con “pesanti” effetti collaterali che spesso fanno paura più del cancro stesso, reminiscenza del passato e molto lontano dalle attuali possibilità di cura.
Progressi e nuove terapie
«Oggi non è più così – prosegue Pinto -, ed è compito di una società scientifica come l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) sensibilizzare tutti i cittadini: la chemioterapia si è continuamente sviluppata e innovata, non è più quella di 30 anni fa, ed è più “dolce” rispetto al passato, perché si basa su farmaci più efficaci e meno tossici, e soprattutto abbiamo oggi a disposizione trattamenti complementari che ne riducono in maniera rilevante gli effetti collaterali come la nausea e il vomito. Con le dovute differenze a seconda del tipo di tumore, dello stadio della malattia e della finalità della cura stessa, sono disponibili terapie che non provocano la caduta dei capelli, altre che rispettano la produzione di globuli bianchi e rossi e piastrine da parte del midollo osseo, o sono meno impattanti per le mucose. Non è certamente una modalità di cura superata, malgrado i progressi ottenuti con altre terapie, per esempio con i farmaci a target molecolare e l’immuno-oncologia, si continua a fare ricerca in quest’ambito. Oggi infatti molte delle “nuove” terapie sono somministrate in combinazione o in sequenza con la chemioterapia “più tradizionale”. Più armi quindi insieme per ridurre e migliorare i sintomi come dolore, dispnea, disfagia, prolungare la vita e migliorare le percentuali di guarigioni dopo chirurgia in un sempre più elevato numero di malati. Nel rispetto delle scelte del paziente i clinici devono lavorare per fornire ai malati corrette informazioni, sapendone ascoltare i bisogni, le speranze e le paure, per una piena condivisione del progetto di cura e per evitare perdita di fiducia o rinuncia alle terapie o anche che diventino preda di promesse terapeutiche infondate. Serve cioè una buona dose di empatia ed è quindi necessario disporre degli strumenti per leggere correttamente informazioni e notizie. La chemioterapia nel terzo millennio è ancora quindi un importante strumento nella cura dei tumori solidi, che richiede competenze e professionalità per raggiungere un’adeguata scelta e gestione nella strategia terapeutica di ogni singolo paziente. Tutto questo è possibile e realizzato nelle strutture di Oncologia Medica del nostro Paese, che dispongono di personale medico e infermieristico formato e costantemente aggiornato con conoscenze su efficacia e tossicità dei farmaci, ma soprattutto del malato oncologico nella sua globalità. Con questo volume ci proponiamo di dare risposte a tante domande fatte o solo pensate da pazienti e cittadini perché il diritto all’informazione rappresenta il punto di partenza per garantire a tutti l’accesso alle migliori cure».
[wl_chord]
Baby food: nasce marchio a garanzia della qualità e sicurezza
BambiniIl Baby Food è il settore che comprende tutti gli alimenti dell’infanzia. Se nel resto d’Europa, le mamme si fidano dei vari prodotti messi in commercio, «in Italia – secondo il Dr. Luciano O. Atzori, Biologo, Esperto in Sicurezza degli Alimenti e in Tutela della Salute – le mamme sono molto più esigenti».
In generale, nel mondo c’è una crescente attenzione alla salute (ricerca di cibi con pochi zuccheri aggiunti, di sale, di olio di palma, di acidi grassi saturi, ecc.), ma le madri italiane conservano un approccio legato alle tradizioni quindi, quando possono, scelgono con più cura materie prime di elevata qualità (spesso biologiche, a km zero, ecc.) e tendono a preparare con le loro mani gli alimenti per i propri figli.
«Quando non ci riescono – spiega il biologo – nella scelta dei baby food, stanno molto attente agli ingredienti, alle date di scadenza, al tipo di imballaggio (in quanto alcuni, in particolari condizioni, potrebbero rilasciare per migrazione alcune sostanze chimiche pericolose). Insomma, la maggior parte delle mamme italiane sono molto informate e cercano di attuare per i loro bimbi un consumo consapevole».
Le aziende produttrici di alimenti per l’infanzia, anche a seguito del costante calo di nascite, registrano una costante diminuzione delle vendite. Inoltre, la forte regolamentazione, grazie alle norme che impongono tutta una serie di limiti, comporta una certa sofferenza del settore.
Questo panorama ha spinto le aziende produttrici ad andare incontro alle esigenze delle nuove mamme, studiando e mettendo in campo diverse strategie quali:
* il miglioramento degli ingredienti attraverso l’introduzione delle materie prime biologiche (questi sono gli unici alimenti del settore che registrano un buon trend positivo);
* l’introduzione tra gli ingredienti di cibi funzionali che possono essere utili allo sviluppo degli infanti;
* la costante ricerca atta a migliorare la sicurezza alimentare;
* la crescente qualità degli ingredienti attraverso ricette semplici e molto vicine agli alimenti preparati in casa: assenza di glutine, di aromi, di coloranti, di conservanti, di dolcificanti e di sale, senza amidi aggiunti, ecc.;
* l’aumento della shelf-life (vita commerciale del prodotto), possibilmente senza l’uso di additivi quindi ottenuta attraverso processi innovativi.
Inoltre, per creare maggiore fiducia nelle mamme italiane l’AIIPA (Associazione Italiana delle Industrie dei Prodotti Alimentari) ha realizzato un marchio sulla qualità nutrizionale e sulla sicurezza degli alimenti destinati alla prima infanzia.
Questo marchio è applicato nelle etichette dei baby food prodotti da aziende specializzate che producono alimenti destinati ai bambini sino al terzo anno di età con l’obiettivo di tutelare gli alimenti dell’infanzia, garantire una nutrizione sicura e comunicare la qualità e la sicurezza del prodotto.
Ovviamente gli alimenti con questo logo dovranno essere prodotti seguendo un rigoroso codice deontologico imposto dall’Aiipa chiamato “Alimenti Prima Infanzia scaricabile dal sito” www.alimentiprimainfanzia.it.
«Insomma – conclude Atzori – adesso le mamme italiane potranno avere un’ulteriore forma di garanzia a tutela della corretta nutrizione e salute dei loro piccoli».