Tempo di lettura: 3 minutiNel mondo più di 5 milioni di persone muoiono ogni anno a causa della sedentarietà. Così l’Università di Stanford ha individuato lo strumento ideale per monitorare il fenomeno: lo smartphone. Con il più grande studio mai condotto finora sull’attività fisica ‘spontanea’ (oltre 700.000 persone, in oltre un centinaio di Paesi diversi), sono stati registrati i ‘passi’ fatti ogni giorno e sono stati delineati i pattern di sedentarietà: maggiori nelle città meno ‘camminabili’ e tra le donne.
In pratica, lo studio ha messo il naso nei cellulari di oltre 700 mila persone, con l’obiettivo di aprire la strada ad iniziative mirate contro l’obesità.
Ad annunciarlo al mondo con un post su Twitter (‘Big data in action!’) è lo stesso Francis Collins direttore dei National Institutes of Health americani anche perché questa ricerca, appena pubblicata come lettera su Nature online, è stata realizzata grazie ad un grant dei NIH.
Il Big data, quindi, conferma il suo potenziale, in grado di spiegare, attraverso le informazioni, i trend di salute. Lo sottolinea Grace Peng, direttore del programma di Computational Modeling, Simulation and Analysis del National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB).
Gli smartphone, posseduti ormai da 3 adulti su 4 nei Paesi industrializzati e 1 su 4 in quelli in via di sviluppo, sono lo strumento più efficace per tracciare le abitudini della popolazione.
Lo studio
Sono stati selezionati gli utilizzatori di un’app gratuita su smartphone (Azumio Argus) per il monitoraggio dell’attività fisica e di altre misure (età, genere, altezza, peso registrati dagli utenti sull’applicazione).
I ricercatori hanno analizzato 68 milioni di giorni di registrazioni da 717.527 utilizzatori anonimi di questa applicazione, residenti in 110 Paesi diversi. La ricerca si è poi focalizzata su 46 nazioni (un migliaio di utenti per ognuna). Il 90% degli utenti vivevano in 32 nazioni industrializzate e solo il 10% in Paesi a medio income.
Per calcolare le disparità di attività fisica per nazione i ricercatori della Stanford hanno utilizzato il Gini index, parametro usato dagli economisti per descrivere le disparità di income. Ne è venuta fuori la misura di quanto una nazione fosse ‘ricca’ o ‘povera’ in attività fisica.
L’utente medio di questa applicazione faceva circa 5.000 passi al giorno; sono state anche confrontate le nazioni con pattern di attività fisica più uniformi e quelle con maggior disparità. Ne è emerso che i soggetti residenti nelle 5 nazioni con la maggiore disparità di attività fisica sono anche quelle con i maggiori problemi di obesità: il loro rischio di obesità è risultato del 200% maggiore rispetto ai soggetti residenti nelle nazioni con il più basso indice di disparità nell’attività fisica.
Le nazioni con maggiori disparità nel livello di attività fisica sono anche quelle con il maggior numero di donne sedentarie. Dove invece l’attività fisica presenta livelli più uniformi (come ad esempio in Giappone), maschi e femmine risultano attivi in maniera confrontabile. Al contrario, ne Paesi con le maggiori disparità di attività fisica (es. Arabia Saudita e USA), sono in genere le donne quelle più sedentarie, con un gender gap di ben il 43% tra i due sessi per quanto riguarda il livello di attività, un dato questo riflesso anche la più rapido aumento di prevalenza di obesità tra le donne, nelle popolazioni più sedentarie.
Insomma, i ricercatori hanno delineato dalla ‘disparità’ il target specifico che richiederebbe interventi più urgenti contro l’obesità. Il team americano, inoltre, auspica l’aumento della ‘camminabilità’ delle città, creando cioè un ambiente sano e piacevole per fare delle passeggiate.
In effetti, dati provenienti da 69 città degli Stati Uniti confermano che le città con i maggiori ‘walkability score’ sono anche quelle che hanno le minori disparità di attività. Le città più percorribili a piedi sono quelle che hanno fatto registrare tra gli utilizzatori dell’app per smartphone il maggior numeri di passi individuali al giorno in tutte le categorie considerate (età, sesso, BMI), anche se le donne per qualche motivo restano sempre un po’ più indietro rispetto agli uomini.
Una caratteristica, quella delle città poco percorribili, fonte di malattia. Ne emergono, però, anche possibili ‘strumenti’ di salute, tirati in ballo di recente anche dalla ‘Lettera aperta ai sindaci’, siglata da Anci (Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI) e Federsanità (Angelo Lino Del Favero, Presidente Federsanità Anci), e firmata tra gli altri anche da Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute, Giovanni Malagò, Presidente del Coni e Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
La lettera chiede di porre come priorità la salute nelle agende e nelle strategie.
Nel fare ciò, ha proposto nuovi modi per progettare, costruire e gestire le città per aiutare le persone a vivere una vita sana.
Dopamina aumenta produzione anticorpi. Più sani se più felici
PrevenzioneLa Dopamina fa bene alla salute, non solo all’umore. Il neurotrasmettitore del piacere fa sì che aumenti la produzione di anticorpi nel nostro corpo. Lo rivela una ricerca internazionale pubblicata su Nature e nata in Italia, che potrebbe avere risvolti per le malattie autoimmuni e aiuta a capire perché le persone felici hanno spesso un buon sistema immunitario. Proprio così: la formazione di anticorpi contro virus e batteri è influenzata da un ormone collegato alla felicità, la dopamina.
Quando virus o batteri invadono il corpo umano, in regioni specializzate dei linfonodi, i cosiddetti centri germinativi, le cellule immunitarie (linfociti B e T) collaborano tra loro per sviluppare una risposta contro gli specifici agenti patogeni. A svolgere un ruolo in questo meccanismo sembra, appunto, essere la dopamina (uno degli ormoni collegati al piacere e neurotrasmettitore del sistema nervoso centrale). Analizzando le cellule del sistema immunitario in vitro, i ricercatori hanno dimostrato che i linfociti T nel centro germinativo producono e contengono dopamina. A seguito di interazioni con linfociti B, la dopamina viene rilasciata e contribuisce al differenziamento in cellule che producono anticorpi. Attraverso simulazioni al computer ne hanno poi analizzato le conseguenze.
Nel processo controllato dalla dopamina, l’effetto più evidente è la produzione di una quantità aumentata di anticorpi.
Come spiega la prima autrice Ilenia Papa, che ha iniziato lo studio sotto la supervisione di Claudio Doglioni e Maurilio Ponzoni, del San Raffaele di Milano, per proseguirla in Australia: “per la prima volta è stato dimostrato il ruolo della dopamina nel centro germinativo: la sua azione costituisce un vantaggio nel differenziamento dei linfociti B in cellule che producono anticorpi e, potenzialmente, questo meccanismo può essere modulato in corso di malattia”. Ciò significa che potrebbe essere sfruttato per potenziare le risposte immunitarie durante infezioni aggressive. Ma potrebbe anche rivelarsi utile nei casi di malattie autoimmunitarie, dove c’è una produzione incontrollata di auto-anticorpi. Secondo gli scienziati, i farmaci che bloccano i recettori per la dopamina potrebbero costituire una terapia aggiuntiva a quelle in uso.[wl_cloud][wl_chord]
Charlie Gard, anche un medico italiano tra gli esperti del tribunale
News PresaIl piccolo Charlie Gard resta per ora condannato all’oblio, in bilico tra la vita (anche se fatta di tanta sofferenza) e la morte. A decidere se staccare la spina, o se invece tentare con la cura sperimentale, dovrà essere l’Alta Corte britannica, ma il giudice per ora non si è sentito di stabilire se il bimbo affetto da una malattia molto rara debba tentare questa strada negli Stati Uniti. Al momento l’unica cosa certa è che il nuovo pronunciamento è stabilito per lunedì. Oggi le parti si incontreranno, ma solo per cercare di capire se le posizioni possono in qualche modo avvicinarsi.
Il ruolo dell’Italia
La storia di Charlie Gard ha fatto molto rumore nel mondo, ma in Italia sembra essere seguita con empatia ancor maggiore che altrove. Così fa piacere sapere che ci sarà anche un medico italiano, dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, fra gli esperti che il giudice dell’Alta Corte di Londra Nicholas Francis ha convocato per lunedì per decidere se il piccolo Charlie potrà essere sottoposto ad una cura sperimentale.
Videoconferenza
In udienza preliminare, il giudice Nicholas Francis si era detto disposto a cambiare la sua precedente decisione in cui dava ragione ai dottori del centro pediatrico inglese dove Charlie è ricoverato, propensi a non far più soffrire il bimbo di 11 mesi staccandogli i macchinari che lo tengono in vita, ma solo a patto che le nuove informazioni in possesso dei coniugi Gard sull’efficacia di una terapia alternativa fossero inoppugnabili. Ieri è stato ascoltato in videoconferenza un neurologo americano, che la Corte ha stabilito di mantenere anonimo. Lo specialista ha spiegato che nuovi test condotti su cavie hanno mostrato che è possibile un miglioramento delle funzioni cerebrali di Charlie.
La speranza di un errore
Inoltre, ha affermato che i medici britannici potrebbero essersi sbagliati sul fatto che il bimbo abbia un danno al cervello, e che se al contrario si trattasse di un problema muscolare, le nuove terapie potrebbero funzionare. «Vale la pena provare», ha detto, spiegando che c’è una probabilità del 10 per cento di un «successo clinicamente significativo», che potrebbe arrivare fino al 56 per cento nelle possibilità di un miglioramento. Così, quando il giudice gli ha chiesto: «Se aggiorno il caso per qualche giorno lei verrebbe a Londra?», il medico ha risposto: «Se fosse necessario, con piacere». Il Great Ormond Street Hospital, dove Charlie resta in vita respirando artificialmente, ha ribadito la contrarietà al trasferimento del bimbo negli Usa, rilevando che è meglio staccare la spina.
Momenti di tensione
Nel corso dell’ultima udienza i genitori di Charlie, che da mesi si battono per tentare tutte le cure possibili, sono usciti dall’aula bruscamente criticando il giudice per aver travisato le loro dichiarazioni sulla qualità della vita del bimbo. La madre, Connie Yates, ha ribadito che secondo loro il bambino «non sta soffrendo» e che «se invece soffrisse noi non saremmo qui a lottare». Il giudice si è scusato e nel pomeriggio i coniugi Gard sono rientrati in aula. Nemmeno stavolta, tuttavia, c’è stata la svolta che la coppia tanto attendeva. Il giudice ha convocato una nuova udienza oggi pomeriggio, che tra l’altro dovrebbe essere ancora interlocutoria. L’obiettivo, infatti, è di preparare un incontro tra le parti, in vista – spera l’Alta Corte – di un accordo che finalmente sblocchi la vicenda.
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Salva padre con massaggio cardiaco, lo ha visto nelle serie tv. La storia
News PresaAveva visto praticare il massaggio cardiaco tante volte nella sua serie televisiva preferita e per questo è riuscita a salvare la vita al padre 54enne. Protagonista della storia a lieto fine è una studentessa 18enne di Montale (Pistoia). La ragazza non hai mai frequentato un corso di rianimazione di base, ma segue tutte le puntate di Grey’s Anatomy. Quando il padre si è sentito male, non ha perso tempo: ha immediatamente chiamato il 118, ha messo il telefono in vivavoce e sotto la guida dell’operatore della Centrale ha iniziato a praticare il massaggio cardiaco a suo padre. Il fatto è successo alcuni giorni fa ed è stato reso noto successivamente dall’Asl Toscana centro.
“Stavo dormendo – ha raccontato la ragazza – quando, intorno alle sei, sono stata bruscamente svegliata da mia madre, perchè il babbo, che ha 54 anni, non si svegliava e non respirava più. Sono corsa in camera e l’ho trovato disteso sul letto, privo di coscienza”. “L’ambulanza – racconta la giovane – è arrivata dopo soli 10 minuti, durante i quali ho continuato ad effettuare il massaggio cardiaco, senza fermarmi un solo secondo”. Giunti sul posto, i soccorritori hanno immediatamente effettuato la defibrillazione e continuato con le manovre di rianimazione avanzate. La catena dei soccorsi è quindi proseguita – riferiscono gli operatori sanitari – con l’esecuzione dell’elettrocardiogramma e la sua teletrasmissione al medico della cardiologia dell’ospedale San Jacopo di Pistoia.
Diagnosticata la presenza di un infarto miocardico acuto, è stata somministrata la terapia più appropriata e il paziente è stato direttamente trasferito nelle sale di emodinamica, dove ad attenderlo era già pronta l’equipe di cardiologia interventistica, che in brevissimo tempo ha provveduto a riaprire, mediante angioplastica coronarica, l’arteria responsabile dell’arresto cardiaco.
Saper effettuare un semplice massaggio cardiaco può può mantenere in vita una persona e aumentare le probabilità di ripresa. Il 70% degli Arresti Cardio Circolatori (ACC) in Europa avviene in presenza di testimoni, che potrebbero iniziare immediatamente la rianimazione cardiopolmonare.
L’uomo che dopo alcuni giorni di ricovero in terapia intensiva è stato dimesso dall’ospedale, ora sta bene e può finalmente riabbracciare la sua famiglia e sua figlia e magari, chissà, vedere qualche puntata insieme a lei.
Carenza estiva di sangue. L’iniziativa di Avis
Associazioni pazientiNon esistono stagioni dell’anno in cui venga meno il bisogno di sangue. Ma come ogni anno, anche l’estate 2017, complice l’inizio delle ferie e l’ondata di calore che sta colpendo molte regioni italiane, registra in diverse aree del Paese un preoccupante calo delle donazioni di sangue ed emocomponenti.
“Questa situazione – spiega il presidente di AVIS NAZIONALE, Alberto Argentoni –è già stata evidenziata dal Centro Nazionale Sangue e da diverse Regioni che, anche in collaborazione con il volontariato del sangue, hanno realizzato specifiche campagne estive. Rinnoviamo la richiesta a tutte le nostre sedi a proseguire con efficacia nell’attività di programmazione delle donazioni e al nostro 1.300.000 donatori periodici di mettersi a disposizione delle nostre unità di raccolta o dei centri trasfusionali per compiere un gesto di solidarietà quanto mai importante.
Abbiamo il dovere, anche in questo periodo dell’anno, di garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti in tutte le Regioni”.
Per ricordare l’importanza della programmazione della donazione di sangue, specialmente nei mesi estivi, AVIS ha lanciato una campagna estiva che riprende l’iniziativa dell’Alfabeto della solidarietà.
“Anche d’estate c’è bisogno di sangue. Fa’ anche tu come i nostri volontari: dona ora”. E’ questo lo slogan che campeggia su tutti gli strumenti della campagna estiva proposta da AVIS NAZIONALE a tutte le sue 3.400 sedi.
“Desidero ringraziare – prosegue il presidente di AVIS NAZIONALE – tutte le sedi che si stanno mobilitando, non solo per garantire l’autosufficienza nel proprio territorio ma anche – con un impegno supplementare – nelle zone carenti. Al tempo stesso, ringrazio anche i donatori che stanno rispondendo ai nostri appelli e tutti coloro che per la prima volta stanno pensando di compiere un così importante gesto di solidarietà a favore di tantissimi malati”.
Muore a 16 mesi, era positiva al morbillo
News PresaPositiva al morbillo, una bimba di soli 16 mesi è morta. Certo non è ancora chiaro se vi sia un nesso di causa-effetto tra la malattia e il decesso, ma questa brutta storia sta facendo rapidamente il giro del web. La morte della piccola risale al 28 giugno scorso, al Bambino Gesù di Roma; solo ora si viene a sapere che la bimba è risultata positiva al virus del morbillo. Ad dirlo è un comunicato dell’ospedale romano, nel quale si dice anche che sono incorso le analisi per capire se la malattia possa aver giocato un ruolo nel tragico evento. Seguita dall’Ospedale già dall’età di 3 mesi per altre malattie precedenti, la piccola paziente era stata ricoverata al Bambino Gesù il 10 giugno in seguito a febbre persistente e successiva coagulopatia, con necessità di trasferimento in Rianimazione.
La conferma
La conferma della positività al morbillo, scrive l’ospedale, è arrivata oggi dall’Istituto Superiore di Sanità. Durante la degenza le sue condizioni cliniche erano progressivamente migliorate, fino all’ultimo esame clinico obiettivo del 28 giugno nel reparto di Pediatria. «Nell’arco della serata dello stesso giorno, tuttavia – si legge nel comunicato – compariva improvvisamente nel sonno un arresto cardio-respiratorio irreversibile. Sono in corso analisi anatomo-patologiche finalizzate a verificare il nesso causale tra la malattia e l’evento fatale».
Perché vaccinare
Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale e Malattie Infettive del Bambino Gesù e presidente della Società Italiana di Pediatria, in un articolo de Il Messaggero spiega che «è importante sottolineare sempre come un adeguata copertura vaccinale riduce o elimina il rischio di essere contagiati dal virus del morbillo». Nello stesso articolo vengono citati i dati dell’ultimo bollettino dell’Iss: «Saliti a 3.500 da inizio anno i contagi da morbillo segnalati, nel 35% dei casi con almeno una complicanza. Il problema riguarda tutto il continente, ha ricordato la nota dell’Oms, con il virus che è attivo in Austria, Bulgaria, Germania, Italia, Romania e Spagna, mentre il Portogallo ha dichiarato lo scorso 5 luglio la fine della propria epidemia. In tutto i morti sono 35, e ai due italiani confermati si aggiungono 31 vittime in Romania, una in Germania e una in Portogallo».
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Ore decisive per il piccolo Charlie Gard
News PresaE’ un calvario infinito quello della famiglia Gard, in attesa di una decisione che a quanto pare non arriverà prima di domani. I genitori del Charlie dovranno aspettare ancora molte ore prima di sapere se l’Alta Corte di Londra autorizzerà o meno le cure che potrebbero salvare il piccolo. Con ogni probabilità l’udienza sarà infatti aggiornata a domani: il giudice Nicholas Francis ha ordinato infatti all’ospedale Great Ormond Street di fornire dati sulle dimensioni della testa di Charlie «entro domani». I genitori del piccolo Charlie hanno però abbandonato l’aula dell’Alta Corte di Londra a causa di un disaccordo con il giudice Francis su ciò che avevano detto durante l’udienza di tre mesi fa.
Aggrappati alla speranza
I genitori del piccolo sperano ovviamente «che le corti alla fine decideranno in nostro favore», permettendo di far curare il bimbo di 11 mesi da «esperti medici specializzati nella malattia». Il bimbo è infatti colpito da «deplezione del Dna mitocondriale». Il giudice Francis è chiamato a decidere se autorizzare le terapie sperimentali sul piccolo di 11 mesi gravemente malato oppure confermare la sua decisione precedente che diede ragione ai medici del Great Ormond Street autorizzandoli a staccare i macchinari che tengono in vita il neonato. Il giudice ha aperto l’udienza – alla quale assistono i genitori di Charlie – premettendo che la priorità di tutti è decidere la cosa migliore per il bambino: «Il suo benessere – ha detto Francis – è la preoccupazione principale di tutti noi».
Appesi a un filo
Sulla vicenda del piccolo Charlie si è detto ormai di tutto. Tra favorevoli e contrari, rispetto alla terapia sperimentale, l’opinione pubblica è stata coinvolta (e per certi versi travolta) ai massimi livelli. Forse anche troppo. Centinaia di migliaia i messaggi postati sui social e tramite gli account Twitter che hanno creato una pressione enorme attrno a questo caso. Viene da chiedersi con quale serenità l’Alta Corte possa prendere la sua decisione. Ma tant’è, l’interi pianeta social è appeso ad un filo, e molto probabilmente – come detto – ci resterà sino a domani. La speranza è che al più presto si possa individuare almeno una strada certa per Charlie, da troppo tempo in bilico tra la vita e la morte.
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Caldo: come conservare i medicinali in sicurezza anche in viaggio
PrevenzioneAlte temperature e umidità sono gli inconvenienti che accompagnano questo periodo dell’anno. E provocano rischi anche nella conservazione dei medicinali, soprattutto durante gli spostamenti.
Le malattie e piccoli disturbi, si sa, non vanno in ferie, e, qualunque sia la meta delle vacanze, in valigia non possono mancare i farmaci prescritti dal medico e assunti abitualmente (come ad esempio i medicinali per la pressione alta, il diabete o la pillola anticoncezionale e quelli senza obbligo di ricetta, di automedicazione per fastidi di salute che possono rovinare le vacanze, come disturbi gastro-intestinali, mal di testa, scottature ed eritemi, etc.).
Proprio come il cibo, anche tutti i farmaci – con e senza obbligo di prescrizione – con il caldo diventano più vulnerabili, e si rischia che le loro componenti chimiche possano alterarsi e, di conseguenza, la loro efficacia si riduca.
Per non farsi cogliere alla sprovvista al momento della partenza, ASSOSALUTE (Associazione nazionale farmaci di automedicazione) propone una serie di semplici consigli da seguire per conservare correttamente i nostri farmaci anche d’estate:
* Occhio all’aspetto: se il medicinale che si utilizza abitualmente appare diverso nell’aspetto o presenta dei difetti, prima di assumerlo è bene consultare il medico o chiedere consiglio a un farmacista. Se il medicinale risulta alterato nel colore, nell’odore o nella consistenza, è probabile che vi sia stata un’alterazione.
“Spiati” dallo smartphone. Il più grande studio sulla sedentarietà
PrevenzioneNel mondo più di 5 milioni di persone muoiono ogni anno a causa della sedentarietà. Così l’Università di Stanford ha individuato lo strumento ideale per monitorare il fenomeno: lo smartphone. Con il più grande studio mai condotto finora sull’attività fisica ‘spontanea’ (oltre 700.000 persone, in oltre un centinaio di Paesi diversi), sono stati registrati i ‘passi’ fatti ogni giorno e sono stati delineati i pattern di sedentarietà: maggiori nelle città meno ‘camminabili’ e tra le donne.
In pratica, lo studio ha messo il naso nei cellulari di oltre 700 mila persone, con l’obiettivo di aprire la strada ad iniziative mirate contro l’obesità.
Ad annunciarlo al mondo con un post su Twitter (‘Big data in action!’) è lo stesso Francis Collins direttore dei National Institutes of Health americani anche perché questa ricerca, appena pubblicata come lettera su Nature online, è stata realizzata grazie ad un grant dei NIH.
Il Big data, quindi, conferma il suo potenziale, in grado di spiegare, attraverso le informazioni, i trend di salute. Lo sottolinea Grace Peng, direttore del programma di Computational Modeling, Simulation and Analysis del National Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB).
Gli smartphone, posseduti ormai da 3 adulti su 4 nei Paesi industrializzati e 1 su 4 in quelli in via di sviluppo, sono lo strumento più efficace per tracciare le abitudini della popolazione.
Lo studio
Sono stati selezionati gli utilizzatori di un’app gratuita su smartphone (Azumio Argus) per il monitoraggio dell’attività fisica e di altre misure (età, genere, altezza, peso registrati dagli utenti sull’applicazione).
I ricercatori hanno analizzato 68 milioni di giorni di registrazioni da 717.527 utilizzatori anonimi di questa applicazione, residenti in 110 Paesi diversi. La ricerca si è poi focalizzata su 46 nazioni (un migliaio di utenti per ognuna). Il 90% degli utenti vivevano in 32 nazioni industrializzate e solo il 10% in Paesi a medio income.
Per calcolare le disparità di attività fisica per nazione i ricercatori della Stanford hanno utilizzato il Gini index, parametro usato dagli economisti per descrivere le disparità di income. Ne è venuta fuori la misura di quanto una nazione fosse ‘ricca’ o ‘povera’ in attività fisica.
L’utente medio di questa applicazione faceva circa 5.000 passi al giorno; sono state anche confrontate le nazioni con pattern di attività fisica più uniformi e quelle con maggior disparità. Ne è emerso che i soggetti residenti nelle 5 nazioni con la maggiore disparità di attività fisica sono anche quelle con i maggiori problemi di obesità: il loro rischio di obesità è risultato del 200% maggiore rispetto ai soggetti residenti nelle nazioni con il più basso indice di disparità nell’attività fisica.
Le nazioni con maggiori disparità nel livello di attività fisica sono anche quelle con il maggior numero di donne sedentarie. Dove invece l’attività fisica presenta livelli più uniformi (come ad esempio in Giappone), maschi e femmine risultano attivi in maniera confrontabile. Al contrario, ne Paesi con le maggiori disparità di attività fisica (es. Arabia Saudita e USA), sono in genere le donne quelle più sedentarie, con un gender gap di ben il 43% tra i due sessi per quanto riguarda il livello di attività, un dato questo riflesso anche la più rapido aumento di prevalenza di obesità tra le donne, nelle popolazioni più sedentarie.
Insomma, i ricercatori hanno delineato dalla ‘disparità’ il target specifico che richiederebbe interventi più urgenti contro l’obesità. Il team americano, inoltre, auspica l’aumento della ‘camminabilità’ delle città, creando cioè un ambiente sano e piacevole per fare delle passeggiate.
In effetti, dati provenienti da 69 città degli Stati Uniti confermano che le città con i maggiori ‘walkability score’ sono anche quelle che hanno le minori disparità di attività. Le città più percorribili a piedi sono quelle che hanno fatto registrare tra gli utilizzatori dell’app per smartphone il maggior numeri di passi individuali al giorno in tutte le categorie considerate (età, sesso, BMI), anche se le donne per qualche motivo restano sempre un po’ più indietro rispetto agli uomini.
Una caratteristica, quella delle città poco percorribili, fonte di malattia. Ne emergono, però, anche possibili ‘strumenti’ di salute, tirati in ballo di recente anche dalla ‘Lettera aperta ai sindaci’, siglata da Anci (Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI) e Federsanità (Angelo Lino Del Favero, Presidente Federsanità Anci), e firmata tra gli altri anche da Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute, Giovanni Malagò, Presidente del Coni e Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
La lettera chiede di porre come priorità la salute nelle agende e nelle strategie.
Nel fare ciò, ha proposto nuovi modi per progettare, costruire e gestire le città per aiutare le persone a vivere una vita sana.
Da sceriffo a commissario, la vittoria di De Luca
News PresaLa nomina di Vincenzo De Luca a commissario ad acta per la Sanità in Campania ha sollevato un polverone. Come sempre la pletora dei commenti si divide tra chi lo reputa uno scandalo e chi invece si complimenta, augurando a De Luca un buon lavoro. Nel mezzo ci sono i cittadini, quelli che devono pensare più che altro a sbarcare il lunario e che, per questo, non si curano troppo di chi sia commissario alla Sanità. In realtà, molti non sanno neanche che la sanità campana sia commissariata. Ma queste è un’altra storia. Tornando a De Luca, si è chiusa finalmente una partita che rischiava di tenere al paolo la nostra regione ancora per molto tempo.
L’Ordine dei Medici di Napoli
Tra i primi ad esprimere un cenno di approvazione per la rottura di questo stallo c’è l’Ordine dei Medici di Napoli.
Silvestro Scotti
«Abbiamo appreso dello sblocco di uno stallo che durava ormai da troppo, una nomina fatta nell’interesse dei cittadini della nostra Regione e speriamo in una nuova stagione di rapporti tra Ministero della Salute e Regione Campania». Scotti avverte: «Ora non c’è più tempo per tergiversare. E’ evidente quali responsabilità siano legate a questa nomina, responsabilità, che va dato atto, il Governatore dall’inizio del suo mandato non ha mai rifiutato, sono certo che l’intera classe medica campana sarà pronta a fare squadra nell’interesse della salute dei cittadini se finalmente si superano le sole logiche economiche in sanità e si comincia ad investire su quelle assistenziali».
La reazione dei Cinque Stelle
Preoccupati per la sovrapposizione di ruoli sono i pentastellati, per i quali la dicotomia “controllore controllato” in questo modo viene a mancare.
Silvia Giordano
«L M5S – scrive in una nota la parlamentare Silvia Giordano – ha denunciato questo conflitto di interesse moltissime volte con interrogazioni e interpellanza, ma evidentemente gli interessi politico-elettorali sono più forti di ogni denuncia legale e fondata. Sembra chiaro che l’avvicinarsi delle elezioni politiche solleciti la conclusione di accordi e patti per qualche manciata di voti in più. Così come sembra palese la necessità di ricorrere a chi, come Vincenzo De Luca, promuova campagne elettorali scientifiche e organizzate sulle fritture di pesce sponsorizzate già in occasione dell’ultima campagna referendaria».
Niente più scuse
Bruno Zuccarelli, segretario regionale Anaao, ha accolto la nomina di De Luca con un commento molto chiaro:
Bruno Zuccarelli
«Finalmente il governo si è ricordato dei cittadini campani, ora però non ci sono più scuse». Per Zuccarelli «ora è il momento di iniziare ad affrontare i problemi, tanti, che questa regione, la sua Sanità, si trascina dietro. Ora – conclude il leader regionale Anaao – le chiacchiere stanno a zero. E’ bene che il neo commissario inizi da subito a lavorare per recuperare il tempo perso, e soprattutto sarà determinante evitare ogni tipo di polemica con il sub commissario, nell’interesse dei cittadini/pazienti».
L’ora del rilancio
Gabriele Peperoni
Gabriele Peperoni, segretario provinciale del Sumai parla di una nomina «che va nel senso di ciò che ci aspettavamo e che sicuramente potrà rilanciare nei prossimi mesi la Sanità campana senza che vi siano conflitti tra il commissario e la Regione come abbiamo, purtroppo, dovuto assistere in quest’ultimo anno. Un sincero augurio di buon lavoro a De Luca, sperando che il neo commissario convochi al più presto le parti sindacali per la riorganizzazione di tutte le attività sia territoriali che ospedaliere della Sanità campana».
La rete contratto
Elisabetta Argenziano
Per Betty Argenziano e Silvana Papa, rispettivamente presidente di Federbiologi e Confapi Sanità Campania: «La nomina di Vincenzo De Luca a commissario della Sanità rappresenta un nuovo inizio per la Campania, una regione e una sanità nella quale c’è bisogno di attenzione ai cittadini, di aiuto alle fasce deboli, di oculatezza nella gestione delle risorse e di meritocrazia nel pubblico, così come nel privato. Siamo sicuri che ora si risolveranno velocemente i problemi legati al riconoscimento della rete contratto nel settore dei laboratori, con conseguente tutela della professionalità dei biologi e dei tanti posti di lavoro che questi garantiscono. Allo stesso tempo siamo certi che si risolverà l’annoso problema del fabbisogno soprattutto nel campo della riabilitazione. L’azione del governatore, da commissario alla Sanità, potrà e dovrà guardare alla Campania come modello di efficienza e catalizzatore di energie e competenze nel campo della ricerca. L’augurio è di un buon lavoro, noi siamo pronti a fare la nostra parte».
La Medicina generale
Luigi Sparano
La Fimmg, per voce di Luigi Sparano, auspica che il mandato ricevuto «consenta al presidente di poter incidere in maniera significativa nello sviluppo e nelle nuove forme organizzative della Medicina Generale proseguendo con i medici di famiglia quella progettualità già iniziata con le forme sperimentali delle AFT, funzionali alla sostenibilità del nostro Sistema sanitario».
Rimboccarsi le maniche
Non c’è dubbio, dunque, che De Luca abbia vinto una partita importante, ma è altrettanto chiaro che ora ci sarà da rimboccarsi le maniche e cambiare veramente le cose. I presupposti ci sono tutti, del resto lo sceriffo, diventato ora commissario, non si è mai sottratto. Il suo decisionismo, spesso contestato dai suoi detrattori, è forse ciò che più di tutto è mancato alla Campania. Forse è il momento di crederci, di volere con tutte le nostre forse di rialzarci. Per dirla con il fortunato slogan che ha portato alla vittoria De Luca di non essere «mai più ultimi».
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Over65: solo 3 su 100 curati a domicilio. La Babele di costi e servizi
Economia sanitariaSolo il 2,7% degli ultrasessantacinquenni italiani con patologie croniche riceve assistenza domiciliare a lungo termine: un privilegio per pochi. Eppure è un’alternativa più efficace e sostenibile dal punto di vista economico, rispetto al modello che ruota attorno all’ospedale. In alcuni Paesi del Nord Europa l’assistenza in casa riguarda il 20% degli over65. In Italia, ci sono circa 3 milioni di persone con disabilità severe, dovute a malattie croniche, e che necessiterebbero di cure continuative, ma solo 370 mila vengono assistiti a domicilio. Non solo: le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi risultano del tutto disomogenei nelle diverse aree italiane.
I dati del ministero, sono stati presentati nel corso della seconda edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine (Long Term Care 2), organizzati da Italia Longeva, il network scientifico del Ministero della Salute dedicato all’invecchiamento attivo e in buona salute.
Precisamente, i dati regionali sono di fonte ministeriale, mentre Italia Longeva ha sviluppato un’analisi di dettaglio per comprendere come siano organizzati i servizi di assistenza a domicilio in 12 Aziende sanitarie presenti in 11 regioni italiane: un campione distribuito in modo bilanciato tra nord e centro-sud, relativo ad Aziende che offrono servizi territoriali a 10,5 milioni di persone, ossia quasi un quinto della popolazione italiana.
In pratica, l’Italia dedica in media, a ciascun paziente, 20 ore di assistenza domiciliare ogni anno, mentre altre nazioni europee garantiscono le stesse ore di assistenza in poco più di un mese. «I dati Istat – commenta il prof. Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva – ci dicono che quasi un italiano su 4 ha più di 65 anni, e che questo rapporto salirà a 1 su 3 nel 2050. Al contempo noi non auspichiamo, né saremmo in grado, di curare tutte queste persone in ospedale, e proprio da questa evidenza nasce il nostro sforzo, che si sostanzia anche nel dibattito animato da questi Stati Generali della Long Term Care, per individuare un modello alternativo. Però oggi scopriamo che assistiamo a domicilio meno di 3 anziani su 100. Tutti gli altri? A intasare i pronto soccorsi, nella migliore delle ipotesi, oppure rimessi alle cure fai- da-te di familiari e badanti, quando non abbandonati all’oblio di chi non ha le risorse per farsi assistere. A mio avviso – prosegue Bernabei – questi dati dovrebbero rappresentare non solo per i professionisti della salute, ma anche per i cittadini e per la politica, un campanello di allarme non più trascurabile».
Su un totale di 31 attività erogabili a domicilio (all’interno del panel di ASL analizzato) solo le ASL di Salerno e Catania le erogano tutte, seguite dalla Brianza e da Milano. Ci sono persino aree del Paese in cui l’assistenza domiciliare agli over65 è inesistente. Emergono poi differenze macroscopiche nel numero di ore dedicate dalle ASL agli over65: si va, per esempio, dalle oltre 40 ore annuali della ASL di Potenza alle 9 ore di Torino.
«L’Italia – commenta ancora Bernabei – non ha ancora dato una risposta univoca, né ha individuato un modello condiviso, per la gestione della più grande emergenza demografica ed epidemiologica del presente e del futuro. La nostra indagine dice anzitutto che l’assistenza domiciliare in Italia è una vera e propria Babele, nella quale ogni area del Paese parla una lingua diversa e sembra non esserci nessun dialogo. Tuttavia – prosegue Bernabei – da questa disomogeneità emergono due tendenze, che possono suggerire altrettante strategie per la domiciliarità che abbiamo il compito e la responsabilità di costruire: anzitutto, tranne rare eccezioni, le prestazioni sono quasi sempre insufficienti nelle aree in cui è meno sviluppata l’integrazione fra servizio sanitario e operatori sociali dei Comuni; in secondo luogo, il costo annuo per assistito a domicilio non cresce in maniera proporzionale al numero di ore dedicate a ogni paziente (over65): al di sopra di una certa soglia diminuiscono le successive richieste di assistenza e quindi sembra innescarsi un’economia di scala, che fa decrescere i costi marginali. In altre parole, al di sopra di un certo numero di ore ‘di qualità’, che devono essere considerate quelle ottimali, gli anziani iniziano a stare meglio, e l’assistenza domiciliare si conferma un ottimo investimento collettivo sulla salute dei nostri padri e dei nostri nonni».[wl_cloud][wl_chord]