Tempo di lettura: 2 minutiDopo le vacanze arriva il tempo dei buoni propositi. Tra quelli più gettonati ci sono: “da lunedì mi metto a dieta”, “smetto di fumare”, “mi iscrivo in palestra”, “mi prendo del tempo per me”, “mangio bene”. Al rientro dalle vacanze, estive o natalizie, in pochi possono fare a meno di promesse. Durante le ferie probabilmente ci si è lasciati andare, venendo meno alle rigide regole della routine quotidiana. Questo stile di vita diverso, però, fa scattare al rientro i sensi di colpa.
I buoni propositi non sono solo frutto dei sensi di colpa ma anche dei resoconti sulla propria vita elaborati in genere durante la pausa, quando si ha più tempo per se stessi.
«Questo significa – spiega la psicoterapeuta Maura Manca – che il tempo per noi durante l’anno è molto limitato, che scandiamo la nostra vita con le vacanze, con i momenti di stacco, come se mettessimo il pilota automatico durante l’anno e vivessimo nei momenti di pausa. È normale che questa condizione generi tendenzialmente stress e che sia il presupposto di base per far fallire i buoni propositi».
Secondo l’esperta, è rischioso attendere che siano gli eventi o le ricorrenze ad indurre a fare un’analisi su se stessi e sulla propria vita. L’attesa, infatti, porta a non affrontare e quindi a sommare situazioni da elaborare poi tutte insieme in un secondo momento. «Il troppo da fare – spiega – richiede uno sforzo mentale importante che indirizza verso un fallimento assicurato, mentre l’affrontare i problemi tutti i giorni, aiuta a prendersi cura di se stessi e a non accumulare mai, quindi ad un successo assicurato».
Mettersi al centro della propria vita, suggerisce la psicoterapeuta, e imparare a «trovare dei piccoli obiettivi raggiungibili e a godere di ciò che abbiamo, prima di fare dei cambiamenti. Non ha senso aspettare che la vita cambi, la vita cambia se cambiamo noi».
Spesso le valutazioni tendono ad essere negative, perché è più difficile guardare gli aspetti positivi della propria vita ed essere orgogliosi di se stessi e di ciò che si è realizzato. «Ci si affida ad oroscopi e ai consigli di chi ci dice come vivere meglio e a non rifare gli errori dell’anno prima – continua l’esperta – le soluzioni e le risposte si cercano sempre all’esterno, non rendendosi conto che sono solo risposte illusorie di facile portata per non guardarci dentro e capire che possiamo trovare risposte e risorse dentro di noi».
Se i resoconti appesantiscono a livello emotivo, perché ci portano a guardare ciò che abbiamo fatto giorno dopo giorno, i “buoni propositi” è come se ridessero speranza, hanno una funzione di rinforzo psichico e rappresentano una via d’uscita a tutto ciò che ci si è trascinati inutilmente per un altro anno. Spesso e volentieri, infatti, i buoni propositi sono sempre gli stessi, anno dopo anno.
Invece, «i buoni propositi devono essere applicati ogni giorno e il segreto sta nell’imparare a porsi obiettivi più raggiungibili e soprattutto ad accettarsi. Devono essere visti come un mettersi in discussione e una voglia di cambiare, allora sì che funzioneranno: dobbiamo credere in noi stessi e nelle nostre capacità perché lo vogliamo davvero e solo in quel momento ci sarà un cambiamento».
Insomma, l’invito della dottoressa è ad agire e provare a cambiare le cose ogni giorno, perché: «c’è sempre e comunque una via d’uscita e nulla è mai perduto, questo ce lo dobbiamo stampare a lettere cubitali nella mente».
Abusi sui minori, 2 volte su 3 il mostro è in famiglia
PrevenzioneOgni anno sono più di 70mila i bambini italiani che subiscono a busi o maltrattamenti e al livello regionale la Campania ha molte vulnerabilità sulle quali lavorare. I dati emergono dal progetto «Stop agli abusi sui bambini», che torna a fare scuola tra i pediatri con il preciso scopo di cambiare lo stato delle cose. In particolare si punta alla creazione di una rete antiabusi, che vedrà impegnati pediatri trainer e «a cascata» arriverà a coinvolgere 15mila medici «sentinella» tra pediatri e medici di base. Attraverso il sostegno di questi eventi formativi e di sensibilizzazione diretti ai medici, il progetto è svolto in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che hanno individuato i pediatri “trainer”.
Un mondo sommerso
Purtroppo molti casi di violenza e di abusi restano nell’ombra, i minori sono a rischio di subire incuria, maltrattamenti, violenze psicologiche e fisiche e nel 70% dei casi violenze e abusi fisici, psicologici e sessuali sono consumati tra le mura di casa, due volte su tre per mano di un genitore. Anche per il 2017 i corsi di formazione destinati ai pediatri affinché diventino sentinelle coinvolgeranno molte città italiane (13 per la precisione) e l’iniziativa contribuirà a far emergere il sommerso, a dare un segnale di aiuto concreto alle piccole vittime senza voce. I medici che seguiranno i corsi diventeranno un punto di riferimento sul territorio, saranno in grado di fornire ai colleghi consigli e aiuti per la gestione di casi sospetti di abusi e maltrattamenti.
I pediatri
«Abusi e maltrattamenti – commenta Renato Vitiello, vicepresidente SIP Campania – creano gravi conseguenze sulla salute del bambino nel breve e lungo termine: un bambino maltrattato o abusato, infatti, non solo è più a rischio di disturbi fisici, psicologici e del comportamento, ma anche di danni organici nella vita adulta». Per Luigi Nigri, responsabile del progetto per la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) «Finalmente si comincia ad alleviare il senso di solitudine del pediatra di fronte ad eventi così dolorosi per i nostri piccoli pazienti. Siamo molto soddisfatti di contribuire in maniera determinante alla realizzazione di una coscienza sociale non più passiva ma finalmente operativa e di forte contrasto al problema».
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Vaccini e malaria, settembre nero tra caos e psicosi
News PresaVaccini e allarme malaria, sono questi due temi a tener banco nei primi giorni di un settembre che si prospetta estremamente stressante per migliaia di famiglie. E se le difficoltà sono un po’ ovunque, anche in regioni normalmente considerate virtuose, è anche vero che in Campania i cittadini sono costretti a fare i conti con servizi depotenziati e, spesso, anche con gravi ritardi degli uffici competenti.
L’input regionale
Forse proprio per mettere ordine in una potenziale situazione di caos, Vincenzo De Luca ha dato nei giorni scorsi disposizioni a tutti i direttori generali delle Asl di verificare la funzionalità dei 18 centri deputati ai vaccini. «Occorre – dice il governatore – garantire i servizi attivati, a cominciare da quello telefonico, e che il personale impegnato abbia la conoscenza e la capacità relazionale per rispondere ai cittadini, e per farlo sempre con il dovuto garbo e la dovuta chiarezza. Anche in questo, tutte le Asl sono chiamate a fare un salto di qualità». Immediata la risposta delle Aziende sanitarie locali, che stanno mettendo in campo il massimo dell’impegno. Tutti i centri vaccinali dell’Asl Napoli 2 Nord, ad esempio, stanno funzionando a pieno regime in questi giorni, assicurando ai cittadini dei 13 Comuni afferenti i servizi di vaccinazione, prenotazione delle vaccinazioni e rilascio delle certificazioni. Basti pensare che negli ultimi 5 giorni sono state circa 4mila le nuove vaccinazioni effettuate. Tantissime anche le richieste di informazioni e di rilascio delle certificazioni.
La psicosi
Tutt’altra questione riguarda invece la psicosi che si sta creando attorno ad alcuni casi di malaria che si sono registrati, non solo in Campania. Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Sanita’ pubblica della Federico II spiega che «non siamo di fronte ad allarmi o a emergenze: i due casi registrati di malaria, a Napoli, sono fisiologici. SI è creato un allarme nell’opinione pubblica per quanto accaduto alla bambina che ha contratto il virus ed è morta, ma casi sospetti e confermati di malaria ne abbiamo tanti». Questo accade perchè «ci sono bambini che provengono da realta’ in cui questa malattia è all’ordine del giorno. Occorre evitare una psicosi perché non ce n’è motivo e non ci sono qui zanzare portatrici di quel virus. E’ abbastanza anomalo quanto accaduto – ha spiegato in riferimento alla bimba deceduta a Trento. E’ tutto da verificare, è un caso di studio, ma non è la norma». Il consiglio, quando ci si reca in Paesi dove si può contrarre la malattia, è «seguire la profilassi sia prima sia dopo, secondo un protocollo molto chiaro».
Settembre: tempo di buoni propositi. Ma perché spesso non riusciamo a mantenerli?
PsicologiaDopo le vacanze arriva il tempo dei buoni propositi. Tra quelli più gettonati ci sono: “da lunedì mi metto a dieta”, “smetto di fumare”, “mi iscrivo in palestra”, “mi prendo del tempo per me”, “mangio bene”. Al rientro dalle vacanze, estive o natalizie, in pochi possono fare a meno di promesse. Durante le ferie probabilmente ci si è lasciati andare, venendo meno alle rigide regole della routine quotidiana. Questo stile di vita diverso, però, fa scattare al rientro i sensi di colpa.
I buoni propositi non sono solo frutto dei sensi di colpa ma anche dei resoconti sulla propria vita elaborati in genere durante la pausa, quando si ha più tempo per se stessi.
«Questo significa – spiega la psicoterapeuta Maura Manca – che il tempo per noi durante l’anno è molto limitato, che scandiamo la nostra vita con le vacanze, con i momenti di stacco, come se mettessimo il pilota automatico durante l’anno e vivessimo nei momenti di pausa. È normale che questa condizione generi tendenzialmente stress e che sia il presupposto di base per far fallire i buoni propositi».
Secondo l’esperta, è rischioso attendere che siano gli eventi o le ricorrenze ad indurre a fare un’analisi su se stessi e sulla propria vita. L’attesa, infatti, porta a non affrontare e quindi a sommare situazioni da elaborare poi tutte insieme in un secondo momento. «Il troppo da fare – spiega – richiede uno sforzo mentale importante che indirizza verso un fallimento assicurato, mentre l’affrontare i problemi tutti i giorni, aiuta a prendersi cura di se stessi e a non accumulare mai, quindi ad un successo assicurato».
Mettersi al centro della propria vita, suggerisce la psicoterapeuta, e imparare a «trovare dei piccoli obiettivi raggiungibili e a godere di ciò che abbiamo, prima di fare dei cambiamenti. Non ha senso aspettare che la vita cambi, la vita cambia se cambiamo noi».
Spesso le valutazioni tendono ad essere negative, perché è più difficile guardare gli aspetti positivi della propria vita ed essere orgogliosi di se stessi e di ciò che si è realizzato. «Ci si affida ad oroscopi e ai consigli di chi ci dice come vivere meglio e a non rifare gli errori dell’anno prima – continua l’esperta – le soluzioni e le risposte si cercano sempre all’esterno, non rendendosi conto che sono solo risposte illusorie di facile portata per non guardarci dentro e capire che possiamo trovare risposte e risorse dentro di noi».
Se i resoconti appesantiscono a livello emotivo, perché ci portano a guardare ciò che abbiamo fatto giorno dopo giorno, i “buoni propositi” è come se ridessero speranza, hanno una funzione di rinforzo psichico e rappresentano una via d’uscita a tutto ciò che ci si è trascinati inutilmente per un altro anno. Spesso e volentieri, infatti, i buoni propositi sono sempre gli stessi, anno dopo anno.
Invece, «i buoni propositi devono essere applicati ogni giorno e il segreto sta nell’imparare a porsi obiettivi più raggiungibili e soprattutto ad accettarsi. Devono essere visti come un mettersi in discussione e una voglia di cambiare, allora sì che funzioneranno: dobbiamo credere in noi stessi e nelle nostre capacità perché lo vogliamo davvero e solo in quel momento ci sarà un cambiamento».
Insomma, l’invito della dottoressa è ad agire e provare a cambiare le cose ogni giorno, perché: «c’è sempre e comunque una via d’uscita e nulla è mai perduto, questo ce lo dobbiamo stampare a lettere cubitali nella mente».
Fibrillazione Atriale: aumenta fino a 5 volte rischio di ictus. Le iniziative
PrevenzioneLa fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca ed è spesso asintomatica. Questa patologia aumenta da 3 a 5 volte il rischio di essere colpiti da ictus che in presenza di questa aritmia ha il doppio delle probabilità di diventare fatale. Soltanto prevenzione e diagnosi precoce possono fare la differenza. Il 10 settembre si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale contro la FA. In vista dell’appuntamento, Daiichi Sankyo ha lanciato la sua campagna di sensibilizzazione sui social #Facciamoci Sentire.
Un flash mob che ha coinvolto i dipendenti dell’azienda, a suon di borghi, all’interno degli uffici, durante l’orario di lavoro, ha dato il via all’iniziativa. Raggiungerà il suo culmine domani (sabato 9 settembre alle ore 17.30), quando bonghi e ballerini irromperanno ancora a Roma, in Piazza di Pietra, Piazza della Rotonda e Piazza Campo de’ Fiori, richiamando l’attenzione dei passanti sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce della fibrillazione atriale.
Non tutti sanno che la più grave complicanza di questa patologia è l’ictus. Il 20 % di tutti gli ictus, infatti, è dovuto alla FA. Nei soggetti che ne soffrono, l’ictus comporta una prognosi peggiore e il doppio delle probabilità di risultare fatale. Tra i fattori di rischio che contribuiscono all’insorgenza della fibrillazione atriale vi sono ipertensione, obesità, fumo, diabete, abuso di alcol o di farmaci stimolanti e apnea notturna. Nel 10% dei casi, invece, questa aritmia insorge spontaneamente, senza alcuna causa conosciuta (fibrillazione atriale isolata). “Diventa dunque fondamentale informare e sensibilizzare gli italiani sull’importanza della prevenzione, attraverso uno stile di vita sano, e soprattutto della diagnosi precoce. La musica ha accompagnato tutte le nostre campagne, e questa volta abbiamo scelto il ritmo coinvolgente del bongo; quale miglior strumento infatti per simulare e amplificare il battito cardiaco e far arrivare il messaggio dritto al ‘cuore’. Ma i veri protagonisti di quest’anno sono i nostri dipendenti, che dopo l’iniziale sorpresa sono stati ben felici di diventare ambasciatori della lotta a questa patologia”, spiega Massimo Grandi, Presidente e Amministratore Delegato di Daiichi Sankyo Italia.
promuoviamo salute
Tumori del sangue, in Campania 4000 diagnosi l’anno
News Presa, PrevenzioneQuattromila nuove diagnosi per tumori del sangue ogni anno. E’ una realtà drammatica quella campana, dove però esistono grandi eccellenze nel campo dell’ematologia. Dei quattromila nuovi casi che ogni anni si registrano, il 50% sopravvive oltre cinque anni dalla diagnosi, e grazie alle terapie innovative che sono state rese disponibili negli ultimi anni si calcola che l’aspettativa di vita si estenderà sensibilmente nel futuro prossimo, migliorandone anche la qualità.
Corre buon sangue
Dei tumori del sangue e altre patologie ematologiche si è discusso in Consiglio regionale della Campania durante una tavola rotonda d’eccezione, dal titolo «Corre buon sangue». L’iniziativa cade nel mese internazionale dell’ematologia. Uno dei dati emersi è che in due anni e mezzo si è dimezzata la migrazione sanitaria verso il Nord. Il tutto, come detto, grazie a diagnosi precoce, terapie innovative e personalizzate, clinici e personale sanitario con alta formazione e specializzazione, studi clinici e ricerche attivate all’interno dei centri di eccellenza della regione.
Si colma il divario
«La risposta che la regione Campania è stata in grado di dare ai pazienti affetti da tumori del sangue è nettamente migliorata nel corso degli ultimi anni – dice Fabrizio Pane – presidente della società italiana di ematologia e direttore del reparto di ematologia clinica dell’Università Federico II di Napoli – tanto che dalla 2014 al 2015 il numero di pazienti oncologici in terapia fuori regione sì è piuttosto ridotto, consentendo un risparmio per il servizio sanitario regionale in termini di costi diretti e per le famiglie in termini di costi indiretti».
Fare rete
Pane ha precisato che a luglio è stata creata la prima rete regionale di laboratori per la tipizzazione genomica, che consente di realizzare raffinati testo molecolari per una diagnosi di precisione. Che poi è l’unico modo per indirizzare il paziente verso una terapia personalizzata è sempre più efficace. I cinque centri che fanno parte della rete sono: l’azienda ospedaliera universitaria Federico II, l’Istituto nazionale dei tumori fondazione Pascale, il Cardarelli, l’azienda ospedaliera Moscati di Avellino e l’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio Ruggì d’Aragona di Salerno. Tutti gli altri centri possono rivolgersi a queste strutture di riferimento per consentire al paziente di effettuare esami più approfonditi di cito genetica e biologia molecolare, così da offrire a tutti i pazienti della Campania prestazioni omogenee di alta qualità.
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Sla, una giornata per donare con gusto
Associazioni pazientiUna buona bottiglia di vino per «donare con gusto». L’iniziativa è quella messa in campo dall’Associazione sclerosi laterale amiotrofica (Aisla) in occasione della giornata nazionale che ha come obiettivo sensibilizzare l’opinione pubblica su questa malattia e raccogliere fondi. L’appuntamento è per il 17 settembre, quando 300 volontari Aisla saranno in oltre 150 piazza italiane pronti a distribuire (il contributo minimo è 10 euro) deliziose bottiglie di vino Barbera d’Asti Docg. Le 12mila bottiglie disponibili sono state raccolte grazie al sostegno di Regione Piemonte, del Consorzio Barbera d’Asti e vini del Monferrato, della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e dell’Unione Industriale della Provincia di Asti.
Uno sforzo enorme
I fondi raccolti saranno utilizzati da Aisla, presente sul territorio italiano con 63 rappresentanze territoriali e 300 volontari in 19 regioni, per sostenere e rafforzare le attività gratuitea sostegno delle persone con Sla. Tra queste l’Operazione Sollievo, il progetto che consiste nell’aiutare le persone con Sla con consulenze psicologiche, legali e fiscali gratuite e aiuti concreti per le famiglie in difficoltà.
Fino a oggi con l’Operazione Sollievo, progetto avviato nel 2013, Aisla ha potuto aiutare più di 200 famiglie destinando oltre 400mila euro raccolti grazie alle donazioni della giornata nazionale. Uno sforzo enorme, ben rappresentato da Massimo Mauro, presidente di Aisla: «Ogni anno – dice -incontriamo e aiutiamo circa 2mila persone con Sla in tutta Italia che hanno bisogno di ascolto, assistenza e supporto. Con la giornata nazionale vogliamo portare in piazza la Sla, le storie e la forza di chi ne è colpito e dare sempre più energia e risorse alla ricerca scientifica. Vogliamo impegnarci per far arrivare ai pazienti i farmaci che già oggi possono rallentare la malattia e migliorare la qualità di vita, come il Radicut, appena approvato dall’Agenzia Italiana del Farmaco».
Il supporto della Lega Calcio
Anche la Lega ha voluto offrire il suo contributo, in occasione delle partite del l 16 e 17 settembre la Serie A porterà nei campi di calcio e negli stadi un messaggio di sensibilizzazione e un invito a donare. Dall’8 settembre al 2 ottobre sarà infatti attivo il numero 45515 con cui sarà possibile donare 2 euro con un sms oppure 2 o 5 euro da rete fissa: i fondi serviranno in particolare per sostenere il progetto di ricerca clinica «Promise», vincitore del Bando 2013 di AriSla, Fondazione italiana di ricerca sulla Sla. Lo studio di fase II ha l’obiettivo di testare l’efficacia del Guanabenz, un farmaco che agisce per contrastare l’accumulo patologico di proteine all’interno delle cellule e favorire l’eliminazione delle proteine alterate. La sperimentazione clinica, che coinvolge 24 centri clinici su tutto il territorio nazionale, è stata disegnata per valutare le potenzialità di questo farmaco nel rallentare il decorso della malattia: lo studio è già partito in 16 centri e sono già stati inclusi 75 pazienti.
Il Simposio sulla SLA
Il 29 settembre Torino ospiterà invece il secondo simposio nazionale sulla Sla, promosso da AISLA e AriSla, la Fondazione Italiana di ricerca per la sclerosi laterale amiotrofica. Il simposio è rivolto a medici, ricercatori e operatori sanitari, ma anche alla comunità dei pazienti e dei loro familiari.
Negli incontri in programma alcuni tra i massimi esperti italiani e internazionali si confronteranno sui più recenti sviluppi della ricerca scientifica sulla Sla a partire dai risultati prodotti dalla ricerca di base, fino ad arrivare a discutere degli aggiornamenti sugli ultimi approcci della ricerca clinica, nonché delle soluzioni per migliorare l’assistenza a domicilio delle persone con Sla. Il Simposio sarà tramesso in diretta streaming su www.simposiosla.it
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Entro 5 anni una pillola darà l’effetto di un allenamento in palestra
Ricerca innovazione, SportNon è fantascienza. L’Università di Leeds (Uk) sta lavorando ad una pillola che sostituirà una sessione di allenamento. Anche se lo scopo originario è molto più nobile, si tratta di una pillola che apporterebbe al corpo umano gli stessi benefici di una seduta in palestra. Lo riporta l’agenzia russa Rt.com descrivendo gli esperimenti che in questi mesi si starebbero conducendo nell’Università di Leeds, nel Regno Unito. Pare che gli scienziati siano molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo: “Quello che possiamo dire è che presto sarà possibile avere una pillola che abbia gli effetti del fitness sul corpo” ha detto il professor David Beach, in un’intervista all’agenzia russa. “Se tutto va bene riusciremo ad arrivarci in 5 anni, ma crediamo possa succedere anche prima”.
In uno studio pubblicato giovedì scorso nel Nature Communications, magazine di pubblicazioni scientifiche, il team ha raccontato di aver esaminato gli effetti dell’attività fisica sulla circolazione sanguigna, scoprendo che quando il battito cardiaco si alza, il flusso sanguigno nel corpo si muove verso i muscoli scheletrici e il cervello, ignorando gli organi interni come l’intestino. Le arterie si stringono durante l’esercizio, causando uno ‘stress’ alle arterie. Il team ha quindi identificato una proteina (Piezo1) che credono governi le reazioni del corpo agli esercizi e potrebbe essere la chiave per sconfiggere alcune malattie.
Si tratta infatti di attività che aiutano a prevenire problemi al cuore.
“Se possiamo comprendere come questo sistema lavora, allora possiamo essere in grado di sviluppare tecniche che possono aiutare a battere alcune delle malattie che più affliggono i pazienti e le società moderne”, ha detto Beach. “Sappiamo che gli esercizi possono aiutare a proteggere alcuni danni al cuore, gli infarti per esempio. Questo studio ha identificato un sistema fisiologico che ‘percepisce’ quando il corpo fa esercizi”.
Promuoviamo salute
Il rumore delle città rende sterili. Lo dice la ricerca
PrevenzioneGli effetti negativi dei danni provocati dall’inquinamento acustico sono confermati dalla ricerca. Uno studio condotto dall’università nazionale di Seul spiega come le strade urbane, trafficate e chiassose, possono causare un calo della fertilità maschile dovuto principalmente ai disturbi del sonno. I problemi riguardano soprattutto gli uomini. Meno si dorme, insomma, meno si procrea e oggi una coppia su 6 nel mondo ha problemi di infertilità (almeno una volta nella loro vita, a volte temporaneamente, a volte in modo definitivo). La ricerca è stata pubblicata sul Journal of Environmental Pollution e dà conferma a un altro studio dell’università di Boston pubblicato lo scorso ottobre. Lo studio precedente aveva dimostrato come un uomo che dorme meno di sei ore a notte abbia il 43% in meno delle probabilità di concepire un figlio (il riposo insufficiente si associa a un’alterata forma degli spermatozoi e a una riduzione dei livelli di testosterone). “L’infertilità è diventata un serio problema che riduce la qualità della vita delle persone, la loro salute e ha degli importanti costi per la sanità”, ha spiegato Jin-Young Min, co-autore dello studio. “Sapevamo già che l’esposizione ai rumori riduce la capacità di riprodursi degli animali, ma il nostro studio conferma che ciò avviene anche negli umani”, ha precisato. La ricerca dell’università di Seul ha analizzato 206mila uomini tra i 20 e i 59 anni dal 2006 al 2013. Gli scienziati hanno, poi, incrociato i dati del Sistema d’informazione nazionale sui rumori, con quelli dei codici di avviamento postale dei partecipanti. Ne è emerso che l’esposizione notturna a livelli di rumore superiori ai 55 dB – tetto massimo fissato dall’Oms ed equivalente a una strada della periferia della città – disturba il sonno e provoca un aumento del rischio di una diagnosi di infertilità.
Non solo gli uomini, ma anche le donne possono risentire dei rumori della città. Secondo un’altra ricerca, questa volta danese, durata sei anni, le donne che vivono su una strada trafficata impiegano dai 6 ai 12 mesi in più per concepire rispetto alla media a causa di uno squilibrio del ciclo ovulatorio. Ogni dieci decibel di rumore superati, le chance di impiegare oltre sei mesi salgono dal 5 all’8%. Per difendersi dai rumori eccessivi non serve cambiare per forza casa o città. Esistono rivestimenti per le pareti con materiale isolante, cuffie antirumore e vetri che aiutano a tenere fuori i rumori della strada.
promuoviamo salute
Malaria, due nuovi casi alla Federico II di Napoli
News PresaDue nuovi casi di malaria, stavolta a Napoli. Dopo la tragica fine della bimba di Trento, due fratellini sono stati ricoverati nei giorni scorsi nel reparto di malattie infettive pediatriche della Federico II di Napoli, diretto dal professor Alfredo Guarino. I fratellini, diversamente da quanto avvenuto nel caso della bimba di Trento, avrebbero contratto la malattia fuori dal Paese. Conforta sapere che entrambi stanno «ragionevolmente bene» e che le oro condizioni sembrano migliorare. Ricoverata al Cotugno, ospedale per le malattie infettive, anche la madre dei due bimbi. La donna non sarebbe in pericolo di vita, anzi (secondo fonti ufficiose) si sarebbe quasi del tutto rimessa.
Il caso di Trento
Intanto, in merito alla morte della piccola paziente di Trento, si è appreso che il parassita che l’ha attaccata è lo stesso che aveva fatto ammalare i due bambini di ritorno dal Burkina Faso, che erano ricoverati nel reparto di pediatria a Trento negli stessi giorni della piccola. Lo ha confermato Nunzia Di Palma, direttrice dell’unità operativa di pediatria dell’ospedale di Trento. Legata a questo caso è una valigia delle dimensioni di un bagaglio a mano, che può stare nella cabina di un aereo. Una valigia della quale si ricorda il dottor Claudio Paternoster, primario del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Santa Chiara di Trento. «Era una Era piena di vestiti. Ed era accanto al letto di una paziente tornata, proprio il giorno prima, da un viaggio in Burkina Faso, dove era stata con la famiglia a trovare dei parenti. La signora e tre figli, di cui due minorenni, erano ricoverati qui. Perché tutti avevano contratto la malaria».
Il ritorno di malattie dimenticate
Secondo molti specialisti in Italia si assiste ormai da tempo al ritorno di malattie che si credevano debellate, non solo la malaria (fortunatamente solo per importazione) ma anche la tubercolosi. E’ lo scotto da pagare per una globalizzazione sempre più spinta e per i continui sbarchi di migranti che arrivano sulle nostre coste. Per questo, dicono gli addetti ai lavori, sarebbe opportuno che la politica aprisse gli occhi e che si iniziasse a fare i conti con questo problema.
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Furbetti del cartellino, tutti rinviati a giudizio
News PresaLa notizia è esplosa come una bomba su di un Loreto Mare che ormai sembra non possa più avere pace. «Ottantasette imputati – soprattutto infermieri e impiegati, più alcuni medici – sono stati rinviati a giudizio. Sono tutti accusati dei reati di assenteismo nell’ospedale divenuto tristemente noto per i “furbetti del cartellino”. La decisione di procedere e di dare avvio al giudizio è arrivata dal gip Roberta Zinno, che ha accolto le richieste del pubblico ministero Ida Frongillo. Si andrà in aula il prossimo 10 novembre, davanti al giudice monocratico della prima sezione del Tribunale di Napoli.
La vicenda
Il fatto risale al mese di febbraio, quando 55 persone vennero messe agli arresti domiciliari (altre furono indagate a piede libero). Intercettazioni, pedinamenti e riprese di telecamere svelavano un quadro sconsolante, con strisciate clandestine abituali. Tanti i dipendenti coinvolti che il gip Pietro Carola decise di autorizzare i più ad andare comunque al lavoro, per evitare che l’attività del Loreto Mare si bloccasse. E del resto, per un presunto assenteista, quale pena peggiore? Alla fine a processo ci sono andate quasi 90 persone. Il meccanismo era talmente diffuso da rendere anche possibile qualche errore grossolano, facendo risultare in servizio colleghi in ferie. Il costo della “cricca dei furbetti”, secondo i calcoli degli investigatori, circa 800.000 euro. Gli accertamenti e le successive indagini portarono poi a scoprire anche altre irregolarità, tra queste la costruzione a tavolino di falsi referti medici per truffare le assicurazioni con falsi incidenti stradali e falsi infortuni sul lavoro.
L’Ordine dei Medici
Da subito una delle reazioni più dure è arrivata dai Medici napoletani. Il presidente Silvestro Scotti, che già a febbraio chiese pene esemplari, ora rinnova la fiducia nella magistratura. «Siamo pronti – si legge in una nota – a completare il procedimento disciplinare già in corso con le sanzioni più severe». Questo il commento di Silvestro Scotti rispetto alle decisioni assunte dal gip Roberta Zinno. «Siamo consapevoli – conclude Scotti – della risonanza mediatica che il processo potrà avere, la speranza è che questa vicenda possa arrivare ad una rapida conclusione, isolando eventuali mele marce dalla stragrande maggioranza dei medici che invece onora ogni giorno la professione».