Tempo di lettura: 4 minutiLa perdita di memoria non è una caratteristica normale dell’invecchiamento, ma potrebbe essere un sintomo del morbo di Alzheimer oppure di un altro tipo di demenza. Tuttavia, molte persone hanno problemi di perdita di memoria, ciò non significa che ne siano affette.
In Italia, più di un milione di persone soffrono di demenza. In tutto il mondo sono più di 44 milioni, rendendo questa malattia una vera e propria crisi sanitaria globale. Una diagnosi del morbo di Alzheimer cambia la vita delle persone colpite da questa malattia e anche delle loro famiglie e amici.
Si tratta di una malattia del cervello, la più comune tipologia di demenza, che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. Anche se, attualmente, non esistono trattamenti disponibili per rallentare o fermare il danno cerebrale causato dal morbo di Alzheimer, alcuni farmaci possono aiutare, temporaneamente, a migliorare i sintomi della demenza per alcune persone. Questi farmaci funzionano aumentando i neurotrasmettitori nel cervello.
Intanto i ricercatori continuano a perseguire modi per trattare meglio il morbo e le altre demenze progressive. Sono in corso decine di terapie e trattamenti farmacologici che cercano di fermare la morte delle cellule cerebrali associate con il morbo di Alzheimer.
Tante associazioni, nel frattempo, lavorano per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. L’Alzheimer’s Association ha elaborato una lista dei sintomi dell’inizio di una demenza, affiancando quelli che invece rappresentano normali cambiamenti legati all’età.
1. La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana
Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (ad esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte, il dimenticare i nomi o gli appuntamenti, ma ricordarli più tardi.
2. Sfide nella programmazione o nella soluzione dei problemi.
Alcune persone possono sperimentare cambiamenti nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri. Possono avere problemi a ricordare una ricetta che era loro familiare o a tenere traccia delle bollette mensili. Esse possono avere difficoltà a concentrarsi, e impiegano molto più tempo di prima per fare le cose.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Fare errori occasionali quando si cerca di far quadrare un libretto di assegni.
3. Difficoltà nel completare gli impegni famigliari a casa, al lavoro o nel tempo libero.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer hanno spesso difficoltà a completare le attività quotidiane. A volte, possono avere problemi per guidare l’auto verso un luogo familiare, per gestire un budget al lavoro o ricordare le regole di un gioco preferito.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Occasionalmente avere bisogno di aiuto per utilizzare le impostazioni di un forno a microonde o per registrare un programma televisivo.
4. Confusione con tempi o luoghi.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono perdere il senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo. Possono avere difficoltà a capire qualcosa se non avviene immediatamente. A volte, possono dimenticarsi dove si trovano o come sono arrivati lì.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Confondersi circa il giorno della settimana, ma comprenderlo in seguito.
5. Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali.
Per alcuni, avere problemi visivi è un segnale del morbo di Alzheimer. Tali individui possono avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. In termini di percezione, essi possono passare davanti a uno specchio, e pensare che qualcun altro sia nella stanza. Potrebbero non capire di essere loro la persona nello specchio.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Disturbi visivi legati alle cataratte.
6. Nuovi problemi con le parole nel parlare o nello scrivere.
Chi soffre del morbo di Alzheimer può avere difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione. Questi individui possono fermarsi nel bel mezzo di una conversazione e non avere alcuna idea di come continuare, oppure può accadere che si ripetano. Potrebbero lottare con il vocabolario, avere problemi a trovare la parola giusta o chiamare le cose con il nome sbagliato (ad esempio, chiamare “orologio a mano” un “orologio da polso”).
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte, avere problemi a trovare la parola giusta.
7. Non trovare le cose e perdere la capacità di ripercorrere i propri passi.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono lasciare gli oggetti in luoghi insoliti. Possono perdere le cose e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo. A volte, esse possono accusare gli altri di averli rubati. Con il passare del tempo, ciò può verificarsi più frequentemente.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Perdere le cose di tanto in tanto e ripercorrere i propri passi per trovarle.
8. Ridotta o scarsa capacità di giudizio.
Chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale. Ad esempio, queste persone possono dare prova di scarsa capacità di giudizio nel maneggiare il denaro, dando forti somme di denaro agli addetti al telemarketing. Possono prestare meno attenzione alla cura della propria persona o a tenersi puliti.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Prendere una decisione sbagliata di tanto in tanto.
9. Ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono iniziare a rinunciare a hobby, attività sociali, progetti di lavoro o attività sportive. Possono avere problemi nell’aggiornarsi sulla squadra sportiva preferita o nel ricordare come completare un hobby favorito. Esse possono anche evitare di socializzare a causa dei cambiamenti che hanno vissuto.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte sentirsi stanco degli obblighi di lavoro, familiari e sociali.
10. Cambiamenti di umore e di personalità.
L’umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono cambiare. Essi possono diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Sviluppare modi molto specifici di fare le cose ed irritarsi quando una routine viene interrotta.
Promuoviamo salute
Solitudine dilagante: fa più morti dell’obesità e aumenta rischio Alzheimer
PrevenzioneSentirsi soli può uccidere più dell’essere obesi. Lo rileva una maxi ricerca che ha dimostrato come l’isolamento sociale e la solitudine facciano male alla salute e siano killer maggiori dell’obesità. Lo studio è stato portato avanti dagli esperti della Brigham Young University (BYU) in Provo.
I dati sono stati presentati da Julianne Holt-Lunstad alla 125ª convention annuale della American Psychological Society tenutasi a Washington.
Le percentuali sono chiare: il rischio di morte prematura aumenta del 50% in condizioni di solitudine e isolamento sociale. Secondo Holt-Lunstad si tratta di risultati importanti, perché nel mondo occidentale vi è una vera e propria ‘epidemia di solitudine’ che necessita di essere gestita con misure da intraprendere a partire dall’infanzia. L’attenzione va centrata soprattutto sugli anziani che sono la fascia di popolazione più a rischio, come sottolinea la ricercatrice. Se la solitudine rappresenta quella sensazione soggettiva di essere disconnessi dalla società, cioè di non avere affetti vicini, l’isolamento sociale è, invece, una condizione oggettiva di essere socialmente isolati.
Già in passato altri studi avevano mostrato una connessione tra questi due fattori e una cattiva salute, in particolare con un maggior rischio di Alzheimer e una minore sopravvivenza in caso di tumore al seno. Nell’ultimo studio, in particolare, è stato fatto un focus per cercare un nesso tra solitudine, isolamento e rischio di morte. La prima fase ha coinvolto oltre 300.000 adulti che avevano precedentemente partecipato a un totale di 148 studi, mentre la seconda meta-analisi ha compreso 70 studi per un totale di oltre 3,4 milioni di adulti.
Riassumendo, ne è emerso che l’isolamento sociale è associato a un rischio di morte prematura del 50% maggiore rispetto a chi è socialmente connesso. Non solo: il rischio di morte prematura associato a isolamento e solitudine è uguale se non maggiore al rischio associato a gravi problemi di salute come l’obesità.
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Meditazione e autoipnosi riducono il dolore del 25%. Lo studio
Ricerca innovazioneBasta una sola pratica di 15 minuti per avere effetti simili a oppiodi. Si tratta di una nuova possibilità di riuscire a curare il dolore anche senza farmaci: una singola sessione di autoipnosi o di meditazione può ridurlo del 25%. A dirlo è una ricerca pubblicata sul Journal of General Internal Medicine e condotta da Eric Garland dell’ospedale di Utah.
Lo stesso autore aveva già dimostrato in passato come interventi a lungo termine di meditazione e tecniche di autoipnosi fossero efficaci contro il dolore. In quest’ultimo studio, Garland ha voluto vedere se una singola sessione di soli 15 minuti di questo tipo di pratiche potesse avere un effetto analgesico e di quale entità.
Per provarlo, il ricercatore ha coinvolto 250 pazienti che soffrivano di forte dolore mal controllato con i farmaci e li ha divisi in tre gruppi. Il primo doveva svolgere 15 minuti di meditazione di tipo “mindfullness”, il secondo gruppo doveva praticare alcune semplici tecniche di autoipnosi e il terzo nessuno dei due interventi (gruppo di controllo).
Le sessioni singole di meditazione e di ipnosi sono state sufficienti a ridurre il livello del dolore rispettivamente del 25% e del 29%, una riduzione comparabile a quella che si ottiene con una dose di 5 milligrammi di ossicodone, un oppioide.
Insomma, si tratta di riduzioni importanti e gli stessi pazienti hanno avuto meno bisogno di ricorrere a farmaci contro il dolore, spiega Garland che ha intenzione di ripetere lo studio su migliaia di individui in ospedali di tutto il paese.
Promuoviamo salute
Un algoritmo e una App misureranno il dolore
Ricerca innovazioneAd alcuni medici basta un colpo d’occhio per capire se qualcosa non va. Ora, grazie ad un gruppo di ricercatori del Dianbo Liu del Massachusetts Institute of Technology di Boston, anche i computers potranno leggere sul viso dei pazienti segnali di sofferenza. Anzi, il software messo a punto promette di arrivare dove anche i medici più esperti non riescono. In sostanza, grazie ad una serie di algoritmi molto sofisticati e di sensori ottici, la macchina può analizzare il grado di sofferenza in modo obiettivo. Occhi, si fa per dire, puntati su espressioni facciali del paziente, in particolare micromovimenti di naso, bocca e altre parti del viso che un osservatore umano, anche un medico di lungo corso, non riuscirebbe a vedere.
Imparare dalla sofferenza
Il «dolorimetro», volendo dare un nome a questo strumento, funziona grazie alla capacità del software di apprendere, di imparare a misurare il dolore. L’algoritmo creato permette infatti di incamerare espressioni di dolere dall’osservazione di centinaia di migliaia di video di persone che stavano, appunto, provando diversi livelli di sofferenza. La notizia è stata pubblicata dall magazine britannico New Scientist. Ma, a cosa può servire un «dolorimetro»? La misura del dolore è essenziale per capire che tipo di terapia analgesica deve essere prescritta a ciascun paziente, ad esempio dopo un intervento. Attualmente questo tipo di decisioni non può essere preso su base oggettiva, ma per lo più si fa riferimento a quanto riferisce il paziente stesso. Così si rischia di dare antidolorifici inutili e potenzialmente a rischio di ingenerare pericolose dipendenze farmacologiche.
Il dolore in un App
Proprio per riuscire a misurare in maniera empirica il dolore, è nata l’idea di mettere a punto un software ad hoc, basandosi sulle espressioni facciali del singolo paziente. L’algoritmo, come detto, è stato costruito usando una serie di video di persone con dolore alla spalla cui veniva chiesto di fare certi movimenti con braccio e spalla. In questo modo l’algoritmo ha incamerato informazioni sulla mimica del volto del singolo paziente, che poi sono state relazionate alla sua percezione del dolore. Così si è giunti al dolorimetro che raggiunge livelli di accuratezza dell’85% e che potrebbe divenire una App per lo smartphone dei medici dopo che i suoi sviluppatori lo renderanno ancora più sensibile e personalizzato, includendo altre informazioni dei pazienti come sesso ed età.
Prevenzione al femminile, parte la campagna dell’Asl Napoli 1
News PresaTremila lettere d’invito per altrettante donne napoletane. L’obiettivo? Fare prevenzione per le malattie oncologiche della mammella e dell’utero. L’iniziativa dell’Asl Napoli 1 Centro è di quelle che da un lato fa piacere, dall’altro fa discutere. Nei prossimi giorni dalla direzione dell’Azienda sanitaria più grande d’Europa partiranno tremila lettere d’invito per quelle che vengono definite «donne a rischio», vale a dire donne che (per età) hanno una più alta possibilità di sviluppare un tumore.
I dati
Sul portale dell’Airc viene spiegato che «ogni anno in Italia vengono diagnosticati 48mila nuovi casi: il tumore del seno è il più frequente nel sesso femminile. Grazie, però, ai continui progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce, nonostante il continuo aumento dell’incidenza, di tumore del seno oggi si muore meno che in passato. Sono stati identificati molti fattori di rischio, alcuni modificabili, come gli stili di vita, altri invece no, come l’età (la maggior parte di tumori del seno colpisce donne oltre i 40 anni) e fattori genetico-costituzionali. Tra gli stili di vita dannosi si possono citare, per esempio, un’alimentazione povera di frutta e verdura e ricca di grassi animali, il vizio del fumo e una vita particolarmente sedentaria. Ci sono inoltre alcuni fattori legati alla vita riproduttiva che possono influenzare il rischio di tumore del seno: un periodo fertile breve (prima mestruazione tardiva e menopausa precoce) e una gravidanza in giovanissima età sono protettive, così come l’allattamento per oltre un anno».
Accesso semplificato
Le signore che riceveranno le lettere potranno accedere in maniera semplice, veloce e gratuita ad uno screening mammografico e controlli per il tumore della cervice uterina. Queste donne non dovranno portare l’impegnativa del medico, basterà la lettera della Asl. Ai fini dell’assenza dal lavoro, la visita sarà certificata, e quindi non ci saranno problemi anche con i datori più puntigliosi. Quanto alle visite, verranno svolte negli ambulatori della Asl Napoli 1 e in tutte quelle strutture (tra le quali il Pascale) che fanno parte della Rete Oncologica Campana.
Portata insufficiente
Se l’iniziativa degli screening gratuiti merita il plauso della cittadinanza, altrettanto non si può dire della modalità (o meglio della capacità ricettiva) messa in campo. I medici di famiglia fanno notare che al ritmo di tremila donne, numero che pare molto basso rispetto all’obiettivo finale che, volendo fare una stima approssimativa, per completare il percorso serviranno anni.
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Morbo di Alzheimer: 10 segnali da non trascurare
Anziani, PrevenzioneLa perdita di memoria non è una caratteristica normale dell’invecchiamento, ma potrebbe essere un sintomo del morbo di Alzheimer oppure di un altro tipo di demenza. Tuttavia, molte persone hanno problemi di perdita di memoria, ciò non significa che ne siano affette.
In Italia, più di un milione di persone soffrono di demenza. In tutto il mondo sono più di 44 milioni, rendendo questa malattia una vera e propria crisi sanitaria globale. Una diagnosi del morbo di Alzheimer cambia la vita delle persone colpite da questa malattia e anche delle loro famiglie e amici.
Si tratta di una malattia del cervello, la più comune tipologia di demenza, che provoca un lento declino delle capacità di memoria, del pensare e di ragionamento. Anche se, attualmente, non esistono trattamenti disponibili per rallentare o fermare il danno cerebrale causato dal morbo di Alzheimer, alcuni farmaci possono aiutare, temporaneamente, a migliorare i sintomi della demenza per alcune persone. Questi farmaci funzionano aumentando i neurotrasmettitori nel cervello.
Intanto i ricercatori continuano a perseguire modi per trattare meglio il morbo e le altre demenze progressive. Sono in corso decine di terapie e trattamenti farmacologici che cercano di fermare la morte delle cellule cerebrali associate con il morbo di Alzheimer.
Tante associazioni, nel frattempo, lavorano per migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. L’Alzheimer’s Association ha elaborato una lista dei sintomi dell’inizio di una demenza, affiancando quelli che invece rappresentano normali cambiamenti legati all’età.
1. La perdita di memoria che sconvolge la vita quotidiana
Uno dei segnali più comuni del morbo di Alzheimer è la perdita di memoria, soprattutto il dimenticare informazioni apprese di recente. Altri segnali sono il dimenticare date o eventi importanti, chiedere le stesse informazioni più volte, un sempre maggiore bisogno di contare su strumenti di ausilio alla memoria (ad esempio, note di promemoria o dispositivi elettronici) o su membri della famiglia per cose che si era soliti gestire in proprio.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte, il dimenticare i nomi o gli appuntamenti, ma ricordarli più tardi.
2. Sfide nella programmazione o nella soluzione dei problemi.
Alcune persone possono sperimentare cambiamenti nella loro capacità di sviluppare e seguire un programma o lavorare con i numeri. Possono avere problemi a ricordare una ricetta che era loro familiare o a tenere traccia delle bollette mensili. Esse possono avere difficoltà a concentrarsi, e impiegano molto più tempo di prima per fare le cose.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Fare errori occasionali quando si cerca di far quadrare un libretto di assegni.
3. Difficoltà nel completare gli impegni famigliari a casa, al lavoro o nel tempo libero.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer hanno spesso difficoltà a completare le attività quotidiane. A volte, possono avere problemi per guidare l’auto verso un luogo familiare, per gestire un budget al lavoro o ricordare le regole di un gioco preferito.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Occasionalmente avere bisogno di aiuto per utilizzare le impostazioni di un forno a microonde o per registrare un programma televisivo.
4. Confusione con tempi o luoghi.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono perdere il senso delle date, delle stagioni e del passare del tempo. Possono avere difficoltà a capire qualcosa se non avviene immediatamente. A volte, possono dimenticarsi dove si trovano o come sono arrivati lì.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Confondersi circa il giorno della settimana, ma comprenderlo in seguito.
5. Difficoltà a capire le immagini visive e i rapporti spaziali.
Per alcuni, avere problemi visivi è un segnale del morbo di Alzheimer. Tali individui possono avere difficoltà a leggere, a giudicare la distanza e a stabilire il colore o il contrasto. In termini di percezione, essi possono passare davanti a uno specchio, e pensare che qualcun altro sia nella stanza. Potrebbero non capire di essere loro la persona nello specchio.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Disturbi visivi legati alle cataratte.
6. Nuovi problemi con le parole nel parlare o nello scrivere.
Chi soffre del morbo di Alzheimer può avere difficoltà a seguire o a partecipare a una conversazione. Questi individui possono fermarsi nel bel mezzo di una conversazione e non avere alcuna idea di come continuare, oppure può accadere che si ripetano. Potrebbero lottare con il vocabolario, avere problemi a trovare la parola giusta o chiamare le cose con il nome sbagliato (ad esempio, chiamare “orologio a mano” un “orologio da polso”).
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte, avere problemi a trovare la parola giusta.
7. Non trovare le cose e perdere la capacità di ripercorrere i propri passi.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono lasciare gli oggetti in luoghi insoliti. Possono perdere le cose e non essere in grado di tornare sui propri passi per trovarle di nuovo. A volte, esse possono accusare gli altri di averli rubati. Con il passare del tempo, ciò può verificarsi più frequentemente.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Perdere le cose di tanto in tanto e ripercorrere i propri passi per trovarle.
8. Ridotta o scarsa capacità di giudizio.
Chi soffre del morbo di Alzheimer può sperimentare cambiamenti nel giudizio o nel processo decisionale. Ad esempio, queste persone possono dare prova di scarsa capacità di giudizio nel maneggiare il denaro, dando forti somme di denaro agli addetti al telemarketing. Possono prestare meno attenzione alla cura della propria persona o a tenersi puliti.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Prendere una decisione sbagliata di tanto in tanto.
9. Ritiro dal lavoro o dalle attività sociali.
Le persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono iniziare a rinunciare a hobby, attività sociali, progetti di lavoro o attività sportive. Possono avere problemi nell’aggiornarsi sulla squadra sportiva preferita o nel ricordare come completare un hobby favorito. Esse possono anche evitare di socializzare a causa dei cambiamenti che hanno vissuto.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? A volte sentirsi stanco degli obblighi di lavoro, familiari e sociali.
10. Cambiamenti di umore e di personalità.
L’umore e la personalità delle persone che soffrono del morbo di Alzheimer possono cambiare. Essi possono diventare confusi, sospettosi, depressi, spaventati o ansiosi. Possono essere facilmente suscettibili a casa, al lavoro, con gli amici o nei luoghi nei quali sono al di fuori della loro zona di comfort.
Qual è un tipico cambiamento legato all’età? Sviluppare modi molto specifici di fare le cose ed irritarsi quando una routine viene interrotta.
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Campano e giovanissimo, ecco il più giovane talento d’Europa
News PresaOrgoglio campano, primo ricercatore in Europa nella categoria «Percutaneous Coronary Intervention» per uno studio sulle stenosi coronariche e per l’individuazione di quelle più pericolose. Lui, 31 anni, si chiama Giovanni Ciccarelli ed è originario di Villaricca (provincia di Napoli). Il premio, durante la Young Investigator Award (dedicata ai più importanti giovani cardiologi in Europa e indetta dalla European Society Cardiology) gli è stato conferito a Barcelloma. Il suo studio è intitolato «Angiography versus hemodynamic assessment to predict the natural history of coronary stenoses: a fractional flow reserve versus angiography in multivessel evaluation 2, (FAME 2)-substudy» e gli ha consentito di arrivare dove sue colleghi, anche più maturi, non arriveranno mai.
Nato per primeggiare
Il progetto del dottor Ciccarelli è stato selezionato tra oltre diecimila, basti pensare che il congresso di Barcellona conta più di 30mila iscritti. Del resto, il giovanissimo cardiologo napoletano è abituato a stupire e a primeggiare. Già nel 2013 aveva ricevuto un premio come giovane ricercatore, consegnatogli dalla Società Italiana di Cardiologia per uno studio sulla trombosi. La sua carriera recente parla di una specializzazione all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli sotto la guida del professore Paolo Golino, poi un tran tran a metà tra l’Azienda Ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta e il Monaldi. L’ultimo biennio della sua specializzazione Ciccarelli lo ha trascorso invece al Cardiovascular Center di Aalst, diretto dal professore De Bruyne.
Lavorare in Campania
Tifoso sfegatato del Napoli, il dottor Ciccarelli non perde una sola partita e ora, a quanto pare, ha intenzione di tornare in Campania e di iniziare a lavorare in una struttura regionale. La speranza è che questo giovane talento possa riuscire a realizzarsi professionalmente all’ombra del Vesuvio.
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In piazza contro le malattie infiammatorie croniche intestinali
News Presa, PrevenzioneLe malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) colpiscono in Campania circa 15.000 persone. Sono malattie delle quali si sente parlare poco, ma spesso sono molto invalidanti e sono difficili da diagnosticare. Per aiutare chi ne soffre ad avere una diagnosi e per individuare una cura efficace, a Napoli arriva una giornata della prevenzione gratuita. In campo, l’Associazione italiana gastroenterologi ospedalieri (Aigo) con l’Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche dell’ intestino e il contributo dell’ Asl Napoli 1 Centro. Appuntamento per il 13 settembre, in piazza San Domenico Maggiore.
Malattie idiopatiche
Uno dei problemi nella cura di queste malattie è la loro natura “idiopatica”, vale a dire la che hanno una causa sconosciuta. L’ ipotesi patogenetica prevalente è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell’intestino nei confronti di antigeni (si pensi ai batteri normalmente presenti nell’intestino). Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali. Di certo, il più delle volte esiste una familiarità, ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette. Detto questo non si tratta di malattie ereditarie.
Linee di difesa
In Italia il livello di assistenza prevede cure a lungo termine, con gestione clinico-strumentale ambulatoriale o in regime di Day Hospital. Spesso si presenta la necessità di un ricovero (55% dei pazienti con Colite Ulcerosa). Solo nei casi più gravi si arriva all’intervento chirurgico. Ma è proprio per la resistenza che queste malattie dimostrano di avere che si rende necessaria una diagnosi precoce. Grazie alla disponibilità dell’Asl Napoli 1 Centro, il 13 settembre in Piazza San Domenico Maggiore, sarà allestito uno stand al quale tutti i cittadini potranno rivolgersi per effettuare test gratuiti e ricevere consulenza.
Diffondere la conoscenza
Gli orari degli incontri sono dalle 16.00 alle 21.00 con l’obiettivo, come detto, di fare prevenzione, indicare i percorsi diagnostico-terapeutici disponibili sul territorio, evitare le complicanze legate alla malattia avanzata e quindi ottimizzare le risorse. Il dottor Ernesto Claar, presidente Aigo della Regione Campania, spiega che «le Malattie dell’apparato digerente, di cui le malattie infiammatorie croniche intestinali sono parte integrante, rappresentano da anni la seconda causa di ricovero ospedaliero su tutto il territorio nazionale (fonte Ministero della Salute anno 2016). Il tasso di ospedalizzazione in Campania è il più alto d’Italia (17.3 x 1000 abitanti, con 101.195 dimissioni anno 2014). Il ricovero in un ambiente gastroenterologico – dice – garantisce minore mortalità intraospedaliera, minore durata della degenza, maggiore appropriatezza e quindi, in ultima analisi, maggior risparmio di risorse e qualità di vita per i pazienti». Mission di Aigo è fare emergere il bisogno di salute specialistica nel nostro territorio, indicare i percorsi di cura e contribuire al riassetto organizzativo della gastroenterologia in regione Campania. Dare una “ adeguata risposta” alla richiesta di salute dei cittadini si traduce nella riduzione del fenomeno di migrazione sanitaria.
Riposino: quanto dura quello perfetto per la salute?
Stili di vitaIl riposino pomeridiano è un vero toccasana e permette di ricaricare le energie. Non sempre però si ha abbastanza tempo a disposizione o ci sono le condizioni necessarie. Ma quanto deve durare la ‘pennica’ perfetta? I cardiologi avvertono che dormire oltre 40 minuti aumenta i rischi per la salute. Quindi, va bene fare il pisolino, ma non bisogna esagerare. Il riposino perfetto è di 20 minuti. Non serve quindi avere per forza un letto o un divano. Anche una poltrona con lo schienale regolabile basterà per riuscire a ricaricarsi. A trovare la giusta durata della pennica è uno studio dell’American College of Cardiology, riportato da In a Bottle (www.inabottle.it).
I ricercatori, studiando 300mila persone in tutto il mondo, hanno visto che nelle persone che dormono più di 40 minuti nel pomeriggio c’è un aumento del rischio di colesterolo alto, pressione alta e aumento di massa grassa. In particolare, dallo studio è emerso che chi dorme oltre 90 minuti ha il 50% in più di possibilità di contrarre il diabete di tipo 2.
Dall’altra parte, però, dormire troppo poco, secondo gli esperti, può essere dannoso e fa aumentare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica. La soluzione ideale, per i medici, è un riposino che duri meno di 40 minuti. Con questa durata, la ricerca ha stabilito che non ci sono rischi, e in alcuni casi è emerso anche un miglioramento delle condizioni generali, specie nelle persone che dormivano meno di mezz’ora. Come per tutte le cose: in medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo), mai esagerare, neanche con il sonno.
Promuoviamo salute
Bentornata sindrome da rientro. Manuale per la sopravvivenza
Prevenzione, PsicologiaCefalea, spossatezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, dell’appetito e dell’umore. La chiamano “sindrome da rientro” e i sintomi si presentano puntuali a fine vacanze, nel momento in cui si ritorna alla routine o già allo scadere delle ferie. Qualsiasi sia il proprio lavoro, lo stress da rientro è per tutti dietro l’angolo. Pare che interessi sei milioni di italiani, tuttavia, qualche accortezza può aiutare ad evitare grossi traumi.
Secondo gli esperti, al rientro è importante soprattutto concedersi tempo, giocando d’anticipo. Piuttosto che correre e affannarsi per non arrivare in ritardo al lavoro, osservare la calma e puntare la sveglia dieci minuti prima, concedendosi una buona colazione. Tra i fattori che determinano il malessere da rientro (che ha effetti simili alla depressione) c’è la mancanza di luce, un fattore, quindi, puramente fisico. In alcune persone la carenza di luce porta alterazioni significative dell’umore. La soluzione è fruttare la pausa pranzo e i weekend per stare all’aperto, esposti ai raggi del sole il più possibile.
Un gesto semplice, come diffondere in casa un’olio essenziale che ricordi le fragranze del mare o della montagna mantiene attivi i 5 sensi. Allo stesso modo, la musicafa distrarre e rilassare. Sforzarsi di fare un piccolo progetto nuovo è un altro stratagemma e in generale fare movimento dona benessere psicofisico. La nostra alleata principale è la serotonina. Gli esperti spiegano che un aiuto arriva anche dall’alimentazione, colorando dispensa e piatti di verde, rosso e giallo. I kiwi, i pomodori e le banane sono infatti tra gli alimenti che contengono un maggior livello di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”. Ce n’è tantissima anche nel pesce azzurro e nel cioccolato, meglio se fondente (un’ottimo motivo per concederselo più spesso in questo periodo).
Un nemico della serotonina è, invece, il caffè. Anche se l’impressione è che dia la carica, il buonumore potrebbe risentirne.
Infine, è risaputo che non bisogna mai tornare di colpo alla routine dopo un periodo di relax, ma riprendere con gradualità.
Per superare la sindrome da rientro, gli psicologi suggeriscono anche di iniziare a pensare dove trascorrere le prossime vacanze. Progettare un nuovo viaggio con largo anticipo, infatti, permette non solo di risparmiare denaro, ma anche di vivere le settimane lavorative con più entusiasmo e motivazione, nell’attesa del prossimo break.
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Make to care, torna il contest che punta alla salute
News PresaTorna anche quest’anno, il secondo consecutivo, Make to care. Il progetto di Sanofi Genzyme (specialty care di Sanofi), è stato ideato e realizzato per far emergere e per sostenere iniziative e progetti nati dall’ingegno e dalla passione di maker e innovatori che, pensando fuori dagli schemi, riescono a rispondere ai bisogni delle persone con disabilità, a sostenerle e garantire loro un futuro migliore.
Sinergie
Polifactory, makerspace e fablab del Politecnico di Milano, in collaborazione con la Fondazione Politecnico, da quest’anno è partner tecnico-scientifico del progetto #Make to care. Il suo impegno si concretizza nel supportare l’iniziativa attraverso una coordinata attività di ricerca e mappatura dei casi di innovazione nell’ambito Healthcare sviluppati da makers, fablab, gruppi di ricerca. Ma anche laboratori e singoli cittadini. In particolare, l’obiettivo di quest’anno è quello di dare enfasi a progetti nati o cresciuti in collaborazione con pazienti (e loro famiglie) e associazioni pazienti.
Il contest
#MAKETOCARE è anche un concorso, sviluppato in collaborazione con l’European Maker Faire Rome, che già dalla sua prima edizione dello scorso anno ha visto ben 13 progetti finalisti. I 2 vincitori 2016 (bdGLOVE e Click4All) hanno potuto accedere ad un periodo formativo in Silicon Valley negli Stati Uniti. Aster, società della Regione Emilia Romagna per la ricerca e l’innovazione, ha realizzato insieme a loro un percorso di incontri e di esperienze nel cuore pulsante dell’innovazione: aziende già affermate nella prototipazione rapida e produzione di stampanti 3D, oppure startup innovative che operano in ambito di salute e benessere. Leggi il diario di viaggio. Qualsiasi progetto in grado di offrire una migliore esperienza quotidiana a persone affette da qualsiasi forma di disabilità potrà entrare a far parte dell’ecosistema MAKE TO CARE e, tramite candidatura all’European Maker Faire Roma entro il 15 settembre 2017, partecipare al contest. Alla fine due progetti migliori, ad insindacabile giudizio di una commissione che si riunirà il 29 novembre 2017 a Roma, potranno vivere un’esperienza in Silicon Valley. Per tutti i finalisti, ci sarà la possibilità di esporre alla Maker Faire Rome, dal 1 al 3 dicembre.
Come partecipare
Per informazioni e approfondimenti relativi a Make to care al contest 2017 è possibile consultare il sito, inviare una mail, seguire gli ultimi aggiornamenti sulla pagina facebook. Inoltre è possibile candidare direttamente il proprio progetto accedendo alla pagina di Make to care.
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