Tempo di lettura: 2 minutiSi può esse madri oltre il tumore, ed è per questo che l’università Vanvitelli di Napoli ha scelto di dare vita ad un nuovo servizio del polo ostetrico-ginecologico che aiuta le donne, appunto, a realizzare il proprio sogno di maternità nonostante la malattia. A fronte del costante aumento del numero di persone che si ammalano di cancro, i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e le nuove terapie mediche e chirurgiche consentono tassi sempre maggiori di guarigione e sopravvivenze sempre più lunghe. Aumenta così il numero di donne in età riproduttiva che affrontano e superano il percorso di cure oncologiche: per queste, oltre all’obiettivo prioritario della guarigione dal tumore, è doveroso considerare e rispettare il loro desiderio riproduttivo.
Presa in carico
I temi da affrontare in una donna malata di cancro che pensa a un progetto genitoriale sono diversi e complessi. Finora la donna è andata in centri, anche d’eccellenza, che però hanno affrontato le singole problematiche: la terapia del tumore, la preservazione della fertilità, o la gestione della gravidanza. La migliore offerta assistenziale è invece la creazione di un unico centro che ha la capacità di fornire risposte organiche e complessive a tutte le problematiche, dalla scelta terapeutica, alla preservazione della fertilità, alla programmazione della gravidanza, al seguire la gravidanza ed infine ai controlli post-partum. Tutto questo è possibile in una struttura di riferimento nella quale operi, in maniera integrata, un’equipe multidisciplinare costituita da tutte le figure professionali necessarie per far sì che la donna possa condividere i suoi timori, contenere le angosce, ricevere comprendere ed elaborare informazioni corrette ed esaurienti per compiere scelte consapevoli nel complesso percorso che va dalla preservazione della fertilità fino all’espletamento del parto: il ginecologo esperto in medicina della riproduzione e in oncologia ginecologica, l’embriologo, l’oncologo medico, l’andrologo, l’urologo, lo psicologo, il chirurgo.
Eccellenza
Il centro, diretto da Nicola Colacurci, è rivolto quindi sia a donne con diagnosi di tumore prima di iniziare le terapie oncologiche, sia a donne in gravidanza con diagnosi di tumore in atto, sia a donne guarite dal tumore con desiderio riproduttivo, e ha lo scopo di fornire innanzitutto un punto di riferimento per tutte i quesiti della donna e della coppia rispetto ai temi dell’impatto delle terapie oncologiche sulla fertilità e sull’eventuale gravidanza in atto, della strategie per preservare la fertilità, del timing riproduttivo; ma anche di offrire le professionalità e le tecnologie più avanzate per la preservazione fertilità (crioconservazione liquido seminale, crioconservazione ovociti, crioconservazione tessuto ovarico), per la chirurgia “fertility sparing”, per la gestione del tumore nella gravidanza e della gravidanza dopo il tumore, per i controlli oncologici dopo la gravidanza. Insomma, una nuova realtà assistenziale di conforto e speranza per tutte le donne che si sono ammalate, ma che non vogliono abbandonare il progetto di essere «Madri oltre il tumore».
Visite dermatologiche gratuite, aspettando «l’Atelier»
PrevenzioneNon solo visite gratuite e prevenzione, che resta comunque il nocciolo duro dell’iniziativa, ma anche informazione e sensibilizzazione. Continuano gli open day del progetto «Atelier della Salute: esperienze, percorsi, soluzioni per vivere…meglio», promossa dalla Scuola di Medicina e Chirurgia e dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, la cui seconda edizione è in programma venerdì 21 e sabato 22 settembre 2018.
Visite dermatologiche
Il prossimo appuntamento è intanto sabato 19 maggio con le visite dermatologiche gratuite dedicate alla prevenzione delle malattie cutanee e dei rischi della sfera genitale che saranno effettuate presso la Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II (edificio 10, II piano – Via Sergio Pansini, 5), dalle 9.30 alle 12.30. Saranno erogate massimo 100 (cento) visite per le quali non è necessaria la prenotazione.
Promuovere salute
Si tratta del quarto incontro, promosso e organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli, diretta da Gabriella Fabbrocini e dalla UOC di Dermatologia del Policlinico Federico II, diretta da Mario Delfino, nell’ambito di un ciclo di open-day dedicato alla prevenzione della malattie e alla promozione della salute nell’area della dermatologia.
Mal di testa, nuove cure in arrivo. Sabato porte aperte nei centri di cura
News PresaInserita dall’Oms fra le prime 10 cause al mondo di disabilità, il mal di testa, solo in Italia, colpisce oltre 26 milioni di persone. Alla cefalea e le sue tante forme è dedicata la Giornata nazionale del mal di testa, prevista per sabato 19 maggio e il cui tema di quest’anno sarà ‘Dai una spallata al tuo dolore’. La Società italiana di neurologia (Sin) e l’Associazione neurologica Italiana per la ricerca delle Cefalee (Anircef) partecipano alla giornata con numerose iniziative presso i centri specializzati nella cura delle cefalee. Da Nord a Sud i Centri apriranno le porte per fornire informazioni precise su cosa fare quando il mal di testa diventa un compagno ingombrante. Gli esperti faranno chiarezza sulla diagnostica, sull’epidemiologia e sulle reali possibilità di cura che spesso i pazienti non conoscono. “Fare corretta informazione, creando una cultura della patologia, è fondamentale – sottolinea Gianluigi Mancardi, presidente della Sin – Con questa iniziativa vogliamo ribadire l’importanza di un paziente informato, che sappia a chi rivolgersi e dove farsi curare. Avere una diagnosi precisa così come risolvere o curare al meglio il problema deve essere il primo obiettivo comune, sia del paziente che dello specialista che lo ha in cura”.
Talvolta il mal di testa può essere sintomo di altre patologie, come ad esempio ipertensione o sinusite, altre volte invece è a sé stante e non ha altre cause (le cosiddette cefalee primarie). Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti nella diagnostica e nella terapia delle forme morbose, ma è necessaria una diagnosi corretta e precisa, perché ogni tipo di cefalea richiede una specifica terapia.
“La Giornata nazionale del mal di testa – aggiunge Fabio Frediani, Presidente Anircef – arriva in un periodo in cui si inizia a vedere all’orizzonte una nuova e molto promettente possibilità di cura. È imminente l’immissione sul mercato di nuove molecole, gli anticorpi monoclonali, pensate per bloccare l’attività di una piccola proteina responsabile dello scatenamento degli attacchi di emicrania. I risultati dei primi studi sperimentali sembrano essere molto promettenti”.
Istat, l’Italia invecchia. Ogni 100 giovani 170 anziani
AnzianiIn Italia ad oggi, ogni 100 giovani si contano 170 anziani. Ma da qui a pochissimi anni nel Bel Paese, per ogni 100 giovani ci saranno ben 217 anziani. A rivelarlo è Giorgio Alleva, presidente dell’ Istat che in mattinata ha presentato alla Camera dei deputati il suo ventiseiesimo rapporto annuale. Un rapporto – spiega il presidente di Montecitorio Roberto Fico – che servirà a indirizzare le politiche del nuovo governo. C’è molto da fare, insomma, sia sul fronte del lavoro, che dello sviluppo e delle diseguaglianze sociali.
Le reti sociali. Vengono chiamate ‘reti’ nel rapporto Istat e sono quelle che fanno da ciambella nelle vite quotidiane di tutti gli italiani. Ognuno di noi ha in media una rete costituita da 5,4 parenti stretti e 1,9 parenti, in genere. A queste si aggiungono gli amici e i legami associativi. Purtroppo, ci sono anche 3 milioni di persone in Italia con più di 14 anni che dichiarano di non avere una rete di amici, nè di sostegno, nè di una rete di volontari organizzati.
Aumenta il lavoro, ma solo al nord. L’ Istat segnala che nel 2017, per il secondo anno consecutivo, in Italia aumentano gli occupati giovani, la fascia tra i 15 e i 34 anni (+0,9). In generale il tasso di occupazione cresce per tutte le classi di età (sebbene di poco). Il dato positivo però non non riguarda il mezzogiorno, dove permane un saldo occupazionale negativo rispetto al 2008 di 300 mila unità (-4,8%).
Internet, lo usano ancora in pochi. L’Italia è un fanalino di coda in Europa, con soltanto il 69 per cento di utenti regolari tra i 16 e i 74 anni.
Chi legge i libri? I più grandi fruitori di biblioteche sono i Millennials più giovani. La fascia di età dei ragazzi della scuola media rappresenta il 42% dei frequentatori delle biblioteche. I libri pubblici sono letti anche dai ragazzi fino a 24 anni (oltre il 30%).
Il teatro e la malattia, in scena «I fuori sede»
Associazioni pazientiOtto ragazzi, otto universitari strappati alla quotidianità dalla malattia. Nel gruppo degli otto, infatti, a uno di loro è stato diagnosticato un tumore. «I fuori sede» è uno spettacolo teatrale che porta sul palco studenti e pazienti, con l’obiettivo di dare voce a oltre 3 milioni di italiani che hanno ricevuto una diagnosi di cancro. Realizzato dall’associazione Pancrazio, andrà in scena al Quirino di Roma il 19 maggio e sarà riproposto anche a Milano, Napoli e Catania.
Teatro dei sentimenti
Presentata al Ministero della Salute, l’opera – scritta da Maria Teresa Carpino in collaborazione con Gigi Palla – è ispirata alla storia di Giacomo Perini, ragazzo colpito a soli 18 anni da un osteosarcoma e che, sul palco, interpreta se stesso. «Rivivere attraverso il teatro quei tragici momenti è un’esperienza emozionante. Spero – racconta – che grazie a questo spettacolo molti ragazzi della mia età acquistino maggiore consapevolezza sul cancro».
Studenti in scena
A interpretare la pièce sono gli studenti dell’associazione Pancrazio, molti dei quali iscritti proprio alla Facoltà di Medicina. Gli studi di medicina, spiega Francesco Bugamelli, attore e presidente dell’associazione, «sono troppo poco aperti verso quello che per noi, in realtà, fa parte del mestiere del medico, ovvero sapersi relazionare col paziente». Di qui l’idea dei «Fuori sede», che rientra nel più ampio progetto «I Racconti di vita», una campagna di sensibilizzazione su patologie oncologiche attraverso il teatro.
Medicina narrativa
Lo spettacolo, che vedrà sul palco anche pazienti raccontare la propria storia, è una delle tante declinazioni della medicina narrativa, disciplina che mira a usare la narrazione per migliorare la relazione tra chi cura e chi è curato. «Siamo riusciti ad affinare diagnosi e terapie. Ma questo va bilanciato con un’attività come la medicina narrativa che, come abbiamo dimostrato, può avere effetto positivo se unita alle cure specifiche contro i tumori e diventare vera e propria arma terapeutica». A dirlo è Francesco Cognetti, oncologo e presidente della Fondazione Insieme contro il cancro.
«Ascoltare il paziente non è qualcosa di altro dalla professione medica, bensì parte integrante. E’ entrare in una dimensione di dialogo che può potenziare la risposta delle cure», ricorda Antonio Virzì, fondatore della Società Italiana di Medicina Narrativa (Simen). Non solo. «Imparare a raccontarsi fa bene ai pazienti perché li aiuta a tirare fuori le emozioni, ma aiuta anche superare lo stigma che ancora permane intorno a loro. Per questo siamo stati entusiasti di supportare questo progetto», conclude Elisabetta Iannelli, segretario Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo).
Obesità, ecco il reality made in Campania
News PresaL’obesità va in prima serata con le vite al limite di Rosarita (242 kg), Pasquale (312 kg), Maria Elena (252 kg), Giovanni (277 kg), Costanza (248 kg) e Raffaele (256 kg). Sono loro i sei protagonisti de «La clinica per rinascere -Obesity center Caserta», nuovo format originale prodotto da Endemol Shine Italy S.p.A con la collaborazione di Pesci Combattenti S.r.l per Discovery Italia. La serie ha preso il via lunedì 7 maggio, alle 21:10 su Real Time e non è un caso che sia girata a Caserta. Visto che proprio il dipartimento di chirurgia della clinica Pineta Grande di Castel Volturno è oggi un polo di riferimento per gli interventi di chirurgia bariatrica, e visto che la Campania è tra le regioni più «grasse» d’Italia.
Sei episodi
Ogni puntata è dedicata ad un protagonista, la storia di una persona obesa che ha deciso di prendere in mano la propria vita e cambiarla, tornando a un peso normale. Per questo si affidano al dottor Cristiano Giardiello, direttore del dipartimento di Chirurgia. Durante il percorso la vita dei protagonisti verrà costantemente documentata dalle telecamere e loro stessi racconteranno il loro percorso attraverso i videoselfie che invieranno al dottor Giardiello, il chirurgo che offrirà loro la possibilità di rinascere con un intervento di riduzione dello stomaco, e alla sua équipe, composta anche da una psicologa e da una dietista.
I dati
Dall’80 ad oggi l’obesità è triplicata e nei prossimi dieci anni si prevede un ulteriore aumento, verificando i dati di ‘Okkio alla Salute’ che già indicano in Campania il 46% di sovrappeso e obesi è facile prevedere che entro il 2020 più di un campano su due sarà a rischio andando ad aggravare la situazione già disastrosa per i cittadini campani che detengono il record negativo sia tra gli adulti che tra i minori e si può prevedere una mortalità maggiore per questi motivi. E ad aggravare la situazione diventa sempre più difficile curarsi perché l’ultimo decreto regionale (decreto n° 4 del 17/01/2018) ha contribuito a rendere ancora più difficile la fruibilità di pacchetti ambulatoriali complessi per l’obesità.
La maternità al di là del tumore
News PresaSi può esse madri oltre il tumore, ed è per questo che l’università Vanvitelli di Napoli ha scelto di dare vita ad un nuovo servizio del polo ostetrico-ginecologico che aiuta le donne, appunto, a realizzare il proprio sogno di maternità nonostante la malattia. A fronte del costante aumento del numero di persone che si ammalano di cancro, i programmi di prevenzione e diagnosi precoce e le nuove terapie mediche e chirurgiche consentono tassi sempre maggiori di guarigione e sopravvivenze sempre più lunghe. Aumenta così il numero di donne in età riproduttiva che affrontano e superano il percorso di cure oncologiche: per queste, oltre all’obiettivo prioritario della guarigione dal tumore, è doveroso considerare e rispettare il loro desiderio riproduttivo.
Presa in carico
I temi da affrontare in una donna malata di cancro che pensa a un progetto genitoriale sono diversi e complessi. Finora la donna è andata in centri, anche d’eccellenza, che però hanno affrontato le singole problematiche: la terapia del tumore, la preservazione della fertilità, o la gestione della gravidanza. La migliore offerta assistenziale è invece la creazione di un unico centro che ha la capacità di fornire risposte organiche e complessive a tutte le problematiche, dalla scelta terapeutica, alla preservazione della fertilità, alla programmazione della gravidanza, al seguire la gravidanza ed infine ai controlli post-partum. Tutto questo è possibile in una struttura di riferimento nella quale operi, in maniera integrata, un’equipe multidisciplinare costituita da tutte le figure professionali necessarie per far sì che la donna possa condividere i suoi timori, contenere le angosce, ricevere comprendere ed elaborare informazioni corrette ed esaurienti per compiere scelte consapevoli nel complesso percorso che va dalla preservazione della fertilità fino all’espletamento del parto: il ginecologo esperto in medicina della riproduzione e in oncologia ginecologica, l’embriologo, l’oncologo medico, l’andrologo, l’urologo, lo psicologo, il chirurgo.
Eccellenza
Il centro, diretto da Nicola Colacurci, è rivolto quindi sia a donne con diagnosi di tumore prima di iniziare le terapie oncologiche, sia a donne in gravidanza con diagnosi di tumore in atto, sia a donne guarite dal tumore con desiderio riproduttivo, e ha lo scopo di fornire innanzitutto un punto di riferimento per tutte i quesiti della donna e della coppia rispetto ai temi dell’impatto delle terapie oncologiche sulla fertilità e sull’eventuale gravidanza in atto, della strategie per preservare la fertilità, del timing riproduttivo; ma anche di offrire le professionalità e le tecnologie più avanzate per la preservazione fertilità (crioconservazione liquido seminale, crioconservazione ovociti, crioconservazione tessuto ovarico), per la chirurgia “fertility sparing”, per la gestione del tumore nella gravidanza e della gravidanza dopo il tumore, per i controlli oncologici dopo la gravidanza. Insomma, una nuova realtà assistenziale di conforto e speranza per tutte le donne che si sono ammalate, ma che non vogliono abbandonare il progetto di essere «Madri oltre il tumore».
Laurea conseguita in carcere. Il premio “Sulle Ali della Libertà”
News PresaSi chiama “Sulle ali della libertà“, la prima edizione del premio nazionale nato per promuovere la cultura negli istituti di pena. Oggi le ministre Fedeli e Lorenzin consegnano il premio al detenuto della Casa circondariale di Rebibbia per aver conseguito in carcere la laurea in Antropologia Culturale e il dottorato in Teoria e ricerca sociale.
L’evento è promosso e ideato dall’Associazione Isola Solidale, che a Roma da oltre 50 anni accoglie i detenuti (grazie alle leggi 266/91, 460/97 e 328/2000) che si trovano agli arresti domiciliari, in permesso premio o che, giunti a fine pena, si ritrovano privi di riferimenti familiari e in stato di difficoltà economica. Una laurea o una specializzazione sono un’ottima opportunità da cui ripartire.
L’iniziativa, che ha ottenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Medaglia di rappresentanza, riconoscimento che viene attribuita a iniziative ritenute di particolare interesse culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale, è patrocinato dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Ministero di Grazia e Giustizia, Ministero della Salute, dalla Regione Lazio, dalla Comunità ebraica di Roma, da Roma Capitale, dalle ACLI di Roma, dal Coordinamento nazionale degli Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane (Co.N.O.S.C.I.), dalla Fondazione Ozanam, dall’associazione Antigone e da FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani).
Pressione arteriosa: 4 giorni di controlli gratuiti in farmacia
PrevenzioneLa pressione si misura gratuitamente in farmacia da giovedì 17 maggio, grazie alla prima campagna nazionale per il controllo dell’ipertensione, che inizia in concomitanza con la Giornata Mondiale contro l’Ipertensione Arteriosa. L’iniziativa andrà avanti fino al 20 maggio: le farmacie italiane offriranno la misurazione della pressione a tutti i cittadini che lo desiderano. Inoltre verrà somministrato un questionario anonimo, predisposto dalla SIIA – Società italiana dell’Ipertensione Arteriosa -, il risultato del test sarà elaborato in tempo reale e darà indicazioni sulla propria pressione arteriosa. L’obiettivo della campagna è sensibilizzare i cittadini sulla necessità di tenere sotto controllo la pressione e adottare stili di vita sani.
Le farmacie che hanno aderito all’iniziativa “Abbasso la pressione!”, riconoscibili dalla locandina che promuove la campagna, sono oltre 6000 sul territorio nazionale e i cittadini possono trovare quella più vicina tramite un sistema di geolocalizzazione sul sito www.federfarma.it
La malattia ipertensiva in Italia è il più grande fattore di rischio per infarto miocardico e/o cerebrale (prime due cause di morte nel nostro Paese), scompenso cardiaco, insufficienza renale cronica e fibrillazione atriale. Più del 30% della popolazione italiana adulta è affetta da ipertensione arteriosa, con percentuali molto superiori in età avanzata e quasi il 10% tra bambini ed adolescenti che risultano già ipertesi.
Alla fine della campagna i dati saranno elaborati dal board scientifico e inviati alle Autorità sanitarie che, sulla base di essi, potranno individuare gli interventi sanitari più utili a contrastare la patologia e le complicanze, riducendo così i costi per la collettività.
“Nel nostro Paese l’ipertensione interessa il 37% di tutta la popolazione adulta, ma viene spesso sottovalutata” spiega Claudio Ferri, presidente della SIIA. “Un quarto degli ipertesi non è consapevole di essere malato, oppure chi lo sa non si cura o non tiene in considerazione i fattori di rischio correlati alla patologia. Abbasso la pressione! fornisce, in maniera totalmente gratuita e a tutti gli utenti, uno strumento utile a monitorare le proprie condizioni di salute e a conoscere gli accorgimenti da mettere in atto per stare meglio”.
La campagna – realizzata da Federfarma in collaborazione con SIIA e con il contributo non condizionato di Teva e Corman – ha il patrocinio di FOFI, Utifar e Cittadinanzattiva.
Indagine Sanità digitale: solo 2 italiani su 10 la utilizzano.
Ricerca innovazioneLa nuova indagine dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano fotografa la sanità digitale italiana.
I servizi digitali restano diffusi a macchia di leopardo nel nostro Paese e la maggior parte dei cittadini non utilizza ancora il web per accedere ai servizi sanitari. Circa l’80% degli italiani preferisce, infatti, recarsi di persona per ritirare i documenti clinici, consultare il medico o pagare una prestazione; sette su dieci preferiscono parlare di persona con il proprio medico piuttosto che tramite email, Sms o WhatsApp.
Intanto, la spesa per la sanità digitale cresce e arriva a 1,3 mld di euro,(+2%). Cresce anche la spesa per la telemedicina, ma non la diffusione. Secondo l’ indagine, la quota principale degli investimenti per la Sanità Digitale è stata sostenuta dalle strutture sanitarie, con un budget di 890 milioni di euro (+2% sul 2016), seguite dalle Regioni (320 milioni, +3%), dai 47mila Medici di Medicina Generale (72,9 milioni di euro, in leggera crescita con una media di 1.551 euro) e dal Ministero della Salute (16,7 milioni di euro, stabile). Tra i principali ambiti di innovazione, i budget più consistenti vanno alla Cartella Clinica Elettronica (47 milioni di euro), ai sistemi di front-end (45 milioni) e al disaster recovery (31 milioni).
La Cartella Clinica Elettronica è anche l’ambito più rilevante per il raggiungimento degli obiettivi strategici, indicato dal 72% delle Direzioni Strategiche, seguito dai servizi digitali ai cittadini (59%) e dalla gestione documentale e conservazione a norma (55%). Cresce la spesa per la Telemedicina (24 milioni di euro), ma la diffusione rimane stabile e solo il 38% dei Direttori la considera rilevante. Big Data Analytics e Business Intelligence sono prioritari per quasi un’azienda su due, anche in vista del Gdpr (General Data Protection Regulation) per cui il 76% delle aziende ha revisionato policy e processi.
I medici sono sempre più attenti alle nuove tecnologie e le utilizzano soprattutto per parlare con i pazienti. È il caso, ad esempio, di WhatsApp, usato dal 63% dei medici di famiglia e dal 52% degli specialisti soprattutto per scambiare facilmente dati, immagini e informazioni. Meno digitali i cittadini: solo il 15% usa l’email, il 13% Sms e il 12% WhatsApp per comunicare col proprio medico.
Il suo sangue ha salvato 2,4 milioni di bambini
News PresaSi chiama James Harrison il più valoroso donatore di sangue di tutti i tempi, per lui è arrivato (meritatamente) il momento della “pensione”. Harrison, australiano di 81 anni, va in “pensione” per raggiunti limiti di età.
L’uomo dal braccio d’oro
Negli anni si è meritato il soprannome di Man With the Golden Arm, che tradotto significa uomo dal braccio d’oro. Non certo un caso, visto che ha donato il sangue ogni settimana per 60 anni, tanto che l’Australian Red Cross Blood Service stima abbia aiutato a salvare la vita di oltre 2,4 milioni di bambini australiani. In pratica, una sorta di eroe nazionale.
Proprietà uniche
Il plasma di Harrison ha anticorpi unici che sono stati usati per sviluppare un’iniezione chiamata Anti-D, che aiuta a combattere una condizione in cui il sangue di una donna incinta inizia ad attaccare le cellule del suo bambino non ancora nato. Nei casi peggiori, ciò può provocare danni cerebrali o morte dei piccoli. Si tratta di gravidanze in cui la madre presenta un gruppo sanguigno Rh- (negativo) e il bebè un Rh+ (positivo, ereditato dal papà): in questi casi è possibile che il plasma della donna produca anticorpi che attaccano i globuli rossi del bambino.
Eroe per caso
La donazione è iniziata, come racconta la Cnn, quando Harrison ha subito un intervento chirurgico al torace all’età di soli 14 anni. Le donazioni di sangue gli hanno salvato la vita, quindi si è impegnato a mettere in atto anche lui questo gesto. Alcuni anni dopo, i medici hanno scoperto che il suo sangue conteneva un anticorpo che poteva essere usato per creare iniezioni Anti-D, così e’ passato a fare donazioni di plasma sanguigno per aiutare quante più persone possibili. I sanitari non sono proprio sicuri del perché Harrison abbia questo tipo di sangue raro, ma pensano che potrebbe essere dovuto alle trasfusioni che ha ricevuto. Ad avere questa caratteristica sono non più di 50 persone in Australia. «Ogni sacca di sangue è preziosa, ma il sangue di James è particolarmente straordinario – ha evidenziato Jemma Falkenmire della Croce Rossa australiana – il suo sangue è effettivamente utilizzato per fare un farmaco salva-vita».