Tempo di lettura: 3 minutiErano in 72mila ieri: insieme correvano per la lotta al tumore al seno. La Race for the cure, quest’anno, giunta alla XIX edizione, questa mattina è partita dal Circo Massimo e si è snodata per 5 chilometri. Negli ultimi quattro anni le iscrizioni alla gara di Roma hanno superato quelle di tutte gli eventi in Usa, dove Race for the cure è nata.
“La prevenzione è fondamentale per ridurre la pericolosità del tumore al seno – ha detto Riccardo Masetti, presidente dell’associazione Susan G. Komen Italia che organizza Race for the cure e direttore del centro integrato di Senologia del Gemelli – Le donne dai 40 anni in su dovrebbero sottoporsi a una mammografia una volta l’anno. Oggi le possibilità di guarigione arrivano fino al 95%“.
Al nastro di partenza c’era la coppa del mondo di pallavolo, esposta come simbolo. Prima dello start, il campione Andrea Lucchetta ha fatto un giro d’onore lungo il percorso con i bambini della Federazione Italiana di Pallavolo, portando con sé la coppa. A dare il via ufficiale è stato il Prof. Riccardo Masetti, Presidente della Susan G. Italia e Direttore del Centro Integrato di Senologia del Gemelli, il sindaco di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il presidente del CONI Giovanni Malagò, Aurelio de Laurentiis, presidente del Napoli e titolare di Filmauro, Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi, testimonial di Susan G. Komen Italia, il Prof. Rocco Bellantone Direttore Governo Clinico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e il Prof. Giovanni Scambia, Direttore del Polo della Salute della Donna della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e altre personalità del mondo del giornalismo, della televisione, dello sport e della cultura.
“E’ importante la consapevolezza della prevenzione – ha affermato il presidente Zingaretti – in questi anni nella Regione Lazio gli screening oncologici sono aumentati considerevolmente, sia quelli del seno sia quelli del colon retto”.
A fine gara 5500 donne in rosa hanno lasciato volare nel cielo di Roma i palloncini rosa, sostegno simbolico per tutte le donne che lottano contro i tumori del seno e per ricordare quelle che purtroppo non sono riuscite a sconfiggerlo.
La manifestazione
La Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo, è organizzata dall’Associazione Susan G. Komen Italia che utilizza i fondi raccolti dal progetto per realizzare programmi di Prevenzione a sostegno delle donne. Si tratta di 4 giorni di eventi e iniziative gratuite per la salute, lo sport e il benessere all’interno del Villaggio allestito al Circo Massimo e la domenica, la tradizionale ed emozionante corsa di 5 km e passeggiata di 2 km nelle vie del centro città. La manifestazione è nata negli Stati Uniti nel 1982, l’evento coinvolge ogni anno più di un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici. La Race for the Cure è arrivata in Italia nel 2000, a Roma, nello scenario del Circo Massimo, spostandosi poi successivamente alle Terme di Caracalla dal 2001 al 2012 e tornando al Circo Massimo dall’edizione 2013. Madrina della manifestazione, da sempre, è l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che presta generosamente il suo volto e la sua voce per le tante iniziative di promozione dell’evento insieme con la testimonial delle “Donne in Rosa”, l’attrice Rosanna Banfi. Visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, la Race ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna, Napoli (per tre edizioni dal 2010 al 2012) e Brescia dal 2015. Nel 2017 la Race for the Cure è diventata maggiorenne registrando la presenza di circa 65.000 persone che le hanno consentito di confermarsi come l’edizione più partecipata al mondo tra le oltre 150 organizzate dalla Komen in America, Europa, Asia e Africa. A livello nazionale, con le edizioni di Roma, Bari, Bologna e Brescia, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha superato nel 2017 i 115.000 iscritti. Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia, dal 2000 ad oggi ha raccolto e già distribuito circa 3.000.000 € per la realizzazione di oltre 421 progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori del seno. Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno.
Aggressioni ai medici, in Veneto arrivano i fischietti
News PresaA giudicare dagli episodi denunciati alla stampa e alle forze dell’ordine, Napoli è tra le città nelle quali è più alto il rischio di aggressione ai danni di medici e infermieri, soprattutto per quanti lavorano nell’emergenza. Da inizio d’anno le aggressioni sono state già più di 30 e l’Ordine dei Medici ha più volte cercato di sensibilizzare le Istituzioni a tutela dei medici. La violenza sui camici bianchi non è però una piaga solo campana, lo dimostra un’iniziativa che sta facendo molto discutere e che arriva non certo dal Sud, bensì dal Veneto.
La Ulss 4
Arrivano all’Ulss4 fischietti da usare per scongiurare le aggressioni: ne saranno dotati medici, infermieri e personale sanitario dell’Ulss4 Veneto Orientale che partecipano al progetto sperimentale dopo che, nel 2017, sono raddoppiate le aggressioni rispetto al 2016, 45 contro 23. Negli ospedali dell’Ulss4 si sono verificate aggressioni verbali, spinte, ma anche schiaffi e pugni, e ad avere la peggio è sempre il personale medico e sanitario. Una situazione che si rispecchia purtroppo anche in ambito nazionale quello registrato dall’Ulss4 che corre ai ripari per proteggere i propri professionisti esposti a questo rischio.
Il progetto
Così sono stati distribuiti 200 fischietti per un periodo sperimentale di sei mesi, al personale dei Pronto Soccorso di San Donà di Piave, Portogruaro e Jesolo; della Psichiatria, del Servizio per le Dipendenze, Centro di Salute Mentale e del Consultorio Familiare di San Donà di Piave e di Portogruaro. Con il fischietto, il personale riceverà le istruzioni sulle modalità di impiego che saranno differenti in relazione al contesto di utilizzo. «Il fischietto – spiega il dg Carlo Bramezza – verrà utilizzato dall’operatore in caso di pericolo per richiamare l’attenzione dei colleghi o di altre persone che possono così accorrere in aiuto». In ambienti maggiormente critici il fischietto potrà anche essere appeso al collo mediante un laccetto personalizzato e fornito di sgancio rapido di sicurezza per rendendone più facile l’uso da parte dell’operatore. «Le aggressioni aumentano e rispetto al passato il personale è molto più attento nel segnalare i vari casi» spiega la dottoressa Carolina Prevaldi, coordinatrice del progetto.
Assistenza e carità cristiana, un appello da Napoli
News Presa«Non possiamo permetterci emarginazione, né si può lasciare indietro nessuno, se vogliamo una società democratica che rispetti i diritti di cittadinanza. Dobbiamo dirlo con forza ai politici anche a quelli che ora verranno». E’ questo il senso dell’appello lanciato oggi (martedì 22 maggio) nel corso del confronto tenutosi a Napoli (Napoli all’Arciconfraternita dei Pellegrini nell’ambito delle celebrazioni dei 440 anni di attività) tra le maggiori istituzioni assistenziali di ispirazione cristiana.
Assistenza e carità
Esperienze uniche di assistenza e carità ma anche di grande rilevanza nella ricerca scientifica e di attenzione ai casi umani più gravi nel mondo. Basti pensare alla vicenda del piccolo Alfie che al Bambin Gesù di Roma aveva trovato la possibilità di assistenza prima della drammatica conclusione. «Al Serafico c’è un grande legame con Napoli perché è stato fondato da San Ludovico da Casoria, il San Francesco moderno. Noi dobbiamo oggi tornare a garantire il diritto pieno alla salute come indicato dalla Costituzione per dare risposte ai cittadini più disagiati. Ma anche la sostenibilità, di ecologia integrale nelle nostre strutture è fondamentale e siamo oggi un’avanguardia come anche il New York Times ci ha di recente riconosciuto», ha sottolineato Francesca Di Maolo, Presidente dell’Istituto Serafico di Assisi. Rispetto dei diritti e tutela delle fragilità, dunque con un ruolo centrale per una società più democratica.
Fare bene al Sud
«Noi siamo tra le quattro strutture specialistiche pediatriche d’Italia e riusciamo a fare ottima assistenza tanto è vero che aumentano anche le convenzioni con altre regioni del Mezzogiorno», sottolinea direttrice dell’Ospedale Santobono di Napoli Anna Maria Minicucci, principale presidio ospedaliero pediatrico dell’Italia meridionale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il commento di Giuseppe Meloni, direttore dell’Ospedale Bambino Gesù: «La nostra attività principale è quella del prendersi cura delle persone seguendo le indicazioni del Papa. Una attività spirituale e materiale; un messaggio di attenzione nel mondo che noi effettuiamo con una sorta di azione di diplomazia sanitaria e non solo».
Il network
Grande è stata l’attenzione alla vita e alla salute dei più poveri tra i piccoli, nel corso dell’incontro dedicato alla Carità verso i malati in un dialogo tra le tre strutture. L’iniziativa, dopo il saluto del primicerio del’arciconfraternita Vincenzo Galgano e del direttore sanitario dell’ospedale Pellegrini Mariella Corvino, ha visto anche le testimonianze del presidente emerito della Corte costituzionale Francesco Maria Casavola che si è soffermato in particolare sulla visione europea della povertà in un contesto in cui lo sviluppo economico ha provocato nuovo disagio, e i medici Pio Caso e Carlo Ruosi. Ha moderato Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano.
Gli obiettivi dell’Arciconfraternita
Per il primicerio dell’Arciconfraternita Vincenzo Galgano: «Nel quadro del rinnovamento delle funzioni e dei compiti della secolare confraternita dei Pellegrini, che deve tornare ad essere un valore della città soprattutto come promotore di cultura e di socialità cristiana si prosegue in questa attenzione ai più disperati, ai poveri, agli emarginati, ai bambini e agli anziani nella speranza di migliorare in qualche modo i servizi sanitari di questa città».
Pressione alta: 1 su 3 non sa di averla. Federfarma proroga screening gratuito
Stili di vitaLa pressione alta provoca ogni anno nel mondo oltre 10 milioni di morti. Più di un terzo delle persone soffre di pressione alta, ma molti non ne sono consapevoli, ecco perché si tratta di un killer silenzioso. I dati emergono da uno studio a livello globale pubblicato sulla rivista medica Lancet Global Health.
Lo studio globale
I ricercatori dell’Università dell’Australia Occidentale hanno analizzato i dati raccolti da 1,2 milioni di persone di 18 anni in 80 paesi. L’esito della ricerca è stato che il 34,5% delle persone esaminate globalmente aveva una pressione sanguigna elevata (oltre 140/90). Di questi, il 17% non stava ricevendo alcun trattamento e il 46,7% stava ricevendo un trattamento ma aveva ancora una pressione sanguigna fuori controllo. Il dato che ha allarmato i ricercatori è che quasi la metà delle persone che erano già in cura per l’ipertensione avevano ancora una pressione sanguigna superiore ai livelli raccomandati. “In altre parole, metà dei pazienti sono trattati in modo inadeguato”, ha affermato l’autore principale dello studio Markus Schlaich. Ad oggi, sono disponibili farmaci adatti ad ogni caso, quindi, il risultato della ricerca, secondo gli studiosi, sarebbe in gran parte dovuto al fatto che le persone non assumono i medicinali perché hanno avuto effetti collaterali o temono di averne.
Controlli gratuiti nelle farmacie italiane
Intanto Federfarma ha deciso di prorogare di due giorni l’iniziativa “Abbasso la pressione!”, la prima campagna nazionale per il controllo dell’ipertensione che offre gratuitamente in tutte le farmacie aderenti la misurazione della pressione e consigli utili su come prevenire o affrontare il disturbo. Più del 30% della popolazione italiana adulta è affetta da ipertensione arteriosa, con percentuali molto superiori in età avanzata e quasi il 10% tra bambini ed adolescenti che risultano già ipertesi. Fino al 23 maggio sarà possibile effettuare lo screening gratuito in una delle circa 6.000 farmacie aderenti.
Smettere di fumare restituisce anni al volto già dopo 9 mesi
Medicina esteticaI danni del fumo sono anche estetici. Invecchia la pelle, la rende opaca, dal colore grigiastro e meno elastica e i capelli diventano più radi. Le sigarette, insomma, sono acerrime nemiche della bellezza, soprattutto quella femminile. Se proprio non si riesce a smettere con il vizio, meglio usare prodotti alternativi, come le e-cig o prodotti a tabacco riscaldato che secondo gli esperti sarebbero meno dannosi.
Nei giorni scorsi si è parlato anche di questo al 39/mo Congresso nazionale della Società italiana di Medicina Estetica (Sime). Studi scientifici hanno dimostrato che il fumo riduce i meccanismi di riparazione della pelle, riduce la sintesi del collagene e dell’elastina. “Determina – spiega Nadia Fraone, vicedirettore della Scuola di Medicina Estetica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e consigliere Sime – una vasocostrizione che rende la pelle più opaca e più irritabile.
E, inoltre, comporta una diminuzione delle scorte di vitamina A, necessaria ai processi riparativi della cellula del derma”. Le conseguenze sono che “Il colore della pelle diventa grigiastro, aumentano le borse intorno agli occhi e le rughe intorno alla bocca”. Inoltre “nelle donne questi effetti sono maggiori rispetto agli uomini”. I primi danni estetici “sono visibili già dopo un decennio”, precisa Fraone, “e la degenerazione delle strutture del derma è progressiva”. Smettere di fumare, invece, ha conseguenze positive evidenti sin dai primi mesi. Quindi, continua l’esperta: “abbandonare le sigarette almeno per vanità può essere una buona occasione per far del bene a tutto l’organismo”. Un messaggio come questo, conclude, “potrebbe rivelarsi più efficace rispetto a slogan ad effetto shock che spesso non raggiungono gli obiettivi prefissati”.
Giuramento di Ippocrate, Napoli saluta 560 nuove leve
News PresaLe nuove leve della medicina partenopea hanno prestato stamane il Giuramento di Ippocrate. In un teatro Augusteo gremito in ogni ordine e grado, in più di 1.500 hanno applaudito il discorso del presidente dei camici bianchi Silvestro Scotti. Ben 490 i medici e 70 gli odontoiatri che hanno prestato giuramento. «Abbiamo aperto le porte – ha detto Scotti – per accogliere le nuove leve nella nostra grande famiglia professionale. Il nostro impegno sarà quello di essere presenti e di guidarli attraverso le difficoltà. Un compito che, come padre putativo, sento particolarmente. Anche per questo, sarò sempre pronto a battermi per difendere i medici da qualsiasi attacco».
La sfida
Applaudito dalla sala anche il governatore Vincenzo De Luca, che ha ricordato a tutti i risultati ottenuti in sanità dalla sua giunta. «Grazie a un lavoro tenace e ossessivo ha detto – per la prima volta dopo dieci anni, abbiamo finalmente il piano per il personale della sanità campana: 7000 nuovi dipendenti tra medici, infermieri, amministrativi. Settemila nuovi dipendenti che potranno lavorare qui, a Napoli e in Campania» De Luca ha anche parlato della sfida per la sanità campana, che è quella di arrivare presto alla chiusura del commissariamento. A me – ha detto con il piglio che gli è proprio – non commuovono quelli che fanno “ammuina” sotto la Regione. Io mi commuovo davanti all’immagine di giovani studenti che buttano il sangue sui libri: questa è l’immagine della Napoli rigorosa e non quella della cialtroneria.
Le aggressioni
Sullo sfondo del Giuramento di Ippocrate restano tuttavia le immagini delle moltissime aggressioni ai medici, che a Napoli e in Campania sono purtroppo all’ordine del giorno. Un allarme che sembra sfuggire alle istituzioni che restano inermi difronte al fenomeno, nonostante i tanti e ripetuti messaggi di allarme da parte della categoria e dell’Ordine di Napoli. L’ultimo episodio è avvenuto nella notte tra sabato e domenica, quando un’ambulanza del 118 è stata accerchiata nel parcheggio di una discoteca da un’ottantina di giovani scalmanati che hanno cercato di vandalizzare il mezzo. Un problema con il quale sarà bene fare conti molto presto, prima che la situazione vada del tutto fuori controllo.
Depressione, il 9% dei giovani ne soffre
PsicologiaLa depressione è il male del millennio e, per usare un termine ormai molto in voga, è il male dei millennial. Scioccanti, i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rivelano che nel mondo il 4% dei giovani fra i 12 e i 17 anni soffrono di disturbo depressivo. Percentuale che aumenta al 9% per i diciottenni. Se si amplia l’orizzonte di osservazione all’intera gamma dei disturbi di carattere emotivo e comportamentale, e quindi non solo alla depressione, la situazione diventa veramente allarmante: un ragazzo su cinque al di sotto dei 18 anni ne è affetto. Ad aggravare ulteriormente questi dati, il fatto che il suicidio correlato a tali patologie sia la seconda causa di morte fra i 15 e i 29 anni.
Il focus
Per cercare di analizzare e dare il giusto risalto a questo problema, martedì 22 maggio alle ore 17.45, alla Fondazione Istituto Antoniano (via Madonnelle, 15, Ercolano) ci sarà un focus su «I disturbi dell’umore nell’adulto e nell’adolescente». Si tratta di un nuovo appuntamento delle «Scuole Territoriali della Salute Emotiva e Comportamentale», gli appuntamenti divulgativi per condividere con i cittadini le idee e le buone prassi del benessere psichico.
Apprendimento interattivo
All’incontro prenderà parte Goffredo Scuccimarra, neuropsichiatra infantile e direttore della Fondazione Istituto Antoniano, sarà lui a parlare delle caratteristiche e delle problematiche relative ai disturbi dell’umore. La cosa interessante è questi forum non sono concepiti come lezioni frontali, ma ambiscono a essere uno spazio di apprendimento interattivo, organizzato per favorire lo scambio di esperienze.
Difficoltà di diagnosi
«I disturbi dell’umore sono una condizione clinica caratterizzata ancora da scarso interesse», spiega Vincenzo Barretta, psichiatra, psicoterapeuta, specialista in medicina delle dipendenze e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli. «Inoltre si riscontra una grande difficoltà nel diagnosticarli, specialmente in età infantile e adolescenziale Spesso le famiglie e gli stessi medici non sono preparati. Urge allora un’opera capillare di sensibilizzazione rivolta in particolar modo ai genitori e agli educatori, affinché abbiano gli strumenti per poter fronteggiare queste problematiche. Questo incontro delle “Scuole Territoriali della Salute Emotiva e Comportamentale” – conclude il dottor Barretta – nasce con lo scopo di sensibilizzare e comprendere i fenomeni tipici dei disturbi dell’umore, in un’ottica non soltanto di cura, ma soprattutto di prevenzione del fenomeno»
Race for the cure. Roma, in 72mila corrono contro tumore al seno
News PresaErano in 72mila ieri: insieme correvano per la lotta al tumore al seno. La Race for the cure, quest’anno, giunta alla XIX edizione, questa mattina è partita dal Circo Massimo e si è snodata per 5 chilometri. Negli ultimi quattro anni le iscrizioni alla gara di Roma hanno superato quelle di tutte gli eventi in Usa, dove Race for the cure è nata.
“La prevenzione è fondamentale per ridurre la pericolosità del tumore al seno – ha detto Riccardo Masetti, presidente dell’associazione Susan G. Komen Italia che organizza Race for the cure e direttore del centro integrato di Senologia del Gemelli – Le donne dai 40 anni in su dovrebbero sottoporsi a una mammografia una volta l’anno. Oggi le possibilità di guarigione arrivano fino al 95%“.
Al nastro di partenza c’era la coppa del mondo di pallavolo, esposta come simbolo. Prima dello start, il campione Andrea Lucchetta ha fatto un giro d’onore lungo il percorso con i bambini della Federazione Italiana di Pallavolo, portando con sé la coppa. A dare il via ufficiale è stato il Prof. Riccardo Masetti, Presidente della Susan G. Italia e Direttore del Centro Integrato di Senologia del Gemelli, il sindaco di Roma Virginia Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il presidente del CONI Giovanni Malagò, Aurelio de Laurentiis, presidente del Napoli e titolare di Filmauro, Maria Grazia Cucinotta e Rosanna Banfi, testimonial di Susan G. Komen Italia, il Prof. Rocco Bellantone Direttore Governo Clinico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e il Prof. Giovanni Scambia, Direttore del Polo della Salute della Donna della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e altre personalità del mondo del giornalismo, della televisione, dello sport e della cultura.
“E’ importante la consapevolezza della prevenzione – ha affermato il presidente Zingaretti – in questi anni nella Regione Lazio gli screening oncologici sono aumentati considerevolmente, sia quelli del seno sia quelli del colon retto”.
A fine gara 5500 donne in rosa hanno lasciato volare nel cielo di Roma i palloncini rosa, sostegno simbolico per tutte le donne che lottano contro i tumori del seno e per ricordare quelle che purtroppo non sono riuscite a sconfiggerlo.
La manifestazione
La Race for the Cure, la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo, è organizzata dall’Associazione Susan G. Komen Italia che utilizza i fondi raccolti dal progetto per realizzare programmi di Prevenzione a sostegno delle donne. Si tratta di 4 giorni di eventi e iniziative gratuite per la salute, lo sport e il benessere all’interno del Villaggio allestito al Circo Massimo e la domenica, la tradizionale ed emozionante corsa di 5 km e passeggiata di 2 km nelle vie del centro città. La manifestazione è nata negli Stati Uniti nel 1982, l’evento coinvolge ogni anno più di un milione e mezzo di partecipanti e tanti personaggi pubblici. La Race for the Cure è arrivata in Italia nel 2000, a Roma, nello scenario del Circo Massimo, spostandosi poi successivamente alle Terme di Caracalla dal 2001 al 2012 e tornando al Circo Massimo dall’edizione 2013. Madrina della manifestazione, da sempre, è l’attrice Maria Grazia Cucinotta, che presta generosamente il suo volto e la sua voce per le tante iniziative di promozione dell’evento insieme con la testimonial delle “Donne in Rosa”, l’attrice Rosanna Banfi. Visto il successo sempre crescente ottenuto nel corso degli anni, la Race ha varcato dal 2007 i confini della Capitale per raggiungere anche Bari, Bologna, Napoli (per tre edizioni dal 2010 al 2012) e Brescia dal 2015. Nel 2017 la Race for the Cure è diventata maggiorenne registrando la presenza di circa 65.000 persone che le hanno consentito di confermarsi come l’edizione più partecipata al mondo tra le oltre 150 organizzate dalla Komen in America, Europa, Asia e Africa. A livello nazionale, con le edizioni di Roma, Bari, Bologna e Brescia, l’ammontare complessivo dei partecipanti ha superato nel 2017 i 115.000 iscritti. Con i fondi raccolti attraverso la Race for the Cure, la Komen Italia, dal 2000 ad oggi ha raccolto e già distribuito circa 3.000.000 € per la realizzazione di oltre 421 progetti propri e di altre associazioni nella lotta ai tumori del seno. Tra questi, corsi di aggiornamento per operatori sanitari; programmi di educazione alla prevenzione per donne sane e studenti; servizi clinici per il recupero del benessere psico-fisico delle donne operate ed acquisto di apparecchiature di diagnosi e cura delle neoplasie del seno.
House Hospital, nasce un polo per la salute
News PresaÈ un polo dedicato alla salute, alla prevenzione e alla formazione, quello nato a Lusciano per volontà del direttore generale di House Hospital onlus Sergio Canzanella. Un centro d’eccellenza che si è arricchito con la nascita della sezione provinciale della Fondazione AdAstra (anche questa sarà affidata alle cure del dg Canzanella). «Sarà uno strumento in più – spiega – che avremo a disposizione per essere al fianco dei cittadini».
Un nuovo progetto
Il primo esempio concreto di questo impegno sarà proprio nel campo della salute. «Un’ex caserma di Napoli – annuncia Canzanella – verrà riconvertita per dare vita ad un Polo della salute al servizio delle fasce meno abbienti e dei militari. Una grande occasione per Napoli, e un supporto in più ai cittadini, che oggi hanno molte difficoltà ad accedere alle cure a causa di lunghe liste d’attesa e disservizi. La struttura sarà pronta in pochi mesi e avrà, oltre agli ambulatori, anche una vera e propria sala operatoria che sarà impiegata per piccoli interventi chirurgici». Ad Astra si occuperà della gestione della struttura, sulla scorta di un’esperienza ormai consolidata. Dal 2012 AdAstra promuove e realizza sul territorio iniziative a favore dei giovani e delle famiglie in condizioni di disagio sociale economico, occupazionale e a rischio di marginalità e favorisce l’istruzione e la formazione per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Obiettivo salute
Improntate alla salute anche molte altre delle iniziative che sono state presentate alla presenza, tra gli altri, di Gaetano D’Onofrio direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Federico II di Napoli, della senatrice Sandra Lonardo Mastella, di Massimiliano D’Aiuto dell’Underforty e dell’avvocato e presidente di AdAstra Luciano Lepre. Annunciata la nascita della sede campana dell’Istituto italiano di projec management, che sarà il luogo dove si certificherà la formazione dei manager pubblici (direttori generali) chiamati a dirigere le strutture sanitarie campane. Alla qualificazione dei manager è improntata l’attività della Scuola di Alta Formazione e perfezionamento che vedrà assieme House Hospital onlus, Percorsi per crescere onlus e l’Accademia della conoscenza sulla base dell’autorizzazi di Agenas. Tra le tante iniziative messe in campo da House Hospital anche l’Osservatorio Regionale per le cure domiciliari in Campania, il servizio Pronto Care e l’Osservatorio Regionale per il monitoraggio dei disturbi dello spettro autistico.
Talassemia, migliora la qualità e l’aspettativa di vita
News PresaMolti la conoscono come “anemia mediterranea”, i più come talassemia, ma al di là del nome che le si vuole dare, questa malattia sta fortunatamente conoscendo un periodo di grandi novità per i pazienti. Negli ultimi decenni, l’evoluzione nell’approccio diagnostico e terapeutico ha portato ad un significativo aumento dell’aspettativa di vita dei pazienti, allungandola rispetto ai soli 10 o 15 anni previsti negli anni ‘70-‘80. Aspetto importante che, di conseguenza, ha permesso ai pazienti di pianificare una vita normale e crearsi una una famiglia. L’ereditarietà della malattia è ancora una criticità da non sottovalutare se si considera che, nelle coppie a rischio, 1 bambino su 4 può nascere talassemico.
Malattia del sangue
Stando alle ultime stime, la talassemia interessa circa 7.000 persone in Italia, con particolare diffusione nelle aree mediterranee. Si tratta di una patologia del sangue che influisce sulla produzione di emoglobina – cioè la molecola che si occupa di trasportare ossigeno e anidride carbonica nell’organismo – determinando nei pazienti anemia cronica di gravità variabile.
Terapia
Per poter correggere l’anemia cronica che caratterizza questa patologia, i pazienti devono ricevere periodicamente, ogni 15-20 giorni circa, un adeguato supporto trasfusionale. E’ quella che si definisce una malattia multisistemica, poiché coinvolge tutto l’organismo. Anche se oggi, fortunatamente, si può dire che la talassemia ha una prognosi aperta, grazie alla continuità trasfusionale e all’approccio terapeutico, a base di farmaci ferrochelanti orali. Infatti la terapia salvavita comporta inevitabilmente un accumulo di ferro nell’organismo, che deve essere gestito, appunto, attraverso l’avvio di una terapia ferrochelante.
Alimentazione
Oggi i pazienti talassemici possono migliorare la loro qualità di vita prestando attenzione, come tutti, agli aspetti nutrizionali, un’adeguata attività fisica e un corretto stile di vita. Per un individuo talassemico un regime alimentare adeguato è molto importante. A causa delle frequenti trasfusioni di sangue, il ferro viene assorbito in quantità molto alte dall’organismo, mentre una parte minore viene assorbita dai cibi. Per questo è cruciale seguire un’alimentazione corretta, conoscendo i cibi che contengono più ferro rispetto ad altri.
Emilia Romagna: 1,7mln per progetti ambito sociale. Bando scade 14 luglio
Economia sanitariaUn bando da oltre 1,7 milioni di euro per la realizzazione di progetti in ambito sociale. Lo ha approvato la Giunta regionale dell’ Emilia Romagna: si va dall’assistenza socio-sanitaria all’inclusione sociale delle persone disabili e non autosufficienti, dall’integrazione dei migranti all’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione. E, ancora, dagli interventi a favore dei cittadini che vivono in povertà assoluta o senza fissa dimora, fino al coinvolgimento degli anziani isolati, in attività di socializzazione.
La Regione Emilia Romagna ha ripartito i fondi – che il governo ha messo a disposizione delle regioni per interventi innovativi nel Terzo settore – in base al numero dei residenti. A Bologna andranno 391.500 euro; Modena 272.400; Reggio-Emilia 206.700; Parma 156.200; Forlì-Cesena 153.000; Ravenna 152.100; Ferrara 135.500; Rimini 130.900; Piacenza 128.700 euro.
Non è stato stabilito un numero di progetti, che potrà variare in base alle risorse disponibili. Il finanziamento per ciascuno, realizzabile da organizzazioni di volontariato e da associazioni di promozione sociale, non potrà essere inferiore a 12 mila euro né superare l’importo di 22.500 euro.
I progetti e la richiesta di contributi possono essere presentati tramite procedura indicata alla pagina https://bit.ly/2KvsZHN del sito web ERsociale e utilizzando, obbligatoriamente, la modulistica allegata. Il bando scade alle ore 12 del 14 luglio 2018.
“Quello del Terzo settore è un mondo variegato fatto da tantissime piccole realtà capillarmente radicate sul territorio, il cui ruolo è fondamentale nel raccogliere e rispondere ai bisogni della cittadinanza, soprattutto di quella più fragile come i bambini e gli anziani”, ha affermato la vicepresidente della Regione e assessore al Welfare Elisabetta Gualmini.