Tempo di lettura: 3 minutiObesi da bimbi, obesi da grandi. E’ scioccante ma è così, se da piccoli ci sono stati problemi di obesità è più facile che da grandi si dovrà combattere contro il grasso in eccesso. Le cattive abitudini alimentari. Gli studi scientifici dimostrano come la prevenzione primaria dell’obesità e di tutte le patologie correlate a stili di vita non corretti, per essere efficace, deve avvenire sin dal concepimento. I primi mille giorni di vita del bambino sono unanimemente considerati determinanti dal punto di vista nutrizionale nel porre le basi della sua salute futura e nella riduzione dei rischi di sovrappeso e obesità. I consigli del pediatra alle neomamme in genere sono seguiti in modo scrupoloso. Il problema nasce dalle “deviazioni” successive, causate da una cattiva interpretazione delle regole da seguire, da scelte sbagliate e ritenute idonee.
La Campana
Purtroppo, maglia nera di un’obesità che dilaga soprattutto al Sud è la Campania (il 26.2% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso e il 17.9% è obeso, per un totale complessivo del 44,1%), a dirlo sono i dati diffusi da Okkio alla Salute. Ad incidere sono anche i problei di natura economica che affliggono molte famiglie. Oggi allevare al meglio un figlio, soprattutto nei primi anni di vita, ha spesso costi difficili da sostenere per molte coppie meridionali, la maggior parte monoreddito, diverse con capifamiglia che hanno perduto il lavoro, moltissime non al riparo degli ammortizzatori sociali. Dunque, non solo buoni consigli da trasmettere ai genitori, ma l’urgenza di aiutarli seriamente con adeguati strumenti di sostegno, insieme a una corretta informazione sui danni causati da diete ipercaloriche ritenute economicamente convenienti.
Come intervenire
Sapere quali regole seguire a tavola nei primi anni di vita sarà il tema al centro del quinto appuntamento del ciclo «Donne che sanno» che il prossimo 14 maggio vedrà riuniti a Napoli nei locali della Società di Storia Patria al Maschio Angioino (via Vittorio Emanuele III, terzo piano, sin dalle ore 16) tecnici ed esperti della nutrizione. Fra i protagonisti dell’incontro, che come i precedenti è organizzato alla Fondazione Mario e Paola Condorelli e da L’Altra Napoli, Gina Bonsangue dell’Associazione dei Cristallini; Fortunato Ciardiello presidente European Society for Medical Oncology e professore ordinario di Oncologia Università della Campania Luigi Vanvitelli; Luigi Corrivetti, vicepresidente EBRIS e direttore Dipartimento Salute Mentale ASL Salerno e Raffaella de Franchis, referente per la Dieta Mediterranea Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Modererà i lavori Antonio D’Avino, segretario provinciale FIMP Napoli. Quindi le domande del pubblico e le conclusioni affidate a Celeste Condorelli.
Dati preoccupanti
«I dati del Rapporto Okkio alla Salute – spiega la pediatra Raffaella De Franchis – sono molto preoccupanti. Per questo non bisogna abbassare la guardia, ma è importante porre sin da subito le basi per una corretta alimentazione. Le abitudini alimentari si costruiscono sin dal periodo fetale, per cui è importante che la madre segua un regime alimentare equilibrato, e offra al bambino piccolo, sin dalla nascita, il miglior nutrimento possibile. La dieta mediterranea è un regime alimentare ricco di olio di oliva, frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, con un modesto consumo di pesce e pollame viene sempre più considerata il modello per la salute dell’uomo. I Pediatri di famiglia della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Napoli del Gruppo di lavoro “Dieta Mediterranea in Pediatria” stanno da tempo promuovendo la diffusione della Dieta Mediterranea già nelle prime epoche della vita. I dati preliminari del loro lavoro, che saranno presentati al Congresso della Società Europea di Gastroenterologia Pediatrica (ESPGHAN) a Ginevra dal 9 al 12 maggio 2018, mostrano come la percentuale di bambini svezzati con Dieta Mediterranea e che ad 1 anno hanno un’ottima aderenza a tale schema dietetico, sia pari al 73.4%. Il 23.9% ha un’aderenza intermedia e solo il 2.7% non è in linea con tale stile”.
Cardiologi – musicisti in concerto al Teatro Ghione per i bimbi africani
BambiniI cardiologi – musicisti di Roma salgono ancora sul palco per donare elettrocardiografi e strumenti musicali ad una scuola della Costa d’Avorio. L’Africa Subsahariana mantiene ancora i tassi di mortalità infantile più elevati al mondo – 92 decessi ogni 1.000 nati vivi – quasi 15 volte più della media nei Paesi ad alto reddito. Il decesso perinatale e in particolare quello causato dalle malattie cardiache congenite è diventato la seconda causa di morte. Queste cifre, così come avviene nei Paesi occidentali, potrebbero ridursi drasticamente se si perseguisse lo sviluppo di attività di screening e diagnosi precoce delle patologie cardiovascolari. Per dare concreto sostegno a questo importante obiettivo, il prossimo 17 maggio le tre band composte da talentuosi cardiologi musicisti torneranno sul palco del Teatro Ghione alle ore 20.30, con il concerto benefico “Le note del cuore battono per l’Africa”, un progetto ideato da 3 associazioni ONLUS romane con il contributo incondizionato di Daiichi Sankyo Italia.
In principio fu il successo di “Battiti”, la prima serata di beneficenza in cui cardiologi e neurologi dei più importanti ospedali romani si misero in gioco nell’inedita veste di raffinati musicisti e attori per spiegare al pubblico la fibrillazione atriale e l’ictus, poi per supportare le attività di diverse associazioni di pazienti e infine, lo scorso anno, per contribuire a dotare gli ospedali romani più periferici di importanti strumenti diagnostici. Per questa terza edizione i cardiologi metteranno a disposizione il loro talento per dare nuove possibilità ai bambini africani, con un progetto che unisce l’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari, l’associazione pazienti Insieme per un cuore più sano e l’associazione culturale Tre cuori per la musica, creata e presieduta da Marco Rebecchi, chitarrista di una delle band protagoniste e cardiologo al Policlinico Casilino di Roma: “La salute e la musica rappresentano due beni preziosi che vanno di pari passo. Tutti devono avere la possibilità di beneficiare della diagnosi precoce di condizioni patologiche e nello stesso tempo tutti, e soprattutto i bambini, devono godere degli splendidi vantaggi di ascoltare e fare musica”
A salire per prima sul palco sarà la band “Early meets late” capitanata dal cardiologo chitarrista Marco Rebecchi e dal chirurgo vascolare batterista Massimiliano Millarelli (Policlinico Casilino). A completare il gruppo la cantante Alina Mungo, il percussionista Gianfranco Amodio ed il tastierista Luigi Molinaro soci fondatori dell’Associazione Tre Cuori per la Musica. Seguiranno i“QRS largo” con il cardiologo Giuseppe Placanica (Policlinico Umberto I, Università “La Sapienza”) alla batteria e dal dott. Antonio Ciccaglioni (Responsabile del Centro di Elettrostimolazione, Policlinico Umberto I) al basso; a chiudere sarà la jazz band “♭jazz 4et”, capitanati dal nefrologo pianista Rosario Cianci (Policlinico Umberto I) e guidati dal maestro Santi Scarcella. Novità di quest’anno è la categoria “Academy”, per la quale verrà dato spazio sul palco ad una rappresentanza di giovani allievi della scuola di musica “Note blu” di Grottaferrata. Le esibizioni musicali saranno intervallate da momenti di informazione sui dettagli del progetto e sui temi cari alle tre associazioni organizzatrici.
“La prevenzione cardiovascolare nei giovani è un problema di carattere mondiale. E’ fondamentale supportare i Paesi tecnologicamente meno avanzati, quali la Costa d’Avorio, in tale progetto, ma bisogna sottolineare come, anche in Italia, ancora ci sia molto da fare per istituzionalizzare programmi di prevenzione cardiovascolare in tutta la popolazione giovanile indipendentemente dallo svolgimento di attività sportiva” spiega il prof. Francesco Fedele, professore ordinario di cardiologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” e presidente dell’Istituto Nazionale per le Ricerche Cardiovascolari.
Il ricavato realizzato grazie alle donazioni liberali del pubblico presente in sala sarà interamente devoluto al progetto Le Note del Cuore Battono per l’Africa, un’iniziativa benefica rivolta ad una scuola della Costa d’Avorio che abbraccia due obiettivi, uno di tipo sanitario e l’altro ricreativo. Per la diagnosi precoce delle aritmie cardiache, la scuola media “Collège Catholique Notre Dame D’Afrique” di Biétry, riceverà un elettrocardiografo con tecnologia di ultima generazione, che consentirà la trasmissione a distanza della traccia elettrocardiografica ad alcuni centri cardiologici di riferimento. I fondi verranno inoltre utilizzati per dotare la stessa scuola di un laboratorio musicale, mediante la donazione della strumentazione necessaria.
Disfunzione erettile, curarla fa bene anche a lei
Ricerca innovazioneA nessun uomo fa piacere dover ammettere di soffrire di disfunzione erettile, per questo in molti preferiscono sopportare e girare la testa dall’altro lato. Questo può creare tensioni di coppia e avere ripercussioni di vario genere, così come curare il problema ha ricadute positive più ampie di quanto si potrebbe immaginare. La terapia della disfunzione erettile funziona infatti per due: anche la partner di un uomo in cura trae numerosi e inaspettati vantaggi, che vanno ben al di là del miglioramento del benessere di coppia.
Benefici
È quanto emerge dal primo studio che ha indagato il lato femminile del trattamento della disfunzione erettile: se lui risolve il suo problema, lei vede aumentare la produttività in ufficio e migliorare l’attività lavorativa, in più ci guadagnano anche i rapporti sociali e la gestione del tempo libero. I dati, presentati in occasione del 42° Congresso Nazionale della Società Italiana di Andrologia, a Roma dal 10 al 12 maggio, mostrano per la prima volta che le cure “valgono doppio” perché hanno effetti positivi su entrambi i componenti della coppia. È però vero anche il contrario: una mancata terapia ha ripercussioni pesanti anche sulla donna, che può avere per questo un peggioramento della qualità di vita, delle relazioni sociali e perfino della propria situazione economica.
Qualità di vita
L’indagine è stata condotta da esperti della SIA su 340 donne dai 35 ai 68 anni, partner di pazienti che si sono recati dall’andrologo per una disfunzione erettile. Alle donne sono stati sottoposti i due questionari su funzione sessuale e qualità di vita utilizzati in genere per l’uomo prima e dopo la terapia, per capire come questi parametri cambino con la cura; le partner hanno risposto alle domande al momento della prima visita e dopo alcuni mesi, a trattamento ben avviato. I risultati sono stati molto chiari, come racconta Bruno Giammusso, Presidente della Commissione Scientifica della Società Italiana di Andrologia e coordinatore dello studio: «All’arrivo nel centro di andrologia gli indici di qualità di vita delle partner di uomini con disfunzione erettile erano molto più bassi rispetto a quelli della popolazione generale di donne della stessa fascia di età. Quando la rilevazione è stata ripetuta dopo il trattamento farmacologico del problema maschile gli indici sono molto migliorati, ma solo nelle coppie in cui la terapia ha avuto successo. Il benessere sessuale è incrementato del 55% e ciò non sorprende, ma ci ha molto stupito l’inatteso e netto miglioramento delle relazioni con i familiari (+42%), della gestione del tempo libero (+38%), dell’attività lavorativa (+51%) e addirittura della produttività in termini economici (+35%). Un risultato sorprendente, che tuttavia si può spiegare pensando a quanto incida sulla psicologia della donna avere un compagno con una disfunzione erettile: le partner dei pazienti si sentono insicure della loro femminilità, hanno una minore autostima e questo si traduce in un peggioramento delle relazioni e della fiducia in se stesse, anche sul lavoro. Perciò questi dati suggeriscono anche che una mancata terapia lascia la donna in difficoltà, compromettendone il benessere su molti più fronti rispetto a quanto pensavamo in passato».
Aids/Hiv. 4mila diagnosi ogni anno. Lombardia e Lazio sopra la media
PrevenzioneLazio e Lombardia detengono il triste primato con il maggior numero di contagi. Ad oggi nel nostro Paese sono in terapia più di 100mila pazienti con il virus dell’hiv e i più colpiti hanno dai 25 ai 29 anni. Secondo l’ultimo bollettino del Centro Operativo Aids dell’Iss i cui dati si riferiscono al 2016, ci sono quasi 4mila nuove diagnosi di infezione ogni anno. La trasmissione della malattia, quindi, non si è interrotta.
Nel 50% dei casi si tratta di maschi che fanno sesso con maschi. Il numero di donne con nuova diagnosi di Hiv resta costante al 30%. Nel 2016 sono state segnalate 796 nuove diagnosi di Hiv in donne, di cui 488 (61,3%) erano straniere e 297 (38,7%) italiane. Lombardia e Lazio sono le regioni con il maggior numero di nuove diagnosi (rispettivamente 691 e 557).
A seguire c’è l’Emilia Romagna (328), la Toscana (292), la Sicilia (274), il Piemonte (253) e il Veneto (210). Le regioni con un’incidenza superiore alla media nazionale sono: Lazio (8,5), Marche (7,2), Toscana (7,1), Lombardia (6,7), Liguria (6,6). Emilia Romagna (6,5), Umbria (6,2) e Piemonte (5,8).
Si discute dei problemi connessi alla cura e alla prevenzione delle infezioni virali all’Icar l’Italian Conference on Aids and Antiviral Research, organizzata con la Simit, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e con il patrocinio delle maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica.
Il congresso si tiene dal 22 al 24 maggio 2018 a Roma presso l’Ergife Palace Hotel e sono attesi oltre ottocento specialisti tra ricercatori, medici, specialisti di vari settori coinvolti nell’assistenza e cura dell’infezione da Hiv, volontari delle associazioni impegnate nella lotta contro l’Aids.
Il contagio più diffuso avviene per via sessuale, mentre la trasmissione tramite tossicodipendenza riguarda una quota minimale (pochi punti percentuali). Si osserva, anche, un rilevante numero di stranieri con una nuova diagnosi di Hiv. È stato stimato, inoltre, che il 40% delle persone alla prima diagnosi risulta essere inconsapevole di essersi esposta al virus.
Diabete tipo 2: al via campagna di prevenzione in 17mila farmacie
News PresaLa campagna di prevenzione del diabete di tipo 2 partirà in 17.000 farmacie aderenti a Federfarma che presto esporranno una locandina del progetto. Testimonial dell’iniziativa, portata a avanti dal Ministero della Salute, il presentatore televisivo Amadeus. Inoltre uno spot video e uno spot radio saranno trasmessi sul sito del Ministero. “Le farmacie italiane hanno dato prova concreta delle proprie potenzialità quando a novembre, con il DiaDay, hanno monitorato in soli 11 giorni oltre 163mila persone, scoprendo più di 4mila soggetti diabetici, che non sapevano di esserlo – ha detto Marco Cossolo, presidente di Federfarma. “Scoprire per tempo il diabete – ha continuato – o anche solo accertarne la predisposizione, permette al cittadino di individuare tempestivamente, insieme al medico, le terapie e i comportamenti più opportuni da adottare. Informazione e prevenzione migliorano la salute e riducono i costi del SSN per la malattia”.
Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha ribadito che “il supporto delle farmacie italiane nella promozione della campagna di prevenzione del Diabete di tipo 2 lanciata dal Ministero della Salute è fondamentale. La farmacia, grazie anche alla sua capillarità sul territorio svolge un lavoro di front office decisivo, non solo nelle grandi città ma soprattutto nelle piccole realtà territoriali. La farmacia non è più solo un posto dove comprare medicine, ma un ausilio al territorio, un aiuto per le persone, un punto di prevenzione prima ancora che di cura. In questi anni – ha aggiunto il ministro della Salute – ci siamo impegnati con numerose norme per rendere le farmacie dei veri e propri luoghi dove professionisti preparati possono offrire ai cittadini servizi di valenza socio-sanitaria (penso per esempio all’assistenza domiciliare, agli screening, alla presa in carico di pazienti cronici per monitorare l’aderenza alle terapie migliorandone gli esiti e riducendo gli sprechi). E in questo senso le farmacie svolgono un ruolo strategico nella comunicazione e nell’informazione dei messaggi che riguardano la salute”.
Prevenzione con il Giro della salute
PrevenzioneTutti pazzi per il Giro d’Italia, tutti pronti a tifare lungo le strade del Bel Paese. I più volenterosi hanno anche rimesso a nuovo la vecchia bici, iniziando a pedale sognando la maglia rosa. Un sogno che per i comuni mortali resterà tale, ma che aiuta a tenersi in salute. Sull’impronta dell’entusiasmo del Giro d’Italia ci sono poi iniziative che sono pensate ad hoc per aiutare i cittadini a fare prevenzione. Tra queste, quella del Centro Diagnostico Italiano, che seguirà per il secondo anno la carovana del 101° Giro d’Italia con il Giro della salute.
In strada
Sino al 27 maggio un camper del CDI, adibito a poliambulatorio, offrirà la possibilità di eseguire gratuitamente il test salivare a risposta rapida per la diagnosi dell’epatite C (HCV) e la misurazione su sangue capillare dell’emoglobina glicata per lo screening del diabete, e della coagulazione per la diagnosi dei disturbi dell’emostasi. Il camper del Centro Diagnostico Italiano sarà a Pesco Sannita (BN), via Delcogliano – via Masone, dalle ore 7.35 alle 11.25 (partenza) nella giornata di domenica 13 maggio.
Epatite e diabete
Secondo i dati dell’Associazione EpaC sono almeno 300.000 in Italia i pazienti portatori cronici del virus dell’epatite C, a questi si deve aggiungere il “sommerso” ovvero la quota di malattia non diagnosticata per assenza di sintomatologia clinica evidente o di diagnosi comprovata. Sono invece il 5,3% dell’intera popolazione, ovvero oltre 3 milioni e 200mila, le persone ad essere affette da diabete. La rinnovata partnership con il Giro d’Italia porterà il poliambulatorio mobile del Centro Diagnostico Italiano a realizzare il Giro della salute: attraversando piccoli e grandi centri in tutta Italia, CDI seguirà 18 tappe in 11 regioni – Sicilia, Calabria, Campania, Abruzzo, Umbria, Emilia Romagna, Friuli, Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte e Lazio – dando il suo contributo alla sfida lanciata dal Ministero della Salute per l’eradicazione dell’epatite C. Alcuni dati dimostrano infatti l’importanza della prevenzione e di una diagnosi precoce di questa patologia che, in virtù del “sommerso”, ovvero i casi non diagnosticati, è spesso difficile tenere sotto controllo.
Obesità infantile, salute a rischio soprattutto al Sud
Alimentazione, BambiniObesi da bimbi, obesi da grandi. E’ scioccante ma è così, se da piccoli ci sono stati problemi di obesità è più facile che da grandi si dovrà combattere contro il grasso in eccesso. Le cattive abitudini alimentari. Gli studi scientifici dimostrano come la prevenzione primaria dell’obesità e di tutte le patologie correlate a stili di vita non corretti, per essere efficace, deve avvenire sin dal concepimento. I primi mille giorni di vita del bambino sono unanimemente considerati determinanti dal punto di vista nutrizionale nel porre le basi della sua salute futura e nella riduzione dei rischi di sovrappeso e obesità. I consigli del pediatra alle neomamme in genere sono seguiti in modo scrupoloso. Il problema nasce dalle “deviazioni” successive, causate da una cattiva interpretazione delle regole da seguire, da scelte sbagliate e ritenute idonee.
La Campana
Purtroppo, maglia nera di un’obesità che dilaga soprattutto al Sud è la Campania (il 26.2% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso e il 17.9% è obeso, per un totale complessivo del 44,1%), a dirlo sono i dati diffusi da Okkio alla Salute. Ad incidere sono anche i problei di natura economica che affliggono molte famiglie. Oggi allevare al meglio un figlio, soprattutto nei primi anni di vita, ha spesso costi difficili da sostenere per molte coppie meridionali, la maggior parte monoreddito, diverse con capifamiglia che hanno perduto il lavoro, moltissime non al riparo degli ammortizzatori sociali. Dunque, non solo buoni consigli da trasmettere ai genitori, ma l’urgenza di aiutarli seriamente con adeguati strumenti di sostegno, insieme a una corretta informazione sui danni causati da diete ipercaloriche ritenute economicamente convenienti.
Come intervenire
Sapere quali regole seguire a tavola nei primi anni di vita sarà il tema al centro del quinto appuntamento del ciclo «Donne che sanno» che il prossimo 14 maggio vedrà riuniti a Napoli nei locali della Società di Storia Patria al Maschio Angioino (via Vittorio Emanuele III, terzo piano, sin dalle ore 16) tecnici ed esperti della nutrizione. Fra i protagonisti dell’incontro, che come i precedenti è organizzato alla Fondazione Mario e Paola Condorelli e da L’Altra Napoli, Gina Bonsangue dell’Associazione dei Cristallini; Fortunato Ciardiello presidente European Society for Medical Oncology e professore ordinario di Oncologia Università della Campania Luigi Vanvitelli; Luigi Corrivetti, vicepresidente EBRIS e direttore Dipartimento Salute Mentale ASL Salerno e Raffaella de Franchis, referente per la Dieta Mediterranea Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). Modererà i lavori Antonio D’Avino, segretario provinciale FIMP Napoli. Quindi le domande del pubblico e le conclusioni affidate a Celeste Condorelli.
Dati preoccupanti
«I dati del Rapporto Okkio alla Salute – spiega la pediatra Raffaella De Franchis – sono molto preoccupanti. Per questo non bisogna abbassare la guardia, ma è importante porre sin da subito le basi per una corretta alimentazione. Le abitudini alimentari si costruiscono sin dal periodo fetale, per cui è importante che la madre segua un regime alimentare equilibrato, e offra al bambino piccolo, sin dalla nascita, il miglior nutrimento possibile. La dieta mediterranea è un regime alimentare ricco di olio di oliva, frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca, con un modesto consumo di pesce e pollame viene sempre più considerata il modello per la salute dell’uomo. I Pediatri di famiglia della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) di Napoli del Gruppo di lavoro “Dieta Mediterranea in Pediatria” stanno da tempo promuovendo la diffusione della Dieta Mediterranea già nelle prime epoche della vita. I dati preliminari del loro lavoro, che saranno presentati al Congresso della Società Europea di Gastroenterologia Pediatrica (ESPGHAN) a Ginevra dal 9 al 12 maggio 2018, mostrano come la percentuale di bambini svezzati con Dieta Mediterranea e che ad 1 anno hanno un’ottima aderenza a tale schema dietetico, sia pari al 73.4%. Il 23.9% ha un’aderenza intermedia e solo il 2.7% non è in linea con tale stile”.
HPV: nuova analisi prova efficacia del vaccino contro virus
PrevenzioneIl vaccino contro l’HPV è sicuro, non ha effetti collaterali gravi e protegge dalle lesioni che potrebbero portare al cancro. Una nuova analisi porta solide prove, sfatando falsi miti e rassicurando i genitori sull’utilità di immunizzare i propri figli adolescenti.
A realizzarla è il gruppo Cochrane (network internazionale indipendente di ricercatori e operatori sanitari). Le infezioni da Human Papilloma Virus (HPV) sono molto diffuse e spesso non hanno sintomi. Possono essere trasmesse da qualsiasi contatto sessuale pelle a pelle con chi ha il virus. Nella maggior parte dei casi vanno via da sole. In alcuni casi, invece, i ceppi ad alto rischio, se non vengono eliminati dall’organismo, a lungo andare potrebbero portare a sviluppare il cancro del collo dell’utero, così come quello del pene, quello anale e quello orale. Da alcuni anni esiste un vaccino e va fatto prima che sia avvenuto un contatto con il virus. In Italia, viene offerto gratuitamente tra gli 11 e i 12 anni, cioè prima che ragazzi e ragazze siano sessualmente attivi. La nuova revisione comparativa indipendente del gruppo Cochrane ha esaminato 26 studi che hanno coinvolto più di 73.000 ragazze e donne. Gravi effetti collaterali dopo il vaccino sono stati rari, ovvero simili tra chi è stato vaccinato contro HPV e chi ha ricevuto un placebo o un altro tipo di vaccino. Non sono risultati eventi avversi gravi, come aborto spontaneo e morte.
Infine, “esistono prove di elevata sicurezza che i vaccini HPV proteggono dal precancro cervicale ragazze vaccinate tra i 15 ei 26 anni di età”. Questo studio si aggiunge alle crescenti prove già esistenti e supporta la posizione dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Roma. Parte il Mondiale di Calcio a 5 per pazienti psichiatrici
Psicologia, SportRoma ospita la ‘Dream World Cup 2018’, il Campionato Mondiale di Calcio a 5 per pazienti psichiatrici. Dal 13 al 16 maggio al PalaTiziano oltre 140 pazienti psichiatrici provenienti da dieci Paesi si affronteranno in una manifestazione organizzata con il contributo della FIGC e con il patrocinio del CONI, del Comune di Roma e delle Ambasciate di Giappone, Cile e Argentina. La seconda edizione del Mondiale, che fa seguito a quella organizzata nel 2016 in Giappone e che sarà ospitata dall’Italia nel quarantesimo anniversario della Legge Basaglia, vedrà coinvolte oltre 200 organizzazioni tra associazioni sportive, strutture sanitarie e centri di salute mentale di tutto il mondo.
L’Italia indosserà le divise ufficiali di gioco della Nazionale fornite dalla FIGC, affronterà Ungheria, Cile, Peru e Ucraina, mentre nel Girone B si contenderanno il passaggio del turno i campioni del mondo in carica del Giappone, Francia, Argentina, Spagna e Senegal. Le prime quattro classificate dei due gironi si qualificheranno per i quarti di finale, con la Rai che trasmetterà in diretta le gare del Mondiale, che avranno una durata di 20 minuti effettivi durante la prima fase, di 30 minuti nei quarti di finale e nella semifinale e di 40 minuti nella finale.
“Chi indossa la maglia azzurra sa già quello che deve fare – il consiglio del presidente Gianni Rivera rivolto ai giocatori della Nazionale presenti durante la presentazione – l’importante è cercare di eseguire quanto chiede l’allenatore e divertirsi. Avremo un’Italia da tifare ai Mondiali, sarà una grande festa perché giochiamo in casa, chi si avvicina al calcio sa che è uno sport che è a disposizione di tutti. La Federazione è una grande famiglia e il pallone è lo strumento attraverso cui tutti possono farne parte”.
A sostenere l’iniziativa anche la Divisione Calcio a 5: “Essere qui mi emoziona in modo particolare – ha dichiarato il presidente della Divisione Andrea Montemurro – sia per il progetto sia per la lezione di vita che ho imparato da quando conosco gli organizzatori. È veramente difficile dar vita ad un evento così importante e a loro vanno i miei complimenti per essere riusciti a realizzarlo. Come Divisione Calcio a 5 abbiamo cercato di sostenere questa manifestazione con la consapevolezza che il rapporto che diamo è una goccia nel mare, ma con la volontà di dare un segnale all’esterno: realizzare un sogno realizzabile”.
Nel 2016 l’Italia si classificò al terzo posto nel Mondiale disputato in Giappone e vinto dai padroni di casa, un’esperienza raccontata nel docufilm di Volfango De Biasi ‘Crazy For Football’. Vincitore del David di Donatello e dei UEFA Foundation for Children Awards, il film patrocinato dalla FIGC racconta gli aneddoti e i retroscena dell’avventura giapponese, riportati anche in un libro edito da Longanesi e scritto a quattro mani da Volfango De Biasi e Francesco Trento.
“Indossare la maglia azzurra – spiegano gli organizzatori, il Comitato Internazionale di Calcio per la Salute Mentale (IFCMH), presieduto dallo psichiatra Santo Rullo, l’ispiratore del movimento Calcio per la Salute Mentale e lo European Culture and Sport Organization (ECOS), l’associazione no profit individuata dal comitato internazionale per l’organizzazione complessiva dell’evento – significa in qualche modo accettare la propria malattia e uscire allo scoperto, sia per i ragazzi che per le famiglie. Parlare della malattia mentale ed esserne consapevoli è il primo passo per contrastarla e superare barriere e pregiudizi”.
Invalidità Inps, una nuova procedura più snella
Economia sanitariaUn solo controllo per riuscire ad ottenere il riconoscimento dell’invalidità per le persone colpire da cancro. E un solo specialista a fare la diagnosi compilare il certificato introduttivo che poi va direttamente all’Inps Una vera e propria rivoluzione, se si considera che sino ad oggi di controlli ne servivano cinque. Si tratta di un accordo siglato tra gli Istituti Fisioterapici Ospedalieri (Ifo), la Regione Lazio e l’Inps per i pazienti oncologici, il primo di questo genere nel Paese, che promette di accorciare i tempi per il riconoscimento.
Procedura snella
Il protocollo prevede una procedura informatica per la trasmissione del primo certificato all’Inps, saltando l’accesso presso il medico di base e l’accertamento sanitario delle Asl nelle Regioni che hanno un accordo di semplificazione. Il certificato era già disponibile dai singoli medici dal 2013, ma era stato usato pochissimo, appena 1.500 volte nel 2014, ragione per cui l’Inps ha deciso di siglare accordi con i singoli centri d’eccellenza. «Questo protocollo – dice il presidente dell’Inps Boeri – ha il vantaggio di unire il rigore degli accertamenti alla rapidità, riducendo gli oneri per le famiglie. Potenzialmente tocca una platea importante, i malati di tumore sono la categoria più importante con il 28% delle prestazioni di invalidità per queste malattie oncologiche. Può riguardare il benessere di moltissime persone”.
Al fianco dei cittadini
Il protocollo verrà applicato per primi dagli Ifo, ma secondo il presidente della Regione Nicola Zingaretti sarà esteso in tempi brevi anche agli altri istituti oncologici laziali: «Nel caso delle cure oncologiche e dell’accesso ai diritti ci troviamo di fronte allo Stato egoista che non ragiona mettendo al centro il diritto della persone – ha commentato -. Lo Stato ha lavorato a canne d’organo, affastellando provvedimenti, e il costo finale di questo non dialogo lo si scarica sul cittadino. Credo che il protocollo abbia un valore importante perché interviene su uno Stato amico delle persone, vicino ai cittadini».
Acido borico, allarme per la plastilina fai da te
Bambini, RubricheAcido Borico, allarme a Napoli per una ricetta fai da te che sta diventando virale sui social e che serve a produrre “artigianalmente” una plastilina viscosa che tanto piace ai più piccoli. A lanciare la notizia è il Corriere del Mezzogiorno, che ha scoperto che nell’ultimo mese sono stati addirittura cinque i bambini ricoverati all’ospedale pediatrico Santobono. A quanto pare, l’elemento pericoloso di questa ricetta fai da te è l’acido borico, un acido definito “debole” che non ha colore, odore e sapore. Stando a quanto rivelato dallo specialista per le emergenze tossicologiche del Santobono, Eduardo Ponticiello, diverse volte questo acido finisce nelle mani dei bambini che accidentalmente lo ingeriscono credendo che si tratti di acqua.
I tutorial
Se si cerca in rete, in particolar modo su You Tube, è facile imbattersi in video tutorial che mostrano ragazzini alle prese con la ricetta incriminata. Spesso i bambini usano delle semplici bottiglie di plastica per sciogliere l’acido borico e diluirlo. Queste bottiglie possono essere poi dimenticate nell’euforia del gioco, rischiando di diventare vere e proprie trappole per chi le troverà in seguito. Questa è anche la dinamica che ha portato in ospedale i cinque bimbi ricoverati (e poi dimessi) a Napoli. L’acido borico non è un acido particolarmente pericoloso al contatto con la pelle, almeno se paragonato ad altre sostanze ben note. Il rischio è che possa essere ingerito e a quel punto può diventare letale, perché porta ad una grave insufficienza ai reni.
I sintomi
Uno dei problemi più grandi è che i sintomi di un’intossicazione non si manifestano in maniera repentina, anzi possono passare anche dei giorni. Quindi per i genitori è più difficile capire la causa di un eventuale malessere. Il vomito, spiegano gli esperti, è uno dei campanelli d’allarme più evidente. Ma i bimbi possono anche manifestare prurito, astenia e sonnolenza. Nel caso che ci sia il dubbio che il piccolo di casa possa essere entrato in contatto con questa sostanza e si dovessero manifestare i sintomi di una intossicazione è bene correre in ospedale e fare in modo che il bambino possa essere visitato da uno specialista.