È alto in Italia il numero di minori che fumano. Uno su dieci è consumatore abituale, quasi la metà ha fumato, ha provato a fumare o fuma ogni tanto e tra quelli abituali più della metà fuma anche cannabis. Inoltre non diminuisce il numero totale dei fumatori che appare in leggero aumento. A dirlo sono i dati presentati dall’OSSFAD del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco di oggi. I ragazzi tra i 14 e i 17 anni accendono la prima sigaretta alle scuole secondarie di secondo grado e una piccola percentuale addirittura inizia a fumare alle scuole elementari (9-10 anni).
“E’ necessario potenziare sistemi di prevenzione primaria per scongiurare questa nuova linea di tendenza che vede il consumo di tabacco anche tra i giovanissimi – afferma il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi – prima che a questa dipendenza se ne associno altre altrettanto o più pericolose”.
L’identikit del giovane fumatore abituale è tratteggiato nell’indagine EXPLORA realizzata su un campione rappresentativo di 15.000 ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Sono soprattutto maschi, frequentano istituti professionali e licei artistici, i genitori hanno un livello di istruzione medio-basso e non controllano le spese dei figli, risultano propensi al rischio e hanno una percezione del proprio rendimento scolastico mediocre o appena sufficiente. I giovani fumatori abituali, inoltre, sono quelli che fanno meno sport e che bevono più energy drink. Il dato preoccupante, inoltre, fotografa un maggiore consumo di alcolici tra i fumatori abituali, fino a quattro consumazioni di birra e super alcolici a settimana. Addirittura un 12% dichiara di aver avuto episodi di binge drinking 3 o più volte nell’ultimo mese. Il dato cresce a dismisura sul consumo di droghe: più della metà dei fumatori abituali (il 65,6%) ha fumato almeno una volta anche cannabis nell’ultimo anno rispetto al 2% dei non fumatori.
L’indagine ISS-DOXA, realizzata su un campione nazionale di oltre 3.000 soggetti rappresentativo della popolazione italiana, ha confermato, una situazione di stallo, invece, nel numero totale dei fumatori: sono 12,2 milioni, in leggero aumento rispetto al 2017 (11,7 milioni).
Di contro aumenta invece il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, anzi secondo l’indagine PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), derivati dal sistema di sorveglianza di popolazione condotta dalle ASL e coordinata dall’ISS, il rispetto a 15 anni dalla Legge Sirchia è quasi totale.
“La situazione generale sulla prevalenza dei fumatori si è cristallizzata – dice Roberta Pacifici, Direttore dell’OSSFAD e del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – abbiamo registrato gli stessi dati del 2007, segno evidente che non si vede alcuna inversione di tendenza, anzi si registra un lieve incremento nella popolazione maschile. Per questo abbiamo acceso i riflettori sui giovani che rappresentano il serbatoio di riserva del tabagismo, sono quelli cioè che continuano ad alimentare la popolazione dei fumatori che non accenna a diminuire”.
Un capitolo a parte è dedicato al consumo della sigaretta elettronica. “La maggior parte degli svapatori è un consumatore duale – dice Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” – consuma cioè sia sigarette tradizionali che e-cig. Altro dato del rapporto è quello che riguarda i prodotti del tabacco di nuova generazione, il tabacco riscaldato: in tre anni la notorietà di questi prodotti è più che raddoppiata”.
Per la prima volta abbiamo anche il dato sul fumo passivo negli animali domestici: il 14% dei fumatori che ha un animale domestico fuma in loro presenza. Il 46% mai. Tra i non fumatori la percentuale di chi non espone al fumo passivo il proprio animale domestico sale all’ 87,6%.
Sintesi del Rapporto Nazionale sul Fumo 2018
Il consumo
Sono 12,2 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 23,3% della popolazione (22,3% nel 2017). Diminuiscono le donne tabagiste: il 19,2% rispetto al 20,8 dello scorso anno contro il 27,7% degli uomini rispetto al 23,9% del 2017. Gli ex fumatori sono invece il 12,9% e i non fumatori il 63,8%. Tra i 25 e i 44 anni abbiamo la prevalenza più alta di fumatori tra i maschi (35,7). Mentre nella fascia d’età 45-64 anni la prevalenza più alta è tra le donne (26,2). Oltre i 65 anni troviamo le prevalenze più basse in entrambi i sessi. Si fumano in media 12,3 sigarette al giorno. Rispetto all’area geografica la prevalenza di uomini fumatori è uguale su tutto il territorio. La prevalenza delle donne invece è più alta al Nord (22,6%) rispetto al Sud (17,8) e al Centro (13,8). Si fumano principalmente sigarette confezionate (92,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente di sigarette fatte a mano (16,9%), significativamente più diffuso tra i giovani.
I giovani
L’indagine sui giovani tra i 14 e i 17 anni realizzata in collaborazione con EXPLORA, ha riguardato 15.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, mediante il sistema CAWI, e con una metodologia di campionamento a tre stadi: comuni, scuole, classi. Tra i giovani di età compresa tra 14 e 17 anni sono fumatori abituali l’11,1% (si stimano 254.000 giovani), fumatori occasionali il 13,9% e ragazzi che hanno comunque provato a fumare il 20,2%. Ci sono inoltre circa il 2 % di ex fumatori. Questo significa che oltre il 47% dei giovani minorenni è comunque venuto in contatto con i prodotti del tabacco e costituisce un vero e proprio serbatoio di riserva per la popolazione dei tabagisti. Il 51,8% di questi giovani fumatori, abituali o occasionali o ex, ha iniziato a fumare a 14 anni o più quindi durante la frequentazione delle scuole superiori, il 43,7% ha iniziato durante le scuole medie (tra gli 11 e 13 anni), e il 4,5% addirittura alle elementari tra i 9 e 10 anni di età. Rispetto alla tipologia di prodotto consumato osserviamo che il 65,1% utilizza sigarette confezionate e circa il 27% sigarette fatte a mano. Abbiamo in questa popolazione quasi il 4% sia di utilizzatori di sigarette elettroniche che di altri prodotti del tabacco. Nei giovani maschi il consumo di sigarette fatte a mano sale al 33,6% e a 7,5% quello delle e-cig. Rispetto agli istituti scolastici frequentati, il rapporto rileva che negli istituti professionali e nei licei artistici si trovano le prevalenze più alte di fumatori abituali (17,7% e 14,7%) mentre nei licei scientifici e classici si trovano le prevalenze più basse di fumatori abituali (8,1%). Rispetto al rendimento scolastico percepito si osserva che tra i fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, è molto più alta la percentuale di chi dichiara un rendimento mediocre o insufficiente (17,5% vs 4,7%) e viceversa la percentuale più bassa di chi dichiara un rendimento ottimo o discreto (11% vs 33%). Rispetto al titolo di studio dei genitori osserviamo che le prevalenze più elevate di fumatori abituali si ritrovano tra i ragazzi che hanno i genitori con un titolo di studio più basso; con licenza elementare (16,2% madre, 16,8% padre) e con licenza media (13% madre, 12,8% padre). Rispetto alla spesa settimanale senza il controllo dei genitori si osserva che tra i ragazzi che spendono oltre 50 euro a settimana senza il controllo dei genitori si ritrovano le prevalenze più alte di fumatori abituali (35,6%) mentre tra i ragazzi che non spendono senza il controllo dei genitori si ritrovano le prevalenze più alte di non fumatori (72,8%).
Il dato preoccupante rileva che i fumatori abituali consumano anche altre sostanze.
I fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, consumano birra più di 4 volte a settimana (9,3% rispetto allo 0,7%), consumano superalcolici più di 4 volte a settimana (5,4% rispetto allo 0,3%), perdono il controllo ubriacandosi 3 o più volte nell’ultimo mese (12% rispetto all’1,1%), consumano energy drink tutti i giorni della settimana (13,1% rispetto al 4,7%).
Rispetto al consumo di droghe si osserva che il 65,6% dei fumatori abituali ha fumato cannabis almeno una volta durante l’ultimo anno (stima popolazione circa 167.000 giovani), rispetto al 2% dei coetanei non fumatori. Il 4,7% dei fumatori abituali ha dichiarato di consumare smart drugs rispetto all’1,3% dei non fumatori.
Tra i fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, c’è la più alta percentuale di chi non pratica attività sportiva (18,5% vs 12%) e la più bassa percentuale di chi pratica sport almeno 2 volte a settimana (54,7% vs 65,1%).
Rispetto alle caratteristiche di personalità si è osservato che la propensione al rischio, misurata con una scala specifica, aumenta in funzione del legame del giovane al prodotto del tabacco. Il valore medio di propensione al rischio di un non fumatore è di 16,7, sale a 20,1 nel fumatore occasionale e raggiunge il valore medio di 21,2 nel fumatore abituale.
La sigaretta elettronica e i prodotti del tabacco di nuova generazione
In Italia gli utilizzatori abituali e occasionali di e-cig sono circa 1,1 milioni. Di questi il 60,3% sono fumatori, il 32,3% sono ex-fumatori e il 7,4% non ha mai fumato. La maggior parte degli utilizzatori (75,3%) è rappresentata da consumatori duali che fumano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina. Per quanto riguarda l’uso dei prodotti del tabacco di nuova generazione (tabacco riscaldato), li ha provati il 2,7% della popolazione, circa 1,4 milioni di persone. Di questi il 54,5 sono fumatori, l’11,4 ex fumatori e il 34,1 non ha mai fumato. La notorietà di questi prodotti in tre anni è quasi triplicata passando dal 21,5% al 52,3%.
Fumo passivo: cosa ci dice l’indagine DOXA
Secondo il dati PASSI a quasi 15 anni dall’entrata in vigore della legge Sirchia, il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei posti di lavoro non è ancora pienamente garantito e restano ancora significative differenze fra Nord e Sud a sfavore di quest’ultimo. L’estensione dei divieti sul fumo in auto in presenza di minori e di donne in gravidanza è quasi totale, più dell’80%.
Secondo l’indagine dell’ISS-DOXA quasi il 90% degli italiani e l’81,2% dei fumatori, è d’accordo con il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza, in lieve calo rispetto al 2017. Il 3,2% dei fumatori ha dichiarato di aver fumato in auto con bambini o donne incinte, rispetto al 5,3 del 2017. Per quanto riguarda le abitazioni private quasi il 90% non lo consente tra i non fumatori e quasi il 60% tra i fumatori.
Le immagini shock
Le immagini forti e le avvertenze sui rischi riportate sui pacchetti non sono risultate indifferenti ai tabagisti. L’indagine rileva che sono stati notati dalla quasi totalità dei fumatori (91,1%). Nel 77,7% dei casi hanno portato a pensare ai rischi per la salute, nel 56,4% dei casi hanno fatto aumentare il desiderio di smettere e nel 37,7% dei casi hanno spinto a rinunciare ad accendere una sigaretta nell’ultimo mese. Tra quelli che hanno notato le immagini shock sui pacchetti il 32,8% dei non fumatori ha dichiarato che si è ulteriormente convinto che fa bene a non fumare, così come dichiarato dal 42,1 degli ex fumatori che si dicono sempre più convinti della scelta fatta.
Telefono Verde Fumo
In 15 anni di attività, il Numero Verde Fumo (TVF) 800 45 40 88 ha gestito circa 50.000 telefonate. Fino al 2012 gli operatori gestivano mediamente 1000 telefonate l’anno ma da ottobre del 2012, quando il numero verde è stato inserito sulle confezioni dei prodotti del tabacco, le telefonate sono aumentate fino a raggiungere oltre 15000 contatti nel solo anno 2017.
All’aumento del numero delle telefonate aumentano progressivamente anche i giovani che contattano il servizio. In questi ultimi anni, le caratteristiche dell’utenza sono cambiate e l’équipe del servizio propone interventi sempre più diversificati e personalizzati, trovandosi spesso ad offrire percorsi di counselling per coloro che desiderano smettere di fumare e che trovano difficoltà a raggiungere le strutture sanitarie di riferimento territoriali. Questo riflette probabilmente una carenza dell’offerta assistenziale sul territorio e risponde all’opportunità di fruire di in servizio in maniera totalmente anonima a gratuita.
L’analisi dei 15 anni di attività, tra il 2003 e il 2018, ha permesso di evidenziare che a chiamare sono stati soprattutto gli uomini (30,791 ovvero il 61,2%) e le persone di età compresa tra 45 e 64 anni (14.945 ovvero il 29,7%). A seguire persone tra 25 e 44 anni (22,8%), giovani al di sotto dei 25 anni (11,9%) e ultrasessantacinquenni (11,5%). Queste ultime due categorie, i giovani e gli anziani, hanno telefonato di più a partire dal 2016, fino a rappresentare rispettivamente il 15,7% e il 15,4% delle chiamate.
Chi telefona è quasi sempre un fumatore (l’85,8% pari a 43.180 telefonate), seguito da un familiare di un fumatore (2.875 chiamate pari al 5,7%). Gli utenti fumatori sono anche aumentati negli ultimi anni fino a realizzare il 93,7% delle chiamate.
Si chiama di più dal Sud e dalle Isole (16.377 chiamate pari al 32,5% di quelle totali), poi dal Nord (15.919, il 31,6%) ed infine dal Centro (10,271, il 20,4%). L’analisi, regione per regione, del tasso di chiamate rapportato alla prevalenza dei fumatori ha confermato che i valori più alti sono quelli relativi alle regioni meridionali e alle isole (e anche al Lazio): una fotografia che riflette, verosimilmente, la più alta prevalenza di fumatori nel Sud Italia.
La conoscenza del Telefono Verde Fumo è giunta per la stragrande maggioranza degli utenti dalle scritte sui pacchetti di sigarette (65,8%), mentre il 16,5% ha saputo del numero verde dal medico.
Pizza e carni, attenti a non “bruciare”
AlimentazionePizze troppo cotte (con il “cornicione” bruciato) ma anche carni alimenti che, cotti alla brace, se non adeguatamente preparati aumentano il rischio di tumore. Il problema è legato alle modalità di cottura, che spesso non sono adeguate agli standard fissati dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). A richiamare l’attenzione su questo problema è l’Associazione House Hospital onlus, per voce del direttore generale Sergio Canzanella. «Prendendo ad esempio la pizza, quando il calore è troppo l’impasto brucia – spiega – e nel processo di combustione si formano idrocarburi policiclici aromatici, un gruppo di composti considerati contaminanti critici in primo luogo dall’EFSA e dal Decalogo sugli interferenti endocrini del Ministero dell’Ambiente e dell’Istituto Superiore di Sanità perché collegati all’aumento del rischio di tumori, compresi quelli associati a squilibri ormonali».
La pizza
Quando arriva in tavola bruciata, sia che la causa sia la fretta, sia che si tratti di imperizia, il problema è la scarsa professionalità. «In troppi – dice Canzanella – si improvvisano pizzaioli senza un’adeguata preparazione. Sembra un problema di poco conto, ma non lo è”.
Il disciplinare
L’argomento è trattato anche nel Disciplinare della Pizza Napoletana approvato a Bruxelles che ha ottenuto la denominazione di marchio collettivo dove si legge: “Il pizzaiolo deve controllare la cottura della pizza sollevandone un lembo, con l’aiuto di una pala metallica e ruotando la pizza verso il fuoco, utilizzando sempre la stessa zona di platea iniziale per evitare che la pizza possa bruciarsi a causa di due differenti temperature. È importante che la pizza venga cotta in maniera uniforme su tutta la sua circonferenza”. Il concetto è ribadito nel Decalogo della vera pizza napoletana in cui si precisa che “il cornicione di 1-2 cm della pizza deve essere gonfio, di colore dorato, e privo o con pochissime bolle o bruciature. Sollevando la pizza la parte inferiore deve essere anch’essa dorata e priva di bruciature evidenti.”» In ogni caso quando è bruciata è un diritto del cliente chiederne un’altra senza tracce nere sul bordo o sul fondo.
Il corso
Per cercare di rimediare al problema, l’Associazione House Hospital onlus, l’Accademia della Conoscenza e la Cooperativa Percorsi per Crescere onlus presentano a Lusciano in Via Fratelli Cervi 3 il 1 corso di educazione sanitaria in Regione Campania «Mangiare sano fa bene alla salute». 50 ore per formare gli operatori che lavorano in pizzeria, nelle bracerie, nei ristoranti e nelle trattorie. «La prevenzione oncologica e la tutela della salute dei cittadini – conclude Canzanella – inizia a tavola e nelle scuole».
Giulia Grillo, medico legale, ministro della Salute
Economia sanitariaÈ Giulia Grillo, medico 43enne della Sicilia e attualmente capogruppo alla Camera, a ricoprire l’incarico di ministro della Salute. Nata a Catania il 30 maggio 1975, una laurea in medicina e chirurgia con specializzazione in medicina legale, in Parlamento è arrivata con il Movimento 5 Stelle per la prima volta alle elezioni del 2013. Nel 2008 è stata candidata alle regionali siciliane. In Sicilia è stata in prima fila nella lotta contro le trivellazioni in Val di Noto, contro le privatizzazioni dell’acqua pubblica nel ragusano, fino alla nascita del comitato Addio Pizzo di Catania. Nella precedente legislatura di governo Giulia Grillo, che non ha nessun legame di parentela con il fondatore del Movimento, è stata vice capogruppo e capogruppo alla Camera e Capogruppo M5S Commissione Affari Sociali.
Si è posizionata terza per produttività fra tutti i deputati siciliani nella classifica Openpolis 2016 – l’indice che misura la produttività parlamentare – e 56esima su 630 deputati nazionali. La Grillo, nella 17ma legislatura ha fatto approvare 3 mozioni a sua prima firma su governance farmaceutica, sblocco turn-over del personale sanitario, revisione della disciplina sull’intramoenia e governo delle liste d’attesa. Inoltre ha depositato 4 proposte di legge e 213 atti di indirizzo e controllo alla Camera. Una delle sue battaglie portate avanti durante questi anni in Parlamento è stata quella per il ‘giusto’ prezzo dei farmaci innovativi.
Fumatori in aumento in Italia. Minori: 1 su 10 fuma abitualmente
Stili di vitaÈ alto in Italia il numero di minori che fumano. Uno su dieci è consumatore abituale, quasi la metà ha fumato, ha provato a fumare o fuma ogni tanto e tra quelli abituali più della metà fuma anche cannabis. Inoltre non diminuisce il numero totale dei fumatori che appare in leggero aumento. A dirlo sono i dati presentati dall’OSSFAD del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’ISS in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco di oggi. I ragazzi tra i 14 e i 17 anni accendono la prima sigaretta alle scuole secondarie di secondo grado e una piccola percentuale addirittura inizia a fumare alle scuole elementari (9-10 anni).
“E’ necessario potenziare sistemi di prevenzione primaria per scongiurare questa nuova linea di tendenza che vede il consumo di tabacco anche tra i giovanissimi – afferma il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi – prima che a questa dipendenza se ne associno altre altrettanto o più pericolose”.
L’identikit del giovane fumatore abituale è tratteggiato nell’indagine EXPLORA realizzata su un campione rappresentativo di 15.000 ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Sono soprattutto maschi, frequentano istituti professionali e licei artistici, i genitori hanno un livello di istruzione medio-basso e non controllano le spese dei figli, risultano propensi al rischio e hanno una percezione del proprio rendimento scolastico mediocre o appena sufficiente. I giovani fumatori abituali, inoltre, sono quelli che fanno meno sport e che bevono più energy drink. Il dato preoccupante, inoltre, fotografa un maggiore consumo di alcolici tra i fumatori abituali, fino a quattro consumazioni di birra e super alcolici a settimana. Addirittura un 12% dichiara di aver avuto episodi di binge drinking 3 o più volte nell’ultimo mese. Il dato cresce a dismisura sul consumo di droghe: più della metà dei fumatori abituali (il 65,6%) ha fumato almeno una volta anche cannabis nell’ultimo anno rispetto al 2% dei non fumatori.
L’indagine ISS-DOXA, realizzata su un campione nazionale di oltre 3.000 soggetti rappresentativo della popolazione italiana, ha confermato, una situazione di stallo, invece, nel numero totale dei fumatori: sono 12,2 milioni, in leggero aumento rispetto al 2017 (11,7 milioni).
Di contro aumenta invece il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro, anzi secondo l’indagine PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), derivati dal sistema di sorveglianza di popolazione condotta dalle ASL e coordinata dall’ISS, il rispetto a 15 anni dalla Legge Sirchia è quasi totale.
“La situazione generale sulla prevalenza dei fumatori si è cristallizzata – dice Roberta Pacifici, Direttore dell’OSSFAD e del Centro Nazionale Dipendenze e Doping – abbiamo registrato gli stessi dati del 2007, segno evidente che non si vede alcuna inversione di tendenza, anzi si registra un lieve incremento nella popolazione maschile. Per questo abbiamo acceso i riflettori sui giovani che rappresentano il serbatoio di riserva del tabagismo, sono quelli cioè che continuano ad alimentare la popolazione dei fumatori che non accenna a diminuire”.
Un capitolo a parte è dedicato al consumo della sigaretta elettronica. “La maggior parte degli svapatori è un consumatore duale – dice Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” – consuma cioè sia sigarette tradizionali che e-cig. Altro dato del rapporto è quello che riguarda i prodotti del tabacco di nuova generazione, il tabacco riscaldato: in tre anni la notorietà di questi prodotti è più che raddoppiata”.
Per la prima volta abbiamo anche il dato sul fumo passivo negli animali domestici: il 14% dei fumatori che ha un animale domestico fuma in loro presenza. Il 46% mai. Tra i non fumatori la percentuale di chi non espone al fumo passivo il proprio animale domestico sale all’ 87,6%.
Sintesi del Rapporto Nazionale sul Fumo 2018
Il consumo
Sono 12,2 milioni i fumatori in Italia e rappresentano il 23,3% della popolazione (22,3% nel 2017). Diminuiscono le donne tabagiste: il 19,2% rispetto al 20,8 dello scorso anno contro il 27,7% degli uomini rispetto al 23,9% del 2017. Gli ex fumatori sono invece il 12,9% e i non fumatori il 63,8%. Tra i 25 e i 44 anni abbiamo la prevalenza più alta di fumatori tra i maschi (35,7). Mentre nella fascia d’età 45-64 anni la prevalenza più alta è tra le donne (26,2). Oltre i 65 anni troviamo le prevalenze più basse in entrambi i sessi. Si fumano in media 12,3 sigarette al giorno. Rispetto all’area geografica la prevalenza di uomini fumatori è uguale su tutto il territorio. La prevalenza delle donne invece è più alta al Nord (22,6%) rispetto al Sud (17,8) e al Centro (13,8). Si fumano principalmente sigarette confezionate (92,3%) sebbene continui costantemente a crescere il consumo prevalente di sigarette fatte a mano (16,9%), significativamente più diffuso tra i giovani.
I giovani
L’indagine sui giovani tra i 14 e i 17 anni realizzata in collaborazione con EXPLORA, ha riguardato 15.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, mediante il sistema CAWI, e con una metodologia di campionamento a tre stadi: comuni, scuole, classi. Tra i giovani di età compresa tra 14 e 17 anni sono fumatori abituali l’11,1% (si stimano 254.000 giovani), fumatori occasionali il 13,9% e ragazzi che hanno comunque provato a fumare il 20,2%. Ci sono inoltre circa il 2 % di ex fumatori. Questo significa che oltre il 47% dei giovani minorenni è comunque venuto in contatto con i prodotti del tabacco e costituisce un vero e proprio serbatoio di riserva per la popolazione dei tabagisti. Il 51,8% di questi giovani fumatori, abituali o occasionali o ex, ha iniziato a fumare a 14 anni o più quindi durante la frequentazione delle scuole superiori, il 43,7% ha iniziato durante le scuole medie (tra gli 11 e 13 anni), e il 4,5% addirittura alle elementari tra i 9 e 10 anni di età. Rispetto alla tipologia di prodotto consumato osserviamo che il 65,1% utilizza sigarette confezionate e circa il 27% sigarette fatte a mano. Abbiamo in questa popolazione quasi il 4% sia di utilizzatori di sigarette elettroniche che di altri prodotti del tabacco. Nei giovani maschi il consumo di sigarette fatte a mano sale al 33,6% e a 7,5% quello delle e-cig. Rispetto agli istituti scolastici frequentati, il rapporto rileva che negli istituti professionali e nei licei artistici si trovano le prevalenze più alte di fumatori abituali (17,7% e 14,7%) mentre nei licei scientifici e classici si trovano le prevalenze più basse di fumatori abituali (8,1%). Rispetto al rendimento scolastico percepito si osserva che tra i fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, è molto più alta la percentuale di chi dichiara un rendimento mediocre o insufficiente (17,5% vs 4,7%) e viceversa la percentuale più bassa di chi dichiara un rendimento ottimo o discreto (11% vs 33%). Rispetto al titolo di studio dei genitori osserviamo che le prevalenze più elevate di fumatori abituali si ritrovano tra i ragazzi che hanno i genitori con un titolo di studio più basso; con licenza elementare (16,2% madre, 16,8% padre) e con licenza media (13% madre, 12,8% padre). Rispetto alla spesa settimanale senza il controllo dei genitori si osserva che tra i ragazzi che spendono oltre 50 euro a settimana senza il controllo dei genitori si ritrovano le prevalenze più alte di fumatori abituali (35,6%) mentre tra i ragazzi che non spendono senza il controllo dei genitori si ritrovano le prevalenze più alte di non fumatori (72,8%).
Il dato preoccupante rileva che i fumatori abituali consumano anche altre sostanze.
I fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, consumano birra più di 4 volte a settimana (9,3% rispetto allo 0,7%), consumano superalcolici più di 4 volte a settimana (5,4% rispetto allo 0,3%), perdono il controllo ubriacandosi 3 o più volte nell’ultimo mese (12% rispetto all’1,1%), consumano energy drink tutti i giorni della settimana (13,1% rispetto al 4,7%).
Rispetto al consumo di droghe si osserva che il 65,6% dei fumatori abituali ha fumato cannabis almeno una volta durante l’ultimo anno (stima popolazione circa 167.000 giovani), rispetto al 2% dei coetanei non fumatori. Il 4,7% dei fumatori abituali ha dichiarato di consumare smart drugs rispetto all’1,3% dei non fumatori.
Tra i fumatori abituali, rispetto ai non fumatori, c’è la più alta percentuale di chi non pratica attività sportiva (18,5% vs 12%) e la più bassa percentuale di chi pratica sport almeno 2 volte a settimana (54,7% vs 65,1%).
Rispetto alle caratteristiche di personalità si è osservato che la propensione al rischio, misurata con una scala specifica, aumenta in funzione del legame del giovane al prodotto del tabacco. Il valore medio di propensione al rischio di un non fumatore è di 16,7, sale a 20,1 nel fumatore occasionale e raggiunge il valore medio di 21,2 nel fumatore abituale.
La sigaretta elettronica e i prodotti del tabacco di nuova generazione
In Italia gli utilizzatori abituali e occasionali di e-cig sono circa 1,1 milioni. Di questi il 60,3% sono fumatori, il 32,3% sono ex-fumatori e il 7,4% non ha mai fumato. La maggior parte degli utilizzatori (75,3%) è rappresentata da consumatori duali che fumano le sigarette tradizionali e contemporaneamente l’e-cig, in particolare quelle contenenti nicotina. Per quanto riguarda l’uso dei prodotti del tabacco di nuova generazione (tabacco riscaldato), li ha provati il 2,7% della popolazione, circa 1,4 milioni di persone. Di questi il 54,5 sono fumatori, l’11,4 ex fumatori e il 34,1 non ha mai fumato. La notorietà di questi prodotti in tre anni è quasi triplicata passando dal 21,5% al 52,3%.
Fumo passivo: cosa ci dice l’indagine DOXA
Secondo il dati PASSI a quasi 15 anni dall’entrata in vigore della legge Sirchia, il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici e nei posti di lavoro non è ancora pienamente garantito e restano ancora significative differenze fra Nord e Sud a sfavore di quest’ultimo. L’estensione dei divieti sul fumo in auto in presenza di minori e di donne in gravidanza è quasi totale, più dell’80%.
Secondo l’indagine dell’ISS-DOXA quasi il 90% degli italiani e l’81,2% dei fumatori, è d’accordo con il divieto di fumare in macchina in presenza di minori e donne in gravidanza, in lieve calo rispetto al 2017. Il 3,2% dei fumatori ha dichiarato di aver fumato in auto con bambini o donne incinte, rispetto al 5,3 del 2017. Per quanto riguarda le abitazioni private quasi il 90% non lo consente tra i non fumatori e quasi il 60% tra i fumatori.
Le immagini shock
Le immagini forti e le avvertenze sui rischi riportate sui pacchetti non sono risultate indifferenti ai tabagisti. L’indagine rileva che sono stati notati dalla quasi totalità dei fumatori (91,1%). Nel 77,7% dei casi hanno portato a pensare ai rischi per la salute, nel 56,4% dei casi hanno fatto aumentare il desiderio di smettere e nel 37,7% dei casi hanno spinto a rinunciare ad accendere una sigaretta nell’ultimo mese. Tra quelli che hanno notato le immagini shock sui pacchetti il 32,8% dei non fumatori ha dichiarato che si è ulteriormente convinto che fa bene a non fumare, così come dichiarato dal 42,1 degli ex fumatori che si dicono sempre più convinti della scelta fatta.
Telefono Verde Fumo
In 15 anni di attività, il Numero Verde Fumo (TVF) 800 45 40 88 ha gestito circa 50.000 telefonate. Fino al 2012 gli operatori gestivano mediamente 1000 telefonate l’anno ma da ottobre del 2012, quando il numero verde è stato inserito sulle confezioni dei prodotti del tabacco, le telefonate sono aumentate fino a raggiungere oltre 15000 contatti nel solo anno 2017.
All’aumento del numero delle telefonate aumentano progressivamente anche i giovani che contattano il servizio. In questi ultimi anni, le caratteristiche dell’utenza sono cambiate e l’équipe del servizio propone interventi sempre più diversificati e personalizzati, trovandosi spesso ad offrire percorsi di counselling per coloro che desiderano smettere di fumare e che trovano difficoltà a raggiungere le strutture sanitarie di riferimento territoriali. Questo riflette probabilmente una carenza dell’offerta assistenziale sul territorio e risponde all’opportunità di fruire di in servizio in maniera totalmente anonima a gratuita.
L’analisi dei 15 anni di attività, tra il 2003 e il 2018, ha permesso di evidenziare che a chiamare sono stati soprattutto gli uomini (30,791 ovvero il 61,2%) e le persone di età compresa tra 45 e 64 anni (14.945 ovvero il 29,7%). A seguire persone tra 25 e 44 anni (22,8%), giovani al di sotto dei 25 anni (11,9%) e ultrasessantacinquenni (11,5%). Queste ultime due categorie, i giovani e gli anziani, hanno telefonato di più a partire dal 2016, fino a rappresentare rispettivamente il 15,7% e il 15,4% delle chiamate.
Chi telefona è quasi sempre un fumatore (l’85,8% pari a 43.180 telefonate), seguito da un familiare di un fumatore (2.875 chiamate pari al 5,7%). Gli utenti fumatori sono anche aumentati negli ultimi anni fino a realizzare il 93,7% delle chiamate.
Si chiama di più dal Sud e dalle Isole (16.377 chiamate pari al 32,5% di quelle totali), poi dal Nord (15.919, il 31,6%) ed infine dal Centro (10,271, il 20,4%). L’analisi, regione per regione, del tasso di chiamate rapportato alla prevalenza dei fumatori ha confermato che i valori più alti sono quelli relativi alle regioni meridionali e alle isole (e anche al Lazio): una fotografia che riflette, verosimilmente, la più alta prevalenza di fumatori nel Sud Italia.
La conoscenza del Telefono Verde Fumo è giunta per la stragrande maggioranza degli utenti dalle scritte sui pacchetti di sigarette (65,8%), mentre il 16,5% ha saputo del numero verde dal medico.
Chirurgia robotica, l’Italia tra i leader in Europa
Ricerca innovazioneUna decina di anni fa sarebbe stato impensabile immaginare di farsi operare da un robot, oggi la chirurgia robotica non solo è molto diffusa, ma consente anche di ottenere brillanti risultati. Una premessa, a questi punto, è d’obbligo: la chirurgia robotica non esclude il fattore umano. Il robot è uno strumento, che il chirurgo utilizza per migliorare la precisione dell’intervento ed evitare errori. Grazie alla risoluzione in 4K degli schermi e delle telecamere utilizzati e grazie anche alla possibilità di muovere arti robotici che non seguono l’anatomia umana, i medici possono realizzare con la massima precisione ogni movimento. Un esempio? Si pensi al polso umano. Nessuno può ruotare la mano di 360 gradi, un robot può farlo. E se il medico dovesse avere un sussulto inaspettato il robot riesce a capirlo e impedisce di trasferire al bisturi questo movimento.
I numeri
Nel 2017 sono stati circa 18mila in Italia gli interventi di chirurgia robotica, quasi 12mila in ambito urologico (soprattutto per la cura di tumore di prostata, ma anche rene e vescica), 14% in più del 2016, e con un incremento, sempre costante, dell’83% a partire dal 2006. Con questi numeri l’Italia è tra le nazioni leader in Europa in questo campo. Con l’installazione del centesimo robot Da Vinci, al policlinico di Catania, raggiunge infatti la Francia con la quale ora condivide il primo posto del podio, seguita da Germania e Regno Unito. E l’Europa, con 742 robot Da Vinci installati, si piazza al secondo posto dopo gli Stati Uniti, con 2862. Nel mondo, dopo la ginecologia, è proprio la chirurgia urologica ad essere la principale area di intervento con il robot.
Urologia
In Italia, invece, resta l’urologia a farla da padrona, con il 67% di interventi, seguita dalla chirurgia generale (16%), quindi dalla ginecologia (10%) e da altri settori minori (7%). In urologia i motivi di tale successo sono molti e molto semplici: la precisione del robot consente maggiore facilità di accesso alle anatomie più complesse, una impeccabile precisione demolitiva e ricostruttiva, una minore perdita di sangue, una riduzione della degenza post operatoria e una diminuzione degli effetti collaterali (disfunzione erettile ed incontinenza). A questo si aggiungono caratteristiche come la visione tridimensionale immersiva in grado di moltiplicare fino a 10 volte la normale visione dell’occhio umano. Dopo qualche anno di attesa, oggi quasi tutte le Regioni italiane sono dotate di robot in sala operatoria, ed è oramai avviato un percorso di uniformizzazione tra Nord e Sud, negli ultimi tre anni infatti la robotica al Sud sta viaggiando veloce, con centinaia di interventi ogni mese. Certamente c’è ancora da lavorare per ottimizzare i sistemi, ma le basi strutturali (scuole di specializzazione e formazione) sono state poste e stanno dando ottimi risultati.
Febbre mediterranea: trovata cura per 3 malattie autoinfiammatorie
Ricerca innovazioneUn nuovo farmaco efficace per 3 malattie autoinfiammatorie rare, recentemente scoperte e caratterizzate da episodi ricorrenti di febbre e infiammazione. La sua efficacia è stata valutata durante una sperimentazione clinica a livello mondiale coordinata dai medici della Reumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine.
Le tre malattie coinvolte nel trial sono la febbre mediterranea familiare (FMF), il deficit di mevalonato chinasi (MKD) e la sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale (TRAPS). La FMF è la più diffusa delle tre, nasce in Medio Oriente ed è ben nota nel bacino del mediterraneo. Le altre due sono malattie molto rare e definite di recente. Tutte e tre sono genetiche, causate dalle mutazioni di tre geni coinvolti nella risposta infiammatoria.
Bambini o adulti, colpiti da queste patologie, hanno episodi febbrili ricorrenti: la frequenza può variare da una volta ogni 15 giorni a una ogni qualche mese. La durata degli episodi è variabile da una malattia all’altra: si va dai 2-4 giorni nella FMF fino a diverse settimane nella TRAPS. Assieme alla febbre questi pazienti possono avere artrite, pleurite, pericardite, peritonite e rash cutanei. La qualità di vita è compromessa.
Qualche anno fa era stato scoperto nel meccanismo delle 3 malattie il ruolo centrale di una molecola dell’infiammazione, l’interleuchina 1, che viene prodotta in eccesso in conseguenza delle mutazioni genetiche. «Da questo dato ottenuto in laboratorio e trasportato al letto dei pazienti è stato disegnato il trial clinico che, in maniera assolutamente innovativa – spiega il dottor Fabrizio De Benedetti, responsabile di reumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e coordinatore mondiale del trial clinico – ha messo insieme le tre malattie in un’unica sperimentazione costruita su misura. Le conoscenze dei meccanismi molecolari delle malattie permettono infatti oggi di disegnare approcci innovativi basati, non tanto sulla diagnosi di ogni malattia, ma piuttosto sul meccanismo molecolare, Il target, che si vuole specificatamente colpire».
È stato usato un anticorpo specifico, che agisce in maniera mirata bloccando l’attività biologica dell’interleuchina 1 (nome scientifico canakinumab). I pazienti inclusi nel trial sono 181, provenienti da 59 istituti di 15 Paesi. «Soprattutto nel campo delle malattie genetiche, che hanno esordio in età pediatrica, studiare i bambini permette di acquisire informazioni utili anche nel trattamento dell’adulto – aggiunge De Benedetti – Se è vero che i bambini non sono piccoli adulti, è vero però che gli adulti sono grandi bambini». I risultati hanno dimostrato una straordinaria efficacia in tutte e tre le malattie con la pressoché totale scomparsa degli episodi febbrili, migliorando decisamente la qualità della vita dei pazienti. I pazienti con FMF sono passati da una media di 20/25 episodi febbrili all’anno a 1 e mezzo, quelli con MKD da 15 a 1 mentre i pazienti con TRAPS da 10 a 1.
«Per la FMF esiste una terapia, la colchicina, ma il 5%-10% dei pazienti non risponde a questo trattamento. Per la TRAPS e la MKD invece non esisteva un trattamento efficace – spiega il dottor Fabrizio De Benedetti – Per questo motivo era essenziale trovare una nuova modalità di trattamento per queste tre malattia orfane. I risultati dello studio, in termini di efficacia e di sicurezza del farmaco hanno permesso di ottenere la sua autorizzazione sia dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco), sia dall’FDA (Food and Drug Administration). Il farmaco dovrebbe essere presto disponibile anche in Italia».
RiminiWellness. Al via fiera dedicata a sport e sana alimentazione
News PresaAl via domani la tredicesima edizione di RiminiWellness, la fiera europea dedicata a fitness, benessere, sport e sana alimentazione. La manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group andrà avanti fino a domenica 3 giugno. Al taglio del nastro, fissato per le ore 12, assieme al sindaco di Rimini Andrea Gnassi e al presidente di IEG Lorenzo Cagnoni, ci saranno anche Sofia Goggia, campionessa olimpica di discesa libera a Pyeongchang 2018 e detentrice della Coppa del Mondo di discesa libera nel 2018; Dorothea Wierer, biatleta, vincitrice della Coppa del Mondo individuale nel 2016 e Peter Fill, vincitore di due medaglie iridate, di due Coppe del Mondo di discesa libera e di una Coppa del Mondo di combinata.
Nel pomeriggio la tuffatrice Tania Cagnotto presenterà in anteprima il libro ´Oro, Argento e Tania´ edito da Mondadori Electa e in libreria dal 12 giugno. Sarà presente anche Simone Sabbioni, il riminese nuotatore olimpico e primatista italiano nei 100 metri dorso. Durante le quattro giornate della Riminiwellness ci saranno momenti di formazione organizzati con i partner italiani e internazionali – tra cui CONI, Università italiane, Assosport, ANIF-Eurowellness, Edi.Ermes, l’associazione internazionale IDEA Health and Fitness Association e la tedesca DSSV Arbeitgeberverband deutscher Fitness- und Gesundheits-Anlagen, che porterà 200 operatori del comparto, e tanti altri – rivolti a gestori, trainer e corpo docente del mondo fitness (25 le sale dedicate a convegni e seminari).
In Italia sono 18 milioni le persone coinvolte e frequentatrici delle strutture che propongono il ‘movimento’, con un giro d´affari annuo stimato in 10 miliardi di euro. Solo nei primi 4 mesi dello scorso anno gli italiani hanno speso in attività fitness e wellness 258 milioni di euro, considerando solamente i pagamenti con carta di credito, con un aumento dell´8,1% sull´anno precedente.
Prevenire il cancro. Dagli esperti Usa 10 raccomandazioni
PrevenzioneDall’attività fisica, all’alimentazione, dall’allattamento al seno, alla diminuzione di carne rossa: un gruppo indipendente di esperti americani ha stilato 10 raccomandazioni per prevenire il cancro. Si tratta dell’ultimo decalogo aggiornato del World Cancer Research Fund, pubblicato nel Rapporto ‘Dieta, nutrizione, attività fisica e cancro: una prospettiva globale’.
Le raccomandazioni, ha spiegato Martin Wiseman, consigliere medico-scientifico, sono redatte da un panel di esperti indipendente e “rappresentano un ‘pacchetto’ di scelte di stili di vita salutari che, insieme, possono avere un enorme impatto sul rischio che un soggetto ha di sviluppare il cancro nel corso della vita”.
La prima raccomandazione riguarda il peso: sovrappeso e obesità rappresentano un fattore di rischio soprattutto nell’età adulta, sono infatti tra le cause di 12 tumori. La seconda raccomandazione riguarda lo sport. Camminare di più ogni giorno e stare seduti per meno tempo protegge contro il cancro al colon, seno ed endometrio. L’Organizzazione mondiale della sanità suggerisce di svolgere almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana (incluso camminare, nuotare o svolgere attività domestiche) oppure 75 minuti di attività fisica vigorosa (come corsa, ciclismo, aerobica) per prevenire molte malattie. La terza raccomandazione per prevenire il cancro riguarda la scelta del cibo. Cereali, frutta, verdura e legumi devono essere sempre presenti nella dieta. Il consiglio è quello di assumere almeno 30 grammi di fibre ed almeno 400 grammi di frutta e verdura ogni giorno. Il quarto punto riguarda i fast food. Cibi come burgers, pollo fritto, patatine fritte e bevande molto caloriche e zuccherate andrebbero limitati fortemente. Trattandosi di cibi che subiscono processi industriali hanno di solito un alto valore energetico e ridotti micronutrienti. Limitare il consumo di carni rosse rientra, invece, nella quinta raccomandazione che include anche salami, prosciutti e bacon. Il consumo dovrebbe essere limitato al massimo a non più di tre porzioni a settimana, equivalenti a circa 350-500 grammi di carne cotta. Il punto sei riguarda le bevande zuccherate, che andrebbero anch’esse limitate. Meglio bere acqua o bevande non zuccherate – suggeriscono gli esperti – come Tè e caffè senza zucchero aggiunto. Via libera, invece, al caffè che avrebbe anche un effetto protettivo contro il tumore al fegato e all’endometrio. Anche i succhi di frutta andrebbero limitati. No all’alcol è la settima raccomandazione: secondo evidenze scientifiche sarebbe tra le cause del cancro alla bocca, faringe, esofago, fegato, colon, seno e stomaco. Non c’è una soglia di consumo alcolico sotto la quale il rischio di cancro non aumenti, almeno per alcune forme. L’ottavo suggerimento è quello di non usare integratori contro il cancro. Non c’è infatti evidenza scientifica forte del fatto che gli integratori alimentari – a parte il calcio nel caso del cancro al colon-retto – possano ridurre il rischio di tumore. Per la maggioranza delle persone, avvertono gli esperti, è più probabile che cibo e bevande sane proteggano dal rischio di quanto non facciano gli integratori. La penultima raccomandazione riguarda l’allattamento al seno. Quando è possibile, infatti, protegge la madre dal rischio di cancro alla mammella ed il bambino da sovrappeso o obesità (di conseguenza anche dalle forme di tumore per le quali il sovrappeso è una causa). L’ultima raccomandazione riguarda il momento successivo a una diagnosi di tumore. Gli esperti ribadiscono l’importanza, per le persone che hanno superato un cancro, di essere seguite nella dieta e nell’attività fisica da specialisti.
La storia Giacomo, che ha ritrovato il sorriso
News Presa, RubricheGiacomo Alvino, quarantaseienne che convive dalla nascita con una tetraparesi spastica, ha ritrovato il sorriso. La sua è una storia che ha commosso il web ed è sul web, in particolare su Facebook, che Giacomo ha dato a tutti la buona notizia. «Sorridere era diventato un incubo per me, a causa del bruxismo. Un po’ di tempo fa ho scritto un post per chiedere aiuto. Grazie alle condivisioni su Facebook e ad un articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno, il direttore sanitario dell’azienda universitaria Federico II di Napoli, Gaetano D’Onofrio, si è mosso per trovare una soluzione».
Una soluzione possibile
Nel post prosegue parlando dell’equipe del di protesi dentaria guidata dal professor Fernando Zarone. «E’ stato lui, coadiuvato dalla professoressa Ambra Michelotti, ortodontista, a studiare una protesi estetica adatta alle mie problematiche, realizzata con le più avanzate tecnologie digitali e i materiali più innovativi. Possibilità fino a quel momento mai prese in considerazione dagli altri specialisti che avevo interpellato». Giacomo ringrazia su Facebook anche il professor Marcello Esposito, la dottoressa Raiano (per il trattamento del bruxismo) e il dottor Iannuzzi (anestesista) che ha messo l’equipe protesica in condizione di farmi una scansione digitale 3D… a me!», come a sottolineare la straordinarietà della procedura.
Felicità
Giacomo, comprensibilmente, non nasconde la sua gioia. «Finalmente – scrive fiero su Facebook – dopo anni di sofferenza e richieste di aiuto in tutta Italia, a Napoli le professionalità del Policlinico mi hanno “rigenerato”, salvando la mia gioia di vivere». Consumati dal bruxismo, i denti e il sorriso di Giacomo erano quasi del tutto spariti. Un dramma, soprattutto per un uomo che ha sempre fatto del sorriso la sua arma contro il pregiudizio. Aveva affidato ai social la sua disperazione, scrivendo su Facebook: «Da 9 anni sorridere è un incubo per me, ormai ho i denti consumati. È un incubo perché amo ridere, vivere… uscire… “parlare” ed essere protagonista. Tutto ciò lo continuo a fare, me lo impongo ogni giorno, altrimenti sarebbe finita.». Giacomo aveva consultato vari dentisti, ottenendo solo risposte negative. CONTINUA A LEGGERE CLICCA QUI
Voglia di maternità, tutto ciò che è bene sapere
News Presa, RubrichePer ogni coppia la gravidanza, prima, e la maternità, poi, sono un po’ come un percorso a ostacoli. Ci sono le preoccupazioni che precedono il parto e i dubbi, tantissimi, dei primi mesi. Ce n’è abbastanza, insomma, per far passare più di una notte insonne ai neo genitori, che – soprattutto se alle prime armi – hanno bisogno di essere guidati passo dopo passo.
La prima domanda
«Parto naturale o cesareo?». Nicola Colacurci, responsabile del centro di infertilità oltre che primario di ginecologia presso l’azienda universitaria della Campania Luigi Vanvitelli, non ha dubbi: «Il parto naturale è da preferire sempre, a meno che non ci siano ragioni cliniche a sconsigliarlo. Quindi la prima cosa da fare è procedere con le dovute indagini per il controllo del benessere materno e fetale».
Eccellenza
In questo senso la Vanvitelli è al top con una struttura dove le future mamme possono scegliere (con il supporto dei medici) il parto in acqua, per un controllo fisiologico del dolore; in posizioni alternative o con la parto analgesia. «La riduzione del dolore – spiega Colacurci – è un diritto, grazie al supporto di un anestesista le donne possono avere un travaglio e un parto meno traumatico e del tutto sicuro». La serenità è anche quella di essere in una struttura dotata di terapia intensiva neonatale, un dea di III livello e con la presenza costante di anestesisti, ginecologi e ostetriche. «Tutto questo ci permette di superare una visione tipicamente campanilistica del parto, nella quale la donna sceglie il ginecologo più che la struttura». Riferirsi ad un centro d’eccellenza significa invece sapere di essere in ottime mani a prescindere dal turno di un medico, anche perché il parto è per sua natura uno degli eventi meno prevedibili che possano esserci.
Ciò che ogni donna può fare per arrivare al parto nel migliore dei modi è seguire quelle che si potrebbero definire «le 10 regole d’oro». CONTINUA A LEGGERE SFOGLIA LO SPECIALE
Un orto in corsia: lo curano i piccoli pazienti ricoverati
BambiniAll’Ospedale Salesi di Ancona tante piccole piantine adornano il reparto di pediatria. A prendersene cura sono i piccoli pazienti ricoverati. Si tratta di un progetto dalla Condotta Slow Food Ancona e Conero e dalla Fondazione Ospedale Salesi che vede i bambini del reparto di Pediatria alle prese con piantine e ortaggi da curare e lasciare come preziosa dote per i piccoli che prenderanno il loro posto, una volta dimessi. L’obiettivo è dare ai bambini la possibilità di osservare la crescita del loro orto in corsia, ma è anche un modo per parlare di corretta alimentazione, dell’importanza nella dieta di alcuni alimenti che spesso non sono molto amati dai bambini (frutta e verdura) e della stagionalità dei cibi.
Il progetto si inserisce nella gamma delle co-terapie (come pet, clown e musica) per creare un ambiente in cui i trattamenti siano più efficaci e personalizzati. L’attività coinvolge anche genitori e nonni ed è un ponte tra degenza e casa dove i bimbi potranno proseguire l’esperienza.
L’associazione “promuove un approccio consapevole al cibo – si legge nella nota che presenta il progetto -, che diventa un atteggiamento complessivo di fronte alla vita, proprio di chi non nega il piacere ma lo coltiva, di chi instaura intensi rapporti con la radice delle cose, di chi riconosce l’importanza della cultura materiale e della convivialità. In questa ottica viene privilegiato il discorso legato al momento dell’analisi sensoriale del cibo buono, pulito e giusto rispetto alle nozioni teoriche dell’educazione alimentare tradizionale”. Attualmente sono stati avviati oltre 500 ‘Orti in condotta’ in tutta Italia e il progetto Orto in corsia è considerato a tutti gli effetti uno spin off dell’orto in condotta.