Tempo di lettura: 6 minutiLe fake news sono un pericolo dei nostri giorni da cui bisogna imparare a difendersi. Quando si parla di cancro, però, se alcune false informazioni possono essere innocue, altre incidono in maniera negativa sui comportamenti delle persone. “Dietro espressioni come ‘malattia grave’, ‘male incurabile’ eccetera – spiega Airc – si è creato un mondo di disinformazione, di convinzioni sbagliate e talvolta anche potenzialmente pericolose per la salute dell’individuo”.
Qualche anno fa l’American Cancer Society ha commissionato un sondaggio su alcune false credenze in materia di cancro per vedere quanto fossero diffuse. Un intervistato su quattro pensa che non è necessario modificare il proprio stile di vita in età giovanile per prevenire la malattia. Il 28% degli intervistati è convinto che esista già una cura definitiva per il cancro, ma che per qualche ragione viene tenuta nascosta. È la cosiddetta ‘teoria del complotto’, che nasce ovviamente dalla inconscia difficoltà ad accettare che non vi possa essere un rimedio unico e definitivo contro una malattia ancora troppo spesso mortale.
Solo la ricerca scientifica può contribuire a dare risposte ai dubbi, e quando le risposte non sono certe, ma solo ragionevolmente vere, è perché la ricerca deve procedere per successive approssimazioni.
AIRC ha creato una lista di falsi miti da sfatare:
La maggior parte delle persone che hanno un cancro ha un familiare malato
FALSO, la maggior parte dei tumori non è ereditaria. Solo una percentuale compresa tra il 5% e l’8% è ereditaria. La confusione nasce dal fatto che si dice spesso che il cancro è una ‘malattia genetica’. Una malattia dei geni, però, non è una malattia ereditaria: i geni possono infatti mutare in età adulta, oltre che essere ereditati in una determinata forma dai genitori. Ed è importante ricordare che ereditare un gene mutato che aumenta il rischio di un tumore non significa necessariamente sviluppare il cancro nel corso della propria vita.
Dopo anni che si fuma, smettere è inutile
FALSO, perché gli studi dimostrano che benché il rischio non si azzeri del tutto, le probabilità di ammalarsi di tumore del polmone si riducono quando si smette di fumare e dopo 10 anni dall’ultima sigaretta il rischio di morire a causa di questo tumore sono circa la metà rispetto a quelle di un fumatore. E anche il rischio di ammalarsi di altri tumori legati al fumo (molti tumori testa-collo, vescica, fegato, reni, pancreas, ovaio, stomaco eccetera) si riduce progressivamente più aumenta il tempo senza fumo. Ogni sigaretta in più aumenta il rischio, quindi in qualsiasi momento una persona decida di smettere di fumare, ne avrà comunque un guadagno.
Fare esercizio fisico previene il cancro
VERO, alcuni tipi di cancro sono sensibili agli effetti del movimento, che ne riduce l’incidenza: la relazione diretta è stata dimostrata per il cancro del colon, dell’endometrio e del seno, mentre per altri, come quello della prostata, i dati non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive. Anche se il meccanismo per cui l’attività fisica esercita un’azione anticancro non è ancora del tutto chiaro per alcuni tumori, spiega Airc, chi fa sport si ammala meno di chi conduce una vita sedentaria perché il movimento induce l’organismo a produrre sostanze protettive o a ridurre il livello di infiammazione dell’organismo e le concentrazioni di sostanze pro-cancro (come alcuni ormoni femminili o l’insulina). Non si sa neanche a che età è meglio cominciare, ma questo vale solo per il cancro: l’esercizio, infatti, è utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per evitare l’osteoporosi. Per questi obiettivi, prima si comincia meglio è.
Ciò che uno fa da giovane ha un impatto limitato sul rischio di ammalarsi di cancro in età avanzata
FALSO, poiché molte delle abitudini di vita acquisite durante l’infanzia o l’adolescenza hanno un forte impatto sul rischio di ammalarsi di cancro anche da anziani. Basta pensare all’importanza dell’alimentazione corretta o al fumo (abitudine spesso acquisita nell’adolescenza). Si può sempre correggere un comportamento errato, sottolinea Airc, ma non acquisirlo per niente è comunque la migliore strategia di prevenzione. In questo campo giocano un ruolo fondamentale gli educatori (genitori, insegnanti) che devono essere di esempio: è inutile insistere con un adolescente perché non fumi, se i genitori ‘bruciano’ un pacchetto di sigarette al giorno.
Cucinare con il microonde provoca tumori
FALSO, non c’è alcuna relazione tra questi due fattori. I forni a microonde, come peraltro le radio, emettono campi elettromagnetici a radiofrequenza. Sono stati svolti diversi studi in merito, e si è verificato che non ci sono rischi per la salute. Peraltro, i microonde sono schermati: solo gli apparecchi molto vecchi, deteriorati o con la porta che non chiude bene potrebbero essere potenzialmente pericolosi (perché scaldano i tessuti), ma solo se si sosta a lungo nelle loro vicinanze mentre sono in funzione.
I tralicci dell’alta tensione provocano tumori infantili
NÉ VERO NÉ FALSO, non c’è ancora certezza scientifica in materia. Questa incertezza è legata soprattutto al fatto che non è semplice condurre ricerche per provare l’esistenza di un legame causa-effetto tra i campi elettromagnetici ad alta frequenza, che sono quelli generati dalle linee elettriche, e lo sviluppo di alcuni tumori infantili (in particolare leucemie) e i risultati degli studi sono spesso contrastanti. Sulla base di analisi approfondite dei dati disponibili, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer, IARC) ha comunque concluso che i campi elettromagnetici generati dai tralicci dell’alta tensione debbano essere considerati come un ‘possibile cancerogeno per l´uomo’.
‘Possibile cancerogeno per l’uomo’ è la più bassa delle tre categorie (‘cancerogeno per l’uomo’, ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’, ‘possibilmente cancerogeno per l’uomo’) usate dalla IARC per classificare le prove scientifiche relative ad agenti ambientali. Le conclusioni della IARC sono state poi rafforzate da quelle ottenute dall’Organizzazione mondiale della Sanità che ha condotto una propria valutazione dei dati scientifici disponibili. ‘Possibile cancerogeno per l’uomo’ è una classificazione usata per definire un agente per il quale esista una limitata prova di cancerogenicità nell’uomo e una prova meno che sufficiente negli animali da esperimento (nei modelli sperimentali).
La classificazione è basata sulla solidità delle prove scientifiche disponibili, non su quanto elevato sia il rischio. Ad oggi la situazione non si è ancora chiarita, ma gli esperti sostengono che, nel caso il legame esistesse, riguarderebbe solo una percentuale molto bassa di bambini (tra 1% e 4% di quelli esposti al livello più elevato), mentre non ci sarebbe un aumento degno di nota del rischio per i bambini esposti a campi elettromagnetici a livello basso, quello al quale la maggior parte di noi è esposto.
I colpi e i traumi possono provocare il cancro
FALSO, si tratta di una credenza antica, che ha avuto qualche successo anche tra i medici all’inizio del Novecento. Probabilmente è vero il contrario: un tumore può rendere una parte del corpo vulnerabile agli incidenti (per esempio un tumore osseo). Talvolta proprio grazie a una visita medica casuale per curare un piccolo trauma si notano rigonfiamenti sospetti. Le persone prestano più attenzione a una parte del corpo dolorante: il colpo non fa venire il tumore, fa scoprire un tumore che già c’era.
Per il cancro al polmone, è più rischioso vivere in una grande città che fumare
FALSO, l’inquinamento atmosferico provoca molte malattie polmonari (asma, bronchiti croniche), incluso il cancro del polmone, ma i tumori dovuti al fumo di sigarette sono molto più numerosi di quelli dovuti all’inquinamento. L’inquinamento aumenta l’infiammazione polmonare, che può favorire un tumore nelle persone già predisposte. Tra queste ci sono ovviamente i fumatori, che sommano l’effetto cancerogeno della sigaretta all’effetto negativo dell’infiammazione stessa.
Oggi ci si ammala di cancro più di un tempo
NÉ VERO NÉ FALSO, perché se alcuni tipi di tumore, come quello al polmone nelle donne, sono in crescita, altri, come quello del collo dell’utero o dello stomaco sono diminuiti. Numericamente ci sono più tumori ma ciò è dovuto al fatto che è aumentata l’età media della popolazione e che di cancro ci si ammala soprattutto in età avanzata. Inoltre, spiega Airc, il miglioramento delle capacità diagnostiche consente di trovare più tumori, che quindi risultano più frequenti di un tempo, ma in compenso si muore di meno.
Grigliare la carne produce sostanze cancerogene
VERO, anche se la dimostrazione certa è stata ottenuta solo in modelli animali. D’altro canto esiste un rischio quantificabile solo se si mangia carne grigliata (e soprattutto carne cotta al barbecue con carbonella) con una frequenza almeno giornaliera. Principali imputati per l’aumento del rischio sono le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, sostanze chimiche che derivano dalla trasformazione delle proteine della carne sottoposte a temperature elevate. Non bisogna dimenticare, spiega Airc, che le altre modalità di cottura non sono prive di rischio: per esempio stufati e fritti contengono generalmente più grassi, e quindi sono nocive per la salute del cuore e dei vasi. La strategia più corretta è quella di gustare raramente la grigliata, ma di farlo in tranquillità, evitando magari di consumare le parti grasse bruciate, che sono quelle più pericolose, e scegliendo carni meno grasse come per esempio il pollo, avendo cura però di eliminare la pelle.
Intervenire chirurgicamente per asportare un cancro può favorirne la diffusione
FALSO, si tratta di una falsa convinzione datata primi del Novecento, quando molti interventi per asportare tumori venivano effettuati quando in realtà il paziente aveva già metastasi, spiega Airc. Il fatto che poco dopo l’operazione si presentasse un nuovo tumore in un altro organo ha dato origine a questa credenza. Inoltre è effettivamente possibile che, asportando solo parzialmente un tumore, alcune cellule rimaste in sito possano dar luogo a metastasi, ma questa evenienza è diventata rara con lo sviluppo delle tecniche chirurgiche moderne e soprattutto degli strumenti diagnostici come la PET, che sono in grado di individuare anche tumori di poche cellule. Inoltre, per eliminare le cellule ‘sfuggite’, oggi si dispone della radioterapia e di altre strategie più o meno ‘intelligenti’.
La radioterapia può provocare il cancro
VERO, però la frequenza con cui ciò accade è molto inferiore al rischio di morire per un tumore già esistente non sufficientemente curato. La radioterapia, che consiste nell’emettere raggi X verso le cellule tumorali al fine di distruggerle, può favorire anche le mutazioni genetiche nelle cellule sane. La maggior parte di questi danni al DNA viene riparata dalle cellule stesse nel giro di poco tempo. Come per molte pratiche mediche, conclude Airc, si valuta l’opportunità di ricorrere a una certa cura alla luce dell’equilibrio tra rischi e benefici e non vi sono dubbi che, quando un medico suggerisce una radioterapia, i benefici sono di gran lunga superiori ai potenziali rischi.
Cancro: i miti da sfatare. La lista di Airc
Stili di vitaLe fake news sono un pericolo dei nostri giorni da cui bisogna imparare a difendersi. Quando si parla di cancro, però, se alcune false informazioni possono essere innocue, altre incidono in maniera negativa sui comportamenti delle persone. “Dietro espressioni come ‘malattia grave’, ‘male incurabile’ eccetera – spiega Airc – si è creato un mondo di disinformazione, di convinzioni sbagliate e talvolta anche potenzialmente pericolose per la salute dell’individuo”.
Qualche anno fa l’American Cancer Society ha commissionato un sondaggio su alcune false credenze in materia di cancro per vedere quanto fossero diffuse. Un intervistato su quattro pensa che non è necessario modificare il proprio stile di vita in età giovanile per prevenire la malattia. Il 28% degli intervistati è convinto che esista già una cura definitiva per il cancro, ma che per qualche ragione viene tenuta nascosta. È la cosiddetta ‘teoria del complotto’, che nasce ovviamente dalla inconscia difficoltà ad accettare che non vi possa essere un rimedio unico e definitivo contro una malattia ancora troppo spesso mortale.
Solo la ricerca scientifica può contribuire a dare risposte ai dubbi, e quando le risposte non sono certe, ma solo ragionevolmente vere, è perché la ricerca deve procedere per successive approssimazioni.
AIRC ha creato una lista di falsi miti da sfatare:
La maggior parte delle persone che hanno un cancro ha un familiare malato
FALSO, la maggior parte dei tumori non è ereditaria. Solo una percentuale compresa tra il 5% e l’8% è ereditaria. La confusione nasce dal fatto che si dice spesso che il cancro è una ‘malattia genetica’. Una malattia dei geni, però, non è una malattia ereditaria: i geni possono infatti mutare in età adulta, oltre che essere ereditati in una determinata forma dai genitori. Ed è importante ricordare che ereditare un gene mutato che aumenta il rischio di un tumore non significa necessariamente sviluppare il cancro nel corso della propria vita.
Dopo anni che si fuma, smettere è inutile
FALSO, perché gli studi dimostrano che benché il rischio non si azzeri del tutto, le probabilità di ammalarsi di tumore del polmone si riducono quando si smette di fumare e dopo 10 anni dall’ultima sigaretta il rischio di morire a causa di questo tumore sono circa la metà rispetto a quelle di un fumatore. E anche il rischio di ammalarsi di altri tumori legati al fumo (molti tumori testa-collo, vescica, fegato, reni, pancreas, ovaio, stomaco eccetera) si riduce progressivamente più aumenta il tempo senza fumo. Ogni sigaretta in più aumenta il rischio, quindi in qualsiasi momento una persona decida di smettere di fumare, ne avrà comunque un guadagno.
Fare esercizio fisico previene il cancro
VERO, alcuni tipi di cancro sono sensibili agli effetti del movimento, che ne riduce l’incidenza: la relazione diretta è stata dimostrata per il cancro del colon, dell’endometrio e del seno, mentre per altri, come quello della prostata, i dati non sono ancora sufficienti per trarre conclusioni definitive. Anche se il meccanismo per cui l’attività fisica esercita un’azione anticancro non è ancora del tutto chiaro per alcuni tumori, spiega Airc, chi fa sport si ammala meno di chi conduce una vita sedentaria perché il movimento induce l’organismo a produrre sostanze protettive o a ridurre il livello di infiammazione dell’organismo e le concentrazioni di sostanze pro-cancro (come alcuni ormoni femminili o l’insulina). Non si sa neanche a che età è meglio cominciare, ma questo vale solo per il cancro: l’esercizio, infatti, è utile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per evitare l’osteoporosi. Per questi obiettivi, prima si comincia meglio è.
Ciò che uno fa da giovane ha un impatto limitato sul rischio di ammalarsi di cancro in età avanzata
FALSO, poiché molte delle abitudini di vita acquisite durante l’infanzia o l’adolescenza hanno un forte impatto sul rischio di ammalarsi di cancro anche da anziani. Basta pensare all’importanza dell’alimentazione corretta o al fumo (abitudine spesso acquisita nell’adolescenza). Si può sempre correggere un comportamento errato, sottolinea Airc, ma non acquisirlo per niente è comunque la migliore strategia di prevenzione. In questo campo giocano un ruolo fondamentale gli educatori (genitori, insegnanti) che devono essere di esempio: è inutile insistere con un adolescente perché non fumi, se i genitori ‘bruciano’ un pacchetto di sigarette al giorno.
Cucinare con il microonde provoca tumori
FALSO, non c’è alcuna relazione tra questi due fattori. I forni a microonde, come peraltro le radio, emettono campi elettromagnetici a radiofrequenza. Sono stati svolti diversi studi in merito, e si è verificato che non ci sono rischi per la salute. Peraltro, i microonde sono schermati: solo gli apparecchi molto vecchi, deteriorati o con la porta che non chiude bene potrebbero essere potenzialmente pericolosi (perché scaldano i tessuti), ma solo se si sosta a lungo nelle loro vicinanze mentre sono in funzione.
I tralicci dell’alta tensione provocano tumori infantili
NÉ VERO NÉ FALSO, non c’è ancora certezza scientifica in materia. Questa incertezza è legata soprattutto al fatto che non è semplice condurre ricerche per provare l’esistenza di un legame causa-effetto tra i campi elettromagnetici ad alta frequenza, che sono quelli generati dalle linee elettriche, e lo sviluppo di alcuni tumori infantili (in particolare leucemie) e i risultati degli studi sono spesso contrastanti. Sulla base di analisi approfondite dei dati disponibili, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer, IARC) ha comunque concluso che i campi elettromagnetici generati dai tralicci dell’alta tensione debbano essere considerati come un ‘possibile cancerogeno per l´uomo’.
‘Possibile cancerogeno per l’uomo’ è la più bassa delle tre categorie (‘cancerogeno per l’uomo’, ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’, ‘possibilmente cancerogeno per l’uomo’) usate dalla IARC per classificare le prove scientifiche relative ad agenti ambientali. Le conclusioni della IARC sono state poi rafforzate da quelle ottenute dall’Organizzazione mondiale della Sanità che ha condotto una propria valutazione dei dati scientifici disponibili. ‘Possibile cancerogeno per l’uomo’ è una classificazione usata per definire un agente per il quale esista una limitata prova di cancerogenicità nell’uomo e una prova meno che sufficiente negli animali da esperimento (nei modelli sperimentali).
La classificazione è basata sulla solidità delle prove scientifiche disponibili, non su quanto elevato sia il rischio. Ad oggi la situazione non si è ancora chiarita, ma gli esperti sostengono che, nel caso il legame esistesse, riguarderebbe solo una percentuale molto bassa di bambini (tra 1% e 4% di quelli esposti al livello più elevato), mentre non ci sarebbe un aumento degno di nota del rischio per i bambini esposti a campi elettromagnetici a livello basso, quello al quale la maggior parte di noi è esposto.
I colpi e i traumi possono provocare il cancro
FALSO, si tratta di una credenza antica, che ha avuto qualche successo anche tra i medici all’inizio del Novecento. Probabilmente è vero il contrario: un tumore può rendere una parte del corpo vulnerabile agli incidenti (per esempio un tumore osseo). Talvolta proprio grazie a una visita medica casuale per curare un piccolo trauma si notano rigonfiamenti sospetti. Le persone prestano più attenzione a una parte del corpo dolorante: il colpo non fa venire il tumore, fa scoprire un tumore che già c’era.
Per il cancro al polmone, è più rischioso vivere in una grande città che fumare
FALSO, l’inquinamento atmosferico provoca molte malattie polmonari (asma, bronchiti croniche), incluso il cancro del polmone, ma i tumori dovuti al fumo di sigarette sono molto più numerosi di quelli dovuti all’inquinamento. L’inquinamento aumenta l’infiammazione polmonare, che può favorire un tumore nelle persone già predisposte. Tra queste ci sono ovviamente i fumatori, che sommano l’effetto cancerogeno della sigaretta all’effetto negativo dell’infiammazione stessa.
Oggi ci si ammala di cancro più di un tempo
NÉ VERO NÉ FALSO, perché se alcuni tipi di tumore, come quello al polmone nelle donne, sono in crescita, altri, come quello del collo dell’utero o dello stomaco sono diminuiti. Numericamente ci sono più tumori ma ciò è dovuto al fatto che è aumentata l’età media della popolazione e che di cancro ci si ammala soprattutto in età avanzata. Inoltre, spiega Airc, il miglioramento delle capacità diagnostiche consente di trovare più tumori, che quindi risultano più frequenti di un tempo, ma in compenso si muore di meno.
Grigliare la carne produce sostanze cancerogene
VERO, anche se la dimostrazione certa è stata ottenuta solo in modelli animali. D’altro canto esiste un rischio quantificabile solo se si mangia carne grigliata (e soprattutto carne cotta al barbecue con carbonella) con una frequenza almeno giornaliera. Principali imputati per l’aumento del rischio sono le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici, sostanze chimiche che derivano dalla trasformazione delle proteine della carne sottoposte a temperature elevate. Non bisogna dimenticare, spiega Airc, che le altre modalità di cottura non sono prive di rischio: per esempio stufati e fritti contengono generalmente più grassi, e quindi sono nocive per la salute del cuore e dei vasi. La strategia più corretta è quella di gustare raramente la grigliata, ma di farlo in tranquillità, evitando magari di consumare le parti grasse bruciate, che sono quelle più pericolose, e scegliendo carni meno grasse come per esempio il pollo, avendo cura però di eliminare la pelle.
Intervenire chirurgicamente per asportare un cancro può favorirne la diffusione
FALSO, si tratta di una falsa convinzione datata primi del Novecento, quando molti interventi per asportare tumori venivano effettuati quando in realtà il paziente aveva già metastasi, spiega Airc. Il fatto che poco dopo l’operazione si presentasse un nuovo tumore in un altro organo ha dato origine a questa credenza. Inoltre è effettivamente possibile che, asportando solo parzialmente un tumore, alcune cellule rimaste in sito possano dar luogo a metastasi, ma questa evenienza è diventata rara con lo sviluppo delle tecniche chirurgiche moderne e soprattutto degli strumenti diagnostici come la PET, che sono in grado di individuare anche tumori di poche cellule. Inoltre, per eliminare le cellule ‘sfuggite’, oggi si dispone della radioterapia e di altre strategie più o meno ‘intelligenti’.
La radioterapia può provocare il cancro
VERO, però la frequenza con cui ciò accade è molto inferiore al rischio di morire per un tumore già esistente non sufficientemente curato. La radioterapia, che consiste nell’emettere raggi X verso le cellule tumorali al fine di distruggerle, può favorire anche le mutazioni genetiche nelle cellule sane. La maggior parte di questi danni al DNA viene riparata dalle cellule stesse nel giro di poco tempo. Come per molte pratiche mediche, conclude Airc, si valuta l’opportunità di ricorrere a una certa cura alla luce dell’equilibrio tra rischi e benefici e non vi sono dubbi che, quando un medico suggerisce una radioterapia, i benefici sono di gran lunga superiori ai potenziali rischi.
Mare pulito, non sempre è come sembra
News PresaSabbia dorata o bianchissima e un mare cristallino, in Italia le mete da scegliere certo non mancano. Grazie al programma Bandiere Blu è facile individuare le migliori destinazioni e avere la certezza di fare il bagno in un mare pulito. Quest’anno, inoltre, la salute dei litorali nel belpaese sembra anche migliorata: se l’anno scorso i comuni con bandiera blu erano 163, nel 2018 sono diventati 175: complessivamente 368 spiagge. E a questo punto serve un piccolo chiarimento: il riconoscimento della Foundation for environmental education (Fee) può essere assegnato a più tratti di litorale che appartengono al comune, questo non significa bandiera blu per tutte le spiagge di quel comune. Essere certi di fare il bagno in acque pulite è importante, il perché lo spiega a chiare lettere la professoressa Maria Triassi, direttore del dipartimento di Sanità pubblica della Federico II di Napoli. «La pelle è certamente una difesa per il nostro organismo, ma fare il bagno in acque solo apparentemente pulite può portare a diversi problemi di salute. L’acqua può essere veicolo di malattie enteriche, che possono avere come conseguenza forme più o meno gravi di dissenteria».In prossimità delle città o anche di fiumi, il rischio principale è quello di nuotare in un mare inquinato da scarichi industriali o domestici. Triassi chiarisce che a monitorare ed assegnare o meno la balneabilità ci sono le Arpa, ovvero le Aziende regionali per la protezione ambientale.
I criteri della balneabilità
Per assegnare il via libera «la norma attuale – chiarisce la docente – prevede la ricerca di “escherichia coli”, che (detta in gergo tecnico) dev’essere nei limiti di 500 unità formanti colonie. Si cercano anche enterococchi, vale a dire batteri che appartengono alla stessa famiglia, e in questo caso il limite è di 200 unità formanti colonie. La normativa per la balneabilità prevede, nella stagione estiva, l’analisi di un campione al mese. E irisultati sono consultabili on line». L’analisi può portare a quattro gradi di valutazione delle acque: eccellenti, sufficienti, buone o scarse. «A mio parere – aggiunge Triassi – questo tipo di analisi costituisce un limite, perché in questo modo non ci si avvede rispetto ad altri possibili inquinanti, magari di tipo chimico. Anche i nitrati possono essere fonte di inquinamento. Del resto, non possiamo non considerare che barche e campeggi possono essere rischiosi per la balneabilità delle acque. Non sarebbe la prima volta che qualcuno pensa di fare il furbo e ignorare le leggi in materia».Un inquinamento da colifecali può portare a contrarre delle infezioni intestinali, mentre un inquinamento chimico potrebbe causare sfoghi cutanei e allergie. Triassi mette in guardia anche dal rischio che ad essere inquinata sia la sabbia che, al pari dell’acqua, «potrebbe causare dermatiti o infezioni». Fortunatamente, in prima battuta i controlli delle Arpa e in aggiunta il programma Bandiera Blu, ci aiutano a tenerci lontano da questi rischi.
Bandiera Blu
L’assegnazione della Bandiera Blu, ad esempio, tiene in considerazione procedure stringenti, che seguono il protocollo Uni-En Iso 9001-2008. Le località vengono prima selezionate da una giuria internazionale e poi da una nazionale, fase in cui con la Fee collaborano molti enti istituzionali, dal ministero dell’Ambiente a quello della Cultura e del Turismo, passando per il comando generale delle capitanerie di porto-guardia costiera, l’Ispra, il laboratorio di oceanologia ed ecologia marina dell’università della Tuscia, il consiglio nazionale dei chimici e l’Anci. Ci sono poi piccoli indicatori che non sono esattamente “scientifici”, ma che tuttavia possono restituire un’idea della pulizia delle acque. La presenza di troppe alghe, ad esempio, non è mai un bene. Mentre, l’abbondanza di fauna marina potrebbe dirci che le acque sono in salute. Va invece sfatato il mito per cui la presenza di meduse sarebbe garanzia di mare pulito. Ma è chiaro che questi sono solo indicatori approssimativi, per andare sul sicuroèbene sempre affidarsi al lavoro degli esperti.
Vacanze sì, ma senza stress. Ecco come si fa
News Presa, SpecialiPer quanto possa sembrare un controsenso, uno degli stress maggiori dell’estate è proprio partire per le vacanze. L’attesa è tale che, arrivato il momento di liberarsi dal tran tran quotidiano, si finisce negli eccessi e l’imperativo è quello di sfruttare ogni giorno disponibile, in barba ad ogni forma di riposo. Insomma, come spiega lo psicologo Luca Chianura, si perde di vista l’essenza stessa della vacanza. «Ci sentiamo in dovere – dice – di comprimere tutto nel tempo che abbiamo a disposizione. Quindi, tempi stretti e aspettative altissime, e alla fine la vacanza diventa un lavoro». Chianura spiega che a ridosso delle vacanze, per molte persone, l’ansia e le crisi di panico tendono ad aumentare. La causa? «Spesso è la perdita di controllo, paradossalmente la routine ci “protegge” da questi momenti di smarrimento. Ciò non significa che non dobbiamo reagire». Per lo psicologo la risposta è nel programmare, ma anche nel lasciarsi andare all’imprevisto. «Un po’ di attività all’aria aperta, la possibilità di non definire nei minimi dettagli ogni istante della vacanza». E soprattutto, abbandonare per qualche tempo cellulare e tablet. «Staccare con il lavoro è essenziale, ma anche uscire da quella full immersion dei social. Sarebbe bene riprendere il contatto con l’altro e con ciò che ci circonda, stabilire o consolidare relazioni reali».
Buon senso
Ovviamente lo stress non è l’unico aspetto dal quale guardarsi, per una vacanza a prova di acciacchi è bene seguire qualche piccola (ma molto efficace) regola di buon senso. Secondo Salvatore Marotta, medico di famiglia specializzato in chirurgia d’urgenza e proto soccorso, alcune attenzione possono fare la differenza. Anche se «le precauzioni maggiori riguardano le persone con malattie croniche o comunque sottoposte a terapie farmacologiche». L’esempio classico è quello degli ipertesi. «Le persone – spiega il medico – tendono a sospendere le terapie ipertensive, credendo che con il caldo queste creino problemi. E’ un grave errore, perché qualsiasi variazione va definita di concerto con il medico di famiglia e prima di partire». La valutazione cambia anche a seconda della meta, che sia mare o montagna. «Ad esempio – prosegue Marotta – il paziente iperteso dovrebbe evitare di salire oltre i 1.000 metri, e se proprio non lo può evitare dovrebbe almeno tenersi sotto stretto controllo durante la vacanza». CONTINUA A LEGGERE CLICCA QUI
Anziani: cannabis rallenterebbe declino. Effetto contrario sui giovani
Ricerca innovazioneIl principio attivo della cannabis (Thc), sarebbe in grado di contrastare il declino cognitivo e l’insorgere di demenze negli anziani. Lo dice uno studio pubblicato su Nature Medicine. Nei giovani, invece, avrebbe l’effetto contrario.
In molte nazioni (tra cui la nostra) la cannabis medica è disponibile per i pazienti con gravi malattie neurodegenerative, dolori cronici e tumori. Ora un altro effetto benefico potrebbe essere aggiunto nella lista: quello di antiaging per il cervello. Ma attenzione: solo sugli anziani. Sui giovani, invece, gli effetti sul cervello sono negativi.
Secondo lo studio, negli anziani, piccole dosi di marijuana migliorerebbero la memoria, l’apprendimento e le facoltà cognitive, proteggendo il cervello dagli dagli effetti del tempo. Gli indizi disponibili arrivano per ora dai topi, ma come spiega lo studio, si tratta di un inizio importante.
A portare avanti la ricerca è stata l’Università di Bonn e l’Hebrew University di Gerusalemme. Sono stati sperimentati gli effetti della cannabis sui topi, animali che iniziano a mostrare segni di declino cognitivo già intorno ai 12 mesi di vita. I ricercatori hanno somministrato piccole dosi di Thc ai topi, all’età di 2, 12 e 18 mesi. Sia a 12 che 18 mesi di età i topi che avevano ricevuto il Thc hanno mostrato funzioni cognitive paragonabili a quelle dei giovani di soli due mesi.
Il cervello dei topi di 18 mesi esposti al Thc risultava molto più simile a quello di animali giovani che a quello di un normale esemplare anziano.
Tuttavia le differenze tra topi ed esseri umani sono molte. Saranno le ricerche future a confermare i risultati della ricerca.
App e social contro il caldo. Piano Estate sicura 2018
PrevenzioneOltre alle vacanze, la stagione estiva porta anche i rischi del caldo e dell’afa. Le ondate di calore hanno un impatto soprattutto sugli anziani che vivono in città, specie se malati cronici o soli o con basso reddito. Tuttavia, non sono al riparo neanche le persone sane: bambini, lavoratori esposti, donne in gravidanza, chi fa uso di alcol e droghe, sportivi che fanno un’attività intensa nelle ore calde della giornata.
L’Italia è stata tra i primi paesi a dotarsi di un programma di interventi in risposta al fenomeno delle ondate di calore, destinate a diventare sempre più intense, a causa dei cambiamenti climatici.
Anche quest’anno il Ministero lancia la Campagna on line #estatesicura che è parte del Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute. Il Piano coinvolge 34 città (capoluoghi di regione e città con oltre 200mila abitanti).
In 27 città è attivo fino al 15 settembre il sistema nazionale di previsione e allarme dell’arrivo delle ondate di calore.
Ogni giorno vengono elaborati dei bollettini città-specifici, in cui è sintetizzato il livello di rischio per la salute in base alle condizioni meteorologiche previste a 24, 48 e 72 ore. I bollettini sono pubblicati ogni giorno dal lunedì al venerdì sulla App, on line e diffusi a Regioni, Asl, Comuni, Protezione Civile per interventi alla popolazione più a rischio.
In tutte le 34 città è attivo un sistema rapido di sorveglianza della mortalità giornaliera, i cui risultati sono pubblicati in un bollettino settimanale.
La campagna #estatesicura prevede inoltre la pubblicazione di:
una mappa dei servizi sul territorio nazionale con la possibilità di consultare per ogni regione e città numeri utili (call center), piani operativi, materiali informativi dedicati ai servizi e alla prevenzione degli effetti delle ondate di calore, messaggi sui principali social media del Ministero della Salute (facebook e twitter) con l’hashtag #estatesicura.
App Caldo e salute
È stata realizzata l’App “Caldo e Salute” dal Dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario della Regione Lazio – ASL Roma 1. L’App è’ scaricabile gratuitamente su dispositivi mobili iOS e Android, da Apple store e Play store e informa sui:
livelli di rischio per la salute in ogni città per i tre giorni per cui viene sviluppata la previsione delle ondate di caldo attraverso una mappa e una sintesi grafica dei bollettini, le raccomandazioni per la prevenzione rivolte alla popolazione.
Consigli utili per proteggersi dal caldo
Non uscire nelle ore più calde (durante le giornate più a rischio tra le 11.00 e le 18.00). Migliorare l’ambiente domestico e di lavoro: la misura più semplice è la schermatura delle finestre esposte a sud e a sud-ovest con tende e oscuranti regolabili (persiane, veneziane) che blocchino il passaggio della luce, ma non quello dell’aria. L’aria condizionata va impiegata con attenzione, evitando di regolare la temperatura a livelli troppo bassi rispetto alla temperatura esterna. Una temperatura tra 25-27°C con un basso tasso di umidità non espone a bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno. Sono da impiegare con cautela anche i ventilatori meccanici. Accelerano il movimento dell’aria, ma non abbassano la temperatura ambientale. Per questo il corpo continua a sudare: è perciò importante continuare ad assumere grandi quantità di liquidi. Quando la temperatura interna supera i 32°C, l’uso del ventilatore è sconsigliato perché non è efficace per combattere gli effetti del caldo. Bere molti liquidi: molta acqua e mangiare frutta fresca. Soprattutto per gli anziani è necessario bere anche se non si sente lo stimolo della sete. Esistono tuttavia particolari condizioni di salute (come l’epilessia, le malattie del cuore, del rene o del fegato) per le quali l’assunzione eccessiva di liquidi è controindicata. Se si è affetti da qualche malattia è necessario consultare il medico prima di aumentare l’ingestione di liquidi. Non bere bevande alcoliche o bevande contenenti caffeina. Fare pasti leggeri: la digestione è per il nostro organismo un vero e proprio lavoro che aumenta la produzione di calore nel corpo. Vestire comodi e leggeri, con indumenti di cotone, lino o fibre naturali (evitare le fibre sintetiche). All’aperto è utile indossare cappelli leggeri e di colore chiaro per proteggere la testa dal sole diretto. In auto, ricordarsi di ventilare l’abitacolo prima di iniziare un viaggio. Se ci si deve mettere in viaggio, evitare le ore più calde della giornata e tenere sempre in macchia una scorta d’acqua. Non lasciare mai neonati, bambini o animali in macchina, neanche per brevi periodi.
Evitare l’esercizio fisico nelle ore più calde della giornata. In ogni caso, se si fa attività fisica, bisogna bere molti liquidi. Per gli sportivi può essere necessario compensare la perdita di elettroliti con gli integratori. Occuparsi delle persone a rischio, facendo visita almeno due volte al giorno e controllando che non mostrino sintomi di disturbi dovuti al caldo. Controllare neonati e bambini piccoli più spesso. Dare molta acqua fresca agli animali domestici e lasciarla in una zona ombreggiata.
Editoria, lo speciale salute PreSa in edicola con ItaliaOggi
News Presa, SpecialiOggi è in edicola, all’interno del quotidiano economico ItaliaOggi lo speciale di giugno realizzato in partrnership con PreSa.
Questo mese, servizi e interventi sul lavoro in sanità, con uno sguardo anche agli appalti e alla gestione del sistema a pochi mesi dal 40esimo anniversario della nascita del SSN.
Nella pagina “La sanità nel Palazzo”, riportiamo l’elenco delle commissioni parlamentari “Igiene e Sanità” del Senato e “Affari Sociali” della Camera, che si sono costituite nei giorni scorsi.
Inoltre, spazio alla salute e al sociale con il carcinoma cutaneo a cellule squamose, le malattie rare e l’impegno del golf per l’inclusione dei pazienti autistici e con altre disabilità.
Cardarelli – Niguarda, intesa sulla salute
News PresaCosa ci fa il governatore della Lombardia Attilio Fontana seduto al fianco del suo omologo campano Vincenzo De Luca e per di più con una spilletta del Cardarelli di Napoli al bavero della giacca? La risposta è in un protocollo d’intesa che l’azienda ospedaliera partenopea Antonio Cardarelli ha siglato con il Niguarda di Milano. Un accordo ricco di contenuti che, tradotto in fatti, significherà «migliore assistenza ai cittadini delle due regioni».
Sinergie
L’obiettivo è quello di creare sinergie e instaurare collaborazioni, trasferire quanto di buono si è realizzato nel tempo e sfruttare il know how altrui per crescere e innovarsi reciprocamente. Per questo i due direttori generali Ciro Verdoliva (Cardarelli) e Marco Trivelli (Niguarda) hanno deciso – diversi mesi fa – di siglare un protocollo di intesa strategico che vede le due aziende ospedaliere protagoniste di una sorta di gemellaggio. Ieri (28 giugno 2018) a Milano, il primo degli appuntamenti istituzionali si è concluso con una conferenza stampa che ha visto, appunto, fianco a fianco il presidente della Regione Campania,Vincenzo De Luca, e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. In un’unica sala, direzioni strategiche e medici dei due ospedali, a discutere dell’unica cosa che conta: la salute dei cittadini.
Fare squadra
Ciro Verdoliva, direttore generale del Cardarelli di Napoli
«Due giornate di lavoro molto proficue – dice il direttore generale del Cardarelli, Ciro Verdoliva – perché viene sancita in maniera ancor più ufficiale una collaborazione e un confronto tra le due aziende ospedaliere. I nostri specialisti hanno discusso, tra le altre cose, di medicina interna, medicina perioperatoria e stroke. Confronti che abbiamo voluto realizzare a partire dalle similitudini, sia strutturali che di attività, portati avanti focalizzandosi sulle eccellenze ed entrambi gli ospedali hanno molto da dire in questo senso. L’obiettivo è quello di migliorare la consapevolezza organizzativa e favorire in specifici ambiti, lo sviluppo di nuove attività di carattere clinico. Sono certo che da questo protocollo d’intesa potranno nascere molti miglioramenti dei quali, alla fine, si avvantaggeranno i cittadini».
Tre livelli di confronto
Per questo si è deciso di articolare il confronto puntando su tre livelli: un inquadramento complessivo, evidenziando anche similarità e differenze per il ruolo delle due aziende ospedaliere nel contesto regionale e metropolitano e per l’assetto organizzativo. Un confronto su aree di attività omogenee tra le due organizzazioni, come l’area di emergenza/accettazione con i processi operativi in Pronto Soccorso, il bed management e la gestione delle ustioni gravi, le reti tempo-dipendenti (dal politrauma maggiore alla gestione dello stroke alla retre infarto miocardico acuto), l’area chirurgica (con l’interazione tra chirurgia e terapia intensiva post –operatoria), l’area medica con il percorso peri-operatorio (ossia prima e dopo la fase chirurgica) dei pazienti fragili e la valutazione della complessità dei pazienti. Un confronto su attività puntuali rispetto alle quali sviluppare le collaborazioni di interesse clinico o gestionale (per esempio il trapianto isole di Langerhans, le infezioni ospedaliere, il Centro antiveleni, la Banca del tessuto muscolo-scheletrico e cute, la cartella informatizzata, il trapianto di midollo allogenico, la terapia iperbarica).
Crescere assieme
“Le donne salveranno il mondo”. I Dialoghi a Spoleto
News PresaSabato 30 giugno, domenica 1, venerdì 6, sabato 7 e domenica 8 luglio, a Spoleto si terranno uno o più incontri durante la stessa giornata – della durata di un’ora e su tematiche diverse – per dialogare tra donne, di fronte a una platea aperta a tutti, e scoprire quanto hanno in comune pur rappresentando scenari diversi della società, per i ruoli che ricoprono, le responsabilità che investono o le professioni che svolgono.
Questa seconda edizione varca i confini nazionali ed è dedicata alle donne dello scenario internazionale. Sono donne che, non solo in Europa, rappresentano Governi o dicasteri come il Ministero della Difesa, cariche che fino a ieri erano affidate agli uomini; donne che, per meriti scientifici – culturali – umanitari, si sono aggiudicate importanti riconoscimenti, e donne ‘vincenti’ in ogni caso.
Arriveranno a Spoleto alcune delle personalità femminili più potenti del continente europeo come le signore Ministro della Difesa attualmente in carica Olta Xhaçka dell’Albania e Marina Pendes della Bosnia-Ergzegovina, a dialogo con Nessrin Abdalla comandante curdo dell’Unità di Protezione Popolare delle Donne, in un incontro a cui parteciperà il neo Ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Dalla Tunisia ci sarà Ouided Bouchamaoui Premio Nobel per la Pace 2015 a dialogo con Nicoletta Mantovani Pavarotti produttrice musicale e teatrale; Anna Grassellino ricercatrice alla guida del Fermilab di Chicago sarà al tavolo insieme a Patrizia Sandretto Re Rebaudengo Presidente IEO-CCM (Istituto Europeo di Oncologia-Centro Cardiologico Monzino), Elena Tremoli Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino ed è stata invitata il nuovo Ministro della Salute Giulia Grillo. Incontreremo Roya Sadat, prima regista donna dell’Afganistan, insieme alla critica cinematografica Irene Bignardi; Stephanie Okereke Linus attrice nigeriana impegnata nella lotta alla tratta, vincitrice di numerosi riconoscimenti, a confronto con Suor Gabriella Bottani coordinatrice mondiale della lotta alla tratta e responsabile dell’Associazione Talitha Kum.
E ancora, Olga Urbani imprenditrice del settore alimentare a dialogo con Shoshan Haran fondatrice e general manager di Fair Planet ed è stato invitato al dibattito anche il neo Ministro all’Agricoltura Gian Marco Centinaio.
Ospite attesa anche Valentina Battistini allenatore di calcio e fondatrice della serie “Quarta categoria”.
Interverranno Marcelle Padovani esperta di malavita organizzata e corrispondente di Nouvel Obs, Luigi Manconi coordinatore UNAR – Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
I ‘Dialoghi’ sono curati e ideati da Paola Severini Melograni (che condurrà i dibatti) Linda Laura Sabbadini per gli approfondimenti statistici, Filomena Greco, Nicoletta Di Benedetto per l’elaborazione del progetto, Clelia Piperno e Diva Ricevuto che si occuperanno dei rapporti con la Comunità Europea. La segreteria di redazione è di Andrea Battilana.
SABATO 30 giugno Inaugurazione Dialoghi
– Ore 17,00 “La donne salveranno il Mondo”
Introduzione con un saluto istituzionale di Luigi Manconi coordinatore UNAR – Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Dialogano Suor Gabriella Bottani coordinatrice mondiale della lotta alla tratta di persone, e Stephanie Okereke Linus attrice nigeriana impegnata nella lotta contro la tratta. Modera Paola Severini Melograni. “I numeri” di Linda Laura Sabbadini.
Conclude Marcelle Padovani “La tratta o la malavita organizzata”.
DOMENICA 1 luglio
– Ore 17,00 “Le donne difenderanno il Mondo”
Dialogano Marina Pendes Ministro della Difesa della Bosnia ed Erzegovina e Nessrin Abdalla Comandante Curdo dell’Unità di Protezione Popolare delle Donne. Modera Paola Severini Melograni.
“I numeri” di Linda Laura Sabbadini.
Conclude Elisabetta Trenta, Ministro della Difesa della Repubblica Italiana.
VENERDÌ 6 luglio
– Ore 17,00 “Le donne cambieranno il Mondo”
Dialogano Roya Sadat prima donna regista in Afghanistan a dirigere film o documentari che raccontano le ingiustizie e le restrizioni imposte alle donne del suo paese, Cristina Narbona Ruiz Presidente del partito PSOE e Irene Bignardi critica cinematografica. Modera Paola Severini Melograni. “I numeri” di Linda Laura Sabbadini.
Saranno disponibili i volumi di Irene Bignardi.
– Ore 18,00 EVENTO SPECIALE: proiezione del film “A Letter to the President” di Roya Sadat.
SABATO 7 luglio
– Ore 11,30 “Le donne salveranno il Mondo”
Dialogano Ouided Bouchamaoui Tunisia, Premio Nobel per la Pace 2015, e Nicoletta Mantovani Pavarotti produttrice musicale e teatrale. Modera Paola Severini Melograni.
“I numeri” di Linda Laura Sabbadini.
– Ore 17,00 “Le donne salveranno il Mondo”
Dialogano Anna Grassellino scienziata del Fermilab di Chicago, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo Presidente della Fondazione dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Cardiologico Monzino e Elena Tremoli Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino. Modera Paola Severini Melograni. “I numeri” di Linda Laura Sabbadini.
– Ore 18,00 EVENTO SPECIALE: Lancio della campagna per la protezione del cuore delle donne italiane.
DOMENICA 8 luglio
– Ore 11,30 EVENTO SPECIALE: Le Protagoniste della politica in Italia.
– Ore 17,00 “Le donne conquisteranno il mondo”
Dialogano Olga Urbani Amministratore delegato della Urbani Tartufi, e Shoshan Haran fondatrice di Faire planet, affronta la mancanza di semi di qualità per i piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo.
Il calcio come mezzo di integrazione. “Quarta Categoria” al Senato
Eventi d'interesse, Sport“Essere speciali significa far capire a tutti che i propri punti deboli possono diventare le cose di cui siamo più orgogliosi”: nell’aula Koch del Senato, la senatrice Anna Maria Bernini apre con le parole della campionessa paralimpica Bebe Vio l’evento “Un gol al 90º – Quarta Categoria”, dedicato al torneo calcistico che dal gennaio 2017 consente agli atleti con disabilità di giocare a calcio in una Lega a loro riservata.
Tra i sorrisi e le maglie variopinte dei giovani calciatori, sono state premiate al Senato le squadre “special” vincitrici dei rispettivi tornei regionali (Juventus, Benevento, Spal, Parma, Foggia, Salernitana, Alessandria, San Benedettese e Livorno) e sono stati illustrati i prossimi sviluppi del progetto, nato da un’idea di Valentina Battistini, giornalista e allenatrice di calcio. In primis l’istituzione dalla prossima stagione calcistica del fondo di solidarietà sportiva “4 Special”. A seguire il progetto no profit “Dalla scuola allo stadio” che permetterà ai ragazzi con disabilità anche gravi di andare con la propria classe allo stadio assistiti da personale competente) o con la propria famiglia con il patrocinio oneroso di Quarta Categoria per la parte competente, il protocollo di ricerca medica scientifica dell’Università San Raffaele avviato a gennaio 2018 sugli atleti di Quarta Categoria e la trasmissione tv “4 Special Sky” che andrà in onda da ottobre 2018 sul canale 808 della piattaforma Sky.
Durante la premiazione c’erano il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Giancarlo Giorgetti, il Commissario straordinario della FIGC, Roberto Fabbricini, il sub commissario FIGC Alessandro Costacurta, il viceministro alla Famiglia e alla Disabilità Vincenzo Zoccano, la capogruppo di Forza Italia al Senato Anna Maria Bernini, il presidente della Lega Serie A Gaetano Miccichè, il membro onorario di FIGC-UEFA e di Quarta categoria Antonio Matarrese, il presidente della Lega Serie B Mauro Balata, il presidente della Lega Pro Gabriele Gravina, e l’ex presidente della FIGC Carlo Tavecchio, che ha firmato per primo la convenzione tra la Lega e Quarta categoria.
“Sono convinto – ha sottolineato Fabbricini – che lo sport sia uno strumento utilissimo per favorire l’inclusione sociale. Tutto il mondo del calcio ha sposato con convinzione questa iniziativa, solo così si è potuto realizzare il sogno di tanti ragazzi. Il nostro compito è continuare ad intensificare gli sforzi per sviluppare e rafforzare progettualità di questo genere, con la stessa partecipazione trasversale, sportiva e istituzionale, come dimostrano le autorevoli presenze in questa sala”.
Il sottosegretario Giorgetti ha sottolineato la totale indipendenza e autonomia del progetto. “Cosa ha fatto il governo per questo progetto? Niente. Sono state le componenti del mondo del calcio, con il loro entusiasmo e la loro capacità organizzativa, a renderlo possibile. Il mondo dello sport esiste grazie ad appassionati e volontari. In questo progetto, le famiglie hanno trovato risposta che in altre circostanze non trovano dallo Stato. Quarta categoria riceverà da oggi lo sguardo benevolo e attento del governo, oltre a un aiuto concreto”.
Tra gli interventi anche quello di Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano, che ha firmato la convenzione che ha dato vita a Quarta categoria. “Non immaginavamo – ha dichiarato – che questo progetto si sarebbe trasformato in una grande avventura; questo dimostra che, quando il mondo dello sport fa squadra, si ottengono grandi risultati”.
Il viceministro Vincenzo Zoccano, per tanti anni presidente forum italiano sulla disabilità, ha detto: “Oggi più che mai la disabilità ha bisogno di condividere i saperi e le conoscenze, non ci deve togliere diritto di essere cittadini. In questa legislatura abbiamo la possibilità di farlo. È un onore che vorrei condividere con ciascuno di voi. Il calcio è un formidabile aggregatore sociale: dove vive bene un disabile, viviamo meglio tutti”.
Dopo gli interventi, gli atleti hanno ricevuto una copia della costituzione dalle mani del senatore Lucio Malan e Alessandra Gallone.
Droga, è allarme. +39% in due anni, giovani quadruplicati
PrevenzioneCrescono i consumatori e si abbassa l’età. L’aumento del consumo di droga fra i minorenni è una vera impennata: il numero è quadruplicato in due anni, otto casi su dieci riguardano la cannabis. In generale, dal 2015, le persone segnalate per uso di droga sono aumentate del 39%. Inoltre, il 30% dei detenuti entra in carcere per motivi legati agli stupefacenti, un quarto della popolazione in cella è tossicodipendente. È questo il quadro che emerge dal nono Libro Bianco sulle droghe promosso dalla onlus Società della Ragione, insieme a Forum droghe, Antigone, Cgil, Cnca e Associazione Luca Coscioni.
Numero minori quadruplicato
Le segnalazioni sono passate dalle 27.718 del 2015 alle 38.613 del 2017, con un’impennata di quelle di minori. L’indagine è stata presentata ieri mattina (martedì 26 giugno) al Senato, in occasione della Giornata internazionale contro il narcotraffico. Aumenta del 15% anche il numero delle sanzioni amministrative: dalle 13.509 del 2015 alle 15.581 del 2017. Destinatari, otto volte su dieci, i consumatori di cannabinoidi (79%); seguono quelli di cocaina (14%) ed eroina (5%). L’Italia si conferma il terzo Paese europeo in cui si consuma più cannabis, con il 33% della popolazione che l’ha provata almeno una volta nella vita.
“Politiche repressive”
Da dieci anni il rapporto si caratterizza come un’analisi indipendente sugli effetti della legislazione sulle droghe sul sistema penale, sui servizi e sulla società italiana. Su questo punto le associazioni del “Cartello di Genova”, tra cui Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe, Antigone, Cgil e Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, che hanno preso parte alla presentazione del documento in Senato, hanno denunciato “politiche repressive non solo verso chi spaccia ma anche verso chi detiene droghe”. Dal 1990 a oggi, sono oltre un milione 214mila le persone segnalate per possesso di sostanze stupefacenti a uso personale: di queste, 884mila (il 73%) per derivati della marijuana. Numeri che “riportano al centro dell’attenzione pubblica la mancanza in Italia di politiche e risposte istituzionali in materia”, dichiara all’Ansa Marco Perduca, coordinatore della campagna Legalizziamo.it dell’Associazione Luca Coscioni.