Tempo di lettura: 4 minutiL’influenza e altri virus respiratori stanno colpendo duro e rischiano di rovinare le vacanze di Natale a milioni di Italiani. A rivelarlo sono i dati dell’ultima settimana del registro di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità: 585 mila italiani sono stati messi a letto da infezioni respiratorie, inclusa l’influenza. Si tratta di un incremento che conferma la tendenza alla crescita dell’incidenza, con una stagione che, dall’avvio, ha già fatto registrare una stima di 3,3 milioni di casi. La fotografia è chiara: i virus respiratori sono entrati nella fase di maggiore circolazione e l’onda lunga delle sindromi simil-influenzali sta raggiungendo un numero crescente di famiglie, scuole e luoghi di lavoro.
Cosa significa “10,4 casi ogni 1.000 abitanti”
Nel periodo compreso tra il 24 e il 30 novembre, la rete di sorveglianza ha rilevato 10,4 casi di infezioni respiratorie ogni 1.000 abitanti. Rispetto alla settimana precedente, quando l’incidenza si attestava a 8,96 casi per 1.000, l’aumento è di circa l’11%. In termini pratici, ciò significa che su una comunità di dimensioni medio-piccole si registrano, nell’arco di sette giorni, diversi nuovi malati con febbre, tosse, congestione nasale o altri sintomi compatibili con influenza e virus respiratori stagionali. L’incremento percentuale, tipico della fase ascendente della curva epidemica invernale, suggerisce che la diffusione sia trainata sia dalla ripresa delle attività al chiuso sia dalla co-circolazione di più agenti virali.
I più piccoli restano i più colpiti
Il dato più evidente riguarda ancora una volta i bambini nella fascia 0-4 anni: 33 casi ogni 1.000. La maggiore esposizione dei più piccoli è spiegabile con diversi fattori. Nei primi anni di vita il sistema immunitario è in fase di maturazione e l’esposizione ai virus, specie nei contesti comunitari come nidi e scuole dell’infanzia, favorisce una trasmissione più efficiente. Inoltre, i bambini tendono ad avere contatti ravvicinati e frequenti con coetanei e familiari, condizione che aumenta la probabilità di contagio. Questo non significa automaticamente quadri clinici severi, ma richiede attenzione da parte dei pediatri e delle famiglie per gestire correttamente febbre, idratazione, riposo e isolamento dai contatti più fragili.
Quali virus circolano: influenza in crescita, influenza A prevalente
Sul fronte dei virus identificati in laboratorio, dei 2.088 campioni analizzati il 20,3% (423) è risultato positivo ai virus influenzali, con netta prevalenza di quelli di tipo A. La predominanza dell’influenza A è un elemento tipico di molte stagioni invernali e, a livello di sanità pubblica, comporta un’attenzione particolare alla sorveglianza dei sottotipi, all’andamento clinico dei casi e all’efficacia della campagna vaccinale. Più cresce la quota di positivi all’influenza tra i campioni testati, più è probabile che la malattia influenzale diventi la causa principale delle sindromi respiratorie, scalzando gradualmente altri virus autunnali.
La co-circolazione: SARS-CoV-2, VRS e altri “compagni di viaggio”
La stagione in corso non è monolitica: insieme all’influenza circolano altri patogeni. Sono stati identificati 83 campioni positivi a SARS-CoV-2 (il 4%) e 51 positivi al Virus Respiratorio Sinciziale, VRS (il 2%). Tra gli altri agenti, spiccano i Rhinovirus (13,2% dei campioni) e i virus Parainfluenzali (3,3%). La co-circolazione ha almeno tre implicazioni pratiche. Primo, complica la diagnosi clinica basata sui soli sintomi, perché quadri febbrili, tosse e malessere generale possono essere sovrapponibili. Secondo, determina ondate che si “sovrappongono”, con picchi che non sempre coincidono e che possono prolungare la pressione sui servizi sanitari. Terzo, rende ancora più importante l’adozione di misure trasversali di prevenzione che funzionano per tutti i virus respiratori.
Nessun segnale di influenza aviaria nei campioni analizzati
Il bollettino precisa che, ad oggi, non è stato segnalato alcun campione riconducibile all’influenza aviaria. È un’informazione rilevante per la sorveglianza: indica che, nel panorama attuale, i virus influenzali circolanti nella popolazione sono quelli stagionali noti e non si osservano elementi suggestivi di emergenze legate a varianti di interesse zoonotico. La sorveglianza continua è comunque essenziale per intercettare tempestivamente eventuali cambiamenti nello scenario.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Con l’avvicinarsi delle festività e l’aumento dei contatti in ambienti chiusi, è plausibile che l’incidenza resti sostenuta. Le stagioni influenzali, di norma, raggiungono un picco tra fine dicembre e febbraio, con variabilità legata ai ceppi circolanti e ai comportamenti sociali. La crescita da 8,96 a 10,4 casi per 1.000 in soli sette giorni suggerisce che la fase ascendente non sia ancora esaurita. È quindi ragionevole attendersi un’ulteriore pressione su medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, con un incremento delle richieste di consulenza per febbre, tosse e sintomi respiratori.
Prevenzione: le misure che fanno la differenza
In questo contesto, le azioni individuali e comunitarie giocano un ruolo decisivo. Restare a casa in presenza di febbre o sintomi respiratori importanti, aerare regolarmente gli ambienti, igienizzare le mani in modo accurato e indossare la mascherina in luoghi affollati o a contatto con persone fragili sono comportamenti che riducono la trasmissione. La vaccinazione antinfluenzale, raccomandata in particolare per anziani, persone con patologie croniche, donne in gravidanza e operatori sanitari, contribuisce a mitigare le forme più severe e a diminuire l’impatto complessivo della stagione. Anche le strategie organizzative (come la tutela dei lavoratori con sintomi e la promozione dello smart working nei picchi) aiutano a contenere l’assenteismo e l’effetto “domino” dei contagi.
Attenzione particolare ai fragili e alle famiglie
Famiglie con bambini piccoli e persone che assistono anziani o soggetti fragili dovrebbero prestare particolare attenzione ai segnali precoci: febbre alta persistente, difficoltà respiratoria, disidratazione, sonnolenza marcata o peggioramento dei sintomi richiedono il contatto con il medico. La gestione corretta a domicilio (riposo, idratazione, antipiretici secondo indicazione medica) resta il pilastro nelle forme lievi e moderate, evitando antibiotici se non prescritti per indicazione specifica. L’obiettivo è duplice: proteggere chi è più esposto alle complicanze e preservare le risorse sanitarie per i casi effettivamente gravi.
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Parco San Laise, Natale all’insegna della salute orale
Bambini, NewsL’area ex Nato di Bagnoli, oggi Parco San Laise, conferma la sua nuova vocazione di spazio aperto alla città con un’iniziativa pensata in particolare per i più piccoli e per le loro famiglie. Per anni questo luogo è stato percepito come chiuso, militare, accessibile solo con un badge; oggi è esattamente il contrario. Grazie alla regia della Fondazione Campania Welfare, proprietaria del Parco, l’ex compendio militare sta diventando un luogo di socialità, inclusione e sviluppo economico, in grado di accogliere la comunità napoletana con proposte culturali, educative e ricreative. Il percorso di trasformazione non è solo urbanistico: è un mutamento di immaginario e di funzione, che restituisce alla città un pezzo significativo del suo territorio, rimettendolo al centro della vita quotidiana dei residenti.
Il Villaggio di Natale: un invito gratuito alla meraviglia
Fino al 31 dicembre, il Parco ospita un Villaggio di Natale a ingresso gratuito, animato da installazioni luminose, scenografie, musica e momenti di intrattenimento. L’allestimento unisce l’atmosfera suggestiva delle feste alla dimensione comunitaria del parco urbano: un palcoscenico all’aperto dove i bambini possono perdersi tra luci e colori e gli adulti ritrovare uno spazio di incontro. Il calendario prevede l’apertura ogni venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 22, con un’apertura anche mattutina la domenica, dalle 10 alle 13, per venire incontro alle esigenze delle famiglie e dei più piccoli. La scelta dell’ingresso gratuito è parte integrante della missione: rimuovere barriere economiche e simboliche, affinché tutti possano partecipare senza ostacoli.
Cultura, inclusione e sviluppo: la visione della Fondazione
L’iniziativa natalizia si inserisce in un progetto più ampio con cui la Fondazione Campania Welfare sta ridisegnando il futuro di questo luogo. L’idea è quella di un parco capace di combinare la cura degli spazi con un’offerta stabile di eventi e servizi. «Per anni quest’area è stata percepita come chiusa e militare, accessibile solo con un badge. Oggi è esattamente il contrario: è un parco urbano restituito alla città, che vogliamo diventi la più grande piazza della socialità creativa napoletana» sottolinea Antonio Marciano, presidente della Fondazione. Il Villaggio di Natale diventa così una vetrina del possibile: un laboratorio a cielo aperto in cui famiglie, scuole, associazioni e istituzioni trovano un terreno comune su cui fare rete.
Prevenzione che fa la differenza: focus sull’odontoiatria
Il Natale al Parco San Laise è anche l’occasione per parlare di salute. Grazie a un protocollo d’intesa tra la Fondazione Campania Welfare e la Commissione Albo Odontoiatri dell’Ordine dei Medici di Napoli, il Villaggio ospita momenti di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione odontoiatrica rivolti agli studenti delle scuole afferenti alla Fondazione e alle loro famiglie. L’iniziativa nasce da un dato che interroga: «L’odontoiatria, in Italia, è per il 95% a carico del privato e questo, in una regione come la Campania dove circa il 15% delle famiglie vive in povertà assoluta, significa che molti rinunciano alle cure, in particolare a quelle dentali, considerate meno urgenti di altre», spiega Pietro Rutigliani, presidente della Commissione Albo degli Odontoiatri. Portare la prevenzione dentro un Villaggio di Natale, con incontri gratuiti e il supporto di colleghi volontari, è un modo concreto per avvicinare chi altrimenti resterebbe escluso.
Conoscere per prevenire: kit, consigli e buone pratiche
Nel corso delle attività vengono distribuiti kit di educazione all’igiene orale e fornite informazioni pratiche su come prendersi cura dei denti fin da piccoli. Il cuore del messaggio è semplice e potente: prevenire significa evitare problemi futuri, migliorare la qualità della vita, risparmiare costi e sofferenze. Le sessioni sono pensate per tradurre in gesti quotidiani le raccomandazioni degli specialisti: l’uso corretto dello spazzolino, i tempi del lavaggio, l’importanza del filo interdentale, la scelta di un’alimentazione equilibrata, il ruolo dei controlli periodici. L’ambiente informale del Villaggio aiuta a sciogliere diffidenze e timori, trasformando la salute orale in un tema familiare, comprensibile e condiviso.
Una rete per l’accesso alle cure
La prospettiva non si ferma alla sensibilizzazione. Il presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli, spiega che si sta lavorando con la Fondazione affinché, in una fase successiva, il Parco possa ospitare anche ambulatori per visite e cure odontoiatriche, coinvolgendo altri attori istituzionali, a partire dalla Asl Napoli 1. L’obiettivo è costruire una rete stabile di accesso alle cure, capace di intercettare bisogni reali e di rispondere con servizi di prossimità. Si tratterebbe di un passo ulteriore nella trasformazione del Parco San Laise: da luogo di aggregazione a infrastruttura sociale, in cui l’attenzione alla cultura e al tempo libero convive con la tutela del benessere.
La città che si ritrova: una piazza accogliente e sicura
Il Villaggio di Natale è un invito rivolto a bambini e ragazzi, ma anche alle famiglie che vivono situazioni di fragilità e che qui possono trovare un luogo accogliente, gratuito e sicuro. L’atmosfera festiva, le installazioni luminose e la musica fanno da cornice a una comunità che si riconosce. È un gesto di apertura che parla a tutta Napoli: vivere insieme gli spazi collettivi, farlo in modo inclusivo, portare cultura e servizi là dove c’erano recinti e cancelli. In questa nuova stagione, il Parco San Laise non è solo una destinazione per il tempo libero, ma un simbolo di rigenerazione urbana e sociale.
Informazioni utili per partecipare
Il Villaggio di Natale del Parco San Laise è a ingresso gratuito e resta aperto fino al 31 dicembre. Gli orari sono i seguenti: venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 22; la domenica è prevista anche l’apertura mattutina dalle 10 alle 13. L’iniziativa rientra nel percorso di rinnovamento promosso dalla Fondazione Campania Welfare e coinvolge scuole, famiglie e professionisti della salute, con particolare attenzione alla prevenzione odontoiatrica. Un’occasione per scoprire un luogo che cambia, lasciandosi guidare dal filo luminoso del Natale e dal valore concreto della cura.
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Campania, svolta nella rete corneale: 144 nuovi medici abilitati entro il 2026
NewsBen 144 nuovi medici saranno abilitati al prelievo dei tessuti corneali entro il 2026, con l’obiettivo intermedio di arrivare a 96 già entro giugno. Parallelamente, nel 2025 si è consolidato un aumento molto significativo dell’attività di procurement: i prelievi di cornea sono cresciuti del 101%, passando dalle 77 procedure del 2024 alle 155 già effettuate. Si tratta dei risultati di un percorso organizzativo e formativo promosso dal Centro Regionale Trapianti (CRT) della Campania nell’ambito della riorganizzazione della rete avviata dal Coordinatore Pierino Di Silverio. L’incremento dei volumi non è un dato isolato, ma l’esito di un disegno preciso che punta a rendere stabile e capillare l’attivazione delle opportunità di donazione in tutto il territorio.
L’obiettivo: almeno sei prelevatori formati in ogni azienda ospedaliera
La missione dichiarata è chiara: garantire che in ogni azienda ospedaliera della Campania operino almeno sei medici prelevatori di tessuti, adeguatamente formati e abilitati, in grado di attivare e gestire in autonomia il percorso di donazione delle cornee ogni volta che si presenta una potenziale opportunità. In questo modo il prelievo non dipenderà più esclusivamente dalle competenze e dalla disponibilità dei professionisti della Banca Occhi (oggi diretta dal dottor Luigi Capasso e allocata presso l’Asl Napoli 1 Centro) ma potrà contare su una rete diffusa, capace di intervenire tempestivamente ovunque si verifichi un possibile donatore.
Più coordinamento, più formazione, più cultura della donazione
«Formare 144 prelevatori di tessuti per la Banca Occhi — sottolinea Pierino Di Silverio — significa costruire una rete capillare che non lasci scoperte aree della regione e non disperda nessuna potenziale donazione. È uno dei tasselli della riorganizzazione che stiamo portando avanti: più coordinamento tra ospedali, più formazione, più cultura della donazione, per trasformare le buone pratiche in sistema e non in eccezione». Le parole del Coordinatore sintetizzano l’architettura del progetto: standard condivisi, procedure uniformi, responsabilità chiare e una forte spinta alla crescita delle competenze, affinché la qualità del processo sia omogenea su tutta la Campania.
Il cantiere della formazione: struttura dei corsi e competenze certificate
Il progetto formativo è stato costruito in stretta collaborazione con la UOC Formazione, Ricerca e Cooperazione Internazionale dell’AORN Cardarelli, diretta da Maurizio Cappiello. La UOC cura la struttura dei corsi, l’armonizzazione dei contenuti e la certificazione delle competenze, assicurando che ogni professionista acquisisca gli strumenti tecnici e relazionali necessari. I percorsi coinvolgono un numero sempre più ampio di operatori, con moduli dedicati agli aspetti tecnici del prelievo dei tessuti oculari e alla gestione delle fasi comunicative più delicate: il colloquio con i familiari, l’informazione chiara e rispettosa, il consenso informato. L’approccio integra simulazioni, studio di casi e aggiornamento sulle migliori pratiche operative, così da trasformare l’addestramento in pratica clinica riproducibile.
2025, l’anno della svolta: +101% di prelievi
L’aumento dei prelievi di cornee registrato nel 2025 — da 77 a 155 — è un indicatore concreto del cambiamento in atto. L’effetto rete, unito alla disponibilità di professionisti formati, consente di intercettare più opportunità donative, ridurre i tempi necessari all’attivazione del percorso e, di conseguenza, incrementare la disponibilità di tessuti per i trapianti. Il dato percentuale (+101%) fotografa non solo un’espansione quantitativa, ma anche una maturazione organizzativa: quando procedure, ruoli e competenze sono chiari, l’intero sistema diventa più efficiente e affidabile.
Perché la cornea donata fa la differenza
Ogni donatore di cornee può restituire la vista fino a due persone affette da gravi patologie corneali, tra cui cheratopatie cicatriziali, esiti di infezioni, degenerazioni o traumi oculari. Per molti pazienti il trapianto rappresenta l’unica possibilità di tornare a vedere e di recuperare autonomia nella vita quotidiana, nello studio e nel lavoro. Aumentare i prelievi significa quindi ridurre le liste d’attesa e offrire a più persone la concreta opportunità di un ritorno alla vista. Dietro ogni numero c’è un percorso di cura che ricomincia, uno sguardo che torna a mettere a fuoco, una biografia che riprende il suo cammino.
Dalla Banca Occhi alla rete regionale: un modello aperto
Il superamento di un modello centrato esclusivamente sulla Banca Occhi — pur restando questa un presidio tecnico-scientifico fondamentale — rappresenta un salto culturale. La direzione affidata al dottor Luigi Capasso e la collocazione presso l’Asl Napoli 1 Centro sono punti di riferimento, ma il progetto apre la possibilità di prelievo a medici di tutta la regione, creando nodi locali capaci di operare con la stessa qualità e gli stessi standard. La prossimità dei professionisti ai luoghi di cura aumenta la probabilità di intercettare la donazione nel tempo giusto e con le condizioni ideali per la successiva idoneità del tessuto.
Il consenso informato come snodo decisivo
Il CRT Campania richiama con forza l’importanza del consenso alla donazione. Informarsi, esprimere la propria volontà in vita e parlarne con i familiari resta il modo più efficace per trasformare un’intenzione in un sì concreto nel momento del bisogno. La chiarezza dei percorsi, la trasparenza delle procedure e la preparazione degli operatori che dialogano con le famiglie sono elementi essenziali per accompagnare decisioni tanto generose quanto delicate. In questo senso, la formazione sulla comunicazione è parte integrante della qualità clinica.
«La tecnologia serve a poco se manca la scelta di donare»
«La tecnologia, le competenze e l’organizzazione — conclude Di Silverio — servono a poco se manca il gesto decisivo: la scelta di donare. Per questo la riorganizzazione della rete trapiantologica va di pari passo con il lavoro culturale sul territorio, nelle scuole, negli ospedali e nelle comunità. Ogni cornea donata è uno sguardo che torna a vedere, una vita che riprende luce». Le parole del Coordinatore mettono al centro la responsabilità condivisa: istituzioni, professionisti, cittadini e comunità sono parte della stessa catena di valore che conduce da un atto di altruismo a un risultato clinico che cambia l’esistenza di chi riceve.
Prospettive: traguardi misurabili e qualità diffusa
I prossimi mesi saranno scanditi da obiettivi misurabili: arrivare a 96 abilitazioni già entro giugno e a 144 entro il 2026, assicurando in ogni azienda ospedaliera almeno sei prelevatori formati. L’espansione della rete e l’aumento dei prelievi puntano a consolidare una nuova normalità: opportunità donative attivate con prontezza, percorsi standardizzati, qualità uniforme e un rapporto di fiducia sempre più solido con le famiglie. La Campania sceglie così di trasformare le “buone pratiche” in sistema, facendo della donazione di cornea una politica sanitaria efficace, tangibile e vicina ai bisogni reali dei pazienti.
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Cosa significa “10,4 casi ogni 1.000 abitanti”
Nel periodo compreso tra il 24 e il 30 novembre, la rete di sorveglianza ha rilevato 10,4 casi di infezioni respiratorie ogni 1.000 abitanti. Rispetto alla settimana precedente, quando l’incidenza si attestava a 8,96 casi per 1.000, l’aumento è di circa l’11%. In termini pratici, ciò significa che su una comunità di dimensioni medio-piccole si registrano, nell’arco di sette giorni, diversi nuovi malati con febbre, tosse, congestione nasale o altri sintomi compatibili con influenza e virus respiratori stagionali. L’incremento percentuale, tipico della fase ascendente della curva epidemica invernale, suggerisce che la diffusione sia trainata sia dalla ripresa delle attività al chiuso sia dalla co-circolazione di più agenti virali.
I più piccoli restano i più colpiti
Il dato più evidente riguarda ancora una volta i bambini nella fascia 0-4 anni: 33 casi ogni 1.000. La maggiore esposizione dei più piccoli è spiegabile con diversi fattori. Nei primi anni di vita il sistema immunitario è in fase di maturazione e l’esposizione ai virus, specie nei contesti comunitari come nidi e scuole dell’infanzia, favorisce una trasmissione più efficiente. Inoltre, i bambini tendono ad avere contatti ravvicinati e frequenti con coetanei e familiari, condizione che aumenta la probabilità di contagio. Questo non significa automaticamente quadri clinici severi, ma richiede attenzione da parte dei pediatri e delle famiglie per gestire correttamente febbre, idratazione, riposo e isolamento dai contatti più fragili.
Quali virus circolano: influenza in crescita, influenza A prevalente
Sul fronte dei virus identificati in laboratorio, dei 2.088 campioni analizzati il 20,3% (423) è risultato positivo ai virus influenzali, con netta prevalenza di quelli di tipo A. La predominanza dell’influenza A è un elemento tipico di molte stagioni invernali e, a livello di sanità pubblica, comporta un’attenzione particolare alla sorveglianza dei sottotipi, all’andamento clinico dei casi e all’efficacia della campagna vaccinale. Più cresce la quota di positivi all’influenza tra i campioni testati, più è probabile che la malattia influenzale diventi la causa principale delle sindromi respiratorie, scalzando gradualmente altri virus autunnali.
La co-circolazione: SARS-CoV-2, VRS e altri “compagni di viaggio”
La stagione in corso non è monolitica: insieme all’influenza circolano altri patogeni. Sono stati identificati 83 campioni positivi a SARS-CoV-2 (il 4%) e 51 positivi al Virus Respiratorio Sinciziale, VRS (il 2%). Tra gli altri agenti, spiccano i Rhinovirus (13,2% dei campioni) e i virus Parainfluenzali (3,3%). La co-circolazione ha almeno tre implicazioni pratiche. Primo, complica la diagnosi clinica basata sui soli sintomi, perché quadri febbrili, tosse e malessere generale possono essere sovrapponibili. Secondo, determina ondate che si “sovrappongono”, con picchi che non sempre coincidono e che possono prolungare la pressione sui servizi sanitari. Terzo, rende ancora più importante l’adozione di misure trasversali di prevenzione che funzionano per tutti i virus respiratori.
Nessun segnale di influenza aviaria nei campioni analizzati
Il bollettino precisa che, ad oggi, non è stato segnalato alcun campione riconducibile all’influenza aviaria. È un’informazione rilevante per la sorveglianza: indica che, nel panorama attuale, i virus influenzali circolanti nella popolazione sono quelli stagionali noti e non si osservano elementi suggestivi di emergenze legate a varianti di interesse zoonotico. La sorveglianza continua è comunque essenziale per intercettare tempestivamente eventuali cambiamenti nello scenario.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Con l’avvicinarsi delle festività e l’aumento dei contatti in ambienti chiusi, è plausibile che l’incidenza resti sostenuta. Le stagioni influenzali, di norma, raggiungono un picco tra fine dicembre e febbraio, con variabilità legata ai ceppi circolanti e ai comportamenti sociali. La crescita da 8,96 a 10,4 casi per 1.000 in soli sette giorni suggerisce che la fase ascendente non sia ancora esaurita. È quindi ragionevole attendersi un’ulteriore pressione su medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, con un incremento delle richieste di consulenza per febbre, tosse e sintomi respiratori.
Prevenzione: le misure che fanno la differenza
In questo contesto, le azioni individuali e comunitarie giocano un ruolo decisivo. Restare a casa in presenza di febbre o sintomi respiratori importanti, aerare regolarmente gli ambienti, igienizzare le mani in modo accurato e indossare la mascherina in luoghi affollati o a contatto con persone fragili sono comportamenti che riducono la trasmissione. La vaccinazione antinfluenzale, raccomandata in particolare per anziani, persone con patologie croniche, donne in gravidanza e operatori sanitari, contribuisce a mitigare le forme più severe e a diminuire l’impatto complessivo della stagione. Anche le strategie organizzative (come la tutela dei lavoratori con sintomi e la promozione dello smart working nei picchi) aiutano a contenere l’assenteismo e l’effetto “domino” dei contagi.
Attenzione particolare ai fragili e alle famiglie
Famiglie con bambini piccoli e persone che assistono anziani o soggetti fragili dovrebbero prestare particolare attenzione ai segnali precoci: febbre alta persistente, difficoltà respiratoria, disidratazione, sonnolenza marcata o peggioramento dei sintomi richiedono il contatto con il medico. La gestione corretta a domicilio (riposo, idratazione, antipiretici secondo indicazione medica) resta il pilastro nelle forme lievi e moderate, evitando antibiotici se non prescritti per indicazione specifica. L’obiettivo è duplice: proteggere chi è più esposto alle complicanze e preservare le risorse sanitarie per i casi effettivamente gravi.
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Operata a 102 anni per un carcinoma al seno
NewsCarcinoma, un caso eccezionale
Martino Trunfio, direttore della Chirurgia senologica, spiega che non accade spesso di trovarsi di fronte a una donna ultracentenaria determinata e pronta ad affrontare un percorso diagnostico-terapeutico per una lesione mammaria con ulcerazione della pelle, sanguinante, che creava grosso disagio.
Diritto alle cure
Per il direttore generale Antonio d’Amore: “Questo caso dimostra che l’età anagrafica, da sola, non deve diventare una barriera: quando esistono competenza, coordinamento e una struttura di livello nazionale, è possibile offrire cure di qualità anche ai pazienti più fragili e longevi. Un risultato che ci rende orgogliosi e che rappresenta al meglio la missione del nostro ospedale”.
Attività in crescita
Il Cardarelli effettua in media 600 interventi al seno all’anno, di cui 400 per neoplasie. L’ospedale napoletano può garantire inoltre un’assistenza integrata grazie ad una Breast Unit certificata EUSOMA dalla Società Europea degli Specialisti del Cancro al Seno, fondata su un’alleanza interdisciplinare che unisce il lavoro degli specialisti dell’Oncologia, diretta da Ferdinando Riccardi, con quello della Diagnostica Senologica diretta da Salvatore Minelli e della stessa Chirurgia senologica. Un porto sicuro e dal volto umano per le donne che soffrono di tumore mammario, con il Gom (Gruppo Oncologico Multidisciplinare) alla presenza delle pazienti per fornire il massimo del supporto e più consapevolezza nell’affrontare le cure.
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Cosa sono (e come si evitano) le malattie cardio-nefro-metaboliche
NewsAi microfoni di Radio Kiss Kiss, per le “Pillole di Salute” volute e organizzate dal network editoriale PreSa, il dottor Eugenio Di Brino (economista sanitario e fondatore di Altems Advisory, spin-off dell’Università Cattolica) parlerà di malattie cardio-nefro-metaboliche. Un nome complicato per una serie di malattie che colpiscono più persone di quanto si possa credere e che interessano non solo il cuore, ma anche i reni e il metabolismo. Proprio per questo è importante restare sintonizzati su Radio Kiss Kiss. Appuntamento sabato 20 dicembre alle 08:30 circa. Stay tuned!
Melanoma, la mappa “spaziale” del sistema immunitario
NewsConoscere l’esatta posizione delle cellule immunitarie dentro il tumore e capire come interagiscono tra loro può fare la differenza tra una terapia efficace e una inutile. È il messaggio forte che arriva da Secombit, uno studio che pone al centro la “biologia spaziale” applicata al melanoma, il più aggressivo dei tumori cutanei. Presentato a Napoli in occasione della XVI edizione del Melanoma Bridge e dell’XI edizione dell’Immunotherapy Bridge, il lavoro mostra che la geografia delle cellule nel microambiente tumorale, letta e interpretata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale (IA), consente di predire la risposta all’immunoterapia e di avvicinare una medicina realmente personalizzata e predittiva per i pazienti con malattia metastatica.
Che cos’è Secombit e perché è importante
Secombit è uno studio che esplora l’alleanza tra tecnologie ad altissima risoluzione e algoritmi di apprendimento automatico per decifrare la complessità immunologica del melanoma avanzato. Non si limita a contare quali cellule siano presenti, ma indaga dove si trovino all’interno del tessuto tumorale e in che modo “parlino” tra loro. L’obiettivo è trasformare una fotografia statica in una mappa dinamica capace di correlare le architetture cellulari con gli esiti clinici, cioè con la probabilità che un paziente tragga beneficio dalle diverse combinazioni di immunoterapia disponibili oggi.
Dalla biopsia alla mappa: 42 campioni, 28 marcatori
Il cuore sperimentale del lavoro è l’analisi di 42 biopsie pre-trattamento di pazienti con melanoma avanzato. Ogni campione è stato studiato con un pannello di immunofluorescenza multipla comprendente 28 marcatori: un approccio che permette di riconoscere con precisione i diversi tipi cellulari (per esempio linfociti T, cellule dendritiche, macrofagi) e la loro espressione molecolare direttamente nel contesto del tessuto. Grazie a questa tecnica, i ricercatori hanno potuto ottenere mappe ad alta definizione della distribuzione delle cellule, distinguendo zone “calde” o “fredde” dal punto di vista immunitario, e tracciando le distanze tra popolazioni cellulari chiave.
Dove contano i dettagli: la logica “spaziale” del microambiente
“Non abbiamo guardato solo a quante cellule sono presenti, ma soprattutto a dove si trovano e come comunicano tra loro”, spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli, presidente della Fondazione Melanoma Onlus e direttore dell’Unità di Oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto Pascale di Napoli. Questa prospettiva, definita “spaziale”, concentra l’attenzione sulle relazioni: la vicinanza fra linfociti T effettrici e cellule tumorali, l’accessibilità delle cellule immunitarie alle aree vitali del tumore, la presenza di barriere stromali o di cellule immunosoppressive che possano ostacolare l’azione terapeutica. È in queste configurazioni, non solo nei conteggi, che si celano gli indizi utili a prevedere chi risponderà all’immunoterapia.
Dalla complessità al segnale: il ruolo dell’intelligenza artificiale
Per decodificare un mosaico biologico così ricco di informazioni, lo studio ha integrato i dati spaziali con l’IA. “L’IA è stata addestrata per riconoscere schemi cellulari e molecolari complessi, riuscendo così a correlare i dati istologici con gli esiti clinici”, precisa Ascierto. In pratica, gli algoritmi hanno imparato ad associare specifiche configurazioni, per esempio determinati “quartieri” di cellule immunitarie posizionati vicino ai nidi tumorali, con una migliore o peggiore probabilità di risposta. Il risultato non è una semplice classificazione, ma una previsione con ricadute clinical-driven: “In sostanza, l’IA ha imparato a prevedere quali pazienti potranno beneficiare meglio delle diverse combinazioni terapeutiche”.
Dalla previsione alla decisione clinica: verso una medicina di precisione
La portata clinica di Secombit sta proprio nell’abilitare scelte terapeutiche più informate prima ancora di iniziare il trattamento. Avere in mano, già dalla biopsia, un profilo spaziale del microambiente tumorale che suggerisca una maggiore probabilità di risposta a una specifica combinazione di immunoterapici consente di ridurre tempi, tossicità e costi, aumentando al contempo le chance di beneficio per il paziente. In presenza di pattern associati a scarsa risposta, la mappa può indirizzare verso strategie alternative o combinazioni più aggressive, evitando tentativi ed errori. È un passaggio cruciale per trasformare l’immunoterapia da opzione “per molti” a intervento “su misura”.
Precisione predittiva: un traguardo e un punto di partenza
“Questo studio rappresenta una tappa importante verso una medicina di precisione realmente predittiva”, sottolinea Ascierto. L’integrazione di tecnologie di biologia spaziale, capaci di fotografare in modo fedele il dialogo tra tumore e sistema immunitario, con strumenti di IA in grado di riconoscere pattern nascosti, apre la strada a un’Oncologia che non si limita a misurare ma che anticipa. Le configurazioni cellulari individuate e correlate agli esiti clinici non sono soltanto marcatori descrittivi: diventano bussola operativa per la pratica clinica e fonte di nuove ipotesi di ricerca, per esempio su come rimodellare un microambiente “sfavorevole” e renderlo più sensibile ai trattamenti.
Implicazioni per ricerca, diagnosi e organizzazione dei percorsi di cura
L’approccio delineato da Secombit ha ricadute che superano il singolo studio. Sul fronte della ricerca, suggerisce trial prospettici in cui i pazienti siano stratificati in base ai profili spaziali, accelerando l’identificazione delle combinazioni più efficaci. In diagnostica, apre alla standardizzazione di pannelli multiparametrici e pipeline analitiche che possano essere adottate in centri clinici avanzati. Dal punto di vista organizzativo, stimola la costruzione di team multidisciplinari; patologi, oncologi, bioinformatici, data scientist; per valorizzare al meglio i dati generati, con un’attenzione costante alla qualità dei campioni, alla tracciabilità e alla riproducibilità dei risultati.
Napoli come crocevia: la cornice del Melanoma Bridge
Non è casuale che questi risultati siano stati presentati a Napoli, durante il Melanoma Bridge e l’Immunotherapy Bridge, appuntamenti che hanno consolidato negli anni un ruolo di primo piano nel mettere in dialogo clinica e scienza di frontiera. La presenza di una rete di istituzioni, come l’Università Federico II, la Fondazione Melanoma Onlus e l’Istituto Pascale, ha favorito la convergenza di competenze e strumenti, trasformando la città in un punto di riferimento internazionale per l’innovazione in Oncologia.
Dalla mappa alla cura, con metodo
Il messaggio di Secombit è chiaro: mappare con precisione “chi è dove” nel tumore e “come interagisce” non è un esercizio accademico, ma una chiave concreta per prevedere l’esito dell’immunoterapia nel melanoma metastatico. L’alleanza tra biologia spaziale e intelligenza artificiale non solo consente di comprendere meglio le dinamiche immunitarie, ma permette di anticipare i benefici delle combinazioni terapeutiche e di guidare scelte cliniche sempre più personalizzate. È una tappa importante, e al tempo stesso il punto di partenza di una nuova stagione in cui diagnosi, previsione e terapia viaggiano insieme sulla stessa mappa.
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PreSa Weekly – 5 Dicembre 2025
PreSa WeeklyBentornati a PreSa Weekly, il nostro tg di news settimanali condotto interamente da un avatar digitale.
PreSa supporta lo studio DISaRMM promosso da EMA
Farmaceutica, Associazioni pazienti, Benessere, Mondo salute, NewsPreSa supporta lo studio DISaRMM, promosso dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), insieme al Dipartimento di Farmacia e al CIRFF dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e ad altri partner accademici e centri di ricerca di sei Paesi dell’Unione Europea.
Cos’è DISaRMM
DISaRMM è uno studio internazionale che analizza come vengono diffuse ai professionisti sanitari e ai pazienti le misure aggiuntive di minimizzazione del rischio (aRMM) dei medicinali (es. guide per gli operatori sanitari, schede paziente, materiali educativi) e quali criticità incontrano gli attori coinvolti nel processo. I risultati contribuiranno a migliorare la qualità e l’efficacia della comunicazione sui rischi dei medicinali in Europa.
Perché DISaRMM interessa la nostra comunità
Le aRMM sono uno strumento operativo che incide sulla pratica clinica quotidiana (prescrizione, counselling, monitoraggio). La partecipazione è quindi essenziale per fornire evidenze real-world utili a EMA e alle autorità competenti nazionali.
Come partecipare
Contatti
Segreteria progetto (Italia): segreteria@planifyevents.it
Intestino-cervello: il legame tra microbioma, ansia e depressione
Stili di vita, News, Ricerca innovazioneNegli ultimi anni la ricerca ha chiarito che l’intestino non è solo un organo digestivo: dialoga continuamente con il sistema nervoso, contribuendo a regolare umore, stress, sonno e comportamento. Questo scambio bidirezionale, conosciuto come asse intestino-cervello, coinvolge fibre nervose, ormoni, molecole immunitarie e metaboliti prodotti dai microbi intestinali. Una parte rilevante della serotonina dell’organismo è sintetizzata dalle cellule enteroendocrine dell’intestino e, pur non attraversando direttamente la barriera emato-encefalica, influenza segnali e precursori che raggiungono il cervello.
Dalla pancia alla mente: i meccanismi chiave
Il dialogo tra microbi e cervello scorre su più “linee”:
Ansia e depressione: cosa mostrano i dati umani
Ma c’è di più, alcuni studi dimostrano che persone con disturbi d’ansia o depressione hanno spesso firme microbiche intestinali differenti rispetto a persone che non hanno questi disturbi: minore diversità, sbilanciamento di alcune famiglie batteriche, profili infiammatori più accentuati e un’asse HPA più reattiva. La letteratura più recente punta anche su approcci multi-omici che integrano profili microbici, metaboliti e marcatori ematici, rafforzando l’ipotesi di un coinvolgimento biologico dell’ecosistema intestinale nei disturbi dell’umore. Va detto, è giusto ricordarlo, che associazione non equivale automaticamente a causalità.
Psicobiotici e probiotici: dove arriva l’evidenza clinica
Il termine “psicobiotici” indica ceppi microbici e prebiotici in grado di influenzare funzioni cerebrali e comportamentali. Meta-analisi e revisioni pubblicate tra il 2024 e il 2025 riportano, in media, una riduzione modesta ma significativa dei sintomi depressivi e, con ampia variabilità, anche ansiosi, quando probiotici o sinbiotici sono usati come aggiunta alle cure standard.
I risultati sono incoraggianti ma eterogenei (diversi ceppi, dosi, durate, popolazioni), perciò l’interpretazione richiede cautela e non consente di sostituire i trattamenti convenzionali. Alcuni ceppi ricorrenti nelle analisi (ad esempio Lactobacillus plantarum, Bifidobacterium breve, Akkermansia muciniphila) mostrano segnali di beneficio, ma servono studi di precisione su quali profili di pazienti rispondano meglio a quali combinazioni.
Cibo, fibre e fermenti: il ruolo della dieta
La dieta è un modulatore quotidiano del microbioma. L’evidenza clinica suggerisce che migliorare la qualità alimentare può aiutare i sintomi depressivi. Il trial SMILES, primo studio randomizzato che ha testato una dieta tipo mediterranea come supporto al trattamento della depressione, ha mostrato un beneficio clinico dopo 12 settimane rispetto a un controllo di supporto sociale. Analisi successive e meta-analisi di trial alimentari indicano un effetto complessivo favorevole (sebbene con differenze tra età e protocolli). Modelli alimentari ricchi di fibre, legumi, cereali integrali, frutta, verdura, pesce e olio extravergine d’oliva favoriscono metaboliti come gli SCFA e meccanismi antinfiammatori potenzialmente protettivi per l’umore.
Perché i metaboliti dei microbi contano
Gli SCFA (acetato, propionato, butirrato) derivano dalla fermentazione delle fibre e agiscono su recettori specifici presenti in cellule immunitarie e neurali. Possono rafforzare le giunzioni serrate delle barriere cerebrali, modulare la reattività microgliale e, indirettamente, la plasticità sinaptica. Questi effetti “a valle” offrono una spiegazione biologica plausibile del legame tra alimentazione ricca di fibre, microbi in equilibrio e benessere psichico.
Dalla teoria alla clinica: cosa è realistico aspettarsi
Alla luce dei dati attuali, l’asse intestino-cervello non è una bacchetta magica, ma un tassello importante di un approccio integrato ai disturbi dell’umore. Interventi sullo stile di vita (dieta di qualità, attività fisica regolare, sonno adeguato, gestione dello stress) rappresentano basi concrete per favorire un microbioma più resiliente; i probiotici possono essere considerati come coadiuvanti selezionati in collaborazione con lo specialista, preferendo prodotti con ceppi e dosaggi utilizzati in trial clinici. Nelle forme complesse o resistenti, la ricerca si sta spingendo verso strategie di psicobiotica di precisione, che combinano profili microbici, infiammatori e metabolici per scegliere interventi mirati.
Focus su sicurezza e personalizzazione
I probiotici sono generalmente ben tollerati nelle persone sane, ma in soggetti immunocompromessi o con patologie intestinali complesse la valutazione clinica è essenziale. È altrettanto importante evitare il “fai da te” con diete e integratori al posto delle terapie prescritte: l’evidenza supporta un uso integrativo, non sostitutivo. In alcuni contesti, come gli stati ansioso-depressivi legati allo stress cronico, la psicoeducazione sullo stile di vita e interventi comportamentali restano pilastri della cura, da affiancare, quando indicato,— a farmaci e psicoterapia.
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Influenza e l’invasione cellulare: come le cellule umane reagiscono all’attacco del virus
Health World, NewsL’influenza è una delle malattie infettive più comuni e fastidiose, responsabile ogni anno di numerosi casi di malessere e ospedalizzazioni. Per molto tempo la sua dinamica d’infezione è stata vista come un processo a senso unico, con il virus che si limita a invadere le cellule umane, le quali resterebbero passive e indifese. Tuttavia, una recente scoperta scientifica ha rivoluzionato questa visione, mostrando che le cellule del nostro organismo non sono semplici vittime, ma partecipano attivamente a questo processo. Grazie a una nuova tecnica di imaging ad altissima risoluzione, gli scienziati hanno potuto osservare per la prima volta come le cellule umane interagiscono con il virus influenzale in modo sorprendente e sofisticato.
Nuova tecnica d’imaging rivela l’interazione tra virus dell’influenza e cellule umane
Il fulcro della ricerca è una tecnologia di imaging innovativa, capace di catturare dettagli incredibili durante i primi momenti dell’infezione virale. Prima di questa scoperta, la maggior parte delle osservazioni sul virus influenzale si basava su immagini a bassa risoluzione o su modelli teorici derivati da esperimenti indiretti. Gli scienziati sono riusciti a osservare il virus mentre “cercava” il punto ideale sulla superficie delle cellule per penetrare, ma ciò che ha sorpreso di più è stata la risposta cellulare.
Contrariamente all’idea di una cellula passiva, è emerso che le membrane cellulari si “allungano” o si protendono attivamente per “afferrare” le particelle del virus influenzale. Questo movimento è stato paragonato a una sorta di “surfing” del virus sulla membrana, dove il virus viene guidato e manovrato dalla cellula stessa nella sua ricerca dell’ingresso migliore. Questa dinamica suggerisce una sorta di comunicazione o di interazione molto più complessa di quanto si pensasse, aprendo nuove fondamentali prospettive nello studio dell’influenza.
Il ruolo attivo delle cellule nell’infezione influenzale
Questa scoperta cambia in modo significativo il modo in cui osserviamo la lotta tra virus e cellule ospiti. Le cellule umane non si limitano a subire passivamente le aggressioni esterne; al contrario, dimostrano un comportamento attivo e decisivo nel cercare di controllare il processo di infezione. Il meccanismo di “afferrare” il virus potrebbe rappresentare infatti una strategia per limitare la diffusione virale o per indirizzare il virus verso percorsi intracellulari meno dannosi.
Inoltre, questa capacità delle cellule di interagire con il virus influenza le modalità con cui si sviluppano i trattamenti antivirali. Se le cellule sono in grado di influenzare il modo in cui il virus penetra, allora è possibile sviluppare farmaci che enfatizzino o modifichino questa risposta cellulare, magari potenziandola per ostacolare l’infezione fin dai suoi primissimi stadi. Inoltre, la comprensione di questa interazione apre anche nuove strade per la progettazione di vaccini più efficaci.
Implicazioni per la ricerca e per la medicina
Lo studio basato su questa tecnica di imaging, pubblicato recentemente su ScienceDaily, non solo amplia la nostra conoscenza del comportamento del virus dell’influenza nella sua fase di invasione, ma rappresenta anche un esempio di come la tecnologia possa trasformare le neuroscienze e la biologia cellulare. Gli scienziati sono ora in grado di visualizzare dinamiche cellulari prima invisibili, scoprendo nuove potenzialità di difesa e sopravvivenza delle cellule.
Questa scoperta influenza anche il modo in cui si interpretano le risposte immunitarie innate. Il fatto che la cellula stessa “prenda” il virus suggerisce un possibile ruolo di riconoscimento precoce del patogeno e di attivazione della risposta immunitaria. Ciò può aiutare a comprendere meglio le cause di alcune variabilità nella gravità dell’influenza tra soggetti diversi, visto che il comportamento delle cellule ospiti potrebbe influenzare l’evoluzione della malattia.
Una prospettiva nuova per la lotta contro l’influenza
La capacità delle cellule umane di interagire attivamente con il virus influenzale inaugura un nuovo capitolo della ricerca sulle infezioni virali. L’“invasione cellulare” non è più un semplice assalto unidirezionale, ma un confronto dinamico in cui il virus e la cellula ospite si influenzano reciprocamente. Questa visione apre la strada a nuove strategie terapeutiche basate sul rafforzamento delle difese cellulari innati.
Lo sviluppo di farmaci che intervengano proprio su questi meccanismi di interazione cellulare potrebbe trasformare il modo in cui si combatte l’influenza, migliorando l’efficacia dei trattamenti attuali e riducendo l’impatto delle epidemie stagionali. Nel contempo, questa scoperta pone le basi anche per studi simili su altri virus respiratori, come il virus respiratorio sinciziale o i coronavirus, lasciando intuire un futuro in cui la biologia cellulare sarà sempre più protagonista nella lotta contro le malattie infettive.