“Il lavoro del Centro ha espanso incredibilmente la capacità di fare terapie contro le malattie: precedentemente gli approcci farmacologici erano limitati alle proteine, mentre oggi possono essere indirizzati verso porzioni del genoma che prima non erano aggredibili”.
A parlare dei nuovi orizzonti è stato Giuseppe Biamonti, coordinatore dello Spoke 6 del Centro Nazionale per la Terapia Genica e Farmaci con Tecnologia RNA (uno dei cinque centri finanziati dal Pnrr dell’Unione Europea in occasione del meeting “RNA drug development”) una due giorni di lavori che ha riunito ricercatrici e ricercatori con un duplice obiettivo: condividere i risultati maturati nel triennio e mettere a fuoco le prospettive di sviluppo delle linee di ricerca, con particolare attenzione agli strumenti e alle strategie per terapie basate sull’RNA.
La cornice partenopea ha offerto un contesto dinamico e collaborativo, favorendo uno scambio serrato tra competenze che spaziano dalla biologia molecolare alla chimica, dalla fisica alle scienze dei materiali, fino al trasferimento tecnologico.
Un triennio di investimenti e crescita
Nel triennio, lo Spoke 6 ha operato con un finanziamento complessivo di circa 11 milioni di euro, sostenendo 25 progetti. Una parte significativa delle risorse è stata distribuita tramite i bandi a cascata (Open Call): 11 interventi per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro, con l’obiettivo di ampliare la partecipazione della comunità scientifica e favorire l’ingresso di nuove idee e tecnologie.
Sul fronte delle competenze, il consolidamento è stato tangibile: sono stati assunti 35 ricercatori a tempo determinato e attivati 14 dottorati di ricerca, contribuendo ad accrescere la massa critica di professionalità necessaria per affrontare sfide complesse e multidisciplinari. In termini di output scientifico, i risultati superano le 100 pubblicazioni. Parallelamente, è proseguita la verifica della componente più direttamente industriale, inclusi gli esiti legati alla valorizzazione e al trasferimento tecnologico, con l’obiettivo di trasformare la ricerca in soluzioni concrete, scalabili e utili per pazienti e clinici.
L’espansione del perimetro terapeutico
Un percorso, insomma, che propone con forza un cambio di paradigma: l’RNA consente di intervenire a monte della produzione proteica, modulando l’espressione genica, correggendo difetti di splicing, silenziando trascritti patologici o introducendo informazioni terapeutiche con precisione crescente.
“Lo Spoke 6 ha riunito competenze complementari, dalla biologia molecolare alla chimica e alla fisica, per sviluppare strumenti e strategie utili a migliorare la comprensione dei processi biologici legati all’RNA e aumentarne efficacia e specificità nelle applicazioni terapeutiche”, ha aggiunto Biamonti, richiamando il valore della convergenza tra discipline come fattore abilitante di innovazioni realmente impattanti.
Dall’esperienza Covid a un orizzonte più ampio
Il meeting ha rappresentato anche un momento di riflessione sulle lezioni tratte dalla pandemia e sullo slancio che ne è derivato per le tecnologie RNA. Angela Zampella, Prorettrice dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sottolineato: “Il Centro Nazionale per la Terapia Genica guarda la tematica di nuovi approcci terapeutici basati sulla tecnologia dei farmaci RNA che viene dall’esperienza del Covid.
Oggi però si va oltre, provando a sfruttare le enormi potenzialità di espansione su moltissime patologie di diversa natura, da quelle neurodegenerative ai tumori e molte altre. E si guarda anche allo sviluppo di tecnologie per rendere possibile la veicolazione di questo tipo di farmaci”. Il riferimento è duplice: da un lato, l’ormai consolidata capacità di progettare molecole di RNA con funzioni terapeutiche; dall’altro, l’urgenza di ottimizzare i sistemi di delivery (ad esempio nanoparticelle lipidiche e vettori innovativi) al fine di indirizzare i trattamenti in modo selettivo ai tessuti bersaglio, migliorando efficacia e profilo di sicurezza.
Diagnosi precoce: il caso Urinbb per il tumore alla vescica
Tra le novità presentate durante il convegno spicca Urinbb, un test rapido e non invasivo per la diagnosi precoce del tumore alla vescica su un semplice campione di urine. “Grazie ai fondi del Centro nazionale abbiamo avviato questo studio clinico basato sul dosaggio di molecole di RNA nelle urine dei pazienti: un test che consente di individuare un eventuale tumore già negli stadi precoci”, ha spiegato Amelia Cimmino, responsabile del progetto, precisando che la validazione è proseguita in ambito ospedaliero in attesa degli ulteriori passaggi autorizzativi.
Il principio alla base è chiaro: alcune firme di RNA, rilasciate dalle cellule tumorali o prodotte come risposta dell’organismo, possono costituire biomarcatori sensibili e specifici per identificare la malattia prima dell’insorgenza di sintomi o della comparsa di lesioni macroscopicamente evidenti. L’adozione di test di questo tipo, qualora confermata su larga scala, potrebbe ridurre il ricorso a procedure più invasive, ottimizzare i percorsi di sorveglianza e migliorare significativamente la prognosi grazie a interventi tempestivi.
Dalla ricerca al letto del paziente: trasferimento tecnologico e impatto
Un elemento ricorrente nelle discussioni del meeting è stato il passaggio dalla prova di concetto alla produzione di strumenti clinicamente adottabili. Il lavoro di valorizzazione e trasferimento tecnologico citato nel bilancio dello Spoke 6 va in questa direzione, puntando a standardizzare processi, definire protocolli riproducibili e costruire partenariati industriali in grado di sostenere fasi regolatorie, produzione e distribuzione. In questo contesto, progetti come Urinbb fungono da apripista: dimostrano come l’integrazione di scienza di base, sviluppo tecnologico e validazione clinica possa tradursi in soluzioni d’uso reale.
Prospettive: più specificità, migliore delivery, nuove indicazioni
Guardando avanti, le priorità emerse includono l’aumento di specificità e stabilità delle molecole di RNA, l’ulteriore affinamento delle piattaforme di veicolazione verso organi e tessuti difficili da raggiungere e l’estensione delle applicazioni a patologie finora prive di risposte efficaci.
L’interdisciplinarità rimane un fattore chiave: la collaborazione tra biologi, chimici, fisici, data scientist e clinici consente di affrontare problematiche complesse (dall’ottimizzazione delle sequenze all’analisi dei big data omici, fino al design di materiali intelligenti) con approcci integrati. La traiettoria tracciata dallo Spoke 6, forte di risultati scientifici consistenti e di un ecosistema che valorizza il capitale umano, offre al Paese una piattaforma competitiva per contribuire alla medicina di precisione del prossimo decennio.
Leggi anche:




it freepik




it freepik