L’Hantavirus è tornato al centro dell’attenzione internazionale dopo i casi registrati tra passeggeri e membri dell’equipaggio della nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese, in viaggio nell’Atlantico meridionale. Secondo gli aggiornamenti delle autorità sanitarie europee, il focolaio è collegato al virus Andes, una forma di hantavirus particolarmente sorvegliata perché, a differenza della maggior parte degli altri hantavirus, può in rari casi trasmettersi anche da persona a persona.
Al 10 maggio, l’ECDC riportava otto casi complessivi, sei confermati e due probabili, con tre decessi; la nave è arrivata a Tenerife, nelle Canarie, da dove sono partite le operazioni di sbarco e rimpatrio dei passeggeri.
Quasi superfluo dire che la vicenda ha avuto una forte eco in Europa, perché a bordo erano presenti passeggeri e personale di diverse nazionalità. Le autorità sanitarie hanno attivato il tracciamento internazionale dei contatti, mentre alcuni Paesi hanno organizzato voli di rimpatrio e strutture di osservazione sanitaria. L’Organizzazione mondiale della sanità ha valutato basso il rischio per la popolazione generale, ma moderato quello per passeggeri ed equipaggio della nave, proprio per il contesto chiuso e prolungato in cui sono avvenute le esposizioni.
Che cos’è l’Hantavirus
Proviamo allora a capire un po’ meglio di cosa parliamo e quanto questa nuova infezione debba preoccuparci. Con il termine hantavirus si indica un gruppo di virus presenti in varie aree del mondo e associati soprattutto ai roditori. L’infezione nell’uomo è una zoonosi, cioè una malattia che passa dagli animali all’uomo. In genere il contagio avviene inalando particelle contaminate da urine, feci o saliva di roditori infetti, oppure entrando in contatto con superfici contaminate e poi toccandosi bocca, naso o occhi. Il morso o il graffio di un roditore può trasmettere il virus, ma è una modalità considerata rara.
Va detto che gli hantavirus non sono tutti uguali. Alcuni sono più associati a sindromi renali, altri a forme polmonari gravi. Nel caso della MV Hondius, il virus identificato è l’Andes virus, presente soprattutto in Sud America e responsabile della sindrome polmonare da hantavirus, una malattia che può evolvere rapidamente e diventare pericolosa per la vita. L’ECDC sottolinea che l’incubazione dell’Andes virus può variare da una a sei settimane e che i sintomi iniziali possono includere febbre, disturbi respiratori e gastrointestinali.
Come si trasmette
La trasmissione più comune degli hantavirus resta quella legata ai roditori. Il rischio aumenta in ambienti in cui sono presenti escrementi, urine o materiali contaminati, soprattutto se vengono smossi e inalati sotto forma di polveri. Per questo la prevenzione passa da pulizia sicura degli ambienti, controllo dei roditori e attenzione nelle aree rurali, agricole, forestali o in luoghi rimasti chiusi e infestati.
Il caso dell’Andes virus richiede però una cautela in più. Questo ceppo è considerato l’unico hantavirus per cui sia documentata la trasmissione interumana. Non si tratta di un contagio facile, simile a quello di influenza o Covid-19: le autorità sanitarie parlano di trasmissione rara, limitata e associata soprattutto a contatti stretti e prolungati con una persona sintomatica. Sono considerati più rilevanti i contatti familiari, i partner, la condivisione ravvicinata di spazi chiusi, l’esposizione a saliva, secrezioni respiratorie, sangue o altri fluidi corporei.
Questo punto è importante per leggere correttamente l’allarme legato alla crociera: non siamo di fronte a un virus che si diffonde facilmente nella popolazione generale, ma a un evento raro avvenuto in un ambiente particolare, con persone rimaste a bordo per giorni e con possibili esposizioni ripetute.
I sintomi da non sottovalutare
L’infezione può iniziare con sintomi non specifici: febbre, brividi, dolori muscolari, malessere, cefalea, nausea, vomito, diarrea o dolore addominale. In alcuni casi possono comparire tosse, difficoltà respiratoria, dolore toracico o fiato corto. La fase respiratoria è quella più delicata, perché la sindrome polmonare da hantavirus può peggiorare rapidamente e richiedere cure ospedaliere.
Proprio perché i primi sintomi possono somigliare a quelli di molte altre infezioni, il dato epidemiologico diventa fondamentale: avere viaggiato sulla nave coinvolta, essere stati a stretto contatto con un caso confermato o probabile, oppure avere condiviso mezzi e spazi con persone poi risultate infette, cambia il livello di attenzione clinica. L’OMS definisce sospetto un soggetto che abbia condiviso o visitato un mezzo dove era presente un caso confermato o probabile e presenti sintomi compatibili, tra cui febbre, dolori muscolari, brividi, disturbi gastrointestinali o respiratori.
Quarantena e monitoraggio per chi è stato a contatto
La domanda più delicata riguarda le persone entrate in contatto con casi o potenzialmente esposte, ma ancora senza sintomi. Per l’evento della MV Hondius, l’ECDC ha adottato un approccio prudenziale: tutte le persone a bordo della nave, ai fini dello sbarco e del rimpatrio, sono state classificate come contatti ad alto rischio. L’indicazione europea prevede quarantena o monitoraggio fino a sei settimane, pari a 42 giorni, con “giorno zero” fissato al 6 maggio 2026. Per i contatti ad alto rischio sono previsti auto-quarantena, controllo quotidiano dei sintomi e test in caso di comparsa di sintomi.
Per i contatti a basso rischio, invece, l’indicazione è il monitoraggio passivo: la persona non necessariamente viene posta in quarantena stretta, ma deve osservare il proprio stato di salute e isolarsi immediatamente se sviluppa febbre, sintomi respiratori o gastrointestinali compatibili. In quel caso è necessario contattare i servizi sanitari e procedere ai test secondo le indicazioni locali.
Il tracciamento riguarda anche i voli e gli spostamenti successivi. Per i voli di lunga durata, l’ECDC indica il tracciamento dei contatti dei casi probabili o confermati, in particolare per chi sedeva nella stessa fila e nelle due file davanti e dietro. Le misure di prevenzione includono mascherine, distanza di uno-due metri quando possibile e dispositivi di protezione per operatori sanitari e personale coinvolto in assistenza, trasporto o pulizia.
Perché la quarantena dura fino a 42 giorni
Il periodo di 42 giorni non è casuale. L’incubazione dell’Andes virus può arrivare fino a sei settimane, anche se spesso i sintomi compaiono prima. Poiché molte persone esposte sulla nave potrebbero non avere un’esposizione singola e facilmente databile, le autorità hanno scelto una finestra ampia, utile a intercettare l’eventuale comparsa tardiva dei sintomi.
Questo non significa che ogni contatto asintomatico sia malato o contagioso. Le autorità sanitarie australiane, ad esempio, hanno ricordato che non vi sono evidenze di trasmissione da persone asintomatiche. La quarantena e il monitoraggio servono quindi soprattutto a ridurre al minimo il rischio, proteggere i contatti più stretti e garantire un intervento rapido qualora compaiano segni di malattia.
Un rischio basso per la popolazione, ma sorveglianza alta
Il focolaio della MV Hondius mostra quanto sia importante la cooperazione internazionale quando una malattia rara compare in un contesto di viaggio globale. I casi europei legati alla crociera non indicano una diffusione incontrollata dell’Hantavirus nel continente, ma impongono tracciamento, isolamento dei casi, monitoraggio dei contatti e comunicazione chiara.
Il messaggio principale è duplice: l’Hantavirus, e in particolare l’Andes virus, può essere grave e va preso sul serio; allo stesso tempo, il rischio per la popolazione generale resta molto basso quando non vi sono contatti stretti e prolungati con persone sintomatiche o esposizione a roditori infetti. In questa fase, la risposta più efficace è quella già avviata dalle autorità sanitarie: identificare gli esposti, monitorarli per l’intero periodo di incubazione e intervenire rapidamente alla comparsa dei sintomi.
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