Dopo mesi di discussioni e polemiche, dal 21 settembre 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe per visite, esami e prestazioni erogate nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Si tratta degli importi riconosciuti alle strutture sanitarie per l’erogazione delle prestazioni, ma l’aggiornamento avrà conseguenze anche sui ticket pagati dai cittadini come compartecipazione alla spesa sanitaria.
Secondo le stime del ministero della Salute, l’impatto medio sui cittadini non esenti dovrebbe essere contenuto e attestarsi intorno a 1,5 euro in più all’anno. Diverse associazioni dei consumatori e dei cittadini esprimono però preoccupazione, perché alcune prestazioni registrano aumenti più consistenti che potrebbero incidere sulle spese delle famiglie.
Aumentano le tariffe di 448 prestazioni
Il nuovo decreto sulle tariffe dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica arriva dopo l’intesa raggiunta il 23 luglio in Conferenza Stato-Regioni. L’aggiornamento interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, tra visite ed esami diagnostici, e 222 codici del nomenclatore dell’assistenza protesica, su un totale di 1.063 voci.
La maggiore spesa sarà sostenuta soprattutto dal Servizio sanitario nazionale e dalle Regioni, ma una parte ricadrà sui pazienti non esenti attraverso i ticket. Secondo le stime ministeriali, complessivamente si pagheranno circa 27 milioni di euro di ticket aggiuntivi ogni anno. Chi beneficia di un’esenzione per reddito, patologia o età non sarà invece interessato dagli aumenti. La revisione, inoltre, riguarda soltanto una parte del tariffario.
Il tetto del ticket resta a 36,15 euro
Il limite massimo del ticket ordinario resta fissato a 36,15 euro, vale a dire la soglia relativa a quanto un cittadino può pagare per gli esami e le visite inseriti in una ricetta, ferme restando le modalità applicate a livello regionale. Per circa otto prestazioni su dieci le tariffe non cambiano. Non sono previsti aumenti generalizzati per le visite di controllo e gli esami di laboratorio. Fa eccezione il prelievo di sangue, per il quale l’incremento è di 50 centesimi.
Tra gli aumenti segnalati dall’associazione Codici-Centro per i diritti del cittadino figura l’agoaspirato della mammella, la cui tariffa passa da 31,25 a 36,50 euro. La prima visita cardiologica con elettrocardiogramma sale invece da 33,60 a 38 euro, mentre una prima visita specialistica di base, come quella endocrinologica, ginecologica o ortopedica, passa da 25 a 26 euro.
Gli aumenti segnalati dalle associazioni
Codici evidenzia rincari anche per altre prestazioni: la diagnostica vascolare registra un incremento del 52,5%, la biopsia del 16,8%, l’elettromiografia del 13,3% e i prelievi del 12,8%.
Il segretario dell’associazione, Ivano Giacomelli, sottolinea che la maggior parte delle prestazioni più comuni resta invariata, ma segnala per diversi pazienti un possibile impatto medio del 5,8%. Secondo Codici, l’aumento della spesa a carico degli utenti non rappresenterebbe la strada più efficace per migliorare il Servizio sanitario nazionale.
Preoccupazione viene espressa anche da Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva. In un contesto socioeconomico fragile, osserva l’associazione, anche un ulteriore aumento dei costi sanitari può rappresentare un elemento da non sottovalutare per le famiglie.
Resta inoltre da capire se l’impatto potrà essere diverso da territorio a territorio, dal momento che le Regioni possono applicare i nuovi importi con modalità che potrebbero determinare differenze nell’esborso effettivamente sostenuto dai pazienti.
Una revisione arrivata dopo una lunga controversia
Il nuovo tariffario è il risultato di un percorso iniziato nel 2024, quando il ministero aveva introdotto un sistema tariffario aggiornato e valido a livello nazionale. I laboratori privati accreditati avevano però contestato il provvedimento, sostenendo che per diverse prestazioni i rimborsi previsti fossero troppo bassi.
La controversia era quindi arrivata davanti al Tar del Lazio, che nel settembre 2025 aveva annullato il precedente decreto, concedendo al ministero un anno per ridefinire gli importi.
La revisione trova infine una specifica copertura nella legge di Bilancio 2026: sono stati vincolati 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro all’anno a partire dal 2027 per finanziare l’aggiornamento delle tariffe dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica.
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