Tempo di lettura: 3 minutiSono oltre 1,2 milioni gli italiani che hanno tentato la fortuna almeno una volta nel 2016 e un ragazzo su due si è lasciato affascinare dal gioco d’azzardo. Gli effetti del gioco su chi è utilizzatore più frequente sono allarmanti: secondo il “Young Millennials Monitor”, ideato da Nomisma e Unipol, ha un rapporto “problematico” il 5% degli studenti, il 9% è etichettato come “a rischio”, ovvero manifesta i primi potenziali segnali di rischio di approccio problematico al gioco.
L’indagine ha coinvolto 11 mila giovani tra i 14 e i 19 anni, secondo i dati, il giocatore maggiormente problematico è maschio, maggiorenne, frequenta istituti tecnici/professionali, ha un rendimento scolastico basso e proviene dalle regioni meridionali.
I numeri di “Young Millennials Monitor” diffusi a Bologna indicano che i giocatori sono in leggero calo: nel corso del 2016 il 49% dei giovani studenti ha tentato la fortuna almeno una volta (circa 1.240.000 di ragazzi). Molti giovani (il 21%) iniziano a giocare per curiosità o per caso (20%); altri per semplice divertimento (18%), per il fatto che amici e familiari giochino (11%), o per la speranza di vincere una somma di denaro (11%). Dopo aver sfidato la sorte almeno una volta i giovani tendono a pensare che il gioco d’azzardo sia soprattutto una perdita di denaro (lo pensa il 32% degli studenti tra i 14 e i 19 anni).
Le slot e videolottery potrebbero, però, progressivamente sparire dai bar e dagli esercizi commerciali per essere “confinate” esclusivamente nelle sale gioco. Questa la prospettiva disegnata dal provvedimento messo a punto dal governo e dalle Regioni. Lo ha annunciato il ministro Costa al margine della presentazione del rapporto.
In Emilia-Romagna, il 22,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nel corso dell’anno. Tra questi, il 4,4% è a rischio – moderato o grave – di dipendenza. Ed è proprio per contrastare, prevenire e ridurre questo pericolo che la Regione ha rafforzato la propria normativa in tal senso, dopo che, prima in Italia a farlo, già nel 2013 aveva approvato una legge specifica sul tema.
Due mesi fa, infatti, c’è stato il via libera al Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili, legge che fra le altre misure introduce il divieto di installare apparecchi per il gioco d’azzardo entro una distanza di 500 metri da scuole, luoghi di aggregazione giovanili e di culto, cioè quelli più frequentati dai ragazzi. Anche se l’indagine ha rilevato in Emilia-Romagna una propensione al gioco, tra i giovani della fascia d’età 14-19 anni, inferiore rispetto al Centro e Sud Italia, ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, intervenendo anche lui alla presentazione della prima indagine realizzata dall’Osservatorio “Young millennials monitor” di Nomisma su motivazioni e approccio dei giovani verso il gioco d’azzardo: “l’attenzione resta alta, soprattutto per i soggetti più vulnerabili, e quindi anche giovani e giovanissimi”.
E se il gioco è spesso “un’abitudine occasionale o un divertimento”, talvolta – ha fatto notare Luca Dondi, consigliere delegato di Nomisma – ha “preoccupanti implicazioni negative sulla vita quotidiana e sulle relazioni familiari: il 36% dei giovani giocatori ha nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori e il 4% ha derogato ad impegni scolastici e/o familiari per giocare. Grazie a questo prezioso patrimonio informativo, Young Millennials Monitor si pone due obiettivi: innanzitutto mettere a disposizione di istituzioni, operatori economici e famiglie numeri e metodi per valutare i comportamenti di gioco, l’incidenza del gioco problematico e le relative conseguenze in termini assistenziali, nonché garantire una maggior informazione per sostenere azioni di policy in logica di prevenzione e di creazione di consapevolezza”.
Casal di Principe, da Scarface alla salute mentale
PsicologiaUn centro di salute mentale nella villa dei Casalesi costruita a immagine e somiglianza di quella di quella di Toni Montana in Scarface. Quella villa, entrata a far parte di una storia quasi surreale, ospiterà persone con disagio psichico e offrirà loro un percorso di riabilitazione.
La storia
La villa era di Walter Schiavone, esponente di spicco della camorra casertana e fratello del capoclan Francesco Schiavone, conosciuto alle cronache come “Sandokan”. La struttura si trova a Casal di Principe, venne sequestrata la prima volta 23 anni fa. Fu poi acquisita dallo Stato e ora diventerà, grazie ai fondi regionali, un punto di riferimento per la comunità e per quanti hanno problemi di salute mentale. I lavori di ristrutturazione, iniziati ormai da tempo, sono ormai conclusi e l’inaugurazione è prevista per lunedì 30 gennaio (ore 10) alla presenza di Renato Natale, sindaco di Casal di Principe, Mario De Biase, direttore generale dell’Asl di Caserta, Raffaele Cantone, presidente dell’Anac e dei tre magistrati che disposero la confisca, ovvero Maria Vittoria Foschini, Diego Marmo e Francesco Cananzi (oggi al Csm).
Tornare alla vita
Per chi soffre di un disagio psichico poter contare su centri come quello che sta nascendo nel casertano è essenziale. Occorre poter contare su un team multidisciplinare di professionisti capaci di lavorare in team, così da garantire al paziente una presa in carico globale. In un sistema sanitario che troppe volte trascura il dramma chi soffre di un disagio psicologico, centri come questo sono ancore di salvezza. Quando il pubblico è carente, troppe persone restano ai margini per l’impossibilità di curarsi. Questo non è accettabile in una società che si definisce civile. Realtà come quella che sta nascendo nell’Asl di Caserta sono invece indispensabili per consentire a queste persone di tornare alla vita.
I dati
Nel loro complesso (dai del Ministero della Salute) i disturbi mentali, neurologici e da uso di sostanze psicoattive, comportano costi elevati, che hanno raggiunto il 13% del carico globale di malattia su scala mondiale nel 2004. La depressione da sola rappresenta il 4,3% del carico globale di malattia ed è una delle principali cause di disabilità a livello mondiale (11% degli anni di vita vissuti con una disabilità nel mondo intero), particolarmente nelle donne. Le conseguenze economiche di queste condizioni di compromissione della salute sono altrettanto importanti: un recente studio ha stimato che l’impatto cumulativo dei disturbi mentali a livello mondiale in termini di perdita della produzione economica ammonterà a 16.300 miliardi di dollari tra il 2011 e il 2030.
Ema- Efsa: ridurre l’uso degli antibiotici negli allevamenti
Alimentazione, Farmaceutica, News Presa, PrevenzioneL’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità Ue per la sicurezza alimentare hanno ribadito in una nota congiunta come la resistenza antimicrobica sia uno dei problemi di salute pubblica e l’uso degli antibiotici negli animali contribuisce a questo problema. “Ridurre al minimo l’uso e ripensare il sistema zootecnico con l’attuazione di pratiche agricole che impediscano la diffusione delle malattie”. In arrivo anche un elenco di indicatori per monitorare la riduzione della resistenza antimicrobica.
“Ridurre l’uso degli antibiotici negli animali da produzione alimentare e ripensare il sistema di produzione di bestiame è fondamentale per il futuro della salute animale e pubblica. La resistenza antimicrobica (AMR) è uno dei problemi di salute pubblica più pressanti del mondo e l’uso degli antimicrobici negli animali contribuisce a questo problema”. Gli esperti dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) hanno esaminato le misure adottate nell’Unione europea (UE) per ridurre l’uso degli antibiotici sugli animali e hanno rilanciato sulle prossime azioni future da intraprendere.
“È chiaro che le strategie che sono già disponibili possono essere implementate immediatamente e avranno un impatto positivo sui livelli di resistenza microbica allo stesso tempo, ma vi è la necessità di soluzioni innovative, abbiamo bisogno di trovare modi alternativi per prevenire e curare le infezioni negli animali”, ha detto il direttore esecutivo dell’EFSA, Dr. Bernhard Url.
“Ci sono solo pochi nuovi antibiotici in fase di sviluppo – ha spiegato il professor Guido Rasi, direttore esecutivo di EMA – quindi quelli che abbiamo vanno utilizzati in modo responsabile, sia nell’uomo che negli animali. La raccolta di dati sulla resistenza antimicrobica ed il consumo di antibiotici è la chiave per mettere in atto misure efficaci per controllare l’antibioticoresistenza e mantenere l’efficacia degli antibiotici a beneficio della salute pubblica e degli animali”.
Si legge nella nota“l’uso degli antimicrobici negli animali deve essere ridotto al minimo necessario per il trattamento di malattie infettive. Tranne in casi eccezionali, il loro uso per prevenire tali malattie dovrebbe essere gradualmente abbandonato a favore di misure alternative”.
Ema ed Efsa precisano poi come “le alternative, come vaccini, probiotici, prebiotici, batteriofagi e acidi organici hanno dimostrato di essere fattori che riducono la necessità di utilizzare agli antibiotici”.
Tuttavia la ‘semplice’ riduzione dell’uso degli antibiotici “non è sufficiente” perché in primis per Efsa ed Ema “vi è la necessità di ripensare il sistema zootecnico mediante l’attuazione di pratiche agricole che impediscono l’introduzione e la diffusione delle malattie nelle aziende agricole”
Il prossimo febbraio, l’EFSA insieme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) pubblicheranno il loro rapporto annuale sui livelli di resistenza agli antimicrobici negli alimenti, negli animali e negli esseri umani di tutta l’UE.
EFSA, EMA e l’ECDC stanno anche lavorando su una relazione che valuta il legame tra il consumo di antibiotici e lo sviluppo della resistenza nei batteri che si trovano negli animali e nell’uomo, con il report è previsto alla fine di luglio 2017. A fine anno proporranno poi un elenco di indicatori che possano consentire ai gestori di monitorare la riduzione della resistenza antimicrobica e l’uso degli antimicrobici negli esseri umani, negli animali da produzione alimentare e nel cibo”.
Dharma, finalmente la dialisi portatile
Ricerca innovazioneLa dialisi portatile sta per diventare realtà. Facile comprendere quale impatto questa nuova tecnologia potrà avere sulla vita di centinaia di migliaia di pazienti, oggi costretti a lunghe ed estenuanti sedute in centri specializzati. Tutto si lega al nome di un ingegnere italiano, Renato Giordano, che si è laureato in ingegneria alla Federico II nel 1976.
Progetto “Dharma”
Il progetto principale di EasyDial (società fondata da Giordano assieme ad altri due soci) si chiama “Dharma”, si tratta di una macchina portatile per la dialisi del sangue attualmente in fase di test clinici. «Dopo 47 si stasi – dice Giordano – ridefiniamo il concetto stesso di dialisi. Abbiamo deciso di rivedere completamente i macchinari per la dialisi partendo da un nuovo punto di vista, quello che mette al centro il paziente. Quello della dialisi – aggiunge – è un campo molto complesso, non di cura ma di supporto in vita. Ed è una condizione terribile, che stravolge la vita di intere famiglie». La tecnologia del progetto Dharma è invece una tecnologia portatile, che si può usare ovunque. Promette di incrementare del doppio l’efficienza del trattamento, dimezzandone i tempi. L’aspetto più interessante è che il progetto è già in una fase molto avanzata, ed entro settembre sarà probabilmente in commercio.
Università
Alla ricerca di soluzioni innovative per restare all’avanguardia nel settore della dialisi, Renato Giordano è tornato alla propria alma mater e, dopo aver finanziato tramite la fondazione ISSNAF -Italian Scientists and Scholars in North America Foundation una borsa di studio, ha già sottoscritto un accordo di collaborazione scientifica con il Dipartimento di Ingegneria chimica, dei Materiali e della Produzione industriale dell’Università Federico II, diretto dal Pier Luca Maffettone. Il progetto, la cui responsabilità scientifica è affidata al professore Stefano Guido ed all’ingegnere Giovanna Tomaiuolo e che vedrà coinvolti altri docenti ed assegnisti di ricerca del dipartimento, è si occuperà di attività di ricerca di base per supportare lo sviluppo delle tecnologie miniaturizzate di dialisi.
Tumore della prostata, la prevenzione arriva in camper
PrevenzionePer il tumore della prostata la prevenzione scende in campo con il sostegno di alcuni testimonial d’eccezione. Tornano anche nel 2017 gli appuntamenti con l’Unità urologica mobile della fondazione che si occupa di prevenzione e ricerca in oncologia (PRO). Sabato 28 gennaio, in collaborazione con l’associazione Alberto Fenderico tante visite gratuite per affrontare precocemente eventuali problemi.
Tra sport e salute
Il camper Pro aprirà le sue porte dalle 9 alle 13 in via Belvedere 123 Napoli, per effettuare visite e controlli urologici ai Soci. Il tutto avverrà durante una mattinata in cui ci saranno incontri calcistici mentre a turno ci si sottoporrà alle visite di controllo.
Testimonial d’eccezione
Pazienti speciali saranno anche dei volti molto noti e amatissimi dal pubblico che faranno da testimonials all’iniziativa. Si sottoporranno infatti a un controllo prostatico anche i popolarissimi Gigi e Ross e lo staff medico della SSC Napoli, con il responsabile Alfonso de Nicola ed Enrico d’Andrea.
Gigi e Ross
Hanno dato inoltre la loro adesione anche Francesco Cicchella, Alessandro Bolide, Francesco Albanese e Mino Abbacuccio; sono stati invitati anche l’assessore allo Sport Ciro Borriello e il presidente della municipalità Paolo De Luca. Per essere aggiornati su tutte le iniziative della Fondazione PRO e sulle prossime tappe del Camper basta consultare il sito: www.fondazioneprosud.it o scrivere a info@fondazioneprosud.it
Gioco d’azzardo: un giovane su due è vittima del virus da slot
Economia sanitaria, News Presa, Prevenzione, PsicologiaSono oltre 1,2 milioni gli italiani che hanno tentato la fortuna almeno una volta nel 2016 e un ragazzo su due si è lasciato affascinare dal gioco d’azzardo. Gli effetti del gioco su chi è utilizzatore più frequente sono allarmanti: secondo il “Young Millennials Monitor”, ideato da Nomisma e Unipol, ha un rapporto “problematico” il 5% degli studenti, il 9% è etichettato come “a rischio”, ovvero manifesta i primi potenziali segnali di rischio di approccio problematico al gioco.
L’indagine ha coinvolto 11 mila giovani tra i 14 e i 19 anni, secondo i dati, il giocatore maggiormente problematico è maschio, maggiorenne, frequenta istituti tecnici/professionali, ha un rendimento scolastico basso e proviene dalle regioni meridionali.
I numeri di “Young Millennials Monitor” diffusi a Bologna indicano che i giocatori sono in leggero calo: nel corso del 2016 il 49% dei giovani studenti ha tentato la fortuna almeno una volta (circa 1.240.000 di ragazzi). Molti giovani (il 21%) iniziano a giocare per curiosità o per caso (20%); altri per semplice divertimento (18%), per il fatto che amici e familiari giochino (11%), o per la speranza di vincere una somma di denaro (11%). Dopo aver sfidato la sorte almeno una volta i giovani tendono a pensare che il gioco d’azzardo sia soprattutto una perdita di denaro (lo pensa il 32% degli studenti tra i 14 e i 19 anni).
Le slot e videolottery potrebbero, però, progressivamente sparire dai bar e dagli esercizi commerciali per essere “confinate” esclusivamente nelle sale gioco. Questa la prospettiva disegnata dal provvedimento messo a punto dal governo e dalle Regioni. Lo ha annunciato il ministro Costa al margine della presentazione del rapporto.
In Emilia-Romagna, il 22,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni riferisce di aver giocato d’azzardo almeno una volta nel corso dell’anno. Tra questi, il 4,4% è a rischio – moderato o grave – di dipendenza. Ed è proprio per contrastare, prevenire e ridurre questo pericolo che la Regione ha rafforzato la propria normativa in tal senso, dopo che, prima in Italia a farlo, già nel 2013 aveva approvato una legge specifica sul tema.
Due mesi fa, infatti, c’è stato il via libera al Testo unico per la promozione della legalità e per la valorizzazione della cittadinanza e dell’economia responsabili, legge che fra le altre misure introduce il divieto di installare apparecchi per il gioco d’azzardo entro una distanza di 500 metri da scuole, luoghi di aggregazione giovanili e di culto, cioè quelli più frequentati dai ragazzi. Anche se l’indagine ha rilevato in Emilia-Romagna una propensione al gioco, tra i giovani della fascia d’età 14-19 anni, inferiore rispetto al Centro e Sud Italia, ha sottolineato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, intervenendo anche lui alla presentazione della prima indagine realizzata dall’Osservatorio “Young millennials monitor” di Nomisma su motivazioni e approccio dei giovani verso il gioco d’azzardo: “l’attenzione resta alta, soprattutto per i soggetti più vulnerabili, e quindi anche giovani e giovanissimi”.
E se il gioco è spesso “un’abitudine occasionale o un divertimento”, talvolta – ha fatto notare Luca Dondi, consigliere delegato di Nomisma – ha “preoccupanti implicazioni negative sulla vita quotidiana e sulle relazioni familiari: il 36% dei giovani giocatori ha nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori e il 4% ha derogato ad impegni scolastici e/o familiari per giocare. Grazie a questo prezioso patrimonio informativo, Young Millennials Monitor si pone due obiettivi: innanzitutto mettere a disposizione di istituzioni, operatori economici e famiglie numeri e metodi per valutare i comportamenti di gioco, l’incidenza del gioco problematico e le relative conseguenze in termini assistenziali, nonché garantire una maggior informazione per sostenere azioni di policy in logica di prevenzione e di creazione di consapevolezza”.
Farmacisti, lo strano record dell’Italia. Meno dentisti e fisioterapisti
Farmaceutica, News Presa, Ricerca innovazioneL’Italia, secondo gli ultimi dati Eurostat, è tra i paesi con il più alto numero di farmacisti. Rientra nella media europea, invece, il numero dei fisioterapisti, mentre siamo al 19° posto per numero di dentisti in rapporto alla popolazione.
Nel 2014 hanno lavorato nella UE 345.000 dentisti, 440.000 farmacisti e 540 mila fisioterapisti. Un totale di 1,3 milioni di lavoratori. I numeri dell’Eurostat rilevano anche i dati Paese per Paese.
Per quanto riguarda i dentisti: tra gli Stati membri dell’Unione europea, la Grecia è lo Stato ad aver registrato la quota più elevata di dentisti (126 per 100.000 abitanti), seguita da Bulgaria e Cipro (entrambi 98). Le percentuali più basse sono state trovate in Polonia (34), Malta (47) e Slovacchia (49). Italia al 19° posto con una media di 64 dentisti ogni 100mila abitanti (in totale nel nostro Paese ci sono 39.075 dentisti). Il dato evidenzia Eurostat mostra però una crescita del 24% rispetto al 2009.
Per quanto riguarda i farmacisti, invece, è la Finlandia ad aver registrato il più alto numero di farmacisti: 127 ogni 100 000 abitanti. Numeri elevati anche Belgio (120), Irlanda (118) e Spagna (117). Italia al sesto posto con 107 (64.759 farmacisti in totale in Italia). A Cipro (22) e nei Paesi Bassi (27) i valori minori.
Infine i fisioterapisti: è ancora la Finlandia a svettare con una media di 247 fisioterapisti ogni 100mila abitanti. A seguire la Germania con 216. Italia al 10° posto con una media di 100 (60.651 fisioterapisti in Italia). A fondo classifica il Portogallo (12) e la Romania (5).
Così il Pascale abbatte le liste d’attesa
News PresaIn un momento particolarmente pesante per l’assistenza in Campania (ieri al Cardarelli è stato necessario attivare l’unità di Crisi per il superafflusso), il Pascale di Napoli prova a fare qualcosa per ridurre le liste d’attesa. I punti sui quali il direttore generale Attilio Bianchi è intervenuto sono essenzialmente due: nuovo personale e messa in funzione del terzo acceleratore lineare. In questo modo la Radioterapia potrà trattare 80 pazienti ogni giorno, a fronte dei 55 del 2016 e la lista d’attesa, a fronte dei due mesi registrati fino al dicembre scorso, scende a 3 settimane. «Tempo assolutamente congruo per patologie di questa gravità» sottolinea Paolo Muto, direttore della Radioterapia. Naturalmente i pazienti che devono essere sottoposti a trattamento per metastasi, sono inseriti in un percorso preferenziale riservato. «Per questi pazienti – continua Muto – i tempi di attesa si riducono a massimo tre giorni dalla prima visita». Oggi i tre acceleratori lineari funzionano dalle 8 alle 15. L’obiettivo è di estendere il servizio sino alle 20.
Nuove assunzioni
Nelle prossime settimane, si procederà, all’acquisizione di due medici e di tre tecnici di radiologia, nel rispetto delle procedure di mobilità previste dalla legge. Il direttore generale ha anche adottato un provvedimento che dal 9 gennaio fa aumentare le sedute operatorie. Si opera dalle 15 alle 18, con una seduta aggiuntiva che riguarda per ora i reparti laddove le liste d’attesa sono più congestionate. In particolare Senologia, maxillo Facciale, Urologia, Colonrettale, Epatobiliare e , in misura ridotta, la chirurgia muscoloscheletrica. Solo in un secondo momento verrà assegnata una seduta aggiuntiva anche alle chirurgie dell’addome, tiroide, cute e tessuti molli, gastropancreatica e ginecologia.
Si volta pagina
«Questo è solo l’inizio – dichiara il Direttore Generale – di un percorso che, grazie alle elevatissime professionalità e al senso di responsabilità dimostrato da tutto il personale e dalle rappresentanze sindacali, unitamente alla sensibilità dimostrata dal Governatore de Luca con la stipula del nuovo protocollo di intesa consentirà all’Istituto di ribadire la propria centralità nella assistenza e della ricerca in oncologia». Il progetto sperimentale deliberato a inizio anno si avvale dei fondi ALPI accantonati dall’Istituto e destinati proprio all’abbattimento delle liste d’attesa.
La gravidanza oltre il cancro. Ora si può
Ricerca innovazioneDiventare mamma nonostante il cancro. Anzi, dopo aver battuto il cancro. Sembra un aspetto secondario, ma non lo è. Molte donne che vincono la propria battaglia contro la malattia si trovano poi prive della gioia di una gravidanza a causa dei trattamenti chemioterapici. Per questo l’intervento di prelievo e conservazione del tessuto ovarico fatto su una paziente di 25 anni è qualcosa di rivoluzionario. Andiamo con ordine. La paziente (come riportato sul quotidiano digitale dal portale affaritaliani.it), è stata colpita da un tumore della mammella. Vista la sua giovane età, solo 25 anni, si è reso necessario iniziare presto la chemioterapia i medici dell’ospedale di Grosseto le hanno proposto questa procedura innovativa, effettuata in poche centinaia di casi.
Ritorno alla vita
Uno degli aspetti più importanti di questo intervento è legato alla presa in carico complessiva delle donne in età fertile, colpite da tumore alla mammella, anche per quanto riguarda il loro futuro e il loro ritorno alla normalità. In questo caso specifico, una volta terminate le cure e superata la malattia, la 25enne potrà effettuare un reimpianto e ottenere cellule sane per una possibile gravidanza.
Oncofertilità
Per la giovane paziente è stato attivato il percorso multidisciplinare della “onco-fertilità”, una rete integrata che coinvolge, oltre all’Oncologa, il Dipartimento di Chirurgia, la Ginecologia e Ostetricia, il percorso per la Gravidanza del Misericordia e il Centro per la PMA dell’ospedale di Cortona, la struttura di riferimento per tutta la Asl sud est. «In questa situazione – dice il dottor Carmelo Bengala, direttore dell’Oncologia medica dell’ospedale di Grosseto – il fattore tempo l’efficienza e il coordinamento del percorso, rivestono un ruolo fondamentale». Il caso è stato discusso con il dottor Enrico Colosi, responsabile della Rete per la Gravidanza e parto fisiologico della Asl, con il professor Luca Mencaglia, direttore della Rete PMA della Asl, e con il dottor Fabrizio Signore, direttore della di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Grosseto.
Inquinamento Indoor: il vademecum dell’ISS
Associazioni pazienti, News Presa, Prevenzione, Ricerca innovazionePoche regole semplici ma che possono migliorare la qualità dell’aria degli ambienti in cui viviamo. Le indica l’Istituto Superiore di Sanità che attraverso l’opuscolo “L’aria della nostra casa, come migliorarla?” vuole fornire ai cittadini una guida chiara per difendersi dagli agenti inquinanti che possono alterare le caratteristiche ambientali dei luoghi chiusi creando il cosiddetto inquinamento indoor. Nelle nostre case sono presenti, infatti numerose sorgenti di inquinanti dell’aria che possono costituire un rischio per la nostra salute. Dal fumo di sigaretta, che è il principale inquinante, all’uso di detersivi, candele o incensi. Attraverso il vademecum l’ISS fornisce una guida per imparare a proteggersi con alcuni semplici accorgimenti.
Cos’è
L’inquinamento indoor è una forma di alterazione ambientale che interessa i luoghi chiusi. E’ determinato da comportamenti o fattori messi inconsapevolmente in atto, come la scorretta abitudine di non areare gli ambienti quando si cucina o si utilizzano deodoranti o prodotti per la pulizia domestica ma anche dalla presenza di materiali di costruzione o di mobili da arredo che al loro interno possono contenere e sprigionare determinate sostanze inquinanti.
Il Gruppo di Studio nazionale (GdS)
L’Istituto Superiore di Sanità, nel 2010, ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor coordinato dal Dott. Gaetano Settimo con l’intento di fornire un’azione di supporto per l’adeguamento dell’Italia agli standard comunitari e di promuovere attività di informazione finalizzata ad evitare i rischi connessi ad errati comportamenti che provocano inquinamento indoor.
Flavia Bustreo primo candidato italiano alla direzione dell’OMS
Economia sanitaria, News Presa, Ricerca innovazioneE’ il primo candidato italiano alla direzione generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella storia. Flavia Bustreo ha una brillante carriera e una capacità di leadership che ha già avuto modo di dimostrare in diversi incarichi internazionali. Ma ciò che la rende una candidata ideale è la visione che la anima: il diritto alla salute per tutti non è un’utopia, può diventare una realtà, a condizione che l’OMS metta a frutto tutto il suo potenziale. E lei ha le competenze per farlo.
“L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha bisogno di un cambiamento e io sono pronta a raccogliere questa sfida” spiega. E’ difficile non fare il tifo per Flavia Bustreo come candidata dal Governo italiano alla guida dell’Oms. Nata nel 1961 a Camposampiero, in provincia di Padova, la sua famiglia aveva ben altre aspettative per lei, la prima figlia femmina, racconta in un’intervista. “Le loro aspettative erano decisamente più tradizionali”, dice Bustreo. “Ma io sognavo ben altro ed è per questo che sono andata all’università: ho fatto i 6 anni di medicina, lavorando tuttii weekend come cameriera in una pizzeria. Questo ha formato molto il mio carattere e mi ha resa forte”, racconta.
E oggi il suo curriculum è invidiabile: con quasi 30 anni di esperienza nell’ambito della salute globale, moltissime esperienze sul campo, in paesi poveri e dilaniati dalla guerra, dal 2010 Bustreo ricopre l’incarico di vicedirettrice generale dell’Oms per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini. Ha lavorato in molte parti del mondo tra cui Argentina, Sarajevo, Baghdad durante la guerra del Golfo e nel 1997 è stata l’unico medico italiano in Sudan. Ed è la prima persona in assoluto che l’Italia presenta come candidato alla direzione generale dell’Oms.