Alessandro Di Battista e il tumore al cervello: cos’è il glioblastoma
Alessandro Di Battista ha raccontato pubblicamente la malattia che nelle ultime settimane lo ha costretto al ricovero e a un delicato intervento chirurgico a Cuba. «Ho iniziato a sentirmi male in virtù di un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore che mi è stato riscontrato», ha spiegato l’ex parlamentare, aggiungendo che i medici hanno asportato «quasi tutto il tumore» e che ora dovrà sottoporsi alle cure successive.
Di Battista non ha reso noto il tipo istologico del tumore, ma suo racconto riporta però l’attenzione sui tumori cerebrali e, in particolare, sul glioblastoma, che è la forma maligna primaria del cervello più comune nell’adulto. Una precisazione è importante: non è il tumore cerebrale più frequente in assoluto, perché esistono neoplasie primarie come i meningiomi, spesso non maligne, e metastasi cerebrali originate da tumori di altri organi.
Cos’è il glioblastoma
Il glioblastoma è un tumore che nasce dalle cellule gliali del sistema nervoso centrale ed è caratterizzato da una crescita infiltrante. Nella moderna classificazione dei tumori cerebrali la diagnosi non dipende più soltanto dall’aspetto delle cellule osservate al microscopio: diventano fondamentali anche le caratteristiche molecolari della neoplasia, che permettono di definirla con maggiore precisione e possono influenzare le decisioni terapeutiche.
Uno dei problemi è che il tumore può provocare un edema cerebrale, cioè un accumulo di liquidi nei tessuti circostanti che aumenta la pressione all’interno del cranio. È proprio un edema che, secondo quanto raccontato da Di Battista, ha portato alla scoperta della sua malattia. Ma questo elemento, da solo, non consente di stabilire quale tipo di tumore fosse presente.
I sintomi possono essere molto diversi
I segnali dipendono soprattutto dalla sede, dalle dimensioni e dalla velocità di crescita della massa. Possono comparire mal di testa persistente o progressivamente più intenso, nausea e vomito, crisi epilettiche, alterazioni della vista, difficoltà nel linguaggio, perdita di forza o sensibilità in una parte del corpo. In alcuni casi emergono anche problemi di memoria, concentrazione o cambiamenti del comportamento.
La presenza di uno di questi disturbi non significa necessariamente avere un tumore cerebrale: si tratta di sintomi che possono essere associati a numerose altre condizioni. Quando però sono nuovi, persistenti o accompagnati da deficit neurologici, richiedono una valutazione medica.
Come si arriva alla diagnosi
L’esame fondamentale è generalmente la risonanza magnetica cerebrale con mezzo di contrasto, che permette di individuare la lesione e di valutarne posizione, estensione e rapporti con le strutture cerebrali. In situazioni di emergenza può essere eseguita inizialmente una Tac.
Le immagini, tuttavia, non sono sufficienti per una diagnosi definitiva. Quando possibile, il neurochirurgo rimuove la massa oppure ne preleva un campione attraverso una biopsia. Il tessuto viene quindi analizzato dal neuropatologo e sottoposto anche ad analisi molecolari. Nel glioblastoma, informazioni come lo stato di IDH e la metilazione del promotore del gene MGMT contribuiscono alla classificazione della malattia e alla scelta delle strategie terapeutiche.
Dalla chirurgia alla radioterapia
Il primo obiettivo, quando sede e condizioni del paziente lo consentono, è una resezione chirurgica quanto più ampia possibile ma sicura, cercando cioè di eliminare il massimo volume tumorale senza compromettere funzioni neurologiche importanti.
Dopo l’intervento, per i pazienti che possono riceverlo, il trattamento standard del glioblastoma di nuova diagnosi prevede generalmente radioterapia associata alla temozolomide, un farmaco chemioterapico, seguita da ulteriori cicli di temozolomide. Età, condizioni generali, caratteristiche molecolari del tumore e risposta alle terapie contribuiscono comunque a definire un percorso personalizzato.
In pazienti selezionati può essere valutato anche l’impiego dei cosiddetti Tumor Treating Fields, campi elettrici alternati applicati attraverso dispositivi posizionati sul cuoio capelluto, mentre un ruolo importante continua ad avere la ricerca clinica su nuove strategie terapeutiche.
Il percorso è quindi necessariamente multidisciplinare e coinvolge neurochirurghi, oncologi, radioterapisti, neurologi, neuroradiologi e neuropatologi. Ed è proprio l’identificazione precisa del tipo di tumore, prima ancora del nome generico di “tumore al cervello”, a determinare terapie e prospettive molto diverse da paziente a paziente.
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