Ad Ancona una paziente di 19 anni, di lingua spagnola e residente nell’Anconetano, è stata sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico al cervello mentre era sveglia e collaborante. L’operazione aveva l’obiettivo di rimuovere una massa tumorale benigna localizzata nel lobo temporale sinistro del cranio, un’area particolarmente importante perché collegata a funzioni complesse come linguaggio e memoria.
La giovane non è stata sottoposta ad anestesia totale, ma solo ad anestesia locale per il controllo del dolore. Questa scelta ha permesso all’equipe medica di monitorare in tempo reale le sue risposte durante le diverse fasi dell’intervento. La paziente è rimasta vigile, cosciente e in grado di collaborare, consentendo ai professionisti presenti in sala operatoria di verificare costantemente che le funzioni cognitive e linguistiche fossero preservate.
A rendere l’intervento ancora più innovativo è stato il supporto dell’intelligenza artificiale, utilizzata per la traduzione simultanea. La tecnologia ha permesso di superare la barriera linguistica e di garantire una comunicazione efficace con la paziente, che parla spagnolo.
Il ruolo decisivo della traduzione simultanea
Durante l’operazione, la comunicazione con la giovane ha rappresentato un elemento fondamentale. Proprio per questo è stato utilizzato un sistema di traduzione simultanea messo a punto dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Macerata, diretto dal professor Emanuele Frontoni. In sala operatoria era presente anche l’ingegner Marco Contigiani, a supporto della parte tecnologica.
Il traduttore simultaneo ha permesso alla paziente di ricevere indicazioni nella propria lingua e di rispondere agli stimoli richiesti dal personale sanitario. L’obiettivo era preservare la funzione del linguaggio, monitorando passo dopo passo la correttezza delle risposte e l’eventuale comparsa di difficoltà.
Nel corso di una delle fasi operatorie, alla ragazza sono stati sottoposti diversi test, anche di tipo mnemonico. Tra questi, la ripetizione dei numeri da 1 a 10 e dei giorni della settimana nella sua lingua. Le indicazioni venivano riportate dal sistema di traduzione simultanea in spagnolo, così da consentire alla paziente di comprendere perfettamente le richieste e ai medici di valutare con precisione le sue risposte.
I test su linguaggio e memoria durante l’operazione
Oltre agli esercizi più semplici, la giovane ha dovuto riconoscere immagini, anche presentate a gruppi, ricordarne la terminologia e rispondere in modo coerente agli stimoli proposti. Si tratta di prove fondamentali in questo tipo di interventi, perché permettono ai neurochirurghi e alla neuropsicologa di capire se, durante la rimozione della massa, vi siano alterazioni del linguaggio, della memoria o di altre funzioni cognitive.
La paziente è stata sostenuta durante l’intervento dalla neuropsicologa Silvia Bonifazi e dalla mediatrice culturale Michela Fiorani. La loro presenza ha avuto un valore essenziale, non solo sul piano tecnico e comunicativo, ma anche su quello umano. La ragazza è infatti rimasta in contatto visivo, vocale ed epidermico con le figure incaricate di accompagnarla durante l’intera procedura.
Questa vicinanza ha contribuito a creare un clima di fiducia e serenità, indispensabile in un intervento così complesso. La collaborazione della paziente era infatti parte integrante dell’operazione: ogni risposta, ogni parola pronunciata, ogni immagine riconosciuta forniva informazioni preziose all’equipe.
Una squadra multidisciplinare in sala operatoria
L’intervento, perfettamente riuscito, è stato effettuato dall’equipe della Divisione di Neurochirurgia dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, diretta dal dottor Roberto Trignani. In sala operatoria ha lavorato un team multidisciplinare affiatato, composto da professionisti con competenze diverse ma integrate.
Tra i protagonisti dell’operazione figurano i neurochirurghi Stefano Vecchioni e Roberta Benigni, il neuroanestesista Edoardo Barboni, la neuropsicologa Silvia Bonifazi, i tecnici di Neurofisiologia e gli infermieri dedicati del blocco operatorio. A loro si sono affiancati la mediatrice culturale Michela Fiorani e il supporto ingegneristico legato al sistema di traduzione simultanea.
La riuscita dell’intervento è stata il risultato di un lavoro condiviso, costruito nei mesi precedenti attraverso diversi passaggi preparatori. Non si è trattato soltanto di arrivare in sala operatoria con una tecnologia pronta all’uso, ma di predisporre ogni dettaglio affinché la paziente potesse affrontare l’operazione nelle migliori condizioni possibili.
Una preparazione lunga mesi
All’intervento si è arrivati dopo vari step. Nei mesi scorsi la paziente è stata preparata anche sotto il profilo psicologico, un aspetto essenziale quando si affronta un’operazione al cervello da svegli. Restare coscienti durante una procedura neurochirurgica richiede infatti una forte collaborazione, ma anche un ambiente capace di ridurre al minimo ansia e paura.
Parallelamente, si sono svolte riunioni tra gli addetti ai lavori e la parte ingegneristica per affinare l’utilizzo della tecnologia. L’obiettivo era rendere il sistema di traduzione simultanea realmente funzionale alle esigenze della sala operatoria, dove ogni passaggio deve essere rapido, preciso e coordinato.
Il giorno dell’intervento, la 19enne è stata messa a suo totale agio, circondata da un clima di serenità. È rimasta sempre sveglia, permettendo a neurochirurghi, neuropsicologa, neuroanestesista e al resto del personale sanitario di operare con estrema efficacia.
Due mondi separati da una tenda
Dopo la fase preparatoria, in sala operatoria è stata montata una tenda che ha diviso due aree distinte. Da una parte si trovava l’area del cranio, con la zona anatomica su cui i neurochirurghi dovevano intervenire per rimuovere la massa benigna. Dall’altra parte c’era la dimensione funzionale e relazionale della paziente, rimasta in contatto con la mediatrice culturale e con la neuropsicologa.
Questa separazione ha permesso di proteggere il campo operatorio e, allo stesso tempo, di mantenere viva la comunicazione con la giovane. Mentre l’equipe chirurgica lavorava sulla rimozione della massa, la paziente continuava a interagire, rispondere, riconoscere immagini e svolgere gli esercizi richiesti.
L’intervento rappresenta un esempio significativo di integrazione tra competenza medica, attenzione psicologica, mediazione culturale e innovazione tecnologica. L’uso dell’intelligenza artificiale per la traduzione simultanea ha consentito di adattare una procedura complessa alle necessità linguistiche della paziente, contribuendo a garantire sicurezza, precisione e continuità nella comunicazione.
Un risultato importante per la neurochirurgia
La riuscita dell’operazione conferma l’importanza del lavoro multidisciplinare e dell’innovazione applicata alla medicina. In un contesto delicato come quello della chirurgia cerebrale da svegli, la possibilità di dialogare con la paziente nella sua lingua assume un valore decisivo.
Il caso della 19enne operata ad Ancona mostra come tecnologia e competenze umane possano procedere insieme. Da un lato, l’intelligenza artificiale ha offerto uno strumento concreto per tradurre in tempo reale. Dall’altro, la presenza della neuropsicologa, della mediatrice culturale, dei neurochirurghi, del neuroanestesista, dei tecnici e degli infermieri ha garantito un’assistenza completa, attenta e personalizzata.
L’intervento si è concluso positivamente e la massa tumorale benigna è stata rimossa. Per la giovane paziente, la procedura ha significato affrontare un momento complesso restando sempre parte attiva del percorso chirurgico. Per l’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche e per l’Università di Macerata, si tratta di un’esperienza che evidenzia il valore della collaborazione tra medicina, ricerca tecnologica e cura della persona.
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