Mal di testa, i sintomi da non ignorare
Il caso di Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba dopo aver accusato un forte mal di testa seguito da un malore, ha riportato l’attenzione sul possibile rapporto tra cefalea e patologie neurologiche acute. È però importante evitare allarmismi: il mal di testa è uno dei disturbi più comuni e, nella grande maggioranza dei casi, non è il segnale di un ictus o di un’emorragia cerebrale.
Stanchezza, stress, disidratazione, mancanza di sonno e tensione muscolare possono provocare cefalea, così come condizioni molto diffuse e ben conosciute come l’emicrania e la cefalea tensiva. Esistono però alcune caratteristiche che rendono necessario chiedere rapidamente assistenza medica. Non conta soltanto quanto il dolore sia intenso: sono soprattutto la modalità con cui compare, la sua evoluzione e gli eventuali sintomi associati a fare la differenza.
Quando il mal di testa arriva all’improvviso
Uno dei campanelli d’allarme più importanti è un mal di testa che compare bruscamente e raggiunge un’intensità elevatissima in pochi secondi o minuti, soprattutto quando viene descritto come un dolore mai provato prima.
È la cosiddetta thunderclap headache, letteralmente cefalea “a rombo di tuono”. Una manifestazione del genere richiede una valutazione urgente perché tra le possibili cause possono esserci condizioni serie, comprese emorragie intracraniche o subaracnoidee.
Questo non significa che ogni cefalea molto forte nasconda necessariamente un’emorragia. L’elemento da non sottovalutare è soprattutto l’esordio improvviso. Anche un mal di testa completamente nuovo e molto diverso da quelli avuti in passato merita particolare attenzione.
Mal di testa e sintomi neurologici: quando è un’emergenza
La situazione diventa ancora più urgente quando alla cefalea si associano disturbi neurologici comparsi improvvisamente.
Tra i segnali che possono indicare un ictus rientrano la perdita di forza o di sensibilità a un braccio, una gamba o un lato del viso, la bocca che improvvisamente appare storta, difficoltà nel parlare o nel comprendere le parole, problemi improvvisi alla vista, perdita dell’equilibrio o della coordinazione e vertigini associate a difficoltà nel camminare.
Possono inoltre comparire un mal di testa molto forte, improvviso e inconsueto oppure, nei casi più gravi, un’alterazione dello stato di coscienza.
In presenza di questi sintomi non bisogna attendere per vedere se il problema passa. L’ictus è una patologia tempo-dipendente: quanto prima viene riconosciuto e trattato, tanto maggiori possono essere le possibilità di limitare il danno cerebrale. È quindi necessario chiamare immediatamente il 112 o il 118.
La regola FAST per riconoscere i segnali dell’ictus
Un metodo semplice per ricordare alcuni dei principali segnali è l’acronimo inglese FAST.
La F di Face invita a osservare il viso: chiedendo alla persona di sorridere, un lato della bocca che rimane abbassato può indicare un deficit neurologico.
La A di Arms riguarda le braccia: si può chiedere di sollevarle entrambe. Se un braccio scende involontariamente o non può essere sollevato, è un segnale d’allarme.
La S di Speech si riferisce al linguaggio: difficoltà improvvise nel pronunciare una frase semplice, parole incomprensibili, confuse o “impastate” richiedono attenzione immediata.
Infine la T di Time ricorda che il tempo è fondamentale. Anche uno solo di questi sintomi, se comparso improvvisamente, giustifica la chiamata ai soccorsi.
Non solo ictus: gli altri campanelli d’allarme
Esistono altre circostanze nelle quali un mal di testa richiede una valutazione urgente. È il caso di una cefalea associata a febbre elevata, vomito importante, perdita di coscienza, confusione, convulsioni o marcata rigidità del collo.
Bisogna prestare particolare attenzione anche al mal di testa che compare dopo un trauma cranico, soprattutto se peggiora, e a un dolore nuovo che aumenta progressivamente con il passare delle ore o dei giorni.
Una cefalea mai avuta prima merita inoltre maggiore cautela durante la gravidanza o nel periodo immediatamente successivo al parto, nelle persone che assumono farmaci anticoagulanti, negli immunodepressi e nei pazienti oncologici.
Anche la comparsa di un mal di testa nuovo dopo i 50 anni viene generalmente considerata con maggiore attenzione rispetto a una cefalea già conosciuta da molti anni.
Quando il mal di testa è più probabilmente benigno
L’errore opposto consiste nel pensare che qualsiasi cefalea sia il segnale di un ictus. Non è così.
Sono generalmente meno preoccupanti i mal di testa che una persona conosce già, che ritornano con caratteristiche simili, iniziano progressivamente e non sono accompagnati da nuovi disturbi neurologici. È quanto accade, per esempio, in molte forme di emicrania o di cefalea tensiva.
Chi da anni presenta occasionalmente lo stesso dolore dopo periodi di stress, poco sonno o molte ore trascorse davanti al computer, con miglioramento attraverso riposo o la terapia abitualmente prescritta, si trova in una situazione molto diversa rispetto a chi avverte improvvisamente quello che descrive come “il peggior mal di testa della propria vita”.
Anche chi soffre abitualmente di cefalea, tuttavia, dovrebbe rivolgersi al medico quando il disturbo cambia improvvisamente caratteristiche, diventa molto più intenso o frequente, compare in circostanze insolite oppure si associa a sintomi mai sperimentati prima.
L’intensità del dolore da sola non permette di capire la causa
Un mal di testa estremamente doloroso non equivale automaticamente a una patologia grave. Allo stesso modo, alcune condizioni neurologiche importanti possono presentarsi senza una cefalea particolarmente intensa.
Per questo è necessario valutare il quadro complessivo. Le domande più utili non riguardano soltanto quanto fa male la testa, ma anche come è iniziato il dolore e cosa sta accadendo contemporaneamente.
È comparso all’improvviso? È diverso dalle cefalee abituali? Sono comparse difficoltà nel parlare, vedere, camminare o muovere un lato del corpo? C’è stata una perdita di coscienza? Il dolore sta peggiorando rapidamente?
Una risposta positiva, soprattutto quando sono presenti sintomi neurologici improvvisi, rende necessaria una valutazione urgente.
Ictus e TIA, perché non bisogna aspettare che passi
Uno dei comportamenti più rischiosi è aspettare alcune ore nella speranza che i sintomi scompaiano spontaneamente.
Anche un disturbo neurologico durato pochi minuti e poi completamente regredito può essere compatibile con un TIA, un attacco ischemico transitorio. La scomparsa dei sintomi non significa che il problema possa essere ignorato: un TIA richiede comunque una valutazione rapida perché può rappresentare il campanello d’allarme di un successivo ictus.
Il messaggio, quindi, non è che avere mal di testa significhi essere a rischio di ictus. Nella maggior parte dei casi la cefalea ha cause benigne. La differenza sta nel riconoscere quando il mal di testa “cambia volto”: un esordio violentissimo e improvviso, un dolore completamente diverso dal solito o la comparsa contemporanea di difficoltà nel parlare, muoversi, vedere o mantenere l’equilibrio non devono essere ignorati.
In queste circostanze non è opportuno cercare autonomamente una diagnosi online né aspettare che il dolore passi. La priorità è chiamare il 112 o il 118 e affidarsi rapidamente alla valutazione dei professionisti sanitari.
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