L’accesso ritardato ai percorsi specialistici dermatologici può compromettere in modo serio l’efficacia delle cure per i tumori della pelle, tra cui il melanoma. A lanciare l’allarme è il Comitato tecnico-scientifico dell’Intergruppo parlamentare Malattie cutanee e salute della pelle, che segnala come la crescente domanda di visite dermatologiche stia congestionando le liste d’attesa, impedendo una presa in carico tempestiva dei pazienti con sospetto tumore cutaneo.
Il risultato, denunciano gli esperti, è un ritardo diagnostico che comporta l’avvio di cure più complesse, con un impatto negativo sia sulla prognosi dei pazienti che sull’intero sistema sanitario. La proposta del Comitato è la creazione di percorsi differenziati tra pazienti con sospetto tumore cutaneo e quelli affetti da malattie infiammatorie o infettive della cute, in modo da accelerare l’accesso alle cure oncodermatologiche e ottimizzare l’uso delle risorse umane e tecnologiche disponibili presso ospedali e strutture specialistiche territoriali. A questo si aggiunge l’invito a rafforzare la prevenzione ed evitare il ricorso al “fai da te” dermatologico.
Crescono i tumori della pelle: melanoma +5% ogni anno, oltre 17mila casi attesi nel 2025

L’incidenza dei tumori della pelle è in crescita. In Italia, secondo i dati più recenti, il melanoma – forma tumorale potenzialmente letale – è in aumento con un tasso del 5% ogni anno: 14.900 nuovi casi sono stati diagnosticati nel 2020 e si stimano oltre 17.000 per il 2025. Il basalioma, il tumore cutaneo più comune, colpisce 1 persona su 1000 , mentre il carcinoma spino-cellulare riguarda circa 22-23 casi ogni 100.000 abitanti.
“I tumori della pelle – e tra questi, soprattutto il melanoma – se diagnosticati precocemente, possono essere trattati con successo mediante la semplice asportazione chirurgica”, ricordano i dermatologi, che hanno affrontato il tema nel corso di un incontro in Senato organizzato dall’Intergruppo parlamentare Malattie dermatologiche e salute della pelle e dalla rivista Italian Health Policy Brief, con il supporto non condizionato di La Roche Posay. L’allarme arriva all’inizio dell’estate, stagione in cui aumenta l’esposizione ai raggi solari, principale fattore di rischio per l’insorgenza di queste patologie.
Sbrollini: “Servono interventi organizzativi per migliorare la tempestività delle diagnosi”
“Ancora una volta il potenziamento delle risposte sanitarie si può ottenere non solo con l’innovazione terapeutica, ma anche con una riorganizzazione dei servizi – ha dichiarato la senatrice Daniela Sbrollini, vicepresidente della 10ª Commissione Affari sociali e Sanità del Senato e co-presidente dell’Intergruppo parlamentare –. Diagnosi più tempestive permetterebbero di garantire esiti terapeutici migliori e contenere i costi della sanità”.
Secondo il comitato tecnico-scientifico, molti accessi alle visite dermatologiche avvengono senza indicazioni precise, causando l’intasamento delle liste e ritardi nella presa in carico dei casi realmente sospetti. “Accade sempre più spesso che le visite vengano richieste senza ragioni fondate – ha spiegato il professor Marco Ardigò, ordinario di Dermatologia presso l’Humanitas University di Milano e coordinatore del Comitato –. Questo produce un serio ingolfamento delle agende, rallentando la diagnosi e il trattamento per i pazienti realmente a rischio”.
Prevenzione e comportamenti corretti: la campagna “Save Your Skin”
I ritardi diagnostici non dipendono solo dalla disorganizzazione dei servizi, ma anche dalla bassa consapevolezza tra i cittadini. La mancata attenzione alla salute della pelle, la scarsa abitudine a monitorare i nei e la riluttanza a rivolgersi al medico di medicina generale come primo filtro contribuiscono alla diagnosi tardiva. Inoltre, comportamenti scorretti, come l’esposizione non protetta al sole, l’uso di creme solari inadeguate, l’impiego di lampade UV per l’abbronzatura artificiale e l’assenza di indumenti schermanti nei soggetti a rischio, aumentano ulteriormente la probabilità di sviluppare un tumore cutaneo.
La campagna di sensibilizzazione “Save Your Skin”, promossa da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia) e La Roche Posay, punta a correggere questi comportamenti, offrendo screening gratuiti in numerose città italiane per educare la popolazione. “La prevenzione primaria, quindi la protezione dal sole, deve iniziare in età scolare – ha spiegato il professor Giovanni Pellacani, presidente SIDeMaST –. Due scottature in adolescenza aumentano in modo significativo il rischio di sviluppare un melanoma in età adulta”.
Ruolo centrale della medicina generale e necessità di formazione
Uno degli strumenti chiave per ridurre i ritardi è il coinvolgimento della medicina generale. Il Comitato dell’Intergruppo parlamentare propone un rafforzamento dei percorsi formativi per i medici di base, che devono poter riconoscere tempestivamente i casi sospetti e indirizzarli correttamente.
“La prevenzione primaria è uno dei compiti centrali del medico di medicina generale – ha sottolineato il dottor Gianmarco Rea, vicepresidente della Società Italiana di Medicina Generale –. La formazione promossa da SIMG mira anche a questo, oltre che all’uso del dermatoscopio, uno strumento semplice ma molto utile per la diagnostica di primo livello e per il case finding”. La diffusione del dermatoscopio nella medicina del territorio, ha aggiunto, è un obiettivo fondamentale.
Diagnosi tardiva: cure più invasive e ricadute psicologiche
Una diagnosi tardiva dei tumori cutanei può comportare gravi complicanze: maggiore invasività, rischio metastatico, prognosi peggiorata, interventi chirurgici più aggressivi e un pesante impatto psicologico sui pazienti. “Ci sarebbero molte meno diagnosi tardive se ci fossero più campagne di sensibilizzazione sui tumori della pelle – ha dichiarato la dottoressa Monica Forchetta, presidente dell’Associazione Pazienti Italia Melanoma –. Servono iniziative come quelle già attive per il seno o i polmoni. Il melanoma è ancora sottovalutato, specie tra i giovani. In questo senso, anche la scuola potrebbe avere un ruolo fondamentale”.
Le proposte: percorsi differenziati e codice LEA per gli esami specialistici
Due sono le proposte operative emerse dall’incontro in Senato: distinguere chiaramente, al momento della prenotazione, tra visite dermatologiche per sospetto tumore e quelle per dermatiti o altre condizioni meno urgenti, e riconoscere un codice LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) per prestazioni diagnostiche di secondo livello fondamentali per l’identificazione precoce del melanoma.
Tra queste: la microscopia confocale in vivo, la Total Body Photography digitalizzata e la videodermatoscopia digitale. Secondo i promotori, si tratta di strumenti decisivi per la prevenzione secondaria, da rendere più accessibili in ambito pubblico. L’auspicio è che si possa intervenire rapidamente con azioni di governance, riorganizzazione e campagne educative in grado di migliorare l’efficacia dell’assistenza dermatologica e ridurre l’impatto dei tumori cutanei sulla popolazione.

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