Melanoma: la regola dell’“ABCDE” per riconoscere un neo sospetto
Negli ultimi dodici mesi, in Italia, le diagnosi di melanoma sono aumentate del 30%. Un dato mai registrato prima. Questo tumore della pelle spesso si manifesta proprio attraverso un cambiamento dell’aspetto di un neo.
Un neo che si modifica, cresce, cambia colore, diventa asimmetrico o inizia a prudere, potrebbe essere il segnale di un melanoma. Questa forma rappresenta solo il 5% delle diagnosi, ma è la più aggressiva tra i tumori della pelle. Tuttavia, se riconosciuto in fase iniziale può essere rimosso chirurgicamente, con alte probabilità di guarigione. In Italia, secondo i dati 2024 di AIRTUM-AIOM, si stimano 12.941 nuovi casi: 7.069 uomini e 5.872 donne. Il melanoma è il terzo tumore più frequente tra gli under 50, in entrambi i sessi. Non esiste uno screening nazionale, ma i dermatologi suggeriscono la regola dell’“ABCDE” per identificare un neo sospetto e rivolgersi subito a uno specialista.
Cos’è la regola dell’“ABCDE” e perché è utile
La regola dell’“ABCDE” è un sistema di osservazione pensato per aiutare a individuare un possibile melanoma in fase precoce. Si applica ai nei e alle macchie della pelle. Ogni lettera indica una caratteristica sospetta da tenere sotto controllo.
- A come Asimmetria: se una metà del neo è diversa dall’altra.
- B come Bordi irregolari: frastagliati o poco definiti.
- C come Colore variabile: presenza di diverse tonalità nello stesso neo.
- D come Diametro superiore a 6 mm, anche se melanomi più piccoli sono possibili.
- E come Evoluzione: ogni cambiamento nella forma, colore, dimensione o superficie della lesione.
Altri segnali includono: prurito, sanguinamento, arrossamenti ai bordi o cambiamenti nella consistenza del neo (da liscio a ruvido). Anche la comparsa di un nuovo neo o di una lesione persistente, soprattutto nelle aree esposte al sole, può indicare la presenza di un tumore cutaneo.
Carcinomi cutanei: più diffusi, meno pericolosi
I tumori della pelle non sono tutti uguali. I più comuni sono i carcinomi basocellulari, che si sviluppano dalle cellule basali della pelle, e i carcinomi spinocellulari, che derivano dalle cellule squamose. Entrambi crescono lentamente e raramente danno metastasi. Vengono curati con la rimozione chirurgica o trattamenti locali. Il melanoma, invece, è meno frequente, ma ha una maggiore capacità di diffusione. Come spiega AIRC, il melanoma ha origine in alcuni casi su un neo preesistente, ma può anche comparire come una nuova macchia cutanea. Solo la metà dei melanomi si sviluppa su nei già presenti. L’altra metà nasce ex novo, spesso in aree poco esposte alla luce solare.
Fattori di rischio: esposizione al sole e genetica
Il principale fattore di rischio ambientale è l’esposizione ai raggi UV, sia naturali (sole) sia artificiali (lampade abbronzanti). Le persone più esposte alla luce solare per motivi professionali, come agricoltori, pescatori, sciatori o marinai, sono maggiormente a rischio. Anche le scottature solari durante l’infanzia aumentano la probabilità di sviluppare un melanoma.
Tuttavia non tutti i melanomi dipendono dal sole. Alcuni si manifestano su parti del corpo poco esposte, e possono essere legati a fattori genetici. Le persone con pelle chiara, che si scottano facilmente, che hanno molte efelidi o numerosi nei, devono fare particolare attenzione. Chi ha già avuto un melanoma o ha familiari colpiti dalla malattia è considerato a rischio aumentato. Il rischio cresce anche per chi ha un sistema immunitario compromesso.
Quando serve il controllo dermatologico
Tutti dovrebbero osservare la propria pelle almeno una volta al mese, con l’aiuto di uno specchio o di un’altra persona, in una stanza ben illuminata. Inoltre è fondamentale rivolgersi al dermatologo per regolari controlli. Chi ha più di un familiare con melanoma o tumore del pancreas potrebbe essere portatore di mutazioni genetiche ereditarie, spiegano gli specialisti di Airc.
Il gene CDKN2A è quello più frequentemente coinvolto, ma la ricerca ne ha identificati anche altri. Esistono test genetici, ma tutti i parenti di primo e secondo grado di persone colpite da melanoma familiare sono considerati a rischio, indipendentemente dall’esito del test. Il loro rischio può essere fino a 50 volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Cosa succede durante la visita specialistica
Lo specialista esegue di norma una dermatoscopia, o epiluminescenza: un esame non invasivo che utilizza uno strumento ottico, il dermatoscopio, per osservare la struttura interna delle lesioni cutanee. L’apparecchio utilizza una luce e una lente d’ingrandimento o una telecamera collegata a un monitor. In alcuni casi vengono scattate fotografie cliniche per confrontare l’evoluzione delle lesioni nel tempo.
Se il dermatologo sospetta una lesione tumorale, può decidere di eseguire una biopsia escissionale: rimozione completa della lesione con un margine di 2-3 mm di tessuto sano attorno. Il campione viene poi analizzato da un anatomo-patologo. Se viene confermata la natura maligna, possono essere necessari ulteriori esami o interventi per rimuovere completamente le cellule tumorali residue. La diagnosi precoce fa la differenza nella prognosi.
Letture consigliate
“La memoria della pelle” (Giunti 2023) scritto da Paolo Ascierto, Gian Paolo Montali e Marco Trabucco Aurilio, è un progetto di medicina narrativa, ma anche un prezioso strumento di prevenzione.









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