All’AOU Meyer IRCCS una paziente di 17 anni con una grande cisti localizzata nella regione più profonda della lingua è stata operata con chirurgia robotica transorale (TORS), evitando approcci tradizionali più invasivi che possono richiedere ampie incisioni esterne o procedure demolitive. La ragazza lamentava da tempo disfagia, difficoltà di deglutizione e un’alterazione del tono della voce.
L’intervento è stato eseguito da un team multidisciplinare guidato da Riccardo Coletta, referente clinico-scientifico della chirurgia robotica pediatrica dell’AOU Meyer IRCCS, con la partecipazione degli otorinolaringoiatri Luca Leone e Marella Reale. La procedura è stata condotta con il sistema robotico Da Vinci Xi, che consente una visione tridimensionale ad alta definizione e l’impiego di strumenti miniaturizzati manovrati con elevata precisione.
Operare “attraverso la bocca” per ridurre trauma e tempi di recupero
L’accesso è avvenuto attraverso il cavo orale, senza incisioni sul collo o sul volto. Secondo quanto riportato dall’équipe, questo approccio ha ridotto il trauma chirurgico e favorito un recupero più rapido. Dalla consolle, il chirurgo ha guidato i bracci robotici introducendo strumenti sottili nel cavo orale: individuata la lesione, è stata effettuata una piccola incisione della mucosa e una dissezione lungo il piano naturale che circondava la cisti, separandola progressivamente dai muscoli della lingua e dalle strutture adiacenti. Il controllo del sanguinamento e la trazione delicata hanno consentito l’asportazione completa della cisti, con l’obiettivo di ridurre il rischio di recidiva.
Un caso raro e un decorso post-operatorio rapido
La base della lingua è un’area di lavoro particolarmente ristretta: l’elevata precisione del sistema robotico, riferisce l’ospedale, ha permesso di operare in sicurezza in uno spazio complesso. Nella comunicazione diffusa dal Meyer si sottolinea inoltre che non risultano, in Italia, casi analoghi pubblicati da ospedali pediatrici. Il decorso è stato rapido: la paziente ha ripreso ad alimentarsi già il giorno successivo e ai controlli non sono state segnalate complicanze; la ragazza ha ringraziato il team anche per la percezione di una “voce più brillante”.
La pianificazione con stampa 3D e l’allenamento su modello
Prima dell’intervento è stato svolto un lavoro preparatorio con tecnologie 3D: gli specialisti hanno realizzato un modello basato su dimensioni e caratteristiche morfologiche della paziente e lo hanno utilizzato per simulare l’operazione e anticipare variabili e criticità. Il supporto è arrivato dal laboratorio congiunto T3Ddy, sostenuto dalla Fondazione Meyer e coordinato, per l’Università di Firenze, dalla professoressa Monica Carfagni, con attività dedicate all’introduzione di soluzioni 3D innovative nella pratica clinica.
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