La riforma del continuum tra ospedale e territorio viene indicata come la chiave di volta per ridisegnare la sanità in Campania. La Regione, uscita a marzo dal Piano di rientro sanitario dopo il via libera definitivo del Ministero della Salute e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si trova ora davanti a una fase decisiva: trasformare la maggiore autonomia in un nuovo modello clinico e organizzativo capace di rispondere in modo più efficace ai bisogni dei cittadini.
Il tema è stato al centro del Congresso Regionale della SIMI Campania, la Società Italiana di Medicina Interna, che si è svolto all’Università Federico II di Napoli. Dal confronto è emersa con forza la necessità di intervenire rapidamente su alcuni nodi strutturali del sistema sanitario regionale: il sovraccarico dei Pronto Soccorso, il difficile turn over nei reparti di degenza, la gestione dei pazienti cronici complessi e il contenimento della mobilità passiva.
Secondo la SIMI Campania, l’uscita dal commissariamento non può restare un passaggio amministrativo. Deve diventare l’occasione per investire sulla sanità pubblica, rafforzare gli organici, migliorare le strutture e rendere più omogenea la presa in carico dei pazienti.
Buonauro: “Servono investimenti mirati sulla sanità pubblica”
A sottolinearlo è il dottor Agostino Buonauro, presidente SIMI Campania. “L’uscita dal commissariamento permette finalmente un’autonomia di spesa che deve tradursi in investimenti mirati sulla sanità pubblica, sbloccando i fondi per l’edilizia ospedaliera e per nuove assunzioni, fondamentali per incrementare i Livelli Essenziali di Assistenza”, ha dichiarato.
Il riferimento ai LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, è centrale. Per anni la Campania ha dovuto fare i conti con vincoli economici e organizzativi che hanno inciso sulla capacità del sistema di garantire servizi tempestivi e uniformi. Ora, secondo la SIMI, la priorità è utilizzare le nuove possibilità di programmazione per rafforzare la rete pubblica e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Buonauro ha richiamato anche un dato particolarmente significativo: la Campania continua a soffrire il secondo saldo negativo più alto d’Italia per mobilità interregionale passiva. Questo significa che molti cittadini campani si spostano ancora fuori regione per ricevere cure, con conseguenze sia economiche per il sistema sanitario regionale sia sociali per pazienti e famiglie.
Continuità assistenziale, il nodo dei pazienti cronici complessi
Uno dei punti più delicati riguarda il potenziamento della continuità assistenziale. La SIMI Campania invita a rendere operativo il nuovo piano ospedaliero regionale, superando una gestione frammentata del paziente cronico complesso che oggi contribuisce a generare ricoveri impropri e degenze prolungate.
“Serve una riforma del continuum ospedale-territorio che veda l’internista come figura perno all’interno delle Case e degli Ospedali di Comunità”, ha spiegato Buonauro.
La medicina interna, infatti, è sempre più chiamata a occuparsi di pazienti anziani, fragili e affetti da più patologie contemporaneamente. Non si tratta soltanto di curare un singolo episodio acuto, ma di costruire percorsi capaci di accompagnare il paziente prima, durante e dopo il ricovero. In questo scenario, l’internista può diventare una figura di raccordo tra ospedale, medicina territoriale, ambulatori specialistici, telemedicina e strutture intermedie.
Pronto Soccorso sotto pressione: il ticket non basta
Particolare attenzione è stata dedicata all’emergenza Pronto Soccorso. La SIMI Campania invita a evitare facili entusiasmi rispetto all’introduzione, dal primo gennaio 2026, del ticket da 25 euro per i codici bianchi.
Secondo Buonauro, “non sarà il ticket da 25 euro per i codici bianchi a decongestionare i reparti”. Le cause del sovraccarico, ha spiegato, sono più complesse e non possono essere affrontate soltanto con l’introduzione di un pagamento per i casi non gravi. Il rischio è pensare che una misura economica possa deviare automaticamente la domanda di salute, senza costruire alternative territoriali realmente accessibili e funzionanti.
I numeri descrivono una situazione critica. Il 70% degli accessi totali nei Pronto Soccorso campani è costituito da codici bianchi e verdi, cioè casi non urgenti o a bassa priorità. Tra il 22% e il 25% degli accessi complessivi è considerato improprio: si tratta di prestazioni a bassissima priorità clinica che potrebbero trovare risposta sul territorio.
A questo si aggiunge la carenza di personale. La Campania è indicata come la prima regione in Italia per deficit di camici bianchi nei Pronto Soccorso, con una carenza stimata di circa 800 medici di medicina d’emergenza-urgenza. Un dato che rende ancora più urgente il rafforzamento della rete assistenziale fuori dall’ospedale.
Medicina interna come ponte tra ospedale, territorio e cronicità
Per la SIMI, la medicina interna sul territorio può diventare il fulcro della gestione della cronicità e della multimorbilità. Questo ruolo può essere svolto attraverso strumenti da potenziare con urgenza: ambulatori di complessità nelle Case e negli Ospedali di Comunità, telemedicina e ambulatori post-dimissione.
Il punto è evitare che il paziente fragile venga lasciato solo nel passaggio tra reparto ospedaliero e domicilio. Senza un percorso chiaro, il rischio è che le famiglie e i caregiver cerchino risposte ancora una volta nell’ospedale, anche quando il bisogno potrebbe essere gestito meglio in un contesto territoriale o intermedio.
L’invecchiamento della popolazione sta cambiando profondamente la domanda di salute in Campania. Nei reparti di medicina interna l’indice medio di saturazione dei posti letto è già al 90%, pur con una degenza media efficiente, inferiore ai 7 giorni. Il problema, dunque, non è soltanto quanto a lungo il paziente resta ricoverato, ma cosa accade dopo la dimissione.
Il post-dimissione resta il vero imbuto del sistema
“Il vero imbuto è rappresentato dal post-dimissione”, ha osservato Buonauro. La mancanza di percorsi chiari sul territorio spinge spesso famiglie e caregiver a chiedere la prosecuzione dell’assistenza in reparti a bassa intensità, come le lungodegenze. Tuttavia, la scarsità di questi posti letto genera attese di giorni.
Questo meccanismo produce un effetto a catena. I posti per acuti restano bloccati in ospedale, il turn over rallenta, i nuovi ricoveri diventano più difficili e i pazienti anziani e fragili restano più a lungo esposti al rischio di infezioni ospedaliere. Per questo la SIMI insiste sulla necessità di una rete integrata e funzionante, capace di accompagnare le dimissioni e prevenire nuovi accessi impropri.
Patologie cardio-nefro-metaboliche: un’epidemia da oltre un milione di cittadini
Il Congresso Regionale SIMI Campania ha affrontato anche le vecchie e nuove sfide della medicina interna, dedicando un’ampia sessione alle patologie cardio-nefro-metaboliche, note anche come CKM. Si tratta di condizioni che coinvolgono cuore, reni e sistema metabolico e che, nel loro insieme, abbracciano oltre il 65% delle patologie internistiche.
In Campania il fenomeno assume i contorni di una vera epidemia, con oltre un milione di cittadini interessati. L’impatto non è solo clinico, ma anche economico e organizzativo, perché queste patologie richiedono percorsi di cura continuativi, controlli specialistici, integrazione tra professionisti e una forte capacità di prevenzione.
Obesità, una priorità clinica e sociale per la Campania
Strettamente legato alle patologie cardio-nefro-metaboliche è il tema dell’eccesso ponderale. La Campania conserva un primato nazionale particolarmente critico: il 50,6% degli adulti è in sovrappeso o obeso e oltre il 43% dei bambini presenta eccesso di peso.
Durante il focus SIMI Campania, clinici e chirurghi si sono confrontati sulla necessità di garantire un accesso reale alle cure farmacologiche innovative e alla chirurgia bariatrica. L’obesità, infatti, non può essere affrontata solo come questione individuale o di stile di vita, ma richiede percorsi terapeutici strutturati, multidisciplinari e accessibili.
Nel corso dell’evento sono state affrontate anche altre sfide della medicina d’urgenza e della medicina interna: la presa in carico del paziente oncologico, il trattamento dell’enfisema, del delirium e dell’anemia sideropenica.
Formazione, giovani medici e approccio olistico al paziente
Il Congresso si è chiuso con un richiamo forte alla formazione e alla cultura della medicina interna. “Anche quest’anno l’obiettivo è diffondere la cultura della medicina interna attraverso la trasmissione, soprattutto ai colleghi più giovani, di un approccio clinico olistico ai pazienti, sempre più spesso fragili e complessi”, ha concluso Buonauro.
Al centro dell’evento scientifico, quindi, non solo l’analisi delle criticità della sanità campana, ma anche il desiderio di fare formazione e informazione sulle novità cliniche, diagnostiche e terapeutiche. La presenza di esperti nazionali ha offerto l’occasione per approfondire temi che attraversano l’intero mondo internistico e che saranno sempre più decisivi nel futuro della sanità regionale.
La sfida, per la Campania, è trasformare la nuova autonomia in un sistema più vicino ai cittadini, capace di alleggerire gli ospedali, rafforzare il territorio e dare risposte concrete ai bisogni di una popolazione sempre più anziana, fragile e complessa.
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