Medici e odontoiatri chiedono un tariffario minimo
Introdurre un tariffario minimo per le prestazioni libero-professionali. È questa una delle richieste più forti che arriva dai medici e dagli odontoiatri napoletani, emersa dall’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Libera Professione dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e Provincia.
Il dato è particolarmente significativo: il 75,19% dei professionisti che hanno risposto al sondaggio si è espresso a favore dell’introduzione di un riferimento minimo per le prestazioni libero-professionali. Una percentuale che restituisce con chiarezza il bisogno di maggiore tutela del valore professionale, ma anche la necessità di contrastare forme di concorrenza al ribasso che rischiano di incidere non solo sul lavoro dei medici e degli odontoiatri, ma anche sulla qualità percepita e reale delle cure.
La questione, infatti, non riguarda soltanto il compenso. Riguarda il riconoscimento di una prestazione fondata su competenza, responsabilità, aggiornamento continuo e rapporto fiduciario con il paziente. In un contesto sempre più complesso, nel quale la sanità si confronta con nuove regole, nuovi bisogni e nuove forme di comunicazione, la richiesta di un tariffario minimo viene letta come un segnale politico e professionale molto preciso.
L’indagine presentata all’Ordine dei Medici di Napoli
I risultati dell’indagine sono stati presentati questa mattina nell’Auditorium dell’Ordine, in via Riviera di Chiaia, durante l’incontro dal titolo “La libera professione: valore costituzionale, sostenibilità, sussidiarietà e futuro”, promosso dall’OMCeO Napoli.
L’appuntamento ha offerto l’occasione per fare il punto sul ruolo della libera professione sanitaria all’interno del sistema salute italiano. Non un modello alternativo al Servizio Sanitario Nazionale, ma una componente integrata e complementare, capace di contribuire alla qualità, alla sostenibilità e all’accessibilità delle cure.
La grande novità è rappresentata dai dati raccolti, che offrono un’istantanea dello stato di salute e delle esigenze dei professionisti partenopei. L’indagine non si limita a registrare opinioni, ma restituisce la voce di una categoria che chiede strumenti, servizi e risposte concrete. I professionisti non domandano soltanto aggiornamento scientifico, ma anche accompagnamento su aspetti fiscali, previdenziali, assicurativi, deontologici e organizzativi.
Fisco, ECM e assicurazioni tra le priorità
Tra i dati più rilevanti, il 62,44% dei professionisti indica l’aggiornamento fiscale tra gli ambiti da potenziare. È un segnale importante, perché dimostra quanto la libera professione sanitaria sia oggi attraversata da questioni che vanno ben oltre l’attività clinica in senso stretto.
Il medico e l’odontoiatra libero-professionista devono confrontarsi con adempimenti fiscali, responsabilità amministrative, gestione previdenziale, obblighi assicurativi e organizzazione dello studio. Tutti elementi che, se non adeguatamente compresi e gestiti, possono diventare fonte di difficoltà, incertezza e rischio.
Oltre 6 professionisti su 10 accendono poi un campanello d’allarme sull’attuale gestione dei crediti ECM, tema centrale per chi esercita una professione sanitaria. La formazione continua è infatti un obbligo, ma anche uno strumento essenziale per garantire cure aggiornate e sicure. Dalle risposte aperte al sondaggio emerge con forza la richiesta di una formazione ECM gratuita, accessibile e più vicina alle esigenze reali dei professionisti.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle nuove regole sull’assicurazione RC professionale. Su questo fronte circa 7 professionisti ospedalieri su 10 dichiarano di avere informazioni insufficienti. Un dato che conferma la necessità di percorsi informativi e formativi specifici, soprattutto in un ambito direttamente collegato alla responsabilità professionale e alla tutela del paziente.
Pubblicità sanitaria e social: il bisogno di regole chiare
Uno degli aspetti più delicati emersi dall’indagine riguarda la comunicazione sanitaria. Il 94,94% dei professionisti ritiene utile o necessario un vademecum o un corso dedicato alla pubblicità in ambito sanitario.
Il dato si collega direttamente al tema dell’equo compenso e del tariffario minimo. In un mercato sempre più condizionato dalla visibilità digitale, dai social network e da forme di promozione non sempre facilmente distinguibili dall’informazione sanitaria, il rischio è che il rapporto fiduciario tra medico e paziente venga indebolito da logiche puramente commerciali.
La comunicazione sanitaria, quando perde il proprio equilibrio, può trasformarsi in un terreno senza regole. Messaggi promozionali aggressivi, semplificazioni eccessive, promesse implicite o esplicite di risultato e offerte costruite intorno al prezzo rischiano di svilire il valore della prestazione professionale. Da un lato, la cura viene presentata come un prodotto da vendere; dall’altro, il valore del medico o dell’odontoiatra viene ridotto a uno sconto, a una tariffa ribassata o alla capacità di attirare attenzione online.
Comunicazione senza regole e concorrenza al ribasso finiscono così per alimentarsi a vicenda. È proprio su questo punto che l’Ordine intende intervenire, offrendo strumenti di orientamento e percorsi formativi capaci di distinguere l’informazione corretta dalla promozione impropria.
Rutigliani: “Questi numeri sono un mandato”
A leggere il significato politico e professionale dell’indagine è Pietro Rutigliani, presidente CAO Napoli e coordinatore della Commissione Libera Professione OMCeO Napoli.
“Questi numeri non vanno letti come una semplice raccolta statistica, ma come un mandato”, afferma Rutigliani. “I colleghi ci stanno dicendo che la libera professione ha bisogno di regole chiare, tutele effettive e servizi realmente utili. L’Ordine deve essere il luogo dell’ascolto, ma soprattutto della risposta concreta”.
Rutigliani sottolinea in particolare il legame tra tariffario minimo e pubblicità sanitaria. “Il tema del tariffario minimo e quello della pubblicità sanitaria sono strettamente collegati: senza riferimenti chiari, anche la comunicazione rischia di diventare una competizione al ribasso, nella quale non vince la qualità della cura ma la capacità di attrarre attenzione”.
Il messaggio è netto: la libera professione non può essere lasciata sola davanti alle trasformazioni del mercato, alla pressione della comunicazione digitale e alla crescente complessità normativa.
Equo compenso, dignità del lavoro e sicurezza dei cittadini
Nel corso dell’incontro è stato ribadito che difendere la libera professione significa anche difendere la qualità della cura. Non si tratta, come evidenziato da Rutigliani, di rivendicare privilegi, ma di riconoscere il valore di una prestazione professionale fondata su competenza, responsabilità e rapporto fiduciario con il paziente.
“Per questo il tema dell’equo compenso e di un tariffario minimo riguarda la dignità del lavoro medico e odontoiatrico e, indirettamente, la sicurezza dei cittadini”, aggiunge il presidente CAO Napoli. “Lo stesso vale per la pubblicità sanitaria: informare è doveroso, ma promuovere la salute non può significare trasformare la cura in un prodotto da esporre sui social senza criteri deontologici e senza tutela per il cittadino”.
Il punto centrale è che il valore della prestazione sanitaria non può essere misurato soltanto in termini economici. Dietro ogni atto medico o odontoiatrico ci sono anni di studio, aggiornamento continuo, responsabilità clinica, obblighi assicurativi e deontologici, oltre alla necessità di garantire al paziente un percorso di cura appropriato e sicuro.
Dalle risposte aperte nuove esigenze operative
L’indagine ha dato spazio anche alle risposte aperte dei professionisti, dalle quali sono emersi bisogni molto concreti: formazione ECM gratuita e accessibile, orientamento su fisco e previdenza, chiarimenti sulle società tra professionisti, contrasto all’abusivismo e maggiore supporto sulla pubblicità sanitaria.
Sono temi che descrivono una professione in trasformazione. Il medico e l’odontoiatra, oggi, non sono chiamati soltanto a curare, ma anche a gestire strutture, rispettare norme, comunicare correttamente, tutelarsi dal punto di vista assicurativo e previdenziale, aggiornarsi costantemente e difendere la propria attività da pratiche scorrette o abusive.
Proprio per questo l’Ordine viene chiamato a svolgere un ruolo sempre più attivo, non solo come ente di vigilanza deontologica, ma anche come punto di riferimento operativo per accompagnare i professionisti nella quotidianità.
Zuccarelli: “Trasformare l’ascolto in azione”
A indicare la prospettiva futura è Bruno Zuccarelli, presidente dell’OMCeO Napoli. “L’obiettivo è trasformare l’ascolto in azione”, sottolinea. “La Commissione Libera Professione continuerà a lavorare per costruire strumenti pratici, occasioni formative e percorsi di tutela”.
Per Zuccarelli, l’incontro non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro strutturato. L’obiettivo è rendere l’Ordine sempre più vicino ai professionisti e più autorevole nella difesa della qualità della sanità.
Una prospettiva che guarda alla libera professione come a una risorsa per l’intero sistema salute, purché inserita in un quadro di regole chiare, responsabilità condivise e strumenti adeguati.
Un confronto ampio sul futuro della libera professione
All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, Bruno Zuccarelli, presidente OMCeO Napoli; Pietro Rutigliani, presidente CAO Napoli e coordinatore della Commissione Libera Professione OMCeO Napoli; Marta Schifone, parlamentare; Alberto Oliveti, presidente ENPAM; Carlo Ghirlanda, per delega di Corrado Bondi, presidente nazionale ANDI; Silvestro Scotti, segretario generale nazionale FIMMG; Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed; e Antonio De Falco, segretario regionale CIMO Fesmed.
Il confronto ha attraversato i temi della responsabilità professionale, della previdenza, della governance sanitaria, dei modelli organizzativi e della sussidiarietà tra pubblico e privato. Al centro, però, è rimasta una questione di fondo: riconoscere alla libera professione sanitaria un valore non marginale, ma essenziale, all’interno di un sistema che deve garantire qualità, sostenibilità e tutela dei cittadini.
La richiesta di un tariffario minimo, il bisogno di regole sulla pubblicità sanitaria, la domanda di formazione e assistenza su fisco, previdenza e assicurazioni compongono un quadro unitario. È il segnale di una categoria che chiede di essere ascoltata, ma soprattutto di essere messa nelle condizioni di esercitare con dignità, sicurezza e responsabilità.
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