L’arrivo delle temperature elevate può rendere più complicata la vita quotidiana delle persone con sclerosi multipla. Durante le giornate particolarmente calde o umide, alcuni disturbi già presenti possono infatti diventare più intensi: aumentano la stanchezza, la debolezza muscolare, le difficoltà nel camminare o nel mantenere l’equilibrio. Possono comparire anche disturbi visivi, formicolii, tremori e problemi di concentrazione.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questa accentuazione non indica una progressione della malattia né la comparsa di nuove lesioni. Si tratta generalmente di un fenomeno temporaneo, destinato a ridursi quando la temperatura corporea torna ai livelli abituali.
Il fenomeno di Uhthoff
Il peggioramento dei sintomi provocato dall’aumento della temperatura corporea è conosciuto come fenomeno di Uhthoff. Prende il nome dall’oculista tedesco Wilhelm Uhthoff, che alla fine dell’Ottocento osservò un deterioramento temporaneo della vista in alcuni pazienti dopo l’attività fisica.
Oggi è noto che questo fenomeno non riguarda soltanto la visione. Il calore può accentuare numerose manifestazioni neurologiche della sclerosi multipla, con effetti differenti da persona a persona. Secondo le stime disponibili, la sensibilità alle temperature elevate interessa una parte consistente dei pazienti.
Anche un aumento contenuto della temperatura corporea può rendere meno efficiente la trasmissione degli impulsi nervosi lungo le fibre danneggiate dalla demielinizzazione. Il segnale elettrico incontra quindi maggiori difficoltà nel raggiungere correttamente la propria destinazione, facendo riemergere o intensificando disturbi già sperimentati.
Non si tratta necessariamente di una ricaduta
Uno degli aspetti più importanti è distinguere il fenomeno di Uhthoff da una vera ricaduta della sclerosi multipla. Nel primo caso, i sintomi sono collegati al surriscaldamento e tendono a migliorare con il riposo e il raffreddamento del corpo, generalmente nell’arco di poche ore.
Una ricaduta, invece, comporta la comparsa di sintomi nuovi o un peggioramento significativo e persistente di quelli già presenti. I disturbi durano normalmente almeno 24 ore e non sono spiegati da febbre, infezioni o aumento della temperatura ambientale.
La distinzione non deve comunque essere affidata esclusivamente all’autovalutazione. Quando i sintomi non diminuiscono dopo essersi rinfrescati, persistono a lungo oppure appaiono diversi dal solito, è opportuno contattare il neurologo o il centro di riferimento.
I disturbi più frequenti nelle giornate calde
Tra i sintomi più spesso accentuati dal caldo figurano la fatica, la debolezza muscolare e le difficoltà nella deambulazione. Alcune persone riferiscono una visione meno nitida, una maggiore rigidità muscolare, una riduzione della sensibilità agli arti o un rallentamento dei tempi di reazione.
Anche le funzioni cognitive possono risentirne. Concentrarsi, trovare rapidamente le parole o svolgere attività complesse può richiedere più energia. Queste difficoltà possono essere particolarmente evidenti negli ambienti poco ventilati, durante gli spostamenti nelle ore centrali della giornata o dopo uno sforzo fisico.
Il surriscaldamento non dipende soltanto dal clima. Può essere favorito dalla febbre, da docce molto calde, saune, bagni bollenti, attività fisica intensa e permanenza prolungata al sole.
Come affrontare il caldo senza rinunciare alle attività
La prima strategia consiste nell’imparare a riconoscere i propri fattori scatenanti. Programmare gli impegni nelle ore più fresche, frequentare ambienti climatizzati e indossare abiti leggeri e traspiranti può ridurre il rischio di surriscaldamento.
È importante bere regolarmente, senza aspettare di avvertire sete, e limitare l’esposizione diretta al sole. Docce fresche, ventilatori, panni umidi, impacchi refrigeranti e specifici indumenti rinfrescanti possono offrire sollievo. Un recente studio condotto su persone con sclerosi multipla ha rilevato che docce fredde, ventilatori e tessuti rinfrescanti sono tra i metodi più utilizzati per controllare i disturbi legati alla temperatura.
L’attività fisica non deve essere automaticamente sospesa. Può essere adattata scegliendo esercizi meno intensi, pause frequenti, luoghi freschi o attività in acqua a temperatura controllata. Anche il raffreddamento prima dell’esercizio può aiutare alcune persone, mentre l’efficacia degli indumenti refrigeranti può variare in base alle caratteristiche individuali.
La risposta al caldo resta molto personale. Per questo motivo, le strategie più efficaci dovrebbero essere concordate con il neurologo e con gli altri professionisti sanitari coinvolti nel percorso di cura.
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