In Italia la vaccinazione contro il papillomavirus umano mostra segnali di ripresa, ma la distanza dall’obiettivo resta ampia. Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2024, la copertura nazionale con ciclo completo nelle ragazze nate nel 2012, cioè dodicenni nell’anno di rilevazione, è pari al 51,18%. Nei ragazzi della stessa coorte si ferma al 44,65%. Tra i tredicenni, la copertura sale al 64,07% per le ragazze e al 55,80% per i ragazzi. Anche la coorte femminile 2009, usata come riferimento internazionale per le quindicenni, arriva al 70,58%, in lieve crescita rispetto all’anno precedente, ma ancora sotto la soglia ottimale. Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiunge il 95% previsto come obiettivo di copertura.
Il vaccino HPV non è una protezione “di genere”, ma una misura di prevenzione oncologica per ragazze e ragazzi. Il papillomavirus può causare lesioni precancerose e tumori del collo dell’utero, della vulva, della vagina, dell’ano, dell’orofaringe e della laringe; alcuni tipi di HPV sono inoltre responsabili dei condilomi genitali. Vaccinare anche i maschi significa proteggere direttamente la loro salute e ridurre la circolazione del virus nella popolazione.
L’età conta: prima si interviene, meglio si protegge
La vaccinazione è raccomandata e gratuita per ragazze e ragazzi a partire dagli 11 anni. L’offerta nel dodicesimo anno di vita è centrale perché consente di immunizzare prima dell’eventuale esposizione al virus, quando la protezione può essere più efficace e il percorso vaccinale è più semplice da organizzare insieme alle altre vaccinazioni dell’adolescenza.
Un vaccino contro infezioni che possono diventare tumori
La forza del vaccino HPV sta nella sua capacità di prevenire malattie che possono comparire molti anni dopo l’infezione. Le evidenze disponibili indicano che la vaccinazione può prevenire oltre il 90% dei tumori causati da HPV e ridurre le lesioni precancerose correlate. Per questo non va considerata una scelta rimandabile: è una forma di protezione anticipata, simile a mettere in sicurezza il futuro prima che il rischio diventi visibile.
I numeri italiani raccontano anche un problema organizzativo e culturale. La crescita rispetto al 2023 è incoraggiante, ma non basta. Quando solo circa metà dei dodicenni ha completato il ciclo, significa che molti appuntamenti vengono persi, rimandati o non compresi nella loro importanza. Servono inviti chiari, recuperi attivi, comunicazione semplice nelle scuole e nei servizi vaccinali, oltre a un ruolo forte di pediatri, medici di famiglia e operatori sanitari.
Sicurezza e responsabilità pubblica
La maggior parte delle persone vaccinate non presenta reazioni avverse; quando compaiono, sono in genere lievi e si risolvono spontaneamente in pochi giorni. Come per tutti i farmaci, il rischio zero non esiste, ma il rapporto tra benefici e rischi è nettamente favorevole alla vaccinazione. Proteggere gli adolescenti dall’HPV significa ridurre oggi una catena di infezioni e domani una quota importante di tumori evitabili.
Il messaggio più importante è che ogni dose recuperata conta. Le coperture migliorano con il passare dell’età grazie ai richiami e ai programmi di recupero, ma attendere non è la strategia migliore. Verificare lo stato vaccinale, completare il ciclo e aderire agli inviti del servizio sanitario sono passaggi concreti per trasformare un vaccino disponibile in una reale protezione collettiva.
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