La parola basta ancora a evocare immagini lontane, malattie incurabili, isolamento e paura. Per questo le notizie circolate negli ultimi giorni sulla presenza di casi di lebbra in Italia, e in particolare a Roma, hanno attirato immediatamente l’attenzione. Ma tra una malattia che torna nelle cronache e una nuova emergenza sanitaria c’è una distanza enorme.
In Italia la lebbra, o malattia di Hansen, resta infatti una patologia estremamente rara. Gli specialisti parlano di circa sette casi l’anno a livello nazionale, mentre non risultano recenti casi autoctoni: l’ultimo viene fatto risalire al 2003. Le diagnosi riguardano prevalentemente persone che hanno contratto l’infezione in Paesi nei quali la malattia continua a circolare oppure persone già curate che vengono seguite per gli esiti lasciati dalla patologia.
Dunque, bisogna preoccuparsi? Per la popolazione generale italiana, la risposta è no. Bisogna però conoscere la malattia, perché la lebbra non appartiene soltanto ai libri di storia e continua a essere presente in molte aree del mondo.
Che cos’è davvero la lebbra
La lebbra è una malattia infettiva cronica provocata principalmente dal batterio Mycobacterium leprae. Può interessare soprattutto la pelle e i nervi periferici, ma anche le mucose delle vie respiratorie superiori e gli occhi.
Il batterio cresce molto lentamente e proprio questa caratteristica rende particolare la malattia. Tra il contagio e la comparsa dei sintomi possono trascorrere molti anni: spesso il periodo di incubazione è di circa cinque anni, ma in alcuni casi i disturbi possono manifestarsi anche dopo vent’anni o più.
Uno dei segni più caratteristici è la presenza di chiazze cutanee più chiare o arrossate nelle quali diminuisce o scompare la sensibilità. Possono comparire anche alterazioni dei nervi, formicolii, debolezza muscolare e perdita della sensibilità a dolore, caldo e freddo.
È proprio il danno ai nervi, se la malattia resta senza trattamento per molto tempo, a poter provocare lesioni e disabilità permanenti.
Come si prende la lebbra
Qui cade uno dei principali falsi miti. La lebbra non è una malattia altamente contagiosa e non si trasmette facilmente incontrando una persona malata.
La modalità ritenuta più probabile è il passaggio del batterio attraverso piccole goccioline provenienti da naso e bocca di una persona con lebbra non ancora trattata. Perché avvenga il contagio sono generalmente necessari contatti stretti, frequenti e prolungati nel tempo.
Una stretta di mano, un abbraccio, mangiare allo stesso tavolo, utilizzare gli stessi spazi o sedersi accanto a una persona affetta dalla malattia non rappresentano le normali modalità di trasmissione. Inoltre la maggior parte delle persone possiede una risposta immunitaria capace di impedire al batterio di provocare la malattia.
Altro elemento fondamentale: una volta iniziata una terapia efficace, la capacità di trasmettere l’infezione si interrompe rapidamente.
Una malattia ancora presente nel mondo
Se in Italia la lebbra è rarissima, a livello globale non è ancora scomparsa. Gli ultimi dati disponibili indicano oltre 172 mila nuovi casi diagnosticati nel mondo nel 2024, con la maggior parte delle infezioni concentrata soprattutto in alcune aree dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina.
Per questo la lebbra è inserita dall’Organizzazione mondiale della sanità tra le malattie tropicali neglette. La globalizzazione e gli spostamenti internazionali fanno sì che singoli casi possano essere diagnosticati anche in Paesi nei quali la trasmissione locale è stata sostanzialmente interrotta. La comparsa di un caso importato, però, non significa automaticamente che la malattia abbia ricominciato a circolare nella popolazione.
Come si cura oggi la lebbra
L’altra grande differenza rispetto all’immaginario del passato riguarda la terapia: oggi la lebbra si cura.
Il trattamento raccomandato utilizza contemporaneamente diversi antibiotici, in particolare rifampicina, dapsone e clofazimina. Questa combinazione, chiamata terapia multidrug o MDT, serve anche a impedire che il batterio sviluppi resistenze.
La durata dipende dalla forma della malattia: generalmente il trattamento viene seguito per sei mesi nelle forme paucibacillari e dodici mesi in quelle multibacillari.
La diagnosi precoce rimane essenziale. Gli antibiotici possono eliminare l’infezione e fermare la progressione della malattia, ma eventuali danni neurologici già diventati permanenti possono essere difficili da recuperare.
Il vero nemico resta anche lo stigma
La paura della lebbra nasce da secoli di isolamento e discriminazione. Oggi, però, continuare ad associare questa diagnosi all’idea di una persona da evitare non ha alcun fondamento scientifico.
I pochi casi osservati in Italia meritano attenzione sanitaria e capacità diagnostica, non allarmismo. La lebbra esiste ancora, ma è poco contagiosa, diagnosticabile e curabile. Più che temerne un improbabile ritorno epidemico, è utile liberarsi di un’immagine della malattia rimasta ferma a molti secoli fa.
Leggi anche:



it freepik
it.freepik

it freepik
it freepik
it freepik