Garantire sicurezza clinica, continuità assistenziale e una reale vicinanza alle famiglie anche dopo le dimissioni ospedaliere. È questo l’obiettivo di Moira – “Il filo che ci unisce”, la nuova applicazione nata dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università Federico II e la digital health company Kelyon. Il progetto introduce un modello innovativo di assistenza per i pazienti pediatrici in nutrizione artificiale con Catetere Venoso Centrale ad Inserzione Centrale (CICC) e per i loro caregiver, affrontando in modo strutturato una delle fasi più delicate del percorso di cura: il rientro a casa.
Un bisogno concreto delle famiglie fuori dall’ospedale
La gestione di un dispositivo complesso e delicato come il CICC al di fuori dell’ambiente ospedaliero rappresenta da sempre una sfida critica per le famiglie. I caregiver, spesso genitori senza una formazione sanitaria specialistica, si trovano improvvisamente a dover garantire procedure corrette, prevenire infezioni e riconoscere tempestivamente eventuali segnali di allarme. A tutto questo si aggiunge un forte senso di isolamento, dovuto alla distanza fisica dal team clinico e alla paura di commettere errori.
Moira nasce proprio per rispondere a queste criticità, proponendosi come uno strumento digitale capace di migliorare in modo concreto la qualità della vita del bambino e della sua famiglia. L’applicazione non si limita a fornire informazioni, ma costruisce un vero percorso di empowerment, accompagnando i caregiver passo dopo passo e rafforzando il loro ruolo attivo nella gestione quotidiana della terapia.
Un percorso strutturato dal ricovero al rientro a domicilio
Uno degli elementi distintivi di Moira è il percorso strutturato che segue il paziente fin dalla fase di ricovero ospedaliero, proseguendo durante la dimissione e continuando nel periodo di assistenza domiciliare. In questo modo, il passaggio dall’ospedale alla casa non avviene in modo brusco, ma è accompagnato da formazione, strumenti pratici e un costante collegamento con il team di cura.
L’app fornisce contenuti educativi chiari e uniformati, procedure guidate e checklist operative che aiutano le famiglie a gestire correttamente il CICC e la nutrizione artificiale. Questo approccio riduce il rischio di complicanze, favorisce l’aderenza alle indicazioni cliniche e contribuisce a creare maggiore serenità nella quotidianità dei piccoli pazienti.
La tecnologia di Telma e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
Il cuore tecnologico di Moira è Telma, la piattaforma proprietaria sviluppata da Kelyon per la gestione avanzata dei pazienti. Grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale, Telma consente la gestione del Piano Assistenziale Individualizzato (PAI), permettendo la condivisione in tempo reale di obiettivi terapeutici, checklist e dati clinici tra il team sanitario e la famiglia.
Il sistema è progettato per trasformare i dati raccolti in supporto concreto alle decisioni cliniche. Attraverso alert proattivi e strumenti di monitoraggio da remoto, Telma migliora l’efficienza operativa e rafforza la capacità di intervento tempestivo, riducendo il rischio di eventi avversi e ricoveri non programmati.
Come ha sottolineato Gaetano Cafiero, CEO di Kelyon, «Moira rappresenta un passo concreto verso un’assistenza più vicina alle famiglie, anche fuori dall’ospedale: informazioni affidabili, procedure uniformate e un canale di comunicazione sempre accessibile».
Il contributo di Danone Nutricia e il valore della continuità di cura
Alla realizzazione del progetto ha contribuito anche Danone Nutricia, con un supporto non condizionato che ha permesso di rafforzare la dimensione di continuità assistenziale. Per l’azienda, la nutrizione non è soltanto una competenza tecnica, ma un modo concreto di prendersi cura della salute delle persone.
«Crediamo davvero che l’innovazione abbia senso solo quando cambia la vita di qualcuno in meglio, soprattutto quella dei più fragili, come i pazienti pediatrici», ha dichiarato Manuela Borella, Vicepresidente Nutrizione Specializzata Danone Italia e Grecia. L’attenzione al caregiver e alla qualità di vita della famiglia diventa così parte integrante della terapia, andando oltre il semplice trattamento clinico.
Il ruolo dell’Università Federico II e della ricerca clinica
Il progetto Moira è stato sviluppato con il coinvolgimento diretto del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Ateneo federiciano e del Centro di riferimento regionale per la nutrizione artificiale domiciliare. Tra i protagonisti scientifici figurano i professori Alfredo Guarino e Immacolata Spagnuolo, da anni impegnati nella ricerca e nell’assistenza ai pazienti pediatrici complessi.
Secondo la professoressa Spagnuolo, «l’applicazione, attraverso la formazione, consente una interazione diretta dei familiari nella gestione dei vari problemi dei bambini e contribuisce ad una migliore qualità di vita e di salute». Un’affermazione che sintetizza il valore aggiunto di Moira: non solo tecnologia, ma un nuovo modo di costruire alleanza tra clinici e famiglie.
Un modello replicabile di sanità digitale
Moira – “Il filo che ci unisce” si propone come un esempio concreto di come la sanità digitale possa diventare uno strumento di inclusione, sicurezza e prossimità. Un modello che, partendo dai bisogni reali delle famiglie, integra competenze cliniche, innovazione tecnologica e attenzione umana, aprendo la strada a nuove forme di assistenza domiciliare sempre più personalizzate e sostenibili.
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