Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha raccontato più volte di assumere aspirina ogni giorno e di preferire una dose elevata, sostenendo di voler mantenere il sangue “fluido” e collegando l’assunzione del farmaco anche ai lividi comparsi sulle mani. A gennaio aveva dichiarato di assumere 325 milligrammi di aspirina al giorno, una dose superiore a quella generalmente utilizzata quando il farmaco viene impiegato a basse dosi nella prevenzione cardiovascolare. Più recentemente ha detto di amare l’aspirina e di averne bisogno “psicologicamente”.
Il problema non riguarda soltanto le abitudini personali del presidente americano. Alcune delle sue affermazioni possono infatti rafforzare un’idea diffusa ma non corretta: che l’aspirina sia una sorta di protezione generale contro infarto e ictus e che assumerla quotidianamente serva a rendere il sangue più “fluido”.
L’aspirina non “fluidifica” il sangue
L’acido acetilsalicilico agisce sulle piastrine, riducendone la capacità di aggregarsi e quindi di contribuire alla formazione di coaguli. Per questo motivo può essere molto utile in determinate condizioni cardiovascolari, soprattutto nelle persone che hanno già avuto un infarto o un ictus ischemico e alle quali il farmaco viene prescritto come prevenzione secondaria.
Dire però che l’aspirina “fluidifica il sangue” è una semplificazione. Il suo effetto è quello di ridurre l’aggregazione delle piastrine, diminuendo la possibilità che si formino alcuni tipi di coaguli. Questo effetto, però, ha anche un rovescio della medaglia: il sangue può avere maggiori difficoltà a fermare un sanguinamento.
Prenderla ogni giorno non è una scelta valida per tutti
È proprio questo uno dei punti più importanti da chiarire. L’aspirina non viene oggi raccomandata in modo generalizzato alle persone sane per prevenire un primo evento cardiovascolare.
Le indicazioni della US Preventive Services Task Force sottolineano che, negli adulti tra 40 e 59 anni con un rischio cardiovascolare a 10 anni pari o superiore al 10%, la decisione di iniziare una terapia con aspirina a basse dosi deve essere individuale, valutando benefici e rischi. Dai 60 anni in poi, invece, la Task Force raccomanda di non iniziare l’aspirina per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari.
Il motivo è il rapporto tra benefici e possibili effetti indesiderati. L’aspirina può infatti aumentare il rischio di sanguinamenti, compresi quelli gastrointestinali e intracranici. Il rischio tende inoltre ad aumentare con l’età.
E la dose di Trump?
Trump ha dichiarato di assumere 325 mg di aspirina al giorno per la prevenzione cardiovascolare. Il suo medico ha confermato questa dose, definendola parte della strategia per la salute cardiovascolare del presidente.
Ma il dosaggio non dovrebbe essere copiato sulla base dell’esperienza di un’altra persona, tanto meno di un personaggio pubblico. Quando l’aspirina è indicata per la prevenzione cardiovascolare, le raccomandazioni sulla prevenzione primaria fanno riferimento a basse dosi; la scelta deve comunque essere effettuata dal medico sulla base del profilo di rischio individuale.
Anche i lividi possono essere compatibili con l’effetto antiaggregante dell’aspirina: una maggiore tendenza a sanguinare può manifestarsi, tra l’altro, con una più facile comparsa di ecchimosi. Questo non significa però che ogni livido sia necessariamente causato dal farmaco né permette di valutare da solo se la terapia sia appropriata.
Non è un farmaco da assumere “per sicurezza”
Il caso Trump riporta quindi l’attenzione su un principio fondamentale della prevenzione cardiovascolare: un farmaco utile in determinate persone può essere inutile o dannoso in altre.
L’aspirina può avere un ruolo importante quando esiste una precisa indicazione clinica, ma non dovrebbe essere iniziata, aumentata o modificata autonomamente con l’obiettivo generico di “proteggere il cuore”. La scelta dipende dalla storia cardiovascolare, dall’età, dal rischio individuale di eventi e dal rischio di sanguinamento.
Le dichiarazioni di Trump possono quindi diventare fuorvianti se interpretate come un consiglio valido per tutti. La prevenzione cardiovascolare non passa dalla ricerca di un farmaco da assumere “per sicurezza”, ma dalla valutazione del proprio rischio e da interventi realmente indicati per quella specifica persona.


