Dazi Trump: perché gli Usa non possono fare a meno dei farmaci prodotti in Italia
L’industria farmaceutica italiana registra export verso gli Usa in crescita, ma i dazi annunciati da Trump rischiano di ridisegnare la mappa degli scambi commerciali. Nel 2024 le vendite hanno raggiunto 10 miliardi di euro, seconda voce di export dopo i macchinari, secondo i dati di Confindustria. Il mercato americano vale il 20% dell’export. I dazi, però, obbligano le imprese italiane a puntare su altri mercati. Secondo Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria e AD di Sanofi, “l’America non può fare a meno dei nostri medicinali”.

Cattani sottolinea a Repubblica che: “Una guerra commerciale sui farmaci aumenterebbe a tappeto i costi e metterebbe in discussione l’accesso alle cure per tutti, a cominciare dai cittadini degli Stati Uniti che non sono autosufficienti nella produzione”. Secondo il presidente la dipendenza americana potrebbe essere una forte leva politica per tenere il dialogo aperto e rilanciare la cooperazione su innovazione e ricerca. In passato si è già parlato di dazi sui farmaci periodicamente, anche durante la prima presidenza Trump, ma senza mai arrivare a concretezza.
La connessione tra Italia, Europa e Usa riguarda farmaci, principi attivi, vaccini e trattamenti per malattie croniche e rare, ha spiegato Cattani in un’altra intervista al Corriere della Sera. Le tariffe sui farmaci comporterebbero aumenti di costo. Le aziende non assorbono i dazi. I maggiori costi verrebbero trasferiti al cliente finale. Le imprese cercherebbero mercati alternativi.
Infine Cattani ha sottolineato la perdita di competitività dell’Europa. Per i presidente la priorità assoluta deve essere quella di “ridare impulso alle politiche industriali e all’innovazione, dove abbiamo perso terreno rispetto a Cina e Stati Uniti”.

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