Tempo di lettura: 4 minutiLa sanità rappresenta circa il 9% del PIL dei Paesi europei. La corruzione e le frodi sono i pericoli maggiori. Per avere un confronto sul tema e mettere insieme strategie comuni, in questi giorni si sono riuniti, per la prima volta in Italia, circa 50 delegati di 14 Paesi europei in un summit internazionale organizzato da EHFCN – European HealthCare Fraud & Corruption Network.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume “Healthcare Fraud, Corruption and Waste in Europe” contenente l’analisi di dettaglio di diversi Paesi relativi a frode, sprechi e abusi nell’assistenza sanitaria. All’interno del registro, l’Italia ha pubblicato – insieme a Belgio, Francia, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi, Lituania e Slovenia – il proprio “Rapporto Nazionale su Corruzione e Frode in Sanità”, fenomeno che solo nella Penisola manda in fumo, secondo i dati dell’Istituto per la promozione dell’etica in sanità, circa 6 miliardi di denaro pubblico.
Dall’analisi dei differenti Rapporti nazionali dei Paesi europei si evidenzia come i tipi di frode più diffusi siano soprattutto la non conformità alle regole di fatturazione e, più in particolare, la fatturazione di servizi sanitari mal o mai erogati. Per esempio, solo nel Regno Unito, 4.819 episodi di frodi sono state registrate a danno del sistema sanitario dalle autorità competenti, nel biennio 2014-2015. Una media di 402 casi al mese, laddove per ‘frode’ si intende abuso d’ufficio, corruzione e illeciti economici (bribery, corruption and illegal economic crimes). In Francia, l’attività anticorruzione di Stato dell’Assurance Maladie ha recuperato 220 milioni di euro a favore delle casse d’oltralpe nel 2016 e nell’anno precedente, circa 231.5 milioni. In Belgio, l’autorità d’ispezione sanitaria governativa – il MEID – ha individuato ben 1.225.585 infrazioni, nel 2015.
“Va sottolineato che i dati contenuti nel HealthCare Fraud, Corruption and Waste in Europa sono difficili da confrontare a causa di differenti metodi di valutazione vigenti– ha dichiarato Renè Jansen, Presidente EHFCN – Al fine di uniformare i criteri di analisi e controllo della corruzione a livello europeo, EHFCN ha messo a punto la ‘matrice di tipologia degli sprechi’ un importante strumento d’analisi per la segnalazione della frode sanitaria, che consente standard uniformi e di cui auspichiamo la diffusione nei Paesi del Network Europeo.”
“Il Rapporto OCSE ha evidenziato di recente che tra sprechi, inefficienze e corruzione i sistemi sanitari sprecano un quinto delle risorse. L’analisi del rapporto EHFCN presentato oggi, fa emergere che nella maggior parte dei sistemi sanitari europei si registra la diffusione di frodi, mentre, in Italia, il fenomeno corruttivo ha assunto ormai una dimensione strutturale. – ha dichiarato Francesco Macchia, Presidente di Ispe-Sanità – Questo, in ragione della differente natura dei rispettivi servizi, finanziati in prevalenza dalla fiscalità generale nei Paesi del Sud dell’Europa e su base soprattutto assicurativa nel Nord Europa. A impostazioni differenti, corrispondono, quindi, reati differenti. Infatti, in molti dei Paesi nordeuropei sono sotto osservazione le irregolarità contabili, seguite da quei casi legati a frode su procedure d’acquisto e appalti pubblici nel settore sanitario, mentre nel Sud Europa prevalgano gli episodi di corruzione e favoreggiamento. In ogni caso, in un contesto di crescente integrazione europea, solo l’elaborazione di strategie che partono dal confronto dei sistemi nazionali può fornire soluzioni generali per difendere il sistema sanitario europeo, che rappresenta circa il 9% del PIL dei Paesi europei”.
Il confronto ha messo in luce i punti comuni e gli elementi di differenza, le opportunità di miglioramento e gli ostacoli da superare per mettere in campo politiche e strumenti operativi condivisi a livello europeo, con lo scopo di contrastare efficacemente il fenomeno diffuso della corruzione, delle frodi e degli sprechi in Sanità. Più in dettaglio, sono stati riconosciuti dai rappresentanti dei 14 Paesi, i punti di forza delle organizzazioni anticorruzione e frode – sia istituzionali che non governative – l’acquisita capacità organizzativa concentrata sui controlli e sull’attività delle unità antifrode a vario livello. Ugualmente, si è sottolineata la grande capacità di sensibilizzare il pubblico, promuovendo il sostegno dei cittadini all’azione antifrode in sanità.
Allo stesso modo, sono stati individuati gli elementi critici comuni ai Paesi riuniti da EHFCN nella lotta alla corruzione e alle frodi in sanità. In primo luogo, la mancanza di una cultura antifrode e anticorruzione che sia positiva ed efficace nell’ambito della sanità, seguita da una certa complessità e incertezza delle normative antifrode e anticorruzione. Poi, spicca la mancanza di finanziamenti strutturali e di risorse umane; l’eccessiva dispersione di compiti tra le parti interessate – stakeholder – e l’esigenza imperativa di una comunicazione tra queste organizzazioni più puntuale ed efficace; l’insufficienza di strumenti per analizzare i dati digitali e la mancanza di dati digitalizzati nella formazione del processo decisionale o durante la fase di supervisione; infine, la natura del sistema DRG (pay per performance) può rappresentare un incentivo potenziale al sovra-consumo di servizi sanitari.
Le principali opportunità da sviluppare per migliorare nella lotta comune e coordinata alle frodi e alla corruzione invece si concentrano sul ruolo di una più ampia collaborazione internazionale, come lo scambio d’informazioni, metodi e best practices da condividere, per facilitare e professionalizzare le attività anti-frode e promuovere l’uso efficiente dei servizi sanitari pubblici. Seguono: una più approfondita professionalizzazione dei principali stakeholder, specialmente riguardo le unità di controllo e anti-frode; lo sviluppo della sanità digitale e la semplificazione dei sistemi di pagamento digitalizzati; l’attuazione di piani nazionali per combattere la corruzione e promuovere in modo appropriato la trasparenza, come accade in Italia attraverso ANAC; riforme legislative e miglioramento nella trasparenza in materia di diritti dei pazienti e nelle procedure d’acquisto.
Infine, è percepito come rischio comune a tutti i Paesi, pur nelle differenze, la potenziale caduta del sostegno pubblico e politico che può portare ad un rallentamento delle riforme organizzative, istituzionali o legislative necessarie.
“Un’osservazione finale, ampiamente citata nei 9 Rapporti nazionali raccolti da EHFCN – conclude Paul Vincke, managing director di EHFCN – riguarda i pazienti. Aumentare la consapevolezza dei cittadini, avvicinando loro comprensibilità e reperibilità delle informazioni e migliorando la trasparenza dei servizi sanitari, rafforzerà la posizione del paziente come stakeholder chiave nella prevenzione di frode, abusi e corruzione in materia di assistenza sanitaria, nel prossimo futuro”.
A conclusione dell’incontro, il presidente EHFCN ha dichiarato che “EHFCN continuerà a sviluppare standard uniformi per la segnalazione della frode sanitaria, consentendo un confronto e un benchmarking sostanziali tra tutte le organizzazioni dei 14 Paesi coinvolti. EHFCN continuerà ad essere anche una piattaforma per lo scambio tra i servizi contro la frode ai fini della condivisione delle migliori pratiche e informazioni pertinenti in merito all’individuazione degli autori di frode e delle pratiche fraudolente.”
*dati relativi al 2014, con errori rilevati in prima istanza e successivamente corretti durante il processo di pagamento
Campania, una sanità allo sbando?
News PresaFormiche e scarafaggi in ospedale. E’ questo lo stato di salute della sanità campana? A leggere le notizie che da giorni ormai sono su tutti i quotidiani e le Tv non solo locali, ma anche nazionali, è così. L’immagine che passa è quella di una donna stesa nel proprio letto di degenza e sopraffatta da un plotone di formiche. Oppure di ospedali come il San Giovanni Bosco «invasi di zanzare», con blatte in ogni angolo pronte a precipitarsi sui pazienti al calar delle tenebre. Insomma di una Campania in ginocchio.
Come in Ben Venuti al Sud
Qualcuno ricorderà il fortunatissimo film Benvenuti al Sud, diretto da Luca Miniero, remake del film francese del 2008 Giù al Nord. Nel film vengono rappresentati con brillante ironia gli stereotipi che da sempre dividono il Paese. E allora Alberto Colombo (Claudio Bisio) si ritrova a “scendere” nel profondo Sud con un giubbotto antiproiettile per evitare di restarci secco nelle perenni sparatorie alle quali i meridionali sono abituati. Salvo scoprire che la Campania, dove certo ci sono moltissimi problemi, non è esattamente come rappresentata da Tv e giornali. Né tanto meno è come disegnata da stereotipi e pregiudizi. Insomma, l’errore è voler fare di tutta l’erba un fascio.
Responsabilità politiche
Ciò che sorprende, e non in maniera positiva, è l’assoluta incapacità dei politici di fare politica (nel senso alto del termine – ammesso che ne esista ancora uno). Al diritto, anzi al dovere, di denunciare quanto accade si dovrebbe accompagnare anche la capacità di incoraggiare un dibattito costruttivo, alimentare un circolo virtuoso di idee e progetti. Vogliamo esagerare? Servirebbe la capacità di fare nell’interesse della gente. Assistiamo invece a livello regionale alla celebrazione di quello che è divenuto ormai uno sport nazionale, chi ha la maggioranza governa e le opposizioni stanno sedute sulla sponda del fiume in attesa che passi il cadavere. Invece di dimostrare di saper fare, si vuole dimostrare che l’altro non è capace di fare. Del resto così è più comodo.
Il Caso San Paolo
Senza voler tornare ancora una volta sul fatto di cronaca, che è vergognoso, si deve però riflettere sulle circostanze che hanno permesso ad una condizione simile di verificarsi. Un rimpallo di responsabilità, il classico muro di gomma, fatto di cambi della guardia, paura di assumere decisioni impopolari e voglia di sfuggire alle responsabilità. Fortunatamente la Campania, e la sanità campana, non è solo questo. E’ moltissimo altro, fatta di gente che ha voglia di riscatto, ha voglia di fare e di cambiare. La cosa migliore che possa succedere in questa regione è che ci si riesca a liberare per sempre di persone che «io non c’ero, e se c’ero non ho visto e se ho visto non ho pensato che toccasse a me intervenire».
Rischio demenza aumenta se a mezza età si lavora di notte
AnzianiLe persone di mezza età che lavorano su turni o che passano a un impiego notturno sarebbero più a rischio di soffrire di demenza. Lo ha dimostrato uno studio presentato a SLEEP 2017, l’incontro annuale dell’American Academy of Sleep Medicine e della Sleep Research Society, che si è svolto a Boston. I risultati sono stati riportati da Reuters Health.
La ricerca
Un gruppo di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma,coordinati da Kathleen Bokenberge, ha esaminato la relazione tra il lavoro su turno e la demenza in due gruppi di pazienti: lo Swedish Twin Registry (STR) e lo Screening Across the Lifespan Twin (SALT). Il primo, STR-1973, comprende 13.283 partecipanti nati tra il 1926 e il 1943. Questi avevano almeno 30 anni nel 1973, quando hanno ricevuto un questionario che richiedeva informazioni sul tipo di lavoro che svolgevano e da quanti anni. Nel secondo gruppo, invece, ci sono 41.610 partecipanti nati tra il 1900 e il 1958. Questi, tra il 1998 e il 2002 sono stati intervistati telefonicamente sulla storia e la durata del lavoro notturno che svolgevano. I ricercatori hanno quindi consultato i registri nazionali svedesi sulla salute pubblica per cercare i casi con diagnosi di demenza che coinvolgevano i partecipanti.
Il follow-up medio per il gruppo STR-1973 è stato di 41 anni, mentre per il campione SALT è stato di 14, durante i quali i ricercatori hanno identificato, rispettivamente, 983 (7,4%) e 2.033 (5%) casi di demenza. Dall’analisi dei dati è emerso che l’incidenza della demenza sarebbe associata al lavoro su turni, con un tasso di rischio di 1,4, e al lavoro notturno, con un rapporto di 1,13. Inoltre, non sarebbe la durata nel lavoro su turni o notturno a determinare un aumento del rischio di demenza nelle persone di mezza età.
Secondo Camilo Ruiz, portavoce dell’American Academy of Sleep Medicine di Darien, “questi risultati non sono sorprendenti e sono coerenti con la teoria secondo la quale il lavoro notturno è in conflitto con i nostri ritmi circadiani”.
Medici dritti «al cuore del diabete»
PrevenzionePronti ad andare «Al cuore del diabete». Lo slogan è un gioco di pare con il quale si celebra la quindicesima ed ultima tappa del progetto supportato da Boehringer Ingelheim Italia e Eli Lilly Italia, nato con l’obiettivo di mettere in luce l’importanza della correlazione tra diabete e rischio cardiovascolare. Di scena oggi a Napoli, il progetto di formazione rivolto ai medici ha previsto un tour itinerante che si è mosso dal Piemonte alla Sardegna. Un messaggio importante per affrontare un tema importante. Basti pensare che nel mondo una persona su due con diabete di tipo 2 muore per un evento cardiovascolare. Nei diabetici, infatti, il rischio di malattia cardiovascolare è da 2 a 4 volte superiore rispetto a chi non è affetto da questa patologia.
Nuove armi
Oggi la comunità medico-scientifica ha a disposizione un’opzione terapeutica – un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 -SGLT2 – in grado di coniugare l’azione antidiabetica con i benefici dimostrati sulla riduzione della mortalità e morbilità cardiovascolare. La tappa di Napoli prevede la sosta in Piazza Dante di un mezzo mobile “Cell Explorer” che ospiterà al proprio interno aule didattiche preposte a sessioni formative, rivolte a medici specialisti. Un gazebo esterno, invece, accoglierà i volontari delle Associazioni Fand Campania e ANIAD Campania, impegnati nel fornire al pubblico materiale formativo e informativo. Sia nel capoluogo campano, che nelle altre tappe del progetto, sono state coinvolte le associazioni pazienti locali.
Gestire la malattia
«Ridurre il rischio cardiovascolare è un aspetto prioritario nella gestione del diabete – spiega il professor Antonio Ceriello del Gruppo MultiMedica di Milano – e oggi abbiamo a disposizione un’opzione terapeutica in più per farlo. Per la prima volta, possiamo trattare i nostri pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare con una terapia antidiabetica che riduce il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari. Senza tralasciare, poi, il fatto che la riduzione degli eventi cardiovascolari (infarto miocardico non fatale, ictus non fatale e morte cardiovascolare) e delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, comporta un impatto positivo anche sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale»
Artrite Reumatoide: intervista al Prof. Caporali
PodcastSalute mentale e assistenza: gravi disuguaglianze tra regioni
Associazioni pazientiIn Italia esistono gravi disuguaglianze nell’accessibilità ai servizi da parte delle persone con disturbi psichiatrici. Infatti, a seconda della regione, variano le risorse umane, strutturali ed economiche destinate alla salute mentale.
L’analisi delle strutture e delle attività dei Dipartimenti di salute mentale è stata fatta dalla Società italiana di epidemiologia psichiatrica che ha redatto un focus inserito poi in una pubblicazione presentata di recente a Bologna dalla Siep, la Società italiana di epidemilogia psichiatrica. Fabrizio Starace, presidente Siep spiega: “Il principale nodo da sciogliere? Sono le disuguaglianze regionali. Differenze intollerabili”.
“Abbiamo analizzato i dati diffusi dal Ministero secondo due principi ordinatori – ha spiegato Fabrizio Starace, presidente Siep – prendendo in considerazione, per 26 indicatori, le variazioni nelle diverse Regioni e rappresentando, per ciascuna Regione, il posizionamento dei singoli indicatori, assumendo come riferimento il valore medio nazionale”.
Il lavoro, accessibile dal sito, liberamente scaricabile, vuole render conto, delle attività svolte, delle risorse impegnate e degli obiettivi raggiunti, a tutti coloro che hanno un interesse specifico (ad es. operatori, familiari, utenti) o generale (cittadini attenti al funzionamento della cosa pubblica ed al buon uso delle risorse) .
Un dato tra i più preoccupanti è quello sulla capacità di presa in carico delle persone con diagnosi di schizofrenia, secondo Fabrizio Starace, promotore e coautore del rapporto. I soggetti con psicosi schizofreniche in trattamento presso i Dsm italiani, infatti, sono in media 308 x 100 mila abitanti adulti, ma i dati regionali variano da un minimo di 130 in Toscana a un massimo di 437 in Sicilia.
“Non è verosimile che esistano sul territorio nazionale variazioni così smisurate nella diffusione della schizofrenia – ha detto Starace – dobbiamo pertanto ritenere che le differenze siano attribuibili alla diversa capacità dei Dsm di intercettare il bisogno di assistenza”. E questo dipende dalla presenza, accessibilità e credibilità del sistema di cura per la Salute mentale nelle Regioni.
Il Rapporto fornice anche una radiografia dei punti di forza e di debolezza dei Dsm in ciascuna Regione, individuando le criticità che dovranno essere affrontate in sede di programmazione locale. “Si confermano purtroppo le previsioni che avevamo segnalato in un precedente intervento, e riprese nell’Appello Siep per la Salute mentale, sottoscritto dalle maggiori Società scientifiche di settore, dai sindacati, da tutte le Associazioni di familiari e utenti, dai direttori dei Dsm italiani che è stato inviato a Ministero della Salute, alla Conferenza Stato-Regioni e a tutti i Presidenti delle Regioni.
“Spiace osservare – ha concluso Starace – che questi documenti rimangano tuttora inascoltati e che nulla sia stato fatto per creare spazi di confronto, accessibili e partecipati, sull’azione, oggi finalmente verificabile, dei servizi pubblici per la salute mentale. Il tutto per fare in modo che le decisioni di politica sanitaria siano generatrici di valore per la comunità. Compito straordinariamente attuale, se si considera il periodo di razionalizzazione delle risorse e la necessità di coniugare sostenibilità economica, equità di accesso e qualità dell’assistenza. Le politiche per la Salute Mentale in Italia hanno più che mai bisogno di competenze scientifiche, sensibilità non episodica, capacità di programmazione a partire da dati concreti, disponibilità al confronto. Di passare finalmente dalle parole ai fatti”.
Corruzione: 14 Paesi riuniti a Roma per difendere il “sistema sanitario europeo”
Economia sanitariaLa sanità rappresenta circa il 9% del PIL dei Paesi europei. La corruzione e le frodi sono i pericoli maggiori. Per avere un confronto sul tema e mettere insieme strategie comuni, in questi giorni si sono riuniti, per la prima volta in Italia, circa 50 delegati di 14 Paesi europei in un summit internazionale organizzato da EHFCN – European HealthCare Fraud & Corruption Network.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume “Healthcare Fraud, Corruption and Waste in Europe” contenente l’analisi di dettaglio di diversi Paesi relativi a frode, sprechi e abusi nell’assistenza sanitaria. All’interno del registro, l’Italia ha pubblicato – insieme a Belgio, Francia, Regno Unito, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi, Lituania e Slovenia – il proprio “Rapporto Nazionale su Corruzione e Frode in Sanità”, fenomeno che solo nella Penisola manda in fumo, secondo i dati dell’Istituto per la promozione dell’etica in sanità, circa 6 miliardi di denaro pubblico.
Dall’analisi dei differenti Rapporti nazionali dei Paesi europei si evidenzia come i tipi di frode più diffusi siano soprattutto la non conformità alle regole di fatturazione e, più in particolare, la fatturazione di servizi sanitari mal o mai erogati. Per esempio, solo nel Regno Unito, 4.819 episodi di frodi sono state registrate a danno del sistema sanitario dalle autorità competenti, nel biennio 2014-2015. Una media di 402 casi al mese, laddove per ‘frode’ si intende abuso d’ufficio, corruzione e illeciti economici (bribery, corruption and illegal economic crimes). In Francia, l’attività anticorruzione di Stato dell’Assurance Maladie ha recuperato 220 milioni di euro a favore delle casse d’oltralpe nel 2016 e nell’anno precedente, circa 231.5 milioni. In Belgio, l’autorità d’ispezione sanitaria governativa – il MEID – ha individuato ben 1.225.585 infrazioni, nel 2015.
“Va sottolineato che i dati contenuti nel HealthCare Fraud, Corruption and Waste in Europa sono difficili da confrontare a causa di differenti metodi di valutazione vigenti– ha dichiarato Renè Jansen, Presidente EHFCN – Al fine di uniformare i criteri di analisi e controllo della corruzione a livello europeo, EHFCN ha messo a punto la ‘matrice di tipologia degli sprechi’ un importante strumento d’analisi per la segnalazione della frode sanitaria, che consente standard uniformi e di cui auspichiamo la diffusione nei Paesi del Network Europeo.”
“Il Rapporto OCSE ha evidenziato di recente che tra sprechi, inefficienze e corruzione i sistemi sanitari sprecano un quinto delle risorse. L’analisi del rapporto EHFCN presentato oggi, fa emergere che nella maggior parte dei sistemi sanitari europei si registra la diffusione di frodi, mentre, in Italia, il fenomeno corruttivo ha assunto ormai una dimensione strutturale. – ha dichiarato Francesco Macchia, Presidente di Ispe-Sanità – Questo, in ragione della differente natura dei rispettivi servizi, finanziati in prevalenza dalla fiscalità generale nei Paesi del Sud dell’Europa e su base soprattutto assicurativa nel Nord Europa. A impostazioni differenti, corrispondono, quindi, reati differenti. Infatti, in molti dei Paesi nordeuropei sono sotto osservazione le irregolarità contabili, seguite da quei casi legati a frode su procedure d’acquisto e appalti pubblici nel settore sanitario, mentre nel Sud Europa prevalgano gli episodi di corruzione e favoreggiamento. In ogni caso, in un contesto di crescente integrazione europea, solo l’elaborazione di strategie che partono dal confronto dei sistemi nazionali può fornire soluzioni generali per difendere il sistema sanitario europeo, che rappresenta circa il 9% del PIL dei Paesi europei”.
Il confronto ha messo in luce i punti comuni e gli elementi di differenza, le opportunità di miglioramento e gli ostacoli da superare per mettere in campo politiche e strumenti operativi condivisi a livello europeo, con lo scopo di contrastare efficacemente il fenomeno diffuso della corruzione, delle frodi e degli sprechi in Sanità. Più in dettaglio, sono stati riconosciuti dai rappresentanti dei 14 Paesi, i punti di forza delle organizzazioni anticorruzione e frode – sia istituzionali che non governative – l’acquisita capacità organizzativa concentrata sui controlli e sull’attività delle unità antifrode a vario livello. Ugualmente, si è sottolineata la grande capacità di sensibilizzare il pubblico, promuovendo il sostegno dei cittadini all’azione antifrode in sanità.
Allo stesso modo, sono stati individuati gli elementi critici comuni ai Paesi riuniti da EHFCN nella lotta alla corruzione e alle frodi in sanità. In primo luogo, la mancanza di una cultura antifrode e anticorruzione che sia positiva ed efficace nell’ambito della sanità, seguita da una certa complessità e incertezza delle normative antifrode e anticorruzione. Poi, spicca la mancanza di finanziamenti strutturali e di risorse umane; l’eccessiva dispersione di compiti tra le parti interessate – stakeholder – e l’esigenza imperativa di una comunicazione tra queste organizzazioni più puntuale ed efficace; l’insufficienza di strumenti per analizzare i dati digitali e la mancanza di dati digitalizzati nella formazione del processo decisionale o durante la fase di supervisione; infine, la natura del sistema DRG (pay per performance) può rappresentare un incentivo potenziale al sovra-consumo di servizi sanitari.
Le principali opportunità da sviluppare per migliorare nella lotta comune e coordinata alle frodi e alla corruzione invece si concentrano sul ruolo di una più ampia collaborazione internazionale, come lo scambio d’informazioni, metodi e best practices da condividere, per facilitare e professionalizzare le attività anti-frode e promuovere l’uso efficiente dei servizi sanitari pubblici. Seguono: una più approfondita professionalizzazione dei principali stakeholder, specialmente riguardo le unità di controllo e anti-frode; lo sviluppo della sanità digitale e la semplificazione dei sistemi di pagamento digitalizzati; l’attuazione di piani nazionali per combattere la corruzione e promuovere in modo appropriato la trasparenza, come accade in Italia attraverso ANAC; riforme legislative e miglioramento nella trasparenza in materia di diritti dei pazienti e nelle procedure d’acquisto.
Infine, è percepito come rischio comune a tutti i Paesi, pur nelle differenze, la potenziale caduta del sostegno pubblico e politico che può portare ad un rallentamento delle riforme organizzative, istituzionali o legislative necessarie.
“Un’osservazione finale, ampiamente citata nei 9 Rapporti nazionali raccolti da EHFCN – conclude Paul Vincke, managing director di EHFCN – riguarda i pazienti. Aumentare la consapevolezza dei cittadini, avvicinando loro comprensibilità e reperibilità delle informazioni e migliorando la trasparenza dei servizi sanitari, rafforzerà la posizione del paziente come stakeholder chiave nella prevenzione di frode, abusi e corruzione in materia di assistenza sanitaria, nel prossimo futuro”.
A conclusione dell’incontro, il presidente EHFCN ha dichiarato che “EHFCN continuerà a sviluppare standard uniformi per la segnalazione della frode sanitaria, consentendo un confronto e un benchmarking sostanziali tra tutte le organizzazioni dei 14 Paesi coinvolti. EHFCN continuerà ad essere anche una piattaforma per lo scambio tra i servizi contro la frode ai fini della condivisione delle migliori pratiche e informazioni pertinenti in merito all’individuazione degli autori di frode e delle pratiche fraudolente.”
*dati relativi al 2014, con errori rilevati in prima istanza e successivamente corretti durante il processo di pagamento
Più basso è il livello di istruzione, maggiore sarà il tasso di mortalità. I nuovi dati ISTAT
PrevenzionePer chi ha la sola licenza elementare l’indice di mortalità è di 99,65 ogni 10mila morti contro i 75,38 ogni 10mila dei laureati.
I nuovi dati Istat, sul rapporto tra mortalità e istruzione, parlano chiaro. E per alcune malattie il gap è ancora più marcato, come per cirrosi ed epatite cronica dove gli uomini con la sola licenza elementare hanno un indice di mortalità per queste patologie superiore di ben 3,5 volte rispetto a quello di chi ha una laurea. Insomma, il livello di istruzione incide non solo sulla speranza di vita (5 anni di vita in meno per chi non ha titolo di studio), ma anche sui tassi di mortalità. L’istat ha fatto una ricerca standardizzata per titolo di studio, genere, ripartizione territoriale e cause di morte riferiti al periodo 2012-2014.
Nella popolazione fra i 25 e gli 89 anni, la mortalità per chi ha conseguito al massimo la licenza elementare è di 99,65 decessi ogni 10mila residenti (137,4 per gli uomini e 77 per le donne), contro un indice di 75,38 per i laureati (88,1 per gli uomini e 57,1 per le donne). L’andamento si conferma per quasi tutte le cause di morte. L’impatto dello svantaggio sociale è alto soprattutto per cirrosi ed epatite cronica, ma la mortalità per queste patologie è contenuta (con un tasso medio nazionale di 1,6 ogni 10.000 uomini e 0,8 ogni 10.000 donne). Nello specifico, l’incremento di mortalità è di 3,5 volte per gli uomini con un basso titolo di studio rispetto a chi ha una laurea e di 2,3 tra le donne. Lo svantaggio tra le donne con basso titolo di studio, invece, è più pronunciato nel Sud (mortalità 3,4 volte maggiore rispetto alle laureate), mentre nel Nord-est i differenziali sociali sono meno accentuati.
Fa eccezione il diabete per il quale si osserva tra le donne con basso titolo di studio una mortalità quasi 2,6 volte superiore rispetto alle coetanee laureate, mentre tra gli uomini il valore non raggiunge il doppio (1,8). Lo svantaggio della mortalità per diabete ha un picco nelle aree meridionali tra le donne con livello di istruzione più basso con una mortalità che nelle Isole arriva ad essere 3,6 volte maggiore rispetto alle laureate della stessa zona (rispettivamente 5,2 e 1,4 decessi per 10.000 donne con corrispondente livello di istruzione). Anche le malattie croniche dell’apparato respiratorio non fanno eccezione, con un tasso di 10,6 decessi per 10.000, quasi due volte superiore a quello dei laureati (5,2). Tra le donne, che hanno tassi di mortalità per questo complesso di cause molto più bassi, il differenziale è invece più contenuto (1,4 volte). La situazione, in questo caso, è simile in tutto il Paese.
Anche per i tumori si osservano tra le donne differenziali per titolo di studio più bassi (1,1) rispetto agli uomini (1,5). Sia per gli uomini che per le donne, sono molto pronunciati soprattutto i differenziali sociali nella mortalità per il tumore allo stomaco.
Psoriasi, in pochi sanno che le cure ci sono
PrevenzioneArriva l’estate e la psoriasi tende a ‘placarsi’ grazie al sole, ma il problema resta, più grave che mai. Sui quasi tre milioni di malati in Italia, una gran parte è costretta per tutto il resto dell’anno ad una estenuante ricerca di una terapia efficace, che si trasforma in un pellegrinaggio continuo tra medici di famiglia e dermatologi territoriali. Una ricerca che non passa mai per i centri di riferimento, con il risultato di una delusione che tocca l’84% dei casi e un abbandono delle cure che arriva al 90% e la grave conseguenza che l’80% dei malati viene colpito anche da depressione. A scattare questa impietosa fotografia, basata su 5.278 schede compilate dai pazienti e 2560 dai medici specialisti, è stata l’ADIPSO, l’Associazione per la Difesa degli Psoriasici, che ha presentato i risultati della propria indagine durante un convegno che si è concluso sabato a Roma. Le schede sono state raccolte dall’associazione lo scorso 29 ottobre durante l’Open Day del WPD (World Psoriasis Day), in 93 cliniche di riferimento regionali (ex Psocare) che hanno aperto le loro porte per fornire informazioni sulla malattia e svolgere visite e consulti gratuiti. «Fare qualcosa per questi pazienti – dice la presidente dell’ADIPSO Mara Maccarone – è d’obbligo. Oggi ci sarebbero tutti i mezzi per curarsi, ma molti non ci riescono, e questo è enorme danno per il paziente e per la società. Le schede che abbiamo raccolto fotografano perfettamente la situazione generale, basti pensare che nei centri di riferimento in pochi anni siamo scesi da 12mila a 6mila pazienti, segno tangibile che qualcosa non va e non per colpa dei malati».
Pochi pazienti nei centri di riferimento
Uno dei dati emersi è che delle persone visitate o intervistate all’Open Day solo 102 erano state trattate da un centro di riferimento. Forse anche per questo hanno manifestato una forte delusione per le terapie ricevute. Inoltre la ricerca ha messo in luce una forte richiesta dei farmaci biotecnologici da parte dei pazienti, nonostante ci siano molte alternative prima di arrivare a questa risorsa.
Per Nicola Balato, che dirige la dermatologia del Policlinico Federico II di Napoli, «il problema della terapia si risolve con una migliore comunicazione. Dobbiamo impostare un percorso di istruzione del paziente per fare in modo che segua il più possibile le terapie che proponiamo, anche spiegandogli che magari la prima può non funzionare ma che in quel caso ci sono delle altre ‘armi’ che si possono usare». Una caratteristica dei pazienti emersa dalle schede è la presenza frequente di comorbidità, con le principali che sono risultate l’obesità (il 26% di chi aveva una malattia associata alla psoriasi) e la depressione (23%), oltre che il diabete (13%). Un problema per chi prende in carico il paziente, perché queste patologie fanno in modo che il paziente non possa usare certi farmaci.
Poca attenzione dalle istituzioni in tutte le Regioni
Durante il convegno sono stati illustrati i numeri e le esperienze delle diverse regioni italiane, da cui sono emersi diversi punti comuni, purtroppo negativi, diffusi su tutto il territorio nazionale. Quasi tutti i responsabili delle cliniche dermatologiche (ex Psocare) presenti al convegno hanno lamentato una carenza di attenzione da parte delle Istituzioni, che da un lato non forniscono sufficienti risorse umane per una gestione ottimale dei centri, e dall’altra mettono paletti e ostacoli burocratici all’utilizzo dei più recenti farmaci innovativi. Tutto questo avviene anche quando la prescrizione dello specialista risulta appropriata, al solo scopo di risparmiare, contravvenendo all’art. 32 della Costituzione, che dichiara il diritto alla salute di tutti i cittadini, e dal decreto dell’OMS inviato a tutte le nazioni, dove si dichiara che la psoriasi è una malattia grave e che il paziente va preso in carico e curato. A questo si aggiunge la spesa, onerosa per il paziente, dovuta agli alti costi del ticket, per le prestazioni diagnostiche che servirebbero a monitorare la malattia in corso. Quasi tutti, infine, hanno lamentato uno scarso coordinamento con gli altri attori del sistema, dai medici di famiglia ai dermatologi privati, e delle Asl, che porta ad avere pochi pazienti nei centri di riferimento preposti, per competenza, dalla Regione, per una migliore gestione della patologia, spesso sottovalutata dalle Istituzioni.
Vaccinazioni: l’Asl di Caserta promuove la prevenzione
Prevenzione«I vaccini? funzionano. Proteggono la salute in ogni fase della vita». Questo lo slogan della Settimana Europea della Vaccinazione, uno slogan che focalizza l’attenzione sul bisogno e l’importanza delle vaccinazioni ad ogni età. Il primo obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione, gli operatori sanitari e gli stakeholder su come i vaccini tutelano non solo la salute del singolo individuo, ma anche della collettività da malattie infettive gravi e talvolta mortali, ponendo ancora una volta l’accento sulla indispensabilità della vaccinazione di massa per raggiungere «l’effetto gregge» (heard immuniy) nelle popolazioni target, ovvero le coperture di sicurezza raccomandate dall’OMS per il contenimento della diffusione delle malattie infettive.
Il calendario vaccinale
L’importanza della vaccinazione in ogni età è dimostrata dal calendario vaccinale del PNV 2017/2018 approvato dal Ministero della Salute, che rappresenta «il Calendario per la Vita», visto che ha previsto l’introduzione in offerta «attiva» gratuita di nuovi vaccini non solo in età pediatrica e nell’adolescenza, come accade per il Meningocco B nei bambini entro il I° anno di vita o il vaccino anti Papilloma virus anche negli adolescenti (undicenni) maschi; ma anche nuovi vaccini destinati ai agli anziani di età superiore ai 65 anni (tra queste la vaccinazione anti pneumococcica e la vaccinazione contro il virus dell’Herpes Zoster). Grazie alla vaccinazione e all’aumento delle coperture vaccinali nella popolazione, come è noto, alcune malattie molto gravi e loro complicanze sono diminuite fino alla scomparsa, come nel caso della poliomielite o addirittura eradicate come nel caso del vaiolo. Vaccinarsi, inoltre, è un atto d’amore e di solidarietà non solo verso se stessi, ma anche verso gli altri, perché serve anche a proteggere quei soggetti che non possono essere vaccinati in quanto affetti da gravi patologie (es. patologie del sistema immunitario) e che pertanto non avrebbero risposta al vaccino.
L’impegno dell’Asl di Caserta
Nell’ambito delle attività dedicate alla promozione delle vaccinazioni, anche quest’anno l’Asl di Caserta ha intrapreso iniziative in occasione della Settimana Europea della Vaccinazione, proprio per rimarcare il valore della vaccinazione quale strumento di prevenzione primaria e quale adempimento LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). Il Direttore del Servizio di Epidemiologia e Prevenzione, MariaLuigia Trabucco,il responsabile della UO di Educazione alla Salute del Dipartimento di Prevenzione, Flavia Bergamasco (in collaborazione con la Coordinatrice Area Materno- Infantile) hanno organizzato una serie di eventi rivolti agli operatori sanitari del Territorio e dei Presidi Ospedalieri, anche quali destinatari della vaccinazione stessa, agli alunni, genitori, dirigenti scolastici e docenti, in modo da fornire corretta informazione/formazione in materia di vaccinazioni. In particolare sull’efficacia e sicurezza dei vaccini, al fine di sfatare i falsi miti e contrastare la disinformazione che hanno determinato a livello nazionale la sfiducia nelle vaccinazioni e di conseguenza il calo delle coperture vaccinali, nonché i recenti fenomeni epidemici di Morbillo, specie nella fascia di età dei giovani adulti.
Un polo per l’educazione alimentare
AlimentazioneUn polo scientifico per la salute e il benessere e che abbia come cardini la ricerca e l’educazione alimentare. E’ questa la proposta emersa durante l’importante tavola rotonda sul diritto al cibo sano che si è svolta a Corbara, cittadina dell’Agro Nocerino Sarnese e porta della Costiera Amalfitana. L’ambizioso progetto è stato condiviso dal sindaco Pietro Pentangelo che ha detto: «Gettiamo le basi per costruire percorsi condivisi e per valorizzare reti tra diverse realtà scientifiche e culturali, puntando sulle nostre eccellenze e peculiarità territoriali. L’obiettivo è fare tesoro delle ricerche scientifiche e risultati ottenuti in campo medico sanitario per diffondere la cultura della sana alimentazione, difendendo e preservando le nostre produzioni tipiche ed eccellenze agroalimentari».
Effetto antitumorale
Ed è proprio partendo dal potenziale antitumorale del «Corbarino», il particolare pomodorino di collina, coltivato sul territorio e del pomodoro San Marzano, entrambi oggetti della ricerca condotta da Giordano che si è imperniato il dialogo tra gli esperti intervenuti. «Analizzando le proprietà antiossidanti e la quantità di singoli componenti di queste due varietà di pomodoro – ha detto Giordano – abbiamo scoperto che il loro effetto antitumorale non sembra essere correlato alla presenza di specifiche molecole, come il licopene». Piuttosto «i nostri dati suggeriscono che i pomodori debbano essere considerati nella loro interezza e che specie distinte possono esercitare effetti diversi su stadi diversi di sviluppo tumorale».
La ricerca
A quanto pare entrambi gli estratti di pomodoro, San Marzano e Corbarino «sono stati in grado di inibire la crescita e la capacità di formare cloni in mezzo semisolido, caratteristica tipica delle cellule maligne, di tre linee cellulari tumorali gastriche. Il trattamento con tutti gli estratti di pomodoro ha inoltre influenzato processi cellulari chiave. E’ stato visto infatti che ostacolano la capacità di migrazione delle cellule cancerose, arrestano il ciclo cellulare attraverso la modulazione delle proteine della famiglia del retinoblastoma e di inibitori specifici del ciclo cellulare, e infine inducono la morte delle cellule tumorali attivando l’apoptosi».