Tempo di lettura: 3 minutiDiete estreme. Così le definisce la Sid, la Società italiana di Diabetologia. Sul web vengono proposte con leggerezza anche ai pazienti diabetici. Tra le più note, analizzate anche in un recente documento della Sid, ce ne sono quattro: vegetariana, vegana, chetogenica (pochissimi carboidrati e molti grassi) e paleolitica (iperproteica). Tuttavia le diete consigliate ai pazienti sia dall’Ada (l’American diabetes association), sia dall’Easd (la società europea per lo studio del diabete) si basano su: un mix di alimentazione a base vegetale e dieta mediterranea, con una preferenza per alimenti integrali ricchi di fibre e con basso indice glicemico. L’unica certezza insomma è la dieta mediterranea, che ha dimostrato effetti positivi sul controllo del diabete, riducendone l’incidenza fino al 52%, e sul rischio cardiovascolare.
In generale, la dieta sempre più spesso viene intrapresa più per un fatto estetico che di salute. Tra le più in voga e forse tra le più pericolose ci sono la dieta chetogenica e la paleolitica che però sono diverse tra loro, pur avendo alcuni tratti in comune. La prima ha pochi carboidrati e un alto contenuto di grassi e induce una chetosi fisiologica (che potrebbe essere pericolosa per i diabetici, in particolare per chi fa terapia insulinica). La paleolitica è più ricca di proteine e non si sa nel lungo periodo quanto possa danneggiare la funzione renale, visto che non ci sono studi precisi.
La dieta chetogenica: prevede l’eliminazione completa degli zuccheri dall’alimentazione, per un breve periodo. Alla ricerca di fonti alternative di energia, l’organismo inizia a bruciare i grassi e produce nel fegato delle sostanze chiamate “corpi chetonici”, come il beta-idrossibutirrato, l’acido acetacetico e l’acetone. Quest’ultimo ricorda soprattutto i bambini, infatti è un disturbo metabolico passeggero che può venire da una febbre o da un digiuno più lungo (esempi “naturali” di dieta chetogenica).
La produzione di chetoni è una specie di piano di emergenza, che serve a fornire nuovo carburante al cervello quando si trova a secco di glucosio.
Insomma, la dieta chetogenica, in realtà può essere considerata alla stregua di un farmaco e per questo non dovrebbe essere intrapresa senza la supervisione di un medico.
In quali casi è indicata
Per la sua fisiologica azione a livello del sistema nervoso centrale, è indicata per i casi di epilessia resistente ai farmaci, mentre nuovi studi starebbero valutando la sua possibile applicazione nel campo delle malattie neurodegenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.
Gli esperti ADI ricordano anche il suo utilizzo nei casi gravi di obesità o di obesità refrattaria, ad esempio nei pazienti che devono perdere velocemente peso per sottoporsi ad un intervento chirurgico oppure per prepararsi alla chirurgia bariatrica.
Paleolitica (iperproteica)
A volte viene intrapresa per moda o per sentito dire, ma quasi sempre senza conoscerne i rischi. Cosa succede all’organismo quando si segue una dieta dimagrante senza carboidrati e con troppe proteine? Eliminando i glucidi insorge la chetosi: il corpo, a “corto” di zuccheri nel sangue, compensa questo stato con un aumento di corpi chetonici, con possibile conseguente acidosi metabolica che può portare danni ai reni formando, per esempio, dei calcoli. Ecco perché quando si segue questa dieta si consiglia di bere molto. Se poi non si assumono carboidrati l’organismo è costretto ad attaccare le riserve di glucosio che si trovano in particolare nel fegato e nei muscoli, e ad affaticare ancora una volta i reni.
Uno studio di pochi anni fa, afferma che una dieta ricca di proteine fa male come fumare 20 sigarette al giorno. Secondo lo studio dell’Università dalla California del Sud e pubblicato sulla rivista scientifica Cell., una dieta che comprenda molte proteine aumenta di quattro volte il rischio di morte per cancro e altre malattie.
Se basata su carne rossa, infine, la dieta iperproteica oltre ad aumentare la possibilità di sviluppare tumori (l’AIRC consiglia di eliminare salumi, insaccati e carne in scatola e di mangiare carne rossa massimo una o due volte a settimana) come si legge su Reader’s Digest può provocare alitosi, cattivo umore, stanchezza mentale, rabbia, stipsi e sete continua. Meglio, quindi, privilegiare carni bianche o seguire una dieta iperproteica vegetariana.
Le false credenze
La dieta iperproteica è molto in voga tra chi vorrebbero aumentare la propria massa muscolare. Tuttavia, se si mangia una grande quantità di proteine subito dopo un allenamento, non vuol dire che il corpo sia in grado di assorbirle tutte. Insomma abbondare con le proteine non è sempre una buona idea. Il corpo ne riesce ad assorbire circa 20 gr alla volta, quelle extra quindi è probabile che vengano immagazzinate sotto forma di grasso.
Lo shake proteico
I frullati proteici sono comodi, veloci da preparare e facili da assorbire, ma sono solo dei supplementi. Insomma il frullato proteico non è ideale all’ ora di pranzo.
Non è vero che più proteine si mangiano, meglio è. È necessario sapere quante proteine si dovrebbero consumare con l’aiuto di un medico o un esperto e ripartirle equamente durante il giorno. Ogni dieta incide sullo stato di salute, ecco perché “siamo ciò che mangiamo.
Promuiviamo salute
Cattiva alimentazione. I tumori associati a troppa massa grassa
Alimentazione, PrevenzioneL’obesità oggi colpisce circa 640 milioni di persone adulte e 110 milioni di bambini e adolescenti. Numeri destinati ad aumentare, secondo le stime, soprattutto nelle società occidentali. Il sovrappeso, però, ha un prezzo molto alto. In particolare, un’indice di massa corporea superiore del 40% al proprio peso ideale aumenta del 70% il rischio di morire di infarto, del 400% quello di morire per diabete, del 35% quello di sviluppare un tumore.
L’aumento del rischio è direttamente proporzionale all’aumento dell’indice di massa corporea, in maniera molto simile sia negli uomini che nelle donne. L’IMC (indice di massa corporea) è un dato biometrico espresso dal rapporto tra il peso e il quadrato dell’altezza di un individuo, che identifica il peso forma della persona.
I tipi di tumore legati maggiormente all’aumento di peso sono quelli del colon retto, dell’esofago, dell’utero, del seno (soprattutto per le donne in post menopausa), del rene e del pancreas. Un ruolo fondamentale è giocato dall’alimentazione. Mangiare troppo e seguire una dieta ipercalorica può causare sovrappeso e obesità, quindi aumentare i rischi di malattie cardiovascolari, tumori e diabete.
Già nel lontano 2002 l’International Agency for Research on Cancer aveva dimostrato come evitare un eccessivo aumento di peso riduca il rischio di tumore al colon, all’esofago, al rene, alla mammella e all’utero. Un recente lavoro condotto da un team di ricercatori internazionali IARC e basato sulla revisione di 1000 studi presenti in letteratura scientifica, ha identificato altri 8 tipi di tumore, associati alla presenza di un’eccessiva massa grassa (tumore allo stomaco, alla vescica, al pancreas, alle ovaie, alla tiroide, di menangioma e di mieloma multiplo).
I risultati sono stati pubblicati su The New Engalnd Journal of Medicine.
La prevenzione parte dalla nutrizione, mangiando sano e con gusto. Uno stile alimentare corretto (che prevede l’assunzione bilanciata dei vari nutrienti) aiuta a costruire, rafforzare e fornire l’energia quotidiana per il buon funzionamento del corpo e della mente. Una sana alimentazione rende più forti, perché fortifica il sistema immunitario e contribuisce a proteggere l’organismo.
Avere una corretta alimentazione fin dalla gravidanza è il modo migliore per conservare un buono stato di salute nella fase materno-infantile. Secondo gli esperti, infatti, questo rende più facile l’apprendimento nei bambini e la produttività negli adulti. Una dieta bilanciata si costruisce giorno dopo giorno, attraverso l’assunzione equilibrata di cibi in grado di fornire un giusto apporto proteico e calorico. Non esistono né cibi “cattivi” né cibi “buoni”, ma cibi salutari (frutta, verdura farinacei e pesce) e meno salutari (cibi zuccherati, cibi eccessivamente salati, carni rosse e grassi di origine animale). Tra i principali accorgimenti da seguire, ci sono: consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, aumentare il consumo di legumi e di pesce (almeno 2/3 volte a settimana), preferire carni magre e limitare il consumo di carni rosse, preferire gli oli vegetali, limitare il consumo di sale, moderare il consumo di alimenti e bevande dolci, bere un litro e mezzo d’acqua al giorno.
Promuoviamo salute
Lavoro e salute, gli infermieri i più a rischio
News PresaSono quelli che spesso stanno più a contatto con i pazienti, alle volte anche a rischio della pelle. E non è un modo di dire. Secondo primo Osservatorio Italiano 2017 sulla Sicurezza per gli operatori sanitari, gli infermieri sono la categoria più esposta in ambito ospedaliero: il 75% degli incidenti consiste in punture e lesioni, il 25% in contaminazione con sangue e liquidi biologici. Ma solo 1 ospedale su 2 utilizza dispositivi di sicurezza. Addirittura la metà degli ospedali italiani non rispetta le regole di sicurezza nell’uso di aghi, e questa è una delle principali cause di incidenti a rischio biologico per gli operatori sanitari. Con 130 mila casi l’anno, questo tipo di incidenti rappresenta una vera e propria emergenza nel nostro Paese, quasi 100 mila esposizioni, come detto, consiste in punture accidentali con aghi e lesioni da taglienti e il 25% da contaminazioni mucose e cutanee con sangue e altri liquidi biologici.
Lavoro a rischio
Per Gabriella De Carli, infettivologa presso l’Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani: «L’Italia ha una eccellente legislazione sulla sicurezza del lavoro, tuttavia per quanto attiene l’adozione dei dispositivi di sicurezza, che dovrebbero andare a sostituire gli strumenti che l’operatore usa quotidianamente per svolgere il suo lavoro e che lo mettono a rischio di infezioni, molto deve essere ancora fatto». Anche i dati più recenti mettono in luce una disomogeneità di utilizzo a livello italiano. Quella dell’infermiere, insomma, è e resta una professione ad altro rischio infortunistico.
Al servizio del paziente
L’infermiere, seguendo il paziente 24 ore su 24, è infatti la figura che più degli altri a che fare con taglienti e pungenti come gli aghi per le flebo, per la terapia iniettiva e per i prelievi, bisturi, forbici e quanto altro per il cambio delle medicazioni, e il numero di infortuni a rischio biologico è ancora molto alto. Il 63% degli incidenti coinvolgono aghi cavi, la metà dei quali pieni di sangue, il 19% aghi pieni, il 7% bisturi. Circa il 75% delle esposizioni si verifica quindi in relazione a procedure per le quali sono in larga misura disponibili dispositivi intrinsecamente sicuri. Possiamo affermare che gli infermieri sono la categoria maggiormente esposta al rischio anche perché rappresentano i 2 terzi del totale degli operatori. La speranza è che presto la politica metta mano a questa situazione, introducendo controlli e norme più stringenti.
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Tennis&Friends: weekend di visite gratuite. Lorenzin: screening fondamentali
News PresaChiude i battenti oggi Tennis and Friends, l’evento dedicato alla promozione della salute che ha visto il Foro Italico di Roma riempirsi di 70 postazioni sanitarie e diagnostiche a disposizione di tutti i cittadini. L’appuntamento, giunto ormai alla 7/a edizione nasce per educare ad un corretto stile di vita e all’importanza della diagnosi precoce, in una parola: prevenzione.
Quest’anno il Villaggio della salute ha occupato 18mila mq, con 22 diverse aree specialistiche. Durante il weekend (tra le ore 10 e le ore 18) un’equipe multidisciplinare della Fondazione Policlinico A. Gemelli ha eseguito ed eseguirà per tutta la giornata di oggi visite ed esami gratuiti. È un evento sociale ormai consolidato nell’ambito della prevenzione che unisce Salute, Sport, Solidarietà e Spettacolo, ha spiegato il Coni in una nota. Ieri è intervenuto all’evento il ministro della salute Beatrice Lorenzin per dare coraggio a tutte le donne e ricordare che dal tumore al seno si guarisce in un percentuale altissima di casi. Nel mese dedicato alla lotta contro il tumore al seno, il ministro ha detto che l’arma più grande è la prevenzione. La Regione Lazio e il Ministero della Salute hanno messo in campo le proprie forze offrendo percorsi di screening gratuiti del tumore al seno. Un’unità mobile di mammografia, messa a disposizione dalla Asl di Viterbo, nel corso della manifestazione esegue test mammografici. Nell’area dedicata alla salute della donna, si fa anche la prevenzione dei tumori femminili ginecologici. Ci sono inoltre punti informativi: sulle vaccinazioni, la salute della donna e l’alimentazione. “È grazie a manifestazioni come questa – ha detto il Ministro Lorenzin – che le persone si avvicinano al tema della prevenzione e hanno la possibilità di migliorare la propria qualità di vita. La prevenzione, ricordo, fa parte del nostro vivere quotidiano e per questo dobbiamo ricordarci che oltre agli screening, che sono fondamentali, c’è un corretto stile di vita da seguire: mangiare bene, non fumare, moderare l’uso degli alcolici e fare attività fisica”.
“Il valore di Tennis and Friends – affermano gli organizzatori in una nota – è dimostrato dalla crescita esponenziale dei check up eseguiti durante le passate edizioni”. Dalle 400 persone visitate gratuitamente nel 2011, siamo passati ad oltre 8000 persone nelle due giornate della sesta edizione di ottobre 2016. Un’ occasione importante, come ha sottolineato Lorenzin.
“La Regione Lazio è fortemente impegnata nella prevenzione e nella lotta ai tumori – ha detto il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti-. La prevenzione è uno strumento fondamentale nel contrasto ad ogni tipo di malattia, poiché avere una diagnosi precoce permette di intervenire prima e di contrastare con più efficacia l’evoluzione della patologia, migliorando la qualità della vita e aumentando la possibilità di guarigione totale”.
Tennis and Friends è nata nel 2011 su iniziativa di FRIENDS FOR HEALTH onlus e unisce le 4 S: Salute, Solidarietà, Sport e Spettacolo; con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Aeronautica Militare, Polizia di Stato, Roma Capitale, Regione Lazio, CONI, FIT, FISE, FIR e con la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
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Prevenzione e vaccinazione. La longevità si conquista.
AnzianiNon si tratta della buona sorte o del risultato del progresso scientifico: una vita lunga e in buona salute è una conquista personale. Sulla longevità, la genetica incide non più del 20-25 per cento. Insomma, ogni persona può fare moltissimo per vivere a lungo e in salute, fisica e mentale. La prevenzione parte da semplici e spesso impegnativi comportamenti quotidiani.
Non solo. Vaccinarsi è il più semplice e potente strumento per un invecchiamento in salute: consente di contrastare le malattie infettive più temibili nella terza età – influenza, polmonite pneumococcica e Fuoco di Sant’Antonio – ed i rischi ad esse correlati.
Se ne parlerà al Teatro Massimo di Palermo il 9 ottobre. Italia Longeva riunirà cittadini, esperti e testimonial per un confronto sull’importanza della prevenzione, come presupposto della longevità. “Un talk show – si legge nella nota – per imparare insieme a vivere da protagonisti il passare degli anni ed essere consapevoli delle opportunità di immunizzazione oggi disponibili in Sicilia, regione fra le più sensibili al tema della salute degli anziani e fra le prime ad aver introdotto la gratuità dei vaccini per gli over 65”. Saranno presenti Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva e direttore del dipartimento di Geriatria della Fondazione Universitaria Policlinico A. Gemelli, la giornalista Marina Turco e il giornalista e scrittore Roberto Alajmo, l’assessore regionale alla salute Baldassare Gucciardi, il direttore regionale del Ministero della Salute Claudio Pulvirenti, il direttore dell’Osservatorio epidemiologico regionale Salvatore Giglione ed altri rappresentanti delle istituzioni sanitarie e della comunità medico-scientifica. L’appuntamento è aperto a tutti i cittadini e si concluderà con un momento conviviale. Sul sito è possibile scaricare il programma e iscriversi all’evento.
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Taxi, corse gratis per chi dona il sangue al Cardarelli
News Brevi, News PresaI tassisti napoletani si mettono al servizio della città e di chi ha più bisogno con un’iniziativa di solidarietà che a Napoli non ha precedenti. Per cercare di far fronte all’emergenza sangue che mette a rischio le terapie trasfusionali, domenica 8 ottobre dalle 9 alle 12 le corse per i donatori saranno gratuite. Per l’occasione, infatti, i tassisti guidati da Nino Castagner tassista youtuber napoletano, mettono a disposizione il servizio gratuito per coloro che vorranno realizzare questo gesto di solidarietà. Due auto da otto posti partiranno da piazza Dante e accompagneranno i donatori al Centro trasfusionale del Cardarelli per poi riportarli indietro a donazione avvenuta. L’iniziativa è stata voluta dalla direzione strategica dell’Azienda ospedaliera, in collaborazione con il Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale diretto dalla dr.ssa Maria Criscuoli e con il Centro di Riferimento Regionale Malattie Rare del Globulo Rosso diretto dal dr. Aldo Filosa del Cardarelli, con la Fondazione Italiana Thalassemia, l’Associazione Gocce di Vita 2 e l’Associazione Orizzonte Guarigione.
Solidarietà partenopea
«Speriamo – dice il direttore generale Ciro Verdoliva – che i napoletani rispondano come sempre, dimostrando generosità e solidarietà. Con questa iniziativa speriamo di poter sensibilizzare la cittadinanza e trasmettere un messaggio forte: donare il sangue significa donare la vita. Per questo dovremmo farlo abitualmente». Al Cardarelli per ringraziare tutti i donatori ci sarà anche Monica Sarnelli (testimonial della Fondazione Italiana di Thalassemia) e i rappresentanti delle Associazioni coinvolte.
Identikit del donatore
Quasi tutti possono donare il sangue e rendersi protagonisti di un bel gesto di solidarietà. Si può donare dai 18 ai 60 anni. Invece, chiunque desideri donare per la prima volta dopo i 60 anni può essere accettato a discrezione del medico responsabile della selezione. La donazione di sangue intero da parte di donatori periodici di età superiore ai 65 anni può essere consentita fino al compimento del settantesimo anno, ma serve sempre una preventiva valutazione clinica dei principali fattori di rischio legati all’età. Dal punto di vista fisico i limiti sono pochi: peso non sotto i 50 chili, un buono stato di salute e stili di vita corretti. Quindi nessun comportamento a rischio che possa compromettere la propria salute o quella di chi riceve il nostro sangue. Ovviamente, l’idoneità alla donazione viene stabilita grazie ad un colloquio personale e riservato, una valutazione clinica da parte di un medico e dopo aver effettuato gli esami di laboratorio (prima donazione differita) previsti per garantire la sicurezza del donatore e del ricevente.
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I segreti della mente, così una parola può cambiarci la vita
News Presa, Ricerca innovazioneQuando la mente funziona, tutto funziona. E spesso basta davvero poco per fare del bene al nostro cervello: anche un semplice «ciao». Michel Cymes, chirurgo francese che ha lavorato in alcuni dei più prestigiosi ospedali parigini, propone in un libro che sta diventando un vero e proprio successo editoriale una serie di consigli pratici per cambiare (in meglio) la propria vita. «Usa il cervello, quando la mente funziona tutto funziona» (Rizzoli) aiuta il lettore a cambiare il proprio punto di vista e a guardare alla vita con occhi diversi.
Il segreto del sorriso
Ma come si fa a ridurre lo stress con un semplice «ciao» o meglio con un «hello»? Il segreto, spiega l’autore, è nella mimica facciale. Quando si dice ciao, si sorride. E proprio il fatto di sorridere fa funzionare dei muscoli che liberano dei neuromediatori nel cervello. «Sì, il fatto di dire ciao si inserisce nella lista delle cose da nulla che tutte insieme eliminano lo stress e di conseguenza fanno bene al cervello. Dunque quando salite sul bus, quando entrate in ascensore o è il vostro turno alla cassa del supermercato – raccomanda Cymes – dite ciao: non immaginate la capacità di conforto di questa parolina magica per chi la riceve. I suoi occhi si illuminano e immancabilmente riceverete un sorriso”. Il ciao ha un effetto boomerang, dunque, perché anche il sorriso altrui finisce per regalarci una piccola dose di benessere, garantita anche da un ‘buongiorno o un buonasera».
Nutrire il cervello
l nostro corpo è guidato da 1.500 grammi di materia grigia e indecifrabile, il nostro cervello, che riceve le informazioni trasmesse dai cinque sensi, le interpreta e ordina al corpo come reagire. Quindi, se il cervello non funziona in modo adeguato, anche gli organi andranno in tilt. Nel suo libro Cymes svela i segreti della mente, insegnando a mantenerla sana e al top, ritardandone l’ineluttabile declino. «Il nostro corpo è un aeroporto e il cervello la torre di controllo», ricorda l’esperto. Ebbene, per funzionare al meglio il cervello apprezza i grassi buoni, quindi non ci si deve privare di alimenti che contengono Omega 3, dalle uova al salmone e alle sardine, ma anche le noci. Provate il grano di chia, e anche i cibi ricchi di ferro, perché il ferro è un trasportatore di ossigeno, e se viene a mancare l’ossigenazione è in pericolo. Via libera dunque a fagioli bianchi, maiale, agnello, lenticchie e prezzemolo, eccellenti fonti di ferro che si assimila meglio se si consumano nello stesso pasto alimenti ricchi di vitamina C. Da non dimenticare anche avocado e cavolo, che il cervello adora.
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Moda o necessità? I rischi della dieta iperproteica
AlimentazioneDiete estreme. Così le definisce la Sid, la Società italiana di Diabetologia. Sul web vengono proposte con leggerezza anche ai pazienti diabetici. Tra le più note, analizzate anche in un recente documento della Sid, ce ne sono quattro: vegetariana, vegana, chetogenica (pochissimi carboidrati e molti grassi) e paleolitica (iperproteica). Tuttavia le diete consigliate ai pazienti sia dall’Ada (l’American diabetes association), sia dall’Easd (la società europea per lo studio del diabete) si basano su: un mix di alimentazione a base vegetale e dieta mediterranea, con una preferenza per alimenti integrali ricchi di fibre e con basso indice glicemico. L’unica certezza insomma è la dieta mediterranea, che ha dimostrato effetti positivi sul controllo del diabete, riducendone l’incidenza fino al 52%, e sul rischio cardiovascolare.
In generale, la dieta sempre più spesso viene intrapresa più per un fatto estetico che di salute. Tra le più in voga e forse tra le più pericolose ci sono la dieta chetogenica e la paleolitica che però sono diverse tra loro, pur avendo alcuni tratti in comune. La prima ha pochi carboidrati e un alto contenuto di grassi e induce una chetosi fisiologica (che potrebbe essere pericolosa per i diabetici, in particolare per chi fa terapia insulinica). La paleolitica è più ricca di proteine e non si sa nel lungo periodo quanto possa danneggiare la funzione renale, visto che non ci sono studi precisi.
La dieta chetogenica: prevede l’eliminazione completa degli zuccheri dall’alimentazione, per un breve periodo. Alla ricerca di fonti alternative di energia, l’organismo inizia a bruciare i grassi e produce nel fegato delle sostanze chiamate “corpi chetonici”, come il beta-idrossibutirrato, l’acido acetacetico e l’acetone. Quest’ultimo ricorda soprattutto i bambini, infatti è un disturbo metabolico passeggero che può venire da una febbre o da un digiuno più lungo (esempi “naturali” di dieta chetogenica).
La produzione di chetoni è una specie di piano di emergenza, che serve a fornire nuovo carburante al cervello quando si trova a secco di glucosio.
Insomma, la dieta chetogenica, in realtà può essere considerata alla stregua di un farmaco e per questo non dovrebbe essere intrapresa senza la supervisione di un medico.
In quali casi è indicata
Per la sua fisiologica azione a livello del sistema nervoso centrale, è indicata per i casi di epilessia resistente ai farmaci, mentre nuovi studi starebbero valutando la sua possibile applicazione nel campo delle malattie neurodegenerative, come il Parkinson e l’Alzheimer.
Gli esperti ADI ricordano anche il suo utilizzo nei casi gravi di obesità o di obesità refrattaria, ad esempio nei pazienti che devono perdere velocemente peso per sottoporsi ad un intervento chirurgico oppure per prepararsi alla chirurgia bariatrica.
Paleolitica (iperproteica)
A volte viene intrapresa per moda o per sentito dire, ma quasi sempre senza conoscerne i rischi. Cosa succede all’organismo quando si segue una dieta dimagrante senza carboidrati e con troppe proteine? Eliminando i glucidi insorge la chetosi: il corpo, a “corto” di zuccheri nel sangue, compensa questo stato con un aumento di corpi chetonici, con possibile conseguente acidosi metabolica che può portare danni ai reni formando, per esempio, dei calcoli. Ecco perché quando si segue questa dieta si consiglia di bere molto. Se poi non si assumono carboidrati l’organismo è costretto ad attaccare le riserve di glucosio che si trovano in particolare nel fegato e nei muscoli, e ad affaticare ancora una volta i reni.
Uno studio di pochi anni fa, afferma che una dieta ricca di proteine fa male come fumare 20 sigarette al giorno. Secondo lo studio dell’Università dalla California del Sud e pubblicato sulla rivista scientifica Cell., una dieta che comprenda molte proteine aumenta di quattro volte il rischio di morte per cancro e altre malattie.
Se basata su carne rossa, infine, la dieta iperproteica oltre ad aumentare la possibilità di sviluppare tumori (l’AIRC consiglia di eliminare salumi, insaccati e carne in scatola e di mangiare carne rossa massimo una o due volte a settimana) come si legge su Reader’s Digest può provocare alitosi, cattivo umore, stanchezza mentale, rabbia, stipsi e sete continua. Meglio, quindi, privilegiare carni bianche o seguire una dieta iperproteica vegetariana.
Le false credenze
La dieta iperproteica è molto in voga tra chi vorrebbero aumentare la propria massa muscolare. Tuttavia, se si mangia una grande quantità di proteine subito dopo un allenamento, non vuol dire che il corpo sia in grado di assorbirle tutte. Insomma abbondare con le proteine non è sempre una buona idea. Il corpo ne riesce ad assorbire circa 20 gr alla volta, quelle extra quindi è probabile che vengano immagazzinate sotto forma di grasso.
Lo shake proteico
I frullati proteici sono comodi, veloci da preparare e facili da assorbire, ma sono solo dei supplementi. Insomma il frullato proteico non è ideale all’ ora di pranzo.
Non è vero che più proteine si mangiano, meglio è. È necessario sapere quante proteine si dovrebbero consumare con l’aiuto di un medico o un esperto e ripartirle equamente durante il giorno. Ogni dieta incide sullo stato di salute, ecco perché “siamo ciò che mangiamo.
Promuiviamo salute
Bere fa bene, anche alla respirazione
Ricerca innovazioneBere fa bene, lo sanno tutti. Molti genitori non sanno però che far bere a sufficienza i più piccoli significa anche mettere al sicuro la loro salute respiratoria. I bambini che bevono poco, infatti, soffrono di tosse il doppio rispetto ai loro coetanei che seguono questa buona abitudine. A rivelarlo è un recente studio realizzato dall’Associazione Italiana per lo Studio della Tosse. Una relazione, quella tra disidratazione e vie respiratorie ancora poco nota e sottovalutata che, per la prima volta, trova una conferma scientifica grazie a questa indagine, che sarà presto pubblicata su un’importante rivista internazionale.
Lo studio
Sotto la lente dei ricercatori ci sono finiti 400 ragazzi di età compresa fra 6 e 14 anni di una scuola di Bologna e l’indagine ha messo in luce diverse criticità. La prima è che i bambini italiani bevono poco: oltre il 60% dei partecipanti è risultato infatti disidratato. Anche la tosse è risultata essere un sintomo estremamente frequente, riguardante addirittura il 90% degli scolari fra i 6 e i 14 anni. Mettendo in relazione i dati, è emerso che i bambini che bevono poco vanno incontro ad episodi di tosse più frequenti e di maggior durata (il 90% bambini disidratati si ammala di tosse nel corso dell’anno contro il 52% dei «normo idratatati»). Una corretta idratazione ha dimostrato di avere un effetto positivo anche sui bimbi che soffrono di asma consentendo loro di avere meno episodi acuti (7% bimbi ben idratati contro 26% disidratati). «Siamo orgogliosi di essere stati i primi a verificare scientificamente i rapporti tra idratazione e salute delle vie respiratorie – spiega Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio della Tosse – Speriamo che i risultati di questo studio possano aumentare la consapevolezza di genitori ed insegnanti ma anche dei bambini stessi sull’importanza di una corretta idratazione. Gli effetti della disidratazione sono molteplici e fra questi adesso sappiamo esserci anche un aumentato rischio di problematiche respiratorie».
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Quei campanelli d’allarme che possono salvare il nostro cuore
PrevenzioneCardiopalmo, dispnea (affanno), dolore toracico, (angina), svenimenti (sincope), sono alcuni dei campanelli d’allarme che possono comparire all’improvviso e avvertirci di un problema potenzialmente letale al cuore. E’ per questo che, nel caso, bisogna essere bravi a riconoscerli. Un elettrocardiogramma, se fatto in tempo e ben interpretato, può ancora salvare una vita. Un ECG, dopo più di mezzo secolo, è ancora uno strumento preziosissimo che ci aiuta a capire se in quel momento c’è un problema cardiaco più o meno serio e di che natura. Tuttavia, con un medico esperto e preparato si può andare anche oltre e capire se quel problema è solo cardiaco o lo specchio di qualcosa che non va nel nostro organismo (come succede in malattie sistemiche quali ad esempio l’amiloidosi).
Fare prevenzione
In presenza di sintomi sospetti al cuore ci sono delle domande che sarebbe bene farsi, su consiglio del medico si potrebbe anche rendere necessaria una risonanza magnetica al cuore? Certo, non è un esame da fare tutti i giorni ma, se si presentassero dei campanelli d’allarme il medico di famiglia potrebbe chiedere una valutazione specialistica, e quindi arrivare alla risonanza. Del resto proprio risonanza è la tecnica ad oggi più raffinata per studiare le dimensioni, la geometria e la funzione del nostro cuore. Rispetto alle tecniche classiche di imaging (ecocardiografia) ci da in più un dato indiretto sulla struttura del cuore. Ci dice ad esempio se quel muscolo è integro o ha subito un insulto ischemico o un infarto. Se il muscolo è infiltrato da proteine o da glicogeno che possono portare ad una disfunzione.
La genetica
Anche la genetica sta entrando sempre più nella pratica del medico, e ha enormi potenzialità, se usata con raziocinio e appropriatezza. Se si ha un problema di cuore ereditario, la genetica aiuterà ad esempio a capire se fratelli e figli possono esserne affetti e se il problema passa di genitore in figlio.
Esperti a confronto
Tutti questi temi saranno oggetto di una discussione che vede riuniti a Napoli i maggiori esperti nazionali ed internazionali delle malattie acquisite, genetiche e rare del cuore. Il meeting «Update in cardiomyopathies & heart failure» è organizzato all’ospedale Monaldi di Napoli e presieduto da Raffaele Calabrò che sottolinea come «Lo scompenso cardiaco è ad oggi una vera a propria epidemia, ed una delle principali cause di burden economico-sanitario nei paesi occidentali». Il rendez vous di esperti è promosso dall’Unità di Scompenso Cardiaco del Monaldi (AO Colli) diretta dal professor Pacileo, che insieme al professor Limongelli, è responsabile scientifico e direttore del corso. Il corso è organizzato in collaborazione con il gruppo di studio delle cardiomiopatie e malattie del pericardio della Società Italiana di Cardiologia), e ha ricevuto il patrocinio del network cardiologico della comunità europea sulle malattie rare (European reference Network on Rare Disease – Guard Heart), di cui l’Osp. Monaldi (AO Colli) rappresenta uno dei 24 centri europei di eccellenza.
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Il tour della longevità fa tappa a Tennis&Friends
Anziani, News PresaLa longevità si conquista a partire da semplici comportamenti quotidiani per prevenire e ridurre i più importanti fattori di rischio. Il 7 e 8 ottobre Italia Longeva sarà presente con la prossima tappa del Tour della Longevità a Roma, alla manifestazione Tennis & Friends, l’ appuntamento dedicato alla salute, organizzato in collaborazione con il Policlinico A. Gemelli e patrocinato da Ministero della Salute, Coni e Regione Lazio.
Anche quest’anno interverranno all’evento star e Testimonial del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione.
Per la prima volta si realizzerà una vera e propria area dedicata all’invecchiamento perché “la longevità si conquista ed è una partita da giocare”.
All’interno dell’Area Italia Longeva si potranno effettuare gratuitamente i longevity check-up, una rapida misurazione dei parametri più significativi per una diagnosi predittiva sulla longevità, apprendere le buone pratiche per conquistare anni da vivere in salute e sperimentare manufatti e servizi innovativi a “misura di anziano” in grado di contribuire ad una migliore qualità della vita della popolazione che invecchia.
L’appuntamento romano fa parte del Tour della Longevità. La ricerca scientifica, infatti, dimostra che alcuni dei parametri più strettamente correlati alla longevità – e alla salute in generale – dipendono da corretti stili di vita, buone abitudini alimentari e attività fisica. La genetica gioca un ruolo marginale che incide solo per il 20-25%.
Per promuovere un invecchiamento in salute, Italia Longeva fa tappa con il Tour della Longevità in alcune delle principali città italiane con momenti informativi e longevity check-up, dei test medici gratuiti per una diagnosi predittiva sulla longevità realizzati in collaborazione con un team di geriatri della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli.
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