La maratona della prevenzione si è chiusa con una maratona podistica, una staffetta ideale tra visite di controllo, buoni consigli sugli stili di vita e sport vero e proprio. A tagliare per primo il traguardo sul lungomare liberato di Napoli è stato Andrea Borsacchi (atleta della Canottieri Napoli Triathlon) che ha fatto segnare il tempo di 32′ 14″, andando così a vincere la Prevention Race 2017, conclusione della Settimana della prevenzione. Alessandra Ambrosio, invece, è la prima tra le donne. In gara anche l’olimpionico Massimiliano Rosolino che non si è risparmiato dopo lo start della professoressa Annamaria Colao, responsabile scientifica del progetto insieme a Tommaso Mandato, presidente di Sportform.
Numeri da record
Da record anche i numeri fatti segnare dalla settimana del Campus 3S, dedicata alla Salute conclusa con oltre 2.500 visite mediche gratuite (numeri mai raggiunti nelle precedenti edizioni). Tanto sport, grazie ai 1.500 studenti che hanno potuto provare una decina di discipline, ma anche solidarietà che è stata protagonista anche della passeggiata amatoriale che nel week end ha visto la partecipazione delle Donne in rosa e, tra i tanti, una cinquantina di rifugiati dell’associazione Aics. Una giornata all’insegna della internazionalità con una delegazione di corridori spagnoli, i rappresentanti dell’associazione italocinese “Tue” e tanti turisti anche stranieriche hanno anche approfittato per ricorrere agli ambulatori nei quali si svolgevano le visite mediche.
Verso i cittadini
Un modello che sino ad ora è stato vincente per il Campus della Salute che negli anni è diventato una presenza fissa a Napoli e in tutte le città della Campania. Una proposta che dallo scorso anno, con il progetto AlfaOmega che precede le giornate in piazza, consente di avere un confronto scientifico di grande livello internazionale ai relatori che affrontano ogni tema della ricerca in campo medico. «Il successo di questa formula – spiega Annamaria Colao, coordinatore scientifico della manifestazione significa che la popolazione avverte l’esigenza di un contatto diretto con il medico e spesso forse non ci va per pigrizia, perché costa, perché pensa di consultarlo solo quando si sta male. In questo modo abbiamo salvato molte vite e di ciò io e le tante persone che lavorano volontariamente a questa iniziativa siamo molto fieri. Miriamo a promuovere una campagna nazionale di prevenzione primaria vera che, oltre a garantire un abbassamento delle percentuali di malati, riduca anche i costi per la sanità pubblica. Intendiamo così anche ribaltare l’approccio alla cura delle malattie. Bisogna ricercare le cause più che mirare alla semplice terapia sugli effetti. E lo stile di vita, il mangiare bene, il dormire adeguatamente, l’esercizio fisico, rappresentano un elemento essenziale per ridurre l’impatto che le malattie hanno sulla nostra popolazione».
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/Prevenzione.jpg16502048Raffaele Nespolihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRaffaele Nespoli2017-10-16 09:38:142025-07-09 15:51:05A centinaia sul lungomare per la maratona della prevenzione
E stamattina Good morning Kiss kiss A proposito di salute e di prevenzione e parleremo delle ultime novità in campo neurologico in diretta con noi il professor Gioacchino tedeschi presidente del 48, esimo congresso sin società italiana di ginecologia e professore di neurologia, appunto fretta l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Buongiorno professore. Buongiorno a lei esce con noi oggi, allora prende il via il congresso di cui lei presidente della società italiana di neurologia, Esiste un fil Rouge che attorno alla quale ruota Diranno tutti i lavori e in questo congresso si cerca di mettere insieme le diverse Anime della neurologia italiana l’accademia quella ospedaliera è quella territoriale, è l’altro è che il progresso scientifico è un Progresso molto spinto che prevede un avanzamento delle conoscenze molto veloce e impone a neurologi di aggiornarsi e infine con gru.
Si cercherà di trattare tanto le malattie acute che vanno dal ictus alla l’epilessia eccetera quanto le malattie croniche, specialmente quelle neurodegenerative che Con l’invecchiamento della popolazione assumono un’importanza epidemiologiche sociale sempre più importante ed infine anche le malattie rare di cui solo pochi e si occupano e quei rari pazienti che ne soffrono sono molto spesso un po’ negletti scientifico,
ma anche la ricerca. Insomma si può riassumere le novità di Maggiore interesse probabilmente la terapia con gli anticorpi monoclonali nella prevenzione dell’emicrania patologia che in Italia colpisce più di 5 milioni di persone per la quale adesso ci sono molecole nuovi che sembrano screen risultati molto molto promettenti per cui con un iniezione fatta con cadenza trimestrale si potrebbe Si potrebbero avere un grande giovamento nella sequenza della crisi delle cene l’intensità delle crisi l’altro argomento molto innovativo è quello che riguarda la sclerosi multipla è un’altra patologia via Kiss Kiss in Italia,
vedi circa 90000 pazienti colpiti da questa patologia in parte infiammatorie, in parte di Giulia, ti va l’altra grande novità? È quella la terapia dell’ictus che pone la società e la classe medica di fronte alla realizzazione di modelli organizzativi che permettono ai pazienti di accedere al più presto possibile Alle League One istruzione.it.
Adesso hanno a disposizione farmaci che possono essere somministrati in vena o per via intra arteriosa che risultano molto efficaci della terapia dell’ attacco ischemico ed infine. Credo che l’ultima è grande novità riguarda le malattie rare per cui malattie come la corea di Huntington come Visto come l’asma malattie che qui neurologi non avevano nessun armamentario terapeutica.
Adesso hanno alcuni farmaci in fase di sperimentazione avanzata e in un caso c’è addirittura un farmaco in commercio che permette di curare questi pazienti in campo neurologico professore. Come si posiziona l’Italia nel panorama Mondiale l’Italia si posiziona molto bene nella prima.
Ovviamente e l’America poi Inghilterra Germania che fanno un po’ meglio di noi, nonostante le differenze tra questi due paesi siano evidenti a tutti anche in termini di finanziamento e di accesso ai fondi per la ricerca, quindi non siamo messi malissimo e chiudere dicendo che questo riconoscimento, cioè che questa posizione delle neuroscienze italiane in campo scientifico ha permesso alla società italiana di neurologia di vinto il ballottaggio.
Organizzare nel 2021 il congresso mondiale di neurologia e anche qui buone notizie professore, io la ringrazio di essere stato con noi e a questo punto devo le buone notizie che ci ha dato non Buon lavoro, soprattutto per il congresso di oggi pomeriggio a tutti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/Neurologia-1.jpg6681244Redazionehttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione2017-10-14 12:02:382025-07-09 15:59:55Novità in campo neurologico: intervista al Prof. Tedeschi
Anche se il sole e le temperature di questi giorni ci tengono con la mente “inchiodata” alle vacanze, da oggi prende ufficialmente il via lacampagna vaccinale antinfluenzale. Proprio questo, spiegano i medici, è il periodo più adatto per proteggersi da ciò che verrà in seguito. Ottobre, per la situazione climatica del nostro Paese e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali, è il mese giusto per fare il vaccino.
Come e dove
La vaccinazione, è bene ricordarlo sempre, è un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. L’avvio della campagna non è uniforme sul territorio nazionale e dipende, in genere, dal momento in cui il vaccino viene reso disponibile alle singole Asl. Anche le modalità di distribuzione e somministrazione dei vaccini possono essere diverse e coinvolgono diversi attori (servizi di vaccinazione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta).
Gli obiettivi
Cosa si vuole raggiungere con queste campagne? Lo spiega a chiare lettere la circolare ministeriale del 31 luglio 2017 «Prevenzione e controllo dell’influenza– raccomandazioni per la stagione 2017-2018». Gli obiettivi sono diversi, si punta in primo luogo a alla riduzione del rischio individuale di ammalarsi e di avere delle complicanze, si punta a ridurre i ricoveri in ospedale e ovviamente i casi di decesso. Bene anche ricordare che la campagna è rivolta principalmente ai cittadini che hanno più di 65 anni, alle persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza e alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale. Detto questo, sul web circolano (e probabilmente continueranno a circolare) moltissime pseudonotizie riguardanti complotti e macchinazioni delle industrie farmaceutiche. Notizie spazzatura che alle volte possono avere conseguenze anche molto gravi.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/07/vaccino3.jpg412618Raffaele Nespolihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRaffaele Nespoli2017-10-13 16:03:162025-07-09 16:00:46Influenza, da oggi prende il via la campagna vaccinale
Una marea di dati viene prodotta ogni giorno da strumenti diagnostici. Migliaia di articoli scientifici vengono pubblicati sulle riviste accreditate. Nel frattempo il mondo invecchia e l’aumento dell’aspettativa di vita alla nascita fa sì che siano sempre di più le persone affette da più patologie, per sconfiggere le quali devono assumere le terapie. Sono solo alcune delle sfide che attendono la medicina moderna. La loro complessità si scontra con l’inadeguatezza della mente umana nell’affrontare problemi di portata sempre più grande.
Ne è convinto Mario Melazzini, Direttore di AIFA, che in un editoriale riprende l‘articolo apparso sul New England Journal of Medicine, di Ziad Obermeyer e Thomas Lee, rispettivamente del Brigham Women’s Hospital e della Harvard Medical School del Massachussets, i quali affermano che il medico di oggi appare “perso nel pensiero”.
Per gli autori c’è una disparità tra le abilità della mente umana e la complessità della medicina moderna. Lo stesso motivo per cui si è arrivati a concepire strumenti diagnostici come microscopi, stetoscopi, elettrocardiogrammi e radiografi, nati per sopperire ai limiti dell’apparato sensoriale umano. Ogni paziente si è trasformato in una piccola centrale di produzione di “big data” che devono essere analizzati, contestualizzati e infine interpretati. Un compito non risolvibile con i vecchi metodi – come il semplice confronto fra più dottori sulla situazione clinica e la soluzione da adottare – spiegano Obermeyer e Lee.
Il paziente produrrà sempre maggiori quantità di dati sulla sua salute, quantificabili in petabyte, attraverso dispositivi, spesso mobili, e applicazioni dedicate. Internet diventa sempre più fluido e aumenta l’interattività grazie alla spinta del cosiddetto“Internet delle cose”. Attraverso l’uso degli algoritmi i medici possono analizzare un flusso di informazioni costante e di notevoli dimensioni, come – suggeriscono gli autori sul NEJM – ogni singolo battito del cuore di un paziente, mettendo in luce variazioni microscopiche che sfuggirebbero all’occhio e alla mente del miglior cardiologo, permettendo forse la prevenzione di eventi cardiaci potenzialmente letali. Gli algoritmi e la capacità di apprendimento delle macchine sono oggi al centro degli sforzi dei ricercatori nei centri accademici di tutto il mondo, domani saranno le fondamenta della nuova medicina.
Insomma, per gli autori è necessario rivedere le priorità e lelinee guida a livello formativo, per permettere ai nuovi professionisti del mondo della medicina di concepire e guidare lo sviluppo di algoritmi ad hoc. Per gli autori, i medici dovrebbero porsi alla testa della rivoluzione che interesserà il loro settore, decidendo le priorità per la ricerca e controllandone l’evoluzione giorno dopo giorno, perché lasciare queste prerogative a ricercatori informatici o di altre discipline indebolirebbe lo sviluppo dei nuovi strumenti.
Alla base della miriade di dati conservati nei record elettronici o nella cartella clinica tradizionale vi sono sempre e comunque decisioni umane. La scelta del paziente di cercare una cura, quella del medico di prescrivere un test o una terapia. Nell’interpretazione dei dati sistematizzati e organizzati dalla macchina in base a un algoritmo c’è sempre l’occhio del medico che tiene conto delle variabili che conducono a una decisione clinica. Le macchine e gli algoritmi affiancano, ma non sostituiscono, i medici nella loro attività quotidiana. Dall’altra parte medici, invece, diventano ancora più formati, specializzati in analisi dei dati e biostatistica, fluenti anche nei linguaggi di programmazione. Strumenti per orientarsi nella complessità del ventunesimo secolo e continuare a offrire valore aggiunto.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/10/Big-Data.jpg415720Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2017-10-13 12:05:132025-07-09 16:01:17Big data e futuro della medicina. Chi è il medico del XXI secolo?
Altro che esercito del selfie, l’Italia è sempre più l’esercito delle proteine in polvere. A tutti sarà capitato di vedere, prevalentemente in palestra o nei negozi di sport, quei barattoloni dall’aspetto imponente, che promettono energia extra e muscoli d’acciaio. Ovviamente anche questa è una moda importata. Basti pensare che in America le proteine “macinate”, sono ormai nelle case di tutti. Persino gli anziani che mangiano poco e rischiano di deperire,adolescenti in crescita che devono formare muscoli e ossa, atleti, gente normale sempre di corsa alla ricerca di energia al volo, e malati oncologici. Di fronte al boom delle vendite delle proteine in polvere, alcuni esperti statunitensi hanno cercato di recente di valutarne i pro e contro con i media Usa. Le proteine – hanno sottolineato – sono necessarie a guarire l’organismo,rimetterlo in forza, aiutare non solo i muscoli ma anche le ossa e le cartilagini. Sia dopo procedure mediche,chirurgiche o radiazioni,sia per gli atleti.
I pro
Tra i pro, la specialista di oncologia e nutrizionista dell’università della Virginia, Carole Havrila, cita i benefici per chi è avanti con gli anni. «Gli anziani – ha spiegato – sono una parte della popolazione che perde muscolatura, ha poco appetito e diventa più fragile. Per loro quindi le bevande alle proteine sono più facili da ingerire e necessarie». Per Roberta Mohning, dietologa e nutrizionista di Washington, a favore delle polveri di proteine è anche il loro uso per vegetariani e vegani che in generale non mangiano abbastanza proteine. Altre categorie come adolescenti in rapida crescita e atleti, ha aggiunto ancora Havrila, possono beneficiare dagli shake proteici per sostenere il loro organismo sottoposto a stress particolari.
I Contro
Per Rebecca Mohning, «E’ assolutamente meglio assumere proteine dai cibi integrali». Gli alimenti naturali sono ricchi di fibre, di sostanze che aiutano la digestione, di vitamine per il sistema immunitario. Insomma hanno un po’ di tutto e non si concentrano in particolare su di un composto come le proteine. Gli shake alle proteine inoltre sono liquidi e non danno un immediato senso di sazietà. A sottolineare i rischi sulla dubbia qualità dei prodotti confezionati è Havrila. In Usa, la Food and drug administration non sottopone infatti ad analisi gli integratori dietetici come invece fa per quelli farmaceutici. In alcuni casi sono state trovate tracce di metalli,caffeina steroidi nelle polveri proteiche.Inoltre il loro contenuto di zuccheri o zuccheri da alcol non è sempre chiaro.Il consiglio degli esperti dunque è se si vogliono provare gli shake proteici,scegliere sempre una marca garantita anche se più costosa.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/Body.jpg288450Raffaele Nespolihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRaffaele Nespoli2017-10-13 10:43:322017-10-13 10:43:32Proteine in polvere, ecco la nuova moda italiana
Secondo uno studio del CREA che verrà presentato alle Fiere Zootecniche di Cremona il 25 ottobre una dieta integrata al lino raddoppierebbe la presenza di Omega 3 presenti in un bicchiere di latte, con un incremento anche di CLA (acido linoleico coniugato) benefico per la salute umana. Proprio così: bovini alimentati con dieta tradizionale unifeed ma con l’integrazione di semi di lino possono produrre un latte due volte più ricco di Omega 3, acidi grassi dalle proprietà benefiche. È solo una delle conclusioni alle quali è giunto lo studio. La ricerca è stata compiuta dal CREA-ZA di Lodi (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria- Centro di Ricerca Zootecnia Acquacoltura) e ha dimostrato come modifiche significative dell’alimentazione animale possono portare a modifiche altrettanto significative della composizione del grasso del latte in termini sicuramente positivi dal punto di vista nutrizionale.
OMEGA 3 PIU’ CHE RADDOPPIATI – «Il latte e il grasso del latte, quindi il burro – spiega Giovanna Contarini, dirigente di ricerca presso CREA-ZA – sono spesso demonizzati per il loro contenuto di colesterolo e acidi grassi saturi. Questa è opinione diffusa, ma quello che si è già realizzato in alcune realtà e che ora si vuole far sapere è che una modifica dell’alimentazione degli animali, con l’introduzione nella dieta di semi di lino ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, può migliorare la composizione del grasso di latte. Si tratta infatti di una tipologia di grassi considerati in senso positivo per la salute umana rispetto a quelli saturi».
Il CREA fa un esempio significativo, limitandosi ai soli acidi grassi Omega 3: «Se in un latte prodotto in alimentazione tradizionale della Pianura Padana (unifeed) la quota di Omega 3 presente è pari allo 0,3-0,4% su tutti gli acidi presenti – continua Contarini –, la stessa alimentazione tradizionale integrata a quella con semi di lino porta la quota fino all’1 o all’1,2%, quindi a più del doppio degli Omega 3. Questo numero non copre ovviamente il fabbisogno giornaliero, ma contribuisce in maniera importante ad aumentare la quota di acidi grassi positivi diminuendo quella negativa».
LATTE, PROTEINE E GRASSI: I MITI DA SFATARE – A sottolineare come aleggino una serie di falsi miti attorno al latte è sempre la stessa dirigente di ricerca del CREA-ZA: «Il latte è un alimento da non escludere dalla dieta, è un alimento completo perché dal punto di vista delle proteine è ad alto valore aggiunto: contiene tutti gli amminoacidi essenziali, mentre soia e altre fonti proteiche non sono così ben bilanciate o spesso non contengono amminoacidi essenziali. Per ciò che riguarda la frazione lipidica, poi, si è sempre fatto un ragionamento parziale, parlando genericamente di “acidi grassi” ma senza vedere esattamente quali questi acidi grassi fossero. Di grassi saturi ne esistono da molto corti a molto lunghi, diciamo da 4 a 18 atomi di carbonio. Il grasso di latte, il burro, è l’unico fra tutti i grassi che contengono acidi grassi saturi, ad averne di così corti, e cioè da 4, 6, 8 atomi. Questi, dal punto dell’alimentazione umana, si comportano da insaturi, perché non si depositano sulle arterie come accade invece per alcuni grassi vegetali come cocco e palma o i grassi idrogenati, tutti più lunghi. Stesso discorso per il colesterolo: per gli adulti giusto limitarsi se ci sono problemi di quel tipo, ma se parliamo di bambini, la presenza di colesterolo è importante per il corretto sviluppo ormonale. Anche per le vitamine il latte è assolutamente completo».
BENESSERE ANIMALE – Nel corso della presentazione a Cremona si parlerà di come è possibile modificare la composizione agendo sull’alimentazione dei bovini «nel pieno rispetto del benessere degli animali stessi», verranno inoltre mostrati i risultati ottenuti da una ricerca nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, dove questo tipo di alimentazione è già consentito dal disciplinare dei formaggi DOP, in particolare Grana e Parmigiano: «Alcuni risultati dello studio compiuto dal CREA su grasso di latte – spiega ancora Contarini – mostrano l’incremento non solo di grassi Omega 3 ma anche del CLA, acido linoleico coniugato, che secondo evidenze scientifiche è anch’esso positivo per la salute umana».
IL BURRO NOBILE – Fra gli interventi previsti al convegno c’è anche quello di Luigi Tamburini, presidente della LattEmilia, cooperativa che già da qualche anno ha adottato questo tipo di regime e che fa parte del comprensorio del Parmigiano Reggiano. «Il Parmigiano viene fatto con latte parzialmente affiorato: la panna che affiora viene utilizzata per produrre del burro detto “nobile” proprio per le particolarità nutrizionali che possiede» conclude Contarini.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/B2AAE079-2940-4EF6-8E75-1D0E4E3BCD46.jpeg500750Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2017-10-13 08:56:552017-10-13 08:56:55Semi di lino nella dieta bovina e il latte diventa più ricco di Omega 3
Chi fuma 10 sigarette al giorno ha un rischio 6 volte maggiore di sviluppare un tumore allo stomaco. In più raddoppia il rischio di attacco di cuore e di sviluppare malattie cardiovascolari. Inoltre, il fumo riduce del 72% i livelli di fertilità.
I formatori italiani sono il 22%. Quando si fuma una sigaretta si sprigionano più di 4000 sostanze chimiche, tra cui la nicotina che crea dipendenza, il catrame e altre sostanze che si accumulano nei polmoni e nelle vie respiratorie favorendo infezioni, enfisema e bronchiti croniche.
Fumare in gravidanza aumenta il rischio di aborto e di avere neonati sottopeso (-200 g in media). Inoltre può causare un ritardo nella crescita e nello sviluppo
mentale, oltre che polmonare. Il feto, infatti, è molto piu sensibile dell’adulto all’effetto nocivo del tabacco, perché i suoi organi
sono in fase di sviluppo. Non solo: i figli di madri fumatrici saranno maggiormente inclini a diventare futuri fumatori.
Ma cosa succede quando si smette di fumare?
L’aspettativa di vita si allunga di dieci anni per chi non fuma. Quando si smette di fumare, anche dopo molti anni, il rischio di sviluppare un tumore diminuisce; dopo venti anni sviluppare un tumore è una probabilità ridotta a quella di un non fumatore. I benefici di una vita senza fumo sono immediati: si respira meglio, si ha una maggiore luminosità della pelle, soprattutto del viso che appare più roseo, si ha una maggiore resistenza fisica e prontezza nei riflessi, si riducono le occhiaie e gli occhi sono piu limpidi e si dorme meglio.
Come dire addio al fumo? La gestione del lavoro, della famiglia o i ritmi frenetici quotidiani possono portare a situazione di forte stress, il fumo a volte rappresenta una via di fuga che a lungo andare costa cara. Tuttavia smettere di fumare è sempre possibile. Gli ostacoli sono soprattutto psicologici e il più delle volte sono sopravvalutati. Gli esperti suggeriscono alcuni punti per superare quest’abitudine nociva.
Quando si smette di fumare, i sintomi dell’astinenza si riducono gia nella prima settimana. Il senso di rilassamento che provoca it fumo è solo l’inganno della nicotina sul cervello: già dopo 7 giorni senza fumo si ha una percezione di calma priva di mancanza e frustrazione. Il desiderio di “accendere una sigaretta” dura solo pochi minuti in cui il fumatore potrebbe adottare strategie per distrarsi, come ad esempio masticare una gomma o bere acqua. Se il peso aumenta quando si smette di fumare si possono migliorare le abitudini alimentari (meno cibo, bere molti liquidi e un’attivita fisica quotidiana).
Se non si riesce a smettere di fumare da soli, si può sempre consultare il proprio medico o un centro antifumo per cercare la strategia migliore in base alla propria personalità.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/09/image-8.jpeg340650Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2017-10-12 18:12:222017-10-12 18:12:22Sigarette: con 10 aumenta 6 volte rischio di sviluppare un tumore
Quello che si sa con certezza è che una dieta ricca di vegetali e frutta (come quella mediterranea) e una vita meno sedentaria hanno un effetto protettivo per la salute. Tuttavia, non sempre la percezione che la propria dieta sia corretta corrisponde alla realtà. Da alcune indagini emerge che una percentuale significativa di italiani crede di seguire la dieta mediterranea, senza che questo si traduca in fatti. Studi ufficiali hanno indagato i comportamenti alimentari nell’arco di tre decadi, e un quarto studio è stato avviato per aggiornare la base informativa risalente agli anni 2005-2006 (INRAN-SCAI 2005-06).
Cosa dicono i dati? Molto dipende dalla zona geografica di appartenenza, ma i numeri mostrano che la quota di popolazione con più di 3 anni che mangia almeno 5 porzioni al giorno di verdura, ortaggi e frutta non supera il 5%.
Eppure se intervistati, spesso, gli italiani esprimono buone intenzioni di adottare una dieta sana ed equilibrata, e comunque ritengono di seguire una dieta tradizionale/mediterranea (la quasi totalità ossia il 92% dei rispondenti con più di 15 anni). Questo puo significare che idealmente vorrebbero seguirla, anche se questo è lontano dalla realtà, soptattutto perché nel tempo gli indici di qualità della dieta si sono allontanati dal modello mediterraneo. L’European Food Safety Authorithy (EFSA) promuove la raccolta dei dati in tutta Europa con il programma EU-MENU. Il CREA-Alimenti e Nutrizione è incaricato di realizzare il IV Studio sui Consumi Alimentari in Italia (IV SCAI) che ha visto Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità insieme al CREA-Alimenti e Nutrizione, mettere in opera un sistema di formazione innovativo per personale altamente specializzato per la raccolta dei dati.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2016/08/image-4.jpeg220280Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2017-10-12 18:09:002017-10-12 18:09:00Dieta mediterranea: italiani convinti di farla, ma è nel modo sbagliato
Dare ed avere è una questione di genere. Fa discutere un ricerca dell’Università di Zurigo secondo la quale le donne sarebbero più generose degli uomini. Condizionate sin da piccole al punto da modificare i propri schemi mentali. Stando ai ricercatori e ai risultati ottenuti, il cervello della donna si attiva di più nelle aree della gratificazione quando lei «dona» o fa qualcosa per gli altri. Al contrario, gli uomini, avrebbero un meccanismo inverso. Nel cervello maschile le aree della gratificazione si attivano più intensamente quando lui tiene qualcosa per sé, ad esempio una somma di denaro. Insomma a lei dà più soddisfazione e piacere donare, a lui tenere per sé.
Differenze acquisite
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Human Behavior e sembrerebbe avvalorare l’idea che vi siano inclinazioni femminili e maschili, lei verso attività rivolte agli altri (prosociali), lui più competitivo e individualista anche se, fa notare Alexander Soutschek che ha condotto il lavoro, questo studio non dimostra che tali differenze siano innate, ma piuttosto suggerisce che sin da piccoli siamo esposti a condizionamenti culturali così forti da rendere il cervello femminile più generoso e prosociale, quello maschile più egoista. Un tema, quello del rapporto tra uomini e donne, trattato più volte dal cinema nostrano e non solo. Si pensi ad esmpio alla pellicola «Maschi contro femmine».
Lo studio
Gli esperti hanno eseguito una serie di esperimenti in cui un campione di donne e uomini potevano condividere o tenere per sé somme di denaro: ebbene si è visto che le aree della gratificazione del cervello (in primis lo striato) femminile si attivano più intensamente quando lei condivide in maniera generosa, piuttosto che quando tiene per sé il denaro; nel cervello maschile avviene il contrario. In un secondo round di esperimenti in cui il sistema neurale di gratificazione viene messo Ko con farmaci (una sostanza usata per la schizofrenia), la donna assume comportamenti più egoistici e il maschio più altruisti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/10/Maschi-contro-femmine.jpg268640Raffaele Nespolihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRaffaele Nespoli2017-10-12 16:48:392017-10-12 16:48:39Le donne e la gratificazione del dare
A Napoli è di scena la prevention race, la maratona della prevenzione, inserita nel più ampio contesto di iniziative di prevenzione realizzate sul lungomare liberato. Ancora una volta a centinaia correranno per trasmettere un segnale forte sulla necessità di prevenire le malattie e adottare stili di vita salutari. Uno dei temi affrontati, sui quali si spingerà molti sino a domenica, è la malattia renale cronica. Un nemico insidioso e poco conosciuto. La malattia, non molti lo sanno, è in costante aumento, e la Campania non fa eccezione.
Rischi per il cuore
Uno dei grandi problemi per i pazienti colpiti da malattia renale cronica è quello di essere esposti ad un alto rischio di malattia cardiovascolare, che poi è la principale causa (40-50%) di morbilità e mortalità. Per questo è necessario individuare ed eliminare i fattori di rischio della malattia cardiovascolare, quali l’ipertensione arteriosa, il diabete consente di prevenire le complicanze loro correlate, anche dopo l’inizio del trattamento dialitico.
Uno scenario in evoluzione
I progressi della medicina e i cambiamenti “sociodemografici” degli tempi hanno profondamente cambiato lo scenario dei bisogni assistenziali nei paesi occidentali. Le malattie croniche spesso coesistenti tra loro, colpiscono una popolazione sempre più anziana. Individuare precocemente, questa sindrome, sia tra i diabetici che gli ipertesi, è importante perché consentire di procrastinare il loro ingresso in dialisi, prevenendo, inoltre, l’insorgenza di complicanze, prima tra tutte quella del cuore.
Prevenzione
Fare prevenzione significa combattere al meglio la malattia e abbattere i costi, evitando ad esempio ricoveri in emergenza. Ecco perché è bene che i cittadini siano informati sulla possibilità di uno screening dei fattori di rischio della malattia cardiovascolare nei pazienti diabetici e ipertesi. E’ cruciale che lo screening venga assicurato sul territorio, sia perché spesso ci si trova al cospetto di pazienti anziani che non sono autonomi negli spostamenti, sia perché in questo modo si possono realizzare test di screening di facile esecuzione e costo sostenibile, quale l’impedenziometria.
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A centinaia sul lungomare per la maratona della prevenzione
News Presa, PrevenzioneLa maratona della prevenzione si è chiusa con una maratona podistica, una staffetta ideale tra visite di controllo, buoni consigli sugli stili di vita e sport vero e proprio. A tagliare per primo il traguardo sul lungomare liberato di Napoli è stato Andrea Borsacchi (atleta della Canottieri Napoli Triathlon) che ha fatto segnare il tempo di 32′ 14″, andando così a vincere la Prevention Race 2017, conclusione della Settimana della prevenzione. Alessandra Ambrosio, invece, è la prima tra le donne. In gara anche l’olimpionico Massimiliano Rosolino che non si è risparmiato dopo lo start della professoressa Annamaria Colao, responsabile scientifica del progetto insieme a Tommaso Mandato, presidente di Sportform.
Numeri da record
Da record anche i numeri fatti segnare dalla settimana del Campus 3S, dedicata alla Salute conclusa con oltre 2.500 visite mediche gratuite (numeri mai raggiunti nelle precedenti edizioni). Tanto sport, grazie ai 1.500 studenti che hanno potuto provare una decina di discipline, ma anche solidarietà che è stata protagonista anche della passeggiata amatoriale che nel week end ha visto la partecipazione delle Donne in rosa e, tra i tanti, una cinquantina di rifugiati dell’associazione Aics. Una giornata all’insegna della internazionalità con una delegazione di corridori spagnoli, i rappresentanti dell’associazione italocinese “Tue” e tanti turisti anche stranieri che hanno anche approfittato per ricorrere agli ambulatori nei quali si svolgevano le visite mediche.
Verso i cittadini
Un modello che sino ad ora è stato vincente per il Campus della Salute che negli anni è diventato una presenza fissa a Napoli e in tutte le città della Campania. Una proposta che dallo scorso anno, con il progetto AlfaOmega che precede le giornate in piazza, consente di avere un confronto scientifico di grande livello internazionale ai relatori che affrontano ogni tema della ricerca in campo medico. «Il successo di questa formula – spiega Annamaria Colao, coordinatore scientifico della manifestazione significa che la popolazione avverte l’esigenza di un contatto diretto con il medico e spesso forse non ci va per pigrizia, perché costa, perché pensa di consultarlo solo quando si sta male. In questo modo abbiamo salvato molte vite e di ciò io e le tante persone che lavorano volontariamente a questa iniziativa siamo molto fieri. Miriamo a promuovere una campagna nazionale di prevenzione primaria vera che, oltre a garantire un abbassamento delle percentuali di malati, riduca anche i costi per la sanità pubblica. Intendiamo così anche ribaltare l’approccio alla cura delle malattie. Bisogna ricercare le cause più che mirare alla semplice terapia sugli effetti. E lo stile di vita, il mangiare bene, il dormire adeguatamente, l’esercizio fisico, rappresentano un elemento essenziale per ridurre l’impatto che le malattie hanno sulla nostra popolazione».
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Novità in campo neurologico: intervista al Prof. Tedeschi
PodcastIntervista al Prof. Tedeschi radio Kiss Kiss
E stamattina Good morning Kiss kiss A proposito di salute e di prevenzione e parleremo delle ultime novità in campo neurologico in diretta con noi il professor Gioacchino tedeschi presidente del 48, esimo congresso sin società italiana di ginecologia e professore di neurologia, appunto fretta l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.
Buongiorno professore. Buongiorno a lei esce con noi oggi, allora prende il via il congresso di cui lei presidente della società italiana di neurologia, Esiste un fil Rouge che attorno alla quale ruota Diranno tutti i lavori e in questo congresso si cerca di mettere insieme le diverse Anime della neurologia italiana l’accademia quella ospedaliera è quella territoriale, è l’altro è che il progresso scientifico è un Progresso molto spinto che prevede un avanzamento delle conoscenze molto veloce e impone a neurologi di aggiornarsi e infine con gru.
Si cercherà di trattare tanto le malattie acute che vanno dal ictus alla l’epilessia eccetera quanto le malattie croniche, specialmente quelle neurodegenerative che Con l’invecchiamento della popolazione assumono un’importanza epidemiologiche sociale sempre più importante ed infine anche le malattie rare di cui solo pochi e si occupano e quei rari pazienti che ne soffrono sono molto spesso un po’ negletti scientifico,
ma anche la ricerca. Insomma si può riassumere le novità di Maggiore interesse probabilmente la terapia con gli anticorpi monoclonali nella prevenzione dell’emicrania patologia che in Italia colpisce più di 5 milioni di persone per la quale adesso ci sono molecole nuovi che sembrano screen risultati molto molto promettenti per cui con un iniezione fatta con cadenza trimestrale si potrebbe Si potrebbero avere un grande giovamento nella sequenza della crisi delle cene l’intensità delle crisi l’altro argomento molto innovativo è quello che riguarda la sclerosi multipla è un’altra patologia via Kiss Kiss in Italia,
vedi circa 90000 pazienti colpiti da questa patologia in parte infiammatorie, in parte di Giulia, ti va l’altra grande novità? È quella la terapia dell’ictus che pone la società e la classe medica di fronte alla realizzazione di modelli organizzativi che permettono ai pazienti di accedere al più presto possibile Alle League One istruzione.it.
Adesso hanno a disposizione farmaci che possono essere somministrati in vena o per via intra arteriosa che risultano molto efficaci della terapia dell’ attacco ischemico ed infine. Credo che l’ultima è grande novità riguarda le malattie rare per cui malattie come la corea di Huntington come Visto come l’asma malattie che qui neurologi non avevano nessun armamentario terapeutica.
Adesso hanno alcuni farmaci in fase di sperimentazione avanzata e in un caso c’è addirittura un farmaco in commercio che permette di curare questi pazienti in campo neurologico professore. Come si posiziona l’Italia nel panorama Mondiale l’Italia si posiziona molto bene nella prima.
Ovviamente e l’America poi Inghilterra Germania che fanno un po’ meglio di noi, nonostante le differenze tra questi due paesi siano evidenti a tutti anche in termini di finanziamento e di accesso ai fondi per la ricerca, quindi non siamo messi malissimo e chiudere dicendo che questo riconoscimento, cioè che questa posizione delle neuroscienze italiane in campo scientifico ha permesso alla società italiana di neurologia di vinto il ballottaggio.
Organizzare nel 2021 il congresso mondiale di neurologia e anche qui buone notizie professore, io la ringrazio di essere stato con noi e a questo punto devo le buone notizie che ci ha dato non Buon lavoro, soprattutto per il congresso di oggi pomeriggio a tutti.
Influenza, da oggi prende il via la campagna vaccinale
News Presa, PrevenzioneAnche se il sole e le temperature di questi giorni ci tengono con la mente “inchiodata” alle vacanze, da oggi prende ufficialmente il via la campagna vaccinale antinfluenzale. Proprio questo, spiegano i medici, è il periodo più adatto per proteggersi da ciò che verrà in seguito. Ottobre, per la situazione climatica del nostro Paese e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali, è il mese giusto per fare il vaccino.
Come e dove
La vaccinazione, è bene ricordarlo sempre, è un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. L’avvio della campagna non è uniforme sul territorio nazionale e dipende, in genere, dal momento in cui il vaccino viene reso disponibile alle singole Asl. Anche le modalità di distribuzione e somministrazione dei vaccini possono essere diverse e coinvolgono diversi attori (servizi di vaccinazione dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta).
Gli obiettivi
Cosa si vuole raggiungere con queste campagne? Lo spiega a chiare lettere la circolare ministeriale del 31 luglio 2017 «Prevenzione e controllo dell’influenza– raccomandazioni per la stagione 2017-2018». Gli obiettivi sono diversi, si punta in primo luogo a alla riduzione del rischio individuale di ammalarsi e di avere delle complicanze, si punta a ridurre i ricoveri in ospedale e ovviamente i casi di decesso. Bene anche ricordare che la campagna è rivolta principalmente ai cittadini che hanno più di 65 anni, alle persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza e alle persone non a rischio che svolgono attività di particolare valenza sociale. Detto questo, sul web circolano (e probabilmente continueranno a circolare) moltissime pseudonotizie riguardanti complotti e macchinazioni delle industrie farmaceutiche. Notizie spazzatura che alle volte possono avere conseguenze anche molto gravi.
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Big data e futuro della medicina. Chi è il medico del XXI secolo?
Nuove tendenzeUna marea di dati viene prodotta ogni giorno da strumenti diagnostici. Migliaia di articoli scientifici vengono pubblicati sulle riviste accreditate. Nel frattempo il mondo invecchia e l’aumento dell’aspettativa di vita alla nascita fa sì che siano sempre di più le persone affette da più patologie, per sconfiggere le quali devono assumere le terapie. Sono solo alcune delle sfide che attendono la medicina moderna. La loro complessità si scontra con l’inadeguatezza della mente umana nell’affrontare problemi di portata sempre più grande.
Ne è convinto Mario Melazzini, Direttore di AIFA, che in un editoriale riprende l‘articolo apparso sul New England Journal of Medicine, di Ziad Obermeyer e Thomas Lee, rispettivamente del Brigham Women’s Hospital e della Harvard Medical School del Massachussets, i quali affermano che il medico di oggi appare “perso nel pensiero”.
Per gli autori c’è una disparità tra le abilità della mente umana e la complessità della medicina moderna. Lo stesso motivo per cui si è arrivati a concepire strumenti diagnostici come microscopi, stetoscopi, elettrocardiogrammi e radiografi, nati per sopperire ai limiti dell’apparato sensoriale umano. Ogni paziente si è trasformato in una piccola centrale di produzione di “big data” che devono essere analizzati, contestualizzati e infine interpretati. Un compito non risolvibile con i vecchi metodi – come il semplice confronto fra più dottori sulla situazione clinica e la soluzione da adottare – spiegano Obermeyer e Lee.
Il paziente produrrà sempre maggiori quantità di dati sulla sua salute, quantificabili in petabyte, attraverso dispositivi, spesso mobili, e applicazioni dedicate. Internet diventa sempre più fluido e aumenta l’interattività grazie alla spinta del cosiddetto“Internet delle cose”. Attraverso l’uso degli algoritmi i medici possono analizzare un flusso di informazioni costante e di notevoli dimensioni, come – suggeriscono gli autori sul NEJM – ogni singolo battito del cuore di un paziente, mettendo in luce variazioni microscopiche che sfuggirebbero all’occhio e alla mente del miglior cardiologo, permettendo forse la prevenzione di eventi cardiaci potenzialmente letali. Gli algoritmi e la capacità di apprendimento delle macchine sono oggi al centro degli sforzi dei ricercatori nei centri accademici di tutto il mondo, domani saranno le fondamenta della nuova medicina.
Insomma, per gli autori è necessario rivedere le priorità e le linee guida a livello formativo, per permettere ai nuovi professionisti del mondo della medicina di concepire e guidare lo sviluppo di algoritmi ad hoc. Per gli autori, i medici dovrebbero porsi alla testa della rivoluzione che interesserà il loro settore, decidendo le priorità per la ricerca e controllandone l’evoluzione giorno dopo giorno, perché lasciare queste prerogative a ricercatori informatici o di altre discipline indebolirebbe lo sviluppo dei nuovi strumenti.
Alla base della miriade di dati conservati nei record elettronici o nella cartella clinica tradizionale vi sono sempre e comunque decisioni umane. La scelta del paziente di cercare una cura, quella del medico di prescrivere un test o una terapia. Nell’interpretazione dei dati sistematizzati e organizzati dalla macchina in base a un algoritmo c’è sempre l’occhio del medico che tiene conto delle variabili che conducono a una decisione clinica. Le macchine e gli algoritmi affiancano, ma non sostituiscono, i medici nella loro attività quotidiana. Dall’altra parte medici, invece, diventano ancora più formati, specializzati in analisi dei dati e biostatistica, fluenti anche nei linguaggi di programmazione. Strumenti per orientarsi nella complessità del ventunesimo secolo e continuare a offrire valore aggiunto.
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Proteine in polvere, ecco la nuova moda italiana
AlimentazioneAltro che esercito del selfie, l’Italia è sempre più l’esercito delle proteine in polvere. A tutti sarà capitato di vedere, prevalentemente in palestra o nei negozi di sport, quei barattoloni dall’aspetto imponente, che promettono energia extra e muscoli d’acciaio. Ovviamente anche questa è una moda importata. Basti pensare che in America le proteine “macinate”, sono ormai nelle case di tutti. Persino gli anziani che mangiano poco e rischiano di deperire,adolescenti in crescita che devono formare muscoli e ossa, atleti, gente normale sempre di corsa alla ricerca di energia al volo, e malati oncologici. Di fronte al boom delle vendite delle proteine in polvere, alcuni esperti statunitensi hanno cercato di recente di valutarne i pro e contro con i media Usa. Le proteine – hanno sottolineato – sono necessarie a guarire l’organismo,rimetterlo in forza, aiutare non solo i muscoli ma anche le ossa e le cartilagini. Sia dopo procedure mediche,chirurgiche o radiazioni,sia per gli atleti.
I pro
Tra i pro, la specialista di oncologia e nutrizionista dell’università della Virginia, Carole Havrila, cita i benefici per chi è avanti con gli anni. «Gli anziani – ha spiegato – sono una parte della popolazione che perde muscolatura, ha poco appetito e diventa più fragile. Per loro quindi le bevande alle proteine sono più facili da ingerire e necessarie». Per Roberta Mohning, dietologa e nutrizionista di Washington, a favore delle polveri di proteine è anche il loro uso per vegetariani e vegani che in generale non mangiano abbastanza proteine. Altre categorie come adolescenti in rapida crescita e atleti, ha aggiunto ancora Havrila, possono beneficiare dagli shake proteici per sostenere il loro organismo sottoposto a stress particolari.
I Contro
Per Rebecca Mohning, «E’ assolutamente meglio assumere proteine dai cibi integrali». Gli alimenti naturali sono ricchi di fibre, di sostanze che aiutano la digestione, di vitamine per il sistema immunitario. Insomma hanno un po’ di tutto e non si concentrano in particolare su di un composto come le proteine. Gli shake alle proteine inoltre sono liquidi e non danno un immediato senso di sazietà. A sottolineare i rischi sulla dubbia qualità dei prodotti confezionati è Havrila. In Usa, la Food and drug administration non sottopone infatti ad analisi gli integratori dietetici come invece fa per quelli farmaceutici. In alcuni casi sono state trovate tracce di metalli,caffeina steroidi nelle polveri proteiche.Inoltre il loro contenuto di zuccheri o zuccheri da alcol non è sempre chiaro.Il consiglio degli esperti dunque è se si vogliono provare gli shake proteici,scegliere sempre una marca garantita anche se più costosa.
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Semi di lino nella dieta bovina e il latte diventa più ricco di Omega 3
AlimentazioneSecondo uno studio del CREA che verrà presentato alle Fiere Zootecniche di Cremona il 25 ottobre una dieta integrata al lino raddoppierebbe la presenza di Omega 3 presenti in un bicchiere di latte, con un incremento anche di CLA (acido linoleico coniugato) benefico per la salute umana. Proprio così: bovini alimentati con dieta tradizionale unifeed ma con l’integrazione di semi di lino possono produrre un latte due volte più ricco di Omega 3, acidi grassi dalle proprietà benefiche. È solo una delle conclusioni alle quali è giunto lo studio. La ricerca è stata compiuta dal CREA-ZA di Lodi (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria- Centro di Ricerca Zootecnia Acquacoltura) e ha dimostrato come modifiche significative dell’alimentazione animale possono portare a modifiche altrettanto significative della composizione del grasso del latte in termini sicuramente positivi dal punto di vista nutrizionale.
OMEGA 3 PIU’ CHE RADDOPPIATI – «Il latte e il grasso del latte, quindi il burro – spiega Giovanna Contarini, dirigente di ricerca presso CREA-ZA – sono spesso demonizzati per il loro contenuto di colesterolo e acidi grassi saturi. Questa è opinione diffusa, ma quello che si è già realizzato in alcune realtà e che ora si vuole far sapere è che una modifica dell’alimentazione degli animali, con l’introduzione nella dieta di semi di lino ad alto contenuto di acidi grassi polinsaturi, può migliorare la composizione del grasso di latte. Si tratta infatti di una tipologia di grassi considerati in senso positivo per la salute umana rispetto a quelli saturi».
Il CREA fa un esempio significativo, limitandosi ai soli acidi grassi Omega 3: «Se in un latte prodotto in alimentazione tradizionale della Pianura Padana (unifeed) la quota di Omega 3 presente è pari allo 0,3-0,4% su tutti gli acidi presenti – continua Contarini –, la stessa alimentazione tradizionale integrata a quella con semi di lino porta la quota fino all’1 o all’1,2%, quindi a più del doppio degli Omega 3. Questo numero non copre ovviamente il fabbisogno giornaliero, ma contribuisce in maniera importante ad aumentare la quota di acidi grassi positivi diminuendo quella negativa».
LATTE, PROTEINE E GRASSI: I MITI DA SFATARE – A sottolineare come aleggino una serie di falsi miti attorno al latte è sempre la stessa dirigente di ricerca del CREA-ZA: «Il latte è un alimento da non escludere dalla dieta, è un alimento completo perché dal punto di vista delle proteine è ad alto valore aggiunto: contiene tutti gli amminoacidi essenziali, mentre soia e altre fonti proteiche non sono così ben bilanciate o spesso non contengono amminoacidi essenziali. Per ciò che riguarda la frazione lipidica, poi, si è sempre fatto un ragionamento parziale, parlando genericamente di “acidi grassi” ma senza vedere esattamente quali questi acidi grassi fossero. Di grassi saturi ne esistono da molto corti a molto lunghi, diciamo da 4 a 18 atomi di carbonio. Il grasso di latte, il burro, è l’unico fra tutti i grassi che contengono acidi grassi saturi, ad averne di così corti, e cioè da 4, 6, 8 atomi. Questi, dal punto dell’alimentazione umana, si comportano da insaturi, perché non si depositano sulle arterie come accade invece per alcuni grassi vegetali come cocco e palma o i grassi idrogenati, tutti più lunghi. Stesso discorso per il colesterolo: per gli adulti giusto limitarsi se ci sono problemi di quel tipo, ma se parliamo di bambini, la presenza di colesterolo è importante per il corretto sviluppo ormonale. Anche per le vitamine il latte è assolutamente completo».
BENESSERE ANIMALE – Nel corso della presentazione a Cremona si parlerà di come è possibile modificare la composizione agendo sull’alimentazione dei bovini «nel pieno rispetto del benessere degli animali stessi», verranno inoltre mostrati i risultati ottenuti da una ricerca nel comprensorio del Parmigiano Reggiano, dove questo tipo di alimentazione è già consentito dal disciplinare dei formaggi DOP, in particolare Grana e Parmigiano: «Alcuni risultati dello studio compiuto dal CREA su grasso di latte – spiega ancora Contarini – mostrano l’incremento non solo di grassi Omega 3 ma anche del CLA, acido linoleico coniugato, che secondo evidenze scientifiche è anch’esso positivo per la salute umana».
IL BURRO NOBILE – Fra gli interventi previsti al convegno c’è anche quello di Luigi Tamburini, presidente della LattEmilia, cooperativa che già da qualche anno ha adottato questo tipo di regime e che fa parte del comprensorio del Parmigiano Reggiano. «Il Parmigiano viene fatto con latte parzialmente affiorato: la panna che affiora viene utilizzata per produrre del burro detto “nobile” proprio per le particolarità nutrizionali che possiede» conclude Contarini.
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Sigarette: con 10 aumenta 6 volte rischio di sviluppare un tumore
Stili di vitaChi fuma 10 sigarette al giorno ha un rischio 6 volte maggiore di sviluppare un tumore allo stomaco. In più raddoppia il rischio di attacco di cuore e di sviluppare malattie cardiovascolari. Inoltre, il fumo riduce del 72% i livelli di fertilità.
I formatori italiani sono il 22%. Quando si fuma una sigaretta si sprigionano più di 4000 sostanze chimiche, tra cui la nicotina che crea dipendenza, il catrame e altre sostanze che si accumulano nei polmoni e nelle vie respiratorie favorendo infezioni, enfisema e bronchiti croniche.
Fumare in gravidanza aumenta il rischio di aborto e di avere neonati sottopeso (-200 g in media). Inoltre può causare un ritardo nella crescita e nello sviluppo
mentale, oltre che polmonare. Il feto, infatti, è molto piu sensibile dell’adulto all’effetto nocivo del tabacco, perché i suoi organi
sono in fase di sviluppo. Non solo: i figli di madri fumatrici saranno maggiormente inclini a diventare futuri fumatori.
Ma cosa succede quando si smette di fumare?
L’aspettativa di vita si allunga di dieci anni per chi non fuma. Quando si smette di fumare, anche dopo molti anni, il rischio di sviluppare un tumore diminuisce; dopo venti anni sviluppare un tumore è una probabilità ridotta a quella di un non fumatore. I benefici di una vita senza fumo sono immediati: si respira meglio, si ha una maggiore luminosità della pelle, soprattutto del viso che appare più roseo, si ha una maggiore resistenza fisica e prontezza nei riflessi, si riducono le occhiaie e gli occhi sono piu limpidi e si dorme meglio.
Come dire addio al fumo?
La gestione del lavoro, della famiglia o i ritmi frenetici quotidiani possono portare a situazione di forte stress, il fumo a volte rappresenta una via di fuga che a lungo andare costa cara. Tuttavia smettere di fumare è sempre possibile. Gli ostacoli sono soprattutto psicologici e il più delle volte sono sopravvalutati. Gli esperti suggeriscono alcuni punti per superare quest’abitudine nociva.
Quando si smette di fumare, i sintomi dell’astinenza si riducono gia nella prima settimana. Il senso di rilassamento che provoca it fumo è solo l’inganno della nicotina sul cervello: già dopo 7 giorni senza fumo si ha una percezione di calma priva di mancanza e frustrazione. Il desiderio di “accendere una sigaretta” dura solo pochi minuti in cui il fumatore potrebbe adottare strategie per distrarsi, come ad esempio masticare una gomma o bere acqua. Se il peso aumenta quando si smette di fumare si possono migliorare le abitudini alimentari (meno cibo, bere molti liquidi e un’attivita fisica quotidiana).
Se non si riesce a smettere di fumare da soli, si può sempre consultare il proprio medico o un centro antifumo per cercare la strategia migliore in base alla propria personalità.
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Dieta mediterranea: italiani convinti di farla, ma è nel modo sbagliato
AlimentazioneQuello che si sa con certezza è che una dieta ricca di vegetali e frutta (come quella mediterranea) e una vita meno sedentaria hanno un effetto protettivo per la salute. Tuttavia, non sempre la percezione che la propria dieta sia corretta corrisponde alla realtà. Da alcune indagini emerge che una percentuale significativa di italiani crede di seguire la dieta mediterranea, senza che questo si traduca in fatti. Studi ufficiali hanno indagato i comportamenti alimentari nell’arco di tre decadi, e un quarto studio è stato avviato per aggiornare la base informativa risalente agli anni 2005-2006 (INRAN-SCAI 2005-06).
Cosa dicono i dati? Molto dipende dalla zona geografica di appartenenza, ma i numeri mostrano che la quota di popolazione con più di 3 anni che mangia almeno 5 porzioni al giorno di verdura, ortaggi e frutta non supera il 5%.
Eppure se intervistati, spesso, gli italiani esprimono buone intenzioni di adottare una dieta sana ed equilibrata, e comunque ritengono di seguire una dieta tradizionale/mediterranea (la quasi totalità ossia il 92% dei rispondenti con più di 15 anni). Questo puo significare che idealmente vorrebbero seguirla, anche se questo è lontano dalla realtà, soptattutto perché nel tempo gli indici di qualità della dieta si sono allontanati dal modello mediterraneo.
L’European Food Safety Authorithy (EFSA) promuove la raccolta dei dati in tutta Europa con il programma EU-MENU. Il CREA-Alimenti e Nutrizione è incaricato di realizzare il IV Studio sui Consumi Alimentari in Italia (IV SCAI) che ha visto Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità insieme al CREA-Alimenti e Nutrizione, mettere in opera un sistema di formazione innovativo per personale altamente specializzato per la raccolta dei dati.
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Le donne e la gratificazione del dare
Ricerca innovazioneDare ed avere è una questione di genere. Fa discutere un ricerca dell’Università di Zurigo secondo la quale le donne sarebbero più generose degli uomini. Condizionate sin da piccole al punto da modificare i propri schemi mentali. Stando ai ricercatori e ai risultati ottenuti, il cervello della donna si attiva di più nelle aree della gratificazione quando lei «dona» o fa qualcosa per gli altri. Al contrario, gli uomini, avrebbero un meccanismo inverso. Nel cervello maschile le aree della gratificazione si attivano più intensamente quando lui tiene qualcosa per sé, ad esempio una somma di denaro. Insomma a lei dà più soddisfazione e piacere donare, a lui tenere per sé.
Differenze acquisite
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Human Behavior e sembrerebbe avvalorare l’idea che vi siano inclinazioni femminili e maschili, lei verso attività rivolte agli altri (prosociali), lui più competitivo e individualista anche se, fa notare Alexander Soutschek che ha condotto il lavoro, questo studio non dimostra che tali differenze siano innate, ma piuttosto suggerisce che sin da piccoli siamo esposti a condizionamenti culturali così forti da rendere il cervello femminile più generoso e prosociale, quello maschile più egoista. Un tema, quello del rapporto tra uomini e donne, trattato più volte dal cinema nostrano e non solo. Si pensi ad esmpio alla pellicola «Maschi contro femmine».
Lo studio
Gli esperti hanno eseguito una serie di esperimenti in cui un campione di donne e uomini potevano condividere o tenere per sé somme di denaro: ebbene si è visto che le aree della gratificazione del cervello (in primis lo striato) femminile si attivano più intensamente quando lei condivide in maniera generosa, piuttosto che quando tiene per sé il denaro; nel cervello maschile avviene il contrario. In un secondo round di esperimenti in cui il sistema neurale di gratificazione viene messo Ko con farmaci (una sostanza usata per la schizofrenia), la donna assume comportamenti più egoistici e il maschio più altruisti.
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Malattia renale cronica, ecco cosa c’è da sapere
PrevenzioneA Napoli è di scena la prevention race, la maratona della prevenzione, inserita nel più ampio contesto di iniziative di prevenzione realizzate sul lungomare liberato. Ancora una volta a centinaia correranno per trasmettere un segnale forte sulla necessità di prevenire le malattie e adottare stili di vita salutari. Uno dei temi affrontati, sui quali si spingerà molti sino a domenica, è la malattia renale cronica. Un nemico insidioso e poco conosciuto. La malattia, non molti lo sanno, è in costante aumento, e la Campania non fa eccezione.
Rischi per il cuore
Uno dei grandi problemi per i pazienti colpiti da malattia renale cronica è quello di essere esposti ad un alto rischio di malattia cardiovascolare, che poi è la principale causa (40-50%) di morbilità e mortalità. Per questo è necessario individuare ed eliminare i fattori di rischio della malattia cardiovascolare, quali l’ipertensione arteriosa, il diabete consente di prevenire le complicanze loro correlate, anche dopo l’inizio del trattamento dialitico.
Uno scenario in evoluzione
I progressi della medicina e i cambiamenti “sociodemografici” degli tempi hanno profondamente cambiato lo scenario dei bisogni assistenziali nei paesi occidentali. Le malattie croniche spesso coesistenti tra loro, colpiscono una popolazione sempre più anziana. Individuare precocemente, questa sindrome, sia tra i diabetici che gli ipertesi, è importante perché consentire di procrastinare il loro ingresso in dialisi, prevenendo, inoltre, l’insorgenza di complicanze, prima tra tutte quella del cuore.
Prevenzione
Fare prevenzione significa combattere al meglio la malattia e abbattere i costi, evitando ad esempio ricoveri in emergenza. Ecco perché è bene che i cittadini siano informati sulla possibilità di uno screening dei fattori di rischio della malattia cardiovascolare nei pazienti diabetici e ipertesi. E’ cruciale che lo screening venga assicurato sul territorio, sia perché spesso ci si trova al cospetto di pazienti anziani che non sono autonomi negli spostamenti, sia perché in questo modo si possono realizzare test di screening di facile esecuzione e costo sostenibile, quale l’impedenziometria.
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