Si parla spesso di “orologio biologico” come di un conto alla rovescia. Al di là della metafora, la scienza mostra che con l’età diminuiscono sia la quantità sia la qualità degli ovociti, e questo si riflette sulle possibilità di concepire. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’infertilità è una malattia del sistema riproduttivo definita dall’assenza di gravidanza dopo 12 mesi o più di rapporti regolari non protetti; può riguardare la donna, l’uomo, entrambi o avere cause non spiegate. Per questo la valutazione deve coinvolgere la coppia. (Organizzazione Mondiale della Sanità)
Età e riserva ovarica: i punti fermi
Durante la vita fetale gli ovociti raggiungono il numero massimo e poi iniziano a calare. Modelli istologici mostrano che, in media, intorno ai 30 anni resta circa il 12% della riserva pre-natale e attorno ai 40 anni circa il 3%. Altre stime cliniche indicano valori medi di 1–2 milioni di ovociti alla nascita, 300–500 mila alla pubertà e circa 25 mila intorno ai 37 anni. Questi numeri non determinano da soli la fertilità individuale, ma illustrano la tendenza del declino con l’età. (PMCAcog)
Quando chiedere una valutazione specialistica
Le principali società scientifiche concordano su un criterio pratico: avviare una valutazione dopo 12 mesi di tentativi se la donna ha meno di 35 anni, dopo 6 mesi se ha 35 anni o più; procedere prima in presenza di fattori di rischio (cicli irregolari o assenti, endometriosi, pregressi trattamenti oncologici, interventi ovarici, sospetta insufficienza ovarica precoce, sospetto fattore maschile). (asrm.org+1)
Gli esami: cosa misurano (e che cosa no)
Per una “fotografia” della riserva ovarica si usano di solito:
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AMH (ormone antimülleriano) su sangue;
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Conta dei follicoli antrali (AFC) con ecografia transvaginale;
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talvolta FSH ed estradiolo in fase follicolare precoce.
Le evidenze indicano che AMH e AFC sono utili per prevedere la risposta ovarica a stimolazioni ormonali (per esempio nei trattamenti di PMA), mentre hanno capacità limitata di predire la probabilità di gravidanza spontanea nelle donne con cicli regolari. In altre parole, un AMH basso non equivale necessariamente a “impossibile restare incinta”, soprattutto fuori dal contesto dei trattamenti. (Fertstertasrm.orgeshre.eu)
Insufficienza ovarica precoce (POI): segnali e fattori di rischio
Con il termine insufficienza ovarica precoce si indica la perdita di funzione ovarica prima dei 40 anni, da confermare clinicamente e con FSH elevato. Tra i fattori che aumentano il rischio rientrano familiarità, condizioni genetiche (per esempio premutazione FMR1 o sindrome di Turner), fumo, basso indice di massa corporea, alcune malattie autoimmuni e trattamenti come chemioterapia o radioterapia. Le linee guida internazionali raccomandano di non usare routinariamente l’AMH per “predire” la POI e di proporre, quando appropriato, la preservazione della fertilità alle persone a rischio. (eshre.eu)
Anche il fattore maschile conta
La valutazione della fertilità considera sempre entrambi i partner. Per l’uomo, l’esame di riferimento è l’analisi del liquido seminale eseguita secondo il manuale OMS (6ª edizione, 2021), che standardizza procedure e criteri interpretativi. (Iris)
Il quadro in Italia nel 2024–2025
I dati demografici più recenti descrivono un ulteriore calo della fecondità: nel 2024 in Italia sono nati circa 370 milabambini, con un tasso di fecondità totale pari a 1,18 figli per donna (minimo storico). L’età media al parto è salita a 32,6 anni. Questi andamenti non spiegano da soli l’infertilità, ma indicano che si tende a posticipare la maternità proprio mentre la riserva ovarica diminuisce.( Istat+1)
In pratica, come orientarsi
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Tempistiche: dopo 12 mesi di tentativi (o 6 mesi se ≥35 anni) è ragionevole fare un primo inquadramento clinico condiviso con lo/la specialista, senza attendere anni. (asrm.org+1)
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Approccio mirato: scegliere gli esami in base all’anamnesi e ai segni clinici, ricordando che i test di riserva ovarica guidano soprattutto le decisioni terapeutiche e non danno certezze sulla fertilità naturale. (Fertsterteshre.eu)
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Coppia al centro: includere sempre una valutazione del partner maschile con metodiche standardizzate.
Capire il funzionamento dell’orologio biologico non significa vivere con l’ansia del tempo che passa, ma acquisire consapevolezza. La scienza oggi offre strumenti precisi per conoscere il proprio potenziale riproduttivo e decidere in modo informato. Che si scelga di diventare genitori presto, più avanti o di non diventarlo affatto, il punto è poterlo fare con la serenità di chi conosce i fatti e non si lascia guidare dai luoghi comuni. Investire sulla prevenzione e su una corretta informazione è il primo passo per trasformare il “ticchettio” dell’orologio biologico da fonte di pressione sociale a semplice promemoria per prendersi cura di sé.
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