La professione del medico di famiglia torna ad affascinare le nuove generazioni di medici. A dimostrarlo sono i numeri del bando per l’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale, chiuso il 27 luglio, che registra 5.965 domande a fronte di 2.651 posti disponibili su tutto il territorio nazionale. Un dato che segna un’inversione di tendenza significativa rispetto agli anni in cui la medicina generale sembrava aver perso attrattività, schiacciata dal peso della burocrazia, dalle difficoltà organizzative e da un progressivo calo di appeal tra i neolaureati.
La partecipazione è stata elevata in tutte le Regioni e Province autonome. Si passa dalle 1.080 domande presentate in Campania per 240 posti disponibili fino alle 10 domande della Valle d’Aosta per altrettanti posti, con incrementi rilevanti registrati in tutto il Paese.
Un segnale positivo che impone responsabilità
Per la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), questi numeri rappresentano certamente un segnale incoraggiante, ma non possono essere letti come un punto di arrivo.
Il segretario nazionale Silvestro Scotti sottolinea infatti come la straordinaria partecipazione al concorso dimostri che la medicina generale sia tornata a essere una scelta professionale consapevole. Una fiducia che, secondo la Federazione, non può essere delusa.
Per FIMMG non è il momento di celebrare un successo, ma di assumersi una responsabilità condivisa con Governo e Regioni. I giovani medici stanno investendo il proprio futuro nella medicina di famiglia e si aspettano di trovare una professione moderna, valorizzata e capace di offrire prospettive concrete.
Le riforme che la medicina generale attende da anni
Secondo la Federazione, il crescente interesse dei giovani deve tradursi rapidamente in interventi legislativi e contrattuali non più rinviabili.
Tra le priorità indicate figura innanzitutto il rafforzamento della diagnostica di primo livello negli studi medici, con strumenti più avanzati e la possibilità di effettuare direttamente la refertazione, rendendo più rapido il percorso assistenziale dei pazienti.
Un altro tema centrale è la drastica riduzione della burocrazia. La richiesta riguarda la semplificazione delle prescrizioni, la riduzione degli adempimenti amministrativi e una completa digitalizzazione dei processi, favorendo l’integrazione tra i sistemi informatici delle aziende sanitarie e i software utilizzati quotidianamente dai medici di famiglia.
FIMMG propone inoltre un corso di formazione sempre più professionalizzante, con un coinvolgimento diretto dei medici in formazione nelle attività assistenziali già durante il percorso formativo, prendendo come riferimento esperienze considerate virtuose come quella della Valle d’Aosta.
Tra le richieste compare anche la trasformazione del corso in una specializzazione universitaria specifica, mantenendo però l’identità territoriale della medicina generale attraverso una stretta collaborazione tra Università, Aziende sanitarie e medici di famiglia, seguendo modelli già sperimentati in Liguria.
Università, ricerca e Case della Comunità
La Federazione punta anche a un maggiore riconoscimento accademico della medicina generale, chiedendo che diventi disciplina universitaria a tutti gli effetti, con attività di ricerca e insegnamento dedicate.
Parallelamente, le Case della Comunità vengono indicate come il luogo ideale per sviluppare una reale integrazione tra professionisti sanitari, nella quale il medico di medicina generale continui a rappresentare il punto di riferimento clinico per il cittadino, contribuendo anche alla formazione e alla ricerca.
Tra le altre proposte figurano agevolazioni fiscali sugli investimenti professionali, il potenziamento del teleconsulto specialistico per accelerare diagnosi e percorsi terapeutici e un maggiore confronto con i modelli organizzativi europei più avanzati.
L’appello alle istituzioni
FIMMG ricorda di aver già assunto impegni concreti per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR attraverso la firma dell’Accordo Collettivo Nazionale che ha consentito l’avvio delle Case della Comunità. Ora, sostiene la Federazione, spetta alle istituzioni completare il percorso.
Le richieste riguardano l’apertura immediata del confronto sul nuovo ACN 2025-2027, l’adozione dei necessari decreti ministeriali e l’inserimento delle misure economiche nella prossima Legge di Bilancio.
Il messaggio conclusivo rivolto da Silvestro Scotti è chiaro: i quasi seimila giovani che hanno scelto la medicina generale rappresentano una risorsa strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale. La loro fiducia deve essere ricambiata con riforme capaci di garantire prospettive professionali, riconoscimento del ruolo del medico di famiglia e condizioni di lavoro adeguate alle nuove sfide della sanità territoriale. Per la Federazione non bastano più dichiarazioni d’intenti: servono decisioni concrete affinché questa nuova generazione possa contribuire al rilancio della medicina di prossimità e dell’intero sistema sanitario italiano.
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