L’ecografia in gravidanza va fatta presto. È questo il messaggio più netto contenuto nella terza parte dell’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica” dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicata il 4 marzo 2026 e presentata in questi giorni. Il documento indica con chiarezza che, nelle gravidanze fisiologiche, l’esame ecografico nel primo trimestre assume un ruolo centrale: serve a confermare la datazione della gravidanza e a individuare precocemente eventuali malformazioni fetali. Al contrario, l’ecografia nel terzo trimestre non viene indicata come routine, ma soltanto nei casi in cui esista una necessità clinica specifica.
La novità, in realtà, è anche culturale oltre che clinica. Per anni l’idea più diffusa è stata che “più controlli” significasse automaticamente “più sicurezza”. Le nuove raccomandazioni dell’Iss invitano invece a distinguere tra ciò che è utile e ciò che è soltanto possibile dal punto di vista tecnico. Il principio è semplice: ogni esame deve avere una motivazione precisa, una reale utilità per la salute della donna e del bambino, e un rapporto equilibrato tra benefici, limiti e possibili effetti indesiderati.
Screening cromosomico per tutte, senza distinzione di età
Tra i punti più rilevanti dell’aggiornamento c’è anche il via libera all’offerta universale dello screening nel primo trimestre per le anomalie cromosomiche più frequenti, compresa la sindrome di Down. Il documento raccomanda che questo tipo di screening venga proposto a tutte le donne, indipendentemente dall’età materna, utilizzando il test combinato oppure il test del DNA fetale. Si tratta di un passaggio importante, perché supera un’impostazione che in passato tendeva a concentrare l’attenzione soprattutto sull’età della donna come criterio principale di accesso.
L’indicazione dell’Iss va letta in una logica di equità. Offrire le stesse opportunità informative e diagnostiche a tutte le donne significa ridurre disparità che spesso dipendono dal territorio, dalle abitudini locali o dalla disponibilità economica. Non si tratta di trasformare la gravidanza in un percorso ipermedicalizzato, ma di garantire che ogni donna possa ricevere informazioni corrette, comprensibili e basate sulle prove scientifiche, così da compiere scelte consapevoli insieme ai professionisti sanitari.
Meno esami inutili, più appropriatezza
Il cuore della nuova linea guida è proprio questo: ridurre la variabilità ingiustificata e limitare le pratiche inappropriate. L’Iss sottolinea infatti che in Italia si eseguono in media sei ecografie nel corso della gravidanza, senza sostanziali differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche. Un numero che supera ampiamente quello raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali e che fotografa una tendenza consolidata del sistema sanitario e della pratica clinica quotidiana.
Le parole di Serena Donati, responsabile scientifica dell’aggiornamento, riassumono bene la filosofia del documento: l’ecografia è uno strumento straordinario, ma non tutto ciò che si può fare è davvero necessario dal punto di vista clinico. Il richiamo è alla qualità dell’assistenza, ma anche alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Una gravidanza fisiologica, cioè priva di particolari complicazioni, non richiede automaticamente una moltiplicazione degli esami. Richiede piuttosto controlli appropriati, ben spiegati e inseriti in un percorso assistenziale coerente.
La misura fondo-sinfisi entra nella routine dei controlli
Tra le novità inserite nell’aggiornamento compare anche una raccomandazione molto concreta: la misurazione della distanza tra il fondo dell’utero e la sinfisi pubica a partire dalle 24 settimane gestazionali, durante ogni bilancio di salute. È una pratica clinica semplice, poco invasiva e facilmente ripetibile, che viene indicata per valutare l’accrescimento fetale nel corso della gravidanza. In altre parole, torna al centro un esame essenziale, eseguibile durante la visita, che può aiutare a capire se la crescita del feto procede regolarmente oppure se siano necessari ulteriori approfondimenti.
Anche questo aspetto racconta bene il senso complessivo delle nuove indicazioni: non meno attenzione, ma un’attenzione diversa. Non l’accumulo indiscriminato di ecografie, bensì un uso più intelligente degli strumenti disponibili, compresi quelli clinici di base. In questo quadro assumono valore anche il counselling informativo e la percezione dei movimenti fetali come indicatore di benessere: elementi che rafforzano il ruolo dell’ascolto, della relazione di cura e della partecipazione attiva della donna al percorso assistenziale.
Una linea guida costruita sulle prove scientifiche
Il documento dell’Iss è stato sviluppato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute ed è stato elaborato secondo un metodo rigoroso. Alla base ci sono analisi sistematiche della letteratura scientifica e 97 quesiti clinici valutati con metodologia Grade, uno degli standard più riconosciuti a livello internazionale per la produzione di raccomandazioni in ambito sanitario. L’obiettivo dichiarato è offrire indicazioni trasparenti, solide e verificabili, capaci di orientare la pratica clinica riducendo differenze non giustificate tra territori e professionisti.
Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. Significa che le raccomandazioni non nascono da impressioni, consuetudini o preferenze personali, ma da una valutazione strutturata delle prove disponibili. In un momento storico in cui l’accesso alle informazioni sanitarie è amplissimo ma spesso confuso, il valore di una linea guida sta anche qui: offrire una bussola affidabile sia a chi assiste sia a chi vive la gravidanza.
Il messaggio finale alle donne e ai professionisti
L’aggiornamento dell’Iss prova dunque a rimettere ordine in uno dei campi più delicati dell’assistenza sanitaria. Da una parte conferma il ruolo decisivo dell’ecografia del primo trimestre e dello screening prenatale offerto a tutte; dall’altra ridimensiona l’idea che l’ecografia del terzo trimestre debba essere automatica. In mezzo, valorizza strumenti clinici spesso considerati “minori”, come la misura fondo-sinfisi, e richiama con forza il dovere di informare correttamente le donne.
Il messaggio finale è chiaro: la buona medicina non coincide con il numero degli esami, ma con la loro appropriatezza. In gravidanza, più che mai, qualità significa saper fare ciò che serve, nel momento giusto, spiegandone bene il motivo. È su questo equilibrio tra precocità diagnostica, uso corretto della tecnologia e rispetto della fisiologia che le nuove linee guida dell’Iss chiedono ora al sistema sanitario di misurarsi.
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