Come si fa a capire se un bambino è svogliato a scuola o se invece ha un disturbo specifico dell’apprendimento? La domanda può sembrare banale, ma non lo è affatto quando si ha un figlio ed è necessario capire se i problemi che incontra a scuola sono legati alla sua scarsa voglia di studiare o invece ad un problema per il quale c’è bisogno di supportarlo. Ne abbiamo parlato con il logopedista Francesco Bianco, tra i fondatori dell’associazione Ipertesto che lavora in strettissima connessione con l’AID Napoli ed è un vero e proprio faro nel supporto ai ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).
Il dottor Bianco spiega che questi disturbi coinvolgono centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia, insomma, sono tra le principali sfide del sistema scolastico e per le famiglie. Si tratta di una categoria di difficoltà neurobiologiche che impattano sulla capacità di leggere, scrivere o calcolare in modo fluido e corretto, pur in presenza di un’intelligenza nella norma e di opportunità educative adeguate. Ma cosa sono esattamente i DSA? Quali sono i segnali che non dobbiamo ignorare e come è possibile supportare chi ne è affetto?
Cosa sono i DSA
I DSA comprendono una serie di disturbi specifici che interessano abilità scolastiche fondamentali. Tra questi il disturbo più noto è la dislessia, vale a dire la difficoltà nella lettura, che porta ad errori frequenti, lentezza e fatica a comprendere i testi. Meno noti, ma in realtà altrettanto diffusi, sono: disortografia (errori ricorrenti nella scrittura legati alle regole ortografiche), disgrafia (difficoltà nella grafia, che risulta poco leggibile e faticosa) e discalculia (problemi nella comprensione e gestione dei numeri, come difficoltà nel calcolo o nella lettura dei simboli matematici). “È importante sottolineare – dice Bianco – che questi disturbi non nascono da mancanza di impegno, né da un quoziente intellettivo basso. I DSA sono causati da differenze nel funzionamento di specifiche aree del cervello coinvolte nei processi di apprendimento”.
Campanelli d’allarme: cosa osservare?
Individuare precocemente i DSA è fondamentale per fornire il giusto supporto agli studenti e migliorare la loro esperienza scolastica e personale. Anche perché, non di rado, in mancanza di una diagnosi i ragazzi vengono colpevolizzati, sino al punto da rischiare di scivolare in depressione o perdere la propria autostima. Ci sono comunque alcuni segnali a cui prestare attenzione
Età prescolare
Il dottor Bianco spiega che tra i 3 ei 6 anni si possono individuare delle difficoltà nel riconoscimento delle lettere, dei numeri o delle forme; problemi di coordinazione motoria o anche un linguaggio poco chiaro o povero.
La scuola primaria
Dai 6 agli 11 anni ci possono essere difficoltà a leggere o scrivere in modo fluente; confusione tra lettere simili (ad esempio, “b” e “d”); lentezza nell’eseguire calcoli o nel memorizzare tabelline.
La scuola secondaria
Oltre gli 11 anni è frequente una certa fatica a organizzare il materiale di studio, si ha difficoltà nella gestione del tempo e insicurezza nella risoluzione di esercizi complessi. Questi segnali non devono essere sottovalutati, soprattutto se persistono nonostante un supporto educativo adeguato.
Come affrontare il problema
La gestione dei DSA richiede un approccio integrato che coinvolga famiglia, scuola e specialisti. Il primo tassello, come è ovvio, è quello di arrivare ad una diagnosi precoce e personalizzata. Una valutazione neuropsicologica approfondita è essenziale per individuare il disturbo e definire un piano d’azione. La diagnosi viene solitamente effettuata da équipe multidisciplinari formate da neuropsichiatri infantili, psicologi e logopedisti.
Il Piano didattico personalizzato (Pdp)
Nelle scuole italiane, la legge 170/2010 garantisce agli studenti con DSA il diritto a misure educative specifiche, come l’uso di strumenti compensativi (ad esempio, audiolibri, calcolatrici, mappe concettuali).
- Supporto familiare: È fondamentale che i genitori siano informati e coinvolti nel percorso educativo. Partecipare a corsi di formazione e mantenere un dialogo costante con insegnanti e specialisti può fare la differenza.
- Tecnologie e strumenti innovativi: Esistono molteplici applicazioni e software progettati per aiutare i bambini con DSA. Questi strumenti, spesso interattivi, favoriscono l’apprendimento e migliorano l’autonomia degli studenti.
- Sostegno psicologico: Oltre alle difficoltà scolastiche, i bambini con DSA possono vivere sentimenti di frustrazione e insicurezza. Un supporto psicologico può aiutare a rafforzare la loro autostima e a sviluppare strategie per affrontare le sfide quotidiane.
Il progetto doposcuola a Napoli
Per aiutare i ragazzi che hanno Disturbi Specifici dell’Apprendimento, l’Associazione Ipertesto ha realizzato ormai da tempo un doposcuola durante il quale si insegna ai giovani ad affrontare lo studio nel modo giusto, con le giuste strategie. “Mappe concettuali e altri metodi di apprendimento consentono ai giovani con DSA di mettersi al pari con i compagni e di seguire con profitto il percorso scolastico. Moltissimi dei ragazzi che abbiamo seguito negli anni hanno avuto risultati eccellenti nel corso della loro carriera scolastica e di vita”.
È fondamentale riconoscere che i tempi scolastici non sempre sono tali da consentire ai ragazzi di recuperare. I genitori, a volte, si sentono sotto pressione a causa dei giudizi scolastici, che possono ostacolare il percorso di apprendimento. “Il mio consiglio – conclude Bianco – è di scegliere un metodo di studio da preservare, indipendentemente dalle opinioni esterne. Solo così si possono ottenere risultati reali e sviluppare l’autonomia nell’apprendimento. Il messaggio che deve essere chiaro è che chi ha uno o più DSA non è meno intelligente di altri, ha solo un modo differente di apprendere”.
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