L’intesa raggiunta tra Stati Uniti ed Europa in merito ai dazi sui farmaci ha fissato una tariffa del 15%. Una misura che rappresenta un compromesso con costi importanti per le imprese ma evita l’escalation commerciale. Lo ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, intervistato da Radio 24 e Quotidiano Sanità. L’accordo arriva da premesse critiche e, proprio per questo, va considerato sostenibile, se accompagnato da misure che invertano la rotta e attraggano investimenti. Ad oggi, rischio per la competitività dell’industria farmaceutica europea resta concreto.
Secondo Cattani, a trarre vantaggio dalla nuova situazione potrebbero essere Stati Uniti, Cina, Singapore, India ed Emirati Arabi, Paesi che stanno sviluppando politiche molto attrattive per il comparto. Uno dei fattori che potrebbe aggravare ulteriormente l’impatto economico è la svalutazione del dollaro. Se i dazi al 15% saranno confermati, l’effetto combinato con il cambio potrebbe generare un impatto sulle imprese farmaceutiche italiane pari a circa 2,5 miliardi di euro.
Dazi: impatto da 2,5 miliardi sull’industria farmaceutica in Italia
Le esportazioni italiane negli Stati Uniti nel settore farmaceutico superano i 10 miliardi di euro all’anno. Cattani segnala anche le possibili conseguenze per i cittadini americani, che potrebbero trovarsi a fronteggiare carenze di alcuni farmaci e un aumento dei prezzi delle assicurazioni sanitarie e dei medicinali. Vaccini e farmaci “non dovrebbero essere soggetti a queste politiche, poiché hanno un possibile impatto sulla vita dei cittadini”. L’impegno politico, secondo Cattani, non manca: il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani stanno assicurando il massimo supporto in sede europea per difendere la leadership nelle Scienze della vita.
In Italia resta il nodo del payback
L’ipotesi di applicazione definitiva dei dazi sui farmaci al 15% richiederà strumenti per contenere l’impatto sulle imprese, tra cui l’eliminazione del meccanismo del payback. Per il 2025 l’onere ammonta a 3 miliardi di euro e rappresenta un freno per nuovi investimenti industriali, ricorda l’associazione delle imprese farmaceutiche.
Cattani esprime fiducia nel lavoro dell’attuale Governo: dispone della forza politica necessaria per avviare una riforma che apra la strada all’innovazione, semplificando le regole e incentivando gli investimenti. La tecnologia, afferma Cattani, consente oggi di semplificare i processi. Per quanto riguarda il Sistema sanitario nazionale, deve orientarsi sempre più verso un modello basato sul valore e sull’uso dei dati, al fine di ottimizzare le risorse, abbandonando un approccio cieco, centrato solo sui costi. Un cambio di paradigma necessario per favorire l’innovazione e la sicurezza nazionale.
Competitività europea a rischio senza una solida protezione dei brevetti
L’Unione europea non sta adottando misure adeguate per proteggere la proprietà intellettuale nel settore farmaceutico. La critica è rivolta in particolare alla Commissione europea, accusata di non fare nulla per rafforzare la filiera e garantire tutela ai brevetti. Cattani chiede un cambio di passo. L’Europa, spiega, deve adottare una strategia al pari di Stati Uniti e Cina, dove la difesa della proprietà intellettuale è considerata un elemento centrale per la crescita del comparto.
Cattani invita i Governi dei Paesi europei, a sollecitare la Commissione in sede di Consiglio europeo per riportare al centro dell’agenda politica la competitività dell’industria farmaceutica e la sua attrattività per gli investitori. La revisione della legislazione farmaceutica è considerata una priorità da affrontare nel breve periodo. L’industria del farmaco è ritenuta una delle più strategiche per l’Europa e per l’Italia. Per questo, secondo Cattani, è necessario un impegno istituzionale forte e continuativo.
La ricetta per mantenere la leadership
L’Unione Europea può mantenere il proprio ruolo globale solo se riuscirà a sostenere la crescita dei settori industriali con reale vantaggio competitivo. Le leve indicate sono l’incentivazione degli investimenti, la semplificazione normativa, la riduzione della burocrazia e la valorizzazione dell’innovazione. In assenza di queste condizioni, l’Europa rischia di diventare marginale nel panorama dell’innovazione e della produzione di farmaci.
L’attuale fase è ritenuta decisiva anche per le politiche nazionali. Secondo Cattani, la Legge di Bilancio italiana sarà uno strumento fondamentale per mantenere l’Italia competitiva e attrattiva per nuovi investimenti. Le scelte che saranno adottate nei prossimi mesi influenzeranno direttamente la capacità del Paese di attrarre capitali e di garantire occupazione qualificata. Il comparto farmaceutico è uno dei pochi ad aver mantenuto un saldo positivo nella bilancia commerciale. Per questo, secondo l’associazione, deve essere messo al centro delle politiche industriali.

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