Nel 2025 si stimano in Italia 17mila nuovi casi di melanoma, la forma più aggressiva tra i tumori della pelle. Eppure, solo il 14% degli italiani ha effettuato una visita dermatologica per controllare i nei nell’ultimo anno, come rileva un’indagine di IQVIA Italia. I tumori della pelle sono in crescita e colpiscono sempre più giovani. La crema solare viene usata più spesso, ma ancora troppo di frequente in modo scorretto.
Prevenzione primaria: il sole resta il principale rischio
La prevenzione del melanoma si basa su due azioni: abitudini corrette e diagnosi precoce. La prevenzione primaria consiste nell’esporsi al sole in modo consapevole e nel usare correttamente la crema solare. Il 60-70% del danno solare si accumula nei primi 20 anni di vita: per questo iniziare a proteggersi da adulti non basta, è fondamentale cominciare fin dall’infanzia.
L’esposizione intensa, non graduale, come quella che avviene durante brevi vacanze invernali nei Paesi assolati, aumenta il rischio. Il trauma per la pelle non preparata favorisce la formazione di lesioni. I bambini che hanno subito scottature nei primi anni di vita hanno un rischio doppio di sviluppare un melanoma in età adulta.

Crema solare: efficacia ridotta da uso scorretto
La crema solare non protegge in modo assoluto: la sua efficacia dipende da come viene applicata. In media, si applica solo la metà della quantità necessaria. Inoltre, spesso viene stesa in modo energico e su aree limitate del corpo. Il risultato è un falso senso di sicurezza.
Il fattore di protezione SPF indica quante volte un prodotto ritarda la comparsa di scottature rispetto alla pelle non protetta. Un SPF 30 protegge da una dose di raggi UV 30 volte maggiore, SPF 50 da una dose 50 volte superiore. Ma questo vale solo se la crema viene applicata in quantità adeguata, 15 minuti prima dell’esposizione e rinnovata ogni due ore o dopo il bagno.
La protezione solare deve essere “a largo spettro”, efficace contro raggi UVA e UVB. Questi ultimi sono legati in modo diretto al rischio di tumore. I dermatologi consigliano di preferire filtri fisici, senza profumi, parabeni o nanoparticelle, soprattutto per la pelle dei bambini.
Vestiti, occhiali, cappelli: più efficaci della crema
L’uso della sola crema solare non basta. Indumenti scuri, cappelli, occhiali da sole e tessuti anti-UV offrono una protezione più omogenea. I vestiti evitano le aree scoperte che la crema può lasciare. Nei bambini sotto l’anno di età è sconsigliato esporli al sole. Dopo il primo anno, vanno protetti con SPF 50+, occhiali, cappello, crema senza allergeni e vestiti tecnici. L’esposizione deve essere limitata a fasce orarie sicure: prima delle 10 e dopo le 17.30.
Protezione solare spesso più per motivi estetici
L’uso della protezione solare è aumentato, spesso per motivi estetici. Le persone la applicano per evitare rughe e macchie. Secondo uno studio, la paura dell’invecchiamento motiva più della prevenzione oncologica. Il rischio è che si resti esposti più a lungo al sole, proprio perché ci si sente protetti, aumentando il danno cumulativo. Questo vale anche per chi ha la pelle scura: pur se meno colpiti, i tumori sono più letali per la diagnosi tardiva.
I soggetti a rischio e le regole per proteggersi
Chi ha pelle chiara, lentiggini, capelli rossi, fototipo 1 o 2, ha un rischio maggiore. Per queste persone è obbligatorio indossare cappellino e maglietta anche al mare. Devono usare SPF 50 o superiore e riapplicarlo in modo abbondante e regolare. La protezione va stesa su tutte le zone esposte, ogni due ore o dopo il bagno.
In Australia, il cambiamento culturale ha ridotto l’incidenza del melanoma. La popolazione ha abbandonato l’abbronzatura come obiettivo estetico. L’esposizione al sole è ridotta e associata ad attività sportive, non alla tintarella. I cittadini si proteggono con abiti e accessori. Questo approccio ha avuto un impatto diretto sui numeri dei tumori.
Diagnosi precoce: solo il 14% fa controlli annuali
La prevenzione secondaria è la diagnosi precoce. Solo una minoranza degli italiani si sottopone a visite periodiche dei nei. Il melanoma si può intercettare se controllato per tempo. La lentezza nel fare controlli aumenta il rischio di scoprire lesioni in fase avanzata, riducendo le possibilità di cura. Le campagne di screening e la cultura della prevenzione restano insufficienti.
Secondo le proiezioni, entro il 2040 le diagnosi di melanoma aumenteranno del 50% a livello globale. I decessi cresceranno quasi del 70%, soprattutto in Paesi abitati da popolazioni a pelle chiara, come Australia, Nuova Zelanda, Nord America ed Europa. In Italia, il melanoma è oggi il terzo tumore più diffuso sotto i 50 anni per entrambi i sessi.





