Oggi in edicola all’interno del quotidiano “Il Mattino” lo Speciale che il network editoriale PreSa dedica alla Salute e alla Prevenzione. Coinvolgendo i maggiori esperti del panorama nazionale, in questo numero si parla di vaccini, ma anche di screening e organizzazione di una sanità messa a dura prova dal virus.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/11/Schermata-2020-11-27-alle-12.14.05.png12142106Redazione PreSahttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione PreSa2020-11-27 13:15:132025-09-25 13:26:48Editoria, Speciale Salute e Prevenzione di Novembre in edicola
Anche il Cardarelli di Napoli entra a far parte della sperimentazione del protocollo Tsunami. O meglio inizia la raccolta di plasma iperimmune che poi viene trasferito al Cotugno di Napoli, hub campano del protocollo. La curiosità è che il primo donatore del Cardarelli è stato il direttore dell’Unità operativa complessa di chirurgia generale I e chirurgia del pancreas, Carlo Molino. Uscito solo da pochi giorni da una forma fortemente sintomatica, Molino è già tornato in sala operatoria. Come gesto di grande responsabilità ha voluto essere il primo a donare il plasma da trasferire all’ospedale Cotugno, HUB campano del protocollo Tsunami. «Il dibattito sull’utilità del plasma Covid è aperto – spiega Molino – questo plasma servirà proprio a quei ricercatori che dovranno comprendere se e in che modo il plasma iperimmune potrà essere un’arma efficace contro il Covid». Molino, che ha scelto di gestire la propria malattia da casa per non pesare sull’esistenza ospedaliera, lancia anche un messaggio che va nella direzione della prevenzione. «Troppe persone non stanno venendo a curarsi per il timore del Covid, il Cardarelli ha tutti i requisiti e i percorsi che mirano a garantire la sicurezza dei pazienti. Sottrarsi a cure indispensabili per paura del virus potrebbe portare a conseguenze drammatiche».
LA RACCOLTA
Con la certezza di poter fare la propria parte anche nel sostenere la ricerca, il Cardarelli di Napoli ha avviato lo screening per la raccolta di plasma iperimmune tramite il servizio trasfusionale che afferisce all’Unità Operativa Complessa di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, diretta dal dottor Michele Vacca. Per leprossime settimane il Cardarelli identificherà i pazienti idonei a donare il plasma e li convocherà chiedendo una disponibilità allo screening e alla eventuale successiva donazione, ove siano presenti anticorpi neutralizzanti in quantità adeguata. «Ad oggi i report pubblicati sono contraddittori – dice Michele Vacca -, l’unico studio randomizzato con un numero di casi accettabile, peraltro pubblicato su una rivista ad alto impatto scientifico, ha concluso per l’inefficacia di questa terapia. Questo studio è stato però fortemente criticato dalla comunità scientifica europea che ne evidenziato bias importanti. È dunque evidente che la questione è tutt’altro che consolidata».
I TRIAL
Sono in corso numerosi trial in Europa e nel mondo e l’Italia da questo punto di vista si è dimostrata molto organizzata riuscendo nell’impresa di riunire in un unico studio multicentrico e multi-Regione numerosissimi Centri Clinici e Servizi Trasfusionali che hanno aderito al protocollo denominato “Tsunami” sotto l’egida dell’ ISS e del Cento Nazionale Sangue. «In questa fase – conclude Vacca – è doveroso raccogliere il maggior numero di casi e di dati con rigorosissimo metodo statistico e scientifico. Solo così si potrà dare presto risposte conclusive sull’efficacia o meno di questo trattamento. Eviterei invece ogni speculazione o utilizzo inappropriato perché si rischia solo di ostacolare la ricerca, creando grandi suggestioni e, forse, anche false speranze».
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/11/Plasma-iperimmune.jpeg768957Redazione PreSahttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione PreSa2020-11-27 11:21:322025-09-25 13:26:58Plasma iperimmune, inizia la raccolta al Cardarelli
La trasmissione del virus SARS-CoV-2 tra gli individui è molto veloce. Ha un periodo di incubazione che varia da persona a persona e un singolo individuo contagiato può infettarne diversi altri. Essendo un virus mai comparso prima tra gli esseri umani, nessuno è immune, ma tutta la popolazione mondiale è potenzialmente suscettibile all’infezione.
Virus COVID-19, tempi di incubazione
L’incubazione è quel periodo finestra tra il momento in cui il corpo viene aggredito dal virus e il momento in cui cominciano a manifestarsi i sintomi della patologia. I sintomi generalmente segnano anche il momento in cui si diventa a infettivi e anche in grado di accertare la presenza dell’infezione tramite il tampone.
Il periodo di incubazione del virus va dalle 48-72 ore circa fino a due settimane. Da un report degli Annals of Internal Medicine, per COVID-19 risulta un tempo di incubazione medio di 4-5 giorni e una permanenza dei sintomi di circa 11 giorni.
Generalmente la contagiosità di un individuo raggiunge il suo picco nella fase iniziale di esordio dei sintomi di COVID-19, ma è anche possibile la trasmissione del virus fino a due giorni prima della manifestazione dei sintomi. Infettivi, inoltre, possono essere anche i cosiddetti asintomatici, spesso ignari di aver contratto il virus. L’infettività di un individuo generalmente è massima subito prima e subito dopo la comparsa dei sintomi e si estende oltre 10 giorni dopo il primo sintomo. La probabilità di trasmettere il virus è correlata alla carica virale e non alla severità della malattia. Tuttavia, anche i soggetti cosiddetti “debolmente positivi” e gli asintomatici non escludono affatto l’infettività in un numero non trascurabile di casi.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/10/presacovid.jpg282633Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2020-11-26 20:00:582025-09-25 13:27:07Covid-19, i tempi di incubazione secondo gli studi
La Commissione europea ha firmato il sesto contratto per un vaccino anti-Covid, con l’azienda farmaceutica Moderna. L’accordo prevede l’acquisto iniziale di 80 milioni di dosi per conto di tutti gli Stati membri dell’Ue, più la possibilità di richiederne fino a ulteriori 80 milioni di dosi, una volta che il vaccino si sia dimostrato sicuro ed efficace contro COVID-19. Il contratto con Moderna è stato annunciato ieri da Ursula von der Leyen e si andrà ad aggiungere agli altri vaccini disponibili per i paesi Ue, quindi agli accordi raggiunti con AstraZeneca, Sanofi-GSK, Janssen Pharmaceutica NV, BioNTech-Pfizer e CureVac. Se l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ne approverà l’uso, il vaccino anti-Covid mRna-1273, sviluppato dall’azienda biotech statunitense Moderna, sarà consegnato per il primo trimestre del 2021, a detta della stessa azienda. L’Ema ha iniziato la rolling review per mRna-1273, primo passo dell’iter accelerato di approvazione del vaccino, lo scorso 17 novembre.
Stephane Bancel, amministratore delegato di Moderna ha dichiarato che l’azienda ha aumentato la capacità produttiva fuori dagli Usa con i partner, Lonza in Svizzera e Rovi in Spagna, per poter consegnare circa 500 milioni di dosi l’anno, e quindi arrivare ad un miliardo di vaccini l’anno globalmente a partire dal 2021, se avrà ottenuto tutte le approvazioni dalle autorità competenti.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/10/vaccino-antinfluenzale.jpg8531280Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2020-11-25 19:37:572025-09-25 13:27:36Vaccino Covid-19, UE firma accordo con moderna
Solo 12 anni e un’intera vita da vivere. Il Covid-19 h rischiato di cancellare in pochi giorni sogni e speranze di un giovanissimo paziente, che per rispetto della privacy chiameremo Massimo. Il ragazzo è uno di quei pochi, pochissimi giovani nei quali il virus riesce a causare gravi danni. Salvato, o meglio strappato alla morte, da una equipe multidisciplinare dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.
PIMS
Dopo 14 giorni in rianimazione e una degenza in pediatria, il piccolo Massimo è tornato a casa. Ha riabbracciato la sua famiglia e può finalmente gettarsi questa spaventosa esperienza alle spalle. Ma il rischio di non farcela è stato altissimo. Nel caso di Massimo l’infezione ha scatenato un gravissimo quadro infiammatorio, che in termini tecnici è definito Pims: una sindrome di infiammazione multi-sistemica correlata all’infezione da Sars-CoV-2 identificata nell’età pediatrica. La Pims, spiegano i medici del Meyer, è «una sindrome infiammatoria, provocata da una vera e propria tempesta di citochine, proteine che regolano la risposta immunitaria dell’organismo e che sono responsabili di una delle complicanze più temute di questa infezione. Una condizione del tutto imprevedibile e inaspettata, anche perché il paziente non soffriva di alcuna patologia pregressa».
GIORNI DI PAURA
«Per giorni si è temuto il peggio, anche perché le condizioni del paziente non davano segni di miglioramento – spiegano i medici dell’Azienda ospedaliera universitaria Meyer -. Non è stato facile mettere a punto una terapia adeguata, anche per la mancanza di una casistica pediatrica sufficientemente ampia da fornire indicazioni univoche e sicure sulla cura da adottare. In questo senso si è rivelata utile l’appartenenza a network nazionali e internazionali e il confronto tra specialisti pediatrici, che con l’espandersi dell’epidemia hanno condiviso le loro conoscenze. Nel caso del bambino, è stato efficace l’utilizzo di un farmaco inibitore della Interleuchina-1, di solito usato in gravi patologie autoimmuni, insieme ad altre terapie anti-infiammatorie (immunoglobuline e cortisone)».
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2017/09/Ematologia-tumori-del-sangue.jpg8001200Redazione PreSahttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione PreSa2020-11-24 16:43:192025-09-25 13:29:03Rischia la vita per il covid, dodicenne salvato al Meyer
Uno spray nasale ci potrà aiutare a ridurre i rischi di contrarre il Covid quando ci troviamo in ambienti al chiuso. Una sorta di arma preventiva che non potrà azzerare i rischi, ma almeno potrà ridurli. Da quanto se ne sa al momento questo spray dovrebbe sfruttare due semplici polimeri, già ampiamente sperimentati e usati anche nella preparazione degli alimenti oltre che di farmaci. Per ora la sperimentazione sta riguardando ancora cellule in vitro, ma è già molto promettente, visto che l’impiego di questi polimeri ha dimostrato di poter offrire una protezione dall’infezione fino a 48 ore.
PROPRIETA’
Una profilassi, insomma, che potrebbe metterci al riparo dai rischi di contrarre l’infezione quando respiriamo con il naso. Questi due polimeri si chiamano carragenina e gellano. Il primo viene spesso usato nella preparazione degli alimenti, è un addensante e l’idea è quella di poterlo usare come una sorta di “freno” per il virus. L’altro polimero ha la capacità di “attaccarsi” proprio come un gel alla mucosa nasale. E visto che viene somministrato attraverso goccioline sottili, queste si attaccano tenacemente alla mucosa del naso, senza spostarsi, consentendo quindi di mantenere sul posto l’altro componente dello spray.
PREVENZIONE
In sostanza questo spray agirà come una sorta di mucosa potenziata, una“patina” che sarà in grado di inglobare le particelle, per poi farle eliminare soffiandosi il naso. Inoltre, inglobato in questa mucosa, anche quando il virus dovesse entrare nell’organismo sarebbe meno capace di creare danni perché avrebbe una minore carica virale. Si tratta dunque di aumentare la capacità di difenderci, ma questi spray non potrebbero comunque sostituire l’uso di mascherine e di prassi, come il lavarsi le mani, che sono ancora la migliore arma di prevenzione che abbiamo.
Vaccino in arrivo per milioni di Italiani, almeno questa è previsione degli esperti. Per dirla con le parole del ministro della Salute Roberto Speranza: «Ci sarà una campagna di vaccinazione anti-Covid nel Paese che probabilmente sarà senza precedenti e che richiederà un impegno straordinario di tutte le energie in campo». La domanda che molti si pongono riguarda però la volontà degli italiani di rispondere a questa chiamata.
POLEMICHE
I dubbi non riguardano solo le posizioni dei soliti no-vax o no-mask. A far parlare, e discutere animatamente, sono state infatti anche e soprattutto le posizioni degli esperti. In particolare le parole del virologo Andrea Crisanti a Focus Live. Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie». Parole che poi il virologo a definito come «una risposta provocatoria ad una domanda provocatoria», aggiungendo che sarà il primo a vaccinarsi quando il vaccino sarà approvato dagli organi regolatori.
EFFICACIA
Intanto, il vaccino Oxford-Astrazeneca-Irbm ha un efficacia media dichiarata del 70%. Due differenti tipologie di dosaggio, spiega AstraZeneca, hanno dimostrato efficacia, con un regime migliore rispetto all’altro. Nessuna ospedalizzazione o caso severo di Covid-19 è stato registrato tra i partecipanti alla sperimentazione del vaccino AZD1222. I dati sono relativi alla sperimentazione in corso in Gran Bretagna e Brasile e dimostrano che il vaccino è «altamente efficace nel prevenire Covid-19». In questa analisi sono stati considerati 131 casi di Covid-19. Il regime con una dose di vaccino ha mostrato una efficacia pari al 90%: in questo caso il vaccino è stato somministrato con mezza dose, seguito da una dose piena almeno ad un mese di distanza. Il secondo regime seguito ha mostrato una efficacia pari al 62%: in questo caso sono state somministrate due dosi piene a distanza di un mese. L’analisi combinata dei due regimi ha dato una efficacia media del vaccino pari al 70%. Saranno effettuate ulteriori analisi per stabilire la durata della protezione.
Indossare bene la mascherina non protegge soltanto dal contagio del Covid-19, ma previene anche la cosiddetta “congiuntivite da mascherina”. Proprio così, l’uso scorretto della mascherina può addirittura portare a un’infezione oculare. Ne ha spiegato i motivi il dottor Pietro Rosetta, responsabile di oculistica di Humanitas San Pio X.
Mascherina indossata male e rischio congiuntivite
Da quando si è reso necessario l’uso della mascherina in molti hanno iniziato ad accusare disturbi agli occhi. «Se la mascherina non aderisce bene ai lati del naso, a causa dell’impedimento rappresentato dalla mascherina posta davanti alla bocca- spiega l’esperto – respirando si crea un flusso di aria che tende a risalire tra le guance fino a raggiungere gli occhi». Come si arriva, però, alle infezioni oculari ?
«I batteri buoni che vivono nella bocca e hanno la funzione per esempio di proteggere il cavo orale da infezioni, risalgono verso gli occhi, dove possono diventare molto aggressivi. Inoltre – continua Rosetta – alcuni tipi di mascherina possono bloccare la palpebra inferiore, alterando la normale lubrificazione della superficie oculare e creando irritazione e fastidio agli occhi, secchezza, fino a sviluppare una vera infezione». Cosa fare allora nel caso di fastidio?
«Quando i disturbi agli occhi sono ancora lievi, il problema si può risolvere in breve tempo con la visita dall’oculista e la terapia del caso. La raccomandazione è di indossare bene la mascherina – conclude lo specialista – scegliendola tra quelle adatte al proprio viso e alla necessità, piegandola opportunamente in modo da evitare che sfiati in corrispondenza degli occhi e soprattutto non aspettare che l’irritazione, qualora compaia, sfoci in infezione prima di rivolgersi all’oculista».
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/04/Il-virus-negli-occhi.jpg426640Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2020-11-23 09:55:372025-09-25 13:30:07Congiuntivite da mascherina, colpa dei batteri della bocca
I risultati della fase 2 della sperimentazione portano buone notizie. Il vaccino anti-Covid dell’università di Oxford, Irbm e Astrazeneca ha dimostratori essere ben tollerato, soprattutto negli anziani. La protezione immunitaria che induce è simile a quella vista nei giovani adulti. I risultati della fase 2 sono stati pubblicati sulla rivista Lancet. La sperimentazione è stata condotta su 560 adulti sani, di cui 240 con più di 70 anni. Tuttavia, spiegano gli esperti, per avere certezza che il vaccino protegga dall’infezione da SarsCov2, bisognerà aspettare i risultati della fase 3 della sperimentazione ancora in corso. Nel frattempo, l’Agenzia europea dei farmaci (Ema) ha avviato all’inizio di ottobre la rolling review, primo passo dell’iter di approvazione. Del vaccino erano già stati anticipati sulla stampa non scientifica alcuni risultati della fase 3.
Quale e quando arriverà il vaccino anti- Covid in Italia
I vaccini contro il Covid in avanzato stato di sperimentazione sono in tutto tre. Quello prodotto da AstraZeneca, multinazionale svedese-britannica con sede a Londra, in collaborazione con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford e con la Irbm di Pomezia: quello di Moderna, realizzato in collaborazione con il National institute of health (Nih). E quello prodotto da Pfizer/Biontech, che è l’unico che ha già concluso la fase III della sperimentazione e sarà il primo ad arrivare in Italia nei prossimi mesi.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/10/Vaccino-anti-COVID-Sanofi.jpg8531280Sofia Gorgonihttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngSofia Gorgoni2020-11-20 14:41:192025-09-25 13:31:14Vaccino anti-COVID: Oxford conferma efficacia su anziani. In Italia più vicino un altro
Manca ossigeno, o meglio, mancano le bombole per contenerlo. L’emergenza della Campania, e di altre regioni, sta facendo scattare una gara di solidarietà tra i cittadini, i sub e persino i circoli nautici, che cercano di raccogliere ogni attrezzatura possibile per dare una mano. Di ieri anche un accorato appello dell’Ordine dei Medici di Napoli, affinché si riesca a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. «Se a casa ci sono bombole di ossigeno inutilizzate portatele in farmacia, se ci sono sub o lidi balneari, circoli, che possono mettere a disposizione attrezzatura, che si facciano avanti. Mostriamo ancora una volta di avere un grande cuore», c’era scritto in una nota diffusa per bocca del presidente Silvestro Scotti. «La carenza di bombole per l’ossigeno ha già messo in luce il grande cuore di questa città, della sua provincia e di tutti i campani, ma dobbiamo fare di più, dobbiamo comprendere che anche un gesto che può sembrare insignificante oggi potrebbe fare la differenza».
L’ORDINANZA
Il monitoraggio di Federfarma di sei giorni fa ha fatto luce su un allarme rosse: in Abruzzo, Basilicata, Campania, Liguria, Valle d’Aosta e alcune zone del Piemonte e della Sicilia, le farmacie non riescono a rispondere alla domanda. La Campania si è attrezzata subito: con una ordinanza del 6 novembre ha autorizzato i medici di famiglia a prescrivere i cosiddetti concentratori, ossia macchine che aumentano la concentrazione di ossigeno nell’aria da somministrare ai pazienti Covid a domicilio attraverso caschetti. E anche le grandi bombole di ossigeno liquido normalmente dispensato dalle Asl solo ai pazienti con patologie respiratorie croniche in alternativa alle bombole di ossigeno gassoso normalmente reperibili in farmacia.
CALO DEI CONTAGI
Intanto, una timida buona notizia arriva proprio dalla Campania, dove si registra una live flessione degli accessi di pronto soccorso legati al Covid. Molto presto per parlare di emergenza rientrata, più che altro sembra che le misure adottate stiano iniziando a produrre almeno effetti su quanti, pur in assenza di sintomi, si fiondavano in pronto soccorso. Resta ancora molto alto il numero dei contagi giornalieri. Il bollettino diramato dall’Unità di Crisi parla di 3.334 positivi, di cui 3.127 asintomatici e 207 con sintomi. Segno che la battaglia contro questa seconda ondata è ancora lunga.
https://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2020/11/Ossigeno.png6611082Redazione PreSahttps://prevenzione-salute.com/wp-content/uploads/2024/04/prevenzione-e-salute-1.pngRedazione PreSa2020-11-19 19:43:482025-09-25 13:31:50Ossigeno, l’appello dell’Ordine dei Medici di Napoli
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