Francesca Tucci, giovane studentessa di Giurisprudenza originaria di Afragola, è morta a soli 24 anni nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cardarelli di Napoli, dopo essere stata sottoposta ad un intervento chirurgico per una patologia dell’apparato digerente. L’operazione era stata eseguita in regime di intramoenia.
In seguito alla denuncia presentata dalla famiglia, la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta e disposto gli accertamenti medico-legali necessari a ricostruire quanto accaduto. Va detti, l’iscrizione dei sanitari nel registro degli indagati rappresenta, in questa fase, un atto legato allo svolgimento delle verifiche e non equivale a un accertamento di responsabilità.
Il cordoglio degli Ordini professionali
Gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Campania esprimono profondo cordoglio per la tragica scomparsa della giovane e manifestano sincera vicinanza alla sua famiglia. Il dolore dei familiari, sottolineano, merita rispetto, silenzio, verità e giustizia. Non dovrebbe invece trasformarsi in materiale per talk show, titoli sensazionalistici o campagne sui social network.
Da qui la decisione di intervenire pubblicamente di fronte a una narrazione che, secondo gli Ordini, rischia di trasformare una vicenda ancora da chiarire in un processo mediatico contro i professionisti coinvolti e, più in generale, contro l’intera categoria medica.
Le responsabilità devono essere accertate
Gli Ordini precisano di non voler difendere nessuno a prescindere e di non chiedere immunità, privilegi o zone franche. Qualora venga dimostrato un errore, chi ne è responsabile deve risponderne nelle sedi previste. In uno Stato di diritto, però, le responsabilità vengono stabilite attraverso indagini, perizie, contraddittorio e sentenze. Non possono essere determinate dalla pressione dell’opinione pubblica, dalla semplificazione televisiva o da una gogna digitale alimentata prima che siano disponibili risultati definitivi.
La piena fiducia viene quindi riposta nella magistratura e negli organi tecnici incaricati di ricostruire la vicenda. Fino alla conclusione degli accertamenti, devono essere tutelate la presunzione di innocenza, la dignità dei sanitari, la riservatezza dei pazienti e il valore sociale della professione medica.
Il peso delle difficoltà del sistema sanitario
Nel documento viene richiamata anche la responsabilità della politica, delle istituzioni e del mondo dell’informazione. Il loro compito dovrebbe essere quello di evitare che singoli casi alimentino una sfiducia generalizzata verso chi lavora quotidianamente negli ospedali, negli ambulatori, nei pronto soccorso, nelle sale operatorie e nei servizi territoriali.
Il medico, osservano gli Ordini, non può diventare il capro espiatorio delle difficoltà accumulate dal sistema sanitario. I professionisti sono chiamati a garantire presenza, disponibilità e competenza, ma operano spesso in condizioni caratterizzate da carenze di personale, sovraccarico di lavoro, liste d’attesa, burocrazia e crescente pressione mediatica.
Pretendere che siano sempre infallibili, senza affrontare le criticità strutturali nelle quali lavorano, significa ignorare la complessità dell’assistenza sanitaria.
Un nuovo patto tra cittadini e medici
La vicenda di Francesca Tucci, secondo gli Ordini campani, dovrebbe favorire una riflessione seria sul rapporto tra cittadini, sanità, informazione e giustizia. Delegittimare i medici prima che i fatti siano accertati indebolisce l’intero Servizio sanitario nazionale.
Difendere la professione non significa schierarsi contro i pazienti. Significa proteggere la possibilità di curare in un ambiente fondato su organizzazione, investimenti, formazione, personale adeguato, trasparenza e responsabilità.
Alla politica vengono chieste misure concrete per limitare la spettacolarizzazione dei casi sanitari, proteggere i professionisti dalla condanna preventiva e ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini. Senza questo patto, avvertono gli Ordini, aumenterà la medicina difensiva, con conseguenze negative soprattutto per i pazienti.
La verità deve essere cercata, le eventuali responsabilità accertate e il dolore rispettato. La giustizia, tuttavia, non può essere sostituita dal clamore mediatico. Da qui l’appello conclusivo: basta processi sommari e cacce al colpevole, perché difendere una medicina libera, responsabile e non intimidita significa tutelare anche il diritto dei cittadini a ricevere cure sicure e dignitose.
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