Napoli cuore della neuroendoscopia: 80 chirurghi da 28 paesi al Cardarelli
In una sala operatoria che sembra uscita da un film di fantascienza, mani esperte si muovono tra microscopi, endoscopi e modelli anatomici artificiali. Sono le mani dei migliori neurochirurghi del mondo, arrivati da 28 paesi – dal Giappone all’India, dal Brasile al Regno Unito – per l’“Hands-on workshop on”, l’evento simbolo della neuroendoscopia globale, in corso fino a venerdì 7 febbraio al Centro di Biotecnologie del Cardarelli di Napoli 27.
Una sessione storica per la colonna vertebrale
Quest’anno, per la prima volta, il workshop include un capitolo dedicato alla chirurgia spinale mininvasiva. Un’evoluzione necessaria, considerando l’aumento di patologie come l’ernia del disco e la stenosi spinale. “Si tratta di tecniche che riducono i tempi di recupero e migliorano la qualità della vita”, spiegano gli organizzatori. I partecipanti si esercitano su modelli iperrealistici, simulando interventi di decompressione del canale spinale e riparazione di ernie cervicali, guidati da simulatori che riproducono persino complicazioni intraoperatorie, come la rottura di un’arteria carotide.
Tra realtà e innovazione: 22 postazioni, 3 camere operatorie
Il cuore pulsante dell’evento batte in 22 postazioni di lavoro, distribuite tra tre camere operatorie, due sale procedure e un dry lab all’avanguardia. Qui, i chirurghi affinano le tecniche su modelli anatomici del tutto uguali ai tessuti e alle strutture umane, modelli studiati per replicare malformazioni come la scafocefalia o la trigonocefalia. “Non è un gioco: ogni errore viene registrato e discusso», sottolinea Luigi Maria Cavallo, co-organizzatore e ordinario alla Federico II. Un approccio che garantisce un rapporto tutor-allievo di 1 a 2, con esperti mondiali al fianco di ogni partecipante.
Dalla prima edizione al record mondiale: 15 anni di eccellenza
Nato nel 2009 da un’idea di Giuseppe Cinalli, primario al Santobono-Pausilipon, il workshop è oggi un caso studio di collaborazione internazionale. “All’inizio era un evento locale. Poi abbiamo capito che condividere conoscenze significava salvare più vite”, racconta Cinalli. Oggi, con il sostegno di sette società scientifiche – tra cui la giapponese JSNE e la britannica BNES, al debutto quest’anno – l’evento è diventato il più grande al mondo nel suo genere.
Neuroendoscopia a Napoli, laboratorio globale senza confini
Il successo del workshop napoletano dimostra una verità semplice ma rivoluzionaria: la scienza non ha bandiere. In quelle sale, un neurochirurgo indiano condivide segreti del mestiere con un collega messicano, mentre un esperto cinese illustra una nuova tecnica a un giovane italiano. “Qui si costruisce il futuro della neurochirurgia”, commenta Claudio Schönauer, direttore della Neurochirurgia del Cardarelli. Un futuro che passa da Napoli, dove l’innovazione si fa pratica, e la pratica diventa speranza
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